Punto cieco

Dove eravamo rimasti?

L'occhio clinico di Fenton noterà subito che nell'ufficio c'è un oggetto che stona. Quale? Un gatto di porcellana (71%)

Vulnerabile

Fu subito chiaro che Mocassino non l’avrebbe mollato. Fenton estrasse il Video-misuratore e lo manovrò per la stanza con gesti esperti mentre la mente gli fremeva.

“Tutto a posto. Manca solo il Sèvres”. Disse infine.

“Prego?”

“Il vaso.” Può farlo portare su quando vuole e disporlo su questo capitello.”

Un disagio educato comparve negli occhi del maggiordomo.

“Il Sèvres dell’800? All’ingresso?”

“Esatto.”

“Veramente non…”

“Ha da fare. Ha ragione, ovvio. Aspetti, ho visto due ragazzotti qui fuori piuttosto robusti che fanno al caso nostro.” Si affacciò al finestrone.

Mocassino gli sfiorò appena la spalla. Un tocco impercettibile. “NO…no. La prego. Ci penso io.”

***

Naturalmente il pc era protetto da password. Prima che quel damerino finisse di foderare il vaso e portarlo su per quattro rampe di scale, Fenton contava di avere qualche minuto. Nei film andavano per tentativi, ma a parte che non l’avrebbe mai azzeccata, conosceva bene il sistema operativo del PC e sapeva che avrebbe bloccato l’accesso dopo tre errori. Tamburellò coi guanti. Non aiutava avere su di sé gli occhi di un orribile gatto di porcellana che campeggiava sulla scrivania. Non c’era durante l’intervista, e Fenton immaginava il perché. Un obbrobrio, davvero, tanto più in quello studio raffinato. Avrebbe voluto girarlo, ma non osò.

Concentrò la mente a ricordare cos’era successo quando un giorno colleghi invidiosi si erano intrufolati nel suo pc non protetto da internista installandogli un virus che materializzava un pene gigante sullo schermo ed emetteva suoni osceni ad ogni comando vocale. Fenton udiva risatine sommesse dai cubicoli adiacenti, ma seppur furioso, non si era scomposto. Sapeva che se l’avesse fatto avrebbe perso.

Nell’ufficio principesco di Peers, come quel giorno nel mini cubicolo, premette in silenzio la sequenza di tasti che attivavano la console di emergenza, sin dalla versione 3.4.2 del software. Il Fenton passato e quello presente digitavano comandi velocissimi. Uno sentiva su di sé le orecchie avide dei colleghi; l’altro, gli occhi vigili del maggiordomo. Ma entrambi erano Fenton Smith, e non un coglione qualsiasi. Taptaptaptaptap. Lui era Fenton Smith, e nessuno gli rideva dietro. Taptaptaptaptaptaptap. Lui era Fenton Smith, cazzo!

Emergency override successful.

“Si!”

Insert DNA sample to continue.

“No. NO!” Un campione di DNA? Non c’era limite alla paranoia del vecchio bastardo? Nel panico totale squadrò la stanza. Mobili. Libri. Quel gatto orribile. Un cestino dei rifiuti.

***

Mentre guidava si ripromise che non avrebbe toccato niente finché non si fosse lavato le mani, guanti e tutto. Non fosse stato per quel fazzoletto sporco – e per il culo pigro da italiano di Gino – il suo piano disperato sarebbe di certo fallito. Invece, perlomeno aveva qualcosa. Non sapeva cosa, ma qualcosa.

Aprì la porta di casa che la testa gli scoppiava. All’entrata, un demone rossastro e sfocato balzò fuori dall’inferno e lo spaventò a morte.

Son of a BITCH! Firewall?” Il gatto era una massa informe nel suo campo visivo, e di un rosso doloroso. Fenton ci mise poco a realizzare.

Oh God, no. God, no!” gemette coprendosi gli occhi. Alla cieca sollevò Firewall e senza complimenti lo chiuse in camera da letto fra graffi e soffi furiosi dell’animale. Respirò a fondo. C’era poco tempo. Pochissimo.

Si medicò i tagli, si imbottì di antidolorifici e tra le lacrime riaccese il pc, connettendo la penna USB ultraveloce con tutti i dati di Peers che era riuscito a rubare. Per non sbagliare aveva scaricato quanto più poteva nel poco tempo che aveva, ma ci sarebbero voluti giorni per analizzare tutto, più le foto scattate ai fogli sparsi sulla scrivania. Confidò nell’intuito, che finora non lo aveva tradito, e iniziò a leggere.

Lo svegliò, la mattina dopo, un raggio di sole che filtrava, caldo, dalla finestra. Era tutto sudato e circondato di fogli. Firewall aveva finalmente smesso di grattare. Il suo primo pensiero fu che il mondo era merda e la vita dolore. Il secondo: ci vedeva ancora, il che lo risollevò un po’.

 Meccanicamente andò in bagno e si sciacquò il viso. Era un rottame. Ora della medicina. Recuperando l’Avetrax dalla stanza da letto liberò senza volerlo Firewall, che per fortuna schizzò via dal suo campo visivo e si nascose chissà dove. Si costrinse a riprendere le indagini, anche se gli stavano fruttando ben poco. Nomi, cifre e date fuori contesto, che potevano essere tanto registri di magazzino quanto i piani di Peers per conquistare il mondo.

