INDIGO CALM

SISTER MORPHINE

Quando Ty Stevens, Tyrone Douglas Stevenson all’anagrafe, si svegliò quel pomeriggio, la testa gli scoppiava e lo stomaco continuava a contrarglisi nel disperato tentativo di liberarsi. Aveva voglia di bere, brividi gelidi serpeggiavano sotto la pelle facendolo tremare. Si infilò nella doccia, lasciò che l’acqua diventasse bollente e scivolò con la schiena lungo la parete fredda, accovacciandosi sotto il getto, con le braccia a cingere le ginocchia piegate, su cui aveva appoggiato la testa. Rimase in quella posizione un’eternità. Quando ne uscì non stava né meglio né peggio, aveva bisogno di bere, di farsi, di perdersi nel mondo dell’altro sé, il mondo di Ty e delle sue puttane, il mondo in cui tutto era possibile: suonare per ore senza neanche accorgersi della pelle mancante sui polpastrelli che sanguinavano, fare interviste fino alle sei del mattino dopo una sbornia lunga una vita. Aveva bisogno di trovare Kyra o Doyle, uno qualsiasi, purché portasse la roba, ma Kevin aveva deciso che: no, non poteva più continuare così, e lo aveva chiuso in quella stanza del cazzo. In una stanza d’albergo da tremila dollari a notte dove non si poteva avere nemmeno il servizio in camera.

Avevano litigato per ore, Kevin aveva anche accennato un pianto. Ty non se l’era sentita di continuare, tutta quella situazione gli faceva venire il voltastomaco. Si sentiva un topo in trappola, e non aveva nulla a cui aggrapparsi per venirne fuori. Kevin era il batterista del gruppo. Uno a posto, lontano dalle droghe, dalle bevute colossali. Lontano anche dalle ragazzine in shorts che gravitavano intorno alla band dai tempi del primo album. Si conoscevano da una vita, il che corrispondeva, più o meno, a quindici anni e Ty gli voleva bene, a modo suo. Ma in quel momento avrebbe potuto ucciderlo con le sue stesse mani. Si, ma non lo fece. Lo lasciò uscire dalla stanza con il suo rammarico e la sua faccia contrita del cazzo. Fanculo anche a te Kev, disse alla stanza ormai vuota, non ho tempo per le stronzate nostalgiche.

Dopo un po’ cominciò ad avvertire i morsi del mostro. L’astinenza stava prendendo sembianze assurde, occhi spiritati e fauci spalancate che si tingevano di colori accesi, i colori del fuoco e del freddo che gli colava sulla fronte e lungo la schiena, perdendosi da qualche parte tra la pelle madida e il pavimento. Il mostro aveva fame e lui non aveva nulla da dargli in pasto, a parte la sua anima, ma non era sicuro che l’avrebbe accettata. Gli azzannava lo stomaco, facendolo piegare in due. Gli irrigidiva i muscoli delle gambe, provocandogli crampi dolorosi e prolungati.

Stava impazzendo. Stava per morire e nessuno si curava di lui. Aveva bisogno di qualcosa, possibile che non se ne rendessero conto.

«Hey!», urlò con una voce che stentò lui stesso a riconoscere. «Heeeey!» ma nessuno rispose e a lui non restò altro da fare che cingersi i fianchi con le braccia e piegarsi a vomitare nel water.

Ma non era sempre stato così, c’erano stati i giorni in cui aveva letto l’orgoglio negli occhi di sua madre, mentre trasmettevano il primo video della band sulla rete nazionale, i giorni dei primi concerti fuori dello stato e poi fuori della nazione, le prime ragazze ad aspettarlo fuori, sotto la pioggia o al caldo torrido, davanti agli alberghi nei posti più sperduti del mondo. Quelli erano i tempi d’oro di Ty Stevens, poi tutto si era accartocciato su sé stesso ed era marcito.

Era a questo che pensava, fissando l’uomo che era diventato, nello specchio. Prima che tutto si facesse buio, prima che qualcuno bussasse alla porta ed entrando lo trovasse disteso, con la faccia nel suo stesso vomito e la pelle appiccicata alle piastrelle rosse, di un bagno orrendo, che pareva l’anticamera dell’inferno.

«Tirati su, Ty. Avanti, amico, mettiti seduto.» la voce era distante e Ty non riuscì a riconoscerla. Lo sentiva armeggiare sul suo braccio, sentiva il freddo del pavimento sotto i glutei e le cosce nude. Avvertì un lieve pizzicore, proprio alla base della nuca e un’ondata di calore corse lungo tutto il suo corpo, avvolgendolo infine come in un bozzolo tiepido, fatto di luce soffusa e musica. Sembrava la sua musica, le sue vecchie composizioni, quelle di quando andava al liceo e suonava in camera per ore. Le stelle, il vento tiepido dell’inizio di quell’estate. Chi c’era accanto a lui? Vedeva una sagoma, ma non poteva scorgerne i lineamenti. Le lanterne cinesi danzavano nel vento e lui voleva una sola cosa: dormire.

«mi dispiace bello, ma andava fatto.»

Ty percepì quel suono, ma non riuscì ad elaborarne il senso. Cosa andava fatto? Fatto? Si, amico, sono fatto di brutto, pensò o forse lo aveva detto. Avrebbe sorriso ma non ne aveva la forza.

La porta del bagno si chiuse. Passi veloci si spensero pian piano nella stanza attigua. Una porta si chiuse.

Una porta si chiude e poi si riapre, chi entra?

  • Kevin (88%)
    88
  • il manager della band (13%)
    13
  • una cameriera (0%)
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64 Commenti

  1. Innanzitutto, quando a fine lettura ho cliccato sul link, prima del pezzo Sonny Boy Williamson è partita una pubblicità che aveva per sottofondo Paranoid dei Black Sabbath (e per me è stato importante).
    Venendo al racconto: bene, ma mi dà l’idea che tu l’abbia scritto in fretta, c’era qualche dettaglio da sistemare, anche qualche elemento inutile che forse potevi tagliare (tipo l’incontro detective-medico)… ma questo è solo un mio parere e io non sono certo Dostoevskij.
    Secondo me il pugno arriva dalla madre di Ty, il perché me lo dirai tu. Ciao!

    • Ciao Muppetz,
      Grazie per esserti fermato a leggere e per la considerazione. Effettivamente avrei potuto sintetizzare l’incontro con il dottore. Spiegare serve a poco, meglio,lasciare all’immaginazione del lettore alcuni dettagli. In realtà l’ho scritto in fretta, come sempre, ma l’ho letto attentamente e non ho trovato il modo di migliorarlo, per questo immagino di aver bisogno di un bravo editor nel caso decidessi di pubblicare il miei racconti. 😊
      Alla prossima.
      p.s. io preferisco Tolstoj 😉

  2. Rieccomi, keziarica. Ho votato per la madre, un po’ perché è l’opzione più strana, un po’ perché forse è anche la più probabile, nel senso che è più facile che la madre si trovi lì.
    Allora, i capitoli scorrono, la lettura è gradevole e mi piace come stai caratterizzando Kevin, con quella sua premura di nascondere la siringa (ma non ci sarà altro dietro? 😀 )
    per onorare l’amico.
    Vedo qualche incertezza in qualche virgola qua e là 🙂
    Non sono un fanatico sostenitore dello “show don’t tell”, insomma, so che ci sono situazioni in cui applicarlo come regola rigidissima non tenendo conto del contesto è semplicemente controproducente o fastidioso, ma mi è saltata all’occhio questa frase:
    “… Johnny Roadcross, il bassista del gruppo, arrivò braccato da uno stuolo di giornalisti isterici…”
    Fornisci nome e cognome della persona e il suo ruolo nel gruppo. Magari potevi distribuire più naturalmente queste informazioni facendocele conoscere dalla voce dei cronisti (che infatti poco dopo chiamano Kevin… allo stesso modo potevano interpellare Johnny).
    Così, giusto per cercare di rendermi utile 🙂 , del resto so quanto i cinquemila caratteri siano tiranni e spesso costringano a compromessi,.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana.

    • Ciao Erri,
      Ahia! Con queste virgole proprio non vado d’accordo!
      Per favore mostrami le maledette ed io cercherò di annientarle per la prossima volta! 🙂
      Fare il nome del bassista era, nei miei intenti, il modo per dare musicalità alla frase, forse la musica l’ho sentita solo io 😂, probabile!
      Ti aspetto al prossimo, se vorrai, e grazie!

