Il delitto del Bosco Alto

Dove eravamo rimasti?

Una decisione che non riesco a prendere, la affido a voi. Nel prossimo capitolo: andiamo in paese dagli altri abitanti e carabinieri, torneremo da Zanni e dal Monco al nono capitolo (42%)

Il malessere del testimone

Aldo si coprì il naso con la sciarpa. Il freddo non invogliava a uscire ma la visita dei carabinieri lo aveva messo in fermento, restare in casa gli era diventato insopportabile. Strattonò il guinzaglio per trattenere Fulvo, che puntava già verso il bosco: ancora non se la sentiva di tornarci, il ricordo della ragazza morta era troppo vivido.

«Mi dispiace, ragazzo, ma dovrai accontentarti del giro del paese».

Il cane non insistette e si mise a trotterellare sul marciapiede della Via Larga. Non c’era nessuno, in giro, a parte loro due, Aldo si chiese se fossero tutti al bar o chiusi in casa. Non c’erano nemmeno i giornalisti e affini che avevano cominciato a spuntare in paese. Uno era venuto persino a bussargli alla porta per chiedere se avesse un hotspot Wi-Fi, qualunque cosa fosse. Per fortuna non sapevano che era stato lui a trovarla, o avrebbe avuto la fila alla porta. Non lunghissima la fila: una sordida tragedia familiare nell’hinterland milanese e un nuovo scandalo nella zona grigia tra il mondo politico e quello degli affari accaparravano gran parte della curiosità pubblica e dei media nazionali. I qualche reporter spediti, forse come castigo, a coprire il fattaccio della “escort nel bosco”, come l’avevano soprannominata, erano comunque troppi per i gusti di Aldo. Lo irritava che quella povera ragazza si ritrovasse catalogata solo in base a quel dettaglio scabroso, come ad aggiungere l’umiliazione al suo destino tragico.

Vide due carabinieri bussare alla porta del Nerio. Gli stessi che erano venuti a parlare con lui. Sicuramente avrebbero fatto le medesime domande. “L’ha mai vista? Ne è sicuro? Mai avuto contatti con lei? Nemmeno virtuali?”

Non seppe trattenere il sorriso: li immaginava chiedere al Nerio se avesse già chattato con la ragazza, uno come lui che considerava una diavoleria moderna il telefono fisso a tasti, che lo lucidava tutti i giorni perché restasse nuovo.

Stava cominciando a nevicare e, a giudicare dallo strato compatto e basso di nubi che copriva il cielo e la temperatura dell’aria, non avrebbe smesso per un po’. Accelerò il passo.

Fulvo guaì, mentre lo legava davanti all’ingresso del bar e l’uomo si sentì in obbligo di giustificarsi.

«Scusami, ho bisogno di un po’ di compagnia umana, ma non mi tratterrò a lungo. Poi saprò farmi perdonare, te lo prometto».

Il cane si accucciò e si mise a guardare la neve cadere fitta oltre la tettoia.

Nel locale, tutto era come d’abitudine o quasi: al solito tavolo, il Giuda, il Grigio e Rovelli giocavano a carte con Manlio. Carlo era dietro al bancone, intento a asciugare dei bicchieri appena usciti dalla lavastoviglie, conversando con uno sconosciuto.

«Buongiorno, Aldo, ti preparo un caffè?»

Annuì con un cenno del capo, sedendosi sullo sgabello accanto a quello del forestiero.

«I tuoi compari ti hanno rimpiazzato, hai visto?»

Sorrise. «Aspettassero sempre me per giocare, ne farebbero poche di scope, lo sai. E poi non ho voglia. Volevo solo stare in compagnia. Sono venuti anche da te, i carabinieri, con la nuova foto?»

L’oste continuò a sfregare i bicchieri.

«Sì, ma come dicevo a Tom, qui — con la testa indicò lo sconosciuto — non avevo niente da dire. A quanto pare è venuta con  la corriera della sera. Se è scesa ai Tre Sentieri dev’essere passata dal bosco per venire in paese. Avrà incontrato… mi viene il magone, se penso… se solo qualcuno l’avesse vista o sentita. Chissà se ha urlato. Ma in questa stagione stanno tutti in casa presto. Quella sera ho anche chiuso il bar prima, Nara non stava bene, volevo tenerle compagnia».

Aldo sorseggiò il caffè bollente che Carlo gli aveva messo davanti. Le chiacchiere dell’oste avevano sempre un effetto calmante su di lui. Volle tranquillizzarlo a sua volta.

«Non credo che nessuno avrebbe potuto fare nulla, se è stata aggredita là… è troppo fuori dal paese».

«Infatti, come dicevo a Tom… è l’inviato di un giornale web, Livegazzetta qualcosa… cerca testimoni, ma io non so gran che… ma adesso che ci penso: Tom, lui è Aldo, è lui che ha…»

Aldo scosse vigorosamente la testa, bloccando Carlo, che rimase a bocca aperta senza finire la frase. Il giornalista alzò la testa a guardarlo stupito d’un occhio solo, mentre con l’altro continuava a scorrere lo schermo del telefono. «È lui che?»

Aldo si era già alzato e stava infilando il giaccone.

«Vado, prima che ci sia troppa neve per strada. E poi Fulvo mi aspetta fuori».

Si accorse che stava quasi correndo, il giornalista doveva prenderlo per matto. Non gli importava, non voleva altre domande, non voleva ancora raccontare, ricordare.

Fuori dalla porta, Fulvo era sparito. Sfilare il guinzaglio dal paletto con i denti doveva essere stato un gioco da ragazzi per lui; probabilmente aveva sentito una volpe. Provò a chiamarlo un paio di volte, poi scosse le spalle e si incamminò verso casa. Non era preoccupato: a Fulvo le nevicate piacevano poco, non stava mai fuori a lungo quando i fiocchi scendevano fitti e grossi come in quel momento. Era sicuro che non avrebbe tardato troppo.

Nel prossimo, già sappiamo che torneremo dal Maresciallo e il Monco. Nel loro dialogo ci sarà un (piccolo) intervento esterno. Di chi?

  • Di qualcun altro (9%)
    9
  • Del secondo carabiniere (0%)
    0
  • Di Fulvo (91%)
    91
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196 Commenti

  1. Ciao Befana
    Il capitolo come nel tuo stile, si legge molto bene.
    Il ritmo incalzante del maresciallo non lascia tregua al Monco, che sembra in balia di una sorta di stato confusionale.
    Sono sempre più curiosa 🙂

    a presto

    Ilaria

  2. Io voto “il colpevole e i paesani”.
    Ciao, befana.
    Avrei la curiosità di vederle, queste “orribili” statue del Monco 😀
    Avevo tre nomi , per il colpevole (più che per indizi colti, perché mi piacerebbe vederli sul banco degli imputati 😀 ), ma per un motivo o per l’altro, li dovrei escludere tutti e tre.
    Boh, vediamo questi benedetti ultimi cinquemila 😀

    Ciao, a presto

    • Tre nomi? Praticamente tutti i personaggi nominati nel racconto, insomma 🙂
      Le statue non sono orribili, sono orrori perversi per il benpensante puritano medio. Dovrebbero essere corpi di donna, anzi, per lo più dettagli anatomici isolati. Delle sorte di «  Origine del mondo » di Courbet in versione scultura.
      A me cercare notizie per le origini della vittima, qui, se già volevo scoprire la Romania, ha dato ancora più voglia di visitare la regione dei Maramures (devono esserci dieresi o simili anche qui ma facciamo finta di niente 😉), mica si può viaggiare sempre solo con la fantasia.
      Cercherò di dare un finale credibile, siate magnanimi!