Finché un documento in legalese colpì la sua attenzione. Era una diffida. No, una denuncia. Date recentissime. Tanti zeri. Una causa milionaria. Tra OGMagic e…

“West Lane Pharmaceutics”.

Dejà vu totale. Fenton conosceva quel nome. Ce l’aveva sulla punta della lingua.

No. Ce l’aveva in mano.

Avetrax. Il flacone mezzo pieno, ancora chiuso, rifletteva la luce solare. Prodotto e distribuito da…

West Lane Pharmaceutics.

E da quel che leggeva…la OGMagic ce l’aveva con loro.

Un bel po’.

Nel prossimo episodio, due personaggi nuovi faranno la loro comparsa. Ma come si chiamano? Da dove vengono?

  • Pedro & Ramòn, latinoamericani (18%)
    18
  • Nordstrom & Sven, finlandesi (82%)
    82
  • Grant & Jackson, americani (0%)
    0

Voti totali: 11

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128 Commenti

  1. Ciao Massimo
    Voto per gli svedesi e speriamo che il protagonista riesca in qualche modo a vendicarsi e a guarire.
    Firewall che appare all’improvviso mi fa sorridere perché ho un gatto coccoloso ma a volte, si comporta proprio come lui…anzi… rincara la dose anche con i morsi 😂😂
    Posso farti notare che la parola “cubicolo” l’hai scritta due volte in maniera troppo ravvicinata? Io avrei usato un sinonimo😋
    Ciao!
    Ilaria

    • Ciao Ilaria.
      Leggere della tua esperienza col gatto mi fa sorridere e mi conforta sapere che quel che ho scritto è plausibile.

      Grazie della segnalazione, le ripetizioni sono sempre un mio tallone d’Achille (o da killer, come diceva qualcuno :D)

      A presto!

  2. I finlandesi!
    Ciao Massimo.
    Il capitolo mi è piaciuto, soprattutto per il fatto che non ti dà proprio tutta la pappa pronta: invita il lettore a immaginare, a ragionare. A dedurre.
    Per questo non ti chiederò perché hai insistito tanto sul gatto di porcellana, né perché Fenton abbia rinunciato a spostarlo, so che lo saprò presto 😀
    Visto che so che apprezzi la cosa, ho provato a impegnarmi per trovare qualcosa su cui fare un’osservazione che potesse esserti utile. Alla fine (non senza sforzi 😀 ) ne ho trovato una piccola piccola:
    NO…no. (Mocassino)
    No. NO! (Fenton)
    Mi è saltato agli occhi anche perché l’intonazione che la scelta delle maiuscole suggerisce è analoga.
    Insomma, a così breve distanza, nella stessa scena, è quasi come sentire parlare due personaggi con la stessa voce.
    Ma è un’inezia del tutto trascurabile.
    Ciao, bravo, a presto!

    • Ciao JAW!
      ormai su The Incipit ti ho eletto a mio padrino, sappilo! L’attenzione che dedichi a leggere i miei capitoli è palese e te ne sono grato.

      In più, quel che segnali spesso passa sotto il mio radar. Come ho scritto sopra, dannate ripetizioni! Mi serve un thesaurus. E anche un thesaurus! 😀

      Al prossimo capitolo
      Massimo

  3. Vada per i finlandesi, sono meno inflazionati, anche per questioni demografiche, immagino.
    Avevo letto l’altra sera e non avevo capito tutto, ho riletto a mente (un po’) più lucida e mi sono resa conto che mi ero persa il fazzoletto. Prima pensavo che il dna l’avesse preso dal gatto. L’unica blanda critica che potrei fare è che il gatto di porcellana dell’opzione vincente è citato spesso ma senza influenza sulla storia, ma magari avrà un’importanza successiva che ora non vediamo.
    E magari Firewall avrebbe dovuto miagolare lamentoso più che graffiare e soffiare per protestare di essere rinchiuso. O allora è un gatto caratteriale.
    Davvero una bella storia.
    Ciao

    • Ciao Befana, ti ringrazio in particolar modo per non aver voluto dare un giudizio affrettato al capitolo, sicuramente uno di quelli che lasciano più lavoro di deduzione al lettore, finora.

      Il gatto di porcellana avrà un ruolo, e sarà importante. Non dico altro.
      Fidati di me 🙂

      Quanto al gatto vero, so che parlo con un’esperta, e cercherò di difendere le mie scelte:
      Nelle mie intenzioni, il comportamento mostrato da Firewall dovrebbe mostrare quanto poco socievole ed affettuoso sia. E’ un bel gattone maschio e si considera il padrone di casa. Il contatto non richiesto proprio non gli va a genio, tant’è che già nel primo capitolo ‘schiva’ le carezze, e in seguito rifiuta di mangiare se c’è qualcuno intorno. Essere preso alla sprovvista e sollevato, poi. Inaccettabile. Da cui la sua reazione “peperina”. A mia difesa, pur non avendo avuto mai gatti, ho avuto modo di parlare con padroni che si lamentavano appunto di questi confini ben definiti che un gatto maschio può tracciare in casa. Poi, naturalmente, sono come noi. Non ce ne sono due uguali.

      Grazie di tutto e a presto
      Massimo

      • Oh, e da amante ad amante dei gatti, ti consiglio un programma tv su cui mi sono documentato: “The Cat Whisperer”. In pratica, un addestratore di gatti che va di casa in casa a risolvere i problemi di padroni i cui gatti li fanno disperare per vari motivi. Il tizio è un grande, e il programma molto divertente.

