Nero Cilentano

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio: un indizio (56%)

Un insolito indizio

1.

A vederla Carmela sembra una bambina normalissima.

Siede composta, le mani in grembo, le spalle dritte, il volto rilassato in una espressione neutra.

Solo lo sguardo, inquieto e mobilissimo, ne tradisce l’irrequietezza d’animo.

Da quel che ricordo gli Asperger hanno una certa difficoltà a mantenere il contatto visivo.

Specie quando sono concentrati in un’altra attività sensoriale, tipo quella uditiva.

Benché, a un occhio inesperto, possa apparire distratta, è probabile che Melina, come la chiama sua madre, non si sia persa una sillaba dello scambio di battute tra De Cimma e la Dottoressa Ausiello, l’avvenente Assistente Sociale designata dal Tribunale.

Lo stesso non posso dire di me, sensibile, da sempre, al fascino diabolico delle distrazioni…

“Emanue’!”

La voce di De Cimma è un richiamo al momento presente impossibile da ignorare.

“Sì…”

“Che dici? Vogliamo procedere?”

Ho insisto io sulla necessità di risentire la bambina; convinto che, con un approccio un po’ diverso, potremmo riuscire ad ottenere informazioni preziose.

“Sì, ehm, col permesso della Dottoressa…”

La Ausiello replica con un timido cenno di assenso.

E’ una donna molto bella.

E, da quel poco che ho recepito della conversazione con De Cimma, pure molto stronza.

Una combinazione letale.

“Carmela…”

“Preferisce essere chiamata Melina!” mi corregge subito la Ausiello.

“Va bene,” approvo fingendo di ignorare il moto di fastidio di De Cimma “Melina è molto meglio, ha ragione la Dottoressa… e poi fa pensare alle mele: a te piacciano le mele?”

“Sì, mi piacciono quelle gialle… ma senza la buccia…”

Il tono è impersonale. Quasi meccanico.

“Melina, io sono un poliziotto, mi chiamo Emanuele e avrei bisogno di farti alcune domande…”

Lei resta in silenzio.

“Domande dirette,” mi punzecchia la Dottoressa Ausiello “le imbeccate non hanno effetto… ma non aveva detto che era un esperto?”

Questa volta la serpe si è rivolta direttamente a De Cimma.

“Dottoressa non approfitti della mia pazienza…”

“E’ una minaccia?”

De Cimma sbuffa indispettito.

“Dottore’ ma pure con questo caldo tenite ggenio ‘e fa polemiche? E lasciateci lavorare!”

La Ausiello si infiamma e ribatte con un ‘come si permette’ che rinnova lo scontro.

Non è facile, ma provo ad ignorarli.

“Melina puoi dirmi se avevi già visto prima l’unicorno con il quale si è allontanata la tua sorellina?”

“Sì.”

La Ausiello e De Cimma si ammutoliscono.

“Okay… e ad Anna piaceva quell’unicorno?”

“Sì.”

“E, dimmi, l’Unicorno è passato molte volte quella mattina?”

Gli occhi di Melina accelerano il ritmo di oscillazione come un metronomo impazzito.

“Nove volte.”

“Ma che…”

“Silenzio!” interviene in mia difesa la Ausiello. “Non distraiamola!”

Le rivolgo un’occhiata di ringraziamento e mi sistemo meglio sulla sedia.

“E l’unicorno era in compagnia di altri animali?” provo a insistere.

“Sì.”

“E posso sapere che tipo di animali?”

“Una tartaruga, un delfino e un coccodrillo.” risponde senza esitare.

“Un venditore ambulante,” mi sussurra De Cimma in un orecchio “di quelli che vendono gonfiabili e altre cianfrusaglie!”

Annuisco senza distogliere lo sguardo dalla bambina.

“Un’ultima cosa: quando si è allontanato con tua sorella, l’unicorno era solo o era insieme ai suoi amici animali?”

“Solo!”

E’ tutto quello che avevo bisogno di sapere.

