Punto cieco

La mattina dopo

Fenton Smith si svegliò sentendosi diverso, ma non sapendo come. Nel momento che passa tra svegliarsi e aprire gli occhi, iniziò ad avvertire il mal di testa.

Sollevò le palpebre solo per un istante, poi le richiuse testardo. Si rotolò ancora per un po’, pigramente, sulle lenzuola candide di lino. Nell’atto, un piede rimase scoperto, ma il termometro segnava venticinque gradi, cosicché a Fenton non dispiacque. Con gli occhi ancora cocciutamente chiusi, si stese sul ventre e affondò la faccia nel cuscino mentre con la mano frugava sul comodino rovesciando maldestramente più cose di quelle che ricordava di averci appoggiato. Al tatto riconobbe il flacone di Avetrax e vi chiuse le dita attorno. Ancora prono, l’appoggiò nell’incavo sotto il torace nudo, sentendone il freddo. Poi la mano libera si rituffò nel caos del comodino fino ad afferrare il cucchiaino. Soltanto allora aprì gli occhi.

Emise un mugugno di protesta contro l’ingiustizia di essersi svegliato presto anche di domenica, e portò la mano che non stringeva il cucchiaino al volto, massaggiandolo più volte nel tentativo di svegliarsi del tutto, senza troppo successo. Rassegnato, dosò alcune gocce di Avetrax sul cucchiaino e le tracannò di un fiato.

Avrebbe giurato che la testa gli si stesse spaccando in due, ma non se ne preoccupò più di tanto, riconoscendo i sintomi di una sbronza ben riuscita. Issandosi sui gomiti, si drizzò quanto bastava da appoggiarsi alla spalliera del letto in cui dormiva e si stiracchiò. Anche estendendo gli arti al massimo non sarebbe riuscito a coprire con la sua figura snella nemmeno la metà del suo confortevole e candido matrimoniale, che riempiva con gusto la stanza da letto del suo lussuoso appartamento del dodicesimo piano. Ma Fenton era troppo abituato al benessere e troppo a fondo nel post-sbornia per concentrarsi a riflettere sulla sua fortuna. Per il momento ricordava abbastanza chiaramente di chiamarsi Fenton Smith, e di avere un lavoro stabile presso la GIANT&GIANT FURNITURE INC., dove faceva l’arredatore capo. Un buon lavoro, che aveva i suoi vantaggi, ma non faceva niente in quel momento per alleviargli le fitte che gli martellavano il cranio.

Si trascinò fino allo specchio del bagno, dove un trentenne spettinato ma di bell’aspetto ricambiò il suo sguardo. Si piacque malgrado gli occhi arrossati, ma non osò sorridere perché odiava vedere i suoi denti prima di esserseli accuratamente lavati. Si sciacquò la faccia e poi la bocca, tentando senza successo di eliminare il saporaccio di medicinale.

Trentacinque minuti dopo, senza fretta, usciva dal bagno pulito e rasato, ma ancora dolorante e ora anche un po’ preoccupato per il mal di testa che non accennava a passare. Mentre si vestiva fece mente locale sugli eventi della sera precedente. Ricordava di aver visto persone, parlato con persone. Bevuto di certo. Flirtato, può darsi. Nel taschino della giacca color panna di Armani trovò un foglietto di carta che gli rinfrescò in parte la memoria. Diceva solo “Minny 356 88 22 449”. Era la sua grafia, ma che fosse dannato se ricordava di aver mai nella sua vita conosciuto una Minny. O era Manny? Dio lo sa.

Si voltò, ora vestito, e scorse Firewall che lo giudicava da sopra il comò. “Ehi, micio!” disse affettuoso, battendosi una mano sulla coscia. Il grosso Maine dal pelo fulvo ignorò il suo richiamo, senza però smettere di fissarlo. A volte a Fenton ricordava i leoni annoiati dei documentari: passava la maggior parte del tempo a ronfare ed era molto territoriale con gli sconosciuti. Fenton non era certo che nella relazione padrone-animale domestico Firewall conoscesse il suo posto.

Lo accarezzò a tradimento mentre andava in cucina a fare colazione. Colto alla sprovvista, Firewall non riuscì a scansarsi del tutto e si contentò di lanciare a Fenton uno sguardo gelido perfezionato in anni di esperienza nell’essere un gatto.

Mentre radunava le stoviglie per la colazione, accese la TV più che per farsi compagnia che altro. Al telegiornale Everett Peers, il CEO di OGMagic, sfoggiava il suo sorriso più carismatico da dietro la sua scrivania rispondendo alle domande che l’intervistatore gli poneva.

“Sono lieto di poter dire che, grazie anche al modesto contributo di OGMagic, il mondo può dirsi in una nuova età dell’oro. I nostri esperti affermano che la resa dei raccolti in tutto il territorio dell’Inghilterra è aumentata del 50% circa…”

Fenton sentiva le parole ma non le ascoltava, erano le solite storie. Un giorno gridano al lupo, il giorno dopo va tutto bene. Il ding del tostapane lo informò che i suoi toast erano pronti. Gli piaceva fare colazione abbondante, soprattutto quando non doveva lavorare.

Pensò che gli andava anche un frullato di mela. La fruttiera era proprio di fianco al tostapane. Dispose i toast su un piatto, raccolse una mela dalla fruttiera e fu di nuovo diretto alla sedia. Sedutosi, si rese conto che il frutto che aveva preso distrattamente dalla fruttiera non era una mela bensì un limone.

Un limone rossastro.

Ma cos'ha questo limone che non va? Fenton dovrebbe...

  • Ignorare lo strano colore e proseguire la sua colazione. (40%)
    40
  • Buttarlo e prendere qualcos'altro dalla fruttiera. (0%)
    0
  • Controllare la scadenza del suo medicinale ed eventuali effetti collaterali. (60%)
    60
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26 Commenti

  1. Rimarrà lucido, spero. Buttarla no, un’analisi sulla sostanza forse è opportuna 😀
    Ciao Massimo.
    Noto due cose in questo capitolo: la prima è che hai giustificato la digitazione. Dimostra che sei molto attento ai dettagli e alla coerenza della storia. La cosa mi piace e la apprezzo; tra l’altro hai utilizzato la cosa per caratterizzare il tuo protagonista, un’ottima mossa. Allo stesso tempo voglio dirti di non preoccuparti troppo di piccole sviste: anche i correttori di bozze devono vivere 😀
    Insomma, in questo caso hai volto l’errore al meglio, ma ti è costato un po’ di presiosi caratteri 😉
    La seconda cosa che noto è che non sei giovanissimo, a meno che non stiano mandando di nuovo gli episodi di un anime, questo sì, decisamente vintage, che mi ricorda l’infanzia. Grande Pollon! 😀

    • Ciao, JAW! I tuoi commenti sono sul pezzo come sempre, e sappi che li apprezzo molto.
      Sono lieto che tu abbia notato il mio tentativo di salvataggio. Ci tengo molto a non lasciare crepe nella storia, perché non mi piace trovarle nelle vicende che leggo. Quindi se ne scorgi, bacchettami! Mi fido della tua opinione.

      Ebbene si, sono entrato negli -enta purtroppo. Ma nel (cyber)spazio, nessuno può sentirti invecchiare. 🙂
      Un caro saluto e a presto!

  2. Ciao,
    questo capitolo è scritto molto bene, ottimo!
    La storia si fa intrigante!
    Il mal di testa lo hai descritto proprio bene, mi sembrava di avere anche io un trapano che perfora il cranio. 😉
    Ottimo lavoro.
    Buona serata!

    P.S. lascia passare almeno qualche giorno tra un capitolo e l’altro, la gente così ha più tempo per leggerti. 🙂
    Ciao.

  3. Il Dr Pratchett, perché mi sembra abbastanza inquieto per la propria salute.
    Molto inquietante questo “limone”.
    L’unico consiglio che mi vine da darti (a parte quello saggio di pubblicare più lentamente, almeno una settimana tra i capitoli, per lasciare a più gente la possibilità di leggerti) è di stare attento ai periodi troppo lunghi e complessi: a volte rendono difficile la lettura e una comprensione immediata. Quando rileggi vedi se è possibile spezzare e semplificare certi passaggi.
    Ciao

  4. Alla fine ho scelto Minny-Manny, più che altro perché Fenton compone due numeri al cellulare (a proposito: zittisce la TV con un comando vocale e poi deve digitare numeri? 😀 )
    Ciao, Massimo.
    Molto interessante questo strano fenomeno, non solo il limone cambia colore, si smaterializza proprio! Il capitolo mi pare costruito molto bene, bello il modo in cui pennelli lo sfondo (il gatto, ad esempio. Molto presente, il gatto) completando un quadro credibile e coinvolgente.
    È vero ciò che scrive keziarica: pubblicare velocemente non aiuta a essere letti.
    Provo a darti un suggerimento, che dal mio punto di vista è un consiglio di cui potresti giovarti tu, gli altri autori e anche il sito di TheIncipit: se hai tempo e voglia, prova a leggere qualcuno dei tanti racconti in corso sul sito (dissipo subito i tuoi dubbi: non ho racconti in corso 😀 ) e commenta. Un po’ di visibilità, se vuoi essere letto, è necessaria.

    Ciao a presto

    • Hai di nuovo ragione!!! “chiama Dr. Pratchett!” era così semplice e non ci ho pensato. Correggerò!

      Apprezzo davvero tanto i commenti riflettuti e precisi come il tuo, ho già cercato di applicare i suggerimenti avuti nello scorso episodio, non so se si nota 🙂

      Sul pubblicare velocemente, mi rendo conto che sto dando un’impressione sbagliata! Io scrivo di solito molto lentamente. Ma che posso dire, mi avete dato una tale carica che l’ispirazione mi è venuta fulminea! Ora ci andrò più con calma e seguirò il tuo consiglio di consultare gli altri autori e commentare altri racconti. Anche se non dovessi ottenere qualche lettore in più, mi godrò comunque delle belle storie.

      A presto!

  5. Ciao,
    mi accusano di scrivere alla velocità della luce… Tu però mi batti in curva!
    bravo, bel capitolo. Sempre più intrigante e ben scritto.
    Io direi che chiama la ragazza per sapere della sera prima…
    alla prossima!
    p.s. aperta qualche giorno in più, così darei modo ad altri lettori di votare 😉

  6. Ciao Massimo,
    ottimo il tuo incipit! Mi è piaciuto molto.
    Molto interessante l’atteggiamento di Firewall, con pochi tratti hai dipinto il tuo personaggio, regalandoci uno scorcio sulla sua vita. Sappiamo chi è, cosa fa e com’è. Non resta che scoprire cosa succederà…
    Quindi aspetto il prossimo capitolo e seguo la storia.
    Alla prossima!

  7. Ignora il colore, in fono non è ancora ben lucido.
    Ciao e benvenuto: molto carino questo incipit, la fantascienza ambientata in un mondo che somiglia molto al nostro, eppure no, è la mia preferita.
    Ti segnalo le cose a cui secondo me dovresti stare attento per migliorare ancora il fascino del tuo testo: la prima frase è decisamente brutta. Due gerundi non si possono vedere: “ma non sapeva perché”, “anche se non sapeva come”, vedi tu ma il secondo gerundio no.
    A parte questo, ci sono troppo “suo, suoi” e anche il nome Fenton ricorre spessissimo.
    Smetto di tediarti: volevo solo segnalarti i difetti perché il resto è davvero ottimo, secondo me. Ho apprezzato particolarmente i dettagli, come quello del non voler vedere i denti prima di averli lavati. Curiosa di leggere il seguito.
    Ciao

    • Sentite grazie per il tuo commento, Maan Keno. Sono anche io un amante di fantascienza, ma ancora alle prime armi come scrittore del genere.

      Hai trovato subito uno dei miei più esposti talloni d’Achille, le ripetizioni. E’ una guerra continua in cui spesso faccio le capriole all’indietro e riformulo interi periodi per evitare di dover ripetere un termine, non sempre con buoni risultati. Ci farò senz’altro attenzione e prima o poi sconfiggerò il mostro. 🙂

      Spero che il seguito non ti deluda, quando l’avrò ultimato.
      Ciao!

  8. Be’, io controllerei la scadenza.
    Ciao, Massimo.
    Un ottimo incipit, molto curato e scorrevole. Hai scelto uno dei generi che prediligo e mi hai incuriosito. A naso direi che sei un “esordiente” solo su questa piattaforma, o magari solo con questo nick. Di certo sai scrivere e si vede.
    Ti dico la verità: mi e suonata stonata la prima frase, il “non sapendo come”, lo avrei espresso diversamente. Il proliferare dei gerundi, poi, a mio parere toglie un po’ di efficacia alla narrazione. Te lo scrivo perché tempo addietro lo hanno scritto a me, e l’ho trovato un ottimo consiglio. Un verbo per ogni azione e gerundio quando veramente necessario: si è svegliato, si sente diverso, sono due azioni separate.
    Te lo scrivo anche perché la tua scrittura mi sembra già piuttosto matura e credo che tu sia in grado di apprezzare (se non addirittura “in cerca di”) umili comsigli da parte di altri autori/scrittori.
    Ciao, benvenuto, a presto.
    P.S.: Tranquillo, in genere mollo pipponi simili come primi commenti, provo a dare qualche suggerimento, poi mi rendo conto di non avere più osservazioni utili e mi godo la narrazione. 😀

    • (Con “Un verbo per ogni azione” intendevo una frase separata per ogni azione. Spesso è più efficace perché permette al lettore di focalizzare meglio. Anche con la vista non è diverso: abbiamo un quadro di insieme ma focalizziamo i dettagli uno alla volta)

    • Ciao, JAW. Ti sono molto grato per il tuo feedback e hai ragione sulla prima frase. L’avrei riletta dieci volte senza accorgermene, ma ora che me l’hai fatta notare mi è saltata subito all’occhio la stonatura. Di nuovo grazie.

      Sulla mia “carriera” di scrittore, in realtà non ho mai pubblicato niente, ma ho partecipato a un paio di concorsi che mi sono andati bene, finendo in due antologie di esordienti, una delle quali è nella mia bio. Ho sempre amato scrivere, però, e condividere il mio mondo interiore con chi desidera conoscerlo.

      Apprezzo molto i tuoi commenti e sono davvero contento che la storia ti stia piacendo. Dormiva nel mio cassetto da un anno, poi ho scoperto The Incipit e mi son detto, perché no? Magari mi aiuterete voi a scoprire come finisce. 🙂

  9. Ciao, la tua storia mi incuriosisce.
    È scritta molto bene con un ritmo costante che ammiro proprio.
    Anche la trama sembra iniziar benone, una scena di vita quotidiana dopo una “serata tra amici”.
    Adesso voglio vedere come finisce la storia del limone.
    Seguo volentieri.
    Ciao. 🙂

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