        Ciao!

  4. Ciao Massimo
    Parlando di gatti,
    non ho capito bene perché il gatto di porcellana “stona” e che ruolo ha avuto, se ha avuto, in questo episodio.
    Povero Firewall. Un gatto che graffia e soffia quando vede il padrone anziché fare le fusa, avrà sicuramente dei buoni motivi, o no? Io non li ho capiti 🙂
    A parte questi dettagliucci, il capitolo scorre.
    voto i latinoamericani.

    • Ciao Maria!
      Forse avrei potuto spendere qualche parola in più su come il gatto (finto) stoni, è vero. Ho dato per scontato che il lettore si fidasse della parola e dell’esperienza di Fenton, che lo trova orribile e sicuramente non lo consiglierebbe ai suoi clienti.

      Quanto al ruolo…ti chiedo solo un po’ di pazienza. Arriverà. E sarà importante, prometto. 😉

      Firewall è un gatto poco convenzionale, indubbiamente, ma ho cercato fin da subito nella storia di enfatizzare quanto sia territoriale, poco affettuoso e con idee ben chiare su cosa gli piace e non gli piace. Essere sollevato all’improvviso e bruscamente, fosse anche dal suo padrone, ricade senz’altro nella seconda categoria. Le mani a posto, per favore.
      Forse vuol bene a Fenton, forse lo tollera, forse lo considera un semplice procacciatore di cibo.
      Chi può sapere cosa passa per la testa di un gatto?

      A presto, e grazie.
      Massimo

  5. Che arrivino i Finlandesi!
    Ciao Massimo.
    Altro bel capitolo. Sono sempre colpita dalla fantasia di chi scrive fantascienza, immagino si dovuto ad una sorta di “addiction” alla materia trattata.
    un piccolissimo neo, ma piccolo piccolo:
    “fra graffi e soffi furiosi” non so perché mi suona male, forse avrei preferito la preposizione “tra” e avrei aggiunto gli articoli a graffi e soffi.
    Ma è solo una mia idea…
    Intanto ti rinnovo i complimenti. E’ una bella storia e meriterebbe più attenzione!
    Have a great day today!

    • Ciao, Keziarica.
      Grazie perché segui ancora i miei deliri fantascientifici.
      L’allitterazione che mi segnali è…del tutto involontaria. Me ne sono accorto solo grazie a te, e concordo che “tra” ci stava meglio.
      Sulla popolarità della storia, non sai quanto io sia già felice di aver coinvolto te e gli altri lettori/scrittori fedeli come te. Sono uno scrittore pigro e la vostra motivazione mi aiuta tantissimo. Se poi qualcun altro mi leggerà, mi farà solo piacere.

      Have a jolly good one yourself!

    • Ehilà, Dragon!
      Mi rendo conto che in questo capitolo ho affidato molte chiavi importanti di deduzione alla lingua inglese, il che può creare dubbi.

      Ricostruisco meglio gli eventi:
      Fenton ha bypassato la password tramite la console del sistema operativo, attivando un reset di emergenza delle credenziali (emergency override). Una specie di “modalità provvisoria” di windows, se vogliamo.
      Dopodiché, si è trovato davanti un altro ostacolo: la richiesta di un campione di DNA di Peers da parte del computer (insert DNA sample to continue). Ha superato anche questo guardandosi intorno, e scoprendo nel cestino un fazzoletto sporco appartenuto a Peers, siccome Gino non aveva ancora pulito nello studio!
      Insomma, c’è mancato poco.

      Grazie del commento e a presto!
      Massimo

  6. Io ho una passione per i fermacarte di dubbio gusto ma credo di essere in netta minoranza.
    Sarò controcorrente anche nel commento, io avrei tagliato e reso più asciutta la prima parte: l’interazione col capo, la ricerca sul computer, i suoi stati d’animo. Dilungarsi sulla villa e i “dettagli” di Peers ci sta.
    Ciao

  7. Ricomincio da te, dopo essermi assentato per un po’.
    Il mio voto per il gatto è scontato.
    Nulla da eccepire, tranne il fatto che prima di sacrificare gli spazi tra la punteggiatura dovresti iniziare a eliminare avverbi e aggettivi di troppo (è una regola aurea usata nelle redazioni dei giornali, dove la forma conta e quindi gli spazi devono rimanere).

  8. Ciao Massimo,
    Voto il gatto…in una casa così lussuosa, il gatto di porcellana, magari stile giapponese😂😂, ci stona e non poco!!
    Ho notato che hai probabilmente dovuto accorciare il racconto. (Fai quello che faccio io: tolgo gli spazi tra il punto e l’inizio della frase… Io di solito faccio così quando mi accorgo di aver scritto troppo 😔 e mi dispiace tagliare alcuni periodi..). Purtroppo capita 🙄. Dal canto mio, se necessario, continuerò a farlo…
    Qui concludo e ti auguro un felice 2018.
    Ilaria

    • Ciao, Ilaria!
      Beccato in flagrante! 😀 e togliere gli spazi non è l’unico mezzo spregevole a cui sono ricorso. Ti dice niente sostituire le parole con sinonimi brevi? Tipo “lieto” al posto di “felice”? Ecco.