“Grazie Melina! Sei stata gentilissima a rispondere alle mie domande.”

Dovrei uscire di scena con quella battuta ma lei mi inchioda alla sedia con uno sguardo implorante.

Non dura molto, appena il tempo di lanciare un messaggio e assicurarsi che io lo abbia recepito.

“Non ti preoccupare,” provo a rassicurarla con un tono che vorrebbe essere deciso, ma che temo possa suonare artefatto “la ritroveremo. Te lo prometto!”

2.

“Quindi che facciamo adesso? Cerchiamo l’ambulante e gli chiediamo se si ricorda a chi ha venduto il gonfiabile?”

“E pe’ forza!” risponde De Cimma continuando a fissare la strada. “Intanto, però, ho fatto diramare la nota di ricerca per l’unicorno!”

“Ma veramente?” replico sgranando gli occhi.

“Eccerto, è l’unico indizio ca tenimmo… pe’ mo! Emanue’ accosta qua, qua a destra!”

Mi affretto ad ubbidire.

Siamo in piena campagna.

Davanti a un casolare fatiscente e desolato, immerso nel giallo scolorito dell’erba secca, e con il tetto in eternit e le mura sbriciolate dall’umidità.

“Che posto è?”

“’E marrucchini stanno ‘e casa tutte quante ccà dinto: spartono ‘e spese.” spiega smontando dall’auto.

Lo seguo fino al portico.

Sono quasi le otto di sera, il sole è basso sull’orizzonte e dalle finestre spalancate giunge un cicaleccio di voci arabe, un suono che ci trascina in un clima da Medina, arricchito dalla dolce offerta aromatica del caffè tostato, che ci investe appena raggiungiamo il portone socchiuso.

Un’atmosfera delicata, da Mille e una Notte, che De Cimma dissolve all’istante, aggredendo il legno scrostato con il pugno chiuso e il suo vocione da selvaggio.

“Aè, ascite ‘a lloco dinto!”

Una testa bruna si affaccia quasi subito alla finestra del primo piano.

“Chi è tu? Che vuole?”

“Polizia! Scennite tutte quante abbascio: forza!”” 

Nel prossimo:

  • il cadavere di una bambina (25%)
    25
  • il cadavere di una donna (17%)
    17
  • il cadavere di un uomo (58%)
    58

Voti totali: 12

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43 Commenti

  1. Immagino il cadavere di una bambina. Ce ne sono state altre, magari, e quando trovano questa tutti si preoccupano, sarà proprio lei? Ma poi non è lei… ma bisogna fare in fretta o ce ne saranno altre… no, scusa, Lou, sono andata a ruota libera per altri lidi….
    Ti rimprovero quella che io chiamerei “l’esca”.
    L’esca è una serie di indizi ancora irrisolti che ci viene proposta da un testimone spesso controverso. In questo caso una bimba con un problema. Lei accenna a coccodrillo, tartaruga e delfino. Questa è l’esca. Apre a una serie di domande interessanti: sono simboli? Animali veri? Il suo modo di descrivere tre uomini mascherati? Ma no. Tu alla riga successiva dici: pupazzi gonfiabili. Cavolo. Era pure una bella soluzione, ma ci potevamo arrivare più avanti. Vabbè, è solo la mia sporca opinione ahahahah Baciooooo

  2. Ciao Lou. Il Sud, sopratutto d’estate, diventa il set perfetto per un giallo poliziesco. Da barese posso garantirlo. Mi piace assai lo scambio di battute fra Emanuele e il suo collega. I dialoghi ti riescono davvero bene. Sono curioso di sapere come si sviluppa la storia.
    Ho votato un uomo, giusto per ingarbugliare ancora di più la faccenda.
    Alla prossima.

  3. Ciao Lou,
    è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e sono davvero lieta di essere arrivata in tempo per seguirti in questo racconto. Scrivi divinamente e non lo dico a tutti. Due capitoli che ho letto d’un fiato e sono sincera nel confessarti che vorrei ce ne fosse già un terzo. Bravo.

