Il fratello di Alberto

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio facciamo un tuffo nel passato e conosciamo i due gemelli... a una decina d'anni, un giorno d'estate (45%)

Fratelli

Era un pomeriggio caldo, troppo per un giro in bicicletta. Ma non per tutti.

— Dai, pigrone, datti una mossa, non si respira qui dentro.

— Credi che sotto il sole farà fresco?

Alfredo avrebbe preferito continuare a disegnare, come sempre. Era la cosa che preferiva in assoluto, aveva un’anima d’artista. Un sognatore, dicevano i genitori. E non amava particolarmente lo sport. Tranne quello di arrampicarsi sugli alberi, soprattutto quelli carichi di ciliegie o di fichi. Ma Alberto non poteva stare in casa in una bella giornata di sole, doveva muoversi, correre, andare. E non sopportava farlo da solo.

— Forza, se fa troppo caldo andiamo fino al fiume a nuotare. Avrai tempo dopo per disegnare.

L’altro sbuffò fingendosi irremovibile, ma già sapeva che avrebbe ceduto, come al solito. Nessuno era capace di dire no ad Alberto, tutti finivano per accontentarlo. Era sempre stato così, fin da piccolo.

Pedalare era quasi un supplizio per Alfredo, il caldo gli mozzava il respiro e le gambe sembravano pesare come pietre.

— Fiume, — disse con un filo di voce.

Il fratello si voltò a guardarlo senza smettere di pedalare.

— Sembri uno di quei dispersi nel deserto, tra sete e allucinazioni. Quelli dei film che piacciono a papà! — Rise e deviò in direzione dello stradello che conduceva all’argine. Accelerò alzandosi sui pedali. Alfredo imprecò sottovoce e lo seguì.

L’acqua era meravigliosamente fresca, pizzicava la pelle surriscaldata e ridava energie ai due ragazzi. Si lanciarono in una gara di spruzzi, poi in una di nuoto. Come al solito, Alfredo fu il più lento. E il primo a stancarsi: uscì dall’acqua e andò a sdraiarsi sui sassi. “Come una lucertola pallida”, secondo l’espressione del fratello.

— Dai, torna dentro, nuotiamo fino all’ansa.

Scosse appena la testa, posata sulle braccia incrociate dietro alle spalle. Era troppo stanco per smuovere un muscolo.

— Sono spompato, vacci da solo all’ansa. Se non dormo un po’ non ci torno a casa in bici.

Alberto sbuffò e gli lanciò copiosi schizzi d’acqua prima di rassegnarsi. Si allontanò con potenti bracciate. L’altro dormiva già.

Si risvegliò di soprassalto, forse un insetto lo aveva punto: il braccio gli prudeva terribilmente. Si massaggiò la schiena. I sassi caldi non erano poi così comodi. Il fastidio non durò a lungo, a undici anni i dolori sono facili da dimenticare. Non c’era traccia di Alberto: possibile che quell’incosciente fosse ancora a mollo nel fiume? Non aveva idea dell’ora, il sole era ancora alto, ma a fine giugno le giornate sono lunghe. Come al solito, non aveva orologi con sé, ma era sicuro di aver dormito più di un’ora, se lo sentiva addosso.

E se gli fosse successo qualcosa? Alberto era un nuotatore provetto, lo dimostravano le quantità di coppe e medaglie che riempivano casa. Ma le correnti possono essere subdole, nel fiume, il nonno lo ripeteva spesso.

«Dovete stare attenti, voi cinni vi credete invincibili, lo credeva anche Gino». Gino era il fratello del nonno, che si era annegato a soli otto anni cercando di salvare il proprio cane. «Il cane è tornato a galla, ma Gino no. Lo hanno trovato a valle molti giorni dopo». Avevano sentito ripetere quella storia decine e decine di volte, senza darle troppo peso. Quel pomeriggio, Alfredo se la sentì rimbombare dentro.

Si chiese se cercare aiuto o provare a risalire la riva, caso mai l’altro si fosse semplicemente fermato più su per tirare fiato. Cercò maglietta e pantaloncini e iniziò a rivestirsi.

— Ehi, pelandrone, ti sei svegliato, finalmente! —, la voce lo colse alle spalle, insieme a un copioso schizzo d’acqua. Si voltò in tempo per vederle il gemello uscire dal greto, un sorriso radioso sul volto.

— Ma sei scemo? — lo apostrofò, — quanto sei stato via? Pensavo ti fossi annegato.

Alberto rise e gli si avvicinò a braccia spalancate.

