La variabile

Il bar

“Ti immagini?” disse Agnese, stesa su un fianco, i capelli ramati che le lambivano il seno sinistro, la pelle patinata di sudore d’agosto, mentre aspirava con gusto la canonica sigaretta post sesso.

“No che non mi immagino, per niente” rispose Mario, con gli occhi ancora sbarrati a fissare il soffitto, quasi a cercare di capire cosa avesse combinato quella matta della sua ex ragazza che giaceva nuda accanto a lei.

“Certo che non ti immagini Mario, non hai mai avuto molta fantasia…”. 

La frecciatina punzecchiò il giovane, facendolo saltare dal letto.

“Ripetilo se hai coraggio, rossa”

“Non. Hai. Mai. Avuto. Molta. Fantasia” replicò lei.

Lui fece come per tirarle uno schiaffo, per gioco, ma lei non fece per scansarsi, non mosse un muscolo del corpo, si divertiva a penetrare gli strati del corpo del suo giovane ex con i suoi occhi verde smeraldo.

“Dieci anni Mario, dovremmo accettare” 

“Non dovremmo invece, se avessi voglia di chiamare te, o uno degli altri, non vedo perché non dovrei farlo”

“Non dovrai farlo perché sono le regole”

“Le regole di un gioco stupido a cui non voglio giocare”

“Ma io si Mario, io si.” sospirò.

“Bene, saremo in quattro a farlo, tu sei l’unico che non sembra convinto” continuò poi lei, scostandosi una ciocca di capelli dal viso e mettendosela dietro l’orecchio destro, un tentativo goffo di rimettere in ordine la stanza, il loro rapporto, le idee.

“Ne hai già parlato con Paolo, Vittoria e Viola?” chiese lui 

“Si, sono tutti d’accordo” disse abbassando lo sguardo.

“Hai tempo fino a domani. Se vuoi unirti a noi, ci vediamo al bar alle sette” fece per alzarsi dal letto, ma lui la prese per un braccio

“Come posso non chiamare i miei amici per dieci anni?”

“Non lo so, so solo che l’idea di crearmi una valvola di sfogo per il futuro mi intriga”.

“Metti che fra dieci anni sei brutta e racchia Agnese…”

Schiaffo. Dito indice puntato davanti al naso.

“Stronzo. Vedi di presentarti domani”.

Il bar alle sette di sera di un sabato di maggio, quando l’aria comincia a spruzzare atmosfera estiva tutt’intorno, accompagnata da tramonti lunghi e dai primi vestiti corti delle ragazze era nel pieno del suo fulgore. Paolo aveva braccato il solito tavolo, in posizione strategica, lontano abbastanza sia dalla ressa dell’ingresso che dalla folla della strada, non troppo all’angolo del locale in modo da non restare fuori dall’epicentro della serata, ma nemmeno troppo al centro, per evitare di essere il crocevia del via vai che di lì a poco sarebbe stato frenetico.

“Sono tutti così dannatamente in ritardo, per essere il nostro ultimo giorno assieme da qui a dieci anni” pensò grattandosi il mento barbuto. Agitò il polso in cerca del quadrante del suo orologio, ma come gli capitava spesso quando era nervoso guardò dal lato sbagliato.

Una sottile e affusolata mano gli colpì di striscio l’orecchio, cogliendolo di sorpresa.

“Mi ricordo quando ti guardavi il polso invece dell’orologio a quattordici anni prima di limonare quella tedesca in vacanza a Tropea”

“Meni ancora come la peggiore delle ragazzine, Viola”

“Ho avuto pietà di te solo perché eri di spalle, ragazzino. Fammi sedere va, che stasera tre tequila sunrise non me li toglie nessuno”

“Sei nervosa Viola, cosa vuoi che siano dieci anni?”

“120 mesi Paolo. Ci conosciamo dalle medie, lo sai”

“Sembri una di quelle madri che parlano dell’età dei propri figli come se fossero forme di parmigiano”

“Ricordami perché ho accettato Paolo, ti prego”

“Perché 120 mesi di silenzio non saranno niente di fronte alla mezz’ora di risate che ti farai tra dieci anni, quando probabilmente mi vedrai senza capelli”

Paolo ruppe il muro del dubbio eretto dall’amica, che rise di gusto.

“Che ebete, davvero. Vittoria?”

“Eccola. Sarà così bassa anche fra dieci anni?” urlò lui in modo che Vittoria potesse sentirlo

“Ma avrò sempre il culo più bello della mia generazione” lo scimmiottò lei.

