La variabile

Dove eravamo rimasti?

Chi comincerà a raccontare la propria storia? Agnese (63%)

La riunione

Vittoria chiuse lentamente la porta, scandagliò con lo sguardo la stanza ancora una volta: davanti a lei c’erano quattro persone ma, con la pace di Agnese, che sembrava essere immune ai segni del tempo, gli altri potevano essere comparse pagate dalla sua amica per starsene lì sedute.

“Come mi chiamo?” chiese puntando l’indice dritto verso la faccia della donna seduta di fronte a lei. Alla signora scappò un sorriso

“Ciao Vicky, sono Viola” 

Vittoria si portò la mano alla bocca, ma non voleva convincersi, la tensione che provava anziché sciogliersi, si era tramutata in scetticismo. “Troppo semplice” si disse

“Tu!” esclamò avanzando verso l’uomo dietro di lei

“Cosa ho detto dieci anni fa, l’ultima sera che ci siamo visti, quando sono arrivata al tavolo?”

“Devo davvero ripeterlo?” rispose lui, divertito

Vittoria replicò con uno sguardo serio.

“E va bene… Hai detto che avevi e avrai sempre il culo più bello della tua generazione. Contenta? Io invece ho perso i capelli Vicky. Solo per far ridere Viola, ma per adesso non sembra funzionare.” 

Vittoria si lasciò andare su una sedia, dall’ironia della risposta capì che quello era davvero Paolo. Ogni dubbio stava andando lentamente scomparendo, doveva sciogliere soltanto l’ultimo.

“Agnese, scusami, come è possibile che siamo riusciti ad entrare nel bar, pur essendo oggi giorno di chiusura?”

Agnese sorrise bonariamente, con l’aria di chi non aspettava nient’altro che quella domanda.

“E’ giunta l’ora che io vi racconti la mia storia ragazzi, seguitemi”.

Fece strada verso la sala principale del bar: davanti ai loro occhi si parò uno spettacolo mai visto prima, il bar chiuso. Le sedie ribaltate messe sui tavoli, i banconi lucidi e vuoti, i rubinetti della macchina della birra lucidi, tutto il resto degli alcolici impilato in ordine, file e file di vari tipi di bicchieri, i frigoriferi ben forniti, le vetrine degli stuzzichini vuote, un silenzio imbarazzante e quasi catartico, provarono sulla loro pelle l’emozione che può dare la trasfigurazione di un luogo. Era come vedere una donna struccata il giorno dopo una notte di bagordi ed esserne innamorati ancora di più. Nessuno parlava, c’erano solo occhi stupiti e nasi all’insù, come se fossero cinque cinesi che entrano per la prima volta nella Cappella Sistina.

“Lì, quello è il nostro tavolo” indicò Agnese. 

Quando tutti presero posto, cominciò

“Amici. Innanzitutto grazie, per aver resistito tutto questo tempo e per essere qui, stasera. Su alcuni di noi i segni del tempo sono evidenti perché li portiamo sul corpo, ma non siamo qui per quello, anche perché siamo ancora tutti dei gran bei ragazzi” disse lanciando un’occhiata a Mario, che lui non colse, “Ma siamo qui per i segni che portiamo dentro, per raccontarci tutto e per aiutarci l’un l’altro. Non ci giudicheremo, non lo abbiamo mai fatto, ma ognuno stasera ha l’occasione di salvare e salvarsi. Lasciate che sia io la prima”

“Prego” rispose Viola

“Sapete perché vi ho proposto questo gioco? Per paura. Avevo paura di insabbiarmi, di non andare avanti, di scegliere in base agli affetti, e sapete, ho sempre pensato che gli affetti ci condannano a una vita di gran lunga inferiore a quella che potremmo costruirci se solo fossimo liberi dalle catene dell’emotività. Poi dopo quella notte, ho deciso. Ho fatto domanda di Erasmus e mi sono trasferita, per un anno. Lì ad aspettarmi c’era la mia variabile. Sapete, c’è una statistica che dice che grazie al progetto Erasmus sono nati oltre due milioni di bambini. Una di quei due milioni è la ragazzina che ti ha messo il bigliettino nella fodera del clarinetto Vittoria. Sono tornata dal progetto Erasmus incinta di sei mesi, mi sono divertita parecchio, quindi probabilmente non saprò mai chi è il padre di mia figlia Chiara, ma insieme ce la caviamo bene, così bene che alla fine mi sono detta che no, non poteva essere quella la variabile della mia vita. Il banco non era ancora saltato, sono riuscita a finire gli studi, a lavorare e seppur appoggiandomi dai miei, a mantenere mia figlia. Poi un giorno, in centro, mi sono fermata davanti ai necrologi. Ve lo ricordate il proprietario? Carlo? “