      • Ciao, keziarica.
        Scusami se ti rispondo con ritardo, ancora non sono riusciti a notificarmi le risposte ai miei commenti.
        Allora, ho riletto attentamente i due capitoli, e ho cambiato un po’ parere: in realtà la maggior parte delle virgole che mi parevano “fuori posto” lo sono solo per me, nel senso che possono essere considerate parte del tuo stile. Diciamo che io scrivendo le stesse cose posizionerei le virgole in modo diverso, ma non posso certo dire che sono “errori”, perché fanno parte della discrezionalità che – per fortuna – ogni autore ha.
        Tuttavia, per farti vedere che ho fatto i compiti 😀 ti segnalo queste tre:
        “… chiese, questa volta, passando…”
        Una delle due virgole mi pare di troppo, io toglierei la prima.
        “Il nome per intero, era Tyrone…”
        Qui invece mi pare che ce ne sia una in meno, il “per intero” è un inciso. Ma andrebbe altrettanto bene senza alcuna virgola.
        “… spesso che chi è vicino alla vittima, nasconda…”
        Anche in questi due casi, sceglierei l’inciso “…, chi è vicino alla vittima, …” o abolirei le virgole.
        In ogni caso, le mie sono poco più che opinioni 🙂
        Ciao, buona giornata.

  3. Ciao Keziarica
    Questo genere ti calza a pennello, permettermi di dirlo.
    Eddie e l’horror mi mancano ma questo giallo è davvero sorprendente. Complimenti davvero! Fila che è una meraviglia, brava.
    Visto che tutti si aspettano Caleman o la madre, io preferisco andare controcorrente e scelgo il fan.
    A volte gli ammiratori fanatici, possono essere davvero imprevedibili (a mio parere)… Vedremo.
    Ciao alla prossima.
    Ilaria_S

    • Grazie Ilaria,
      effettivamente mi seto più a mio agio con questo genere, anche se Eddie manca anche a me! Sai cosa? Con l’altra storia era tutto imprevedibile, tutto accettabile, in qualche modo. Qui le cose sono diverse, deve esserci un filo logico più concreto o la storia se ne va in frantumi. Io ci provo, spero di non combinare casini!!
      Grazie per essere passata e per i complimenti.
      Alla prossima.

  4. Non vorrei sembrarti scortese perché quello che sto per dire va invece inteso come un complimento…
    Non sembri la stessa persona che ha scritto Eddie. Tanto incoerenti erano i capitoli di Eddie nella loro sequenza, tanto coerenti sono questi del nuovo racconto. Complimenti.
    Chase Coleman

    • Ciao Napo,
      Non mi sembri affatto scortese, anzi! Apprezzo i tuoi commenti. Eddie era un esperimento. Come ho spiegato non avevo mai scritto niente del genere.
      Felicissima che tu possa trovare maggiore coerenza in questo racconto. Spero di andare bene anche col prossimo episodio.
      A presto!

  5. E finalmente abbiano il nostro detective.
    Bene K, funziona quasi tutto in questo capitolo. Lo scambio di battute è credibile, pur mantenendo una certa tipicità di genere, e scenari e personaggi sono efficacemente resi.
    Solo una nota (ma è una di quelle che si fanno a quelli bravi per aiutarli a diventare bravissimi): i tappi di un paio di penne etc. non mi dicono molto del tipo di detective che Keller dovrebbe essere, ma se vogliamo dirla tutta manco i baffetti scuri (la barba poco curata magari qualche idea potrebbe suggerirla, ma anche quella per la verità è poca roba). A mio avviso è una parte che andrebbe ripensata. Per il resto benissimo. Per me è il produttore. Ciao.

    • Ciao Lou
      Grazie. Pensavo che i tappi delle bic, la camicia non proprio perfetta e i baffoni spioventi potessero ricordare il detective old style che mi era stato richiesto…🙂
      Dovrò fare di meglio, magari aggiungo qualcosa nei prossimi capitoli!
      Ciao e alla prossima!

  6. Vai così veloce che ero venuta per commentare e votare il secondo e ho trovato il terzo capitolo!
    Mi è piaciuto molto il soffermarsi sulla lunghezza dei corridoi, i muri, Kev che si sente come se la siringa fosse fluorescente nella sua tasca e il d detective che gli dice guarda che lo so, puoi dirmelo.
    Bello! Ok, poco costruttivo come commento, ma per ora non ho altro 🙂
    Ho scelto la madre perché… l’ho letta e mi è piaciuto: sarebbe un bel modo id uscire dalla cerchia ristretta del mondo discografico.
    Ciao