— Ti sei preoccupato per me, fratellino? Vieni a farmi una coccola, — e gli si stampò addosso con il corpo fradicio.

Alfredo avrebbe voluto serbare intatta la propria rabbia, ma le smorfie dell’altro lo fecero ridere.

— Sei proprio scemo! Ma fin dove diavolo hai nuotato, fino al Po?

— No, sono arrivato all’ansa, sono tornato e tu dormivi. Allora ho nuotato fino alla cascata e ho provato a pescare i pesci con le mani come gli indiani, o gli orsi!

— Da quando gli orsi hanno le mani?

— Ci siamo capiti, puntiglioso. Sono stanco. Ti spiace se dormo un po’ io, ora?

Prese la maglietta stesa al sole per arrotolarsela a mo’ di cuscino sotto la testa.

— E ne hai preso qualcuno? — chiese, senza ottenere risposta. Il fratello si era assopito.

Sbuffò: se almeno avesse preso carta e matite avrebbe potuto approfittare per qualche schizzo di paesaggi. Rifiutava di restare lì a guardarlo dormire, così decise di ispezionare i rovi alla ricerca di more mature. Non aveva un cesto in cui metterle in caso di caccia fruttuosa, ma poteva sempre usare il berretto di Alberto. Ci andava matto: era una sorta di portafortuna per lui e si sarebbe sicuramente arrabbiato, ma ben gli stava. Sorrise afferrando il berretto appeso a un cespuglio.

Nel prossimo capitolo torniamo al presente: dove?

  • a casa dei genitori di Alberto (40%)
    40
  • nell'ambulatorio di Alberto (20%)
    20
  • nello studio del notaio (40%)
    40
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50 Commenti

  1. Ciao Bef. Molto ben costruito il dialogo tra Enea e Alberto, giusti i tempi, efficace, benché non forzato, il modo in cui attraverso la chiacchierata riesci a far emergere particolari e dettagli interessanti, e certamente in parte anche utili, ai fini del progetto. Parte finale struggente.
    Recentemente ho perso mia nonna. Era molto anziana e mio nonno era venuto a mancare già da qualche anno. Dopo il funerale siamo andati tutti a casa di nonna (eravamo quasi una trentina tra figli, figlie, generi, nuore nipoti, mariti e mogli di nipoti e bis-nipoti).
    Abbiamo pranzato, riordinato, guardato vecchie foto, riso e scherzato. Pian piano sono andati tutti quanti via e dei pochi rimasti nessuno se la sentiva di rimanere per chiudere per l’ultima volta quella porta. Così ho mandato tutti via, sono rimasto qualche minuto solo con la casa, ho chiacchierato con il nonno e la nonna e ho chiuso quella porta promettendo loro che non sarebbe rimasta chiusa per sempre…

  2. Una confessione, perché è chiaro che ci dovrà essere, la preferisco subito.
    Ciao, befana.
    Una cosa non mi è chiara: perde il fratello “alle soglie dell’età adulta” e lui e la madre si devono preoccupare di negozio e rate di macchina nuova? Va bene che per le mamme italiane rimaniamo a vita dei pargoli da coccolare e difendere, ma direi che lo sventurato aveva passato la soglia della maturità già da un po’ 😀
    La curiosità di capire cosa mai sia avvenuto al gemello è sempre più alta. Che c’entri l’enorme giardino della casa avita? 😀

    Ciao, a presto

    • Ma io boh, sono perplessa: era solo un accenno sintetico ma mi pareva non potesse dare adito a dubbi, invece…
      L’incidente risale all’ultimo anno di liceo, Alberto doveva avere 18 anni, 19 al massimo. Materialmente e economicamente tutti quei problemi se li è trovata da gestire la madre, ma essendo lui l’unico membro della famiglia rimasto, ha condiviso il peso morale, l’ha supportata, aiutata a riordinare cose e documenti, accompagnata negli obbighi e negli appuntamenti.
      Si è ritrovato a fare l’adulto perché sua madre aveva bisogno di lui. Era quello che intendevo (ed era quello che di rinfacciava la madre nel primo capitolo, ma dato il lungo ritardo nell’uscita del capitolo mi sa che si è un po’ perso).
      Le opzioni sono in parità, ma credo che la confessione sia un po’ il motivo di fondo del racconto.
      Ciao, Giau

