Punto cieco

La mattina dopo

Fenton Smith si svegliò sentendosi diverso, ma non sapendo come. Nel momento che passa tra svegliarsi e aprire gli occhi, iniziò ad avvertire il mal di testa.

Sollevò le palpebre solo per un istante, poi le richiuse testardo. Si rotolò ancora per un po’, pigramente, sulle lenzuola candide di lino. Nell’atto, un piede rimase scoperto, ma il termometro segnava venticinque gradi, cosicché a Fenton non dispiacque. Con gli occhi ancora cocciutamente chiusi, si stese sul ventre e affondò la faccia nel cuscino mentre con la mano frugava sul comodino rovesciando maldestramente più cose di quelle che ricordava di averci appoggiato. Al tatto riconobbe il flacone di Avetrax e vi chiuse le dita attorno. Ancora prono, l’appoggiò nell’incavo sotto il torace nudo, sentendone il freddo. Poi la mano libera si rituffò nel caos del comodino fino ad afferrare il cucchiaino. Soltanto allora aprì gli occhi.

Emise un mugugno di protesta contro l’ingiustizia di essersi svegliato presto anche di domenica, e portò la mano che non stringeva il cucchiaino al volto, massaggiandolo più volte nel tentativo di svegliarsi del tutto, senza troppo successo. Rassegnato, dosò alcune gocce di Avetrax sul cucchiaino e le tracannò di un fiato.

Avrebbe giurato che la testa gli si stesse spaccando in due, ma non se ne preoccupò più di tanto, riconoscendo i sintomi di una sbronza ben riuscita. Issandosi sui gomiti, si drizzò quanto bastava da appoggiarsi alla spalliera del letto in cui dormiva e si stiracchiò. Anche estendendo gli arti al massimo non sarebbe riuscito a coprire con la sua figura snella nemmeno la metà del suo confortevole e candido matrimoniale, che riempiva con gusto la stanza da letto del suo lussuoso appartamento del dodicesimo piano. Ma Fenton era troppo abituato al benessere e troppo a fondo nel post-sbornia per concentrarsi a riflettere sulla sua fortuna. Per il momento ricordava abbastanza chiaramente di chiamarsi Fenton Smith, e di avere un lavoro stabile presso la GIANT&GIANT FURNITURE INC., dove faceva l’arredatore capo. Un buon lavoro, che aveva i suoi vantaggi, ma non faceva niente in quel momento per alleviargli le fitte che gli martellavano il cranio.

Si trascinò fino allo specchio del bagno, dove un trentenne spettinato ma di bell’aspetto ricambiò il suo sguardo. Si piacque malgrado gli occhi arrossati, ma non osò sorridere perché odiava vedere i suoi denti prima di esserseli accuratamente lavati. Si sciacquò la faccia e poi la bocca, tentando senza successo di eliminare il saporaccio di medicinale.

Trentacinque minuti dopo, senza fretta, usciva dal bagno pulito e rasato, ma ancora dolorante e ora anche un po’ preoccupato per il mal di testa che non accennava a passare. Mentre si vestiva fece mente locale sugli eventi della sera precedente. Ricordava di aver visto persone, parlato con persone. Bevuto di certo. Flirtato, può darsi. Nel taschino della giacca color panna di Armani trovò un foglietto di carta che gli rinfrescò in parte la memoria. Diceva solo “Minny 356 88 22 449”. Era la sua grafia, ma che fosse dannato se ricordava di aver mai nella sua vita conosciuto una Minny. O era Manny? Dio lo sa.

Si voltò, ora vestito, e scorse Firewall che lo giudicava da sopra il comò. “Ehi, micio!” disse affettuoso, battendosi una mano sulla coscia. Il grosso Maine dal pelo fulvo ignorò il suo richiamo, senza però smettere di fissarlo. A volte a Fenton ricordava i leoni annoiati dei documentari: passava la maggior parte del tempo a ronfare ed era molto territoriale con gli sconosciuti. Fenton non era certo che nella relazione padrone-animale domestico Firewall conoscesse il suo posto.

Lo accarezzò a tradimento mentre andava in cucina a fare colazione. Colto alla sprovvista, Firewall non riuscì a scansarsi del tutto e si contentò di lanciare a Fenton uno sguardo gelido perfezionato in anni di esperienza nell’essere un gatto.

Mentre radunava le stoviglie per la colazione, accese la TV più che per farsi compagnia che altro. Al telegiornale Everett Peers, il CEO di OGMagic, sfoggiava il suo sorriso più carismatico da dietro la sua scrivania rispondendo alle domande che l’intervistatore gli poneva.

“Sono lieto di poter dire che, grazie anche al modesto contributo di OGMagic, il mondo può dirsi in una nuova età dell’oro. I nostri esperti affermano che la resa dei raccolti in tutto il territorio dell’Inghilterra è aumentata del 50% circa…”

Fenton sentiva le parole ma non le ascoltava, erano le solite storie. Un giorno gridano al lupo, il giorno dopo va tutto bene. Il ding del tostapane lo informò che i suoi toast erano pronti. Gli piaceva fare colazione abbondante, soprattutto quando non doveva lavorare.

Pensò che gli andava anche un frullato di mela. La fruttiera era proprio di fianco al tostapane. Dispose i toast su un piatto, raccolse una mela dalla fruttiera e fu di nuovo diretto alla sedia. Sedutosi, si rese conto che il frutto che aveva preso distrattamente dalla fruttiera non era una mela bensì un limone.

Un limone rossastro.

Ma cos'ha questo limone che non va? Fenton dovrebbe...

  • Ignorare lo strano colore e proseguire la sua colazione. (40%)
    40
  • Buttarlo e prendere qualcos'altro dalla fruttiera. (0%)
    0
  • Controllare la scadenza del suo medicinale ed eventuali effetti collaterali. (60%)
    60
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179 Commenti

  1. Ho capito il finale solo dopo aver letto i commenti…
    È la prova che i commenti servono, eccome!
    Idiozie a parte: hai fatto un buonissimo lavoro, davvero.
    La trama è ben congeniata e meriterebbe un epub/pdf.
    Attendo il nuovo racconto in modo da partecipare fin dall’ inizio😉
    Buon week end!

  2. Sei arrivato fino al termine del racconto in modo egregio, direi.
    Lo scambio delle fiale non è chiaro nemmeno a me ma il rovesciamento del “I reckon” è assolutamente geniale.
    E non sono d’accordo con Jaw, questa è fantascienza: una società non troppo distante dalla nostra ma con una tecnologia un po’ diversa, più elaborata, un prossimo futuro? Un universo parallelo.
    Un gran bel racconto, comunque, non sparire! 🙂

    • Grazie, Befana. Lieto di non averti deluso.
      Come ho spiegato ad altri, lo scambio delle fiale è solo un sadico gioco di Peers per far capire a Fenton chi comanda.
      Mi fa piacere che condividiamo le opinioni sul genere fantascientifico e spero di rivederti in una prossima storia.
      Fino allora, buona scrittura!
      Massimo

    • Ciao, FueGod.
      Esattamente. Peers ha voluto esercitare un abuso di potere su Fenton per spaventarlo e farlo sentire impotente, per vedere se si sarebbe fidato di lui scegliendo la fiala sbagliata. Era una scelta falsa, alla fine, probabilmente Peers aveva già deciso.
      Grazie per l’attenzione e il supporto!
      Massimo

    • Ciao cap!
      Be’, malgrado le sue arie, Firewall è un comprimario. Nella storia non ha davvero un ruolo di primo piano, se non di plot device e compagnia per il protagonista. Tuttavia mi fa piacere vedere come molti lettori gli si siano affezionati al punto da volerlo vedere “agire” un po’ di più.
      Grazie per il commento e per la fedeltà
      Massimo

    • Ciao, Maria.
      Non sei l’unica, il finale è effettivamente un po’ ostico, ti faccio chiarezza: la battuta di Fenton all’ingresso di Peers è stata “mr. Peers, I reckon” che significa qualcosa come “il signor Peers, immagino”. La dice a voce alta, e Peers immagina che sia per richiamare l attenzione. Quel che in realtà sta facendo è attivare la funzione vocale di registrazione del televisore, tramite il comando “REC ON”, (record on), che suona proprio come ” reckon”. Quindi, tutto ciò che Peers dice nel corso della sua visita è stato astutamente registrato da Fenton, che potrà usarlo contro di lui. Tutto qui 🙂
      Sono felice che anche tu mi abbia seguito fino alla fine
      A presto!

