Art e la Crepa (o come non tutte le cose si aggiustano)

Art“Ehi!” disse a bassa voce.
Nessuno si voltò e il silenzio continuò a regnare sovrano.
“Pst! Ehi… dico a te!”.
Le teste non si mossero, restando intente nei loro compiti.
“Mi senti?” provò a chiedere una terza volta, tentando di alzare il tono di voce.
Il silenzio era così intenso da risultare quasi assordante. C’era da chiedersi se i suoni esistessero ancora.
La voce che poco prima aveva parlato avvicinò le mani e le fece battere, tentando di attirare l’attenzione. Un sonoro “clap” riempì la stanza, rimbombando. “Questa volta non possono non avermi sentito!” pensò.
Ancora una volta, però, la situazione non mutò.
“Questo è molto strano…” si disse.
Deciso a scoprire cosa stava accadendo, l’uomo si alzò. Era di media statura, grassottello, capelli neri e ondulati, lunghi fino al collo. Indossava un impermeabile beige, sotto al quale spuntava una felpa completamente rossa. Il suo nome era Arturo, da sempre conosciuto come “Art”.
Si trovava in un ristorante. Vi era entrato un’ora prima per festeggiare un proprio successo personale. Si era ordinato il suo piatto preferito: un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, con abbondante formaggio. Come li facevano in quel ristorante, non li preparava nessuno!
Estasiato com’era nel mangiare, Art non si era accorto dell’improvviso silenzio che era calato nel locale. Solo quando tentò di chiamare la cameriera per chiedere una nuova bottiglia d’acqua si rese conto che qualcosa di strano stava accadendo. Ma cosa?
“Senti… vorrei un’altra bottiglia d’acqua” disse alla cameriera, ferma vicino a un tavolo.
La donna non si mosse.
Art, sempre più stupito, si avvicinò ancor di più, fino a toccare la spalla della cameriera, così da scuoterla. “Ehi!”.
Niente.
Art scosse più forte. “Ehi, mi senti?”.
Niente.
Art, ormai stanco, la prese per le spalle e la costrinse a voltarsi.
Ancora niente.
“Mi è sempre capitato di essere ignorato dalle cameriere… ma adesso stiamo esagerando!” commentò ad alta voce.
Il volto della donna era fermo in una strana espressione. La bocca semi aperta, con la lingua contro gli incisivi superiori, come se stesse per pronunciare una “L” o una “N” (Art non sapeva dire quale delle due); gli occhi erano fissi sul block-notes che teneva nella mano destra, mentre la sinistra impugnava una biro; la fronte, infine, era corrugata, come nello sforzo di ricordarsi qualcosa.
“Qui c’è qualcosa di strano” ammise finalmente Art.
Indeciso sul da farsi, iniziò col riposizionare la cameriera. Cercò di rimetterla al suo posto, ma invano. Infatti, nel tentativo, il braccio immobile della cameriera urtò contro un cliente seduto al tavolo, il quale si crepò.
“Oh, porca…!” imprecò Art a denti stretti.
Lasciata la cameriera, l’uomo si avvicinò al cliente, esaminandone la Crepa. Era davvero curiosa. Ci sono essenzialmente due tipi di crepe: le prime si formano quando due lati di un oggetto si separano, mentre le seconde nascono quando un pezzo si stacca e rimane uno spazio vuoto. Questa era del secondo tipo.
Era una piccola Crepa che partiva dalla bocca e risaliva fino alla tempia sinistra.
“Guarda cos’ho combinato!” esclamò preoccupato. “E adesso? Come faccio?”
Chiunque al posto di Art si sarebbe chiesto il come o il perché della Crepa, e più in generale della situazione. Art, però, era fatto così, con le sue idee, le sue abitudini e le sue preoccupazioni. Si poneva problemi là dove altri non ne vedevano e non se ne poneva, invece, là dove tutti ne avevano.
“Devo sistemare la Crepa! Ma come?” si chiese.
Art pensò un po’, guardandosi attorno, in cerca di una qualche ispirazione. Dentro al ristorante non c’era nulla che gli fosse d’aiuto. “Se qui dentro non c’è niente, forse…” iniziò a dirsi. All’improvviso, come illuminato da un’idea geniale, corse alla finestra accanto al tavolo a cui aveva mangiato. Vi si accostò, schiacciò il proprio naso contro il vetro, finché non la vide. “Là ci sarà la soluzione al mio problema!”.
E con un gran sorriso, si avviò verso l’uscita del ristorante.

Cos'ha visto Art fuori dalla finestra?

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41 Commenti

  1. “Da grande voglio essere un artista!”
    … da “giovane” dicevo che volevo fare il pompiere, perchè se dicevo che voleva fare la scultrice mi prendevano tutti per matta!
    Nella tua vita non puoi essere quello che vogliono gli altri e non è mai troppo tardi pee capirlo!
    Colpita al cuore!

  2. Intanto, Francesco, benvenuto su THe iNCIPIT e, in particolar modo, nella sezione Fiabe.
    Primo capitolo molto curioso e interessante, mi piace. Difatti ti seguo.
    Ho votato per “Un luogo”, ma tutte e tre le opzioni se la possono giocare benissimo.

    (Domanda che non c’entra nulla col tuo racconto: sei parente di Sebastian?)

    D.

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