      • Be’, a dire il vero, anch’io rimango un po’ perplesso:
        “Sperduti e sopraffatti dal dolore, dall’incredulità, si erano ritrovati sulle braccia il negozio, il mutuo, le rate dell’auto nuova”. L’ho letto come se gli eredi si sobbarcassero negozio, mutuo e rate di auto nuova del caro estinto, anche perché si sta parlando appunto di problemi nella gestione dell’eredità. Questo intendevo: se era un diciannovenne, come espliciti ora, mi suonava strano che avesse tutte ‘ste robe da lasciare. Ma evidentemente ho capito male.
        Ciao…

  3. Ciao B.P. Non so cosa dirti. Le tue parole trasudano emozioni. Forse è perchè capisco come ci si possa sentire in una situazione che hai descritto nel primo capitolo, ma davvero hai descritto perfettamente cosa si può provare in momenti come quelli. Sino ad ora la tua storia è piena di malinconia, tristezza, e tanti sentimenti che difficilmente è facile ricreare. Non capisco dove voglia arrivare la narrazione, ma leggere tutto ciò sinora è stato molto emozionante.
    Io ho votato per la confessione. Forse qualcosa che aiuterà a capire cosa sia successo nell’incidente o se è successo qualcosa fra i due fratelli.
    Al prossimo capitolo.

    • Ciao, Yaniv, grazie.
      Mi rendo conto di aver toccato un tasto sensibile, in realtà ho scelto il periodo della perdita della madre perché è un momento fondamentale e traumatico nella vita di un adulto, e mi serviva un evento/momento chock per giustificare il fatto che dopo decenni di non detto e menzogne, Alberto decida di voler dare un taglio e uscire dal segreto serbato fino ad allora.
      La confessione del segreto arriverà prima del finale ma non subito. Dovesse vincere quell’opzione, sarebbe un altro tipo di confessione nel prossimo capitolo.
      Ti ringrazio molto, a presto

  4. Ciao Befana, bel capitolo, scritto benissimo come sempre.
    Allegra ha ragione; riesci a scrivere tanto con poco e come al solito hai uno stile molto scorrevole e tuttavia elaborato. Mi piace.

    Son curiosa di sapere cosa ti frulla in testa con questa storia. Anche io avre pensato che Alberto non sia in realtà Alberto, ma il fratello che a madre crede morto, eppure hai già smentito quindi mi chiedo cosa potrà essere questo grande segreto che tormenta Alberto da anni. Mmmm…
    Voto per una confessione 🙂 Alla prossima!

    • Non vorrei smentire di aver smentito, perché ho smentito delle cose, ma senza aver smentito tutto quello che dite io abbia smentito… okay, la smetto! 😁
      Il segreto uscirà un pezzo alla volta, ma prima del finale, però non subito, subito, prima vorrei si capisse bene il rapporto fra i fratelli.
      Ciao e grazie

  5. Ehi. Ho finalmente finito di leggere (per il momento, ovviamente) questa storia. Ammisi che non avevo la più pallida idea di cosa volessi fare in questa vicenda e come volessi strutturarla, ma man mano che leggevo lo scenario era sempre più chiaro (o così mi è parso), e ti faccio i complimenti per le descrizioni e la storia stessa. Alla prossima!

    • Ciao,
      In realtà non era chiarissimo anche a me. ma diciamo che essendo una storia fatta di rimpianti e ricordi, mi piaceva scriverla un po’ attraverso la tristezza della rievocazione al passato e un po’ con l’imediatezza di chi ancora non sa cosa il destino riservi. Vedremo cosa ne vien fuori.
      Grazie di lettura e commento, appena riprendo un ritmo di vita normale e non agostano passerò anche a leggere il tuo racconto e gli altri 🙂

    • Ciao Allegra,
      La promessa per me è importante, credo che se non dovesse vincere, uscirebbe comunque, forse non in forma di promessa.
      Ti ringrazio del complimento, mi ha fatto sorridere perché poche ore prima stavo leggendo il testo di un altro scrittore per passione, su un forum, e mi dicevo esattamente « riesce a dipingere mondi e vite intere in poche frasi brevissime. Che invidia! ».
      A presto

  6. Ciao B.F
    Ogni tanto ritorno su T.I.
    Ti ho beccato per caso!!
    Affronti, questa volta, un tema molto attuale e triste. Il tuo incipit mi ha colpito.
    Scelgo a casa di Alberto perché vorrei sapere di più sull’incidente e che cosa è accaduto….
    Ciao a presto
    Ilaria

  7. Avrei preferito continuare il flashback.. ma la dura realtà incombe… io per complicare le cose.. vorrei vederlo ritornare nel suo studio da solo… a rimuginare il passato da solo… Lì forse nel “monologo interiore” si possono capire più cose.

