Simposium

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ad Epimeteo? Si sveglia su un prato confuso e disorientato. (67%)

Dove sono?

Bianco, era tutto bianco e rumoroso. Lentamente le figure cominciarono a prendere forma intorno ad Epimeteo: alti alberi torreggiavano su di lui e il cielo era un azzurro velo disseminato di chiare e vaporose nuvole. La testa gli faceva malissimo, era come se si fosse destato da una lunga notte di sonno dopo una bella bevuta di vino: non era così, però, ricordava benissimo cosa era accaduto qualche ora fa ma non aveva memoria alcuna di come fosse arrivato dove era adesso. Poteva ancora sentire le risate che si era fatto l’uomo che lo aveva colpito quando stava perdendo i sensi. La prima cosa da fare era capire dove si trovasse, ma fu così arduo con la testa che pulsava all’unisono con il cuore. Si sedette e cercò, seppure invano, di capire dove si trovasse: nessun indizio, niente che gli facesse capire dove era stato portato. Aveva indosso strani vestiti e non indossava più l’elmo, ne alcun tipo di arma. Si sentì smarrito e cominciò a chiedersi cosa avesse mai fatto per meritarsi tutto ciò che gli stava accadendo. Dovette necessariamente ristendersi sul prato, tale era il dolore che accusava. Le nuvole scorrevano sopra di lui mosse dal vento e all’improvviso ne apparve una molto strana, una nuvola che non aveva mai visto prima: era lunga, come fosse una striscia di fumo, e si muoveva rapida, contro il vento. Epimeteo la fissò meglio e sembrò che ci fosse un piccolo gabbiano alla testa di quella nuvoletta così insolita. Dove era finito?

Passarono diversi minuti prima che trovasse la forza di alzarsi in piedi, sempre confuso e attanagliato da quel lancinante male alla testa. Tutto intorno a lui c’erano solo alberi e vegetazione, solo il verde del bosco e l’azzurro del cielo. Camminò senza meta per quelle che dovettero essere diverse ore perché quando raggiunse il limitare degli alberi il cielo stava diventando scuro e le prime stelle apparvero come minuscole lucciole disseminate sul manto bluastro del cielo. Finalmente riconobbe una montagna che aveva osservato diverse volte dal terrazzo del castello, ma comunque nulla intorno a lui continuò ad essergli familiare. Si ritrovò presto in un campo di grano e lo attraversò per ritrovarsi di fronte a una strada che non aveva mai visto: era grigia e levigata, sembrava fosse di una strana pietra scura, ma la sua continuità destò non pochi dubbi in Epimeteo. Quella via scorreva come un fiume tra le colline circostanti, come un nero nastro disteso sulla terra. Non molto distanti apparirono due luci che si muovevano in perfetta sintonia lungo la via di pietra grigia. Con un balzò il giovane si nascose tra le spighe di grano e osservò quello strano carro rumoroso muoversi senza cavalli e passare a pochi metri da lui, veloce e incurante della sua presenza. Uscì dal campo ancora confuso e cominciò a camminare senza meta nella stessa direzione che aveva percorso quello strano mezzo. Fu quasi mezz’ora dopo che un altro di quei veicoli sfrecciò accanto a lui arrecandogli non poco spavento. Fu sera inoltrata quando all’orizzonte gli apparververo migliaia di stelle in fondo alla valle che stava discendendo: ma cosa stava accadendo? Perché tutte quelle stelle erano scese in terra? Curioso e al contempo spaventato Epimeteo si incamminò ancora più rapidamente per raggiungere il fondo della valle e scoprire cosa stesse accadendo. Più si avvicinava e più il paesaggio gli era familiare, ma non quello che lo adornava: le montagne, i corsi d’acqua, erano quelli che lui ricordava, ma non aveva memoria alcuna della via di pietra grigia o delle stelle cadute. Camminò per diverso tempo e finalmente la verità, o parte di essa, fu chiara ai suoi occhi: quelle non erano stelle ma luci, tantissime luci e quella che stava per raggiungere era una città, seppure strana e piena di edifici che non aveva mai visto. Il castello era ancora lì, su una piccola altura al centro di quel caotico agglomerato di case: o meglio, quello che restava del castello. Si ergevano in piedi ancora qualche tratto delle mura e frammenti di costruzioni al suo interno.

Tutto quello che sapeva e ricordava sembrava cozzare con quello che vedevano i suoi occhi: Pandora e tutto ciò che amava, tutto ciò che conosceva, sembravano spariti nel nulla, consumati dal tempo, da chissà quanto tempo.

Forse la domanda giusta non era dove si trovava, ma quando?

Chi incontra Epimeteo appena arriva in città?

  • Un'anziana signora che nota il suo vagare senza meta. (40%)
    40
  • Una ragazza spaventosamente somigliante a Pandora. (40%)
    40
  • Un gruppo di ragazzi che sembrano conoscerlo. (20%)
    20
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11 Commenti

  1. Ciao,
    Ho trovato interessante il fatto che fosse un uomo a scrivere un racconto romance, ancor più interessante ho trovato il viaggio nel tempo. Mi piacciono i viaggi nel tempo e vorrei scrivere un racconto anch’io su questo tema.
    il racconto certamente scorre. Solo ti direi, come consiglio, di rileggere bene prima di pubblicare.
    “Perse il respiro per qualche attimo quando una pesante mazza colpì la sua dura armatura in pieno petto e disorientato dal dolore cadde in terra” in questa frase, aldilà della mancanza di punteggiatura, c’è una rima che stona. Probabilmente ti è sfuggita, capita. E’ solo per farti capire cosa intendo.
    Detto questo, aspetto il prossimo e ti seguo.

    • Grazie mille del feed 🙂 Hai ragione, alle volte rileggendo il testo appena scritto non noti piccoli refusi, che però si evidenziano a un’analisi più profonda. Mi fa piacere che ti sia piaciuta l’idea iniziale. Appena avrò del tempo in più darò una sbirciata anche alla tua storia. Alla prossima 😉

  2. Rieccomi, mi è piaciuto molto il barlume di umanità che lo porta a chiedersi se era ancora l’uomo di cui Pandora si era innamorata.
    Hai descritto molto bene la sua disperazione.
    Per dargli un po’ di tregua voto che si risveglierà in un prato, ma anche le altre opzioni mi attiravano. 🙂
    Alla prossima!

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