    Seguo estasiata e voto il cadavere di un uomo, ma solo perchè spero che Anna sia ancora viva; da neomamma che sono la sola idea di un bambino scomparso che non si sappia dov’è mi fa venire la pelle d’oca.
    Buona continuazione e a presto!;)

    • Ciao Flow e benvenuta.
      Wow, grazie davvero per i complimenti.
      Se quello che hai letto ti è piaciuto, in parte è anche per merito di chi mi segue da un po’ e mi onora di critiche e appunti che mi hanno aiutato (e molto) a migliorare la mia scrittura. Perciò ti invito sin da subito a dirmi anche quello che non ti piace, ti assicuro che apprezzo.
      Fatta questa, per me necessaria, premessa, lascia che ti faccia gli auguri per la tua maternità… io sono padre e anch’io fatico a immaginare qualcosa di più terribile della scomparsa di un figlio… e proprio per questo, forse, ho deciso di scriverne.
      Però voglio rassicurarti: conto di mantenere il tono abbastanza leggero…

  4. Ciao Lou.
    Io rimango sempre affascinata dai tuoi dialoghi…che dire…mi fai un po’ di scuola???? Grrrrr invidia pura credimi 😍
    Ho scelto l’uomo….anche perché c’è già una bimba scomparsa…e mi sembra già fin troppo triste…
    Ci vediamo alla prossima!
    Buon weekend 😊
    Ilaria

    • Persino l’invidia può essere una buona cosa se ti sprona a migliorare, ché poi io lo so che è invidia buona la tua 😊.
      Vuoi un po’ di scuola? Impara ad ascoltare quelli che ti stanno intorno. E lascia perdere gli scambi artefatti dei protagonisti di film e serie tv. È il miglior consiglio che ti possa dare. Ti aspetto al prossimo.

  5. Buongiorno, Lou. Ho votato per il cadavere di una bambina. Mi sa che sono l’unico, ma leggendo ho appunto pensato a una tragica fine della bimba. Scorrevole, affascinante, molto ben scritto, che te lo dico a fare? Mi è rimasto incomprensibile il “Quindi è per questo che mi ha fatto aggregare?” fino a che non ho capito che si riferiva alle indagini, quindi alla professione di Emanuele.
    La seconda parte di entrambi i capitoli mi ha dato da pensare: in entrambi c’è una scena che personalmente ho trovato forzata, caricaturale: la dissertazione sul caffè (peraltro ho conosciuto un napoletano pronto a giurare che il caffè di Napoli spesso fa schifo come gli altri 😀 ) e l’ostentata ostilità tra De Cimma a l’Ausiello. Mi sembra però di capire che è esattamente ciò che hai voluto fare: esagerare un po’, forse proprio per “incidere” subito nel lettore i personaggi e il contesto. Molto, molto interessante…
    Ciao, ti auguro ottime vacanze

    • Ciao Erri e benvenuto.
      Commento articolato e sincero, di quelli che piacciono a me, che merita una replica altrettanto sincera.
      Che io abbia una certa tendenza al pittoresco, o al caricaturale se vuoi, è una cosa con la quale faccio i conti fin dai miei primi, timidi approcci con la scrittura e che, normalmente, cerco di tenere a bada.
      Vengo però da uno di quei periodi in cui mi si era un po’ smarrita la voglia di scrivere e non ho trovato di meglio che affidarmi al lato ludico della scrittura, che per me è (anche) medicina dell’anima, un po’ come il gioco lo è per i bambini. La dissertazione sul caffè è parte del gioco, mi perdonerai se non sono più preciso di così ma siamo agli inizi del racconto e non voglio dire troppo.
      In ultimo, ma non meno importante, il fatto che il caffè a Napoli faccia schifo è un’offesa che andrebbe lavata con il sangue… ma, per stavolta, facciamo che se capiti a Napoli ti offro un caffè (e porta pure il tuo amico napoletano che magari a stare lontano da casa gli si sono inquinati i ricordi).
      Ciao e grazie davvero.