    PS Ritorno sempre d’estate, ma stavolta prima… così anche la mia storia non rimarrà senza fine!

    A presto!

  8. Ciao Befana e bentrovata.
    Ho votato per lo studio del notaio.
    Credo possa darti l’opportunità di introdurre elementi utili (forse indispensabili) per il prosieguo della storia.
    Poco da dire per ora. Buona narrazione.
    Occhio solo alle ridondanze. Un abbraccio.

    • Accipicchia e io che credevo di stare emendando la mia tendenza alla sintesi eccessiva, invece mi avete già cassato le troppe ridondanze 🙂
      Credo anche io che il notaio sia una tappa importante, ho cominciato a riflettere al capitolo, il caldo ha promesso di attenuarsi a partire da domani, spero anche di riuscire a scriverlo.
      Ciao, Lou

      • … Tranquilla, non è grave.
        Se ti va io sono tornato con un nuovo racconto.
        Non sei obbligata, chiaramente, però mi farebbe molto piacere averti tra i miei lettori… sì, lo so, è agosto e da caldo, caldo assai… vedi tu, io ti aspetto a braccia aperte.
        Ciao Bef.

  9. Mmm, ho votato per la casa dei genitori, e credo di aver fatto un pasticcio perché ho messo la situazione in pareggio. Bel capitolo comunque: credibile e riconoscibile il rapporto tra i due.
    Avendo un fratello che a quell’età è stato per me compagno di giochi e di litigi mi sono immedesimato facilmente.
    A presto

  10. Bellissimo capitolo.
    Ciao B,
    Un capitolo vivo, che trasmette i suoni e i profumi della campagna in riva al fiume. Molto bell, davvero.
    Sono curiosa di sapere cosa succederà ad Alfredo e al tempo stesso me ne dispiaccio, perché con questo secondo episodio me lo hai fatto conoscere, apprezzare, e so che sarà triste perderlo. Dare vita ai personaggi é un gran talento e tu hai fatto un ott8mo lavoro.
    Alla prossima!!

  11. Ma solo a me il titolo sa di mega spoiler? Fratello causa incidente mortale al gemello e ne prende il posto per sempre perchè tutti preferiscono l’altro (o per qualsiasi altro motivo xy).. bah una cosa del genere…
    Non so che dire. E’ sempre un piacere leggerti, ma fin da subito non riesco a vedere altra via che questa che mi si è messa in mente…
    Buona continuazione.
    a.

    • Oh no, Aiels, hai già raccontato tutto e ora devo chiudere qui e smettere di scriverla! Ahahaha
      Tutta questa cattiveria non mi era venuta in mente: ma scusa, questo prima ammazza padre e fratello in un incidente e per di più prende il posto del gemello perché, per spregio? Non ho immaginato una storia di psicopatia sadica. Secondo me, essendo responsabile della morte di padre e gemello/migliore amico la reazione più probabile sarebbe la tentazione del suicidio, più che altro. E poi avrebbe taciuto il misfatto per trent’anni, perché vorrebbe rivelarlo alla madre proprio ora? Sempre per sadismo. Rivelarle l’orrore perché muoia moralmente distrutta? Io non sono io ed è tutta colpa mia? Non lo so: mi sembra strano. E dove ho scritto che tutti preferiscono uno dei due? Ho detto solo che Alberto è sempre stato uno a cui tutti dicono di sì, non che sia più amato. Ti ho risposto, però non ti obbligo a leggere il resto, eh? Anche perché domenica parto in vacanza mi sa che Alberto e il fratello restano in stand by.
      E pensa che a me il titolo piaceva tanto 🙁

      E pensa che a me il titolo piace tanto! 🙁

  12. Ciao Befana, sai una volta ricordo che in un commento, tu mi hai fatto notare che inserivo spesso frasi ‘inutili’ che, in un modo diverso, ripetevano comunque una cosa già scritta e che appesantivano il racconto.
    In questo caso, non è una critica, ma devo farti notare che lo fai anche tu. Me ne sono resa conto perchè effettivamente a leggere certe frasi mi accorgo che il racconto risulta allungato, più di quanto occorrerebbe, Ti faccio un esempio: “Nessuno era capace di dire no ad Alberto, tutti finivano per accontentarlo. Era sempre stato così, fin da piccolo.”
    Se nessuno sa dire no ad Alberto, non è sottointeso che tutti lo accontentino? E se è sempre stato così, sempre, non è chiaro che lo fosse anche quando Alberto era piccolo?