      Ma qui non ho limiti, quindi FELICE di averti ancora con noi. Buon anno anche a te!
      Massimo

  9. Be’, gatto, ovviamente.
    Ciao Massimo. Ma perché “inches” e non più semplicemente pollici?
    Mi ha anche destabilizzato scoprire che “Fenton Smith” non parla inglese, anzi, direi che parla italiano, se interpreto bene l’incontro con l’immigrante. 😀
    Il capitolo è scritto molto bene, come al solito, anzi, forse di più. Leggendo mi è venuta in mente solo un’osservazione: la parte descrittiva della villa è ben resa, è anche opportuna, ma mi domando quanto sia prioritaria rispetto al dipanarsi di una trama che deve compiersi in quindicimila caratteri. Insomma, volevi certamente rendere l’idea di un’opulenza smaccata, ma ribadisci lo stesso concetto sia prima che dopo, con diversi dettagli e considerazioni che hanno il vantaggio (a mio umile avviso) di apparire più “mostrati”. Sia chiaro, non è assolutamente una critica, la mia, al massimo il contrario: diciamo che sono un po’ invidioso, perché mi capita spesso di rinunciare a descrizioni simili temendo la mancanza di spazio 😀

    Ciao, Buon Anno, a presto

    • Caro JAW,
      Se sapessi che punto dolente hai toccato: lo spazio. Mi trovi infatti in un momento in cui sono scisso tra brutalizzare la storia che rimane perché finisca nei 10 capitoli, o creare una parte 2. A te che sei esperto di the incipit (anche perche mi fido molto del tuo giudizio) chiedo: è pratica comune oppure un brutto faux pas?
      Ad esempio avevo una descrizione accurata del viaggio di Fenton dalla porta di casa a Liverpool, completa di panoramica di New Chester, ma ahimè.

      Chiarisco il pasticcio che ho fatto nel linguaggio. Fenton e tutti gli altri personaggi parlano inglese corrente. Devo naturalmente volgere in italiano gran parte dei dialoghi per jl lettore, ma ogni tanto inserisco qualche opener o frase di circostanza in inglese per rammentarlo a chi legge. La battuta riguardante Gino è pronunciata da Mocassino, che mastica l’ italiano. Fenton non lo parla, ma ha riconosciuto la lingua.

      Inches è solo uno stupido anglismo. Nella distrazione non mi è passato per la testa che esiste l’equivalente “pollici” che sarebbe suonato molto meglio!

      Grazie come sempre per l aiuto che mi dai.
      Buon anno!

      • Hai ragione, la questione della lingua era abbastanza trasparente, ho ragionato usando i miei schemi mentali.
        Riguardo al resto che mi scrivi: avevo intuito che c’è molto di “non postato su TI” in questo racconto, l’ho immaginato proprio leggendo la descrizione della villa.
        Mi chiedi che ne penso di un prosieguo oltre i dieci capitoli. Non so se fai la domanda alla persona giusta. Provo a spiegarti come “funziono” io: delle storie che scrivo su theincipit all’inizio ho solo un canovaccio, un’idea che intendo sviluppare ponendomi lo stretto vincolo dei dieci capitoli. Spesso l’idea deraglia, va in direzioni che non mi aspettavo e mi adeguo. Non succede mai che scriva una parte della storia e la riadatti. Quando scrivo, so di poter usare solo cinquemila capitoli e penso, in base all’idea che ho in quel momento, a cosa *devo* far stare in quello spazio perché riesca a terminare in tempo. Questo implica molte rinunce, e spesso ho l’impressione di brutalizzare la storia, di comprimerla troppo, ma la storia estesa rimane solo nella mia mente, non ho mai provato a renderla su carta, quindi il “senso di perdita” è molto più lieve di chi magari ha davanti pagine “sudatissime” a cui deve rinunciare.
        Insomma, avrai capito che io non sono per i sequel, ma spero di averti illustrato anche la mia posizione, che può essere molto particolare ed è naturalmente solo mia, né più né meno giusta delle altre. Vorrei inoltre chiarire che ho letto molti sequel su questo sito e non ci trovo niente di male, anzi, onore a chi riesce a sviluppare un racconto più lungo e articolato di cinquantamila caratteri.
        Ma poi, per dimostrarti quanto mi contraddico, i tre racconti che ho scritto sono episodi collegati tra loro, e per quanto la mia idea è che possano essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, sono stato bonariamente accusato da qualcuno di aver fatto dei sequel 😀
        La storia in corso, lo avrai capito, è anch’essa collegata alle altre.
        Boh, mi sa che non ti sono stato molto utile 😀 😀

        • Perfetto, perfetto! Hai reso l’idea. Le conclusioni che ne traggo col tuo aiuto sono allora due: 1) Farò il possibile per attenermi ai dieci capitoli, tenendo a mente che in effetti purché la storia fili, nessuno a parte me potrà fare paragoni con come avrebbe potuto essere.
          2) Qualora proprio non ci riuscissi, mi arrenderò all’idea di un sequel sperando di mantenere i miei lettori.
          Credo che avrò una nozione più dettagliata di come stanno le cose appena avrò finito il prossimo capitolo.
          Grazie come sempre
          Massimo

  10. Ciao Massimo,
    una delle cose che caratterizzano maggiormente la capacità di narrare storie è l’aggiunta di particolari, in apparenza insignificanti, che girano intorno alla scena.
    Tu lo fai in maniera esemplare. Il cammino di Fenton verso l’ingresso della villa, avete potuto essere raccontato anche senza l’aggiunta di piccoli dettagli, quali i lavoranti che ritinteggiano la casa, ma avrebbe perso spessore. I piccoli tocchi danno alle scene vividezza e aiutano il lettore ad immergersi nel racconto.
    Non posso far altro che complimentarmi per questa tua dote. Molto bello.
    Io scelgo il gatto di porcellana, fa molto Charlie Chan e richiama il giallo classico.
    Alla prossima e Buon Anno!

