La leggenda di Roma Sommersa

Il primo passo

-Otto primavere. Tante ne avevo viste la prima volta che misi piede su una nave.

Ricordo poco, prima di quel momento: la mia storia era simile a quella di fin troppi fanciulli della mia città natale, L’Evres. Rammento vagamente mia madre, per esempio. Faceva la prostituta, credo fosse molto giovane…  e, diavolo, che bei capelli che aveva! Lunghi, profumati e del colore di questo legno, proprio questo.

Ma alla fine preferì il mare a me: scappò via con chissà chi, abbandonandomi al mio destino, con solo questo ciondolo e un bacio sulla fronte –

Così narrava Arnau, mostrando una conchiglia dalle sfumature crepuscolari che teneva appesa al collo.

I suoi occhi a mandorla, penetranti,  erano fissi sui volti degli ascoltatori per carpirne le emozioni: pendevano dalle sue labbra. Era sempre stato bravo ad intrattenere l’equipaggio con la favella, durante i lunghi viaggi in mare; glielo aveva insegnato il suo mentore e protettore, il capitano di quella nave, la famigerata Eagle’s Nest

Prima di continuare il suo racconto, Arnau si raccolse i capelli corvini in una coda, giocando un po’con la suspense. Poi riprese, con fare teatrale:

-Ma poi, un bel giorno, il destino volle che la mia strada si intrecciasse con quella di Roger Glass… L’Aquila!-

Arnau si godette il sospiro di trepidazione che pervase la platea improvvisata dalla quale era ormai circondato: erano arrivati al punto topico della storia… il leggendario pirata che guidava quella ciurma. Dopo essersi inumidito le sottili labbra con un sorso di liquore, il giovane oratore riattaccò:  

-Era mezzodì, lo capivo dal sole cocente che non mi dava tregua e dalle grida dei marinai indaffarati al porto. Me ne stavo disteso su di un piccolo pontile, stremato: l’ennesima notte all’addiaccio mi aveva distrutto, e la mano implacabile della fame attanagliava il mio stomaco senza pietà. 

D’un tratto, un’ombra calò su di me; alzai a fatica lo sguardo e incontrai un volto aspro e segnato da rughe, cicatrici e sole, che mi osservava perplesso con due grandi occhi color dell’ambra, profondi come gorghi d’oro fuso.

Il capitano si passò la mano fra i lunghi capelli argentati e disse, con una voce così profonda, così graffiante, che se solo ne avessi avuto la forza, mi sarei grattato le orecchie: “Ragazzino, che diavolo fai?” – la ciurma rise di gusto all’imitazione perfetta in cui Arnau si era esibito.

“Già” ridacchiò tra sé e sé Arnau “ormai, dopo tutti questi anni… lo imito fin troppo bene!”

Mentre le risa si spegnevano, il giovane riprese:

-L’unica cosa che mi venne in mente di rispondergli fu la pura e semplice verità: “Muoio”

“Questo lo vedo bene, diavolo. Non posso certo lasciarti qui, piccolo disgraziato! Ah, fanculo” Si voltò verso di me, mi guardò dritto negli occhi e disse:”Sai che ti dico, ragazzino? Ti porto con me. Credimi, quando avrai la mia età, ah, quante ne avrai da raccontare!” Detto ciò,  mi caricò in spalla e si avviò verso il molo dov’era ormeggiata proprio questa stessa nave, più di dieci anni fa…

Fu così che entrai a far parte della ciurma e diventai il figlioccio del pirata più temuto e ammirato di tutto il mondo, l’Aquila degli Oceani, il capitano della nostra nave, Roger Glass!- ruggì Arnau sollevando trionfante la bottiglia di rum, e con lui tutta la ciurma, infervorata dalle sue parole.

-E lasciate che vi sveli un segreto, amici miei… Il giorno in cui il nostro capitano mi salvò da una vita insignificante, legò indissolubilmente la mia esistenza ad uno scopo, il suo stesso scopo, facendomi una semplicissima domanda-

Attorno ad Arnau calò un silenzio carico di tensione:

-Ciò che mi chiese fu…-

-Terra! Terra!-

-Uomini, in coperta! Prepararsi all’attracco, veloci!- la voce del quartiermastro Nahuel Woods Junior scosse la ciurma, che scattò come una molla precipitandosi sul ponte, pronta ad eseguire gli ordini.

 Arnau cercò di individuare con lo sguardo la sagoma imponente e canuta del suo capitano, scrutando attraverso la ressa degli uomini a lavoro: lo trovò sul castello di prua, intento ad osservare l’orizzonte.

 Una volta al suo fianco gli domandò:

-Nervoso?-                       

-No.- gracchiò.

-Cosa dobbiamo aspettarci?-

-Che io sia dannato se lo so- non schiodava lo sguardo dall’isola in vista, che nel frattempo si faceva velocemente sempre più grande.

-Non so nemmeno se la soffiata che ci è arrivata sia attendibile. So solo che dobbiamo mettere le mani su quel manufatto. Senza, torneremmo a brancolare nel buio-

Per qualche secondo, nessuno dei due disse nulla.