  3. Ciao Befana,
    Che bello questo tuo racconto!
    Sì legge d’un fiato. Hai uno stile diretto e coinvolgente, e riesci sempre a interrompere nel punto giusto, spezzando i capitoli ma mantenendo vivo l’interesse.
    Molto ben fatto il dialogo dell’interrogatorio.
    Insomma, mi è piaciuto tutto… mi dispiace solo di essere arrivato verso la fine e non aver potuto giocare con le altre scelte. :p

    Ho votato anche io Aldo, avrei votato Fulvo, ma non c’era 😉 scherzi a parte, mi piaceva l’idea del personaggio che facesse un pochino da “cornice”, aprendo e chiudendo il racconto.
    Nella buona tradizione dei polizieschi, niente è come sembra, quindi io scommetto che nel prossimo capitolo troveremo il vero assassino… Che non è il monco. 😉
    Scusami per il commento un po’ lungo.
    A presto e ancora complimenti.

    • No dai, io non lo facevo proprio psicopatico, un po’ attardato, psicolabile, con disturbi comportamentali dello spettro autistico (un calderone in cui mettono tutto quello che non sanno spiegare davvero).
      In ogni caso, in un capanno, in montagna d’inverno, col fuoco spento, fa freddo 🙂 ma credo che il maresciallo voglia sfruttare le vecchie tecniche del mettere a disagio l’interrogato. Starai caldo e sereno solo quando mi avrai detto ciò che voglio sapere.
      Forma « gentile » della tortura? Dipende dai punti di vista 😉

  4. Il colpevole, i paesani e Aldo. Spero ci sia anche Fulvo… 🙂
    Ciao B,
    ottimo episodio, interrogatorio da manuale, il maresciallo sa il fatto suo, eppure quel Monco lì…
    Fulvo è capitato a fagiolo, innescando una serie di ipotesi e domande che hanno dato una svolta al dialogo, acuendo i sospetti che però rimangono tali.
    Aspetto il finale e ti auguro un buon fine settimana!

  5. Ciao, Befana!
    Mi piace l’idea di Fulvo come filo conduttore che inizia la vicenda e ne collega i pezzi come un messaggero, quindi voto per lui.

    Un’espressione mi lascia perplesso: “I qualche reporter”. Non è in uso dalle mie parti e mi suona un po’ bizzarra. Dacci un’occhio se vuoi.
    Finora non riesco ancora a identificare il colpevole (non che sia un asso dei gialli) ma questo significa che la tensione narrativa procede bene. Sono incuriosito, continuo a seguire 🙂
    Buona scrittura
    M

    • Ciao Massimo,
      hai perfettamente ragione: i qualche è la trasposizione letterale e sbagliatissima di “les quelques”. E dire che mi ero anche posta il dubbio e mi ero risposta che sì, gergalmente si usava. Solo nei miei neuroni, probabilmente.
      Quanto al colpevole, magari dipende anche dal fatto che l’autrice non è una gran giallista.
      Proverò a chiudere il cerchio in modo credibile.
      A presto

  6. Eccomi per la prima volta a commentare ma soprattutto a leggere tutto d’un fiato questa storia, io che scrivo dal pianerottolo accanto in cui c’è il genere “Rosa”.
    Essendo appassionata anche di gialli ho voluto fare un salto e c’ho preso, questo racconto é un sacco coinvolgente, scritto talmente bene che ormai ero entrata dentro la storia e proprio per questo non vedo l’ora di scoprire chi é stato ad uccidere quella ragazza o cosa gli sia successo. Ho votato per Fulvo perché credo che abbia una parte fondamentale nella storia e se solo potesse parlare…

    P.S: Se hai voglia e se ti va ti aspetto al pianerottolo del “Rosa”

    • Ciao, Ely,
      Sono molto felice che ti sia piaciuto: sono una grande dIvoratrice di gialli ma provare a scriverne è un’impresa, ci avviciniamo al finale e comincio a stressare. 🙂
      Ti confesso che il rosa non è proprio un genere che mi attira, e in questo momento passo qui più di rado, ma appena posso cercherò di fare un giro sul tuo « pianerottolo » 😉
      Grazie mille, a presto

  7. Rieccoci qua.
    Dunque, giusta, oltre che intelligente, la scelta di spostare l’occhio del narratore su Aldo e Fulvo che avevamo un po’ perso di vista e lasciare i carabinieri dal Monco. Capitolo ben scritto, come al solito. Premesso che adoro i cani e che li considero migliori delle persone, preferirei evitare l’effetto Lassie, anche se al momento l’opzione Fulvo è in testa (i tuoi lettori stavolta ti stanno assecondando, ma a mio parere fanno male).
    Io voto l’intervento esterno di qualcun altro.

    • Hai ragione, la votazione sta favorendo la mia opzione preferita, ma posso tranquillizzarti: voglio fargli fare solo il cane, a Fulvo, non farà né Lassie né l’ispettore Rex. Spero che servirà a dare senso a un dettaglio rimasto in sospeso, ma non risolverà indagini o altri effetti speciali.
      Ciao Lou, grazie di tutto.

  8. Ciao B.P
    La scelta è d’obbligo: Fulvo.
    Che fine avrà fatto? Dove si sarà cacciato?
    E poi chissà perché, ogni volta che c’è qualche animale, cane o gatto che sia, mi ritrovo a sceglierlo per far continuare la storia.
    Forse è perché provo un affetto profondo per tutti gli animali …boh non saprei.
    Complimenti per la padronanza della punteggiatura.
    Un capitolo davvero scorrevole e sobrio.
    Attraverso le tue descrizioni, vedo il turbamento di Aldo, si denota l’amarezza per aver trovato il corpo della ragazza e poi ho sorriso, quando l’hai fatto parlare col cane (per me non è assolutamente una cosa strana, anzi… quando avevo il mio quattrozampe era consuetudine farci dei discorsi 😂😂 ora ho il gatto e la cosa non è affatto cambiata).

    Bene. Attendo il prossimo capitolo, nel frattempo ti auguro un buon inizio di settimana.
    Ciao
    Ilaria

    • Io coi miei gatti faccio lunghe conversazioni, ma sono molto maleducati e non mi rispondono mai 😂
      Mi hai fatto molto sorridere con la « mia padronanza » della punteggiatura: è la cisa su cui mi faccio bacchettare in tutti i forum che bazzico. Vado molto a caso/naso con la punteggiatura e per lo più sbaglio. 🙂
      Credo che Fulvo abbia stravinto e lo rivedremo

  9. Di Fulvo, senz’altro.
    E niente, ti si legge proprio bene, è tutto al posto giusto!
    Brava, una volta di più!
    Non sono stato in grado di cogliere indizi, ma so chi vorrei fosse il colpevole. Vediamo se mi accontenterai 😀
    Ciao, a presto

    • Non credo dipenda da te, forse non ho messo indizi… nella versione breve mi dissero che il finale era un po’ incollato lì senza agganci e spunti nel racconto, prima, sto cercando di cucire meglio il tutto, ma non è sicuro sicuro che ci riesco.
      Troppo buono, che poi mi gira la testa. 🤣 Almeno stavolta credo di aver messo tutte le’ preposizioni!
      Ciao

  10. Ciao B,
    di Fulvo, ovvio!
    Molto interessante questo capitolo. MI dai un’idea di come dovrebbero essere misurati i tempi dei personaggi e lo spazio da dedicargli. Anche qui appaiono più persone, ma sono secondarie e mai troppo invadenti. Sono tutti personaggi incontrati durante il racconto, ma quelli di cui tenere a mente il nome si contano sulla punta delle dita di una mano.
    Ben fatto. Un bel capitolo. Questa volta non ho nulla da dire, a parte farti i complimenti.
    Alla prossima!