“Non dirmi che…” 

“Si, infarto. Per me era una creatura mitologica, mezzo uomo e mezzo bancone, non credo di avergli mai visto le gambe. Comunque, sono andata a trovare la moglie. Mi ha parlato delle intenzioni di vendere il locale a dei cinesi, che cercavano  un locale per un deposito. Lì per me Carlo stava morendo di nuovo. Ed eccola, la mia variabile era lì, a casa del morto”

“Agnese…” abbozzò Mario “Tu…”

“Si Mario, io ho comprato il bar. E’ per questo che siamo qui stasera, durante il giorno di chiusura”

I volti di tutti si dipinsero di espressioni di stupore.

“Cazzo Agnese, sei la proprietaria più tirchia del mondo, dov’è l’alcool” chiese Paolo

“Per adesso abbiamo bisogno solo di questa” 

Agnese tirò fuori una bottiglia vuota

“Operazione nostalgia. Gioco della bottiglia. Chi viene puntato, è il prossimo a raccontare la storia, vi va?”

Rise, e fece ruotare la bottiglia…

Davanti a chi si fermerà la bottiglia?

  • Paolo (25%)
    25
  • Viola (50%)
    50
  • Mario (25%)
    25
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40 Commenti

  1. Proprio bella, complimenti Andrea
    Hai scritto una storia che mi ha preso tantissimo, parte benissimo, completa fin dall’inizio di tutto quello di cui ha bisogno per essere una bella storia.
    L’unico appunto che mi viene da farti e sulla suddivisione dei capitoli, avrei trovato un modo differente per passare da una storia all’altra, sfumandole tra di loro, forse.
    Aspetto comunque il seguito con interesse
    A presto
    pienne

  2. Ciao Andrea
    L’episodio scorre bene, come scorrevano bene i precedenti.
    Un dettaglio: se la foto stava nel portafoglio da dieci anni e Viola ne aveva quindici allora, ora ne ha venticinque. I conti non tornano. poiché si preparano a un incontro dieci anni dopo l’università, oppure ho capito male io?
    Riguardo alle opzioni… no, così non vale…sono una specie di girotondo trai cinque, tra chi riceve e chi manda i messaggi 🙂 Sarebbe più interessante, introdurre qualche variante, un evento, un’idea che facesse uscire o entrare qualcuno nel cerchio.

  3. Agnese e Mario, Viola e Paolo, Viola e Vittoria… Insomma stai creado degli intrecci interessanti. Curiosa di sapere il seguito, come sempre. Ma finora mi sembrano tutti “buoni” , cacciami un personaggio che vela un che di cattivo. Oppure uno buono che in realtà è un finto buono, ma si vedrà solo alla fine..

  4. Per niente scontato il personaggio di Viola. Intelligente e amara la battuta finale sulla testa pelata. Ma sinceramente sono più curiosa di sapere di Mario e la sua cicatrice.. Facciamo presto il giro dei personaggi e torniamo a lui!! No piacerebbe scoprire qualcosa di dark in almeno

  5. Ciao Andrea, finalmente sono riuscita a registrarmi.
    Anche se sono di parte ti assicuro che riesco a restare obiettiva. Sei bravo e il tuo modo di scrivere è fluido e accattivante. Non smettere, vai avanti.
    Ti voglio bene. Un abbraccio

  6. Qualcuno dirà che sono imparziale perchè sei figlio della mia stessa terra, ma già da un pò ho commentato i tuoi status su Fb chiedendoti di sviluppare questo tuo talento. Andrea ti prego, non smettere di scrivere.
    Quello che ho letto è una visione molto cinematografica del racconto, leggendo riesco ad immaginare come una macchina da presa si muova e cosa farebbe inquadrare il regista. Attendo il resto, spicciati a scrivere!

  7. Ciao Andrea
    vai come un treno a pubblicare… non sarà facile seguirti 🙂
    il capitolo scorre bene, il dialogo con se stesso e con a figlia (che sa il fatto suo nonostante l’età) è mostrato bene.
    Mi chiedo perché ce l’abbia con il cane 🙂
    Riguardo alle opzioni, non so cosa votare in quanto Agnese scrive: “Ho già scritto a Vittoria, Paolo e Viola.”
    vabbè, diamo la voce a una donna: Viola.

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