Fai la brava, Silvia.

Dove eravamo rimasti?

Seguiamo le vicende della nostra protagonista a lavoro. Si, ma che lavoro fa, la cara Silvia? La banconiera alla rosticceria di Pino, detto Il Galletto (43%)

Appetibili Visioni

Silvia dormi’ talmente bene che le parve di aver fatto solo uno strano sogno.

Suo padre, il temporale, il drago amico…

Si isso’ con fatica, come al suo solito. Lavorare non le piaceva per niente eppure di impieghi ne aveva addirittura due. Non tanto perche’ volesse tenersi occupata o avere una marea di soldi, quanto piu’ perche’ le piacevano le pause lunghe e cosi’ tra il part-time mattutino e il part-time pomeridiano aveva tutto il tempo di pranzare, riposare, fare la spesa e quant’altro.

Spegnendo la sveglia sul cellulare, si accorse di avere un messaggio. Nessuna sorpresa; di sicuro era Tommy, l’unica persona e sicuramente l’unico maschio nel mondo a scriverle ogni tanto e, solitamente, solo per avvertirla che non sarebbe rincasato.

Come quel mattino.

Ma’, non torno fino a domani.” recitava il messaggio. “Non entrare in camera mia.”

Ok” rispose lei e dopo circa dieci minuti era in camera sua, a cercare i Rayban tarocchi del figlio. Una volta trovati, uscendo, intravide il pacchetto di Fisherman e, dimenticando il loro sapore inesistente,se le infilo’ in borsa, perche’ non poteva vivere senza mentine,alla sua eta’.

La rosticceria di Pino detto Il Galletto, odorava di pollo arrosto e patatine fritte gia’ da prima dell’apertura, cosi’ come i radi capelli del proprietario che, per fortuna, era solito dileguarsi appena Silvia metteva piede in negozio. 

Come al solito, la donna rimase ore in solitudine aspettando una clientela mattutina inesistente. Provo’ a fare La Settimana Enigmistica finendo solo con il leggere le freddure, e non capirle.

Dopo una mattinata di dolce far niente al banco, a pranzo la mandria degli studenti affamati che, dopo le lezioni si concedeva un pranzo poco salutare la fece correre fino ad impazzire. Ecco come sopravviveva quel maledetto negozietto. Ed ecco come sarebbe morta lei; avendo un infarto servendo patatine dannatamente oleose.

Finito il turno di lavoro, Silvia si levo’ il grembiule sudicio e usci’ dal negozio, con in borsa un pollo molliccio e qualche anello di cipolla del giorno prima.

Una volta seduta in macchina, telefono’ al figlio,

“Dove ti sei cacciato?” 

“Sono con amici. Stiamo… studiando.”

“Ah bene.” rispose lei, senza mettere in dubbio la veridicita’ dell’affermazione di Tommy. “Quando torni?”

“Domani.” rispose velocemente lui. “Non entrare in camera mia.”

“No, no, tranquillo.” disse lei, mettendosi in bocca distrattamente una “Fisherman”. Una volta salutato il figlio, mise in moto l’auto e parti’ verso casa.

Era quasi arrivata quando dovette fermare l’auto in mezzo alla strada per far passare una giraffa. La donna sgrano’ gli occhi, era enorme! Una giraffa! L’animale le lancio’ un’occhiata e continuo’ per la sua strada. I vari clacson che le suonavano alle spalle la fecero imprecare: “Incivili!” urlo’ dal finestrino. “Che devo fare con la giraffa, investirla?!” 

Una bambina sul marciapiede rise, mentre sua madre la strattonava via. Silvia riparti’, nervosamente.

Una volta aperta la porta di casa, per sua sorpresa, non lieta, ne scopri’ di nuovo il suo appena mancato genitore. Sul divano, con il telecomando in mano che cambiava canale al suo televisore.

“Dov’e’ Frizzi?” chiese l’uomo. “E Conti, dove stanno tutti? I pacchi, dove sono i pacchi?”

“Non posso crederci.” mormoro’ la donna, a bocca aperta. “Cosa…?”

Non fece in tempo a finire la frase che il padre, con espressione disgustata, esclamo’: “Che e’ questa puzza di fritto; sono arrivati i cinesi?”

Silvia giro’ su se’stessa e silenziosamente usci’ di casa.

Si accorse che c’era qualcosa di strano mentre, seduta in una panchina sotto casa, divorava il suo pollo umido e ammirava una banda di mimi ballare a tempo, ma senza alcuna musica. Ognuno di loro aveva legato al polso un filo su cui erano attaccati dei palloncini colorati e dalle forme piu’ assurde. Su di essi continuavano a scendere coriandoli, senza sosta. Uno spettacolo  incredibile

Silvia continuo’ ad osservare e a mangiare, apatica.

“Sei in ritardo per il lavoro!” le disse ad un tratto un mimo, ridendo. E quando Silvia lancio’ una rapida occhiata al suo orologio, si accorse che era davvero tardi.

Era stata piu’ di quattro ore seduta su quella panchina?! Si era chiesta. A fare che?!

Per fortuna il cantiere distava circa un km a piedi dalla sua postazione. Lo raggunse a passo spedito e quando arrivo’ era rossa in volto, con il fiatone e il sudore che le scendeva dalla fronte fino al collo rugoso.

Gli operai avevano finito il proprio turno e si stavano dirigendo verso l’uscita. Non pote’ credere ai propri occhi; ognuno di loro camminava in slow motion, alcuni erano a petto nudo, altri avevano le camicie bianche aperte, o bagnate e mostravano bicipiti, tricipiti e quadricipiti senza ritegno alcuno.

