Morte in diretta (Il primo caso di Veronica Berger)

Capitolo 1 - Veronica Berger

Veronica Berger se ne stava seduta compita su quella fredda panchina da ormai venti minuti. Osservava il tramonto. Guardava lontano dove nessun altro osava spingersi. Quella sera l’aria era fresca, non freddissima, ma abbastanza da indossare una giacca autunnale e dei comodi leggins neri felpati. I capelli biondi, di solito legati, ora erano liberi di seguire i refoli di vento. Li tenne fermi con una mano mentre chinava il capo per leggere l’ora. Le 19:39.

Aprì la borsa e controllò di avere tutto ciò che le serviva: il piccolo registratore digitale, un block notes e diverse penne. Non a tutti piaceva che la propria voce fosse registrata, alle volte era necessario fare alla vecchia maniera. Veronica sperò vivamente che non fosse quello il caso, ma ricordando quanto fosse stato prudente e scrupoloso Marco nel scegliere luogo e modalità dell’appuntamento, ne dubitava. Eppure non lo poteva biasimare.

Veronica osservò gli ultimi raggi di sole liquefarsi nelle nuvole basse e fra i riflessi del laghetto di Parco Sempione. Si accesero i lampioni, le persone lentamente iniziarono a diradarsi. Niente più genitori con bambini, niente sigle a passeggio con i cani o gente che faceva jogging. Veronica rabbrividì, la temperatura stava decisamente scendendo. Ma dove diavolo è finito? Inviò un messaggio a Marco e controllò di nuovo l’ora. le 20. Ancora dieci minuti e poi vado, al diavolo! Si ripromise, anche se le era già capitato di aspettare così a lungo per molto meno.

Si guardò intorno con circospezione. Le ombre si erano addensate intorno alla luce di alcuni lampioni tremolanti. Non si sentiva tranquilla lì. Passate le 20 il parco tornava a popolarsi. Non più mamme con i bambini o sigle con i cani, ma spacciatori, tossici e rapinatori che facevano del parco il loro mercato notturno. Veronica si alzò, non poteva aspettare ancora. Il freddo si stava facendo più intenso e aveva il terribile sospetto che qualcosa fosse andato fosse andato storto. Inviò un altro messaggio a Marco per dirgli che che non si era presentato nessuno, poi lo rimise in borsa e iniziò a camminare a passo svelto. Aveva l’impressione che qualcuno la stesse seguendo. Iniziò quasi a correre e solo quando vide le luci del centro e si trovò in mezzo al via vai di passanti si sentì meglio. In quel momento il suo cellulare squillò. Senza smettere di camminare, lo ripescò dalla borsa e, riconosciuto il numero, rispose immediatamente.

«Marco, final…!».

«Parlo con Veronica Berger?». La ragazza si bloccò. Un sottile brivido di paura, affilato quanto una lama, le scorse lungo la schiena. Era sul marciapiede illuminato, appena fuori dal parco. Davanti a sé bar e locali e notturni accendevano le loro insegne. Il traffico era intenso. I giovani si preparavano per un altro weekend di divertimento nella movida milanese. Ma per Veronica il tempo si era fermato. «Sì», le era uscito un filo solo di voce. Deglutì. «Chi sei?».

«La giornalista, Veronica Berger?», insisté l’uomo.

«Chi cazzo sei?!», esclamò lei senza preoccuparsi di abbassare la voce.

«Ti consiglio di rilassarti, ragazza, ti vedo agitata». Istintivamente Veronica si voltò a fissare l’oscurità davanti a sé. Se qualcuno la stava osservando con molta probabilità si nascondeva fra le ombre di quegli alberi. Ma ovviamente non poteva saperlo. Perciò fece la cosa più sensata, attraversò di corsa la strada e si accostò alla vetrina illuminata di un negozio. «Che cosa vuoi?»

 Il suo interlocutore ridacchiò come se godesse nel tenerla in tensione.

«Cosa voglio? Solo darti un consiglio.. Smettila di ficcare il naso in questioni che non ti riguardano.». La giornalista fece un bel respiro e tornò padrona della situazione. Non era la prima volta che qualcuno cercava di spaventarla. E se voleva avere una minima speranza di scoprire chi fosse quel tizio doveva farlo parlare il più possibile. «A cosa ti riferisci?», «Oh andiamo Veronica, non giocare con me. Cerco solo di darti una mano. Non voglio che ti capiti qualcosa di male». Questa volta toccò a lei ridere, anche se forzatamente.

«E’ una minaccia?». La rabbia stava prendendo il sopravvento sulla paura. «È il consiglio, te l’ho detto. Ma se non mi ascolterai potresti essere tu la prossima notizia». Riattaccò. Veronica fissò esterrefatta il cellulare. Anziché dirigersi verso la sua macchina iniziò a camminare velocemente nella direzione opposta mentre si guardava alle spalle. Se quell’uomo aveva trovato il suo numero probabilmente sapeva anche dove abitava. Non poteva tornare a casa sua, non era sicuro. Vide un taxi libero fermo ad un incrocio, aprì la portiera e salì. L’autista infastidito le disse subito che era fuori servizio ma Veronica lo supplicò di effettuare un’ultima corsa: «va bene, ma me la dovrà pagare il doppio». Accettò e gli diede l’indirizzo. Poi si accasciò sul sedile do pelle, sotto shock. Sarebbe scoppiata a piangere se il conducente non avesse accesso il notiziario.