    • In realtà ci ho pensato anche io alla quantità di personaggi secondari nel capitolo ma mi sembrava fare più “realistico” che citarli come uno, l’altro, il quarto giocatore. Anche perché, e queste critiche me le sono fatta da sola, il paese sembrava avere 4 abitanti, non c’era uno straccio di giornalista a coprire il fatto, quando sappiamo come i media adorino le morti losche, e tra l’altro, ma ormai è tardi per correggere la cosa: ci sono solo uomini in questa storia, le donne sono morte come la vittima e la moglie di Aldo, o invisibili come la moglie di Carlo. Chissà perché mi sono venuto solo personaggi maschili…Boh!
      Grazie di tutto, Allegra (ogni volta mi viene da chiamarti Ella)

  11. Ma quel bel cagnolone di Fulvo ovviamente.
    Con questo capitolo mi hai fatto venire un po’ ansia.
    Non che sia difficile farmela venire 🙂 , però vuol dire che ha reso bene lo stato d’animo del signor Aldo. E del suo cane che ha preferito scappare nella neve.
    Ciao Bef,

    a presto

  12. Ho votato per restare lì e mantenere il punto di vista del Monco. Che sarebbe anche la cosa più sensata da fare, ma devi avere un bel po’ di lettori dispettosi che si divertono a metterti in difficoltà perché è in vantaggio un’opzione che ti costringerà a fare un bel po’ di salti mortali (a meno che Zanni non sia costretto a rientrare in paese perché richiamato da un’improvvisa urgenza, è l’unica via di uscita plausibile che mi viene da immaginare).
    Molto ben resa la psicologia del Monco e devo dire che ci stanno benissimo anche i ricordi legati alle sue esperienze passate con i carabinieri.
    Ottima davvero il lavoro di caratterizzazione che stai facendo sui personaggi.

    • Ehi, Lou,
      hai commentato mentre postavo il capitolo 8, dopo lunga sofferenza. Hai ragione, era l’opzione più difficile per me: ho scelto la contemporaneità, quello che succede in paese mentre il maresciallo è dal Monco. Almeno mi ha dato la possibilità di riparlare di Aldo, che era scomparso, dopo aver aperto la storia.
      Ti ringrazio, dei personaggi sono abbastanza soddisfatta anche io, è lo “spessore” e la verosimiglianza della trama che mi lasciano dubbiosa, mi restano due capitoli per lavorarci, vedremo.
      Grazie, non ti saluto perché tanto sto andando a commentare il tuo capitolo che ho letto ieri sera 😉

  13. Ciao, Befana.
    Dunque, per quanto mi piaccia il Monco preferisco rivederlo verso la fine, sono sicuro che sarà più significativo così il suo impatto, quindi voto 2.

    Un buon capitolo, mi piace come rendi scorrevole il ragionamento di una persona dalla mente tutto sommato semplice. Forse soltanto l’idea di posare la lepre per non fare brutta impressione mi sembra piuttosto raffinata per il suo schema di pensiero, ma magari ha avuto già problemi in passato con la caccia.
    Al prossimo capitolo!
    Massimo

    • Ciao Massimo,
      il Monco l’ho immaginato strambo e un po’ lento, un po’ fragile e immaturo ma non completamente scemo: è sempre in lotta con i forestali per la sua attività di bracconaggio, presentarsi a degli uomini in divisa con una lepre presa al laccio sulla spalla, immagina che non sia una bella idea. Non lo so, mi sembrava naturale, dici che è un ragionamento troppo complesso?
      A presto

  14. Ciao B.
    Sono nuovo. Attirato per una buona ragione: i gialli. Apprezzo la buona atmosfera che si manifesta tra i personaggi e i momenti di tensione, rendono il tutto molto inquietante.
    Ho scelto: dal punto di vista del Maresciallo.

  15. Ciao B.F
    Caspita. Ho scelto l’opzione meno quotata…. peccato.
    Ero convinta che seguire il punto di vista del maresciallo, fosse la scelta più appropriata. Dopotutto non è uno sprovveduto, ed è lì per indagare…il suo intuito gli dovrebbe pur suggerire qualcosa, no?
    E vabbè… attenderò il prossimo capitolo.
    Ciao!
    Ilaria

  16. Ciao B,
    direi di passare al punto di vista del maresciallo. Per quello che ne sa, e per l’indizio trovato, il Monco potrebbe essere l’assassino. Anche se noi sappiamo che non è così.
    Ben scritto e ritmato come al solito. Io avrei dato una voce diversa a Moncalli, con qualche inciampo in più nel lessico. Ma è solo una mia idea…
    Ciao e buona domenica.

    • Ma questa cosa che sappiamo che è innocente, l’avete deciso voi, io non l’ho mai detto! 😉
      Sul lessico, in realtà non volevo caricaturare troppo, gli ho già appioppato un fisico da freack di paese, cercavo solo di limitarlo a frasi brevi. Ho riletto dopo il tuo commento, e dove adesso davvero cambierei è “non credo di averla mai vista”, penso che avrei dovuto limitarlo a ” no”, o “no, non credo”. Vedremo se un giorno farò una terza versione di questa storia.
      Ciao e grazie molte

  17. Andiamo in giro per il paese… ma ti confesso che se avessi capito che la parità era così instabile avrei scelto il punto di vista del maresciallo: ero convinto di leggere il capitolo in estremo ritardo e invece sono tra i primi.
    Ciao, befana!
    Ma cos’hai contro le preposizioni? Perché “fronte” e non “di fronte”? Retaggi da mangiabaguettes? 😀
    Mi è piaciuto come hai completato il personaggio del Monco, pensieri, tic, “ragionamenti”.
    Bella la chiusa, quando tutto il castello di intenzioni che si è costruito per cercare di mandar via al più presto i carabinieri crolla appena il maresciallo domanda “quale ragazza”. Tutta la sua ingenuità, o forse scarsa consapevolezza, appare lampante.

    Ciao, a presto

    • Ho soppresso ingiustamente un « di », hai ragione. Mea culpa, smetterò di mangiare croissant a colazione a vedere se serve! 😉
      Anche in questo caso, la tua interpretazione della scena non mi era venuta in mente: per me era solo che, una volta che il guanto era stato scoperto, si è detto che non poteva più negare senza peggiorare la situazione.
      Ma in fondo meno se dice e più chi legge interpreta a suo modo e meglio è. No?
      Ciao, libro aperto 😉

  18. Voglio restare dal Monco, sempre dal suo punto di vista.
    Il capitolo è bello e il personaggio è ben descritto.
    “Angelo sapeva riconoscere un cadavere.”
    In questo modo ci hai fatto capire che non dovrebbe essere lui il colpevole. Tuttavia ormai egli si trova in una situazione piuttosto incresciosa.
    Bene.

    • Nella mia testa quella frase non significa che è innocente, solo che riconosce che la foto è stata presa sul cadavere e che i carabinieri sanno che la ragazza è morta e che lui che l’ha vista (per ultimo?) è nei guai.
      Ma se invece a leggerla si capisce quello che ne hai capito tu, avrei dovuto formulare diversamente.
      Ciao, Fueg

  19. Torniamo dal Monco al 9°capitolo!
    Cavolo, il prossimo è giá l’8° e mi vien da dire: chissá se mi hai messo un’indizio sotto il naso a cui non ho prestato attenzione??? Mi sa che mi rileggo la storia 🙂
    Capitolo avvincente, forse ci hai detto poco, o forse nel prossimo incominceremo a sospettare di qualcuno che non sia il Monco…mmm…affascinante prova quella del giallo 😉
    Buon week end

    • Non penso tu abbia perso qualcosa, non credo di aver disseminato indizi. In realtà la storia nasce come un noir più che un giallo ma non era tra le categorie contemplate del sito. Più una storia di atmosfere e di personaggi in cui nessuno è innocente, insomma, che una trama basata su un’inchiesta.
      Spero comunque di portare a termine una trama credibile, che andiamo in paese o che restiamo qui 🙂
      Ciao e grazie

  20. E ora andiamo dal Monco.
    Direi che nelle feste natalizia hai riassorbito un po’ d’aria d’Italia. Azzardo a dirlo non solo perché in questo capitolo non ci sono quei francesismi che qua e là ti scappano di tanto in tanto, ma soprattutto il gruppetto di carabinieri è tratteggiato nella sua più coerente veridicità, con i formalismi e le frasi fatte che ci si aspetta dall’Arma. Mi è piaciuto particolarmente.
    Brava.

