Immagino un mondo

Ho visto me

Senza necessariamente rallentare il mio percorso mi fermai ad osservare una coppia. I due, mano nella mano, si cercavano con quei piccoli gesti che ad un occhio poco allenato possono sembrare ipocriti, ma che in realtà sono un’espressione di complicità.

Questa complicità l’ho persa quando ho chiuso gli occhi davanti alle sue gelide mani. Le giornate trascorrono inermi da quando ho perso il mio lato preferito del letto dove abitualmente mi giravo.

Mi rendo conto che non riesco più a vivere senza questa complicità.

“Ti piacerebbe incontrare la tua vera anima?” davanti ad una simile domanda non c’è una possibile risposta, soprattutto se a fartela è un impresario di pompe funebri, anche se credo che il suo ruolo fosse solo collegato in quel determinato mondo di scatole di legno. “Fin da quando nasciamo, ma non possiamo ricordarcelo, noi parliamo continuamente con noi stessi, ma non sprecando i nostri pensieri nel vuoto insensato. Noi riceviamo risposte”.

Questi discorsi in un attimo frenetico di passività traumatica mi resero le cose ancor più nebbiose e colleriche, ma captai quello che mi poteva servire per tirare avanti. Cioè tutto.

“Ti potresti chiedere: perché allora se abbiamo questo potere lo perdiamo e ce ne dimentichiamo? Perché incontriamo per la prima volta gli occhi degli altri” i pensieri vorticosamente mi diedero la nausea “in quello specchio, dove la nostra anima si riflette, diciamo: eccolo! è lui! Lui è noi! Lentamente ci allontaniamo da noi stessi.”

Dopo la giornata di lunghe lacrime mi ritrovai con un indirizzo in mano. Non sapevo minimamente dove stavo per recarmi o se realmente era nelle mie volontà trovarmi lì, ma in una svolta nascosta del mio essere qualcosa mi diceva di andarci. Mi ritrovai davanti ad un parco. Il mio occhio era stranamente attratto dal centro della piazzola dove i giochi dei bambini si intrecciavano confusi, ma non ci feci caso inizialmente. Porta chiusa, suonai. Non conoscevo il vero motivo per essere lì in quel momento. Forse volevo un’altra possibilità. Scale. Nella vita si comincia a volere innumerevoli cose. Cose da mettere dentro altre cose. Cose che spingono altre cose fuori dalla nostra volontà. Campanello e altra porta che si apre. In questo caos di volontà e avere c’è qualcosa sotto il tappeto che ci suggerisce quali di queste cose vogliamo veramente avere. Magari qualche volta ci fa cadere o ci fa perdere le cose per farci rendere conto che in fin dei conti non è poi così importante.

Un saluto cordiale. Seduto in sala d’attesa. Sottolineiamo con il pennarello rosso il nostro piano, che si trasforma in pianto quando non è possibile toccarlo.

Una porta si apre. Entro.

Fu in quel momento di rara estraniazione che vidi me.

In una stanza asettica, bianca e spoglia, vidi me stesso. In piedi, alto, non troppo diverso da quello che mi sarei aspettato di vedere in uno specchio. La prospettiva non mi aiutava. Vestiva come me, con marcata eleganza bitorzoluta.

Rimasi come congelato in un contenzioso tra realtà e incubo. Le gambe formicolavano come davanti ad un pericolo, ma non reale, un pericolo di ghiacciato stupore.

“Quella è la tua anima” disse un uomo senza nemmeno annunciare il suo arrivo “sei te, come sei e come vorresti essere”.

I miei occhi erano rapiti come se il loro centro di gravità fosse sempre stato quel punto. All’improvviso un senso di colpa nerboruto mi si piazzò davanti alla vista. Mi ero per un attimo dimenticato di quello che avevo perduto, perché per tutta la vita in realtà cercavo me stesso?

