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Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Julius? Rapirà la ragazza (100%)

WELCOME TO CHICAGO CITY

«Se seguissi il mio istinto ti aprirei la gola come una scatoletta di carne, ma sei una Ghawaci e potresti tornare molto utile.» disse Julius sbavando. La lanciò contro alcuni uomini incappucciati, che la presero e la trascinarono in un’auto.

«Quanto a te, buona passeggiata!» e lo colpì alla nuca facendogli perdere i sensi.

Si risvegliò che il sole stava sorgendo dalle colline ad est, con un forte mal di testa. Il suo fuoristrada era sparito, rubato sicuramente dai Vandali. Si toccò la nuca nel punto dove la sera precedente Julius lo colpì. Una scossa di dolore gli percorse tutto il corpo e delle crosticine di sangue raggrumato gli rimasero attaccate alle dita.

«Maledetto Julius, giuro che questa me la paghi!» disse Mark, poi gli venne in mente della ragazza. «Galian! Galian! Dove sei?» gridò a squarciagola, ma non ottenne risposta. Riprovò e riprovò svariate volte ma nulla, nessuno rispose. Cercò delle impronte di pneumatici o di umani ma il forte vento notturno aveva cancellato tutto.

Sconfortato e demoralizzato decise di avviarsi verso un po’ di civiltà, in cerca di aiuto e di viveri. S’incamminò verso est pensando a Galian, la figlia Ghawaci, non imparentata biologicamente con lui, ma che giurò di proteggerla a qualsiasi costo. Dalla tasca sinistra dei pantaloni estrasse due barattolini di plastica, uno blu e l’altro giallo, e prese due pillole da ciascun recipiente. Le inghiottì sovrappensiero. Erano pillole alimentari, che non placavano i morsi della fame, ma che fornivano un notevole sostentamento in casi particolari come quello in cui si trovava Mark. Camminò tutto il giorno senza trovare anima viva o i resti di un qualche insediamento umano o alieno. Il sole era quasi totalmente sparito dietro i monti ad ovest e il vento notturno cominciò a soffiare con una certa violenza. Mark si guardava attorno con una certa insistenza nella speranza di trovare un rifugio per la notte. In giro non c’era altro che terreno bruciato dal sole, polvere e sassi. L’oscurità oramai imminente limitava molto il suo campo visivo e li vento forte non migliorava di certo la situazione. La sabbia alzata costrinse Mark a rallentare notevolmente la marcia. Estrasse un paio di barrette al fosforo dall’impermeabile e le ruppe, generando una discreta quantità di luce. Continuò a camminare fino a quando il suo piede destro schiacciò qualcosa di metallico, come una lastra leggermente interrata. Si chinò e spostò quel poco di terra che la ricopriva, quel che lesse lo scioccò.

 

WELCOME TO CHICAGO CITY

 

Non poteva essere! Era una delle ultime roccaforti umane rimaste dopo la seconda guerra termonucleare contro i Kerliniani e lì sembrava che non ci fosse nulla se non il deserto. La rabbia e lo sconforto presero il sopravvento. Quella era la sua meta dove avrebbe dovuto tenere al sicuro Galian, un luogo protetto dove chiedere asilo e nascondersi da tutti coloro che la stavano cercando. Se realmente era sparita dove si sarebbe rifugiato ora? Sulla costa est degli ex Stati Uniti era la città più sicura; Washington e Detroit erano un cumulo di macerie, New York, Boston e Philadelphia erano abitate dalle peggior razze aliene esistenti nell’universo e Miami era troppo lontana per essere raggiunta.

Col morale sottoterra decise di proseguire sperando che il cartello si fosse stato spostato dal vento. Speranza che si infranse poco dopo, quando, nella flebile luce delle barrette, davanti a lui si materializzò l’imponente muro metallico che delimitava il confine della città. Era buio, non c’era nessuno a guardia di esso e tutto sembrava abbandonato. Percorse il perimetro esterno della muraglia in direzione nord, fino a giungere ad un portone divelto e annerito. Il nulla vide se non una leggera lingua di fumo in prossimità dell’entrata.

Cosa Farà Mark?

  • Entrerà per trovare riparo per la notte. (100%)
    100
  • Continuerà con il perlustrare il perimetro di Chicago. (0%)
    0
  • Andrà alla ricerca di una nuova città. (0%)
    0

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3 Commenti

  1. Ciao Karma,
    spero non me ne vorrai ma vorrei farti notare alcuni errori che, nonostante l’ora tarda e la distrazione, sarebbe meglio evitare quando si pubblica un testo:
    ripetizioni:
    -certa violenza
    -certa insistenza

    Spiegazioni che non servono nella narrazione:
    “Le inghiottì sovrappensiero. Erano pillole alimentari, che non placavano i morsi della fame, ma che fornivano un notevole sostentamento in casi particolari come quello in cui si trovava Mark.”
    errori di battitura:
    “ma che giurò di proteggerla a qualsiasi costo.”

    mi permetto di dirti questo perché, a quanto dici di te, ti stai cimentando nella scrittura di un libro. Bene, qualsiasi scritto ha bisogno di essere rivisto prima di vedere la luce, soprattutto se si ha intenzione di pubblicare altro. Quindi, il mio consiglio è sempre lo stesso: leggi, possibilmente ad alta voce, se una frase non ti convince cambiala, riduci al minimo le ripetizioni e cerca di trovare i refusi.
    Scusa, non voglio essere pedante ma immagino che tu sia giovane e quando lo ero io avrei tanto voluto che esistesse un posto come quello su cui scriviamo, e i consigli degli altri per migliorare.
    Alla prossima!
    p.s. cerca di leggere e commentare anche gli altri autori, così loro potranno leggere e commentare te, e riceverai altri preziosissimi riscontri.

  2. Ciao Karma,
    Un incipit alla Mad Max.
    Peccato per i molti errori di battitura, se posso permettermi: dovresti rileggere prima di pubblicare.
    E’ presto per giudicare, essendo solo il primo episodio, perciò mi fermo qui.
    Benvenuto, se sei nuovo, e aspetto il prossimo.
    Io dico che rapiscono la ragazza, diamo modo al racconto di svilupparsi…
    Alla prossima!

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