  7. La madre di Ty.
    Il capitolo era scorrevole e “rockeggiante” come piace a me.
    A parte il primissimo paragrafo che mi ha lasciato perplesso. Non mi è sembrato molto scorrevole, un po’ per la forma e un po’ per la punteggiatura. Però poi dal capoverso successivo è andato fluido, come un’onda che si propaga sulla spiaggia sotto i raggi della luna piena 😀 😀 😀
    Ciao K,

    a presto

  8. Iniziato ora il racconto: davvero coinvolgente. Quando pensavo che il travaglio psicologico della vittima nel primo capitolo fosse già un motivo validissimo per seguire il racconto ecco che nel secondo vengo sorpreso da un sagace scambio di battute tra Kevin e Sal. Inoltre devo dire che le ‘maschere’ del genere rock sono presentate e descritte davvero bene: dal produttore avaro ai rapaci paparazzi. Ho votato per l’entrata in scena del detective.

    “I mocassini squittivano mentre conquistava il corridoio” Chapeau!

  9. Concordo con Napo ma, a differenza sua, mi piace lo stile americano, forse troppo 🙂
    Belle le atmosfere e un giallo ambientato nel mondo di un gruppo rock mi incuriosisce.

    La vecchia fidanzata di Ty…

    P.s.
    Grazie mille per i complimenti a Redemption, non capita spesso che qualcuno recuperi vecchi racconti 😉

    • Ciao Gabriele,
      Redemption é un gran bel racconto, meritava di essere letto. Cerco di leggere anche i racconti chiusi degli autori che seguo, se riesco.
      Non so cosa verrà fuori, mi piace la musica e mi piace scrivere, spero di mettere insieme un bel racconto, ma so che non basta la passione, serve anche la forma.
      Grazie per aver letto!
      Alla prossima.

  10. Ciao Keziarica. Scrivi gialli, bene, ti seguo volentieri. Ho letto i primi due episodi.
    C’è qualche piccolo errore di formattazione che manco ti segnalo perché sono sicuro che te ne sarai accorta da sola (solo prenditi un po’ più di tempo per rileggere prima di pubblicare).
    Buone descrizioni e atmosfera. Così come l’idea della storia. Fighissimo il titolo. Mi è piaciuto molto anche la chiusa del secondo, con Kevin che controlla che la siringa sia ancora lì nella sua tasca…
    Per me è già il momento di far entrare in scena un detective. Ciao.

    • Ciao Lou,
      benvenuto!
      Grazie per il commento ma, per favore, segnala segnala che tutto serve a migliorare.
      Napo mi ha dato il tuo stesso consiglio, ma più lascio decantare e più taglio, cambio e pacciugo 🙂 e ti assicuro che l’ho letto dieci volte e che non me ne sono accorta 🙂
      sono felice che il titolo vi piaccia, non ero sicura di usarlo ma, a questo punto, credo di aver fatto la scelta giusta!
      Ciao e alla prossima.

      • È lo spirito giusto. Allora, occhio alla gestione del diretto (uso di maiuscole e della punteggiatura all’interno e all’esterno delle virgolette). E poi ci sarebbe l’accentazione del pronome se stesso, questione da linguisti per la quale ti rimando all’articolo relativo che trovi all’interno del sito dell’Accademia della Crusca… O anche no e te la faccio breve: dunque, anche se non può essere considerato un errore scrivere ‘sé stesso’ (o sé medesimo) con il ‘se’ accentato, in realtà la tendenza è preferire la versione senza accento: ‘se stesso’. È una cosa a cui gli editor tengono tantissimo. Un’autentica fissazione. Ricordatelo se decidessi di proverare a inviare qualcosa a un editore.

          • Corretto.
            Universalmente riconosciuto nel mondo dell’editoria, non certo nell’ambito linguistico. È per questo che consigliavo a Keziarica di ricorrere alla forma non accentata, onde evitare problemi (nel primo episodio lo aveva scritto accentato).
            Vanni Santoni, che è un editor di questo secolo, lo considera un errore gravissimo, ma il fatto è che tecnicamente non è nemmeno un errore. C’è un interessante articolo a questo proposito sul sito dell’Accademia della Crusca.

    • Grazie FueGod,
      sono contenta che riesca a trasparire l’idea che mi sono fatta nella testa. C’è rock’n’roll nell’aria, sono felice che non sia solo in quella che respiro io!
      Spero di riuscire a tirar fuori un bel racconto, che dire? Io ci provo.
      Alla prossima!