    • Cara Keziarica,
      Io mi innamoro delle storie dai particolari, e a te che sei una lettrice attenta svelo anche che non sempre sono solo dettagli estetici. A volte sono indizi 🙂 shh. Ci sono rimasto anzi così male a dover riassumere due giorni a mio giudizio importanti in una frase, ma questo è il nostro fardello di scrittori. È che odio i flash forward!

      Grazie mille per la carica che mi dai sempre e buon anno!

  11. Per me l’opzione più interessante è che l’ex-dipendente abbia perso la causa. Le altre due opzioni sono troppo poco british, trappo da casa (o da Cosa) nostra e poi richiederebbero troppe battute per essere sviscerate. Un buon avvocato di una potente multinazionale invece potrà avere facilmente vinto la causa dimostrando che non c’è nesso causale tra la cecità e l’assunzione di OGM, considerato che non risultano esserci precedenti.
    Scritto benissimo con uno stile fluido e di facile leggibilità. Bravo.
    Buon Natale.

  12. Fenton è in un mare di melma a quanto pare. Deve risolvere il suo problema prima che diventi irreversibile. Il problema più grande è che oltre lui solo (apparentemente) un’altra persona ha riscontrato dei problemi in seguito al consumo di ortaggi OGMagic. Una casistica molto piccola per poter far qualcosa di pratico. Infatti ho votato che ha perso la causa. A meno che il signor Peers non abbia insabbiato più di un caso del genere, in tal caso le persone scomparse potrebbero essere molte di più.
    Ma forse la domanda principale è: perché lo studio gli sembrava così familiare?

  13. Io voto che è scomparso misteriosamente nel nulla, ma ti propongo che la notizia stranamente non ha fatto scalpore. Più interessante ancora se la sua scomparsa coincide con la ritrattazione delle accuse 😉

    Questo capitolo mi è piaciuto tantissimo: abbiamo un grosso balzo in avanti nella trama ma tutti i misteri ancora da scoprire. Sono curioso di sapere cosa c’è scritto a pagina 3 😉

    Ciao 🙂

    • Grazie del feedback e dei consigli, Dragon. Non so quanto spazio riuscirò a dedicare all’ex dipendente nella prossima puntata, ma terrò in considerazione le tue idee. Purtroppo il decimo capitolo è vicino! Non so come farò a non sforare.
      Ancora grazie e a presto.

  14. Direi che è scomparso nel nulla…. ovviamente 😀
    Ciao Massimo, capitolo interessante anche se hai menzionato il micione soltanto all’inizio 😄 ma non te ne farò una colpa eh! Ahah
    Scherzo 😁😁
    Sono molto curiosa di leggere il prossimo!
    A presto 😎
    Ilaria

  15. È scomparso nel nulla, se complotto deve essere, che sia totale! 😀
    Ciao, Massimo.
    Il capitolo è intrigante come al solito. Ho solo un’osservazione, che magari è superflua e che non ho fatto prima perché non sapevo esattamente quale natura volessi assegnare al problema visivo. Non escludo che tu abbia già fatto le stesse considerazioni, in tal caso abbi pazienza 😀
    Quello che voglio farti osservare è abbastanza banale: hai puntato tutto sul giallo, ma i bastoncelli nella retina percepiscono il giallo come un colore composto, in quanto sono sensibili ai colori verde, rosso e blu. Cosa voglio dire: se il problema alla vista fosse riferibile alla percezione diciamo “fisica” del colore, non sarebbe solo il giallo ad esserne affetto. Ne sarebbero affetti anche i colori che lo compongono, ossia ma il verde e il rosso. Perché te lo dico? Perché mi pare che tu faccia molta attenzione ai dettagli, e trattare in un modo non corretto questo punto potrebbe essere un problema. Insomma, ci sta assolutamente tutto ciò che hai scritto, l’importante è che i problemi alla vista originino dal cervello, dall’immagine elaborata, piuttosto che dall’immagine catturata dall’occhio. Scusa se mi sono permesso 🙂
    Ciao, bravo, a presto

    • L’osservazione (giustissima) che mi proponi era passata anche per la mia testa, e infatti sì, non intendevo giustificare il male di Fenton come un semplice fenomeno ottico. Idealmente ha una componente ottica e una neurologica, altrimenti si estenderebbe anche ad altri colori dominanti, cosa che non accade…per ora.
      Fammele notare queste cose, non voglio impigrirmi o la scrittura ne risente. 😀 Mi fa davvero piacere che tu lo faccia e mi dimostra che non solo leggi, ma prendi a cuore la storia. E come sempre ti ringrazio.
      A presto, JAW!

