Do Not Disturb

Dove eravamo rimasti?

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ANGOSCIA

IL MAESTRO DEL TERRORE

DO NOT DISTURB

QUARTO CAPITOLO – ANGOSCIA

L’angosciasi può paragonare allavertigine. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso, è preso dalla vertigine. Ma la causa non è meno nel suo occhio che nell’abisso; perché deve guardarvi. Così l’angoscia è la vertigine della libertà

Soren Kierkegaard

<<Dove la vedi, tu, l’entrata secondaria?>>

<<Procediamo di qua>>

<<ma è buio>>

<<Presto, la torcia>>

<<Potevamo venire di giorno>>

<<e perché mai? Non sarebbe stato divertente>>

<<cretina>>

<<Guardate, forse qui>>

I ragazzi, tentando di trovare un’entrata secondaria, dato che quella principale è bloccata da un alto cancello, vanno sul retro dell’hotel.

<<Troppo piccola, come facciamo?>>

<<C’è la rete, tentiamo di toglierla, ingrandiamo l’entrata e proviamo a passarci>>

<<Guardate>>

Andrea illumina con la sua torcia l’hotel Angst. Lugubre come non mai, il palazzo non è munito di vetri da decenni, dunque si può già scrutare dentro. Da alcune finestre si vedono alcune macerie, per il resto è il buio e nulla più.

I ragazzi sembrano essere ancora più curiosi ed eccitati, sebbene inconsciamente spaventati.

Sovra di me si muovon le foglie

Mi sovrastano col loro fruscio

“Ondeggiate, care compagne? Dove

Vi porterà il vento quest’autunno?”

<<cosa stai leggendo?>>

<<l’ho scritta io, ieri, immaginando di essere già qua>>

<<ma prosegue?>>

<<certo, è un sonetto>>

<<quindi?>>

<<quando sarà il momento lo leggerò>>

<<Dateci una mano, poeti da strapazzo!>>

Il varco iniziava ad assumere dimensioni ragionevoli, la rete era stata tirata faticosamente su. Tutta arrugginita, era stata un’impresa riuscire a smuoverla.

<<Proviamo a passare così>>
<<cosa? non ci passerò mai>>

<<provo io>>

Kevin si infila a fatica nel cunicolo, e riesce a passare.

<<facile, no?>>

Passano poi Giulia e Andrea. Al passaggio di Francesca, per la fretta, questa si tira su troppo in fretta, e la rete le provoca un lungo graffio alla schiena che va a macchiare la camicia bianca che indossava.

<<Francesca!>>

<<Non è niente, non è niente>>

<<e ora che si fa?>>

i ragazzi si ritrovarono di fronte una discesa scoscesa, quasi un burrone. Al termine del burrone, a pochi passi, si trova l’hotel Angst.

<<Dobbiamo per forza passare di qua>>

<<ovvio, scimunito, ma come facciamo a tornare su, poi?>>

<<troveremo un’altra uscita>>

<<no, se non abbiamo certezze di riuscire ad uscire non possiamo entrare ragazzi, non se ne parla>>

<<quindi tutta questa fatica per cosa? per farci tornare indietro?>> disse quasi urlando Giulia. Gli altri stettero zitti subito dopo. Il silenzio tornò a regnare sovrano, l’Angst torna a farla da padrone.

<<scusate, non volevo urlare>>

<<no, hai ragione, abbiamo fatto una squadra di persone coraggiose e non sarà un burrone a fermare la nostra avventura>>

<<ben detto!>>

<<siamo tutti d’accordo, allora?>> chiese Giulia.

Nessuna risposta: una tacita intesa; sì, sono tutti pronti.

Giulia apre le danze: si mette a pancia in giù sulla discesa e si lascia andare. Al termine della discesa fa una capriola per non danneggiare i suoi arti inferiori. Ha la pancia un po’ graffiata, ma è integra.

Stesso percorso segue per gli altri. Andrea fa un ruzzolone, gli altri non riescono a fare le capriole, ma si salvano comunque. Se la sono tuttavia vista brutta.

<<ragazzi, su, ora andiamo>>

L’Angst si pone imponente, le sue pareti sono grigie e danneggiate.

<<accendete tutte le torce>>

I ragazzi varcano uno dei numerosi ingressi posteriori. Probabilmente prima c’era un parcheggio, nell’area da dove sono entrati.

<<Eccoci, Angst, finalmente ci incontriamo>>

L’arredamento risulta essere quasi assente. Soltanto qualche mobile rovinato, qua e la. Sul pavimento ci sono macerie: osservando il soffitto si può notare che alcune parti sono crollate.

D’altronde non ci si potevano aspettare condizioni migliori da un edificio così vecchio e abbandonato da così tanto tempo.

<<Ci dirigiamo sopra?>>

<<perché, pensi che l’esplorazione sia già finita?>>

Il pavimento scricchiola, i ragazzi trovano un piccolo scheletro, probabilmente quello di un gatto che non è riuscito ad uscire dalla gabbia che risulta essere questo hotel ora: una serie di stanze tutte connesse tra loro: un labirinto.

