Là dove le cipolle non fanno piangere

Dove eravamo rimasti?

Scegliamo una frase per il proseguo, e… se vi va, ditemi il perché della scelta: - Braccato da una sensazione indefinita (56%)

TRACCE

L’ho lasciata andare, senza nemmeno chiederle di scambiarci il numero di telefono. Roba dell’altro mondo, potete pensare. Da vergognarsi.

Sarà… ma io su certe cose, sono all’antica. Non amo le forzature.

Assorto in vaghe congetture, non mi sono accorto subito che qualcuno mi tirava per la giacca, con insistenza.

«Signore! La penna della sua fidanzata.» Un ragazzino di circa sei anni mi porge una stilografica.

«Era sulla sedia.» mi spiega, sotto gli occhi vigili e compiaciuti della madre.

Prendo la penna in mano come se fosse un dono prezioso, gli sorrido: «Grazie. Sei proprio bravo. Batti i cinque!»

Con insospettata energia, lui batte forte il palmo della sua piccola mano sulla mia.

Il suo sguardo è fiero e azzurro, quando ritorna contento dalla madre.

Non sa, che il suo gesto semplice e pulito ha sbloccato il mio ingranaggio emotivo, che si era inceppato.

Allora io, preso dall’urgente frenesia di cercare Karla, mi sono messo a correre e ho percorso a serpentina le ultime sale della mostra, fino all’uscita.

Niente da fare: svanita nel nulla.

Mi sento un perfetto idiota. A quasi quarant’anni, mi trovo come un quindicenne, immerso in un disordine intimo a cui non so dare un nome.

Devo escogitare qualcosa che mi tiri fuori da questa situazione singolare di cane virtualmente abbandonato, che trascina tristemente il guinzaglio dell’incertezza dietro di sé.

Il problema è: cosa farò e come lo farò, senza rendermi ridicolo o fare figuracce.

Non sono fatto per gli incontri platonici. Mi piace la concretezza, forse per deformazione professionale.

Dovete sapere che io alterno periodi di frenetica attività con periodi di completa abulia.

Quando sono impegnato in un progetto, sono capace di lavorare giorni di fila fino a tarda notte, ma se mi prende la pigrizia, sprofondo in un’inerzia totale. Sbadigliano persino i miei ragionamenti.

Non so “chi influenza chi”, sta di fatto che è nel mio momento abulico che do il meglio di me stesso e mi metto anche a poetare. Quando il cervello mi va in stand by, le idee si rimescolano furtivamente, salvo poi presentarsi belle chiare nella mia testa. Senza questo lato del mio carattere, sarei solo un tipo pignolo e noioso, di quelli che quando li vedi per strada cambi marciapiede.

Un po’ ansimante e sudato, esco in strada.

Penso: è come inseguire il vento. Non la vedo ma avverto la sua presenza.

Prendo la stilo e la rigiro tra le dita. È una Waterman, modello dedicato alla Harley-Davidson: colore rosso vivo, con i dettagli in metallo cromato. Riporta una scritta personalizzata, le iniziali: “J.S.”

Forse la “J” sta per Juan. Gliel’avrà regalata lui, mi sono detto, con un leggero fremito di inspiegabile e immotivata gelosia.

E adesso? Come faccio a restituirgliela?

Mi sento braccato da una sensazione indefinita, che mi confonde e inquieta.

D’un tratto, una voce alle mie spalle mi urla: «Nic!»

Mi giro di scatto, con il cuore in soprassalto: Lei?

Marina si avvicina e mi saluta: «Ciao!» «Che faccia che hai. Tutto bene?»

Rispondo, spazientito: «Ah… ciao!».

«Per un attimo… ho pensato che fossi infastidito di vedermi. Qualcosa non va?» insiste.

«Ma che dici? Va tutto bene, nessun problema.» mento, spudoratamente. La sua apparizione improvvisa m’innervosisce, come quando uno spot pubblicitario interrompe, bruscamente, una scena di un film che mi prende.

Marina ed io abbiamo lavorato nella stessa azienda. Anche lei è qui per il corso.

Abbiamo avuto una relazione tempo fa. Niente di molto serio. Nel senso che nessuno dei due ha mai pensato di mettere su famiglia, né di invecchiare insieme.  Comunque, ci facevamo buona compagnia.

La nostra storia è finita per inerzia naturale. Siamo rimasti amici e, ogni tanto, ci vediamo. Qualche volta si va a letto…

Quasi per farmi perdonare, la invito: «Senti… e se andassimo a mangiare un boccone?» «D’accordo, stavo giusto cercando un posto per cenare.»

