L’ORRIBILE QUADRO DI SAMUEL GOCK

Dove eravamo rimasti?

LA SIGNORA CANARINO, OVVIAMENTE, MANCHERA' ALL'APPELLO IN CORTILE. COSA VOLETE CHE ACCADA ORA? CHE JERRY, INSIEME A POCHI ALTRI, SI OFFRA DI CERCARLA (68%)

BLOODY TOY-LET

La ghiaia tornò a scricchiolare non appena il gruppo rimise piede fuori dalla prigione.

Il piazzale era un lago di polvere e calore.

Dafford camminava in fondo alla fila portandosi dietro la sua divisa stinta e un blocco dalla copertina blu, su cui erano appuntati i nomi dei visitatori.

L’uomo notò una variazione di colore, mentre camminando osservava la fila che lo precedeva.

«Alt!» urlò con voce inaspettata.

Il gruppo si arrestò di colpo e tutti, compreso Hornby che stava in testa, si voltarono a guardarlo.

«Manca qualcuno!» disse.

Hornby lasciò la fila e si avvicinò al custode, con aria interrogativa. Il vecchio spiegò che mancava la signora con il cappello giallo. «Ne sono sicuro», affermò con impeto, «quel cappello era un pugno in un occhio!»

La confusione si alzò come pulviscolo tra le teste e si tramutò in una decisione d’impeto che lasciò tutti spiazzati: nessun pasto standard sarebbe stato consumato fino al ritrovamento della donna.

Hornby tentò di arruolare i più giovani del gruppo senza troppo successo. Jerry Lawrence intravvide nella ricerca un’occasione d’oro per fare visita ai luoghi, altrimenti inaccessibili, della prigione. Tastò il cellulare che teneva in tasca, con la punta dell’indice accarezzò la sporgenza della fotocamera da 21 megapixel e si fece avanti con una mano alzata proponendosi come volontario per la ricerca.

Un uomo di mezza età con i capelli a spazzola e le sopracciglia cispose seguì l’esempio del ragazzo e, insieme, raggiunsero Dafford e il suo superiore sotto il porticato. A quella vista altri due uomini decisero di unirsi a loro.

Il direttore guardò i volontari, quegli uomini avrebbero costituito il suo gruppo di ricerca, e avrebbero fatto capo a lui. I due inservienti avrebbero formato un secondo gruppo e a Dafford sarebbe toccato il compito di rimanere all’esterno con il resto dei visitatori, in attesa di ricevere notizie sulla scomparsa.

Il sole bagnava la facciata della prigione e il mondo tutt’intorno, Jerry affidò il suo quadro alla signora Cummings, o almeno così gli era parso di aver capito quando le aveva stretto la mano, dopo averne deputato l’affidabilità con pochi sguardi, e tornò al gruppo, pronto ad entrare.

I due gruppi s’infilarono nella frescura dell’edificio, piombando per qualche istante, in un’abbacinante cecità.

La vista tornò a farsi accettabile poco dopo, ma ci vollero un paio di minuti buoni perché tornasse normale.

La prigione sembrava più buia ora, le ombre si allungavano in languide macchie scure, sulle pareti mal tinteggiate, che seguivano il gruppo attraverso il ventre scuro del penitenziario.

Jerry camminava subito dietro Hornby. Lo seguivano il signor Julian Sanford, insegnante in pensione; Billy Astor, impiegato postale con il pallino del paranormale E Viorel Sokolov, ex militare ucraino.

Il capo-fila stringeva nel pugno una ricetrasmittente da cui provenivano scariche incolori di rumore. L’altra trasmittente era nelle mani di Jimmie, uno degli inservienti, che aveva infilato il primo corridoio sulla sinistra, sparendo alla vista insieme al collega.

Il direttore chiamò a gran voce: «Grace! Signora Stepford, è qui?» In risposta ottenne solo una eco umida della sua voce. Un forte odore di muffa stillava dalle pareti e le misere lampadine, la cui luce opaca filtrava dalle crepe nelle plafoniere, gettavano sugli ambienti una luce di timido terrore.

«Come sa il suo nome?» domandò Jerry.

«Nessuno entra nella mia prigione senza che io ne conosca il nome, signor Lawrence.»

«Touchè.»

Uno degli uomini attirò l’attenzione degli altri, chiamando a gran voce il nome della scomparsa, in direzione di un piccolo corridoio d’intersezione.

«Signor Sanford…» fece Hornby avvicinandosi.

«Potrebbe essere qui!» disse il vecchio insegnante indicando con l’indice il cartello per il bagno che si trovava sulla sua testa.

«Certo, il bagno! Seguitemi.» così dicendo si mise alla testa del gruppo e con piglio deciso premette il tasto di comunicazione sulla sua ricetrasmittente: «Jimmie, mi senti?»

Una lieve scarica poi la risposta dell’inserviente: «forte e chiaro, capo.»

«Stiamo entrando nei bagni della sezione A4. Voi a che punto siete?»