    • Grazie,
      ma mi sa che l’assenza di francosaggini è più un caso che un merito: chi mi ha incrociato durante le feste in Italia può confermare che ho continuato parlare e pensare in quel grammelot personale che mi contraddistingue ormai da anni. Per i formalismi, mi sa che, senza voler stereotipare troppo, contraddistinguono il parlato dei carabinieri di tutte le nazionalità, li intride e li contamina appena entrati nell’Arma e non li lascia più 🙂
      A quanto pare andremo dal Monco, sono un po’ in affanno questa settimana, appena trovo un paio d’ore calme mi ci dedico.
      Ciao

  21. Dal Monco. Un buon capitolo. Riflettevo sul fatto che per le mie storie ho sempre preferito i poliziotti ai carabinieri. L’Arma mette maggiore soggezione, se non altro per il rigore dei suoi appartenenti che si rapportano sempre (o quasi) con un distacco comprensibile ma, a mio parere, talora poco funzionale all’attività di indagine.
    Questo modus rende per me più complicato il processo di immedesimazione.
    Su questo aspetto stai facendo un ottimo lavoro: il tuo Maresciallo è rigoroso certo, ma è anche molto umano e il ricorso ad espressioni comuni, abusate e ritrite contribuisce a renderlo ancora più credibile.

    • Grazie per aver dato il giusto valore alla mia scelta di immagini trite e abusate 😉
      La scelta degli inquirenti mi sembrava ovvia: delitto in paesino montano uguale carabinieri. Ma forse anche questa è una deformazione transalpina? Ci sono le questure di campagna/montagna? Provo a dare un minimo di spessore a tutti i personaggi perché nel breve originale solo il Monco era davvero caratterizzato, non so quanto spazio ci sarà per tutti, è un esperimento.
      Ciao Lou, a presto

  22. Rieccomi, befana. Ho votato per il Monco, penso che Zanni preferisca ascoltare lui piuttosto che distribuire santini in paese. Bel capitolo, molto realistico e scritto con la consueta maestria.
    Se posso permettermi un unico appunto: avrei evitato la frase “il mestiere più antico del mondo” perché era chiarissimo dal contesto e la frase in questione è così nota, trita e abusata da farmi lo stesso effetto di “E io pago” del povero Totò, [email protected] per anni da quelli di Striscia la Notizia: quando sento qualcuno che lo ripete “nella vita reale” pensando di essere spiritoso e originale mi coglie un attacco di fibrillazione orchitica megaloplastica. 😀

    Ciao, ti auguro un’ottima serata

    • Oddio, ri-capito qui per caso e rileggo quello che ho scritto: non volevo essere offensivo ma forse l’effetto è quello 🙁
      Provo a chiarirmi: lungi da me associare o anche solo avvicinare in qualche modo te al becero umorismo demenzial-populista della TV italiana.
      Intendevo solo che avrei evitato quella frase specifica, lasciando tutto il resto, ad esempio lasciando solo “un mestiere vecchio quanto il genere umano”, il richiamo al detto comune c’era e si capiva.
      Scusa, ma odio essere frainteso, anche se faccio di tutto perché mi capiti spessissimo 😀
      Ciao

  23. Ciao, Befana.
    Continuo a tifare per il Monco perché finora è il personaggio che mi piace di più.
    Ora che sappiamo qualcos’altro della ragazza, me la immagino benissimo. La trovo credibile e ben resa.
    Honey Uncle… ha! Invenzione tua? Mi fa pensare a un twist sul più classico “Sugar Daddy”.
    Buona scrittura, come sempre.
    Massimo

  24. Eh sì, il tuo maresciallo mi ricorda sempre di più il commissario De Luca, anche per le abitudini (beve caffè con lo stomaco sottosopra per la guida troppo sportiva del sottoposto) e anche il sottoposto mi ricorda quello di De Luca, in “Intrigo Italiano” lo hai letto?
    Ciao B.
    Interessante anche questo capitolo, soprattutto ben scritto.
    Avrei trovato qualcosa di meno scontato riguardo alla vittima, pare un po’ un voler trovare una rapida scappatoia per tornare a parlare subito dell’indagine, ma questa è solo una mia impressione.
    Detto ciò, complimenti, come al solito.
    Alla prossima!

    • Non ho mai letto niente del De Luca, ma di Lucarelli ho adorato « Almost blue », non so se conta 🙂
      Per scontato intendi straniera e prostituta? Non so, forse è che faccio tanti sforzi per non pensare per stereotipi che poi li faccio senza riconoscerli. In realtà per me è una studentessa, ma sta cosa degli studenti che si pagano gli studi in quel modo mi ha talmente scioccato che dovevo usarla prima o poi. E la nazionalità mi serviva per la storia dei denti… non mi era proprio sembrato di fare una roba da clichè, accipicchia.
      In tutti i modi, la sbrigatività del passaggio sulla vittima dipendeva dall’opzione di maggioranza: il nome una storia e poco più.
      Ciao e grazie della pazienza, sono stata lungotta stavolta.

  25. Ho cambiato obiettivo, forse il colpevole non è il monco, ma Carlo. Troppo ossequioso nei confronti dei militari, e troppo pronto a rispondere negativamente alla domanda dei suddetti. Anche se il grigio… si è distratto da quella partita a scopa troppo facilmente.
    Quale che sia la verità, andiamo in giro per il paese a fare una bella gita tutti insieme.
    Ciao Bef,

    a presto

  26. Se un po’ mi conosci, sai che sono del partito di dire il minimo e lasciare al lettore l’onere di farsi un’idea della vittima. Vittima, poi… Tutti possiamo essere vittime e carnefici, dipende dal punto di vista. In fondo anche il Monco ce lo hai presentato un po’ vittima è un po’ carnefice: vittima della sorte avversa e carnefice per necessità ma un po’ anche per gusto. È giusto che i personaggi siano nitidi nella tua mente, così ti aiutano a mantenere la coerenza della narrazione. Non è detto però che questa nitidezza tu la debba restituire necessariamente al lettore. Non è la prima volta che ti dico che, pur apprezzando la tua scrittura, trovo limitante il tuo volere costringere il lettore a “vedere” la storia esattamente come la immagini tu.
    Buon anno.

    • Buon anno anche a te.
      Non so se cerco di imporre la mia lettura, in ogni caso non consciamente. Quello che faccio è scrivere quello che mi si è disegnato in mente. Soprattutto con questo racconto: non ho mai cominciato a scriverne un capitolo prima di averlo ben chiaro e netto nella testa. In ogn caso, in questo capitolo, non mi è riuscito di imporre nulla: credevo di aver reso il Monco un personaggio ambiguo, un poveraccio ma anche uno che uccide senza stati d’animo e che si racconta le verità che più gli aggradano. Invece per lo più sembrano averci letto un capitolo che lo innocenta completamente. Ma va bene così.
      Ho finalmente buttato giù il prossimo, un paio di giorni per rifinirlo e correggerlo e dovrei riuscire a andare avanti, finalmente.
      A presto

  27. Ciao Befana,
    Vorrei conoscere un po’ la vittima. Tutto tutto no….non ci troverei più gusto a leggere!
    È giusto scoprire lentamente, tra le pagine…come un velo che si scosta e poi vedere cosa si nasconde sotto di esso.