“Gne. Gne. Gne” 

Paolo cambiò espressione con uno dei suoi colpi di teatro tipici.

“Mario e Agnese saranno qui a momenti”

Vittoria utilizzò il suo visino d’angelo ben truccato per attirare un cameriere sbarbato e apparentemente confuso dalla crescente magnitudo della prima serata, ordinò tre drink, salvo poi modificare l’ordine in cinque drink e carta e penna, vedendo con la coda dell’occhio arrivare Mario e Agnese.

Si salutarono tutti, come in un antico rituale, nell’ordine e nei gesti che l’abitudine dell’amicizia aveva stabilito, seduti sempre nello stesso ordine, maschi e femmine alternati, Agnese prese la parola.

“Amici, fratelli. Con questo mio discorso comincia ufficialmente la nostra ultima serata insieme da qui a dieci anni. Da domani è fatto divieto ai presenti di salutarsi, parlarsi, scriversi, incontrarsi, avere rapporti sessuali fra di loro, telefonarsi, chiedere di altri a terzi e ogni altra forma di contatto. Ci vediamo qui fra dieci anni, ognuno con la propria vita, a cercare aiuto l’uno nell’altro. Divertiamoci adesso, buona serata”.

L’ultimo ricordo è un brindisi, poi il buio. 

Vittoria dieci anni dopo ha ancora un bel culo…

Come riprenderà la storia?

  • Con la storia di Mario (62%)
    62
  • Con la storia di Agnese (8%)
    8
  • Con la storia di Paolo (31%)
    31
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40 Commenti

  1. Proprio bella, complimenti Andrea
    Hai scritto una storia che mi ha preso tantissimo, parte benissimo, completa fin dall’inizio di tutto quello di cui ha bisogno per essere una bella storia.
    L’unico appunto che mi viene da farti e sulla suddivisione dei capitoli, avrei trovato un modo differente per passare da una storia all’altra, sfumandole tra di loro, forse.
    Aspetto comunque il seguito con interesse
    A presto
    pienne

  2. Ciao Andrea
    L’episodio scorre bene, come scorrevano bene i precedenti.
    Un dettaglio: se la foto stava nel portafoglio da dieci anni e Viola ne aveva quindici allora, ora ne ha venticinque. I conti non tornano. poiché si preparano a un incontro dieci anni dopo l’università, oppure ho capito male io?
    Riguardo alle opzioni… no, così non vale…sono una specie di girotondo trai cinque, tra chi riceve e chi manda i messaggi 🙂 Sarebbe più interessante, introdurre qualche variante, un evento, un’idea che facesse uscire o entrare qualcuno nel cerchio.

  3. Agnese e Mario, Viola e Paolo, Viola e Vittoria… Insomma stai creado degli intrecci interessanti. Curiosa di sapere il seguito, come sempre. Ma finora mi sembrano tutti “buoni” , cacciami un personaggio che vela un che di cattivo. Oppure uno buono che in realtà è un finto buono, ma si vedrà solo alla fine..

  4. Per niente scontato il personaggio di Viola. Intelligente e amara la battuta finale sulla testa pelata. Ma sinceramente sono più curiosa di sapere di Mario e la sua cicatrice.. Facciamo presto il giro dei personaggi e torniamo a lui!! No piacerebbe scoprire qualcosa di dark in almeno

  5. Ciao Andrea, finalmente sono riuscita a registrarmi.
    Anche se sono di parte ti assicuro che riesco a restare obiettiva. Sei bravo e il tuo modo di scrivere è fluido e accattivante. Non smettere, vai avanti.
    Ti voglio bene. Un abbraccio

  6. Qualcuno dirà che sono imparziale perchè sei figlio della mia stessa terra, ma già da un pò ho commentato i tuoi status su Fb chiedendoti di sviluppare questo tuo talento. Andrea ti prego, non smettere di scrivere.
    Quello che ho letto è una visione molto cinematografica del racconto, leggendo riesco ad immaginare come una macchina da presa si muova e cosa farebbe inquadrare il regista. Attendo il resto, spicciati a scrivere!

  7. Ciao Andrea
    vai come un treno a pubblicare… non sarà facile seguirti 🙂
    il capitolo scorre bene, il dialogo con se stesso e con a figlia (che sa il fatto suo nonostante l’età) è mostrato bene.
    Mi chiedo perché ce l’abbia con il cane 🙂
    Riguardo alle opzioni, non so cosa votare in quanto Agnese scrive: “Ho già scritto a Vittoria, Paolo e Viola.”
    vabbè, diamo la voce a una donna: Viola.

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