Io non sono qui

Dove eravamo rimasti?

Come vorresti proseguisse la storia? Il giovane e la ragazza dai capelli rossi si incontrano (75%)

Ossessione

Il ragazzo si sentiva confuso. La percezione che aveva del mondo esterno era filtrata, come se si trovasse dentro una palla di vetro nella quale i suoni del mondo esterno arrivassero attutiti. Riusciva bene a focalizzarsi sui vari particolari: una mano che tiene il guinzaglio di un cane, le foglie di un albero che ondeggiano al vento, lo sguardo di qualche pedone che cammina nella direzione opposta. Eppure in tutto questo marasma di particolari gli sfuggiva la visione totale delle cose.

Il clacson di una macchina lo risvegliò bruscamente da quel flusso di pensieri. Fece istintivamente un balzo indietro mentre la macchina gli passò accanto come se non lo avesse neanche visto. Si rese conto di star camminando praticamente in mezzo alla strada, così tornò sul marciapiede guardandosi attorno con fare confuso. L’insegna di un locale colpì la sua attenzione: “Alice’s Lounge”. Per come si presentava potrebbe essere definito una Backery House, di quelle che ti servono muffin e cioccolata calda nei bui pomeriggi invernali. Quel nome, Alice, risvegliò in lui delle sensazioni che sembravano stratificate nella sua mente da milioni di anni. Scelse di non entrare, aveva fretta. Sapeva che doveva andare in un posto anche se non ricordava qualche fosse. Si disse che fu solo la dimenticanza di un momento. In quel preciso istante un tram si parcheggiò davanti a lui. Realizzò di essere alla fermata. Salì senza guardare il numero del mezzo, sapeva che doveva prenderlo. Sapeva che quello era il suo tram, quello che passa in quel preciso momento e in quel preciso luogo. Il che è strano dato che non lo aveva mai preso prima. Trovò un posto defilato abbastanza in fondo e si sedette. Era praticamente vuoto, a parte due o tre persone sparse. Il viaggio procedette tranquillo per un po’ con gente che saliva e scendeva, poi un particolare attirò la sua attenzione. Ormai si era lontani dal centro della città e le porte della periferia si aprivano al mezzo pubblico che bruscamente si arrestò ad una delle fermate stabilite. Salirono due persone, quella davanti era una signora di colore con addosso un pesante cappotto color oliva. Ma non fu lei ad attirare l’attenzione del ragazzo: una giovane di bell’aspetto saliva dietro la prima donna. Aveva la carnagione chiara, i capelli rossi e il volto tutto coperto da lentiggini. Lei si sedette nei posti avanti del tram abbastanza distante dal ragazzo, il quale la osservava con sguardo incuriosito. Nonostante fosse sicuro di non averla mai vista prima, era come se la conoscesse da sempre. I capelli le ricadevano sulle spalle coperte dal cappotto scuro in un meraviglioso groviglio profumato. Perché nonostante il ragazzo fosse troppo distante per avvertirlo, lui sapeva che i capelli di lei non potevano che odorare di fiori. La tentazione fu troppo forte, così si alzò e si mise a sedere proprio dietro di lei. Sbirciò in avanti dall’incavo fra i due sedili e notò che la ragazza stava annotando qualcosa su un diario. Così, cercò dentro di sé l’ultima briciola di coraggio che gli serviva, quella di cui aveva bisogno per parlarle.

«Sai, anche io quando ero piccolo tenevo un diario» disse il giovane spostandosi sul sedile accanto a quello di lei, ma dall’altro lato del corridoio.

La ragazza sobbalzò e si voltò di scatto verso di lui.

«Mi dispiace, non ti volevo spaventare» aggiunse lui con tono imbarazzato.

«Non fa niente, ero solo molto soprappensiero. Me lo ha consigliato un amico e da quando ho iniziato non riesco più a smettere»

«Per me fu lo stesso. Mi stuzzicava l’idea di raccontare al diario quelle cose che da solo non avrei neanche avuto il coraggio di ammettere a me stesso. Anche se avevo un po’ di timore nel farlo»

«Perché?»

«Sai, questa cosa del diario funziona solo se sei davvero onesto. E se lo sei, di sicuro non vuoi che i tuoi pensieri più intimi vengano trovati da qualcuno»

«Se succedesse a me non avrei più coraggio di mettere la testa fuori di casa» fece lei.

