Noli Me Tangere

Dove eravamo rimasti?

Altre scelte, altre conseguenze. Cosa fare ora che la strada è stata intrapresa? Non è tenuta a restare in quel villaggio, scappare prima delle ripercussioni di Berral è la soluzione migliore per salvarsi. (100%)

La Taverna dell’Impiccato

«Perchè mi ha chiamato mezzosangue? »
«Hai fatto un errore incalcolabile, Irika! Non so come possa esserti venuto in mente! Devi essere impazzita!»
Sul tavolo era stata aperta una sacca di tela nella quale Irika aveva infilato un paio di vestiti, una borraccia per l’acqua e un pezzo di formaggio. Ora stava tagliando del pane con un coltello spuntato mentre la madre cercava di disfarle la borsa. Ad ogni oggetto che lei estraeva, Irika ne infilava altri due.
«Non è un insulto che si dice per caso, maledizione! Perché mi ha chiamata mezzosangue?» Era la prima volta che urlava in faccia alla madre. Per contro la donna tergiversava impacciata biascicando quanto fosse stato sconsiderata la reazione contro il figlio del parroco e quanto fosse importante andare a scusarsi subito pregando nel perdono. Ma l’albina non la sentiva neanche: tagliato il pane lo mise dentro alla sacca insieme al formaggio e al coltello che, seppur spuntato, era comunque meglio dell’andare in giro disarmata. La madre si gettò sul tavolo e sulla sacca bloccando le mani della figlia e guardandola con occhi lucidi.
«Figlia mia… so che non hai mai avuto un vita facile ma ti prego di non andare. Non lasciarmi anche tu.» Per un attimo l’albina sentì il cuore terribilmente pesante all’idea di partire ma l’idea di vivere un solo giorno ancora in quel posto le sembrò un’agonia peggiore. Le portò la destra al viso in una carezza addolcita, rivolgendole un tono di voce più morbido e un sorriso affettuoso.
«Tu sei l’unica dalla quale mi sia mai sentita amata, madre. L’unica che mi abbia mai trattato come una persona normale. Ma sono grande ormai… e ho domande alle quali tu non puoi rispondermi.» L’abbracciò stringendola forte contro al petto e infilando il viso nei suoi capelli. Odoravano di salvia.
«Ti voglio bene, madre…»
Quando varcò la soglia di casa era ormai buio, la temperatura era notevolmente scesa e le finestre del villaggio sotto di loro erano tutte accese. Che ci fosse fermento lo si capiva anche da li ma fu solo un ulteriore incentivo per iniziare a camminare.

Partire fu facile, camminare di notte al freddo e con solo una torcia a far luce lo era un pò meno. Ormai il villaggio era lontano ma la notte sembrava così profonda da risultare impenetrabile e il piccolo fuocherello della torcia non bastava a riscaldarle le mani o il viso. All’alba si fermò a riposare all’ombra degli alberi ma ripartì comunque poco dopo, ansiosa di mettere quanti più chilometri possibile tra lei e la sua vecchia vita. Il problema fondamentale non erano tanto che le gambe le facessero male o che i piedi fossero stanchi, quanto più il fatto di non avere indizi su dove dirigersi ne idea di chi o cosa cercare o da che parte iniziare. Più camminava e più domande le venivano in mente: “perché mezzosangue?”, “perché era così diversa dagli altri?
Arrivò al Villaggio di Theera dopo un paio di giorni seguendo il corso del fiume. L’acqua non le era mancata ma era esausta e affamata perciò per prima cosa cercò la taverna dove poter riposare. Taverna che non fu difficile da individuare: una locanda in legno dal soffitto alto e una quantità impressionante di persone, un forte brusio e odore di vino stantio e cenere del caminetto. Lo sguardo di Irika passò sul primo tavolo occupato da un paio di uomini mal vestiti intenti a parlare tra loro, entrambi accompagnati da due belle ragazze Animalier accucciate a terra accanto ai rispettivi padroni: la prima doveva possedere lo spirito di un cervo a giudicare dai grandi occhi neri, la corporatura snella e lunghi capelli castani tra i quali spuntavano le orecchie da cerbiatta e due piccole corna appena percettibili tra la massa di capelli; la seconda doveva avere lo spirito di un orso dato che fosse notevolmente più massiccia e più alta della prima ma con due dolcissimi occhi neri molto espressivi. Erano sedute per terra con le braccia appoggiate alle gambe dei rispettivi padroni e a volte si guardavano con uno sguardo triste. Al tavolo accanto vi era un gruppo di nani ubriachi intenti a cantare, al bancone vi era qualche fata. Tutte razze di cui lei aveva solo sentito parlare e ne rimase affascinata. Ma superato l’impatto iniziale dovette tornar pratica: doveva riposare, decidere dove andare, cosa cercare e come. Lo sguardo catturò per puro caso un uomo alzarsi dal suo tavolo per cui vi si fiondò prima che qualcun altro potesse occuparlo, gettandovi la borsa sopra e buttandosi  goffamente sulla sedia con malagrazia. Quando si rese conto di essere riuscita ad occuparlo sorrise piuttosto soddisfatta ma il sorriso le si congelò subito: nella visuale periferica qualcuno le si fermò accanto, sovrastandola con la sua presenza e allungando una mano che appoggiò davanti a lei sul tavolo, sporgendosi appena in avanti verso l’albina. Serrò la mandibola nel sentirne un forte odore di vino e lentamente alzò lo sguardo sul proprio ospite. 