-Ci siamo, ragazzo. Siamo così vicini che ne sento quasi il profumo.- Arnau gli sorrise.

– Adesso va’ ad aiutare la ciurma- aggiunse infine, burbero.

-Agli ordini, capitano- e senza farselo ripetere due volte, Arnau si unì alla sua amica Jenna, intenta ad ammainare le vele.

-Senti un po’, Arnau… quale era la domanda che ti fece il capitano, quel giorno?- lo interrogò lei, con malcelata, puerile curiosità.

Arnau sghignazzò sotto i baffi, poi rispose:

-Mi chiese: “Ragazzo, hai mai sentito parlare di Roma?”-

Il prezioso manufatto si trova sull'isola?

  • No, è stato requisito dalla Marina (22%)
    22
  • Sì, ma è caduto nelle mani di una sibillina setta religiosa (67%)
    67
  • Sì, custodito dal capovillaggio (11%)
    11
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

23 Commenti

  1. Buongiorno Maurizio, mi hai spiazzato.
    Sembra che tra il primo e il secondo capitolo manchi qualcosa, non riesco a seguire l’avvicendarsi delle scene, passi dal primo al secondo senza dare continuità a quella che era la chiusura.
    Anche nel secondo episodio trovo elementi slegati, e come se saltassi di palo in frasca senza darci modo di capire quello che dici.
    Il lettore ha bisogno di parole per seguire l’azione e le scene, senza diventa impossibile.
    Scusami per la franchezza.
    Al prossimo, con più attenzione
    pienne

    • Ciao pienne, figurati anzi grazie, sono le critiche che ci fanno migliorare. Quello che posso dire è che, come già ho esposto a Red Dragon, il limite di 5000 battute ad episodio si sta dimostrando parecchio difficile da rispettare. Pensa che ho dovuto suddividere questo episodio in due, l’altra metà sarà pubblicata nel terzo episodio.
      Pertanto, essendo ansioso di sviluppare al meglio i vari elementi della trama, ho sperimentato questo escamotage dei “tagli di scena”, come in un copione di un’opera teatrale. Spero di riuscire a “riconquistarti” nel prossimo racconto 🙂

      • Su questo hai ragione, è limitativo.
        lasciami dire comunque che l’obiettivo finale deve essere a mio giudizio sempre il lettore, per cui dovremmo profondere il max impegno per rendere scorrevole i testi scritti.
        Ti ripeto, la storia la ritengo comunque valida, solo un po più di attenzione.
        A presto, ciao
        pienne

  2. Ciao Maurizio,
    direi che il manufatto contiene le memorie di uno scienziato. Vediamo cosa ci racconterà, a questo punto sono curiosa di sapere cosa è accaduto al mondo a un certo punto e come, gli abitanti della terra, sono riusciti a far sopravvivere la specie.
    Aspetto il nuovo e episodio.
    Alla prossima!

  3. Ciao Maurizio eccomi qui,
    Altro bel capitolo interessante, si inizia a respirare l’avventura, la tensione e l’ansia, bravissimo complimenti. Mi piace il fatto che ci sia una donna a bordo, di solito ci sono sempre e solo uomini, quindi già per questo adoro questa storia!! Comunque ora sono curiosa di sapere che cosa ti inventerai riguardo a questo manufatto!
    Ps. Scienziato… aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

  4. Ciao Maurizio, mi piacciono le storie di pirati in generale, con me sfondi quindi una porta aperta, in questa mi pare, però, di sentire una ventata di aria fresca, aspetto di leggere il seguito, l’inizio comunque mi piace, continua così.
    In bocca al lupo, pienne

  5. Ciao Maurizio eccomi qui,
    Benvenuto su the incipit (penso) 😂!
    Ho letto il tuo commento dalle mie parti, e curiosa sono entrata qui.
    Comunque è davvero una bella storia la tua! Premetto che i pirati e tutto ciò che riguarda loro mi piace un mondo, e già come inizio lo trovo molto affascinante! Bravo! Sono curiosa di sapere di più riguardo la storia di Roma, continua così!
    Ps. Setta… seguo e aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

  6. Ciao Maurizio, incuriosito dal titolo del tuo racconto che ho letto sul tuo commento, sono passato a vedere che combini.
    Ebbene un gruppo di pirati postapocalittici alla ricerca di un antico manufatto, non potevano che accendere la mia curiosità. In fondo ho un debole per le storie piratesche. Il fatto che, come diceva Keziarica qua sotto, i pirati usino una terminologia piratesca del ‘700… non può che essere un valore aggiunto 😀
    Ti seguo.
    Ciao,

    a presto

  7. Ciao Maurizio,
    una storia di pirati, rivisitata e riadattata a un futuro apocalittico… Bella idea, mi piace.
    Non ho nulla da obiettare, il capitolo è ben scritto, tuttavia ho notato che la terminologia si avvicina molto a quella di pirati del ‘700, un po’ troppo vicina a Jack Sparrow, per intenderci. Ma la vicenda si svolge nel futuro. Forse avrei preferito un approccio diverso, almeno nei dialoghi, alla storia.
    Rimane comunque una bella storia, e aspetto di conoscerne il seguito.
    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi