Io non sono qui

Bevi il tè, Alice

Era una giornata estremamente cupa e la città continuava nel suo caos giornaliero. Dentro un locale, seduto al tavolo in prossimità della vetrata, c’era il ragazzo. Assieme a lui tre ragazze di bell’aspetto animatamente coinvolte in una discussione. Il ragazzo guardava fuori completamente perso nei suo pensieri. Poi, un particolare catturò la sua attenzione. Una ragazza. Non seppe bene perché ma gli fece effetto. Non la vide bene perché lei le dava le spalle. Lui la osservò tutta imbacuccata nel cappotto, avvolta nella grande sciarpa e coperta da uno spesso cappello di lana che lasciava cadere sulle spalle alcune ciocche dei mossi e folti capelli color ruggine. Nonostante non la vedesse bene, il ragazzo notò dal profilo che doveva essere una ragazza molto bella. A qual punto lei estrasse una sigaretta dal pacchetto e l’accese.

«Hei hai capito? Ci sei?» chiese una delle amiche.

Il ragazzo si voltò di scatto verso di lei «Cosa?» chiese con aria distratta.

«Hai sentito almeno qualche parola di quello che abbiamo detto?» continuò la ragazza.

«Sembra che Alice si sia di nuovo persa nel paese delle meraviglie» ironizzò l’altra amica, quella seduta proprio davanti al ragazzo. Tutte e tre le ragazze risero.

«Io…» con aria assorta si rigirò di nuovo verso la vetrata, cercando la ragazza dai capelli color ruggine. Niente. Come se non fosse mai esistita.

«Ohhh, lasciate stare il mio amore!» Disse la ragazza accanto a lui, e nel farlo lo abbracciò «E poi, più che Alice assomiglia al Cappellaio Matto» e lo baciò.

«C’era una…donna che…» disse il ragazzo con aria confusa mentre le ragazze lo guardavano. Una fece addirittura il gesto del matto con il dito, ma lui non se ne accorse nemmeno. Così la sua attenzione si focalizzò di nuovo sul gruppo «Beh, di che parlavate?»

A quel punto un uomo entrò nel locale. Era alto, sovrappeso e aveva i capelli lunghi e unti. Si diresse verso il bancone e li si sedette. La cameriera gli si avvicinò con calma.

«Una birra» fece l’uomo senza nemmeno guardarla in faccia.

«Che tipo di birra?»

«Una birra…Puttana» sibilò l’uomo.

La donna lo osservò qualche istante, poi senza proferire parola gli preparò la birra.

Dall’altra parte del locale i ragazzi stavano ancora conversando. Le due amiche erano impantanate in un discorso riguardante dei regali di compleanno mentre il ragazzo e la sua fidanzata le osservavano quasi ipnotizzati dalla scena. La ragazza era accoccolata sul petto del ragazzo.

«Sei strano oggi» affermò lei.

«Più del solito intendi?»

«Per quanto sembri impossibile…si»

«Ti sto mettendo alla prova»

La ragazza sorrise «Ah quindi sarebbe un test?»

In quel momento l’uomo grasso al bancone ricevette la birra. Come la cameriera la appoggiò sul bancone, lui la afferrò e avidamente ne bevve una lunga sorsata. Poi la riappoggiò sul bancone e si guardò attorno. Notò il tavolo di ragazzi. Così afferrò la birra e si diresse verso di loro.

«E non lo stai superando» scherzò il ragazzo.

La ragazza colpì il fidanzato con uno schiaffetto «Cosa? Guarda che me ne potrei anche andare!»

«Lo dici tanto per dire»

«Non mettermi alla prova»

«Tu non vivi senza di me»

«Affondata» disse la ragazza, che subito lo baciò. Proprio in quel momento l’ormone grasso arrivò da loro.

«Ma che carini. Posso averne un po’ anche io?» tuonò.

I due fidanzati si staccarono immediatamente e le due ragazze con loro smisero prontamente di parlare.

«Come dice?» chiese il ragazzo

«Ho chiesto se posso averne un po’»

«Di cosa?»

«Ma che sei scemo? Della fichetta che ti stai strizzando li accanto»

Al suono di quelle parole il ragazzo istintivamente scattò in piedi

«Ma che cazzo dici?» tuonò

«Amore no» disse la ragazza alzandosi con il fidanzato e trattenendolo.

Le altre due amiche al tavolo erano immobili a guardare la scena.

«Che ti fai difendere dalla fichetta? Eh frocetto?»

Il ragazzo non rispose e restò immobile a fissarlo.

«Ho intenzione di scoparmela per bene sai?» continuò «vedrai come me la scopo. Quando avrà finito con me non si ricorderà neanche il tuo cazzo di nome!»

Così l’uomo grasso allungò la mano per afferrare il gomito della ragazza. Il ragazzo scattò. Si gettò con tutte le sue forze addosso all’omone, che nell’energia venne spinto indietro addosso al bancone. Con un gesto rapido spaccò il boccale di birra e puntò i vetri affilati alla gola del ragazzo con una mano, mentre con l’altra lo teneva immobile. Così, gli si avvicinò all’orecchio e gli sussurrò «Bevi il tè e colora il diario, Alice»

A quel punto nel locale tutto era immobile, in silenzio.

«Lascialo subito o chiamo la polizia» disse la cameriera.

«Ohhh, io credo che avranno qualcosa di più importante di cui occuparsi». L’omone allentò la presa sul ragazzo e si mise a fissare fuori dalla vetrata.

Iniziava a piovere. Fuori il mondo procedeva come sempre. Poi un camion impattò fragorosamente con un taxi. Nell’impatto sbandò e curvò verso sinistra andando ad invadere in pieno lo spazio delle strisce pedonali proprio mentre cinque pedoni stavano attraversando. Li prese in pieno. Poi tutto si fermò.

In che momento preferiresti proseguisse a storia?

  • Un anno dopo, da un avvenimento inaspettato per strada. (25%)
    25
  • Una settimana dopo, in uno strano incontro su un autobus. (25%)
    25
  • Subito dopo l'incidente, nel locale. (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

13 Commenti

  1. Facciamogli incontrare la rossa.
    La prima parte mi è sembrata confusa, faticosa. Secondo me dovresti prendere il tempo di rileggere un paio di volte in più: vedresti e elimineresti le ripetizioni e anche un po’ di dettagli inutili. Il passaggio in cui esce, cercando il grassone è pieno di verbi “superflui”: apre, chiude, esce, poi è uscito… Non per romperti, eh? Sono riflessioni che faccio anche con me stessa: ridurre verbi e dettagli all’essenziale da più ritmo a una scena d’azione.
    Invece il pezzo da quando torna al tavolo alla fine è molto più riuscito e piacevole da leggere, secondo me.
    Continua a ricordarmi “Fringe” e adoravo quella serie.
    Ciao

  2. Ciao,
    immagino, a questo punto, che la mancata caratterizzazione dei personaggi abbia un fine utile alla storia. Hai utilizzato due capitoli per parlare dell’incidente, quindi presumo che possa avere un peso nella costruzione della trama.
    Vediamo se la seduta con lo psicologo riesce a fare un po’ di chiarezza…
    Alla prossima!

  3. Il giovane e la ragazza si incontrano.
    Ciao Sistema.
    Una declinazione interessante di presenti multipli, poi scopriremo se “reali” o simulati. Ammesso che la distinzione tra reale e simulato abbia senso, se non riesci a distinguere l’uno dall’altro 😀
    Attenzione al “né” congiunzione negativa. Se il problema è il carattere speciale, nella pagina di pubblicazione c’è, nel menu sopra lo spazio in cui scrivere il testo, un’icona (omega maiuscola) dalla quale puoi inserire tutti i caratteri speciali che vuoi. Mi pare che ci sia anche la “é”.
    Ciao, a presto

  4. Ciao Sistema,
    dopo l’incidente, direi.
    Sai, una delle critiche più insistenti sul mio ultimo racconto era a proposito dei troppi personaggi, i miei avevano nome e cognome, il che, probabilmente, complicava ancora di più le cose… Tu hai inserito diversi personaggi nel tuo incipit, a nessuno hai dato un nome (a parte il nomignolo) e ne hai caratterizzato tre, appena un po’ di più degli altri.
    Occhio ai refusi, rileggi sempre prima. Ti assicuro che non è mai troppo.
    Un altro consiglio: evita i troppi accadimenti o colpi di scena, ingarbugliano la storia e la ridono meno credibile.
    Aspetto il prossimo episodio!
    p.s. il tuo incipit mi è piaciuto o avrei evitato di commentarlo 😉

  5. Subito dopo l’incidente.
    Ciao, Sistema 🙂
    Il primo capitolo è forse un po’ presto per fare alcune considerazioni che pure mi verrebbero in mente: tipo il modo in cui hai reso l’atteggiamento dell’uomo sovrappeso, così borderline da poterlo considerare poco realistico… però questo potrebbe essere un effetto voluto, quindi, se è così, è addirittura una nota di merito.
    Non riesco a togliermi dalla testa un racconto breve di P.K. Dick, chissà che il tuo non abbia qualcosa in comune con quello.
    Il tuo incipit incuriosisce ed invoglia a leggere il seguito, ma ci sono alcune cose che un po’ appesantiscono la lettura. Voglio essere originale e non parlo di parole troppo ricorrenti, parlo di focalizzazione dei personaggi. In questo capitolo ci fai sapere che ci sono molte ragazze (quattro?) un ragazzo, un uomo e una donna. Ma non sappiamo molto di più di loro. Sarebbe stato utile far dire a qualcuno qualche nome, o discernere tra una ragazza e l’altra con qualche caratteristica fisica, così da riferirsi a lei – che so? – come “la bionda” o magari “la strabica” 😀
    Trucchetti, insomma, che però aiutano il lettore e consentono anche a chi scrive di rendere meno piatte le scene.
    Il mio umile consiglio, uno dei pochi che sono in grado di dare, è perciò il seguente: rileggi molte volte prima di pubblicare. Non solo allo scopo importantissimo di individuare i refusi. Anche per individuare e sfoltire le ripetizioni. Ogni parola doppia eliminata ti costerà la ricerca di un sinonimo o di una perifrasi, con conseguente “ricalcolo” dei cinquemila caratteri, ma è un esercizio utile e che dà i suoi frutti.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw, sono molto d’accordo nel caratterizzare i personaggi nella loro fisicità in modo da potercisi riferire con termini differenti dai troppo ricorrenti “ragazzo” o “ragazza”. Purtroppo sono stato “fregato” dal limite di battute che nello scrivere la storia non sapevo esistesse, così ho dovuto togliere molto fra cui le caratterizzazioni fisiche. Ora so che c’é e chiaramente ne terrò conto. Grazie caro, a presro

  6. Continuiamo con gli strani incontri. Una settimana dopo.
    Il tuo incipit mi ha fatto pensare a un episodio di Fringe: strani incontri, gente che sa cose, che conosce il futuro, mondi paralleli?
    Spero non ti dispiaccia, ho un appunto sullo stile: forse sono volute, ma le ripetizioni sono tantissime e secondo me tolgono ritmo.
    Conta il numero di “ragazzo/a/i/e” nel testo: deve essere impressionante.
    L’introduzione da “Era” a “accese”, poi, ne è zeppa. A volte avresti potuto sottintendere o trovare un sinonimo. E il paragrafo sulla sconosciuta fuori dalla vetrata contiene troppi aggettivi: con un paio in meno sarebbe più incisivo, penso.
    A parte questo mi piace molto: “Bevi il tè e colora il diario, Alice” è una frase enigmatica di super effetto.
    Sono molto curiosa.
    Ciao

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Usando i nostri servizi dai acconsenti all'uso dei cookie maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi