Elen

Prologo

È tutto distrutto. Della città dove sono nato e ho vissuto ormai non sono rimaste altro che macerie. Cerco di alzarmi, ma il tetto mi è crollato addosso bloccandomi una gamba. Fa male, molto male, ma il dolore che sento non è solo fisico. Anna è morta per mano di quel bastardo, centinaia di vite sono state troncate dalla follia di una persona. Riesco a raggiungere un’asse con la mano e la uso per far leva. Mi libero, ma non posso appoggiare bene la gamba dolorante. Lentamente e con fatica riesco ad uscire da quel che rimane della mia casa. Fuori vedo edifici bruciare. Qualcuno cerca ancora di scappare da soldati che non si fanno scrupoli ad uccidere. Trovo un bastone robusto poco lontano, potrei usarlo come stampella. Cammino rasente al muro cercando di non farmi notare.

“HEY TU, FERMATI!” 
Inizio a muovermi più velocemente ma, un colpo al centro della schiena, mi fa cadere per terra senza fiato.
“Ho detto fermo, che c’è, non ci senti?” ricevo un calcio ad un fianco ma sto zitto, limitandomi a fare una smorfia. 
“Harold, guarda ho trovato un sordo muto!” 
“Bravo Will, ma adesso fallo fuori. Voglio andarmene da questo posto.” La voce sembra lontana.

“Uff che pappamolle che sei.” sussurra quello che credo sia un soldato. Mi giro a pancia in su, giusto in tempo per vedere il soldato alzare la spada, pronto a finirmi. In un gesto rapido e istintivo, afferro il bastone e do un colpo alla spada che sfugge alle mani del soldato. Senza dargli il tempo di ragionare tiro un altro colpo che quata volta arriva dritto sull’orecchio dell’uomo. Cade a terra svenuto. Prendo la spada e inizio a camminare il più in fretta che posso. Non so da che parte sto andando, sono disorientato, ma riesco ad arrivare in un punto della città, dove sembra che non ci siano più guardie. Ci sono corpi sparsi ovunque. Mi blocco di colpo. 
Una bambina è inginocchiata in mezzo alla strada, ha due corpi vicini: una donna che giace in una pozza di sangue e deduco sia morta a causa del taglio sulla gola e poi un bambino ha la testa appoggiata sulle ginocchia della bambina, che gli sussurra cose che non recepisco. Lei alza la testa di scatto puntandomi gli occhi rossi addosso. Ha un brutto taglio sul viso, che parte dalla tempia, sfiora l’occhio sinistro e arriva fino alla guancia. Mi scruta attentamente, soffermandosi qualche secondo sulla spada, poi riabbassa lo sguardo sul bambino che si sta agitando. 
“Ha bisogno di cure. Tu puoi aiutarmi?” La Bambina si rivolge a me, utilizzando un tono apatico.
“ehm… veramente io…” non riesco a terminare la frase che lei mi interrompe bruscamente.
“Allora non mi servi. Lui sta morendo, ha bisogno di cure.” Osservo il corpo della donna e poi quello del bambino. Solo adesso mi accorgo che ha uno squarcio nella pancia e un pezzo di stoffa insanguinato premuto sulla ferita. 
“Io non posso fare molto, però posso darti una mano a portarlo nella città più vicina. Lì qualcuno potrà aiutarlo senz’altro.” 
Senza perdere altro tempo mi avvicino, ignorando le fitte alla gamba, mi inginocchio prendendo il bambino in braccio. Non ho salvato Anna, forse riuscirò a salvare questo bambino. La bambina mi guarda ma sta zitta, si limita a seguirmi. 
“Come ti chiami?” domando per rompere il silenzio. Si blocca di scatto, dirigendosi dietro un muro.
“Sbrigati, vieni qui.” Ordina. La seguo e lei mi fa cenno di stare in silenzio. Pochi secondi dopo si sentono dei soldati che corrono nel punto in cui eravamo prima. Li lasciamo passare e poi usciamo allo scoperto riniziando a camminare.

“Come facevi a sapere che sarebbero passati?” Le chiedo io piuttosto stupito.
“Gli ho sentiti.” Non aggiunge altro e decido di stare zitto pure io. 
Dopo circa mezz’ora di cammino, vediamo la città.
“Comunque, mi chiamo Elen.”

Che fine faranno Elen e il fratello?

  • Rimarranno insieme al demone che gli ha aiutati in un villaggio di sopravvissuti (57%)
    57
  • Andranno a vivere da soli in una città sconosciuta (29%)
    29
  • Si separeranno (14%)
    14
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