    • Ehila, maria.
      Effettivamente suona un po’ come Davide contro Golia, non è vero? Magari lavorando per Peers avrà trovato un buon avvocato 😀

      Gli oggetti gialli ci sono sempre, sul tavolo, coperti da un panno che Fenton ha ben poca intenzione di sollevare. Non ce ne sono altri così evidenti nell’appartamento, siccome F è di gusti sobri e non si circonda di colori troppo vivaci. E se ne ha visto qualcuno navigando su internet, per limite di parole purtroppo supponiamo che si sia affrettato a chiudere la finestra prima che potessero causargli emicranie!
      A presto!

  16. Buongiorno Prof,
    ero indecisa sulla scomparsa nel nulla e la ritrattazione delle accuse, ho scelto la seconda. Ho scelto la seconda perché, immagino che il protagonista voglia parlare con l’ex dipendente, capire cosa stia succedendo a lui e cosa sia successo all’altro. Magari lo troverà con gravi menomazioni, psico-fisiche… Ma sto divagando, come al mio solito…
    Questo capitolo getta una nuova luce sulla storia e sintomi di Fenton, vediamo a cosa ci porterai.
    Alla prossima!
    p.s. il jingle è una tua invenzione?
    p.s. #2 bravo!

  17. Ciao Massimo
    Come non seguirti?
    Scrivi benissimo, il racconto fila liscio e leggero e poi… C’è il mitico Firewall che mi sembra un gran furbacchione.
    Io eviterei gli oggetti gialli e vediamo come andrà il prossimo capitolo.
    A causa dell’ora tarda, l’emicrania è esplosa a me😂
    Ciao!
    Ilaria

  18. Attirato dal micione in copertina ho dato un’occhiata. Storia ben scritta e divertente, specialmente quest’ultimo capitolo. Hai uno stile piuttosto definito; deduco che questa non sia la tua prima opera, sbaglio?
    Io inizierei con l’evitare gli oggetti gialli.
    Se fossero stati rossi avrei pensato a un film anni ottanta con Terence Hill.

    • Ciao, FueGod, felice di averti tra i miei lettori. Grazie per le tue belle parole. La risposta alla domanda è “ni”, è la prima volta che pubblico qui ma ho contribuito tempo fa a due raccolte di racconti non troppo impegnative. Mi giudico assolutamente un neofita, comunque.
      PS. (Mio dio, ” Poliziotto Superpiú!” Quanto ho amato quel film trashissimo! 😀 )

  19. I sintomi peggiorano, subito!
    Ciao Massimo,
    Sei arrivato al quinto capitolo e io non ho più alcuna osservazione e men che meno consiglio da darti 😀
    Il capitolo mi è piaciuto, lo zio mi è piaciuto… la storia del punto cieco, poi… ma lo sai che io vedevo sparire intere gambe di tavoli?
    Curioso di sapere dove voglia andare a parare 😉
    Ciao, a presto

  20. Meno male che sei passato a leggere il mio racconto, altrimenti non ti avrei mai scoperto e sarebbe stato un vero peccato. Scrivi benissimo e il plot è ben strutturato.
    Complimenti davvero. Il resto te lo dico nella replica al tuo commento, così ti faccio un po’ di pubblicità.

    • Grazie, cap. riccio.
      E’ una delle cose che adoro di questo sito, anche se l’ho scoperto da poco: c’è confronto positivo tra gli autori e nascono infiniti spunti di riflessione. Sono certo che molte idee per il seguito della storia mi sono venute e mi verrando leggendo le vostre, attingendo ai vostri particolari stili. Il tuo mi prende davvero da vicino perché la scrittura ironica è così difficile da realizzare, e così godibile quando è fatta bene, come nel tuo caso.
      Lieto di averti a New Chester, rimani con noi 🙂

    • Cara keziarica, non serve che ti dica che è un vero piacere sapere che sei ancora con me e che la storia non ti ha deluso finora. Temevo che questo capitolo un po’ nostalgico potesse stonare con la narrazione fredda dei precedenti, mi rassicuri dicendomi che non è così.
      Il prossimo è in parte già scritto. Arriverà! 🙂

  21. Boh, direi suo zio, non troppo vicino né troppo lontano.
    Ciao Massimo
    Un capitolo interessante e con qualche rivelazione. Mi lascia un dubbio, che però mi tengo almeno fino al prossimo capitolo.
    Interessanti e abbastanza pazzeschi i sintomi del tuo protagonista, però mi pare che tu abbia rotto un po’ il filo delle indagini, nel senso che hai all’apparenza abbandonato degli indizi importanti. È solo una sensazione data (a me, non so agli altri lettori) dal modo in cui passi dalla telefonata ai nuovi “test visivi”, diciamo che io avrei reso più organico il passaggio, anche solo con una frase (del tipo “ok, ho trovato un’indiziata, adesso approfondiamo i sintomi”).
    La parte in cui spieghi il rialzo di prezzo mi è poi sembrata troppo “raccontata”,
    Prendi queste parole per quello che sono, semplici spunti di riflessione.

    Ciao, a presto

    • Sì, forse avrei potuto collegare meglio. Nella mia testa era chiaro che, avuto l’indizio che gli interessava (la cocaina) e abbandonato il sentiero del ricovero, Fenton sarebbe tornato al problema originario, scoprire cosa gli sta succedendo.
      L’esposizione purtroppo è un faux pas a cui non sono riuscito a sottrarmi. Certo, avrei potuto magari inserirla nel telegiornale, o trovare qualche altro escamotage.
      Ora verrà una parte delicata del racconto, su cui continuo a meditare mentre la scrivo. Vedremo se riuscirò ad uscirmene in modo soddisfacente.

      Grazie come sempre per i cortesi ed elaborati feedback.
      A presto!

    • Ciao, Dragon. Felice di averti ancora con noi a New Chester.

      Dunque, la droga era di Nancy ed è stata presentata a Fenton in un momento in cui gli era difficile dire di no, ma abitualmente lui non fa uso di cocaina. Quindi è ancora presto per una crisi di astinenza.

  22. Lo zio, sono sempre all’origine di strani misteri, nei romanzi.
    Il capitolo mi è piaciuto, ma più la parte finale che la prima. Ho trovato la prima metà troppo lunga: dal computer in poi invece, trovo che scorra benissimo.
    Un consiglio: evita il più possibile i “dunque, quindi, siccome…” Come nella scena del bagno: potevi fare una cosa tipo “fece un salto in bagno: erano già le dieci, doveva prendere, o l’ora di prendere …”. Risulterebbe più mostrato e meno raccontato, secondo me.
    Ciao

    P.S. Una domanda: ma hai deciso di farne un huis clos o lo fari uscire da casa per confrontarsi ad altri ambienti e situazioni?

  23. Rimarrà lucido e penserà alla prossima mossa: visti gli effetti, la farei analizzare anche io quella polverina.
    Avevo diversi complimenti da farti ma il caro vecchio Jaw mi ha preceduto: è troppo saggio quindi non mi resta che dirti bravo.
    Però, al telefono se l’è cavata bene ma questa Nancy non sembra essere una cima 😉
    Ciao

  24. Rimarrà lucido, spero. Buttarla no, un’analisi sulla sostanza forse è opportuna 😀
    Ciao Massimo.
    Noto due cose in questo capitolo: la prima è che hai giustificato la digitazione. Dimostra che sei molto attento ai dettagli e alla coerenza della storia. La cosa mi piace e la apprezzo; tra l’altro hai utilizzato la cosa per caratterizzare il tuo protagonista, un’ottima mossa. Allo stesso tempo voglio dirti di non preoccuparti troppo di piccole sviste: anche i correttori di bozze devono vivere 😀
    Insomma, in questo caso hai volto l’errore al meglio, ma ti è costato un po’ di presiosi caratteri 😉
    La seconda cosa che noto è che non sei giovanissimo, a meno che non stiano mandando di nuovo gli episodi di un anime, questo sì, decisamente vintage, che mi ricorda l’infanzia. Grande Pollon! 😀

    • Ciao, JAW! I tuoi commenti sono sul pezzo come sempre, e sappi che li apprezzo molto.
      Sono lieto che tu abbia notato il mio tentativo di salvataggio. Ci tengo molto a non lasciare crepe nella storia, perché non mi piace trovarle nelle vicende che leggo. Quindi se ne scorgi, bacchettami! Mi fido della tua opinione.

      Ebbene si, sono entrato negli -enta purtroppo. Ma nel (cyber)spazio, nessuno può sentirti invecchiare. 🙂
      Un caro saluto e a presto!

  25. Ciao,
    questo capitolo è scritto molto bene, ottimo!
    La storia si fa intrigante!
    Il mal di testa lo hai descritto proprio bene, mi sembrava di avere anche io un trapano che perfora il cranio. 😉
    Ottimo lavoro.
    Buona serata!

    P.S. lascia passare almeno qualche giorno tra un capitolo e l’altro, la gente così ha più tempo per leggerti. 🙂
    Ciao.

  26. Il Dr Pratchett, perché mi sembra abbastanza inquieto per la propria salute.
    Molto inquietante questo “limone”.
    L’unico consiglio che mi vine da darti (a parte quello saggio di pubblicare più lentamente, almeno una settimana tra i capitoli, per lasciare a più gente la possibilità di leggerti) è di stare attento ai periodi troppo lunghi e complessi: a volte rendono difficile la lettura e una comprensione immediata. Quando rileggi vedi se è possibile spezzare e semplificare certi passaggi.
    Ciao

  27. Alla fine ho scelto Minny-Manny, più che altro perché Fenton compone due numeri al cellulare (a proposito: zittisce la TV con un comando vocale e poi deve digitare numeri? 😀 )
    Ciao, Massimo.
    Molto interessante questo strano fenomeno, non solo il limone cambia colore, si smaterializza proprio! Il capitolo mi pare costruito molto bene, bello il modo in cui pennelli lo sfondo (il gatto, ad esempio. Molto presente, il gatto) completando un quadro credibile e coinvolgente.
    È vero ciò che scrive keziarica: pubblicare velocemente non aiuta a essere letti.
    Provo a darti un suggerimento, che dal mio punto di vista è un consiglio di cui potresti giovarti tu, gli altri autori e anche il sito di TheIncipit: se hai tempo e voglia, prova a leggere qualcuno dei tanti racconti in corso sul sito (dissipo subito i tuoi dubbi: non ho racconti in corso 😀 ) e commenta. Un po’ di visibilità, se vuoi essere letto, è necessaria.

    Ciao a presto

    • Hai di nuovo ragione!!! “chiama Dr. Pratchett!” era così semplice e non ci ho pensato. Correggerò!