  6. Ciao Lou,
    anche questa volta un capitolo scorrevole e molto piacevole da leggere.
    Unico dettaglio che non ho compreso appieno: all’inizio come può Carmela avere un volto rilassato in un’espressione neutra se lo sguardo è inquieto e mobilissimo? Al di là di questo dettaglio, che potrei essere io a non aver inteso, la storia procede con ottimo ritmo.
    Buona giornata e alla prossima 🙂

    • Ciao Encio e ancora una volta grazie.
      L’apparente contraddizione tra gli occhi mobilissimi e i muscoli del volto rilassati di Melina è in realtà piuttosto comune negli Asperger (quando non sono agitati).
      Esistono altre ragioni che spiegano la loro difficoltà nel tenere lo sguardo fisso su qualcuno o su qualcosa ma ho preferito evitare l’effetto elenco e limitarmi a riportare solo la principale. Non sono un esperto, ma ho letto un paio di libri sull’argomento e mi è capitato di incontrare un ragazzo autistico una volta e ne sono rimasto colpito.
      Ti aspetto al prossimo.

  7. Ciao, Lou
    e grazie per avermi segnalato che hai cominciato un nuovo racconto: sono così cotta che non mi ero nemmeno accorta del nuovo titolo sotto il tuo nome.
    Bello, come sempre, poi mare, caldo, in agosto… sfondi una porta aperta, come si dice.
    La sola “critica” che mi viene è quella che credo di averti già espresso al primo racconto con questi due: Emanuele è veneto, e non ho mai conosciuto un veneto che parlasse in italiano senza espressioni dialettali. I veneti sono come i napoletani (i legaioli potrebbero lanciare una fatwa contro di me per questa affermazione, lo so): il dialetto è la lingua di tutti i giorni. Anche ammettendo che Emanuele faccia ben attenzione quando parla con altri, quando pensa o si lamenta in cuor suo, secondo me, il dialetto è inevitabile.
    la cosa dell’unicorno e degli altri animali è assolutamente geniale.
    Ma ancora un magrebino come capro espiatorio? Capisco che sia in sintonia con l’attualità, però già ne hai fatto soffrire uno nel tuo penultimo racconto 😉

    • Ciao Befana! Felicissimo di averti nuovamente tra i miei lettori. Su Emanuele, e sul fatto che i veneti ricorrano spesso al dialetto e sarebbe perciò opportuno infilarci di tanto in tanto qualche colorita espressione idiomatica, mi avevi già punzecchiato a giusta ragione in passato… e pensare che sono uno di quelli che si vanta di tenere in altissima considerazione le critiche che gli vengono mosse.
      Sui magrebini ti assicuro che è solo un caso. Facciamo che per par condicio ci metto un cinese nel prossimo…

  8. Buonasera Lou, questo capitolo ha continuato a darmi la sensazione di corposità, i personaggi
    sembrano reali e questo è talento!
    Le indagini hanno imboccato una strada tortuosa e il cadavere di un uomo, sicuramente coinvolto
    nel rapimento, credo che possa essere un’opzione interessante, a mio modesto parere!
    Sembra di vedere uno di quei gialli ambientati in Sicilia, che adoro…
    Grazie per continuare a scrivere anche ad Agosto.
    Al prossimo step, allora, e buon Ferragosto!

    • Ti ringrazio. Non lo so se è talento, diciamo che cerco di tenermi lontano dagli stereotipi e di divertirmi.
      Se ‘quei gialli ambientati in Sicilia’ sono di un certo signor Camilleri non posso che dirmi lusingato dal paragone, benché sia anni luce lontano da quei livelli.
      Buon Ferragosto anche a te!