Le taverne offrono un sacco di incontri e di possibilità, alcune positive altre un pò meno. Chi può essere interessato a lei?

  • Un suo coetaneo umano, come lei alla ricerca di qualcosa. Condividere le rispettive risorse potrebbe essere una buona idea... (33%)
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  • Non tutte le ragazze Animalier sono sottomesse agli uomini e questa in particolare sembra sapere il fatto suo. (67%)
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  • Un padre troverebbe la figlia ovunque, anche nella locanda di un paesino qualsiasi delle Terre d'Autunno. (0%)
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15 Commenti

  1. Io voto per Marit, perché penso che Irika abbia bisogno di un confronto diretto, come dire… un brainstorming, per capire che fare della sua vita e come. Sfrutterei il prossimo episodio per inquadrare meglio però questo nuovo personaggio e dargli il giusto valore o posto, se lo hai introdotto vuol dire che lo hai pensato e tornare su Berral ora, secondo me, striderebbe con la partenza iniziale!

    • Personalmente sono d’accordo, anche perchè ho l’ansia di non rientrare nei 10 capitoli, considerando che siamo già a metà… Ma mi adeguo alla maggioranza, anche perchè per il momento siamo 50 e 50 e fare un mix di entrambe le opzioni è complicato, essendo una l’esatto contrario dell’altra! Vedremo!!

  2. Cercare il padre? Ha vissuto senza per… quanto, 15 anni circa? (Non ricordo)
    Non avrebbe senso cercarlo. Non ora, almeno.

    Farsi guidare da Marit? E verso dove?

    L’unica è che Irika torni al proprio villaggio assieme a Marit per vendicarsi di Berral (anche se credo sia meglio vendicarsi di pressoché tutto il villaggio).

  3. Se crescessi senza padre e, dopo essere scappato di casa, incontrassi un tizio che mi dice “sono tuo padre”, probabilmente non gli sei ascolto. E poi, quante possibilità ci sarebbero che Irika incontri suo padre dopo poco più di una notte da quando è scappata?

    Un suo coetaneo? Un simil-cliché che ho usato anche io nel mio libro (una volta o due).

    L’unica opzione rimasta, e che ho anche votato, è quella dell’animalier.
    A proposito, si dice “animalier” oppure “animalié”?

    • Sono d’accordo sulla prima opzione, ma di fatto la storia è seguita dal punto di vista della protagonista che ovviamente è molto limitato… Non possiamo sapere se il padre l’abbia davvero abbandonata o la stesse “seguendo” nell’ombra o qualcosa del genere… E non è neanche detto che perchè lo incontri debba dargli retta e seguirlo subito, non è necessario che sia una figura positiva o un aiutante! 😉

      Per il coetaneo nulla da dire, per quanto banale era un’opzione che non potevo ignorare del tutto…

      Per la ragazza, nella mia testa lo leggo “animaliè” ma direi che è a discrezione di chi legge… se preferisci che si senta la “r” va benissimo lo stesso!

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