Il tombino maledetto.

Dove eravamo rimasti?

Che si fa? Scendiamo direttamente nel tombino (80%)

il Rinocestruzzo.

Evidentemente Davide era serio perché detto-fatto: arrivò proprio sopra al tombino, con un po’ di sforzo tolse la grata che gli stava sopra e cominciò a scendere. Arrivato che fu al momento in cui solo la testa era fuori dal buco,  si girò verso il suo amico e gli disse:

“Oh, io scendo eh. Te che fai, vieni o stai li come un geranio?”

Era come vedere una testa sacra, staccata dal corpo e illuminata da un fascio di luce ascensionale  parlargli dalla gola degli inferi. Invece era quel demente del suo amico che si stava infilando in quello che sembrava un buco in terra ed invece molto più verosimilmente era un bordello di proporzioni galattiche.

“Arrivo.” rispose.

Che fai, hai la possibilità di partecipare a un bordello di proporzioni galattiche e te ne privi? Giammai. E si avviò a sua volta alla scala, mentre Davide era già sceso più in basso.

All’interno della colonna di luce tutto sommato non si stava neanche troppo male, c’era un tepore piacevole e una musichetta tutta di sonaglietti e pifferini. Arrivati sul fondo però la musica, era il caso di dirlo, cambiava. Buio e sgocciolii ovunque, eco lontane di passi e versi di non meglio specificati animali.

“Ci ho ripensato, io torno su.” disse Marco

Ed il tombino, come in risposta, si richiuse con un forte rumore metallico. Marco si precipitò su per la scaletta per cercare di aprirlo, ma dopo molto sforzi, tutti inutili, rinunciò.

“Ecco, lo sapevo: siamo prigionieri nelle fogne e tutto perché sei un cretino!” urlò verso Davide, che in tutta risposta preso l’accendino dalla borsa illuminò per un attimo il tunnel per vedere dove andare.

“Se stai calmo troviamo il modo di uscire, è un tombino, mica l’inferno.”

“E te cosa ne sai?”

Davide si incamminò verso la parte destra del tunnel, arrivando in poco tempo ad un angolo retto. Lo voltò e si trovarono, alla luce dell’accendino, in una specie di stanza cubica in cui confluivano due collettori ovoidali per lato.

“Ecco, e ora dove andiamo?” Marco cominciava a piagnucolare.

“Vedi che non stai attento.” gli rispose Davide “Se guardi bene si vede un bagliore provenire dal tunnel di destra, lì di fronte a te. Io direi di andare lì.”

E così dicendo si incamminò in quella direzione. Marco sempre dietro, sempre più spaventato. Tutto intorno era pieno di rumori di sgocciolii, colpi nei tubi che gli correvano vicino alle orecchie ed alle caviglie e rumori di zampette veloci e squittii da ogni buco. Mano a mano che avanzavano, oltretutto, la luminescenza pareva aumentare, era come se un televisore sintonizzato su un canale morto mandasse in onda una schermata di energia statica.

Finalmente girarono l’angolo e si trovarono in un’altra stanza.

Arredata.

Un televisore mandava in onda un canale morto illuminando tutta la stanza. C’era no poster attaccati alle pareti, un mobile, una poltrona di fronte alla televisione, un divano in un angolo, un tavolo con sopra bottigliette e pezzi di cocomero mangiati.

“Aiuto.” una voce flebile provenne da dietro di loro e girandosi videro,uno strano animale con una zampa incatenata a terra. In parte struzzo, di cui aveva le ali, il corpo e le zampe, in parte rinoceronte, di cui aveva la testa. 

“Cosa-cazzo-sei?!” scandì Davide

“Buonasera. Rinocestruzzo, per servirla, messere.”

Davide e Marco rimasero immobili con le braccia distese lungo il corpo e la bocca aperta.

“Rinocestruzzo?” Chiese Marco.

“Inevitabilmente. Sarei lieto di servirvi fedelmente, laddove voi vogliate liberarmi da questa prigionia.”

“E chi ti ha incatenato?” chiese Davide.

“Oh, domanda legittima. È stato il Fato Beffardo.”

“Non è una risposta. Ho chiesto chi è stato.” insistette Davide.

“Il Fato Beffardo, gliel’ho detto messere, e lo ribadisco: ma sia messo agli atti che non ho fatto niente per meritarmi questo. Presto, vogliate prendere in considerazione l’ipotesi di aiutarmi e di farlo immantinente. Prima che il Fato torni e ci colga in flagranza.”

Finito di dire questo sentirono dei gran colpi in terra, come di passi metallici giganteschi. Un’ombra sinistra po apparve dal corridoio opposto: un’ombra come di un antico essere incarnato, ricurvo e gigantesco, che si stava avvicinando a loro.

“Ecco, nulla di fatto: arriva il Fato Beffardo. Presto celatevi alla sua vista, prima che vi renda suoi prigionieri!” disse loro il Rinocestruzzo.

Presi dal panico i ragazzi corsero vero l’unico mobile provvisto di ante presente nella stanza, lo spalancarono e lo trovarono vuoto, fatta eccezione per un pezzo di stoffa tirato in terra e un bastone intarsiato. Vi entrarono e chiusero le ante. Lasciarono uno spiraglio per vedere cosa accadeva.

Nella stanza proprio in quel momento entrò il Fato: un orribile accozzaglia di parti corporee: la testa di cinghiale su un corpo da orso, coperto solo da un gonnellino tipo kilt scozzese, con degli stivali rinforzati con placche metalliche. Aveva degli aculei sugli avambracci e un corno simile a quello dei narvali sulla fronte.

Annusò l’aria un attimo, poi si guardò intorno e disse:

“Chi c’è stato?”

Che succede adesso?

  • Cerchiamo nell'armadio se c'è qualcosa che possa tornarci utile. (50%)
    50
  • Attendiamo un momento buono per agire. (50%)
    50
  • Usciamo dall'armadio attaccando il Fato. (0%)
    0

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8 Commenti

  1. “Ma sei scemo? Io vado a casa!” è quello che direbbe qualcuno di sensato, ma non si è mai sensati quando si ha il mondo davanti 🙂
    Tutti nel tombino! E di corsa, pure!

    Ci sono degli errori nel capitolo, nulla che renda impossibile la lettura, ma saltano delle lettere qua e là.

    Ciao 🙂

  2. Uhm se il tombino è “maledetto”.. vuol dire che purtroppo i due ragazzi lo scopriranno a loro spese? Sciuramente la curiosità stimola ad andare a controllare cosa succede ma a scendere… forse solo 18enni un po’ troppo spavaldi lo potrebbero decidere così.. alla leggera! Vediamo quindi…

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