  9. Bene, come sempre. Forse potresti ormai affrancarti da quest’uso diffuso del dialetto nei dialoghi o, in alternativa, visto che scrivi in prima persona, introdurre dei dialettismi anche nel resto del testo, per evitare questo stacco netto che è un po’ straniante e fa sembrare straniero De Cimma: ‘o furastiero ‘e Casoria.
    Certo che scrivere a Ferragosto…

    • Ciao Napo.
      In linea generale hai ragione, pur se nello specifico non avrebbe senso (Emanuele, protagonista e voce narrante della storia, come raccontato nel precedente ‘E mille culure e mille paure, è veronese e il contrasto con il linguaggio di De Cimma un po’ è voluto, anche se l’effetto furastiero ‘e Casoria è una cosa che mi dà da pensare – forse ho un tantino esagerato stavolta 😂 -).
      Magari in un altro racconto potrei provarci.
      Recentemente ho letto un libro di Andrej Longo, L’Altra Madre (Adelphi); l’autore, pur scrivendo in terza, ricorre al dialetto e ai dialettismi tanto nel diretto quanto nella narrazione. Una scelta che rende sì interessante il testo da un punto di vista della sperimentazione linguistica, ma che, al tempo stesso, produce un effetto disturbante, insomma a me non è che mi abbia convinto molto.
      Intendiamoci è un buon libro, crudo, diretto, capace di tenere avvinto il lettore e di renderlo partecipe del dolore, dell’odio e della paura dei protagonisti; c’è però questa scordata nota di sottofondo, questo ‘ma perché?’ che di tanto in tanto tornava a tormentarmi e che mi ha reso impossibile goderne appieno.
      Te l’ho raccontato cosi, giusto per fare due chiacchiere, so benissimo che il suggerimento che mi hai dato era vincolato alla narrazione in prima (e, beninteso, anche per me ha senso solo così).
      E però c’è pure chi se ne fotte e pubblica con Adelphi…

  10. Eccomi!!!!
    Ciao Lou come stai? Spero tutto ok.
    Procediamo per gradi.
    Io scelgo l’indizio.
    Leggere i tuoi lavori è sempre piacevole…tranne quando subentra il dialetto!!! Lo sai che avrò bisogno di Lou-translate 😜
    Comunque per ora tutto ok😌
    Personaggi frizzanti, naturalezza nei dialoghi e una buona trama.
    Buon proseguimento 😊
    Ilaria.

  11. Ciao Lou,
    complimenti per l’incipit. Si lascia leggere che è un piacere. Il dottor De Cimma mi trasmette già una certa simpatia: la battuta finale mi ha fatto sorridere. Poi che dire, il riferimento a quel geniaccio di Lynch è un tocco di classe 😉
    Seguo con piacere, alla prossima!

  12. Ciao Lou,
    Questi dialoghi sono un pezzo di bravura. Complimenti. Vorrei avere la tua stessa capacità di scriverne. Confesso di non conoscere ancora le tue storie e il tuo stile. Posso permettermi un’osservazione? Prendila con beneficio d’inventario. L’inizio dell’episodio è descrittivo, evocativo del caldo della stagione, ma dissemina un gran quantità di dettagli: google maps, la targa di marmo, i vigili, l’aria condizionata, il tarassaco. Una gestione più efficiente del dettaglio (in riduzione) porterebbe dritti al punto, subito. Quando compaiono i personaggi, si ascoltano i primi dialoghi, lì comincia l’azione. Il lettore si ingaggia.
    Ho scelto il sospetto, perché mi sembra complesso da strutturare, ma promettente. Seguo con grande interesse. Un saluto e buon lavoro!

    • Ciao Okapidog e benvenuto. Una volta grazie per i complimenti e due volte grazie per l’acuta osservazione. È esattamente quello di cui ho bisogno (e uno dei motivi principali per cui scrivo su tI). Ho capito perfettamente cosa intendi. Grazie ancora. Felicissimo di averti a bordo.