  3. Ciao Massimo,
    che bello questo racconto. Una trama ottima, ben costruita con finale a sorpresa corredato dai giusti chiarimenti.
    Mi è piaciuto molto Torno a ribadire il fatto che avresti meritato più lettori, sappi che tra quelli che hai, una in particolare apprezza molto il tuo lavoro.
    Spero che ti andrà di scrivere un altro racconto.
    Alla prossima!
    p.s. non credo di essere l’unica ad apprezzare il tuo stile 😉
    p.s. del p.s. RECKON, geniale.

    • Ciao, kezia!
      Pochi ma buoni, come si suol dire. È vero, non ho una reader base molto ampia, ma devo anche dire che non faccio molto per farmi conoscere 😀 I miei lettori però sono di qualità, e questo è ciò che importa.
      Sei stata tra le prime a sorridere alla mia storia, e te ne sono molto grato. È tuo parte del merito per cui una mente vagante come la mia è riuscita a portare a termine qualcosa, non accade spesso! 🙂
      Che altro dire? Ora devo sapere come finisce laTUA storia! Ha!
      Grazie e a presto, kezia
      Massimo

  4. Fiiiihiu!
    Ciao Massimo!
    Ma che finale!! Con un bel colpo di scena.
    Bravo anche perché mi hai rassicurato su Firewall…credevo avesse fatto una bruttissima fine, menomale 😄😄😄
    Menomale anche per Fenton, che avrà altri anni da vivere.
    Le risate isteriche dopo l’iniezione ci stanno tutte, me lo sono immaginato sdraiato per terra con le lacrime agli occhi…dopo aver realizzato di essere ancora vivo.
    Mi mancherà la tua storia 😁
    Spero di rileggere qualche altra tua storia, non farmi aspettare molto eh.
    Ciao Massimo!
    A prestissimo
    Ilaria

    • Cara Ilaria.
      Non potevo deluderti sul finale, non credi? Firewall non meritava una fine così triste!
      Amo lo stile frizzante dei tuoi commenti, che mi hanno tenuto compagnia in questa piccola avventura. Grazie di esserci stata fino alla fine.
      Alle prossime pagine…
      Massimo

  5. oddio.. sono rimasta senza parole… avrei voluto conoscere prima la tua storia in modo da poterla seguire… guarda non so cosa dire perchè davvero sono rimasta sorpresa da tutto il contesto. Sei sempre riuscita a sorprendermi ad ogni capitolo e il finale non è stato per niente deludente anzi… Ho appena finito di leggere questa storia e credimi mi viene voglia di rileggerla. spero di poter leggere altre tue storie in futuro e riuscire a seguirle fin dai primi capitoli. Complimenti davvero.

    • Ciao Eren, benvenuta. Non sentirti in ritardo, anzi. Direi che sei arrivata sul più bello!
      Sento molta emozione nel tuo commento, e non sai quanto mi fa piacere. È il motivo per cui leggo e scrivo, provare e trasmettere sensazioni piacevoli. Sono entusiasta di esserci riuscito con te.
      Se scriverò ancora qui, credi pure che sarò felice di enumerarti fra i miei lettori.
      Nel frattempo, buona lettura e scrittura a te.
      Massimo

  6. L’ho letto due volte per capirlo, ma devo dire che è stata una trovata geniale!
    Non sono riuscito a capire la questione fiala destra e sinistra: perché se ha scelto la sinistra lui ha fatto l’iniezione con la fiala di destra? Ho l’impressione che mi sia sfuggita la trappola di Peers…

    Ciò nonostante, il finale mi è piaciuto un mondo e spero di rivederti presto su questi lidi ^_^

    Ciao 🙂

    • Ciao Dragon!
      Dunque, nella mia immaginazione Peers è quel che si definisce un “control freak”. Gli piace esercitare controllo su altri esseri umani e vederli alla sua mercé. Ecco perche ha mentito sulle fiale. Cosa contenesse la fiala di sinistra non si sa, ma ciò che è importante è che Fenton scegliesse ciò che Peers gli diceva di scegliere, attribuendogli fiducia e potere. Prendere la fiala di destra è solo un gioco sadico per dimostrare ancor di più a Fenton chi comanda.
      Felice di averti avuto con noi fino alla fine! A risentirci presto, spero.
      Massimo

    • … dette qua e là, in malora il cellulare che ha mandato il messaggio di sua iniziativa.
      Ciao, Massimo. Dunque era tutto pensato fin dall’inizio, eh. Mi piace 😀
      E… mi è piaciuto.
      Bravo.
      Uhm, iniezione nell’orbita oculare? Roba da horror… o da cortisone iniettato in loco per neurite ottica. Il medico, dopo avermela fatta, mi aveva chiesto “Le ha fatto molto male?” 😀
      Una storia ben architettata e ben raccontata, che invoglia a rileggerti. Il colpo di scena mi pare riuscitissimo e efficace. Un unico appunto, ma riguarda più che altro la classificazione in generi che questo sito impone, è che latita un po’ proprio l’ambientazione fantascientifica 🙂
      Insomma, spero di ritrovarti presto.su questi lidi, nel frattempo, auguri per questa prima opera compiuta e complimenti.
      Ciao, a presto

      • Ehilà Jaw! Semper FI!

        Non saprei in effetti come etichettare questa storia, se non come “fantascienza light”. Un futuro non lontano, differenze sottili e prevedibili, situazione un po’ come oggi ma peggiore. È il genere che prediligo, anche se ci sono alcuni titoli di fantascienza ” seria” che amo e di cui non farei a meno. Il tuo stile è sicuramente più fedele ai canoni del genere.
        Sapessi le risate che mi facevo sotto i baffi quando hai menzionato “I Reckon”. Ora sai perché! Sarò sincero, la storia non era predeterminata dall’inizio. Avevo un esordio, un protagonista, un ” cattivo ” e un gatto. Diversi finali tra cui scegliere, la ferma intenzione di effettuare un colpo di scena. Ma l’idea mi è venuta intorno al capitolo 5, mentre aspettavo la metropolitana e giocherellavo mentalmente con le parole. Da lì in poi ho dovuto fare attenzione a ricordare ai lettori la presenza della lingua inglese, perché il mio coup non sembrasse arrangiato male. Sono lieto che sia piaciuto!
        Ci vediamo sulle tue pagine, allora. Grazie ancora per tutto il tuo aiuto.

  7. E così, un giorno come tanti, la storia finisce.
    Poteva venire meglio? Sì.
    Mi piace com’è venuta? Anche, sì.

    Il resto lo giudicherete voi, cari lettori. Ringrazio in primo luogo i commentatori fedeli, che mi hanno riscaldato l’animo e indirizzato sulla giusta via, nonché spinto sempre a continuare con i loro gentili feedback. Sono altresì grato però ai lettori invisibili, che hanno apprezzato e votato la storia senza commentare.
    A tutti, un sentito grazie.
    Forse continueremo a sentir parlare di New Chester, forse no. Ma questa esperienza resterà senza dubbio con me.
    Buona scrittura (e buona lettura) a tutti.
    Massimo

  8. Massimo ciao!
    Bel capitolo adrenalinico… povero Firewall però 😥😥😥😥 non si fa così!
    Credo che Fenton sia a questo punto spacciato ma…. spero davvero in un colpo di scena che lo riscatterà da tutte le spiacevoli situazioni che gli sono capitate.
    Spero anche che Firewall, si vendichi per bene ☺
    Ciao!
    Ilaria

  9. Ciao Massimo!
    Mi sono da poco iscritto ( anche se sbirciavo il sito già da un po’) e il tuo racconto mi ha proprio coinvolto.
    La storia è semplice ma non banale, i personaggi sono veri, vivi e non mi è mai capitato di finire un capitolo senza il desiderio di sapere come continuava!
    Inoltre mi diverte il modo in cui descrivi e muovi il gatto !
    Non ho fatto in tempo a votare le altre scelte, ma volevo comunque lasciarti un feedback positivo.
    A rileggerci, ciao

    • Perbacco, un nuovo lettore al capitolo 9. È un complimento già di per sé.
      Ciao, Raniero. Mi fa davvero piacere essere riuscito a interessarti. Il primo capitolo di questa storia lo scrissi tempo fa, ma senza the Incipit non l’avrei mai continuata.
      Ci vediamo sul finale!
      M

  10. Vada per la trappola.
    Avevo trovato il capitolo un po’ più complicato del solito da seguire, soprattutto la scena alla porta, non avevo collegato subito Peers (forse la memoria comincia a scemare con l’età), ma visto che Jaw ha già ampiamente esposto dubbi e difficoltà del passaggio, non ti tedio oltre.
    E sono sicura che Firewall troverà modo di intervenire, con una delle altre 8 vite feline che gli restano 😉
    Ciao

    • Ciao!
      Non lo definirei uno spoiler. Potrebbe essere una delle tre 🙂 Due su tre però non finiscono bene per il vecchio Fenton.
      Come ho scritto, la vostra scelta non influenzerà il finale, che è già deciso. Se indovinate, però, siete bravi 😀

      Grazie per il tuo commento! A presto!

  11. Rovesciamento di fronti, ma solo perché hai dichiarato che la scelta non influirà sulla trama e in questo caso logica vuole che tu abbia già deciso di condannare Fenton.
    Ciao, Massimo
    Il capitolo è avvincente e bello, visto che so che apprezzi ti segnalo giusto qualcosa che avrei reso diversamente;
    – Descrivi la fisicità dei “vichinghi” solo dopo aver fatto pensare a Fenton che l’alibi non gli sarebbe servito. Perché se ne rende conto? Non è chiaro. A giudicare dal seguito, direi che se ne rende conto *dopo* aver visto Peers, ma allora o la considerazione di Fenton va posposta, oppure va preposta la descrizione del “detective North”.
    – Il modo in cui Fenton cerca di attirare l’attenzione dei vicini: non è immediato, per il lettore, o almeno per me. Penso che dipenda soprattutto dalla scelta dei termini e dal maiuscolo. Non conoscevo l’espressione “I Reckon” e ti faccio notare che a una prima lettura non è affatto facile capire che è una frase in inglese. Infatti l’ho letta in questo modo:
    “Everett Peers, i Reckon!” e mi sono chiesto (complice la dose di amnesia che subisco tra un capitolo e l’altro), nell’ordine: “Chi è ‘sto Peers? E perché chiama i tre che lo sono venuto a trovare ‘Reckon’? Che roba è ‘Reckon’? Una setta? Una mafia del futuro?’.
    Già non usare il maiuscolo mi avrebbe aiutato a riconoscere la prima persona singolare inglese. Poi, capisco che tu abbia voluto evitare un banale “MR PEERS, I SUPPOSE”, ma sarebbe stato a mio parere molto più diretto.
    Ciao, scusa (come al solito) l’invadenza, a presto

    • Ciao JAW!
      Oddio, i Reckon! Sono morto, ti giuro! Non so se mi sembrano più un gruppo grunge o una banda di delinquenti western. Spero vivamente che tu sia il solo ad aver frainteso così. Ero così fiero della mia scelta! 😀

      Ti espongo alcuni punti, poi se vorrai mi dirai in onestà se pensi ancora che necessitavano di più attenzione.

      -Fenton si rende conto che non gli serve l’alibi appena vede Peers, siccome ha capito che non è la polizia. Su chi sia Peers, credimi, ero sicuro di avere ormai annoiato i lettori con tutti quei riferimenti a lui e al suo ciuffetto. Però devo ammettere anche che ho fatto passare un po’ di tempo dall’ultimo capitolo, non posso esigere che tutti ricordino tutto della storia. Fai bene a segnalare, come sempre.

      -quanto al pianerottolo, non so su che specchio arrampicarmi. Punto il dito sui 5000 caratteri e sul fatto che mi sembrava chiaro già così, ma effettivamente qualche parola in più su Fenny che cerca di attirare l attenzione potevo spenderla, soprattutto per una ragione che scoprirai nel capitolo finale.

      Grazie di tutto!
      M

      • Ma certo che ti voglio risponderti, è un’occasione per far sguazzare la mia prolissità autoreferenziale 😀 😀
        > Fenton si rende conto che non gli serve l’alibi appena vede Peers,
        Ok, in effetti l’avevo capito così; il motivo della mia osservazione è che tra la considerazione di Fenton sull’inutilità dell’alibi e il punto in cui ci fai sapere che vede finalmente Peers tu inserisci la descrizione del “poliziotto North”, col risultato che non mostri subito il motivo per cui Fenton ha capito che non gli serve l’alibi. Insomma, a mio parere la descrizione del poliziotto è fuoriposto e va a interrompere l’azione di Fenton.
        Questo è lineare: Non mi serve l’alibi (perché?) -> Ho visto Peers.
        Questo meno: Non mi serve l’alibi (perché?) -> Però, muscoloso il poliziotto (Ok, ma io ti ho chiesto perché non ti serve l’alibi -> Ho visto Peers, dunque il poliziotto muscoloso non è un poliziotto.
        Sull’altra considerazione, non preoccuparti troppo, di fatto volevo soprattutto testimoniare la mia ignoranza dell’inglese … e l’evanescenza della mia memoria 😀
        Ciao, a presto

  12. Fenton rovescerà la situazione!
    Ciao Massimo,
    il calcio a Firewall non lo doveva dare… Spero che nel ribaltamento qualcosa accada al simpatico scimmione!
    Il tuo ritmo non perde mai un colpo, sei bravo e attento ai dettagli. Difficilmente nel tuo scritto si nota qualcosa fuori posto anzi, a ben guardare, in questo capitolo non ho proprio nulla da segnalare.
    Alla prossima con il gran finale!!
    Buona scrittura anche a te 🙂

    • Ciao Kezia!
      Ti confesso che è stato difficile scrivere quella parte, come mi sarà difficile separarmi da Fenton e dal suo simpatico micione, terminato l’ultimo capitolo.
      Ma che ci vuoi fare. Life goes on!
      Grazie per essere ancora con me e dei complimenti che mi fai sempre.