Lievi scariche, questa volta più intense, poi la voce disturbata dell’altro che diceva: «quasi arrivati alla Madama.»

«D’accordo, prossimo contatto fra cinque minuti.»

Nessuna risposta.

Il bagno era deserto. Il neon morente ancora vomitava luce a tratti e tutto pareva in ordine.

«Signora Stepford?» chiese senza andare oltre il compensato.

Non ottenendo risposta accantonò il pudore e si affacciò e sbirciò il water dietro il primo divisorio.

Nulla.

Qualcosa gli colpì la guancia con un plop tiepido.

«Ma che diavolo…» l’uomo si passò una mano sul viso e d’istinto alzò gli occhi al soffitto.

Gli altri lo imitarono.

Gelide mani strinsero i loro intestini in una morsa di terrore. Tutt’intorno pesanti gocce presero a cadere in una difforme pioggia di sangue.

PROSEGUIAMO, DOVE?

  • NEL PIAZZALE ROVENTE (19%)
    19
  • NELLA STANZA DELLA MADAMA (24%)
    24
  • NEL BAGNO DI SANGUE (57%)
    57
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165 Commenti

  1. Ciao,mi sto perdendo a leggere la tua storia; mi piace moltissimo il modo in cui scrivi, in poche parole riesci a spiegare al meglio la scena, con bei termini e senza annoiare mai,perdendoti magari in dettagli inutili (errore che purtroppo io commetto spesso! ).
    Io ho votato per un flashback, mi piacciono, sono utili, intuitivi e vengono sempre fuori tante risposte e colpi di scena dai ricordi passati.
    Continuo a seguirti, ciao;)

    • Ciao Flow,
      benvenuta!
      Grazie per il bel commento. In realtà di dettagli inutili nel mio racconto, e non solo in questo, ce ne sono diversi. Non riesco a farne a meno. Dovrei fare esercizi mirati per risolvere il problema 😉
      Vedremo il flashback che gradimento riceverà, per ora sono in testa le “rilevazioni”…
      ciao e grazie ancora.
      Alla prossima!

  2. Ciao Kezia. Brava come sempre.
    Per me diamo spazio alle rilevazioni, per un motivo egoistico: avrei sempre voluto inserirle in un racconto poliziesco ma ho sempre paura che vengano fuori artefatte o ovvie. Imparerò qualcosa da te, se sarà la scelta vincitrice.

    Ti faccio notare la parte “rabbia cieca, alimentata dalla fame”. Mi dà un che di pulp che sta bene con la storia in generale, ma forse ci sono situazioni più adatte?
    Se ho capito bene le persone sono arrabbiate solo perché il pasto che gli è stato promesso ritarda. Che siano già accecate dalla rabbia mi sembra un po’ prematuro. Sempre se ho interpretato correttamente il brano.
    In gamba e buona scrittura!
    Massimo

    • Ciao Massimo,
      hai ragione, avrei potuto aggiungere il caldo ma, legata come sono alla musicalità delle parole, ho finito per scartarlo. A volte è un bene altre no.
      Pazienza quel che è andato è andato, anche se ci sono studi che provano che l’irritabilità cresce prima di un pasto, aumentando con il protrarsi dell’attesa.
      Se le rilevazioni saranno l’opzione scelta, vedrò di renderle il meno stereotipate possibile, anche se non è che ci sia molto da fare, a parte utilizzare vecchi e crudi metodi da coroner… a prova di stomaci duri.
      Alla prossima e grazie infinite per essere passato a commentare.
      🙂

  3. Rieccomi, keziarica. Ho votato per le “rilevazioni scientifiche”… cercare di dare una spiegazione razionale deve essere la prima scelta, sempre 😀
    Bel capitolo, mi è piaciuta in particolare l’efficacia con cui, in due righe, hai caratterizzato il personaggio dello sceriffo, mi è sembrato di vederlo… a dirti la verità l’ho immaginato come Rosco P. Coltrane, forse perché quello aveva un cane, un bassotto appunto, di cui era “innamoratissimo” 😀
    Bravissima, come sempre!
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana.

    • ahahah me lo ricordo lo sceriffo P. Coltrane e, nonostante, Hazzard fosse uno dei miei telefilm preferiti, non l’ho messo in relazione con lo sceriffo Tiddle che io immagino più alla Sam Elliot, se conosci.
      Ciao Erri,
      grazie per il commento.
      Ti auguro un ottimo proseguimento di settimana anch’io, e ti aspetto al mio prossimo e al tuo finale!

  4. Grande Eric Clapton 😋😋😋
    Ciao Keziarica, hei! Siamo proprio nel cuore del romanzo, capitolo n. 5 e si continua con un flashback.
    Buone le descrizioni degli ambienti. Come al solito riesci a catapultarmi dentro la tua immaginazione.
    Brava.
    Ilaria

  5. Flashback: mi sembra il momento giusto a metà racconto e secondo me in ogni caso un piccolo ritorno al passato dovrebbe essere contemplato. Con ciò, complimenti come sempre per la scrittura e il modo accurato di descrivere gesti e sensazioni. Nel prossimo magari puoi fare un aggancio proprio al fiume con il quale hai concluso qui… Come scenario di un avvenimento passato. Fai tu… A presto.

