Io non sono qui

Dove eravamo rimasti?

In che momento preferiresti proseguisse a storia? Subito dopo l'incidente, nel locale. (50%)

Déjà vu

Dentro il locale tutto sembrava congelato, poi i primi clienti uscirono per soccorrere le vittime. Il ragazzo si voltò verso l’omone, ma questi non c’era più. Lo cercò con lo sguardo e lo vide dall’altra parte del locale che usciva dalla porta posteriore. In quel preciso momento gli tornarono in mente le parole che gli disse poco prima, “bevi il tè e colora il diario, Alice”. Lo sguardo del ragazzo si fece determinato, e noncurante della folla che si dirigeva dalla parte opposta si fece largo lasciando le sue amiche a chiamarlo spaventate. Nel frattempo l’uomo ciccione usciva e si lasciava chiudere la porta alle spalle. A ripensare a come fosse il locale prima, il ragazzo si stupì di quante persone contenesse. A fatica arrivò alla porta posteriore e la aprì con un gesto deciso. Si ritrovò in un vicolo che non aveva mai visto. Strano, abitava lì fin da quando era piccolo e la città non era poi così grande. In ogni caso dell’uomo ciccione non ve ne era traccia. Il ragazzo si guardò attorno con foga facendo qualche passo all’interno del vicolo ma nulla. Ne dalla parte che si affacciava sulla strada, ne da quella che si chiudeva con un muro. Pensò che l’uomo era troppo grasso per aver scavalcato, così si diresse verso la strada. Una volta raggiunta guardò a destra e a sinistra. Nulla. Solo qualche persona solitaria. Era insolito trovare la strada così vuota a quell’ora ma probabilmente la maggior parte delle persone si era diretta dall’altra parte a causa dell’incidente. Al ragazzo non restò altra scelta che rientrare mentre i colori della notte iniziavano a riempire il cielo già scuro di suo. Aprì la porta, e quello che trovò lo immobilizzò sull’uscio. Tutti erano seduti ai loro posti immersi nel vociare tipico dei locali nei mesi più freddi. Anche le sue amiche erano al tavolo, serene e sorridenti. Lo videro da lontano e gli fecero cenno di avvicinarsi. Lui titubante accolse l’invito.

«Ma quanto ci hai messo?» chiese una delle sue amiche. La conosceva da qualche anno ormai, eppure era come se solo in quel momento si fosse accorto che era bionda e che avesse dei trafiggenti occhi color ghiaccio.

«Io… Siete già rientrate? Come stanno le persone?» chiese lui

Le ragazze si scambiarono qualche sguardo confuso.

«Quali persone? Siamo tutte qui» chiese la sua fidanzata.

Lui la fissò immobile qualche istante. Non capiva, non sapeva cosa dire. Si sporse in avanti per guardare fuori dalla vetrata. Nulla. Solo la pioggia che scendeva. Non c’erano tracce ne di incidenti ne di vittime.

«Amore stai bene?» gli chiese lei.

Il ragazzo la guardò. Eppure non riusciva a distinguerne i tratti. La vedeva con chiarezza, ma se qualcuno gli avesse chiesto di descriverla in quel momento probabilmente non ne sarebbe stato in grado.

«Si sto…»

In quell’istante un uomo entrò nel locale. Era alto, grasso e unto. Il ragazzo lo aveva già visto. Lo osservò mentre si sedeva al bancone e ordinava una birra alla cameriera.

Le amiche al tavolo guardarono prima il ragazzo, poi si voltarono nella direzione del suo sguardo.

«Inizia a farmi paura» disse la fidanzata.

«E quello?» disse lui

«Chi il ciccione?» chiese la bionda.

«Chi altri? Non vi ha più dato fastidio?»

Le amiche si scambiarono degli sguardi incerti.

«Fastidio? Io non l’ho mai visto» disse l’altra.