      Apprezzo davvero tanto i commenti riflettuti e precisi come il tuo, ho già cercato di applicare i suggerimenti avuti nello scorso episodio, non so se si nota 🙂

      Sul pubblicare velocemente, mi rendo conto che sto dando un’impressione sbagliata! Io scrivo di solito molto lentamente. Ma che posso dire, mi avete dato una tale carica che l’ispirazione mi è venuta fulminea! Ora ci andrò più con calma e seguirò il tuo consiglio di consultare gli altri autori e commentare altri racconti. Anche se non dovessi ottenere qualche lettore in più, mi godrò comunque delle belle storie.

      A presto!

  28. Ciao Massimo,
    ottimo il tuo incipit! Mi è piaciuto molto.
    Molto interessante l’atteggiamento di Firewall, con pochi tratti hai dipinto il tuo personaggio, regalandoci uno scorcio sulla sua vita. Sappiamo chi è, cosa fa e com’è. Non resta che scoprire cosa succederà…
    Quindi aspetto il prossimo capitolo e seguo la storia.
    Alla prossima!

  29. Ignora il colore, in fono non è ancora ben lucido.
    Ciao e benvenuto: molto carino questo incipit, la fantascienza ambientata in un mondo che somiglia molto al nostro, eppure no, è la mia preferita.
    Ti segnalo le cose a cui secondo me dovresti stare attento per migliorare ancora il fascino del tuo testo: la prima frase è decisamente brutta. Due gerundi non si possono vedere: “ma non sapeva perché”, “anche se non sapeva come”, vedi tu ma il secondo gerundio no.
    A parte questo, ci sono troppo “suo, suoi” e anche il nome Fenton ricorre spessissimo.
    Smetto di tediarti: volevo solo segnalarti i difetti perché il resto è davvero ottimo, secondo me. Ho apprezzato particolarmente i dettagli, come quello del non voler vedere i denti prima di averli lavati. Curiosa di leggere il seguito.
    Ciao

    • Sentite grazie per il tuo commento, Maan Keno. Sono anche io un amante di fantascienza, ma ancora alle prime armi come scrittore del genere.

      Hai trovato subito uno dei miei più esposti talloni d’Achille, le ripetizioni. E’ una guerra continua in cui spesso faccio le capriole all’indietro e riformulo interi periodi per evitare di dover ripetere un termine, non sempre con buoni risultati. Ci farò senz’altro attenzione e prima o poi sconfiggerò il mostro. 🙂

      Spero che il seguito non ti deluda, quando l’avrò ultimato.
      Ciao!

  30. Be’, io controllerei la scadenza.
    Ciao, Massimo.
    Un ottimo incipit, molto curato e scorrevole. Hai scelto uno dei generi che prediligo e mi hai incuriosito. A naso direi che sei un “esordiente” solo su questa piattaforma, o magari solo con questo nick. Di certo sai scrivere e si vede.
    Ti dico la verità: mi e suonata stonata la prima frase, il “non sapendo come”, lo avrei espresso diversamente. Il proliferare dei gerundi, poi, a mio parere toglie un po’ di efficacia alla narrazione. Te lo scrivo perché tempo addietro lo hanno scritto a me, e l’ho trovato un ottimo consiglio. Un verbo per ogni azione e gerundio quando veramente necessario: si è svegliato, si sente diverso, sono due azioni separate.
    Te lo scrivo anche perché la tua scrittura mi sembra già piuttosto matura e credo che tu sia in grado di apprezzare (se non addirittura “in cerca di”) umili comsigli da parte di altri autori/scrittori.
    Ciao, benvenuto, a presto.
    P.S.: Tranquillo, in genere mollo pipponi simili come primi commenti, provo a dare qualche suggerimento, poi mi rendo conto di non avere più osservazioni utili e mi godo la narrazione. 😀

    • (Con “Un verbo per ogni azione” intendevo una frase separata per ogni azione. Spesso è più efficace perché permette al lettore di focalizzare meglio. Anche con la vista non è diverso: abbiamo un quadro di insieme ma focalizziamo i dettagli uno alla volta)

    • Ciao, JAW. Ti sono molto grato per il tuo feedback e hai ragione sulla prima frase. L’avrei riletta dieci volte senza accorgermene, ma ora che me l’hai fatta notare mi è saltata subito all’occhio la stonatura. Di nuovo grazie.

      Sulla mia “carriera” di scrittore, in realtà non ho mai pubblicato niente, ma ho partecipato a un paio di concorsi che mi sono andati bene, finendo in due antologie di esordienti, una delle quali è nella mia bio. Ho sempre amato scrivere, però, e condividere il mio mondo interiore con chi desidera conoscerlo.

      Apprezzo molto i tuoi commenti e sono davvero contento che la storia ti stia piacendo. Dormiva nel mio cassetto da un anno, poi ho scoperto The Incipit e mi son detto, perché no? Magari mi aiuterete voi a scoprire come finisce. 🙂

  31. Ciao, la tua storia mi incuriosisce.
    È scritta molto bene con un ritmo costante che ammiro proprio.
    Anche la trama sembra iniziar benone, una scena di vita quotidiana dopo una “serata tra amici”.
    Adesso voglio vedere come finisce la storia del limone.
    Seguo volentieri.
    Ciao. 🙂