  13. Ciao Massimo
    Voto per gli svedesi e speriamo che il protagonista riesca in qualche modo a vendicarsi e a guarire.
    Firewall che appare all’improvviso mi fa sorridere perché ho un gatto coccoloso ma a volte, si comporta proprio come lui…anzi… rincara la dose anche con i morsi 😂😂
    Posso farti notare che la parola “cubicolo” l’hai scritta due volte in maniera troppo ravvicinata? Io avrei usato un sinonimo😋
    Ciao!
    Ilaria

    • Ciao Ilaria.
      Leggere della tua esperienza col gatto mi fa sorridere e mi conforta sapere che quel che ho scritto è plausibile.

      Grazie della segnalazione, le ripetizioni sono sempre un mio tallone d’Achille (o da killer, come diceva qualcuno :D)

      A presto!

  14. I finlandesi!
    Ciao Massimo.
    Il capitolo mi è piaciuto, soprattutto per il fatto che non ti dà proprio tutta la pappa pronta: invita il lettore a immaginare, a ragionare. A dedurre.
    Per questo non ti chiederò perché hai insistito tanto sul gatto di porcellana, né perché Fenton abbia rinunciato a spostarlo, so che lo saprò presto 😀
    Visto che so che apprezzi la cosa, ho provato a impegnarmi per trovare qualcosa su cui fare un’osservazione che potesse esserti utile. Alla fine (non senza sforzi 😀 ) ne ho trovato una piccola piccola:
    NO…no. (Mocassino)
    No. NO! (Fenton)
    Mi è saltato agli occhi anche perché l’intonazione che la scelta delle maiuscole suggerisce è analoga.
    Insomma, a così breve distanza, nella stessa scena, è quasi come sentire parlare due personaggi con la stessa voce.
    Ma è un’inezia del tutto trascurabile.
    Ciao, bravo, a presto!

    • Ciao JAW!
      ormai su The Incipit ti ho eletto a mio padrino, sappilo! L’attenzione che dedichi a leggere i miei capitoli è palese e te ne sono grato.

      In più, quel che segnali spesso passa sotto il mio radar. Come ho scritto sopra, dannate ripetizioni! Mi serve un thesaurus. E anche un thesaurus! 😀

      Al prossimo capitolo
      Massimo

  15. Vada per i finlandesi, sono meno inflazionati, anche per questioni demografiche, immagino.
    Avevo letto l’altra sera e non avevo capito tutto, ho riletto a mente (un po’) più lucida e mi sono resa conto che mi ero persa il fazzoletto. Prima pensavo che il dna l’avesse preso dal gatto. L’unica blanda critica che potrei fare è che il gatto di porcellana dell’opzione vincente è citato spesso ma senza influenza sulla storia, ma magari avrà un’importanza successiva che ora non vediamo.
    E magari Firewall avrebbe dovuto miagolare lamentoso più che graffiare e soffiare per protestare di essere rinchiuso. O allora è un gatto caratteriale.
    Davvero una bella storia.
    Ciao

    • Ciao Befana, ti ringrazio in particolar modo per non aver voluto dare un giudizio affrettato al capitolo, sicuramente uno di quelli che lasciano più lavoro di deduzione al lettore, finora.

      Il gatto di porcellana avrà un ruolo, e sarà importante. Non dico altro.
      Fidati di me 🙂

      Quanto al gatto vero, so che parlo con un’esperta, e cercherò di difendere le mie scelte:
      Nelle mie intenzioni, il comportamento mostrato da Firewall dovrebbe mostrare quanto poco socievole ed affettuoso sia. E’ un bel gattone maschio e si considera il padrone di casa. Il contatto non richiesto proprio non gli va a genio, tant’è che già nel primo capitolo ‘schiva’ le carezze, e in seguito rifiuta di mangiare se c’è qualcuno intorno. Essere preso alla sprovvista e sollevato, poi. Inaccettabile. Da cui la sua reazione “peperina”. A mia difesa, pur non avendo avuto mai gatti, ho avuto modo di parlare con padroni che si lamentavano appunto di questi confini ben definiti che un gatto maschio può tracciare in casa. Poi, naturalmente, sono come noi. Non ce ne sono due uguali.

      Grazie di tutto e a presto
      Massimo

      • Oh, e da amante ad amante dei gatti, ti consiglio un programma tv su cui mi sono documentato: “The Cat Whisperer”. In pratica, un addestratore di gatti che va di casa in casa a risolvere i problemi di padroni i cui gatti li fanno disperare per vari motivi. Il tizio è un grande, e il programma molto divertente.

        Ciao!

  16. Ciao Massimo
    Parlando di gatti,
    non ho capito bene perché il gatto di porcellana “stona” e che ruolo ha avuto, se ha avuto, in questo episodio.
    Povero Firewall. Un gatto che graffia e soffia quando vede il padrone anziché fare le fusa, avrà sicuramente dei buoni motivi, o no? Io non li ho capiti 🙂
    A parte questi dettagliucci, il capitolo scorre.
    voto i latinoamericani.

    • Ciao Maria!
      Forse avrei potuto spendere qualche parola in più su come il gatto (finto) stoni, è vero. Ho dato per scontato che il lettore si fidasse della parola e dell’esperienza di Fenton, che lo trova orribile e sicuramente non lo consiglierebbe ai suoi clienti.

      Quanto al ruolo…ti chiedo solo un po’ di pazienza. Arriverà. E sarà importante, prometto. 😉

      Firewall è un gatto poco convenzionale, indubbiamente, ma ho cercato fin da subito nella storia di enfatizzare quanto sia territoriale, poco affettuoso e con idee ben chiare su cosa gli piace e non gli piace. Essere sollevato all’improvviso e bruscamente, fosse anche dal suo padrone, ricade senz’altro nella seconda categoria. Le mani a posto, per favore.
      Forse vuol bene a Fenton, forse lo tollera, forse lo considera un semplice procacciatore di cibo.
      Chi può sapere cosa passa per la testa di un gatto?

      A presto, e grazie.
      Massimo

  17. Che arrivino i Finlandesi!
    Ciao Massimo.
    Altro bel capitolo. Sono sempre colpita dalla fantasia di chi scrive fantascienza, immagino si dovuto ad una sorta di “addiction” alla materia trattata.
    un piccolissimo neo, ma piccolo piccolo:
    “fra graffi e soffi furiosi” non so perché mi suona male, forse avrei preferito la preposizione “tra” e avrei aggiunto gli articoli a graffi e soffi.
    Ma è solo una mia idea…
    Intanto ti rinnovo i complimenti. E’ una bella storia e meriterebbe più attenzione!
    Have a great day today!

    • Ciao, Keziarica.
      Grazie perché segui ancora i miei deliri fantascientifici.
      L’allitterazione che mi segnali è…del tutto involontaria. Me ne sono accorto solo grazie a te, e concordo che “tra” ci stava meglio.
      Sulla popolarità della storia, non sai quanto io sia già felice di aver coinvolto te e gli altri lettori/scrittori fedeli come te. Sono uno scrittore pigro e la vostra motivazione mi aiuta tantissimo. Se poi qualcun altro mi leggerà, mi farà solo piacere.

