Prigioniero dell’acqua

Io sono...

Guardo il mio riflesso nei vetri e noto che ormai la mia faccia non ha più un profilo migliore. I miei occhi hanno assunto una colorazione da palude e sono più grandi, più gelatinosi, come una rana o un pesce. Le squame sono aumentate, il medico dice che è meglio non grattarle via. Inoltre sono diventato troppo umido, trasudo acqua in continuazione senza neanche accorgermene e gli infermieri devono cambiare sempre le lenzuola. Ho sentito mentre fingevo di dormire che vorrebbero metterci su tavoli in acciaio. “Tanto non si accorgono della differenza.” Dicono. Ci trattano come animale ed effettivamente è quello che sembro nonostante mi senta ancora umano. Loro hanno dimenticato la nostra dignitá. Entrano con le loro tute bianche integrali e parlano e sparlano, come se non ci fossi, mi fanno le loro cose e via. 

Mi chiamo… questo non lo ricordo, come molte altre cose, ma so quasi per certo che fossi un medico e il mio sogno ricorrente riguarda un laboratorio. Non so se abbia a che fare col mio lavoro, la mia prigionia o sia solo il delirio di un povero uomo dall’aspetto mostruoso.

Sono abbastanza sicuro che la mia memoria si stia logorando per via dei farmaci che mi somministrano. Una specie di siero in siringa, puntuale ogni giorno che mi fa sentire confuso e intorpidito e un dolore mi prende al ventre e alla testa, come una fitta, che si affievolisce ogni giorno di più. Forse le fitte erano lancinanti all’inizio ma non ne ho ricordo.

Ho smesso di domandarmi perché sono qui da tempo. Tempo…un argomento senza senso in questo posto. Non ho orologi e non c’è nessun riferimento che mi faccia capire il trascorrere dei giorni. Ho smesso di contare anche le volte in cui mi iniettano quella cosa verde. Potrei essere qui da giorni o da una vita, non saprei.

La stanza é orribile. C’è un letto umidiccio dove passo la maggior parte del tempo, una porta di fronte al letto con una piccola finestra vetrata, e vari macchinari che non conosco. Tutto ricorda vagamente un ospedale, se non fosse per tutto questo grigio topo.

I vetri sulle pareti laterali mi permettono di vedere altre cose. La trovo una scelta bizzarra, forse deve avere un impatto psicologico su di noi. Alla mia sinistra c’è una stanza spoglia e vuota. Alla mia destra una stanza come la mia, con una sagoma sdraiata come me, il mio compagno. I colori sono scuri e i contorni sfocati ma riusciamo a comunicare con espressioni e qualche gesto. Oltre, posso intravedere altre stanze più lontane dove probabilmente ci sono altri “pazienti” come ci chiamano loro. In realtà non ho molta voglia di sapere però me li sono immaginati, gli altri intendo. Persone normali: madri, padri, insegnanti, postini. Forse qualcuno è morto. Forse toccherà anche a me presto.

Continueremo a seguire il povero sconosciuto. Cosa fará?

  • Si affacciera al vetro della porta (10%)
    10
  • Comunicherá col compagno (80%)
    80
  • Si addormenterá per sognare (10%)
    10

Voti totali: 10

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12 Commenti

  1. Sono stato attratto dal titolo del racconto, ma ancor di più dalla tua bio: sono anch’io purtroppo un perfezionista schiavo dell’autocritica.
    Ho letto il primo episodio e mi è piaciuto (a proposito, sono anche ipercritico). Ti seguo, nella speranza che tu riesca a mantenere la tensione di questo inizio anche nei capitoli seguenti.
    Non è che ti viene in mente di abbandonare?

    • Sono felice di aver trovato un cervello simile al mio. Purtroppo ho abbandonato, si, è passato moltissimo tempo. Ora ho ripreso il secondo capitolo e ho già steso parecchie caratteristiche sul secondo personaggio. Come avrai letto dalla bio, mi capita spesso di prendere e lasciare e la cosa non mi diverte per niente perché sono piccoli fallimenti. Spero di continuare più costantemente adesso. Fortunatamente ho ancora nella testa questa storia con un un evento importante e già un finale ancora prima di iniziare a scrivere il capitolo 1, per cui si tratta solo di pazienza e continui scervellamenti per trovare la forma perfetta. Conto di pubblicare la settimana prossima stay tuned ^^

  2. Ciao Gnana.
    Stavo navigando sulla piattaforma e ho visto il titolo del tuo incipit.
    Mi sono incuriosita perchè il mio romanzo paranormale in revisione s’intitola “Prigioniera dei sogni”. Quindi mi sono soffermata a leggerti.
    Mi hai incuriosito e mi è piaciuto. Voto per la comunicazione col compagno.
    Il poveretto non può stare a letto per sempre.

    Un consiglio che a tempo debito hanno dato a me cazziandomi più volte:
    prima di lanciare il capitolo rileggilo più volte.
    Purtroppo l’opzione per scegliere il proseguimento del racconto fa rabbrividire.
    “SI AFFACCIERA” : senza i e con l’accento sulla A. Così non si può proprio leggere.
    Sono sicura che sarà stata sicuramente la fretta e probabilmente non ci hai fatto nemmeno caso ma sono cose che chi ti legge purtroppo nota.

    Decido di seguirti.
    Ilaria_S

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