<<Il primo piano deve essere tutto così>>

<<ma non forse la parte dell’ingresso>>

<<giusto, quella deve essere più spaziosa e ben fornita>>

<<sempre ammesso che nessuno abbia portato via alcunché>>

<<magari c’è ancora lo specchio della vecchia Ghella>>

I ragazzi sono stati coraggiosi, ma solo ora inizia la parte più spaventosa del viaggio

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19 Commenti

  1. Ciao,
    sono entrata a leggere la tua storia incuriosita dal tuo Nickname e dalla trama del racconto, entrambi apparentemente intriganti.
    Poi pero’ ho letto i commenti e mi e’ dispiaciuto; e’ un vero peccato che tu risponda in questa maniera a chi ha deciso di giocare con te e di darti qualche consiglio per aiutarti a migliorare. Perche’ tutti possiamo migliorare, sappilo.

    I tempi verbali, come ti hanno gia’ detto, non hanno alcun senso. Passano dal presente al passato nella stessa frase; puoi essere tu a decidere che tempi usare, certo, ma poi non ti puoi stupire se nessuno riesce a concentrarsi sulla storia e se alla fine risulta piu’ semplice rinunciare alla lettura.

    Mi auguro che avrai voglia di prendere questo gioco “seriamente”; potresti avere delle potenzialita’ e sarebbe un peccato non mostrarle solo per un orgoglio che non porta a nulla.
    Ciao!

  2. I quattro personaggi dovranno entrare nell’edificio in modo simile a “Mission impossible”. Con tanto di musica di sottofondo.

    Scherzi a parte, mi accodo a JAW per quanto riguarda i tempi verbali: scegline uno e usa solo quello.
    E propongo (anche se la proposta non è l’opzione in vantaggio) che non ci saranno problemi fino allo scavalcare la recinzione, ma che poi si paleseranno solo mentre stanno per attraversare la porta d’ingresso (o poco dopo che l’hanno fatto)

  3. Troveranno i problemi ad accoglierli all’Angst.
    Ciao, IMDT.
    Penso che tu sia molto giovane e mi piacerebbe un sacco sapere quanti anni hai.
    Il continuo saltare tra tempi verbali fa a tratti somigliare questi due capitoli a una sceneggiatura e questo di certo non aiuta la scorrevolezza del testo.
    Ti prego, non rispondermi che i tempi verbali sino una libertà, perché non è così: se scegli di adottare licenze alla normale consecutio queste devono come minimo essere giustificate da un intento espressivo che in ciò che leggo non è affatto chiaro. Personalmente, mi guardo bene dallo stravolgere la grammatica italiana, perché so di non esserne in grado. Io non sono un maestro. E qui maestri ne troverai pochi. Troverai però alcuni autori disposti a darti modesti suggerimenti, spetterà a te soppesarli e capire se ti possono essere utile. Io ti invito ad ascoltarli e provo a dartene qualcuno:
    – La maiuscola all’inizio delle frasi e il punto alla fine sarebbero opportuni.
    – I segni con cui introduci i dialoghi sono bruttini, puoi usare questi:
    «»
    ottenuti rispettivamente con Alt+174 e Alt+175 o più senplicemente cliccando il tasto con la omega maiuscola nella pagina di theincipit in cui pubblichi i capitoli.
    – Cercherei di mantenere il più possibile la coerenza nei tempo verbali, evitando di saltare da un imperfetto al presente e viceversa in periodi consecutivi che descrivono lo svolgersi della medesima azione.
    Il quarto consiglio è, a mio parere, il più importante di tutti: accetta i consigli, ne hai bisogno.
    Come tutti.
    Buona serata

  4. Ciao Maestro,
    hai fatto passare molto tempo dal primo episodio, avevo scordato l’incipit e sono andata a rileggere per mettere insieme le tessere mancanti.
    Trovo che ci siano troppe spiegazioni su chi sono i personaggi: non occorre spiegare troppo su ognuno, le caratteristiche dei ragazzi si possono apprendere lungo lo svolgersi della storia. Non capisco anche l’uso dei tempi verbali, cambiano di continuo, ma non ne afferro il senso.
    Per il prossimo episodio, che spero arriverà in meno di un mese e mezzo, proviamo a inciampare su qualche ostacolo appena arrivati all’ ANGST.
    Alla prossima!

      • Dubito che mi coglierai di sorpresa, questo implicherebbe un’attesa e non credo proprio di prevederne una.
        Perdona l’incursione, il mio intento era benevolo e volto a fornire consigli. Immagino che non siano benaccetti, pertanto ti saluto e ti lascio ai tuoi tempi verbali, alle tue descrizioni e ai tuoi tempi di pubblicazione, perché – come hai detto tu – è il maestro del terrore a decidere in merito e io, da lettrice, conto poco.

  5. Un gruppo di speleologi urbani alla ricerca di qualcosa di sconvolgente da mettere su YOUTUBE.
    Ho scelto la terza opzione, spero non ti dispiaccia.
    Ciao Maestro del Terrore,
    sai che con questo nick dovrai proprio mettercela tutta per terrorizzare i lettori, vero?
    L’incipit non è male ma, a mio parere, ci sono troppi elementi nei pochi caratteri concessi. La strega, l’assassino, i ritrovamenti macabri… Avresti potuto dosare meglio gli avvenimenti, ma questa è la mia opinione e il racconto è tuo.
    Essendo anch’io amante dell’horror, seguo e aspetto un nuovo terrificante episodio.
    Alla prossima!

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