HISTORY – Un nuovo inizio

Risveglio

Fui uno degli ultimi ad essere svegliato.
Mi facevano male le articolazioni, le voci dei miei compagni di viaggio giungevano attutite alle mie orecchie, l’intestino urlava pietà. Mi dissero che erano gli effetti collaterali di un risveglio accelerato.
Intorno a me c’era il caos. Le persone, avvolte dal fumo, piangevano, tossivano, imploravano l’aiuto degli ufficiali; quelli, impegnati a spegnere i piccoli incendi che scoppiavano in continuazione tra le apparecchiature elettroniche, non erano in grado di prestar loro la necessaria attenzione.
Alla mia destra c’era un poster azzurro, ormai in parte bruciato dal fuoco; recitava:

La Compagnia Inglese del Nuovo Mondo è lieta di ospitarvi a bordo della HMSS (Her Majesty’s SpaceShip) Hope. L’inizio di una nuova vita vi attende ad Arcadia, il nostro compito è farvici arrivare sani e salvi.

Per arrivarci, c’eravamo arrivati. Riguardo il “sani e salvi”, era mia intenzione spedire un’email di reclamo alla filiale della Compagnia a New London e chiedere un risarcimento.
Mi voltai, in fondo alla sala notai il personale di bordo che riusciva finalmente a concludere vittoriosamente la battaglia contro le fiamme.

Dalla parte opposta, vicino l’uscita di sicurezza, il capitano George Fitzburg elargiva sorrisi confortanti e leggere speranze ai coloni che gli chiedevano aiuto stringendo loro le mani e poggiando pacche affettuose sulle spalle dei giovani, spaventati da ciò che li circondava.
Il capitano era un uomo alto e robusto, i cui radi capelli gli imbiancavano appena la testa. Al confronto, il folto pizzetto brizzolato faceva pensare che, in una visione caricaturizzata, qualcuno per sbaglio gli avesse montato la testa sottosopra.

Un po’ intimorito dal ruolo di quell’uomo, mi feci forza e, avvicinatomi a lui, con un fil di voce glielo domandai:
– «Capitano, sono Jim McMounaghy, mi può dire cosa è successo?»
Lui mi guardò altero, poggiò una mano sulla mia spalla, così come aveva fatto con tanti altri, e tentò di rassicurarmi.
– «Nulla di cui preoccuparsi. Per favore, se sta bene posso chiederle la cortesia di aiutare gli ufficiali con i coloni meno fortunati? Li faccia uscire dalla Hope.»
Rimasi un po’ deluso dalle parole vaghe del capitano, tuttavia feci ciò che mi era stato richiesto.

In breve riuscimmo ad uscire tutti quanti dalla navicella.
Sopra di noi brillavano luminosi i due soli di Arcadia; avrei potuto affermare che ciò che si mostrava ai miei occhi era estasiante, ma non avrei reso giustizia allo spettacolo che stavo vedendo.
Ci trovavamo in una valle coronata da alte formazioni rocciose. L’intelligenza artificiale aveva scelto un buon luogo per l’atterraggio d’emergenza: pochi chilometri più in là e ci saremmo schiantati sulle montagne.
Eravamo circondati da una fitta vegetazione multicolore. Le tonalità del fogliame variavano dal verde scuro, simile a quello terrestre, al viola intenso. Gli alti rami erano abitati da piccoli, curiosi esemplari della fauna locale: la maggior parte di essi ci erano sconosciuti, tuttavia riuscii a identificarne un paio, li avevo visti in alcune foto inviate dai coloni che fecero parte del primo viaggio, un paio di decenni fa.
Accanto a noi scorreva un rivolo, lo usammo per dissetarci. L’acqua aveva un sapore diverso rispetto a quella ormai inquinata e grigia della Terra. Sembrava che in questo pianeta la vita strabordasse da qualsiasi cosa.