  6. Ciao Keziarica.
    Mi è piaciuto molto il capitolo che, come al solito, è ben scritto. L’unico appunto che posso farti per il futuro è: occhio al punto di vista. In questo capitolo sei passata a turno nella mente di ogni personaggio e si è creata un po’ di confusione.
    “I shot the sheriff” dovrebbe essere uno spoiler per i prossimi capitoli? XD Metti sempre ottime canzoni, complimenti.
    Per il prossimo episodio scelgo le “noiose” rilevazioni. Mi sembra sia giusto continuare a stare sulla scena del crimine, o forse dovrei dire dell’orrore.

    Alla prossima!

    • Ciao Muppetz,
      il pezzo serviva a sottolineare l’intenzione del povero Dafford di uccidere lo sceriffo, in risposta alla domanda insulsa che gli rivolge.
      Non mi pareva di essere passata per la mente dei personaggi ma di averne raccontato le gesta… Ma questo ti ho trasmesso, quindi presterò più attenzione coi prossimi.
      Ti ringrazio per il commento e vediamo se arrivano le rilevazioni…
      alla prossima!

  7. Il flashback, forse perché non li cerco mai ma qui mi dico che ci starebbe bene.
    anche per me le frasi figurate sono un po’ troppe ma mi pare di capire che è lo stile che hai voluto dare alla storia, quindi mi adeguo. 🙂
    La cosa del fiume che ha cantato è geniale… quasi quanto la mano lenta del vecchio Eric. Quasi.

    • Ciao Massimo,
      ti ringrazio, forse è una questione di gusti.
      In realtà leggere le frasi di seguito, così come le ha riproposte Cap.riccio, mi ha fatto pensare. Forse ho esagerato.
      Cercherò di porre più equilibrio tra le sequenze e di tenere a freno gli abbellimenti.
      Comunque grazie infinite per il passaggio e per il bel commento.
      L’idea dell’albergo piace molto anche a me. tutti sotto lo stesso tetto…
      Alla prossima!

  8. Rilevazioni scientifiche e autoptiche.
    Per i miei gusti cominci a eccedere nell’uso di figure retoriche che, se dosate, vanno bene ma, se sono troppe, appesantiscono la lettura (Le voci si alzarono come stormi rabbiosi. Le urla gli parvero boati lontani come risacca in un mare di polvere. Indossava la faccia stanca di un basset hound. La frescura dell’interno le inspessì la pelle. Il sentore di un fischio appena accennato si perse rimbalzando sulle mura umide.)

  9. Ero molto indecisa… alzare gli occhi al cielo e scoprire cosa ci sia oltre le gocce di sangue è molto allettante, ma forse passare alla stanza della temibile Madama lascia spazio all’ immaginazione…
    Come sempre le dettagliate immagini che sai riportare alla nostra mente danno qualche brivido in piu’…

    • Ciao Vivi,
      grazie. Le immagini che trasmetto sono quelle che mi girano in testa… Il mio cervello è tipo un canale della Fox… ops, non volevo fare pubblicità 😉
      Mi piace scrivere horror, ma già a questo punto, sta facendo capolino qualcos’altro.
      Devo tenere a freno la fantasia e cercare concentrarmi sull’orribile quadro e quello che lo circonda
      Alla prossima e passa una buona serata!

  10. Rieccomi, keziarica.
    Capitolo bello e ben scritto, lo sai no? 😀

    Rileggendo mi sono soffermato su questo periodo:
    In risposta ottenne solo una eco umida della sua voce. Un forte odore di muffa stillava dalle pareti e le misere lampadine, la cui luce opaca filtrava dalle crepe nelle plafoniere, gettavano sugli ambienti una luce di timido terrore.

    È forse l’unico che mi è parso un po’ barocco, nel senso che in effetti avrei evitato qualche aggettivo.
    In ogni caso, molto brava!
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

  11. Sai cosa mi è piaciuto molto di questo capitolo? La descrizione della stanza muffita. Molto vivida, ogni parola al posto giusto.
    So che negli horror sul momento cruciale si cambia scena, ma sono curioso e voglio continuare a vedere in che condizioni troveranno la signora e come reagiranno. La reazione del protagonista mi interessa particolarmente.
    Brava. Buona scrittura, keziarica. A presto

  12. Mi pare interessante raddoppiare il fronte del terrore (se non ho capito male il senso dell’opzione): nella stanza della Madama 😀
    Ciao, keziarica.
    Un altro capitolo scorrevolissimo e ben scritto, ho apprezzato, tra le altre cose, la ricchezza del linguaggio e la coerenza della costruzione.
    Ho notato due piccole cose, te le scrivo giusto perché potrebbero essere “spunti di riflessione”.
    In questa frase:
    Lo seguivano il signor Julian Sanford, insegnante in pensione; Billy Astor, impiegato postale con il pallino del paranormale E Viorel Sokolov, ex militare ucraino.
    elenchi le caratteristiche di tre personaggi. Mi domando quanto sia funzionale alla storia che noi sappiamo in anticipo queste cose. Intendo dire: se capiterà di tornare su Julian, o su Billy, o su Viorel, dovrai comunque “ricordare” in qualche modo il loro mestiere, o facendolo dire allo stesso protagonista, o mostrandolo in qualche altro modo.
    Se poi il tuo intento era semplicemente permetterci di distinguere e individuare da subito tre persone diverse, forse sarebbe stato più efficace non caratterizzarle tutte e tre in base al proprio mestiere. Per dire: Julian è certamente anziano, Billy l’ho visto consegnare la posta e Viorel, boh, ho sentito che ha l’accento russo e la faccia spigolosa.
    L’immagine delle mani che stringono le viscere è efficace, ma l’avrei vista meglio riferita a uno solo dei presenti.
    Scusa l’invadenza, mi sono permesso perché credo che tu mi conosca abbastanza (almeno virtualmente 😀 ) da sapere che le mie osservazioni hanno l’unico scopo di proporre riflessioni che siano utili a entrambi.

    Ciao, brava, a presto!

    • ciao Jaw,
      sì, conosco i tuoi interventi puntuali e calibrati e so che se li fai è a fin di bene. Cercavo, come ho detto anche a Befana, di introdurre i personaggi usando meno spazio possibile.
      Il loro mestiere potrebbe tornare utile… O anche no, chissà…
      So che nello spazio di un racconto il superfluo andrebbe evitato, ma non è facile, non sempre almeno. Ci provo, sai, ma è così difficile… 😉
      Ti ringrazio per il passaggio e i complimenti.
      Alla prossima!

    • Ciao Tinarica,
      grazie per il commento e i complimenti.
      Mi spiace ma troverai diverse scene raccapriccianti in questo racconto 😉
      con Eddie ci sono andata leggera, ma qui non voglio mettere freno alla fantasia… Sono anziana, perdonami, la mia fantasia horror è rimasta ancorata a “Nightmare, dal profondo della notte”…
      Ti aspetto per il prossimo e ti auguro una buona settimana!

  13. Ciao! Quando ho visto il link della canzone su sangue ho capito cosa stava per succedere. Slayer a palla! Finale molto carico, hai realizzato una bella scena di tensione. Forse troppa descrizione in precedenza, ma forse è solo una mia impressione.
    Aspetto il prossimo capitolo e dico Bagno di sangue.
    Ps se hai tempo e voglia, passa a leggere il mio nuovo racconto: http://www.theincipit.com/2018/01/labisso-di-karalys-muppetz/

    • Ciao Muppetz,
      passo volentierissimo a leggere!!
      Hai ragione sulle descrizioni, pensa che avevo scritto un altro capitolo, che poi ho tagliato proprio perché troppo descrittivo…
      E’ una mia pecca, non riesco a porvi rimedio.
      Sono contenta che, aldilà di questo, il capitolo ti sia piaciuto e ti sia piaciuto l’abbinamento musicale. Sapevo di andare a parare bene con alcuni di voi. 😉
      Ti aspetto per il prossimo e ti auguro un Meraviglioso Nuovo Anno!

  14. Ho scelto il piazzale perché dal bagno, secondo me, vogliono scappare e la stanza della madama non ho capito cosa sia.
    Mi è piaciuto molto: davvero un omaggio ai classici dell’horror.
    Le uniche cose che avrei omesso è la nuda lista dei membri della squadra, li avrei fatti scoprire sul campo nel prosieguo, e le gelide mani del finale, forse un po’ troppo vistose. Secondo me la morsa di terrore e la rossa pioggia difforme bastavano.
    Buon anno, Kappa

  15. Ciao Keziarica, sai che ti seguo sempre tanto volentieri.
    Il capitolo è ben scritto e, sinceramente, non ho notato le ripetizioni di cui tu parli. A me sembra scorrevole come sempre… e avventuroso.
    L’unico neo secondo me è questo: la signora con lo strano cappellino scompare, e fin qui ok. Non capisco perché si debba formare una specie di “task force,” per andare a cercarla. Dopotutto i presenti, si suppone, che non sappiano cosa sia accaduto alla povera signora… giusto?
    E se fosse stata incredibilmente in bagno per davvero?

