WonderBridge

Sentiero di ricordi

I mattoni rossi della casa di WonderBridge, erano un annuario di informazioni.                                                                                                    Liv poteva percorrere tutti quei ricordi con il palmo della mano, sfiorando le pietre fredde. Con gli occhi chiusi ritrovava la cunetta sula quale si era appoggiata per non svenire, o la superficie fredda dove si era fermata a piangere premendoci la faccia contro, o i graffiti che lei e Pete avevano inciso con gli arnesi arrugginiti di suo padre. Se li avesse scoperti, lo avrebbe sentito strillare per giorni e avrebbe mandato via Pete con un calcio sul didietro. Ma il brivido stava proprio lì, scegliere un punto tra i mattoni in cui suo padre mai avrebbe posato lo sguardo e fare tutto in silenzio. Un’operazione di importanza vitale, come se non incidere quel mattoncino avesse potuto compromettere per sempre le loro esistenze. Pete faceva il lavoro più duro, incidendo con forza, finché non spuntava una sabbietta giallastra. Con un sorriso celato, Liv lo guardava tirarsi su le maniche e tendere i muscoli più del dovuto.                                      Una volta che Pete aveva terminato di incidere, Liv era passata ai colori. Avevano sperimentato che se non si ferma la sabbia con della vernice, questa viene lavata via dalla pioggia, rendendo incomprensibile l’incisione. Aveva scelto un verde foglia per colorare la scritta sgangherata che riportava i loro nomi, circondati da un enorme cuore spigoloso. Liv aveva sorriso al ragazzo, sporca di vernice su una guancia, e in quel momento Pete aveva giurato che nessuno al mondo gli avrebbe impedito di diventare suo marito un giorno. Liv lo aveva guardato con occhi brillanti come lanterne e aveva giurato anche lei con foga, senza sottovalutare la portata di un tale giuramento. Ci credeva davvero, aveva appena 11 anni.                  Tra le siepi di biancospino avevano costruito la loro casa di rami intrecciati e vecchi oggetti trafugati dal magazzino. Il secchiello della vernice era il bollitore in cui Liv fingeva di rimestare la zuppa, il ceppo abitato dai ragni era la poltrona su cui Pete si accasciava dopo essere rincasato da lavoro.

“Che c’è per cena?”

“Bollito di anatra”.

“Il mio preferito!”

La vecchia signora Hill, che la accudiva sin da quando era in fasce, non faceva che borbottare come una vecchia stufa ogni volta che Liv tornava con la terra sul vestito e le braccia graffiate dal biancospino, ma poi le strizzava fugace l’occhio quando sua madre si palesava, mentendo tra loro quel segreto. Sua madre si faceva viva solo per un rendiconto della sua creatura, come se la sua educazione fosse un’azienda in delega.                                                                                   “Oggi la signorina Liv è stata molto diligente, ha finito i suoi esercizi di francese e poi ha insistito  per suonare la Suite Bergamasque, è intenzionata a presentarla al concerto di Natale”. La signora Hill non mancava mai di elogiarla più del dovuto.                                                  Sua madre di solito emetteva un mugugno, che in base alla durata esprimeva soddisfazione o enorme malcontento. Liv aveva imparato che più erano brevi, una sorta di secco “mh”, e meno avrebbe avuto rogne. Suo padre era spesso via, con la sua cassetta degli attrezzi grande come un baule e piena di arnesi incomprensibili, si spostava tra Londra, Oxford e Bath, nelle case dei più ricchi di Inghilterra.        I suoi magnifici mobili erano tra i più richiesti nei salotti e questo aveva permesso a Liv di ricevere una buona istruzione, di vestire e mangiare bene. Sua madre però non sembrava partecipe di tanta gratitudine. Se ne stava spesso in casa e Liv la guardava sognare con i suoi occhi severi, attraverso i vetri opachi di WB, di potersi trasferire un giorno in città. Di soldi ne avevano in abbondanza, ma la lontananza dai salotti non permetteva a sua madre di sfoggiarli con chi contava veramente. A che pro vestire i merletti francesi se solo pecore e villici vi posavano gli occhi?                                              Suo padre però era sordo da quell’orecchio e Liv ringraziava il cielo ogni sera per la sua testardaggine.                                                            Pete abitava nella fattoria più vicina, appena dopo la collina col telegrafo. Si erano incontrati la prima volta quando Liv aveva sei anni e lui otto. Pete le aveva tirato in testa un torsolo di mela e lei se n’era scappata piangendo. Il giorno dopo però era di nuovo lì, carica di patate annerite. Era iniziata così la loro amicizia, con i capelli biondi di Pete sporchi di patate marce.

Liv continuò a far scorrere le dita ormai rugose sui mattoni cremisi, doveva camminare lentamente, le caviglie erano sottili come fuscelli secchi e non si fidava più tanto della sua stabilità, ma i ricordi la guidavano come una mano gentile. Era il suo piccolo rituale, fare un giro attorno a WB prima di tornarsene a casa. 

Liv vede qualcosa che interrompe il suo viaggio nei ricordi, cosa?

  • Qualcuno ha cancellato le scritte che aveva fatto da bambina assieme a Pete. (33%)
    33
  • Delle macchine nere entrano nei cancelli di WonderBridge. Dei nuovi e ignari proprietari. (67%)
    67
  • Improvvisamente non ricorda più perché è lì. (0%)
    0

Voti totali: 3

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4 Commenti

  1. Ciao Arynic,
    Non leggo spesso i Rosa, anche se ammetto di avere un cuore romantico , convinto che l’amore sia la risposta a tutto, ma ho una passione particolare per i racconti ‘storici’, del periodo dei nostri nonni e il tuo incipit mi ha gia’ conquistata, anche perche’ e’ scritto davvero molto bene. Voto per i nuovi proprietari, sarebbe un classico, ma malinconico. Ciao:)

    • Ciao Flow, grazie mille, mi fa molto piacere!
      E’ la prima storia a puntate che pubblico e il mio amore per i romantici inglesi ottocenteschi, mi influenzerà sicuramente sullo sviluppo della storia! Ma in fondo è giusto così:)
      Grazie ancora per il tuo voto!

  2. Ciao Arianna,
    benvenuta sul sito. Ho letto con piacere il tuo incipit: bella l’immagine di Liv che cerca di riagganciarsi al suo passato esplorando la parete con le mani. Lei e Pete da bambini poi sono davvero teneri. Non saprei darti grandi consigli, visto che l’episodio mi sembra ben scritto. Unica nota: nella prima frase dopo WonderBridge non ci va la virgola (magari era una svista). Anche le opzioni alla fine dell’episodio sono interessanti e sembrano aprire a molteplici strade: alla fine ho votato per la scritta cancellata.
    Buona giornata, alla prossima 🙂

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