  13. Un indizio.
    Buongiorno e ben ritrovato Lou.
    L’incipit è chiarissimo, sappiamo con chi e con cosa abbiamo a che fare e dobbiamo cercare una bimba di due anni che se n’è andata con un unicorno. E siccome a dircelo è una sorellina affetta da patologia “della sincerità” non possiamo fare a meno di credere all’unicorno.
    Lo scenario è sempre dei tuoi, una Napoli che s’affaccia persino quando siamo a cento chilometri di distanza, e lo fa col dialetto e col caffè, tanto per essere didascalici ma sempre ironici.
    Io ultimamente ho avuto bisogno di un traduttore per le battute dall’italiano al napoletano ( perdona la cosa) e ho notato che non mi traduce le frasi come tu invece le hai scritte qui; posso sapere come le organizzi? Sono dialetti diversi o adattamenti? Per esempio, quando scrivi: “Pecchè mò gli americani capisceno ‘e cafè?” a me il traduttore dà : perché mo’ e’ americàn capiscòn e’ càffè? …. tu che sei napoletano, dimmi, il vocabolario mente? Magari è un modo diverso di parlare? Dimmi tu…
    Seguo.

    • Lascia perdere i traduttori. Il napoletano è una lingua complessa, come ti potrà confermare Napo. Scriverlo non è affatto facile. Andrebbe studiato. Ehi, hai visto? Ti ho risposto subito stavolta. E prometto di farlo sempre. Sei troppo preziosa per me. Non posso correre il rischio di perderti. Anche perché finito questo racconto avevo una mezza idea di proporti una cosa… per ora è solo un’idea allo stato embrionale, una roba che credo possa essere più nelle tue corde che nelle mie… curiosa? Ah, mi auguro proprio di sì…

      • Se mi dici “lascia perdere i traduttori” e non aggiungi altro, mi metti in ansia; mi servono perché non sempre i miei personaggi sono romani, a volte e spesso sono napoletani…. tu la traduzione che ti ho citato sopra come la ritieni?
        (Sì, parlami di questa collaborazione)

        • Meglio un Dizionario.
          Sulla frase in questione, credimi, meglio la mia di traduzione.
          L’unico dubbio era su quel mo’/mò. Ho controllato e sono sbagliate entrambe: si scrive mo, non accentato e privo di apocope. La ragione (ce ne è sempre una) è che deriva dal latino mox (subito). Poiché l’apocope indica la perdita di una sillaba in finale di parola, trattandosi in questo caso della perdita di una consonante (x) si considera corretta la forma mo priva di apocope.
          A meno che non si faccia derivare quel mo dal latino modo e a quel punto sarebbe corretta la forma mo’…
          Insomma come vedi è una questione abbastanza complicata.

  14. Buonasera e buon lavoro, Lou…
    Essendo iscritto da poco sulla piattaforma non conosco i trascorsi narrativi di molti veterani come te, ma il tuo incipit mi ha stuzzicato e trascinato a bordo. Conoscerò i vari personaggi strada facendo e una volta terminato il racconto, passerò alle tue storie passate, convinto del fatto che è molto stimolante la scrittura soprattutto se arricchita da tanta lettura.
    Non sarà un caso semplice, credo, nonostante l’apparente vantaggio dell’incapacità di mentire di un Asperger, sindrome molto delicata.
    Spero di leggere il prossimo capitolo al più presto!
    Buone vacanze!

    • Ciao Manuel. Approfitto del tuo commento per chiarire che il racconto può essere letto indipendentemente dal racconto di cui non-è il seguito (‘E mille culure e mille paure), col quale condivide semplicemente i protagonisti. Se ne hai voglia naturalmente puoi leggerlo – inutile negare che mi fa sempre piacere sentire l’opinione di un nuovo lettore – ma non è indispensabile. Cercherò di passare da te appena posso. Intanto benvenuto a bordo.
      E sentiti libero di esprimere pareri, fare osservazioni, criticare, costruttivamente e non, suggerire alternative.
      Io non mi offendo. Anzi.

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