    Ecco… L’unica cosa che ho trovato un po’ strana è questa.
    Io avrei mandato Jerri magari con il custode giusto per essere in due ma una squadra no (perché è come se già sapessero-intuissero qualcosa… È invece ovviamente lo scoprono dopo…)
    Ovviamente questa è solamente una mia piccola e personale constatazione.
    Un saluto enorme.
    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      effettivamente hai ragione… Io non ci avevo proprio pensato. ma, si sa, negli horror la cosa più stupida funziona sempre…
      Il penitenziario è comunque un posto sinistro, in fase di ristrutturazione, come dico nel secondo capitolo, quindi può risultare pericoloso. Inoltre, non è concesso ai visitatori allontanarsi dal gruppo e toccare… Tuttavia, capisco la perplessità e, come spesso mi avete fatto notare, tendo a dare le cose per scontate. E poi, chissà, magari non è la prima volta che succede qualcosa nel penitenziario…
      Alla prossima!

  16. Un capitolo interessante, abbiamo 2 squadre di coraggiosi che vanno alla ricerca della signora canarino, Grace, ed entrano nel bagno incriminato… E che cosa trovano? Hai scelto il momento perfetto per interrompere il racconto in un climax di tensione e suspense! Ora voglio proprio vedere cosa è successo alla signora canarino.

  17. Continuo a leggere con piacere la tua storia. Mi piace, è ben scritta e la trama si infittisce sempre di più. Alla fine Jerry è riuscito a comprare il quadro che voleva (nonostante il signor papillon gli abbia dato da fare). Ma la signora canarino fa un brutto incontro nel bagno, chi sono questi uomini e cosa sta succedendo? Un alone di mistero e horror è calato di nuovo sulla tua storia! Non vedo l’ora di scoprire cosa succederà nel prossimo capitolo

    • Hai ragione Mago,
      mi sono scusata per il ritardo proprio perché quando mi ritrovo a leggere i racconti degli altri, ed è passato molto tempo dall’ultima pubblicazione, faccio fatica a tirare le somme.
      Farò del mio meglio per non farvi aspettare troppo…
      la pioggia di sangue negli horror funziona sempre… vediamo cosa vi tiro fuori al prossimo giro.
      Grazie per la pazienza e per il passaggio.
      Alla Prossima!
      p.s. il tuo di capitolo è fantastico 😉

  18. Voto “nel bagno di sangue” che magari si trova qualche indizio.Ma forse sarebbe troppo da “giallo”? In un horror potrebbero anche infischiarsene e procedere col desiderato pranzettino! :- )
    Lettura piacevole, che mette curiosità.
    Il finale con gli Slayer lo trovo molto azzeccato.
    Buona giornata a te

    • Ciao B,
      ci voleva una prima vittima, è toccata alla “signora in giallo”… Oh no, ora m’immagino la Fletcher con le mutande calate… Povera.
      No, non è a lei che pensavo scrivendo.
      Grazie per essere passata. Felicissima che l’ossimoro ti sia piaciuto e auguro anche a te un anno di Felicità, di parole scritte, lette, e dette a perdifiato…
      Ciao e alla Prossima!

  19. Rieccomi, keziarica. Ho votato (che te lo dico a fare 😉 ) per Jerry.
    A giudicare dall’aggressione alla povera donna, il quadro “contiene” qualcosa in più del solo Gock. Difficile scriverti qualcosa che non ti abbia già detto. Aspetta, forse una cosa: grandissimo il titolo, dà l’idea della comunicazione dietro le sbarre, ma non solo, è anche un ticchettio sinistro che rimane misterioso, non ti accorgi neanche che porta con sé un semplice messaggio, fino a che…
    Tack tack tick, tack tack tack, tack tick tack tick… Brrr! 😀
    Ciao, ti auguro un ottimo 2018

    • Ciao Erri,
      che te lo dico a fare? Grazie.
      Sempre attento ai dettagli. Sì, l’idea era di usare il codice Morse per richiamare le voci dei detenuti, nella mia testa gridano Gock, Gock, Gock in un crescendo che diviene puro, terrificante, fragore.Le voci dei morti non sono percettibili, almeno secondo i ghosthunters, quindi ho pensato che il ticchettio di nocche, o altro, sul legno potesse risultare più credibile e, mio parere, più spaventoso.
      Jerry cura un Blog sul crimine e la scrittura, entrare nei meandri della prigione, con la scusa di trovare la povera donna, sarebbe per lui imperdibile…
      Vedremo…
      Alla prossima e ancora grazie e Auguri anche a te!

  20. Non credo li possano far uscire se ne è scomparsa una e allo stesso modo non penso possano far finta di niente. Facciamo fare l’eroe a Jerry 😀
    Ciao, keziarica. Il capitolo è avvincente, mi pare costruito in maniera egregia e mi è piaciuto molto. Complimenti e buon anno!
    Ciao, a presto

    • Grazie, sono felice che ti sia piaciuto l’accostamento. Bessie Smith è una leggenda, come Robert Johnson, e questo pezzo mi pareva proprio giusto giusto per completare la scena.
      La possibilità di aggiungere link musicali a mo’ di colonna sonora è impagabile. Aiuta a creare atmosfera e far capire al lettore che cosa si sta provando a trasmettere. I grandi autori non ne hanno bisogno ma per me, che sono una povera principiante, non ha prezzo.
      Alla prossima e grazie infinite per il passaggio e il commento.

  21. Buongiorno K,
    mi dispiace per la signora Canarino, ma quel pasto standard incluso nell’invito va assolutamente consumato 😀
    Mi aspettavo un quadro raffigurante il signor –. — -.-. -.- però a quanto pare è solo un paesaggio forse lugubre. Voglio immaginarlo con uno stile tipo Beksinski.
    Mi aspetto una escalation d’orrore puro d’ora in avanti.
    A presto

    • E orrore sia!
      Farò del mio meglio, Fue!
      Il quadro, così com’è, ha un suo perché. Come ho scritto a Maria, capirai dopo la ragione, almeno spero di riuscire a farla capire per come la vedo nella mia testa.
      Tutti sono curiosi di sapere cosa si mangerà… Mi toccherà tirare fuori una tavola calda coi fiocchi!
      alla prossima e Buon Natale.
      🙂

  22. Ciao keziarica.
    non ho niente da obiettare, stavolta. Un capitolo solido e interessante 🙂 carino il tocco di classe del morse nel titolo.
    Chissà come mai la signora sia stata la vittima prescelta. Forse il quadro colpisce le persone che non lo apprezzano?
    Voto perché ci sia una ricerca. Qualcuno dovrà pur aver notato l’assenza di una persona vestita di giallo canarino, anche se fosse stata da sola nella casa d’aste.
    Un caro saluto e buona scrittura.
    Massimo

  23. Ciao Keziarica
    Se devo essere sincera, il dipinto, da come ce l’hai presentato, mi sembra piatto – senza ombre, senza luce, senza contrasti – non Orribile (aggettivo che usi nel titolo del racconto). Non sono riuscita a immaginare “la fissità” dei fili d’erba 🙂
    Interessante e intrigante il duello tra l’anziano e Jerry, per accapparrarsi “l’oggetto”.
    voto il pasto standard, m’incuriosisce.

  24. Rieccomi, keziarica. Ho votato (votai 😉 ) per il flashback, un voto di pura testimonianza, insomma. Come al solito, mi piacciono un sacco le atmosfere che crei… Il vaso da notte a 150 euro mi è sembrato particolarmente realistico, in un’epoca che fa fatica a definire cosa è “Arte”. Bello, il cielo, la passeggiata nel carcere che evoca nei presenti lo stato d’animo dei veri carcerati… l’ho proprio sentito. Complimenti.
    Ciao, ti auguro un sacco di ottimi giorni di festa 😀

  25. Ciao… ho appena letto l’inizio del tuo racconto e mi piace davvero molto! Hai descritto molto bene l’ambiente che circonda i protagonisti e sei riuscito a dipingere un criminale spietato e senza alcun pentimento, uno di quelli che speri di non incontrare mai, uno di quelli che uccide senza motivo. L’immagine poi dei vari morti, soprattutto quella della donna sulla sedia a dondolo, è molto significativa.
    Tutto scritto molto bene, con eleganza e dovizia dei particolari. Passerò presto a leggere il continuo 🙂

  26. Ciao, eccomi! Voto presente pure io. Bel capitolo, mi piace sempre la cura che metti nei dettagli e nelle descrizioni. Ci fai “vedere” luoghi e personaggi. Unica curiosità: perdona la mia ignoranza e pigrizia nel cercare informazioni su internet, ma esistevano già i blog? Lì per lì mi ha stonato come termine ma magari sai darmi una spiegazione. Grazie. A presto.

  27. Hai messo davvero Take Me Home, Country Roads e io me la sono ascoltata a tutto volume! Per l’opzione ti rispondo sicuramente nel presente, non vedo altra scelta.
    Il capitolo è scritto al solito molto bene, con un leggero eccesso di descrizioni, che però ti perdono.
    La cosa che mi ha dato più da pensare, tanto che ho momentaneamente interrotto la lettura, è stata “progetti a cui il Comune stava…”. Ecco, la parola “Comune”. Ho scoperto che esistono anche dei comuni in Usa, ma mi è sembrato un dettaglio così “italiano” che ha bloccato la mia sospensione dell’incredulità in quanto lettore. In conclusione, anche se non hai sbagliato, io avrei messo Contea che fa molto più Usa.

    Scusa se sono stato un po’ petulante. La storia per il resto è davvero affascinante e vorrei subito il prossimo capitolo.
    A presto!

    • Ciao Muppetz,
      mi sei venuto in mente, ho pensato al tuo commento precedente e l’ho messa su per scrivere di getto la prima parte del capitolo.
      Le descrizioni sono il mio tallone d’Achille. Col prossimo capitolo proverò a tagliare di più, e ho tagliato anche qui…
      Non sei petulante, esprimi un giudizio e lo fai in maniera chiara e puntuale. Mi piacciono le vostre osservazioni, mi piace l’intento positivo che traspare dai commenti perciò grazie, per il commento, l’osservazione è l’ascolto.
      Alla prossima!