Non ho fame, questa volta non mi sono preoccupato di fare quello che è mia abitudine: cercare un locale con i piatti tipici del posto.

Senza alcuna fantasia, siamo entrati in una piccola trattoria e abbiamo ordinato due carbonare.

Nell’attesa, Marina mi offre una sigaretta. Rifiuto con un cenno della testa, le dico grazie.

«Non fumi più?»

«No.» confermo, con un mezzo sorrisetto. «Almeno su questo sono diventato virtuoso.»

«Sei sempre il solito cinico!» ribatte, risentita.

Per fortuna in quel momento, il cameriere ci porta le carbonare, togliendomi dall’imbarazzo di continuare la conversazione. Mangiamo e ci scambiamo qualche battuta senza grande entusiasmo. Durante la cena, più di una volta ho visto l’immagine di Marina sfocata e distante, essere sostituita da quella di Karla.

Penso: mi capitano cose che non riesco a commentare razionalmente. Certi fatti si respirano e si autodefiniscono. Senza bisogno di parole.

Immagine

Come proseguiamo?

  • - a che gioco giochiamo? (45%)
    45
  • - me ne infischio delle regole (18%)
    18
  • - mi metto in gioco (36%)
    36
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82 Commenti

  1. Mi è piaciuta molto la situazione “tragica” di rendere credibile qualcosa di improbabile a chi ti ascolta. L’ hai resa perfettamente. Io l’ho provata diverse volte e capisco in pieno la sensazione di imbarazzo ed impotenza (anche questa ben resa)

    Bravissima Maria, as usual.

    Continuo a seguire.

  2. Ciao Maria,
    il capitolo mi è piaciuto, come sempre. La tua capacità di scrittura è inequivocabile.
    La maschera, o comunque il volto nell’immagine, mi ricorda molto i viaggi di mio padre all’estero, perché ne aveva portate un paio con sé.
    Scelgo “a ogni volto la sua maschera” perché credo che ognuno di noi ne indossi una prima o poi nella vita.
    Alla prossima!

  3. Ciao Maria,
    mi ero fermato al primo episodio, ma ho recuperato in fretta.
    Carino il finale con queste belle immagini; è una cosa che mi piace molto.
    Ho votato a ogni volto la sua maschera, come quella ambigua dietro la quale il protagonista nasconde la sua vera identità, probabilmente anche a se stesso.
    Vediamo dove arrivi 🙂

    a presto

  4. Rieccomi, maria. Ho votato “A ogni volto la sua maschera”.
    Bello come quasi a ogni riga ci metti di fronte alla contraddittorietà del protagonista che sembra mostrare a tutti due facce in rapida successione. Così con i biglietti all’amica, ma anche col barista e in definitiva con Karla.
    Complesso e interessante.
    Ciao, buoni giorni 🙂

  5. Rieccomi, Maria. Ho votato perché si metta in gioco.
    L’immagine che mi è piaciuta di più, in un capitolo pieno di immagini: “… che trascina tristemente il guinzaglio dell’incertezza dietro di sé”.
    Quella più distante dal mio modo di comportarmi: “… sarei solo un tipo pignolo e noioso, di quelli che quando li vedi per strada cambi marciapiede”.
    Ti dirò, tra tutte gli individui che posso incrociare sul marciapiede, non vedo i pignoli come i più minacciosi 😀
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

  6. Se non si gioca con la palla, si gioca coi sogni.
    Direi che se ne infischia delle regole.
    Una narrazione agevole e disseminata di piccole perle:
    “di cane virtualmente abbandonato, che trascina tristemente il guinzaglio dell’incertezza dietro di sé.” Questa è una, ma ne ho trovate qui e là lungo tutto questo episodio.
    Aspetto il prossimo!

  7. Tracce vaghe e impalpabili 🙂
    “Tracce” visto che immagino il poeta intento a cercare dovunque un segno della presenza della ragazza.

    Ciao Maria, mi è piaciuto tantissimo questo episodio. A mio parere la curiosità insoddisfatta del poeta è il tocco più affascinante del capitolo. Complimenti!
    A presto.

  8. Ciao Maria, mi ha colpito il carattere della ragazza, e la sua riflessione sul quadro… Mi sembra una persona che va oltre le apparenze, e per questo apprezzo molto il personaggio.
    Bellissime le frasi finali, molto poetiche sia l’immagine delle piume che quella della cenere.
    Per continuare con questa atmosfera sospesa, voto per l’ombra della sua presenza, dato che andandosene la ragazza ha lasciato un alone di curiosità e dubbi. 🙂
    Bravissima, la tua delicatezza nello scrivere rende ciò tutto avvolgente e affascinante.
    Buona serata 🙂

  9. Mmmm questo capitolo mi lascia quasi amareggiata 🙂 questa donna è ancora un mistero, voglio sapere di più di lei e soprattutto voglio sapere come parlerai tu di lei. Scelgo braccato da una sensazione indefinita perché è esattamente la sensazione che ho io…ti aspetto 🙂

  10. Ciao Maria,
    Perdonami ero convinta di aver commentato…🙁
    Ovviamente non posso che congratularmi per il tuo scritto, sempre perfetto.
    . Non conoscevo il dipinto, nè il suo autore, così sono andata a curiosare un po’… visto che si parla, tra le altre cose, anche di una fuga dalla coscienza, Voto “braccato da una sensazione indefinita”.
    Alla prossima, curiosa di conoscere il seguito.

  11. Tracce vaghe e impalpabili si addicono sia al tuo protagonista che finora ci ha dato solo vaghi indizi – e anche in qualche modo contraddittori – sul suo vero modo di essere, sia all’immagine che hai proposto alla fine dove il pittore ci fornisce solo vaghi indizi per decodificare l’opera: ombre, rincorse, fantasmi.
    Non è dato sapere quale sarà lo sviluppo di questa storia: sarà questo l’incontro voluto dal destino? Per ora le tracce sono vaghe.
    Ho l’impressione che tu abbia cambiato idea, tra il primo e il secondo capitolo, sulla caratterizzazione del protagonista.
    Ti seguirò per capire.

  12. Piuttosto che ragionare sul perché della scelta ho ‘scelto’ di andare a istinto e a istinto ho votato ‘L’ombra della sua Presenza!”.
    Naturalmente ho guardato l’immagine prima di votare e quell’immagine potrebbe avermi condizionato anche se sarei curioso di sapere da te in che modo credi che potrebbe averlo fatto… e così ti rigiro la frittate del perché della scelta 😉
    Quanto all’episodio è scritto bene. Il protagonista ha evidentemente una personalità complessa (e per questo potrebbe aver generato la confusione di cui qui sotto).
    Non ho ben capito se lei si chiama davvero Karla…

    • Ciao Lou
      Certo, l’immagine è ambigua, perciò mi piace e l’ho scelta. Le interpretazioni univoche sono, secondo me, meno interessanti 🙂
      Le ombre ci sono e giocano un ruolo ed è naturale che influenzino la scelta dei lettori attenti e non.
      Perché dici “personalità” complessa? Tutti, chi più chi meno, siamo fatti di luce e ombre 🙂
      Grazie del commento

      • Ecco perché mi piace così tanto tI…
        Allora, se ricordi, nel mio precedente commento, ti avevo avvertito della necessità di mantenere il tuo personaggio coerente all’indole e al carattere che gli avevi attribuito. In effetti, per come egli stesso si racconta nel primo episodio, non sembra proprio il tipo da approccio piacione e questo atteggiamento potrebbe aver generato un po’ di confusione.
        In realtà, però, così facendo, tu non hai affatto tradito la sua identità, piuttosto l’hai arricchita.
        Gli scrittori (e qui parlo da lettore) spesso nel delineare i propri personaggi giocano facile e si affidano a modelli tipi (gli stereotipi per quelli bravi). Se si scelgno, come hai fatto tu, modelli di riferimento più complessi (leggi ‘reali’) la faccenda certamente si complica. Il tuo Poeta, a parer mio, è molto reale e come tutte le persone reali nel relazionarsi con altre persone applica modelli comportamentali che considera adatti alla specifica situazione e agli scopi che si prefigge. Nulla di strano, quindi. Se non fosse che non siamo nel mondo reale ma in un racconto e che non siamo abituati da lettori a personaggi tanto reali (leggi ‘complessi’).
        Se non si è capito (come è probabile) a me questa cosa che hai fatto mi è piaciuta tantissimo… E scusa se mi sono dilungato un po’. Ciao

  13. Se – e dico se – il protagonista di questo episodio è lo stesso del primo, non può che essere braccato da una sensazione indefinita (come mi suggerisce anche l’immagine). Sembra un personaggio multiforme che si lascia molto prendere dal momento e dalla situazione (e questo è più da poeta che da ingegnere) fino al punto da approfittarne.
    Mi è piaciuto molto questo episodio, ma spero con il prossimo di fugare il dubbio che il protagonista sia sempre lo stesso.

  14. Rieccomi, maria. Ho scelto “braccato”, non so, mi pare che calzi bene al protagonista del primo capitolo, che mi sembra inquieto, in cerca, in un certo senso, di una fuga.
    E questo secondo? Molto sicuro di sé, il tizio. Ecco, io in realtà, nonostante la narrazione in prima persona, non sono del tutto persuaso che sia lo stesso protagonista. Ma forse ti riferisci a questo con “Riproduzione vietata”? Il protagonista ha qualcosa che preferisce non mostrare? Boh, staremo a vedere.
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend

  15. Ciao Maria. Eccomi qua. Anche io, come Napo, ho dovuto faticare un po’ per entrare in sintonia con l’io narrante (ma solo perché so benissimo che sei una donna). Ma sai che pure a me per sfottermi mi chiamano Poeta? Solo che io non mi arrabbio mai, perché dovrei? Già questa cosa la dice lunga sul tuo Poeta. Personaggio certamente singolare che potresti fare fatica a gestire. Credo che la difficoltà maggiore potrebbe stare proprio nella necessità di mantenerlo coerente con l’indole che gli hai attribuito. Dovrai fare molta, moltissima attenzione a non sostituirti a lui. Quanto alle opzioni direi che c’è qualcosa di sbagliato (ma ho dovuto faticare per capire cosa, incredibile ma è così).

  16. Incipit intrigante e davvero ben scritto. Ero un po’ titubante ad iniziare un racconto rosa perché sono un novizio del genere, però dopo aver letto il tuo incipit so di essere in buone mani. Molto interessante e, a mio parere, azzeccata la scelta del quadro di Magritte. Complimenti!
    È un’immagine che ti prende.

  17. Ciao Maria,
    da quel poco che ho intuito di te dalla tua storia precedente, questo incipit non mi giunge affatto come un fulmine a ciel sereno, mi sembra che niente sia lasciato al caso, sei sempre piena, minuziosa, attenta. Sono curiosa e sentimentale nell’accezione di Fitzgerald quindi voglio sapere tutto di questa lei 🙂 E’ un’immagine che ti prende, a presto 😉

  18. Bell’incipit, filosofico, mi ha colpito, specie il passaggio sulla grafia… e poi ho un debole per taccuini e poeti, veri o improvvisati, in oltre citi Van Gogh e ho appena visto Loving Vincent 🙂
    Bella anche l’idea del quadro, che per me ha qualcosa di sbagliato 😉

  19. È un’immagine che ti prende…
    Bentornata Maria, mi hai sorpresa con il genere rosa, non mi pare di aver letto storie d’amore firmate da te. Tra l’altro neanche il protagonista, un intellettuale troppo preso da dissertazioni filosofiche, mi sembra un tipo sentimentale. La chiusa però lascia intendere ben altro…
    In bocca al lupo per questa tua nuova avventura 😉

  20. Ciao Maria,
    definire il tuo capitolo come poetico mi sembra troppo poco, leggendolo mi è sembrato di cogliere un significato nascosto dietro ad ogni frase, come se ogni parola fosse stata scelta e perfettamente incastonata nell’insieme.
    Lo stile di scrittura si è adattato al carattere del personaggio, che hai già delineato attraverso le sue riflessioni.
    Seguo volentieri, a presto e complimenti!☺️

  21. Bentornata a scrivere, Maria. Ho cliccato il “segui la storia” ancor prima d’iniziare a leggere.
    È presto per dare un giudizio. Posso constatare che hai scelto un io narrante maschile e questo è insolito per una donna. In realtà però non so se lo alternerai con un io narrante femminile o manterrai il narratore nell’ottica di lui. Leggo che il protagonista è un poeta e questo non mi piace perché non ho mai fatto mistero che scegliere poeti e scrittori come protagonisti mi sa di referenziale. Però in realtà non so se il mestiere (o l’hobby) del poeta sia solo un pretesto come un altro e poi il racconto si evolverà a prescindere dal mestiere del protagonista.
    L’immagine proposta è una di quelle che prende.

    • Ciao Napo
      L’idea sarebbe di continuare la storia con un io narrante maschile. Vediamo come si evolve il tutto e se sarò capace di farlo. Il mio racconto “Parole” aveva un protagonista maschile, non era però narrato in prima persona.
      Questo è un esperimento/sfida. Forse il protagonista non è un vero poeta, infatti dice che lo chiamano” Poeta”. Sono d’accordo con te: meglio non essere autoreferenziale. In ogni caso, se uno in casa fa un po’ di lavoretti con il legno, questo non fa di lui necessariamente un falegname 🙂 🙂
      Grazie per il tuo commento, sempre acuto e interessante.

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