      Have a jolly good one yourself!

    • Ehilà, Dragon!
      Mi rendo conto che in questo capitolo ho affidato molte chiavi importanti di deduzione alla lingua inglese, il che può creare dubbi.

      Ricostruisco meglio gli eventi:
      Fenton ha bypassato la password tramite la console del sistema operativo, attivando un reset di emergenza delle credenziali (emergency override). Una specie di “modalità provvisoria” di windows, se vogliamo.
      Dopodiché, si è trovato davanti un altro ostacolo: la richiesta di un campione di DNA di Peers da parte del computer (insert DNA sample to continue). Ha superato anche questo guardandosi intorno, e scoprendo nel cestino un fazzoletto sporco appartenuto a Peers, siccome Gino non aveva ancora pulito nello studio!
      Insomma, c’è mancato poco.

      Grazie del commento e a presto!
      Massimo

  18. Io ho una passione per i fermacarte di dubbio gusto ma credo di essere in netta minoranza.
    Sarò controcorrente anche nel commento, io avrei tagliato e reso più asciutta la prima parte: l’interazione col capo, la ricerca sul computer, i suoi stati d’animo. Dilungarsi sulla villa e i “dettagli” di Peers ci sta.
    Ciao

  19. Ricomincio da te, dopo essermi assentato per un po’.
    Il mio voto per il gatto è scontato.
    Nulla da eccepire, tranne il fatto che prima di sacrificare gli spazi tra la punteggiatura dovresti iniziare a eliminare avverbi e aggettivi di troppo (è una regola aurea usata nelle redazioni dei giornali, dove la forma conta e quindi gli spazi devono rimanere).

  20. Ciao Massimo,
    Voto il gatto…in una casa così lussuosa, il gatto di porcellana, magari stile giapponese😂😂, ci stona e non poco!!
    Ho notato che hai probabilmente dovuto accorciare il racconto. (Fai quello che faccio io: tolgo gli spazi tra il punto e l’inizio della frase… Io di solito faccio così quando mi accorgo di aver scritto troppo 😔 e mi dispiace tagliare alcuni periodi..). Purtroppo capita 🙄. Dal canto mio, se necessario, continuerò a farlo…
    Qui concludo e ti auguro un felice 2018.
    Ilaria

    • Ciao, Ilaria!
      Beccato in flagrante! 😀 e togliere gli spazi non è l’unico mezzo spregevole a cui sono ricorso. Ti dice niente sostituire le parole con sinonimi brevi? Tipo “lieto” al posto di “felice”? Ecco.

      Ma qui non ho limiti, quindi FELICE di averti ancora con noi. Buon anno anche a te!
      Massimo

  21. Be’, gatto, ovviamente.
    Ciao Massimo. Ma perché “inches” e non più semplicemente pollici?
    Mi ha anche destabilizzato scoprire che “Fenton Smith” non parla inglese, anzi, direi che parla italiano, se interpreto bene l’incontro con l’immigrante. 😀
    Il capitolo è scritto molto bene, come al solito, anzi, forse di più. Leggendo mi è venuta in mente solo un’osservazione: la parte descrittiva della villa è ben resa, è anche opportuna, ma mi domando quanto sia prioritaria rispetto al dipanarsi di una trama che deve compiersi in quindicimila caratteri. Insomma, volevi certamente rendere l’idea di un’opulenza smaccata, ma ribadisci lo stesso concetto sia prima che dopo, con diversi dettagli e considerazioni che hanno il vantaggio (a mio umile avviso) di apparire più “mostrati”. Sia chiaro, non è assolutamente una critica, la mia, al massimo il contrario: diciamo che sono un po’ invidioso, perché mi capita spesso di rinunciare a descrizioni simili temendo la mancanza di spazio 😀

    Ciao, Buon Anno, a presto

    • Caro JAW,
      Se sapessi che punto dolente hai toccato: lo spazio. Mi trovi infatti in un momento in cui sono scisso tra brutalizzare la storia che rimane perché finisca nei 10 capitoli, o creare una parte 2. A te che sei esperto di the incipit (anche perche mi fido molto del tuo giudizio) chiedo: è pratica comune oppure un brutto faux pas?
      Ad esempio avevo una descrizione accurata del viaggio di Fenton dalla porta di casa a Liverpool, completa di panoramica di New Chester, ma ahimè.

      Chiarisco il pasticcio che ho fatto nel linguaggio. Fenton e tutti gli altri personaggi parlano inglese corrente. Devo naturalmente volgere in italiano gran parte dei dialoghi per jl lettore, ma ogni tanto inserisco qualche opener o frase di circostanza in inglese per rammentarlo a chi legge. La battuta riguardante Gino è pronunciata da Mocassino, che mastica l’ italiano. Fenton non lo parla, ma ha riconosciuto la lingua.

      Inches è solo uno stupido anglismo. Nella distrazione non mi è passato per la testa che esiste l’equivalente “pollici” che sarebbe suonato molto meglio!

      Grazie come sempre per l aiuto che mi dai.
      Buon anno!

      • Hai ragione, la questione della lingua era abbastanza trasparente, ho ragionato usando i miei schemi mentali.
        Riguardo al resto che mi scrivi: avevo intuito che c’è molto di “non postato su TI” in questo racconto, l’ho immaginato proprio leggendo la descrizione della villa.
        Mi chiedi che ne penso di un prosieguo oltre i dieci capitoli. Non so se fai la domanda alla persona giusta. Provo a spiegarti come “funziono” io: delle storie che scrivo su theincipit all’inizio ho solo un canovaccio, un’idea che intendo sviluppare ponendomi lo stretto vincolo dei dieci capitoli. Spesso l’idea deraglia, va in direzioni che non mi aspettavo e mi adeguo. Non succede mai che scriva una parte della storia e la riadatti. Quando scrivo, so di poter usare solo cinquemila capitoli e penso, in base all’idea che ho in quel momento, a cosa *devo* far stare in quello spazio perché riesca a terminare in tempo. Questo implica molte rinunce, e spesso ho l’impressione di brutalizzare la storia, di comprimerla troppo, ma la storia estesa rimane solo nella mia mente, non ho mai provato a renderla su carta, quindi il “senso di perdita” è molto più lieve di chi magari ha davanti pagine “sudatissime” a cui deve rinunciare.
        Insomma, avrai capito che io non sono per i sequel, ma spero di averti illustrato anche la mia posizione, che può essere molto particolare ed è naturalmente solo mia, né più né meno giusta delle altre. Vorrei inoltre chiarire che ho letto molti sequel su questo sito e non ci trovo niente di male, anzi, onore a chi riesce a sviluppare un racconto più lungo e articolato di cinquantamila caratteri.
        Ma poi, per dimostrarti quanto mi contraddico, i tre racconti che ho scritto sono episodi collegati tra loro, e per quanto la mia idea è che possano essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, sono stato bonariamente accusato da qualcuno di aver fatto dei sequel 😀
        La storia in corso, lo avrai capito, è anch’essa collegata alle altre.
        Boh, mi sa che non ti sono stato molto utile 😀 😀

        • Perfetto, perfetto! Hai reso l’idea. Le conclusioni che ne traggo col tuo aiuto sono allora due: 1) Farò il possibile per attenermi ai dieci capitoli, tenendo a mente che in effetti purché la storia fili, nessuno a parte me potrà fare paragoni con come avrebbe potuto essere.
          2) Qualora proprio non ci riuscissi, mi arrenderò all’idea di un sequel sperando di mantenere i miei lettori.
          Credo che avrò una nozione più dettagliata di come stanno le cose appena avrò finito il prossimo capitolo.
          Grazie come sempre
          Massimo

  22. Ciao Massimo,
    una delle cose che caratterizzano maggiormente la capacità di narrare storie è l’aggiunta di particolari, in apparenza insignificanti, che girano intorno alla scena.
    Tu lo fai in maniera esemplare. Il cammino di Fenton verso l’ingresso della villa, avete potuto essere raccontato anche senza l’aggiunta di piccoli dettagli, quali i lavoranti che ritinteggiano la casa, ma avrebbe perso spessore. I piccoli tocchi danno alle scene vividezza e aiutano il lettore ad immergersi nel racconto.
    Non posso far altro che complimentarmi per questa tua dote. Molto bello.
    Io scelgo il gatto di porcellana, fa molto Charlie Chan e richiama il giallo classico.
    Alla prossima e Buon Anno!