    Speriamo che tutti la pensino come me.
    Mi è piaciuto anche conoscere meglio il “monco”.

    Non sembrerebbe poi così cattivo…mah! Staremo a vedere.

    Ciao ciao
    Ilaria

    • Grazie, Lou.
      i personaggi mi spuntano sempre abbastanza nitidi e vivi in testa, sono le trame che mi fanno sempre un po’ difetto, questa a me sembra averla un po’ più presente del solito, spero di svolgerla degnamente. È un esperimento, rifletto a un capitolo alla volta.
      Questo prenderà più tempo del solito, forse, ma è colpa delle feste ^^.
      A presto e tanti auguri

  28. Be’, ne voglio sapere almeno un po’.
    Ciao, befana, giungo un po’ in ritardo, saranno i bagordi di questo periodo che mi hanno disorientato 😀 (a proposito: Buon Anno!).
    Mi sa che il Monco avrà più di qualcosa da spiegare ai militari 🙂
    E comunque è la dimostrazione che ciascuno può fornirsi una giustificazione “etica” per qualunque cosa. Forse è anche inevitabile, perché se ciascuno di noi dovesse pensare a tutte ciò che sta dietro – che ne so? – la coltivazione di una mela probabilmente non mangerebbe. E non ho parlato di bistecche 😀 😀
    Il capitolo mi è piaciuto, la figura del Monco è resa bene e la lettura è scorrevole e piacevolissima come al solito. Consideravo il fatto che in questi capitoli, il “focus” si è spostato da Aldo al maresciallo, al Monco. Mi chiedevo quanto questa scelta dipenda dal poco spazio a disposizione e quanto sia una precisa scelta stilistica. Più che altro perché – da assoluto profano del genere – la vedo come una scelta ardita, per un giallo, dove ciascun protagonista deve mantenere una grossa fetta di “non detto” perché il tutto funzioni. Vedi appunto il Monco: io come lettore tendo a pensare che ciò che ricorda sia ciò che ha vissuto, quindi tendo a pensare che sia innocente vittima delle circostanze… anche se… tutto il pistolotto sulla sua etica relativa dei lacci potrebbe essere fatto per farci capire che ha tutto un modo suo per rapportarsi alla realtà… uhm… fuuurba, befana! 😀
    Va be’, avrai capito che ho iniziato un logorroico 2018, abbi pazienza, sopportami, “c’est pour parler” 😀 😀
    Ciao, a presto

  29. Voto anche io per il minimo, un flashback potrebbe spezzare questa bella narrazione che si va via via dipanando.
    Mi piace molto il personaggio, mi ricorda tanto Lennie di “Uomini e Topi”. Ho paura che passerà un brutto quarto d’ora a causa di quel guanto…
    Buon anno e buona scrittura!

    • Non avevo pensato a Uomini e topi ma hai proprio ragione, è così che immagino il Monco, uno che vive nel suo mondo, a suo ritmo e può fare male senza rendersene conto. Un colpevole innocente.
      Non ho ancora ben chiaro il prossimo capitolo (le gozzoviglie natalizie mi hanno appesantito anche il cervello non solo lo stomaco ^^) ma in ogni caso non credo ci saranno flashback, mi scocciano sempre un po’.
      Ciao e buon anno

    • Ero sicura che saresti stato del partito del minimo sindacale sulla morta. Anche nella mia versione breve non se ne sa nulla ma in questa più lunga mi son detta che un po’ dovevo lavorarci, vedremo che ne viene fuori.
      Tu e Allegra mi avete messo un po’ in crisi: non mi pareva di aver innocentato il Monco, rendevo di averlo lasciato abbastanza nel vago. Invece a quanto pare no. Hum hum, devo ancora rifletterci.
      All’anno prossimo 😉

  30. Ciao B,
    mi piacerebbe conoscere un po’ sul conto della vittima, non tutto o, almeno, non subito.
    Molto scorrevole anche questo capitolo e, in qualche modo, molto tecnico. Ti sei informata sulla caccia e la scelta del legno per le sculture? O conoscevi già qualcosa?
    Povero Monco, alla fine, come immaginavo, lui non c’entra nulla con la morte della ragazza. Ma immagino che, se trovassero il guanto nel suo rifugio, non esiterebbero ad additarlo quale colpevole.
    Quando passi, commenti e dai consigli, so che lo fai con cognizione di causa e lo so perché ti leggo…
    alla prossima e Buona Continuazione di Feste!

    • Ciao A/K,
      Ho cercato un po’ di informazioni sui lacci (ad esempio che ancora i bracconieri li usino) e il peso di una lepre, per evitare di scrivere corbellerie. Così come quali legni si usino per sculture decorative tra quelli autoctoni delle nostre montagne. Per le riflessioni/emozioni da cacciatore ho rielaborato vecchi racconti di amici. Ti sembrerà strano ma di cacciatori che amano la caccia ma rispettano gli animali e regole sacré come mai cacciare femmine gravide o con cuccioli, non lasciare mai soffrire una bestia ferita, cacciare solo quello che poi si mangerà e mangiare tutto ciò che si è cacciato, ne esistono. Ne ho conosciuti un paio. Gente capace di alzarsi alle 4 per andare a caccia e poi non premere il grilletto sull’unica ocasione « perché era così bello quel cervo che mi guardava attraverso il mirino che sono rimasto a guardarlo e l’ho lasciato partire ».
      Però a me non sembrava di averlo dipinto innocente questo Monco un po’ matto e che torce colli in pochi secondi e senza il minimo stato d’animo. Mi sa che come al solito tra quello che pensavo di aver scritto e quello che avete letto c’è un bel divario 😘
      Ciao

  31. Rieccomi, befana. Ho votato “a caccia”, ma forse te lo immaginavi.
    Mi associo ai complimenti degli altri, la storia è molto piacevole e scritta benissimo. Comincio a pensare che sia la figura chiave, mentre Aldo, dopo i suoi diecimila caratteri di celebrità, sembra spostarsi dietro le quinte.
    Questo periodo:
    “I problemi erano ricomparsi alla morte di Anselmo, il padre, un infarto, e l’anno dopo di Angiolina, un ictus, ma, per i compaesani, era…”
    l’avrei formulato diversamente (Anselmo, il padre, un infarto), ma penso che il tuo intento sia, in un certo senso, farci entrare nella testa del maresciallo; il quale ragiona a ruota libera su ciò che gli hanno raccontato, non sta ancora scrivendo un rapporto 🙂
    Ciao, buona giornata!

  32. Ciao B.P
    Capitolo molto fluido e letto con interesse.
    La storia del monco mi ha spiazzato, e ora sono più curiosa di prima…. quindi le mani le ha tutte e due😀…mmm ero convinta che ci fosse un nesso tra il guanto e il nomignolo ma non è così, bene bene! Mi piace essere fuori strada perché vuol dire che c’è altro da scoprire 😀
    A presto!
    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      in realtà non mi era nemmeno venuta in mente l’affinità logica tra monco e guanto, prima che me la faceste notare voi un paio di capitoli fa. Deformazione da background culturale, dove sono cresciuta “se sei monco” è sinonimo di “se sei scemo”.
      Ma c redo che il guanto tornerà alla ribalta.
      Ciao e grazie

  33. Il Monco sembra davvero un bell’enigma per le forze dell’ordine. Sospetto o capro espiatorio? Sono curioso di sapere come lo presenteresti mentre è intento al lavoro, quindi scelgo la terza opzione. La storia è sempre molto piacevole, brava Befana. Si vede che hai esperienza di prima mano di paesini semplici e caratteristici come quelli che descrivi. A presto!