«Quel potevo ragazzo!», esclamò.

«Come scusi?».

«Non ha sentito cosa hanno detto?»

Cos'è successo al giornalista?

  • Il collegamento improvvisamente è saltato e non si sa cosa sia successo. (0%)
    0
  • E' stato colpito volontariamente durante la diretta video. (25%)
    25
  • E' stato colpito "accidentalmente" da una pietra durante una manifestazione di protesta (75%)
    75

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11 Commenti

  1. È stato colpito accidentalmente.
    Buonasera Valentina, ti do il mio benvenuto su questa piattaforma. È pieno di gente interessante, qui intorno, e più di qualcuno non vede l’ora di poter condividere idee e opinioni utili a tutti per migliorare il nostro comune hobby ( sì, mi riferisco alla scrittura 🙂 )
    Il tuo incipit è scorrevole, interessante come tu abbia voluto caratterizzare sin dalle prime parole la tua protagonista, con quel suo sguardo spinto “oltre”.
    In questo però, e in qualche refusetto successivo, mi pare di scorgere una certa fretta: l’impressione è che tu voglia andare subito al sodo. Il che è sensato, visto il poco spazio a disposizione, ma attenzione a non farti prendere dalla “fretta di scrivere” tutto e subito. I refusi non li eliminerai mai del tutto ( mi correggo: io non riesco a eliminare i miei 😀 ), ma leggendo più e più volte ne individuerai un bel po’. Ed eviterai di pubblicare qualcosa che non puoi correggere nei secoli dei secoli 😀 (tranquilla, ci siamo passati tutti 😉 ).
    Un’osservazione sulle opzioni: parli di un giornalista che però non mi sembra che citi nel discorso tra il tassista e la giornalista… Insomma, sembra spuntare un po’ dal nulla (se mi sono perso qualcosa ti prego di perdonarmi). Ecco, attenzione anche a questo: ad avere ben presente la distinzione tra ciò che, per il momento, hai solo immaginato e quello che invece ci hai mostrato.
    Ciao, spero di non esserti parso troppo invadente, di nuovo benvenuta, a presto.

  2. Ciao
    L’incipit è senza dubbio avventuroso e adrenalinico.
    La trama mi piace. Spero non ti offenderai per le due o tre cosette che ti farò notare.
    Io amo le critiche costruttive e ringrazierò sempre chi, nella mia storia, me l’ha fatte perché ti fanno notare le imperfezioni che sono del tutto lecite per chi scrive.
    Lo sanno bene anche i grandi autori che si appoggiano a gost writer e ad editor per cercare di migliorare il proprio scritto. Quindi non voglio assolutamente che tu ti senta a disagio ma te le devo far notare comunque.
    SINGLE: posso far finta di niente una volta ma due no.
    Hai scritto questa parola senza la n.
    NIENTE PIÙ MAMME E SINGLE CON CANE: hai scritto questa frase ripetendola due volte in poche righe ed è un peccato perché avresti potuto utilizzare le preziose battute per aggiungere qualche altra descrizione del parco.
    POI: Quando Veronica riceve la telefonata, non era ormai arrivata nel centro abitato con le vetrine dei negozi illuminate? Perché allora “guarda l’oscurità di fronte a se” e presume che l’interlocutore al telefono possa nascondersi tra le fronde di QUEGLI alberi? Per me non c’erano in quel momento…a parte appunto le vetrine.
    Poi riguarda gli errori di scrittura, dovuti spesso alla velocità. Rileggi più volte prima di pubblicare e vedrai che il secondo capitolo risulterà più bello😀
    Ciao!
    Ilaria_S

    • Ciao Ilaria, grazie per i preziosi consigli, ti adoro già! Mi sono utilissimi davvero. Perché dovrei offendermi? Sono qui per questo. Per quanto riguarda gli errori e quella frase incriminata hai pienamente ragione. Veronica guarda verso gli alberi del parco quando riceve la telefonata perché si trova sul limitare dello stesso, fra il paco e la strada con i negozi. E’ appena uscita dal parco. In effetti non si capisce bene, avrei dovuto specificarlo. Ho già pronto il secondo capitolo, lo sto riguardando, spero che continuerai a leggere la mia storia. Grazie mille <2

  3. Ciao Valentina,
    Benvenuta o bentornata? Comunque ciao, felice di leggere il tuo racconto. L’incipit mi pare interessante, la scrittura è sicuramente sicura e scorrevole, peccato per alcuni piccoli errori di battitura, sbavature comunque trascurabili.
    Marco è il giornalista?
    io dico che è stato colpito durante una diretta. anche perché, se fosse sparito e non si sapesse cosa gli è capitato, la frase del tassista non avrebbe molto senso.
    Aspetto il prossimo.

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