    • Cara Keziarica,
      Io mi innamoro delle storie dai particolari, e a te che sei una lettrice attenta svelo anche che non sempre sono solo dettagli estetici. A volte sono indizi 🙂 shh. Ci sono rimasto anzi così male a dover riassumere due giorni a mio giudizio importanti in una frase, ma questo è il nostro fardello di scrittori. È che odio i flash forward!

      Grazie mille per la carica che mi dai sempre e buon anno!

  23. Per me l’opzione più interessante è che l’ex-dipendente abbia perso la causa. Le altre due opzioni sono troppo poco british, trappo da casa (o da Cosa) nostra e poi richiederebbero troppe battute per essere sviscerate. Un buon avvocato di una potente multinazionale invece potrà avere facilmente vinto la causa dimostrando che non c’è nesso causale tra la cecità e l’assunzione di OGM, considerato che non risultano esserci precedenti.
    Scritto benissimo con uno stile fluido e di facile leggibilità. Bravo.
    Buon Natale.

  24. Fenton è in un mare di melma a quanto pare. Deve risolvere il suo problema prima che diventi irreversibile. Il problema più grande è che oltre lui solo (apparentemente) un’altra persona ha riscontrato dei problemi in seguito al consumo di ortaggi OGMagic. Una casistica molto piccola per poter far qualcosa di pratico. Infatti ho votato che ha perso la causa. A meno che il signor Peers non abbia insabbiato più di un caso del genere, in tal caso le persone scomparse potrebbero essere molte di più.
    Ma forse la domanda principale è: perché lo studio gli sembrava così familiare?

  25. Io voto che è scomparso misteriosamente nel nulla, ma ti propongo che la notizia stranamente non ha fatto scalpore. Più interessante ancora se la sua scomparsa coincide con la ritrattazione delle accuse 😉

    Questo capitolo mi è piaciuto tantissimo: abbiamo un grosso balzo in avanti nella trama ma tutti i misteri ancora da scoprire. Sono curioso di sapere cosa c’è scritto a pagina 3 😉

    Ciao 🙂

    • Grazie del feedback e dei consigli, Dragon. Non so quanto spazio riuscirò a dedicare all’ex dipendente nella prossima puntata, ma terrò in considerazione le tue idee. Purtroppo il decimo capitolo è vicino! Non so come farò a non sforare.
      Ancora grazie e a presto.

  26. Direi che è scomparso nel nulla…. ovviamente 😀
    Ciao Massimo, capitolo interessante anche se hai menzionato il micione soltanto all’inizio 😄 ma non te ne farò una colpa eh! Ahah
    Scherzo 😁😁
    Sono molto curiosa di leggere il prossimo!
    A presto 😎
    Ilaria

  27. È scomparso nel nulla, se complotto deve essere, che sia totale! 😀
    Ciao, Massimo.
    Il capitolo è intrigante come al solito. Ho solo un’osservazione, che magari è superflua e che non ho fatto prima perché non sapevo esattamente quale natura volessi assegnare al problema visivo. Non escludo che tu abbia già fatto le stesse considerazioni, in tal caso abbi pazienza 😀
    Quello che voglio farti osservare è abbastanza banale: hai puntato tutto sul giallo, ma i bastoncelli nella retina percepiscono il giallo come un colore composto, in quanto sono sensibili ai colori verde, rosso e blu. Cosa voglio dire: se il problema alla vista fosse riferibile alla percezione diciamo “fisica” del colore, non sarebbe solo il giallo ad esserne affetto. Ne sarebbero affetti anche i colori che lo compongono, ossia ma il verde e il rosso. Perché te lo dico? Perché mi pare che tu faccia molta attenzione ai dettagli, e trattare in un modo non corretto questo punto potrebbe essere un problema. Insomma, ci sta assolutamente tutto ciò che hai scritto, l’importante è che i problemi alla vista originino dal cervello, dall’immagine elaborata, piuttosto che dall’immagine catturata dall’occhio. Scusa se mi sono permesso 🙂
    Ciao, bravo, a presto

    • L’osservazione (giustissima) che mi proponi era passata anche per la mia testa, e infatti sì, non intendevo giustificare il male di Fenton come un semplice fenomeno ottico. Idealmente ha una componente ottica e una neurologica, altrimenti si estenderebbe anche ad altri colori dominanti, cosa che non accade…per ora.
      Fammele notare queste cose, non voglio impigrirmi o la scrittura ne risente. 😀 Mi fa davvero piacere che tu lo faccia e mi dimostra che non solo leggi, ma prendi a cuore la storia. E come sempre ti ringrazio.
      A presto, JAW!

  28. È scomparso misteriosamente nel nulla. Spero per lui che sia sparito volontariamente.
    Questa cosa dello studio del solforoso magnate che ha un’aria familiare mi stuzzica assai la curiosità.
    Mi piace proprio questa storia, e per di più il gatto della copertina assomiglia al mio 😺
    Allla prossima

    • Ehila, maria.
      Effettivamente suona un po’ come Davide contro Golia, non è vero? Magari lavorando per Peers avrà trovato un buon avvocato 😀

      Gli oggetti gialli ci sono sempre, sul tavolo, coperti da un panno che Fenton ha ben poca intenzione di sollevare. Non ce ne sono altri così evidenti nell’appartamento, siccome F è di gusti sobri e non si circonda di colori troppo vivaci. E se ne ha visto qualcuno navigando su internet, per limite di parole purtroppo supponiamo che si sia affrettato a chiudere la finestra prima che potessero causargli emicranie!
      A presto!

  29. Buongiorno Prof,
    ero indecisa sulla scomparsa nel nulla e la ritrattazione delle accuse, ho scelto la seconda. Ho scelto la seconda perché, immagino che il protagonista voglia parlare con l’ex dipendente, capire cosa stia succedendo a lui e cosa sia successo all’altro. Magari lo troverà con gravi menomazioni, psico-fisiche… Ma sto divagando, come al mio solito…
    Questo capitolo getta una nuova luce sulla storia e sintomi di Fenton, vediamo a cosa ci porterai.
    Alla prossima!
    p.s. il jingle è una tua invenzione?
    p.s. #2 bravo!