    • Anche questo ho dovuto cercarlo: la vostra cultura filmobibliografica è immensa, non mi sento all’altezza.
      Di Ammanniti ho letto solo il racconto in “Gioventù cannibale” che non ricordo e “Io non ho paura” che mi è piaciuto molto. L’ultimo Salvatores che ho visto dev’essere Nirvana… lo so, sono sempre parecchio out e fuori epoca.
      All’inizio non avevo capito la cosa del plot, poi mi sono detta che ti riferivi a “Come Dio comanda”.
      Mi hai messo tutto in parità, con la tua scelta. Aspetto fiduciosa almeno un altro lettore dal voto risolutore come regalo di Natale per dirmi in che direzione spingere il prossimo capitolo. 🙂
      Ciao

    • Come Maria, anche tu hai scelto quella che era la mia opzione originale: ti confesso che sarebbe la più facile per me, ma vedremo, al momento il poveretto fa tre cose insieme, stando ai “voti”.
      Di Faulkner non ho letto nulla, ho cercato la serie di novelle in questione. Volevo fare del Monco un “brutto, sporco e inquietante” tipico. Uno di quelli a cui viene spontaneo dare la colpa e magari ce l’hanno davvero.
      A presto

  34. Va a caccia. Ma sai che nel paese di mio padre c’era uno che poteva somigliare al Monco? Di lui so per certo che cacciava bene e che faceva secchi micetti. Un po’ pazzo, pardon, monco, lo era di sicuro 😀
    Il capitolo mi è piaciuto e mi piace il maresciallo. Osservazioni non ne ho, a parte che mi hai insegnato cos’è un urgentista 🙂
    Ciao, a presto

    • Pensa che”urgentista” l’avevo scritto automaticamente (traduttore simultaneo nel cervello francese/italiano che spesso mi partorisce un grammelot incredibile) ma il correttore me lo sottolineava. Per fortuna ho cercato e trovato l’ausilio di un paio di dizionari che me lo davano buono, perché facevo fatica a trovare dei sinonimi di medico o dottore: il “professionista sanitario del veicolo di pronto soccorso” era uno di quelli che mi veniva in mente ma l’ho bocciato subito.
      Non credo che gli farò sterminare gattini 🙂
      Ciao
      P.S. Ma tutti i criteri e principi che mi hai illustrato spiegandomi perché non mi avesti commentato? E poi Verdi ce la mena con “la donna è mobile….” 😆

  35. Non lo so…
    Mentre raccoglie piante ed erbe, così, senza un particolare motivo.
    Un buon episodio.
    Personalmente preferisco le conversazioni alle riflessioni solitarie per far emergere dettagli potenzialmente utili alle indagini.
    Ma tant’è, è una precisa scelta narrativa e la rispetto.
    Sul resto niente da dire. Bravissima come sempre. Tutto assolutamente credibile (a parte il fatto che una certa Olga di Covone di Sotto faccia una buona pizza, scusa eh, ma su questa cosa proprio non ce l’ho fatta a sospendere l’incredulità… 🙂

    • Ciao Lou,
      prima di tutto: tutto è soggettivo, pensa che ho un’amica che vive sul Lago Maggiore e si ostina a credere che dalle sue parti si possa mangiare della buona pizza! Diciamo solo che Zanni non ha origini campane 🙂
      Quanto alla cosa del riflessione vs dialogo, nasce un po’ dal fatto che mi pare di rifugiarmi spesso nei dialoghi per far avanzare le cose, volevo provare a uscire da quell’abitudine. Dl’altro lato, il tuo ultimo capitolo non è estraneo alla scelta: l’idea originale era, mentre ripensava alle dichiarazioni del medico del 118, farlo telefonare all’amico medico legale per sapere se avesse già per caso dato un’occhiata al cadavere e avere da lui il dettaglio sui denti. Poi ho letto il tuo capitolo e ho pensato di non rifare un dialogo investigatore/patologo. Non so se sia una buona scelta, ma il risultato non mi dispiace. Tanto più che poi ci saranno per forza ancora lunghi dialoghi. Quanto meno tra investigatori e Monco.
      Grazie davvero, e, tranquillo, non dirò a Olga che dubiti delle sue doti culinarie 😆

  36. Ciao, befana profana. Eccomi, ho letto i tre capitoli insieme e ciò che mi è saltato subito all’occhio è la destrezza che hai nello scrivere racconti. Tutto è ben misurato e calibrato: descrizioni eficaci ma dirette e secche, gestione perfetta dei dialoghi e dei personaggi. Ho scelto di rimanere ancora a Brugnolo per vedere se il maresciallo scoprequalche ulteriore elemento. A presto, un abbraccio.

  37. Ciao Befana. Recuperati i tre capitoli.
    E votato Covo di sotto.
    Premessa necessaria: da qualche anno vivo nel borgo medioevale di un paese della provincia irpina (due famiglie residenti, un’osteria, i ruderi di un antico castello e una chiesa). L’atmosfera che sei riuscita a ricreare perciò mi è abbastanza familiare.
    Un Aldo vive a poche centinaia di metri da casa mia e di Grigio ne conosco più di uno.
    Naturalmente abbiamo anche un maresciallo dei Carabinieri conosciuto da tutti e che conosce tutti (e che nessuno si sognerebbe di chiamare ‘Dottore’, titolo che, peraltro, non si usa mai nei confronti dei militari ma solo dei funzionari della Polizia di Stato, che è invece civile).
    Sempre a proposito della benemerita e delle regole di condotta dei suoi appartenenti: l’obbligo di indossare il berretto dovrebbe riguardare esclusivamente i luoghi aperti, nei luoghi coperti dovrebbe essere consentito liberarsene, almeno a quanto ne sappia io.
    A parte queste sciocchezzuole (perché di sciocchezzuole si tratta) avrei solo un altro appunto da farti (anche questo poco importante per la verità). Nel corso della lettura mi sono balzate agli occhi diverse parole superflue, per così dire, parole di cui avresti potuto tranquillamente fare a meno.
    Sono inezie, intendiamoci, ma è una di quelle cose a cui, col tempo, ho imparato a prestare attenzione.
    Per il resto benissimo. Ben resa l’atmosfera e, almeno a mio parere, ben caratterizzati i personaggi. E a proposito di personaggi, non vedo l’ora di incontrare questo misterioso Monco.
    Ciao

    • Ciao Lou,
      e grazie per esserti sorbito i tre capitoli. 🙂
      Io ci ho vissuto 5 anni in un posto un po’ così, anche se era nelle Alpes Maritimes e d’inverno era zeppo di sciatori. Ma in novembre…
      Pensa che quella del berretto l’avevo anche cercata, per non scrivere fesserie, consideravo che l’obbligo in servizio fosse costante.
      Il « Dottore » detto dal Grigio voleva essere canzonatorio, per sottolineare l’intrusione dell’altro dall’alto della sua posizione di autorità, dici che con un milite non si usa?
      Le parole superflue le noto anche io, quando rileggo a freddo: in realtà sono in parte volute, volevo « ricamare » un po’ l’atmosfera, renderla meno asciutta di quella che è la mia abitudine. Ma probabilmente non funziona come vorrei, perché quando tento di rileggere con distacco un po’ mi stonano.
      Ciao