L’uomo poggiò la birra sul bancone dopo averne bevuto una lunga sorsata e si guardò intorno. L’occhio cadde nella zona del locale dove era seduto il gruppo di amici. Poi si alzò e si diresse verso di loro.

Il ragazzo lo osservava con attenzione e in silenzio, tenendogli lo sguardo incollato addosso.

«Non muovetevi e state calme» disse

«Ma che dici?» lo interrogò la bionda

Il ragazzo neanche rispose e continuò a guardare il ciccione avvicinarsi minaccioso verso di lui. Sempre più vicino, passo dopo passo. L’uomo grasso incrociò lo sguardo del ragazzo. Ora i due si guardavano intensamente. Ormai il ciccione era a un metro dal ragazzo.

«Che hai da guardare, amico?» gli chiese. La sua voce era cavernosa, ma non aveva alcunché di minaccioso. Il giovane restò imbambolato a fissarlo con sguardo incerto.

«È solo un po’ stanco» disse la sua fidanzata alzandosi e tirandolo per un braccio verso la seduta. L’omone fece una faccia di scherno e si avviò verso il bagno.

«Sembra che Alice si sia di nuovo persa nel paese delle meraviglie» ironizzò l’amica.

Era mattina e il ragazzo stava facendo colazione. Accese la tv. Si parlava di un grave incidente avvenuto il giorno prima davanti ad un locale.

Lo conosceva, ma non ricordava con certezza se ci fosse mai stato o meno. Quando sulla tv furono mostrati i volti delle vittime dell’incidente, uno in particolare attirò la sua attenzione. La foto in oggetto non era a colori, ma le lentiggini del viso fecero pensare al ragazzo che la vittima avesse i capelli rossi. Percepì che l’aveva già vista da qualche parte, ma non ne fu sicuro. Si chiamava Alice.

Come vorresti proseguisse la storia?

  • Uno psicologo conduce la seduta di un paziente (25%)
    25
  • Il giovane entra in un locale che ha attirato la sua attenzione a causa dell'insegna: Alice's Lounge (0%)
    0
  • Il giovane e la ragazza dai capelli rossi si incontrano (75%)
    75

Voti totali: 4

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13 Commenti

  1. Facciamogli incontrare la rossa.
    La prima parte mi è sembrata confusa, faticosa. Secondo me dovresti prendere il tempo di rileggere un paio di volte in più: vedresti e elimineresti le ripetizioni e anche un po’ di dettagli inutili. Il passaggio in cui esce, cercando il grassone è pieno di verbi “superflui”: apre, chiude, esce, poi è uscito… Non per romperti, eh? Sono riflessioni che faccio anche con me stessa: ridurre verbi e dettagli all’essenziale da più ritmo a una scena d’azione.
    Invece il pezzo da quando torna al tavolo alla fine è molto più riuscito e piacevole da leggere, secondo me.
    Continua a ricordarmi “Fringe” e adoravo quella serie.
    Ciao

  2. Ciao,
    immagino, a questo punto, che la mancata caratterizzazione dei personaggi abbia un fine utile alla storia. Hai utilizzato due capitoli per parlare dell’incidente, quindi presumo che possa avere un peso nella costruzione della trama.
    Vediamo se la seduta con lo psicologo riesce a fare un po’ di chiarezza…
    Alla prossima!

  3. Il giovane e la ragazza si incontrano.
    Ciao Sistema.
    Una declinazione interessante di presenti multipli, poi scopriremo se “reali” o simulati. Ammesso che la distinzione tra reale e simulato abbia senso, se non riesci a distinguere l’uno dall’altro 😀
    Attenzione al “né” congiunzione negativa. Se il problema è il carattere speciale, nella pagina di pubblicazione c’è, nel menu sopra lo spazio in cui scrivere il testo, un’icona (omega maiuscola) dalla quale puoi inserire tutti i caratteri speciali che vuoi. Mi pare che ci sia anche la “é”.
    Ciao, a presto