  11. Mi piace un casino il titolo. Questo va detto, perché i titoli per me sono una spina nel fianco e li trovo sempre scontati, banali e via dicendo, invece “indigo calm” è “cool”, una buona etichetta del racconto fin qui, poi il cambio genere è fatto in modo deciso e mi pare anche piuttosto sicuro. Seguo con interesse la vicenda!
    E mi piacciono anche i nomi scelti.
    Non ci vedo nulla di male ad iniziare in tempi brevi dei nuovi racconti, probabilmente già sonnecchiava in un angolo della tua testa per aver preso subito piede sulla tastiera. O è l’impeto del momento? Dicci, sono curiosa.

    • Ciao Sicut,
      bentrovata!
      L’idea era lì da un po’, ma in un’altra forma. Il titolo del racconto è in realtà il titolo di una canzone che ho scritto, i versi che tornano in mente a Kevin ne sono una parte. Sono contenta che i nomi dei personaggi ti piacciano, in effetti gli dedico sempre molto tempo.
      Grazie per essere tornata a leggermi.
      Ciao e alla prossima!

  12. Ciao Keziarica,
    Leggo con molto piacere il tuo nuovo incipit.
    Caspita! Qui ci vai giù pesante eh!
    Dai, mi piace questo stile crudo.
    Scelgo Kevin.
    Continua così, ti seguirò anche stavolta.
    Alla prossima allora 😉
    Ilaria_S

  13. Ciao. Ottimo incipit: l’unica cosa cosa che non mi è piaciuta è quel “contrarglisi ” alla seconda riga che avrei sostituito con un più semplice “contrarsi”, ma è solo un dettaglio insignificante. Tempo fa avevo scritto anch’io un racconto giallo a tema rock, ma non mi era riuscito bene. Ti auguro maggiore fortuna! Ti seguo.
    E per il prossimo voto Kevin

    • Ciao Muppetz,
      Lo so… sono una frana. Pensa che avevo scritto “contrarsi” ma poi c’era “svuotarsi” subito dopo e per evitare un pasticcio, ho fatto un pasticciaccio! Ha ragione Napo, quando mi consiglia di aspettare e rileggere, ho avuto troppa premura di pubblicare… non me lo farò ripetere😊.
      Non so come andrà il mio racconto giallo, spero bene e ti ringrazio per l’augurio.
      Alla prossima allora.

  14. Ciao, keziarica! Ti sei rimessa in gioco subito, brava!
    L’incipit mi è piaciuto molto. Introspettivo, realistico e sentimentale.
    Niente da dire, complimenti. Se proprio devo fare un appunto, lo farei alla formattazione, forse un po’ troppo compatta, qualche “a capo” in più a me sarebbe piaciuto.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana.

  15. Ancora tu? Come mai questa smania di riprendere a scrivere subito?
    Se l’incipit (inteso come vero incipit) si fosse fermato a ‘la testa gli scoppiava’ sarebbe stato perfetto. Poi l’hai rovinato. Il resto però è molto buono: un passo avanti rispetto al racconto che hai appena concluso. Continua cosi, ma non avere fretta. Se hai urgenza di scrivere, scrivi, ma poi lascia decantare il tuo scritto per qualche giorno e infine rileggilo con occhi da lettore. Ti seguo.
    Kevin.

  16. Che inizio da noir americano, mi piace molto. Questa volta ci hai portati nelle emozioni e nel semidelirio di un protagonista non ancora morto. Molto bella la descrizione della crisi di astinenza come un mistero affamato. Io dico che entra Kevin, era lui che tentava di “salvare” T’y.
    Ti faccio notare una piccolezza, ma siccome me l’hanno fatta notare spesso ora ci faccio molto caso: “la testa gli scoppiava e lo stomaco continuava a contrarglisi nel disperato tentativo di liberarsi.” 2 gli e 2 si in così poche parole appesantiscono e imbruttiscono la frase, dovresti tentare di modificarla usando meno particelle pronominali, se possibile.
    A presto

    • Ciao Maan,
      Si, hai ragione. L’ho riletta più volte ed é proprio brutta. Come ho detto a Napo, mi sono fatta incantare… come dice il signor King: se non funziona: taglia, taglia e taglia! E ecco perché mi piace qui!
      Grazie ai vostri consigli ho migliorato vari aspetti, spero di continuare.
      In realtà chi ha fatto l’iniezione a Ty, l’ha fatto con l’intento di ucciderlo… si capirà, spero, nel prossimo capitolo.
      Un’altra cosa che devo,imparare é che: chi legge non sta nella mia testa e non può vedere quello che vedo io… 😊
      Alla prossima e grazie ancora!

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