  38. Rieccomi, befana. Ho votato Covone di sotto, ma ti confesso che l’ho scelto più per la paura di fare danni con un pareggio che per altro 🙂
    Se il Grigio ha due mani sinistre, mi sa che una l’ha presa al Monco 😀
    Il maresciallo e il suo mal di testa l’ho sentito vicino e mi ha fatto riflettere sulla grande efficacia di questa scelta: non soffro particolarmente di mal di testa, ma me ne è capitato uno lancinante proprio in condizioni simili (-5° C) per cui i miei neuroni specchio mi hanno proiettato direttamente dentro il corpo del carabiniere 😀
    Capitolo molto bello ed espressivo. Ti devo però confessare che avrei preferito che il Grigio parlasse un po’ meno. Tu, giustamente, penserai “[email protected]!”, ma provo a spiegare cosa intendo: raffiguri Aldo come gentile, sensibile, collaborativo e chiacchierone. Il Grigio non può dirsi gentile, sensibile non saprei, ma è collaborativo e chiacchierone e questi due aspetti, nello specifico, sono quelli che ne determinano il tipo di interazione con il militare e di conseguenza la narrazione. Insomma, le due figure un po’ si sovrappongono… e i miei neuroni specchio non sanno bene con chi si stanno specchiando 😀
    Boh, prendila per quello che è, un’osservazione dettata da una sensazione del tutto soggettiva.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

    • In realtà non mi pareva di aver dipinto Aldo come un chiacchierone: sta con il suo cane, va al bar per giocare a carte ma in silenzio, anche il giorno del ritrovamento non dà soddisfazione ai compaesani perché risponde per frasi brevi senza dettagli. Le due volte in cui parla un po’ di più è rievocando la morte della moglie e la cosa del guanto che lo « « perplime ». Ma come mi hanno fatto notare di recente, è inutile spiegare cosa volevi dire, ciò che conta è cosa ne ha capito chi ha letto il tuo testo. 🙂
      Il grigio L’avrei fatto parlare di meno, ma aveva dominato le opzioni, non mi pareva giusto farlo parlare meno di Aldo. Allora gli ho lasciato un po’ la scena.
      E magari ha detto cose sensate, chissà
      Ciao

      • Oddio, sul “chiacchierone” di Aldo mi rendo conto che hai ragione. In effetti, provando a spiegare meglio mi sono spiegato peggio 😀
        Eppure dovrei sapere che usare troppi aggettivi non è mai una buona idea. Cancello il chiacchierone, direi che è solo il tipo di interazione che i due hanno con il Maresciallo che me li fa sovrapporre. Ma va be’, probabilmente se il Grigio fosse stato scontroso e reticente ti avrei scritto che ricalcava il solito cliché del personaggio antipatico che attira su di sé i sospetti 😀
        E poi, ciò che capisco io non è ciò che capisce “chi legge”: io sono uno, e come vedi, qualche volta, non capisco bene neppure ciò che io stesso scrivo 😀 😀
        Ciao di nuovo

  39. Complimenti B.
    una piccola perla questo nuovo episodio. Tutto al proprio posto, persino i nomi dei personaggi. Ho percepito il dolore alla testa da cervicale, ho sentito l’odore di vino e aleggiare nel bar. Tinte giallo intenso, stile asciutto, un po’ alla commissario De Luca di Lucarelli. Non posso che farti i complimenti.
    Sai, quando mia madre è morta, ormai tanti anni fa, il nostro cane ha smesso di mangiare. Mia madre non è morta a casa. Quindi il racconto di Fulvo che veglia la sua padrona mi ha commosso e ha regalato alla scena un tocco di tenerezza che ha addolcito la scena, senza togliere nulla al pathos che hai saputo creare intorno alla morte della ragazza.
    Bravissima Befana!
    Aspetto il prossimo e ti auguro un buon Weekend!

    • Oddio, magari: amo la prosa di Lucarelli. “Almost Blue” fu un colpo di fulmine, tanti anni fa, all’epoca, poi, ero ancora studentessa a Bologna. Una rivelazione.
      Ti ringrazio molto degli apprezzamenti: vorrei davvero riuscire a dare un tono vivo e realista al racconto seppur ambientato in un paesino di fantasia
      Mi dispiace molto di averti risvegliato ricordi dolorosi, mi piaceva inserire l”umanità” del cane in contrasto alle cattiverie degli uomini.
      A presto

  40. Meglio restare al bar della piazza, se non altro stiamo al caldo. Mi domando se il cane veglia cadaveri continuerà ad avere un ruolo importante nella storia.
    Spero di sì.
    Come sai, ho un debole per i personaggi dai nomi ambigui, quindi non posso che apprezzare l’entrata in scena del monco. Proprio il tipo che potrebbe potenzialmente aver bisogno di un guanto solo 😀
    Vediamo quale braccio gli manca; se il guanto è quello corrispondente, allora il caso è chiuso e finiamo in anticipo 🙂

    • Che ridere: il Monco si chiamava così già nel racconto originale (soprannome che, si vedrà non ha nulla a che vedere con la mancanza di una mano) così come il guanto sparito. Non avevo mai notato l’affinità 1 guanto > il Monco. Che suonata! Qua siete già in due ad aver visto un nesso. Avrei dovuto scegliere un altro soprannome, forse.
      Personalmente spero di far vivere tutti i personaggi per tutto il racconto. Vediamo se riesco.
      Ciao

      P.S. Fue, “blando” e “sgravare” li ho messi pensando a te, un omaggio da una signora “vintage” ;-p

  41. Ma non è che tra il guanto mancante e il personaggio detto “il monco”, potrebbe nascondersi un qualche collegamento?….mmmmmm starò attenta a questo indizio😀
    Io andrei a farmi un giretto tra le case..
    Ciao a presto
    Ilaria

  42. Rieccomi, befana. Ho votato per il Grigio. Rimanere solo su Aldo mi sembrava un po’ limitante,, soprattutto per te 🙂 , e di Carlo non ci fornisci dettagli curiosi 😀
    Il capitolo è bello, scorrevole, ceselli ancora meglio il tuo Aldo, in pochi parole riassumi le dinamiche sociali dell’intero paesino. Ci vuole mestiere, brava!
    L’unica cosa che ho notato, e scusa se sono noioso, è un proliferare di “ma”, soprattutto nella parte finale, nonché qualche (forse) francesismo tipo “aveva sperato poter rientrare”, o i “rilevamenti”. Mi fanno pensare che abbia scritto il capitolo molto di getto. Il che, visto l’ottimo risultato, è ancora più notevole.
    Ciao, ti auguro un sacco di ottimi giorni.

  43. Ciao!
    Io direi di concentrarci sul Grigio. È un pensionato, magari ha visto o notato qualcosa di strano chissà.
    I tuoi personaggi sono interessanti, e Fulvo è un bel cagnone intelligente, mi piace molto.
    A presto!
    Ilaria

  44. Buongiorno Befana! Mi piace questo paesino sperduto 🙂 Hai scritto bene: ricorda i paesaggi chiusi nelle sfere di vetro. Mi piace anche Fulvo 😉
    Il cane avrà visto qualcosa? Diventerà un novello Rex? Io ci spero: fiducia assoluta per questi cani così attenti al bene degli altri.
    Mi aspetto il Grigio ora! Intanto mescolo le carte 😉
    A presto e buona storia 🙂

  45. Ciao Befana,
    il tuo racconto mi fa venire in mente “I racconti del Bar Lume”, in veste montana.
    Molto interessante e decisamente ben scritto anche questo episodio.
    Io penso che i carabinieri potrebbero fare due chiacchiere con il barista, se uno sconosciuto arriva in un posto nuovo, di solito, ci entra in un bar, anche solo per chiedere un informazione o prendersi un caffè… Quindi, i militari, potrebbero immaginare che il padrone del bar possa sapere qualcosa.
    Staremo a vedere.
    Alla prossima!