  4. Ciao Sistema,
    dopo l’incidente, direi.
    Sai, una delle critiche più insistenti sul mio ultimo racconto era a proposito dei troppi personaggi, i miei avevano nome e cognome, il che, probabilmente, complicava ancora di più le cose… Tu hai inserito diversi personaggi nel tuo incipit, a nessuno hai dato un nome (a parte il nomignolo) e ne hai caratterizzato tre, appena un po’ di più degli altri.
    Occhio ai refusi, rileggi sempre prima. Ti assicuro che non è mai troppo.
    Un altro consiglio: evita i troppi accadimenti o colpi di scena, ingarbugliano la storia e la ridono meno credibile.
    Aspetto il prossimo episodio!
    p.s. il tuo incipit mi è piaciuto o avrei evitato di commentarlo 😉

  5. Subito dopo l’incidente.
    Ciao, Sistema 🙂
    Il primo capitolo è forse un po’ presto per fare alcune considerazioni che pure mi verrebbero in mente: tipo il modo in cui hai reso l’atteggiamento dell’uomo sovrappeso, così borderline da poterlo considerare poco realistico… però questo potrebbe essere un effetto voluto, quindi, se è così, è addirittura una nota di merito.
    Non riesco a togliermi dalla testa un racconto breve di P.K. Dick, chissà che il tuo non abbia qualcosa in comune con quello.
    Il tuo incipit incuriosisce ed invoglia a leggere il seguito, ma ci sono alcune cose che un po’ appesantiscono la lettura. Voglio essere originale e non parlo di parole troppo ricorrenti, parlo di focalizzazione dei personaggi. In questo capitolo ci fai sapere che ci sono molte ragazze (quattro?) un ragazzo, un uomo e una donna. Ma non sappiamo molto di più di loro. Sarebbe stato utile far dire a qualcuno qualche nome, o discernere tra una ragazza e l’altra con qualche caratteristica fisica, così da riferirsi a lei – che so? – come “la bionda” o magari “la strabica” 😀
    Trucchetti, insomma, che però aiutano il lettore e consentono anche a chi scrive di rendere meno piatte le scene.
    Il mio umile consiglio, uno dei pochi che sono in grado di dare, è perciò il seguente: rileggi molte volte prima di pubblicare. Non solo allo scopo importantissimo di individuare i refusi. Anche per individuare e sfoltire le ripetizioni. Ogni parola doppia eliminata ti costerà la ricerca di un sinonimo o di una perifrasi, con conseguente “ricalcolo” dei cinquemila caratteri, ma è un esercizio utile e che dà i suoi frutti.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw, sono molto d’accordo nel caratterizzare i personaggi nella loro fisicità in modo da potercisi riferire con termini differenti dai troppo ricorrenti “ragazzo” o “ragazza”. Purtroppo sono stato “fregato” dal limite di battute che nello scrivere la storia non sapevo esistesse, così ho dovuto togliere molto fra cui le caratterizzazioni fisiche. Ora so che c’é e chiaramente ne terrò conto. Grazie caro, a presro

  6. Continuiamo con gli strani incontri. Una settimana dopo.
    Il tuo incipit mi ha fatto pensare a un episodio di Fringe: strani incontri, gente che sa cose, che conosce il futuro, mondi paralleli?
    Spero non ti dispiaccia, ho un appunto sullo stile: forse sono volute, ma le ripetizioni sono tantissime e secondo me tolgono ritmo.
    Conta il numero di “ragazzo/a/i/e” nel testo: deve essere impressionante.
    L’introduzione da “Era” a “accese”, poi, ne è zeppa. A volte avresti potuto sottintendere o trovare un sinonimo. E il paragrafo sulla sconosciuta fuori dalla vetrata contiene troppi aggettivi: con un paio in meno sarebbe più incisivo, penso.
    A parte questo mi piace molto: “Bevi il tè e colora il diario, Alice” è una frase enigmatica di super effetto.
    Sono molto curiosa.
    Ciao

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