«Già, è per questo che lo nascondevo nella cuccia del cane»

«Dove?» chiese sorridendo lei.

«Giuro! E credo che di notte lo leggesse perché ogni volta che andavo per prenderlo non voleva ridarmelo» fece scherzosamente «Lo prendeva fra i denti e io dovevo sempre lottare per riaverlo indietro»

«Perché non hai cambiato posto?»

«Beh, non volevo che il cane si offendesse»

Lei ora rideva e il ragazzo ebbe in quel preciso istante la sensazione di conoscerla bene. Nel profondo. Come se avessero vissuto per anni insieme, come se condividessero la stessa anima. Poi lei smise di ridere.

Lui approfittò «Mi chiamo…»

«Chi ti dice che lo voglia sapere?» chiese inaspettatamente lei mentre si faceva in un attimo seria.

Il ragazzo ci rimase per un istante «Non ti interessa?»

«L’interesse è fuorviante. È imparziale ed incostante. Non è l’interesse ciò che cerco» fece lei

«Allora cos’è che cerchi?»

«L’ossessione. L’ossessione è giusta e coerente. Non ti abbandona, non ti lascia mai solo»

Lo sguardo del ragazzo si fece intenso «Ossessione per cosa?»

Come vorresti proseguisse la storia?

  • I giovani vengono interrotti. (33%)
    33
  • Il dialogo prosegue e lei argomenta il suo pensiero. (0%)
    0
  • Lei scappa via bruscamente. (67%)
    67

Voti totali: 3

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

19 Commenti

  1. Ciao Sistema.
    Lei scappa via.
    Il racconto si fa interessante. I due capitoli dedicati all’incidente mi avevano un po’ preoccupato, ma ora pare che la storia stia cominciando a prendere forma.
    Come dice King, dovresti scrivere l’episodio, e poi tagliare almeno il 10% del superfluo. Lima qua e là e togli quello che non serve.
    Il sentimento del ragazzo è chiaro non c’è bisogno di ripetere che è confuso.
    attenzione anche alle rime involontarie:
    “L’interesse è fuorviante. È imparziale ed incostante.”
    Alla prossima!

  2. Vengono interrotti. Oddio, io se incontro uno che di punto in bianco mi dice che preferisce l’ossessione all’interesse scappo via a gambe levate, ma il protagonista non sono io 😉
    Nel paragrafo iniziale, quando parla dei particolari su cui si focalizza, avresti dovuto mettere tutto la passato: gli sbalzi di tempo non stanno bene.
    Ci sono ancora frasi e periodi molto ridondanti, con dettagli e ripetizioni superflue, ma hai detto che cerchi il tuo stile quindi non ti rompo oltremodo.
    Aspetto curiosa il susseguirsi degli eventi… o delle percezioni
    Ciao

  3. Facciamogli incontrare la rossa.
    La prima parte mi è sembrata confusa, faticosa. Secondo me dovresti prendere il tempo di rileggere un paio di volte in più: vedresti e elimineresti le ripetizioni e anche un po’ di dettagli inutili. Il passaggio in cui esce, cercando il grassone è pieno di verbi “superflui”: apre, chiude, esce, poi è uscito… Non per romperti, eh? Sono riflessioni che faccio anche con me stessa: ridurre verbi e dettagli all’essenziale da più ritmo a una scena d’azione.
    Invece il pezzo da quando torna al tavolo alla fine è molto più riuscito e piacevole da leggere, secondo me.
    Continua a ricordarmi “Fringe” e adoravo quella serie.
    Ciao

  4. Ciao,
    immagino, a questo punto, che la mancata caratterizzazione dei personaggi abbia un fine utile alla storia. Hai utilizzato due capitoli per parlare dell’incidente, quindi presumo che possa avere un peso nella costruzione della trama.
    Vediamo se la seduta con lo psicologo riesce a fare un po’ di chiarezza…
    Alla prossima!