  28. Nel presente anch’io.
    Ciao K, il capitolo è davvero efficace, ti trasporta nella vecchia prigione, molto vivido. Ma siccome ti faccio sempre i complimenti, quelli li diamo per scontati e ti noto quello che mi è piaciuto meno.
    « Smezzare », lo trovo brutto e, tra l’altro, significa dividere in due parti uguali, il che contraddice la frase che segue.
    Ci sono tantissimi dettagli sulla posizione delle mani dei presenti, immagino sia per dipingere la scena dandole realismo ma mi sembrano troppi: prova a contare i « mano » e « mani » nella seconda metà del capitolo. Riempiono lo spazio.
    Sono dettagli ma un po’ rubano la concentrazione dalla storia.
    Fai quello che vuoi delle mie considerazioni che valgono quel che valgono 🙂
    Ciao

    • Ciao B.
      delle tue considerazione ne faccio tesoro! Grazie per la puntualità e l’onestà. Se una cosa non funziona non funziona. Come ho scritto a Cap.ricio, mi accorgo sempre tropo tardi degli errori, oppure me li fate notare e non mi resta che prenderne atto. Purtroppo questa piattaforma non permette correzioni, dunque tutto rimane così com’è. I consigli li ascolto, e cerco di conservarne memoria, metterli in pratica però è tutto un altro paio di maniche”.
      H scritto questo capitolo ascoltando musica, lasciando che le parole venissero fuori da sole e “smezzare” è venuto fuori così… Chissà perché.
      Alla prossima!

  29. Molto bella la similitudine del cielo cupo e della prigione… la nube che avanza scura come lo stato d’animo del prigioniero mentre attraversa quei gelidi corridoi… Bellissima atmosfera noir… mi aspetto del terrore nel presente…andiamo 🙂

  30. Ciao K.
    Sinceramente ho trovato che in questo capitolo ci sia un eccesso di descrizioni, ad esempio sulla postura dei presenti, che poco o nulla contribuisce a creare un’atmosfera da horror. Al posto tuo avrei marcato la connotazione horror del racconto in questo capitolo, considerato che alla fine del precedente ci avevi magistralmente lasciato con il fiato sospeso.
    Sono anch’io per il presente.

    • Ciao Capitolo.riccio,
      in effetti rileggendo riscontro lo stesso problema, ma ormai non posso più porvi rimedio. Ogni volta la stessa storia, e dire che rileggo e correggo e… Ma poi qualcosa mi sfugge sempre.
      Sono comunque felice che il primo capitolo ti abbia lasciato col fiato sospeso, vuol dire che ha funzionato a dovere. peccato per il secondo, speriamo di fare meglio col prossimo!
      Ciao.

  31. Ciao, keziarica.
    Meriti un bel commento meditato per questa storia che mi sta già prendendo molto e -causa il quadro- sa tanto di vittoriano, un clima che adoro, così come le storie horror. Seguo.

    Non sono un grande esperto di pene capitali, ma se “Il Miglio Verde” insegna, è normale che una persona ci metta sette minuti a morire fulminato sulla sedia? In teoria la scossa dovrebbe arrivare direttamente al cervello tramite spugna bagnata. Sette minuti di agonia, urgh. Che aguzzini.
    E adesso abbi paura, perché mi tolgo la maschera sorridente di Smile. Dietro c’è Massimo, professore d’inglese. Signorina, abbiamo un po’ da lavorare. 🙂
    Scherzi a parte, ci tengo che le storie che mi piacciono siano perfette! Idiosincrasia.

    Buona scrittura e in gamba come sempre.
    Massimo (di nuovo Smile).

    • Ciao Massimo,
      che vergogna, quando Cap.riccio mi ha fatto notare l’errore su Sparkling avrei voluto sprofondare, e dire che con l’inglese me la cavicchio pure, anche se da autodidatta…
      Perdonami!
      Ho letto qualcosa a proposito della sedia elettrica e del tempo che un uomo può impiegare a morirne, da 1 a 5 minuti. Ma Gock è un mostro di altra fibra e ce ne ha messi due in più.
      Grazie infinite per aver letto con cura, per il commento preciso e per avermi messo ansia per i prossimi scritti con riferimenti all’inglese…
      😉
      alla prossima!

  32. Ciao Keziarica,
    Scelgo il presente e spero in una carneficina…. Come al solito, ogni tanto esce fuori lo splatter che è in me😂😂
    Bella l’atmosfera e la sottile inquietudine che evochi tra le righe.
    Ho chiuso gli occhi e immaginato la scena. Bello.
    A presto.
    Ilaria

  33. Ciao Keziarica
    Rieccoti con un nuovo horror. Bene bene 😃😃
    Che dire, sembrerò noiosa ma le tue atmosfere noir degli anni 30 mi fanno impazzire, in più mi allieterai con un genere che prediligo.
    Horror e noir insieme wow!
    Vorrei vedere un po’ di movimento, quindi scelgo l’opzione più macabra: la notte di sangue.
    Piacere di rileggerti, ciao.

    PS posso chiederti un’informazione? Quando l’assassino assume un’aria “greve”, tu intendi un’espressione pesante o addolorato- angosciato? Perché in un assassino come Gock non ci vedo proprio nessun sentimento
    Grazie per la delucidazione

    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      bene bene eh? ti piacciono gli horror…
      L’assassino assume un’aria greve perché è un bastardo senza remore a cui non importa nulla di chi lo sta osservando dietro i vetri… Pensa a Ted Bundy e al modo in cui sorrideva ai giurati… Sono persone che non hanno alcuna empatia col prossimo e ai quali piace giocare con le emozioni degli altri. Avevo pensato di farlo piangere e poi sorridere prima che il cappuccio gli venisse calato sulla testa, poi ho rinunciato, troppo teatrale e stereotipato…
      Vediamo come prosegue, ho idea che la notte di sangue sia in leggero difetto rispetto alle altre ipotesi…
      alla prossima!

  34. Caspita come sei produttiva! Sempre morti eh? Ti riesce bene parlarne, brava anche in questo inizio. Mi incuriosisce. Ho votato sangue anche se reggo poco le scene macabre: penso sia presto per sapere di più del quadro, lasciaci in suspence ; ). Anche aereo in realtà avrei potuto dire… umm forse sarebbe stato spiazzante, cioè ora sono più curiosa di sapere dove avrebbe condotto questa opzione :p. Ribadisco che mi piace come scrivi, ti seguo. Ciao.

  35. Rieccomi, keziarica. Ho votato (voterò tra un secondo) “direttamente alla prigione”.
    Un bell’incipit, con la giusta atmosfera… e sai che a me le tue atmosfere piacciono parecchio.
    Qualcuno ti scriveva di refusi, te ne indico un paio solo perché so quanto sia difficile per l’autore individuarle:
    stava poco distante dal vetro teneva lo sguardo fisso (tra vetro e teneva manca qualcosa)
    e nei successivi c’è una minuscola al posto della maiuscola o viceversa.
    questo stato
    Il condannato Impiegò
    Per confermarti che sono noioso 😀 ti dico cosa mi ha fatto un po’ inceppare la lettura di un incipit per il resto avvincente: molti “se ne”, tre, in rapida successione, all’inizio.
    Complimenti e in bocca al lupo per questa nuova Avventura… cioè… Horror! 😀
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

    • Ciao Erri,
      invece di imparare dagli errori ne commetto altri… Sei il benvenuto con i tuoi commenti e con le tue segnalazioni… L’ho letto e riletto e non ho notato nulla, neanche la tristissima ripetizione d’errore per “Sparkling” che mi ha fatto notare Cap.riccio…
      Sono un disastro, ma spero di migliorare 😉
      Ciao Erri e alla prossima!

  36. Ciao K,
    avevo scelto la notte di sangue ma mi sa che sono la sola 😉
    la storia mi ha ricordato un film horror dell’epoca della mia adolescenza in cui l’anima di un orribile serial killer scappava via attraverso i fili della corrente andando a infestare altri corpi. Ma solo per la cosa del condannato alla sedia e dell’anima perché il film era davvero pessimo e il tuo incipit è scritto molto bene.
    Mi fa pensare un po’ a “La linea verde di KIng” e un po’ “A sangue freddo” di Capote.
    Saranno l’epoca e il braccio della morte.
    Pronta a seguirti nel viaggio, anche stavolta.

  37. Come sempre le tue descrizioni danno vita alle scene che racconti… come in un film.
    Io ho votato l’ asta, non vedo l’ora di sapere come e dove il quadro di Gock riporterà alla vita il male.
    Buona Scrittura.

  38. Immediatamente al lavoro: brava! Ottimo incipit, mi è piaciuto tantissimo. Immaginavo che avresti inserito anche qui una colonna sonora (molto appropriata), ma la mia stupida mente appena ha letto “West Virginia” è partita con” Almost heaven, West Virginia
    Blue ridge mountains, Shenandoah river…”.
    A parte questo, rinnovo i miei complimenti e vorrei vedere a chi va il quadro.
    A presto!

    • Ciao Muppetz,
      sì, non ho saputo resistere al richiamo della scrittura… 😉
      Avrebbe potuto starci TAKE ME HOME, COUNTRY ROADS, ma è troppo recente.
      Ho scelto il pezzo di Bessy Smith per l’epoca storica, che più si avvicina a quella dello svolgimento dei fatti di Gock. Nulla toglie di poter utilizzare il pezzo di John Denver in un prossimo capitolo…
      Grazie tante per essere tornato a leggermi e spero, questa volta, di non fare casino coi personaggi…
      alla prossima!

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