    Tralasciando questo, il capitolo è ben scritto, come sempre. Sarà che preferivo la domenica in famiglia, questa decina di anni prima non mi hanno detto più di tanto, a parte che Alfredo adorava disegnare e che Alberto era un grande nuotatore. Sicuramente ci sarà qualcosa più avanti, un fatto importante, che riporterà agli eventi apparentemente inane di questo capitolo.

    Ho votato per l’ambulatorio di ALberto nel prossimo capitolo, ma questa volta non è una super preferenza come la domenica in famiglia. Cavolo che peccato non abbia visto la domenica in famiglia ;D

    • Ciao Flow,
      figurati se non lo so: di ripetizioni ne scrivo un sacco, alcune le levo, altre mi sfuggono. E mi è molto più facile notarle in testi scritti da altri che non da me, perché lì ritrovo quello che avevo in mente e giudicarlo “dall’esterno” è più difficile. Per il passaggio che citi, però, il problema è un po’ diverso: era un pezzo più lungo, in origine, che spiegava come tutti cedessero davanti a Alberto, ma non perché fosse arrogante o dispotico, semplicemente perché tutti finivano per trovare buona la sua idea o a voler fargli piacere. Fin da piccolo aveva questa sorta di carisma, o semplicemente era la sua personalità che era irresistibile. insomma il pezzo era più o meno così e secondo me aveva senso, ho dovuto tagliare per rientrare nei 5000 e forse hai ragione tu, così risultano tre frasi per dire la stessa cosa.
      È complicato: per la prima volta sto cercando di scrivere una storia “lunga”, con situazioni e personaggi secondari, passaggi di contorno, poi cerco di adattarne una versione qui e devo tagliare… chiedo venia, sto pasticciando assai! ^^
      hai ragione: il capitolo serve solo a presentare i due fratelli e il loro rapporto; ma anche se li avessimo visti piccoli e coi genitori a quello sarebbe servito 🙂
      Ciao e grazie

  13. Ciao!
    Sono felice di poterti leggere! Avevo curiosato un po’ le altre storie ma sono molto felice di poterti seguire adesso, passo dopo passo.
    Mi piace molto questo incipit, soprattutto perché inizia con un tema che mi tocca molto.
    Ho votato per i quindici anni: è un’età così bella e difficile insieme che spero se ne possa leggere nel prossimo capitolo.
    A presto

  14. A una decina d’anni, un giorno d’estate. Mi pare in tema e ti toglie pure dal pareggio 🙂
    Bentornata, instancabile befana! Vediamo dove ci vuoi portare, anche se il tuo incipit giustifica un dubbio pressante: vuoi farci immergere in una atmosfera da (cit.) “… film strappacuore americano?!!!!!!!!!!” Non è da te!

    Ciao, a presto

    • Direi che sono parecchio stancabile, in questo periodo afoso. Questo incipit non ha richiesto grande fatica: ho solo dovuto accorciare un capitolo che esisteva già. Il racconto originale data di mesi fa e ricevette diversi “ma come ti è venuta l’idea? Dovresti farne un romanzo, se non lo fai tu lo scrivo io”… All’epoca non mi pareva fattibile ma un po’ di tempo fa mi è venuta voglia di esplorarne gli spunti e farne una storia estesa, magari non un romanzo ma vedremo; però da sola con il mio pc mi perdo, mi chiedo in che senso sviluppare le cose, a cosa dare rilievo… mi sono detta che gli incipittini potevano darmi una mano 😉
      Ma la citazione è mia?! Americano direi proprio di no, film non saprei, ma straziacuore la storia lo è parecchio, ma mi è nata in testa così. (Non sarebbe da me? Io adoro frignare davanti a un film! XD).
      Anche per quello, alternare capitolo presente sofferto/passato spensierato mi sembra una buona idea.
      Ciao, compare e grazie del passaggio

  15. Ciao, la profondità del tuo incipit mi ha davvero colpito, hai saputo affrontare la situazione complessa e tragica concentrandoti sulle emozioni dei personaggi, sui dettagli… Seguo volentieri, a presto!
    Dimenticavo, ho votato per un episodio infantile, in famiglia… Il periodo forse più spensierato, rimasto sicuramente nei ricordi di Alberto.

  16. Ciao Befana,
    questo inizio di storia mi ha messo la pelle d’oca. Non ho mai vissuto una perdita di questo genere, per fortuna, non ancora, ma lo hai descritto talmente bene che per poco non mi son venute le lacrime agli occhi. Come si fa a lasciare andare qualcuno che si ama e che si ha amato fin dal momento in cui si è venuti al mondo? Cosa bisognerebbe dire e cosa invece evitare di dire al capezzale di una madre che sta morendo e ne è consapevole? Perchè siamo sempre pieni di rimpianti, rimorsi, sensi di colpa che ci tolgono il respiro, specialmente quando ormai è tardi ed è ora di andare? Sono curiosa di sapere cosa è accaduto… Ma prima mi piacerebbe ricaricarmi con una domenica in famiglia; è paradossale lo so, ma pur non avendo mai perso nessuno, non ho neanche mai avuto la possibilità di vivere una spensierata domenica in famiglia. Mi piacerebbe viverla con un tuo secondo capitolo.
    Buona scrittura.

    • Ciao Flow,
      nemmeno io, per fortuna, ho ancora mai dovuto dire addio a un genitore. Sono arrivata a un’età tale che so che devo prepararmici, ma mi sembra impossibile.
      Il problema di Alberto è che ha un grosso segreto che gli ha condizionato la vita e di cui non ha mai parlato con nessuno, vorrebbe aprirsi con la madre ma sa che questo la sconvolgerebbe. E continua a protrarre un silenzio che gli asfissia la vita.
      È una storia totalmente di fantasia, nata da un raccontino brevissimo scritto tempo fa e di cui all’epoca più d’uno mi disse “dovresti farne un romanzo”. Un romanzo non so, ma ho iniziato a scriverne una versione estesa e, visto che ogni tanto mi pianto e mi perdo, ho provato a farne anche una versione qui per vedere come svilupparla con il vostro aiuto.
      Grazie delle belle parole, alla prossima 🙂

  17. Ciao e bentornata befana 🙂
    Incipit a dir poco toccante. Hai preso un rapporto così intimo come quello tra un figlio e una madre e ne hai sapientemente veicolato le emozioni sviscerando l’animo umano. Commovente. Ho votato per i 15 anni perché l’adolescenza è una fase della vita che ritengo particolarmente importante.
    Brava e alla prossima

    • “Preferisco ridere” detto da uno che ha iniziato una storia come una sorta di inferno sarcastico/satira gruppi di whatsapp per farla terminare in tragedia che nemmeno un romanziere giapponese coadiuvato da sceneggiatori coreani avrebbe potuto reggere il confronto, mi fa sarcasticamente sorridere .-)
      In ogni caso, non straziarti: quale che sia l’opzione scelta i toni saranno sereni. Il passato era felice per Alberto, è il presente che non lo è. Confesso che la storia è così triste che ho deciso di alternare un capitolo di presente e uno di passato proprio per stemperare. Se no mi deprimo da sola! ^^
      Ciao Fue, e grazie di esserci ancora

    • Ciao Allegra,
      mi sono resa conto dai commenti di aver toccato un tasto dolente, non era mia intenzione; la perdita della madre è “funzionale” nella vita di Alberto per farlo riflettere sul passato e sul futuro, non volevo risvegliare ricordi dolorosi. Ancora non l’ho vissuto questo distacco, anche se alla mia età e a quella dei miei genitori sappiamo bene che è ormai un futuro non più remoto. Loro ne parlano come di una cosa normale, e hanno ragione. Ma io, come penso ogni figlio, credo che non sarò mai pronta.
      Ti ringrazio, a presto

  18. Gioia e tristezza sono facce della stessa medaglia, il tuo incipit mi ha emozionato!
    Hai descritto un vissuto comune a tanti di noi, a parte la storia che ne seguirà, ovviamente, in quanto frutto di fantasia, ma alle volte la realtà supera la fantasia stessa.
    Spero che il tuo racconto possa indurci a fare qualche carezza in più alle persone a noi care.
    Credo che una decina di anni fa sia successo qualcosa al tuo protagonista.
    Ciao e buon lavoro!

    • Ciao Alexander, il “qualcosa” data molto prima di dieci anni, ma è il fulcro della storia.
      Il rapporto con la madre morente è funzionale nella mia storia perché Alberto deve fare i conti con i propri errori, segreti e con se stesso, e questo è sicuramente un momento unico per tutti nella vita.
      Non avevo pensato al tema degli affetti (l’idea di questa storia è molto di fantasia) ma forse hai ragione tu, in realtà è centrale nella vita di Alberto.
      Grazie del commento e a presto