  5. Il giovane e la ragazza si incontrano.
    Ciao Sistema.
    Una declinazione interessante di presenti multipli, poi scopriremo se “reali” o simulati. Ammesso che la distinzione tra reale e simulato abbia senso, se non riesci a distinguere l’uno dall’altro 😀
    Attenzione al “né” congiunzione negativa. Se il problema è il carattere speciale, nella pagina di pubblicazione c’è, nel menu sopra lo spazio in cui scrivere il testo, un’icona (omega maiuscola) dalla quale puoi inserire tutti i caratteri speciali che vuoi. Mi pare che ci sia anche la “é”.
    Ciao, a presto

  6. Ciao Sistema,
    dopo l’incidente, direi.
    Sai, una delle critiche più insistenti sul mio ultimo racconto era a proposito dei troppi personaggi, i miei avevano nome e cognome, il che, probabilmente, complicava ancora di più le cose… Tu hai inserito diversi personaggi nel tuo incipit, a nessuno hai dato un nome (a parte il nomignolo) e ne hai caratterizzato tre, appena un po’ di più degli altri.
    Occhio ai refusi, rileggi sempre prima. Ti assicuro che non è mai troppo.
    Un altro consiglio: evita i troppi accadimenti o colpi di scena, ingarbugliano la storia e la ridono meno credibile.
    Aspetto il prossimo episodio!
    p.s. il tuo incipit mi è piaciuto o avrei evitato di commentarlo 😉

  7. Subito dopo l’incidente.
    Ciao, Sistema 🙂
    Il primo capitolo è forse un po’ presto per fare alcune considerazioni che pure mi verrebbero in mente: tipo il modo in cui hai reso l’atteggiamento dell’uomo sovrappeso, così borderline da poterlo considerare poco realistico… però questo potrebbe essere un effetto voluto, quindi, se è così, è addirittura una nota di merito.
    Non riesco a togliermi dalla testa un racconto breve di P.K. Dick, chissà che il tuo non abbia qualcosa in comune con quello.
    Il tuo incipit incuriosisce ed invoglia a leggere il seguito, ma ci sono alcune cose che un po’ appesantiscono la lettura. Voglio essere originale e non parlo di parole troppo ricorrenti, parlo di focalizzazione dei personaggi. In questo capitolo ci fai sapere che ci sono molte ragazze (quattro?) un ragazzo, un uomo e una donna. Ma non sappiamo molto di più di loro. Sarebbe stato utile far dire a qualcuno qualche nome, o discernere tra una ragazza e l’altra con qualche caratteristica fisica, così da riferirsi a lei – che so? – come “la bionda” o magari “la strabica” 😀
    Trucchetti, insomma, che però aiutano il lettore e consentono anche a chi scrive di rendere meno piatte le scene.
    Il mio umile consiglio, uno dei pochi che sono in grado di dare, è perciò il seguente: rileggi molte volte prima di pubblicare. Non solo allo scopo importantissimo di individuare i refusi. Anche per individuare e sfoltire le ripetizioni. Ogni parola doppia eliminata ti costerà la ricerca di un sinonimo o di una perifrasi, con conseguente “ricalcolo” dei cinquemila caratteri, ma è un esercizio utile e che dà i suoi frutti.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw, sono molto d’accordo nel caratterizzare i personaggi nella loro fisicità in modo da potercisi riferire con termini differenti dai troppo ricorrenti “ragazzo” o “ragazza”. Purtroppo sono stato “fregato” dal limite di battute che nello scrivere la storia non sapevo esistesse, così ho dovuto togliere molto fra cui le caratterizzazioni fisiche. Ora so che c’é e chiaramente ne terrò conto. Grazie caro, a presro

  8. Continuiamo con gli strani incontri. Una settimana dopo.
    Il tuo incipit mi ha fatto pensare a un episodio di Fringe: strani incontri, gente che sa cose, che conosce il futuro, mondi paralleli?
    Spero non ti dispiaccia, ho un appunto sullo stile: forse sono volute, ma le ripetizioni sono tantissime e secondo me tolgono ritmo.
    Conta il numero di “ragazzo/a/i/e” nel testo: deve essere impressionante.
    L’introduzione da “Era” a “accese”, poi, ne è zeppa. A volte avresti potuto sottintendere o trovare un sinonimo. E il paragrafo sulla sconosciuta fuori dalla vetrata contiene troppi aggettivi: con un paio in meno sarebbe più incisivo, penso.
    A parte questo mi piace molto: “Bevi il tè e colora il diario, Alice” è una frase enigmatica di super effetto.
    Sono molto curiosa.
    Ciao

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi