Maledetticismo XXI

Due occhi di ghiaccio in un Martini

Non sono mai stato quel tipo di ragazzo che ha problemi a farsi accettare dai grandi gruppi. Ho tanti amici, tante fidanzate, occasionali o meno, tanti appuntamenti e impegni, lo sport, l’università, il futuro che avanza.

Avevo tutto questo prima di conoscere te.

Ricordo ancora quella sera in cui ti ho incontrata. Sorseggiavi Martini da uno stiloso bicchiere colmo. Un’oliva col nocciolo che faceva gola ad entrambi se ne stava immersa, tra due cubetti di ghiaccio che poi forse erano i tuoi occhi.

Sedevi sul divanetto, sorreggevi il tuo bicchiere con entrambe le mani e guardavi le luci al neon verde e rosse danzare sul soffitto. 

Questa è strafatta, ho pensato.

Ma tra i due quello fuori dal mondo ero io. Mi son seduto accanto a te e ti ho chiesto per quale motivo te ne stessi lì tutta sola, con aria malinconica.

-Conto- mi hai risposto.

-Cosa conti?- ho riso io -Le luci?-

-Conto quanti ragazzini ci proveranno con me questa sera.-

Ero un ragazzino anche io? A che numero eri arrivata? Non me lo hai mai detto.

Hai smesso di guardare il soffitto e ti sei voltata verso di me. Hai sorriso, un sorriso sforzato, fasullo, capriccioso.

-Oggi mi sento vecchia- mi hai confessato, bevendo il tuo liquore. -Ho 33 anni da una settimana e non so più se posso dire che cosa voglio fare “da grande”-

-Che cosa vuoi fare da grande?- ti ho domandato. 

Non sapevo ancora il tuo nome e già mi ero innamorato perdutamente. Non mi era mai successo qualcosa del genere, in tutti i miei 27 anni.

-La veterinaria.- Hai riso tu e ho riso anche io; classica risposta da bambina delle elementari che ama i cani.

-E cosa fai, invece?- ti ho chiesto ancora.

Volevo sentirti parlare, la tua voce rauca e profonda mi rilassava come una favola della buona notte e sogni d’oro, ma non te lo avrei mai potuto dire, altrimenti si che te la saresti presa a male, come se ti avessi dato della mamma. Tu mi hai sorriso e questa volta sembravi sincera.

-La veterinaria.- Hai risposto.

Ti ho offerto una sigaretta e siamo andati a fumare fuori. Sotto la luce della luna eri ancora più bella. Troppo magra forse, con i capelli disordinati, forse dal troppo ballare, ma eri bella.

-Ho un figlio- mi hai detto.

Ho alzato le sopracciglia. 

-Hai anche un marito?-

Hai sbuffato una risata.

-Mai avuto un marito-

-Vabbè, un fidanzato allora-

-Mai avuto nemmeno quello. Sono un spirito libero, io, putroppo.-

-Purtroppo?- Più ti ascoltavo e più mi interessava ciò che avevi da dire. 

Mi hai guardato, mi hai soffiato il fumo addosso.

-Certi uccelli non sono fatti per volare da soli.- mi hai detto. -Non lo sanno fare; avrebbero bisogno del proprio stormo.-

-Hai un figlio.- ho detto io.

-Il mio pulcino- hai risposto tu, dolcemente. -Ancora non sa volare.-

Ad un tratto ti sei levata quella maschera da ragazza fuori di testa, sei diventata seria, hai indossato una maschera da persona matura, ti sei pettinata all’indietro i capelli con un gesto della mano e hai spento la sigaretta sotto la tua scarpa col tacco.

-Non hai nessuna ragazzina da conquistare questa sera, giovanotto?-

-Lo sto facendo-

-Non sono una ragazzina.-

-Ma ti sto conquistando-

-Non sono una ragazzina, non mi faccio conquistare. Conquisto, semmai.-

Ed era vero.

Una tua amica è venuta a chiamarti. Lei si, che sembrava vecchia. Troppo trucco e troppi accessori appesantiscono la bellezza naturale di una persona. Sembravi saperlo bene tu, con i tuoi lunghi capelli sciolti, i jeans e una camicia appena aperta sul seno.

-Auri, dove ti eri cacciata? Dobbiamo andare- ha detto quella e io l’ho guardata male. Lei ha guardato me e ho capito che avrebbe voluto essere al tuo posto. Mi ha sorriso, non ho ricambiato. Ti stava portando via da me, non poteva piacermi.

-Adesso arrivo.- hai detto e lei, dopo qualche interminabile secondo, se ne è andata.

-Vuoi dirmi ancora qualcosa?- mi hai chiesto.

-Voglio il tuo numero-

Me l’hai dettato.

-Altro?-

-Voglio rivederti.-

Mi hai dato un luogo ed un orario.

-Ora devo andare.-

-I desideri non erano 3?- ho chiesto, malizioso.

-Vuoi chiedermi altro?-

-Si- ho risposto, avvicinandomi. Eri alta e slanciata nel tuo tacco 12, ma mi guardavi comunque dal basso. -Voglio un bacio.-

Hai sospirato e hai estratto qualcosa dalla tasca. Mi hai preso la mano, l’hai aperta e mi hai appoggiato sul palmo quell’oggetto misterioso per poi richiuderla. Poi ti sei dileguata e io non ti ho seguita, perchè ormai il momento era passato, la magia era finita e ti avrei rivista presto.

Ho aperto la mano e ci ho trovato un Bacio Perugina. 

Ho sospirato. Ero stato troppo prevedibile, vero? Quanti Baci hai regalato quella sera?  A chi?

Non ho più smesso di pensare che il bacio non avrei dovuto chiederlo, che per certe cose non esistono permessi scritti e firmati, che avrei dovuto prenderti tra le braccia, baciarti e conquistarti, come si fa con le ragazzine.

Ma avrei avuto la mia seconda occasione, entro breve.

All'appuntamento io ci sono andato

  • Con un mazzo di chiavi (33%)
    33
  • Con un mazzo di carte (67%)
    67
  • Con un mazzo di fiori (0%)
    0

Voti totali: 3

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4 Commenti

  1. Ciao YouKnow,
    interessante la collocazione del racconto. Incipit ben scritto e coinvolgente, la ragazza più grande, con una vita alle spalle di certo interessane, non può che presentarsi all’appuntamento con un mazzo di carte, il gioco, l’azzardo, la sorpresa potrebbero aiutare il nostro protagonista nel suo intento di conquistarla.
    Ti seguo e aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  2. Ciao! Mi piacciono le storie d’amore un po’ folli,e questa sembra proprio che lo sia.. Sono sorpresa che il tuo racconto sia classificato come “avventura”, ma di certo c’è un motivo e voglio scoprirlo.
    Ho votato per il mazzo di carte: con una donna così particolare, dovrai avere qualcosa di più di un semplice mazzo di fiori!

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