    • Riciao, K.,
      il BarLUme non lo conoscevo (neanche Malvaldi, a dir la verità) ma ho curiosato la sinossi della trilogia e mi fa già voglia. E poi è Sellerio…
      La storia è nata perché dovevo scrivere un “noir”: io adoro l’hard boyled, che sia quello di Ellroy, Connelly o anche Lehane, ma non mi immagino scrivere di metropoli americane e dei loro demoni. Allora, mi sono ispirata a un’altra passione: i “gialli montanari e provincialotti” di Machiavelli e Guccini. Non pretendo arrivare al loro livello, per carità, ma quelle atmosfere e quei personaggi mi piacciono perché li conosco, anche se ho cercato di spostare la scena dagli Appennini alle Alpi, ma poi chi lo sa, dove sta Brugnolo…
      A presto

    • Anche il canide ringrazia (pensa un cane come quello cosa potrebbe fare ibridandosi geneticamente con un gatto!)
      Sai che non ci avevo minimamente pensato, scegliendo il soprannome, ma “al Gris” era il soprannome di mio zio? Cioè, probabilmente lo è ancora, anche se ora è diventato bianco. Proprio come Gandalf: sarà una coincidenza? XD
      Mi toccherà ripassarmi le regole dello scopone, per il prossimo episodio…
      Ciao

    • Grazie, Maria: le tue parole mi scaldano il cuore 🙂
      In realtà, le 3 opzioni sono personaggi ben informati: quello che ha scoperto la vittima, il barista del paese, che come il prete sa tutto di tutti, e un “pilier de bar” come dicono i francesi: uno che al bar fa parte del mobilio, per quanto tempo ci passa.
      Al momento il Grigio attira l’attenzione, a quanto pare

    • Robbe’,
      va bene tutto, ma “allungando e diluendo” fa schifo!
      Sto elaborando, reinventando, sviluppando, lavorando, sulla base di un racconto breve.
      Tra l’altro, l’ho scritto almeno nella metà dei commenti all’incipit, che cercavo di sviluppare una trama nata altrove e che mi piace (e che è piaciuta, ma..) per tentar di renderla più “torbida” e più complessa.
      Gli “sviluppi del caso” non saranno molti al terzo capitolo, se no al quinto chiudo baracca e burattini. ^^

      • Allungando e diluendo non aveva nulla di spregiativo, ma volevo capire se era una trama rielaborata (ora me lo hai chiarito) o era un racconto già scritto per un’altra piattaforma nel quale stavi innestando una seconda storia (non saresti la prima ad allungare una storia breve inserendo un secondo plot parallelo). Scusami, ma non avevo letto le altre repliche ai commenti, ma solo quella a Gianluca in cui parlavi di “estendere”. L’italiano è una lingua equivoca.

    • In realtà direi che è passato almeno un mesetto dall’ultima storia: questo è un capriccio, cercare di estendere e rendere più tetro un piccolo “noir” che mi hanno detto essere bello ma non abbastanza nero. Questo per dirti che lo humour… Anche perché io ce l’ho tra gli obblighi coniugali non scritti, di non sfottere carabinieri e affini. XD
      Ciao, GBS,
      non mi offendo per il “banana” solo perché sei tu! Scherzo, immagino sia il correttore, ma è il modo in cui chiamo i miei figli quando dicono o fanno cose sceme e mi ha fatto ridere. .D

  46. Rieccomi, befana. Ho votato per Aldo e il suo cane, non so, mi pare che tu abbia caratterizzato Aldo già parecchio, abbandonarlo subito mi sembrerebbe un peccato. Insomma, lo vedo mettere il naso, per quanto e come possibile, nelle indagini dei Carabinieri sulla morte della “forestiera” sfortunata.
    Bella atmosfera, in tema con la stagione. Mi è poi piaciuto il modo in cui i pensieri di Aldo si intrecciano in modo naturale alla narrazione, reso così, lo preferisco senz’altro all’io narrante.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

        • Sì, sì, è un paese immaginario di dove non si sa, penso un po’ più in alto delle cime emiliane, penavo avallate un po’ meno popolose.
          Però, lungi da me fare polemiche geografiche, ma non so cosa intendi tu per “Bassa”: in tutte le zone dell’Emilia che conosco “la bassa” indica tutti quei comuni che si situano nella striscia a più basso livello sul mare (sotto i 20 m se non erro). La zona che si inerpica verso le colline è la pedemontana, la bassa è giù, per lo più lungo i fiumi. Anche se spesso è come se non ci fosse, nascosta nella nebbia ^^

          • Mi spiazzi. Per estensione (nonostante tu abbia ragione sulle origini di “Bassa”) la Bassa oggi indica le aree di Pavia, Lodi, Piacenza, Cremona, Mantova, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Rovigo e Ferrara. E poi ho visto che Brugnolo esiste davvero, in provincia di Cremona.

  47. Caspita, quasi dispiace vedere una scena così bucolica deturpata da un omicidio. Molto brava. Ho apprezzato in particolare l’uso del presente all’inizio per dipingere il paese e i suoi dintorni, e il passato quando si passa all’azione.

    Direi che a questo punto voglio vedere come se la passano gli altri abitanti, quindi la accendiamo.

    Una sola nota che mi ha perplesso un po’: l’excursus sul fatto che Aldo notasse sempre le belle ragazze mi ha stranito, dato il contesto macabro in cui l’hai messo. Mi viene quasi da intuire che abbia tendenze necrofiliache o che prenda la morte molto alla leggera? Non credo che volessi dire questo, quindi lo segnalo. 🙂

    Impaziente per il seguito!

    • Oddio, no, cercavo solo di rendere il filo dei suoi pensieri: la ragazza era così bella che lo restava anche da morta (che di solito non dona XD) ed era sicuro di non conoscerla perché le belle ragazze le ricorda sempre. E da vecchio abituato a stare solo si giustifica con se stesso: ama le belle ragazze ma in modo innocente. Se dà un senso di necrofilia dovrò rivedere il passaggio perché non era assolutamente mia intenzione. Anche se nei paesini apparentemente tranquilli, tutti possono essere oschi e sospetti 🙂
      Ciao e grazie delle belle parole

  48. Perbacco messera Befana.
    Abbiamo un triste vedovo che vive per il suo cane, un animale talmente ligio alla sua fedeltà verso il genere umano che decide di vegliare un morto nel freddo bosco di Brugnolo. La povera bestiola ha sfidato il gelo, i braconieri, le trappole, i predatori e gli accalappiacani dei boschi, pur di mostrare al suo padrone la sua stoica indole canina.
    D’altra parte è un collie, che sia un discendente di Lassie?
    Ma forse voleva solo essere “felicitato” ( 😀 ) dal signor Aldo, il quale altrimenti avrebbe “rarefatto” le sue carezze tra le orecchie.
    Ma non sta a me giudicare.

  49. Ciao Befana,
    Bentornata!
    Bellissimo incipit. Magico, aggiungerei, come un paese in una palla di neve sul comò, a Natale.
    Già mi piacciono questi due, e li hai descritti così bene che io vorrei che seguissimo ancora loro.
    Io avrei evitato la frase : “ma non stava a lui giudicare”, ma é solo,una questione di gusto personale.
    Bello, complimenti.
    Aspetto il prossimo capitolo
    Alla prossima!!

    • Grazie, K,
      nel breve racconto originale, di quei due non si sa più nulla, una volta scoperto il cadavere; allora, qui, ho voluto lasciarlo decidere a chi avrà voglia di leggere, se seguirli ancora o farli sparire sullo sfondo.
      La frase che non ti piace fa parte di un “sistema” più vasto a cui sono affezionata (anche se ancora non mi è chiaro se sia un modo di scrivere corretto): per tutto il tempo in cui seguiamo Aldo, la voce narrante,seppure esterna, riporta i pensieri e le reazioni di Aldo, quindi, come ha riflettuto che la ragazza era bella e non l’aveva mai vista o se ne sarebbe ricordato, come ha riflettuto alla sua passione per la bellezza, così pensa che il volere di Dio è strano ma non tocca a lui giudicare. Ho il vezzo della voce narrante che “entra” nella testa dei personaggi ma capisco che possa non piacere.
      A presto

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