“Non le posso rivelare i dettagli, ma questo processo è il migliore per quanto riguarda la perdita di una persona così cara. Diciamo un esperimento molto difficile e arrogante. Ma vogliamo che lei sia il primo a provare.”

Provare cosa? A trovarmi faccia a faccia con i miei incubi primitivi o ad essere accolto dalla persona che più mi conosce su questa terra?

“Può solo stare qui ad ammirarlo se vuole, oppure può andare a toccare”.

Non potevo più aspettare. I passi erano stranamente leggeri sul pavimento di marmo. Non c’era niente che poteva distrarmi dal mio obiettivo. Una nostalgia mai provata e un ricordo nuovo. Fu allora che mi guardò. Io e me stesso ci guardammo, come in un colpo di fulmine innaturale. Come vedere un albero piegarsi elasticamente dalla spinta di un dito gigante o una lumaca non spiaccicarsi sotto le ruote di uno schiacciasassi.

Forse mi sarei accontentato di uno sguardo, ma la curiosità era troppa, volevo chiedere quello che veramente ho sempre voluto chiedere a me stesso. Qualcosa che non chiederesti mai a nessuno, perché nessuno è te, e solamente te stesso potrebbe rispondere ad una simile domanda. Ma sarà veramente anche me stesso all’interno? Forse non dovrei parlarci. Dovrei farmi solamente cullare dalla meravigliosa tecnologia davanti a me, un onore dato a pochi.

A meno di un metro di distanza e con il rumore di sottofondo di gioia e illusione fuori da un’anonima finestra l’altro me stesso aprì la bocca.

“Come sono di spalle?” mi chiese. 

Il protagonista impazzirà?

  • Il protagonista diventa l'altro, il prodotto del futuro che cerca di capire come funziona il mondo in cui si trova. (67%)
    67
  • Il protagonista non impazzisce e porta a casa il suo altro se stesso per iniziare una nuova eccentrica vita. (0%)
    0
  • Il protagonista impazzisce, in preda ad un panico innaturale e ad un ansia incontrollabile, colpisce l'altro se stesso e tutti i presenti. (33%)
    33
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7 Commenti

  1. Ciao,
    molto complicato da comprendere, ma d’altronde la ricerca di se stessi non è da meno. Il tutto si svolge tra salti temporali virtuali? Non sono certa di aver capito, ma mi pare sia andata così.
    Questo capitolo, aggiunge qualcosa ma fa nascere, al contempo, nuovi interrogativi.
    Chi sta cercando davvero il protagonista? Erika morirà davvero nel futuro o è solo una possibilità?
    scusa, troppe domande. Immagino che risponderai con i prossimi capitoli.
    Comunque bravo, mi è piaciuto.

  2. Ciao Benjamin
    La tematica della ricerca di se stessi e della lotta con la propria ombra è interessante e anche complessa da esporre. Lo specchio riflette, fisicamente, l’immagine delle cose al contrario e, metaforicamente, riflette quello che uno è. Tuttavia non è, di per sé, la realtà.
    Ti sono sfuggite alcune ripetizioni di parole che appesantiscono il testo (complicità, cose…) e non aiutano la scorrevolezza della lettura.
    Il protagonista diventa l’altro (siamo nel genere fantascienza:-))
    Vediamo dove ci vuoi portare

  3. Ciao,
    il tuo incipit è certamente interessante e ben esposto,
    ti confesso, però, che sono un po’ perplessa. La prima lettura del tuo testo mi ha incuriosito, tuttavia ho come l’impressione che celi qualcosa di indefinito e di non detto che, a lungo andare, può risultare fastidioso.
    Non ho capito cosa è capitato al protagonista, ha avuto un lutto, ha perso la persona amata? O ha solo perso se stesso?
    il passaggio da un tempo verbale all’altro è una scelta stilistica?
    Direi che diventa l’altro, perché visto il suo stato d’animo mi pare possa essere la soluzione migliore.
    Aspetto il prossimo

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