  30. Ciao Massimo
    Come non seguirti?
    Scrivi benissimo, il racconto fila liscio e leggero e poi… C’è il mitico Firewall che mi sembra un gran furbacchione.
    Io eviterei gli oggetti gialli e vediamo come andrà il prossimo capitolo.
    A causa dell’ora tarda, l’emicrania è esplosa a me😂
    Ciao!
    Ilaria

  31. Evitando gli oggetti gialli l’emicrania gli darà un po’ di tregua…. Così chissà che non riesca a scoprire qualcosa di più su quello che gli sta accadendo!
    Ciao 🙂

    • Ciao, FueGod, felice di averti tra i miei lettori. Grazie per le tue belle parole. La risposta alla domanda è “ni”, è la prima volta che pubblico qui ma ho contribuito tempo fa a due raccolte di racconti non troppo impegnative. Mi giudico assolutamente un neofita, comunque.
      PS. (Mio dio, ” Poliziotto Superpiú!” Quanto ho amato quel film trashissimo! 😀 )

  32. I sintomi peggiorano, subito!
    Ciao Massimo,
    Sei arrivato al quinto capitolo e io non ho più alcuna osservazione e men che meno consiglio da darti 😀
    Il capitolo mi è piaciuto, lo zio mi è piaciuto… la storia del punto cieco, poi… ma lo sai che io vedevo sparire intere gambe di tavoli?
    Curioso di sapere dove voglia andare a parare 😉
    Ciao, a presto

  33. Meno male che sei passato a leggere il mio racconto, altrimenti non ti avrei mai scoperto e sarebbe stato un vero peccato. Scrivi benissimo e il plot è ben strutturato.
    Complimenti davvero. Il resto te lo dico nella replica al tuo commento, così ti faccio un po’ di pubblicità.

    • Grazie, cap. riccio.
      E’ una delle cose che adoro di questo sito, anche se l’ho scoperto da poco: c’è confronto positivo tra gli autori e nascono infiniti spunti di riflessione. Sono certo che molte idee per il seguito della storia mi sono venute e mi verrando leggendo le vostre, attingendo ai vostri particolari stili. Il tuo mi prende davvero da vicino perché la scrittura ironica è così difficile da realizzare, e così godibile quando è fatta bene, come nel tuo caso.
      Lieto di averti a New Chester, rimani con noi 🙂

  34. Ciao massimo,
    trovo che il tuo racconto meriterebbe più visibilità. E’ un bel racconto, ricco di particolari e di grande immaginazione.
    Mi è piaciuto molto questo capitolo, mi è piaciuto il modo in cui hai reso lo stupore del bimbo che cerca di capire il trucco dello zio.
    Bravo, non so che aggiungere.
    aspetto il prossimo.

    • Cara keziarica, non serve che ti dica che è un vero piacere sapere che sei ancora con me e che la storia non ti ha deluso finora. Temevo che questo capitolo un po’ nostalgico potesse stonare con la narrazione fredda dei precedenti, mi rassicuri dicendomi che non è così.
      Il prossimo è in parte già scritto. Arriverà! 🙂

  35. Ciao Massimo!
    Sono passata a leggere il tuo racconto e ne sono rimasta affascinata fin da subito. Mi piace come scrivi e come mantieni il ritmo incalzante. Complimenti!
    Ho votato per il vecchio amico.
    Sono curiosa di leggere cosa ci riserva il prossimo capitolo.

  36. Boh, direi suo zio, non troppo vicino né troppo lontano.
    Ciao Massimo
    Un capitolo interessante e con qualche rivelazione. Mi lascia un dubbio, che però mi tengo almeno fino al prossimo capitolo.
    Interessanti e abbastanza pazzeschi i sintomi del tuo protagonista, però mi pare che tu abbia rotto un po’ il filo delle indagini, nel senso che hai all’apparenza abbandonato degli indizi importanti. È solo una sensazione data (a me, non so agli altri lettori) dal modo in cui passi dalla telefonata ai nuovi “test visivi”, diciamo che io avrei reso più organico il passaggio, anche solo con una frase (del tipo “ok, ho trovato un’indiziata, adesso approfondiamo i sintomi”).
    La parte in cui spieghi il rialzo di prezzo mi è poi sembrata troppo “raccontata”,
    Prendi queste parole per quello che sono, semplici spunti di riflessione.

    Ciao, a presto

    • Sì, forse avrei potuto collegare meglio. Nella mia testa era chiaro che, avuto l’indizio che gli interessava (la cocaina) e abbandonato il sentiero del ricovero, Fenton sarebbe tornato al problema originario, scoprire cosa gli sta succedendo.
      L’esposizione purtroppo è un faux pas a cui non sono riuscito a sottrarmi. Certo, avrei potuto magari inserirla nel telegiornale, o trovare qualche altro escamotage.
      Ora verrà una parte delicata del racconto, su cui continuo a meditare mentre la scrivo. Vedremo se riuscirò ad uscirmene in modo soddisfacente.

      Grazie come sempre per i cortesi ed elaborati feedback.
      A presto!

    • Ciao, Dragon. Felice di averti ancora con noi a New Chester.

      Dunque, la droga era di Nancy ed è stata presentata a Fenton in un momento in cui gli era difficile dire di no, ma abitualmente lui non fa uso di cocaina. Quindi è ancora presto per una crisi di astinenza.

  37. Lo zio, sono sempre all’origine di strani misteri, nei romanzi.
    Il capitolo mi è piaciuto, ma più la parte finale che la prima. Ho trovato la prima metà troppo lunga: dal computer in poi invece, trovo che scorra benissimo.
    Un consiglio: evita il più possibile i “dunque, quindi, siccome…” Come nella scena del bagno: potevi fare una cosa tipo “fece un salto in bagno: erano già le dieci, doveva prendere, o l’ora di prendere …”. Risulterebbe più mostrato e meno raccontato, secondo me.
    Ciao

    P.S. Una domanda: ma hai deciso di farne un huis clos o lo fari uscire da casa per confrontarsi ad altri ambienti e situazioni?

  38. Rimarrà lucido e penserà alla prossima mossa: visti gli effetti, la farei analizzare anche io quella polverina.
    Avevo diversi complimenti da farti ma il caro vecchio Jaw mi ha preceduto: è troppo saggio quindi non mi resta che dirti bravo.
    Però, al telefono se l’è cavata bene ma questa Nancy non sembra essere una cima 😉
    Ciao

  39. Rimarrà lucido, spero. Buttarla no, un’analisi sulla sostanza forse è opportuna 😀
    Ciao Massimo.
    Noto due cose in questo capitolo: la prima è che hai giustificato la digitazione. Dimostra che sei molto attento ai dettagli e alla coerenza della storia. La cosa mi piace e la apprezzo; tra l’altro hai utilizzato la cosa per caratterizzare il tuo protagonista, un’ottima mossa. Allo stesso tempo voglio dirti di non preoccuparti troppo di piccole sviste: anche i correttori di bozze devono vivere 😀
    Insomma, in questo caso hai volto l’errore al meglio, ma ti è costato un po’ di presiosi caratteri 😉
    La seconda cosa che noto è che non sei giovanissimo, a meno che non stiano mandando di nuovo gli episodi di un anime, questo sì, decisamente vintage, che mi ricorda l’infanzia. Grande Pollon! 😀

    • Ciao, JAW! I tuoi commenti sono sul pezzo come sempre, e sappi che li apprezzo molto.
      Sono lieto che tu abbia notato il mio tentativo di salvataggio. Ci tengo molto a non lasciare crepe nella storia, perché non mi piace trovarle nelle vicende che leggo. Quindi se ne scorgi, bacchettami! Mi fido della tua opinione.

      Ebbene si, sono entrato negli -enta purtroppo. Ma nel (cyber)spazio, nessuno può sentirti invecchiare. 🙂
      Un caro saluto e a presto!

  40. Ciao,
    questo capitolo è scritto molto bene, ottimo!
    La storia si fa intrigante!
    Il mal di testa lo hai descritto proprio bene, mi sembrava di avere anche io un trapano che perfora il cranio. 😉
    Ottimo lavoro.
    Buona serata!

    P.S. lascia passare almeno qualche giorno tra un capitolo e l’altro, la gente così ha più tempo per leggerti. 🙂
    Ciao.

  41. Il Dr Pratchett, perché mi sembra abbastanza inquieto per la propria salute.
    Molto inquietante questo “limone”.
    L’unico consiglio che mi vine da darti (a parte quello saggio di pubblicare più lentamente, almeno una settimana tra i capitoli, per lasciare a più gente la possibilità di leggerti) è di stare attento ai periodi troppo lunghi e complessi: a volte rendono difficile la lettura e una comprensione immediata. Quando rileggi vedi se è possibile spezzare e semplificare certi passaggi.
    Ciao

  42. Alla fine ho scelto Minny-Manny, più che altro perché Fenton compone due numeri al cellulare (a proposito: zittisce la TV con un comando vocale e poi deve digitare numeri? 😀 )
    Ciao, Massimo.
    Molto interessante questo strano fenomeno, non solo il limone cambia colore, si smaterializza proprio! Il capitolo mi pare costruito molto bene, bello il modo in cui pennelli lo sfondo (il gatto, ad esempio. Molto presente, il gatto) completando un quadro credibile e coinvolgente.
    È vero ciò che scrive keziarica: pubblicare velocemente non aiuta a essere letti.
    Provo a darti un suggerimento, che dal mio punto di vista è un consiglio di cui potresti giovarti tu, gli altri autori e anche il sito di TheIncipit: se hai tempo e voglia, prova a leggere qualcuno dei tanti racconti in corso sul sito (dissipo subito i tuoi dubbi: non ho racconti in corso 😀 ) e commenta. Un po’ di visibilità, se vuoi essere letto, è necessaria.

    Ciao a presto

    • Hai di nuovo ragione!!! “chiama Dr. Pratchett!” era così semplice e non ci ho pensato. Correggerò!

      Apprezzo davvero tanto i commenti riflettuti e precisi come il tuo, ho già cercato di applicare i suggerimenti avuti nello scorso episodio, non so se si nota 🙂

      Sul pubblicare velocemente, mi rendo conto che sto dando un’impressione sbagliata! Io scrivo di solito molto lentamente. Ma che posso dire, mi avete dato una tale carica che l’ispirazione mi è venuta fulminea! Ora ci andrò più con calma e seguirò il tuo consiglio di consultare gli altri autori e commentare altri racconti. Anche se non dovessi ottenere qualche lettore in più, mi godrò comunque delle belle storie.

      A presto!

  43. Ciao,
    mi accusano di scrivere alla velocità della luce… Tu però mi batti in curva!
    bravo, bel capitolo. Sempre più intrigante e ben scritto.
    Io direi che chiama la ragazza per sapere della sera prima…
    alla prossima!
    p.s. aperta qualche giorno in più, così darei modo ad altri lettori di votare 😉

  44. Ciao Massimo,
    ottimo il tuo incipit! Mi è piaciuto molto.
    Molto interessante l’atteggiamento di Firewall, con pochi tratti hai dipinto il tuo personaggio, regalandoci uno scorcio sulla sua vita. Sappiamo chi è, cosa fa e com’è. Non resta che scoprire cosa succederà…
    Quindi aspetto il prossimo capitolo e seguo la storia.
    Alla prossima!

  45. Ignora il colore, in fono non è ancora ben lucido.
    Ciao e benvenuto: molto carino questo incipit, la fantascienza ambientata in un mondo che somiglia molto al nostro, eppure no, è la mia preferita.
    Ti segnalo le cose a cui secondo me dovresti stare attento per migliorare ancora il fascino del tuo testo: la prima frase è decisamente brutta. Due gerundi non si possono vedere: “ma non sapeva perché”, “anche se non sapeva come”, vedi tu ma il secondo gerundio no.
    A parte questo, ci sono troppo “suo, suoi” e anche il nome Fenton ricorre spessissimo.
    Smetto di tediarti: volevo solo segnalarti i difetti perché il resto è davvero ottimo, secondo me. Ho apprezzato particolarmente i dettagli, come quello del non voler vedere i denti prima di averli lavati. Curiosa di leggere il seguito.
    Ciao

    • Sentite grazie per il tuo commento, Maan Keno. Sono anche io un amante di fantascienza, ma ancora alle prime armi come scrittore del genere.

      Hai trovato subito uno dei miei più esposti talloni d’Achille, le ripetizioni. E’ una guerra continua in cui spesso faccio le capriole all’indietro e riformulo interi periodi per evitare di dover ripetere un termine, non sempre con buoni risultati. Ci farò senz’altro attenzione e prima o poi sconfiggerò il mostro. 🙂

      Spero che il seguito non ti deluda, quando l’avrò ultimato.
      Ciao!

  46. Be’, io controllerei la scadenza.
    Ciao, Massimo.
    Un ottimo incipit, molto curato e scorrevole. Hai scelto uno dei generi che prediligo e mi hai incuriosito. A naso direi che sei un “esordiente” solo su questa piattaforma, o magari solo con questo nick. Di certo sai scrivere e si vede.
    Ti dico la verità: mi e suonata stonata la prima frase, il “non sapendo come”, lo avrei espresso diversamente. Il proliferare dei gerundi, poi, a mio parere toglie un po’ di efficacia alla narrazione. Te lo scrivo perché tempo addietro lo hanno scritto a me, e l’ho trovato un ottimo consiglio. Un verbo per ogni azione e gerundio quando veramente necessario: si è svegliato, si sente diverso, sono due azioni separate.
    Te lo scrivo anche perché la tua scrittura mi sembra già piuttosto matura e credo che tu sia in grado di apprezzare (se non addirittura “in cerca di”) umili comsigli da parte di altri autori/scrittori.
    Ciao, benvenuto, a presto.
    P.S.: Tranquillo, in genere mollo pipponi simili come primi commenti, provo a dare qualche suggerimento, poi mi rendo conto di non avere più osservazioni utili e mi godo la narrazione. 😀

    • (Con “Un verbo per ogni azione” intendevo una frase separata per ogni azione. Spesso è più efficace perché permette al lettore di focalizzare meglio. Anche con la vista non è diverso: abbiamo un quadro di insieme ma focalizziamo i dettagli uno alla volta)

    • Ciao, JAW. Ti sono molto grato per il tuo feedback e hai ragione sulla prima frase. L’avrei riletta dieci volte senza accorgermene, ma ora che me l’hai fatta notare mi è saltata subito all’occhio la stonatura. Di nuovo grazie.

      Sulla mia “carriera” di scrittore, in realtà non ho mai pubblicato niente, ma ho partecipato a un paio di concorsi che mi sono andati bene, finendo in due antologie di esordienti, una delle quali è nella mia bio. Ho sempre amato scrivere, però, e condividere il mio mondo interiore con chi desidera conoscerlo.

      Apprezzo molto i tuoi commenti e sono davvero contento che la storia ti stia piacendo. Dormiva nel mio cassetto da un anno, poi ho scoperto The Incipit e mi son detto, perché no? Magari mi aiuterete voi a scoprire come finisce. 🙂

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