Silvia si senti’ ancora piu’ accaldata; inizio’ a sventolarsi il viso affannato con la mano unta d’olio, ma ogni visione era sempre piu’ sexy, troppo per lei che non vedeva un uomo seminudo da vicino da anni.

Si appoggio’ alla parete ed inzio’ a salutarli uno ad uno, ridendo ubriaca.

Che cosa accadra' di incredibile (ma vero) nel prossimo capitolo?

  • Silvia verra' fermata in auto da un carabiniere e tentera' di corromperlo con una """Fisherman""" (17%)
    17
  • Silvia accusera'' il troppo lavoro di essere la causa delle sue strane visioni (33%)
    33
  • Silvia verra' invitata a cena fuori da un uomo reale in carne ed ossa! (50%)
    50

Voti totali: 6

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38 Commenti

  1. Se non vuoi rischiare di finire in parità, devi riservarti il tuo voto (in realtà puoi scegliere l’opzione, ma non ti assegni il punto) alla fine
    Mettiamo in campo un uomo in carne ed ossa e vediamo cosa succede. Vai come un treno. Vai anche veloce come un TGV e non ne capisco il motivo, non si riesce a starti dietro.

    • Che sia quello il mio problema; sforno troppi capitoli in troppo poco tempo? Mi sa che hai ragione. In effetti io non ho iniziato a scrivere qui con l’obiettivo di fare tanti punti o di far leggere qulalcosa di speciale, ma solo con l’intento di scrivere, tanto per; credo di aver frainteso lo scopo di questo sito. Quindi ho sempre voglia di finire una storia per iniziarne un’altra, anche se non è che sia chissà che gran storia. E si che so fare di meglio, giuro 😉 A questo punto credo di aver capito che mi convenga scrivere per me e lasciare questo sito per medio-grandi racconti, tra cui il mio quando sentirò di avere una buona idea. Adesso capisco perché tu non hai iniziato un’altra storia subito. Allora accetto l’ennesimo consiglio e ti ringrazio di avermi presa sotto la tua ala; proverò ad andare più lenta, a leggere più racconti altrui e a scrivere cose con più spessore.

  2. Non mi sono mai piaciute le Fisherman…
    Le addette alle pulizie non lavorano la mattina presto nei cantieri, ma solo a fine giornata, Silvia potrebbe fare la banconiera in una rosticceria, ma è strano che il padre nell’allucinazione non le abbia rinfacciato l’odore di fritto. Non mi lasci scelta, devo votare l’opzione tralasciata dagli altri.
    Vai bene così, Flow.

    • Ciao Napo!
      In realta’ mio marito che lavora nei cantieri mi ha sempre detto che le addette alle pulizie sono li’ che girano e che puliscono e che fanno praticamente gli stessi orari loro. Mia madre che ha pulito per un periodo gli uffici degli avvocati iniziava all’alba, prima che questi arrivassero, pero’ in effetti erano uffici ed e’ diverso. Silvia non puzzava di fritto perche’ quel giorno c’era stato il funerale, si sara’ lavata, ci auguriamo! 😀 Comunque anche il superipermercato potrebbe portare qualcosa di positivo, grazie del voto e della tua riflessione anche quest’oggi 🙂

      ps- Le Fisherman non sono mai piaciute nemmeno a me; credo che solo se fossero insapore riuscirei a mangiarle 🙂 Ma dopo questa storia ci penserei due volte a farlo. Alla prossima, buona serata!

      • Non vorrei che il mio ti suonasse come accanimento. Qui va bene tutto, ma se fai un passo nel mondo dell’editoria vedrai quanto accaniti sono gli editor sulla verosimiglianza, anche su temi come questo. In uno studio professionale, dove a volte si lavora fino a sera inoltrata, ci sta che le pulizie si facciano al mattino presto, mentre in un cantiere di solito le pulizie non iniziano prima dell’ora di pranzo. Ma quello che conta è che nell’immaginario collettivo – complici il cinema è la letteratura – le pulizie si fanno di notte. Gli editor seguono l’immaginario collettivo.

        • Lo prendo come un ottimo consiglio, allora. Non me ne intendo, comunque quindi mi fido. Speriamo che vinca la rosticceria o il supermercato anche se la vedo dura x quest’ultima, ma se resta in parità così mi sa che la povera Silvia dovrà fare doppio turno 😀 e l’addetta alle pulizie in cantiere le farà il pomeriggio, promesso 😉

  3. Ciao Flow,
    la banconiera, assolutamente.
    il padre di Silvia è un gran rompiscatole ed è nettamente incontrato con le altre allucinazioni. Che lui non sia un’allucinazione?
    “Non avremmo comunque accettato.” disse l’uomo, alle sue spalle. Silvia si volto’ e lo vide disteso nel letto, a fianco a lei. “Non sei mai stata brava a cucinare; lo sanno tutti.” mi hai fatto ridere con questa frase, semplice, ma efficace!
    Alla prossima Flow!

  4. Eccomi.
    Avevo capito che fosse pomeriggio, invece è notte?
    In ogni caso ho scelto l’opzione addetta alle pulizie, il che le darebbe un’ottima ragione di non volerle fare in casa propria! 😉
    Mi hai fatto ridere con il padre che la rimprovera di non aver pianto al suo funerale e che non vuole andare dalla moglie con il pannolone. E cominciamo a capire perché Silvia non gosse poi così triste della sua dipartita 😉

  5. Ciao Flow, il racconto mi incuriosisce e questa mamma mi sta simpatica per ora. Seguo e voto “Questo posto è una discarica. Dove dormo io?” Anche la scrittura mi piace, salvo una cosa di forma che però mi disturba: che usi gli apostrofi invece delle lettere accentate, tipo “perche'” invece di “perché”. A presto.

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