Appena dissetati, il capitano salì sullo scivolo che congiungeva il portellone principale della navicella al suolo, in modo da trovarsi in posizione rialzata di un paio di metri rispetto a noialtri, poi ci informò della situazione.
– «Secondo ciò che ci è stato comunicato dalla strumentazione di bordo, ci troviamo a un centinaio di chilometri dal porto spaziale di New London. Abbiamo effettuato un atterraggio d’emergenza in seguito ad alcune difficoltà con il rientro nell’atmosfera di Arcadia. Abbiamo provato a contattare il personale in città, tuttavia temo che la formazione montuosa attorno alla valle blocchi le comunicazioni. Pertanto, la mia idea è quella di far attraversare quel passo – indicò in direzione ovest – a un piccolo gruppo di volontari muniti di radio. Saranno accompagnati da un paio dei nostri ufficiali. Superate le montagne saremo in grado di comunicare con la città.
La strumentazione di bordo è offline, i danni riportati non ci permettono di riavviare, quantomeno non in poco tempo, l’intelligenza artificiale. Ci restano parecchie ore di luce prima delle gelide ore notturne, il personale di bordo stima comunque che prima di sera sarà in grado di riparare il modulo che controlla il riscaldamento, quindi non c’è nulla da temere.»
Qualcuno tra la folla espose un suo dubbio.
– «Quelli che dovranno partire come faranno?»
– «Abbiamo a disposizione una decina di tute in Poliermax. Queste basteranno a tenerli al caldo.»

In mancanza di alternative, si cominciarono a cercare i volontari, quando l’aria fu squarciata da un ringhio atroce proveniente da qualcosa, non molto lontano.

Cosa fare?

  • Alcuni andranno oltre le montagne, un drappello armato perlustrerà la zona da cui proveniva il ringhio, gli altri si rifugeranno nella nave (67%)
    67
  • E' il caso di abbandonare la navicella e dirigersi tutti quanti oltre il passo e chiamare i soccorsi (0%)
    0
  • Dobbiamo restare fedeli al piano del capitano. Alcuni si avvieranno oltre le montagne, gli altri si rifugeranno nella navicella. (33%)
    33

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10 Commenti

  1. Ciao Luca, ho apprezzato molto come sei riuscito a descrivere la terra di Arcadia, anche se ovviamente non esiste nella realtà. Non deve essere per niente facile basarsi per una descrizione su un’immagine mentale, e lasciarsi guidare dalla fantasia, quindi complimenti davvero.
    Sono riuscita a immaginarmi non solo il luogo, ma anche le emozioni dei personaggi, che hai evidenziato molto bene.
    Ho apprezzato anche la nota di humor che si coglie in certi punti, e sdrammatizza la difficile situazione in cui si trovano i personaggi.
    Seguo volentieri, buona giornata!

  2. Ho scelto l’opzione triplice: non ti faciliterà le cose ma secondo me oltre ai volontari incaricati delle comunicazioni circumnavigando le montagne, è meglio trovarne alcuni disposti a scoprire qualcosa del ringhio.

    Un classicissimo, comincio a pensare che in fondo voi fantascientificisti siate dei grandi amanti della tradizione e dei must del genere. Il tuo è scritto particolarmente bene anche se ogni tanto trovo che fai delle frasi un po’ laboriose (complicate? non trovo il termine), tipo quella sullo spettacolo dei due soli di Arcadia (una cosa del genere “dire che fossi estasiato non renderebbe giustizia” , o come vuoi tu ma un po’ più scorrevole. Opinione mia, s’intende).

    “Con un fil di voce glielo domandai”, “gli domandai” mi sembra meglio, quel lo è in troppo.
    Smetto di tediarti. 🙂
    Bello, aspetto il seguito.

    Ciao

    P.S. Ma perché trattino e virgolette insieme? Non bastava l’uno o l’altro?

    • Ciao 🙂 Benvenuto!
      Spero che sia solo l’inizio simile ai must del genere 😉 il mio intento è trasformare la fantascienza in storia antica, riadattare il futuro all’epoca coloniale del diciassettesimo secolo!
      Grazie per i complimenti! Per quanto riguarda le frasi laboriose, so già che è un mio “vizio”, cerco sempre di evitare di esagerare, ma l’abitudine purtroppo mi rema contro!
      Grazie per i suggerimenti (hai ragione riguardo il “dirglielo”, purtroppo una volta inviato il capitolo, non si può modificare!).
      A presto e grazie ancora!

  3. Ciao Luca,
    sono venuta a dare una sbirciatina al tuo racconto che sembra promettere bene.
    Ho scelto ovviamente che tutti debbano rimanere fedeli agli ordini del capitano…. Se no che leader sarebbe??
    E poi le tute sono soltanto 10 che per il gruppo di volontari e un paio di ufficiali mi sembrano fin pochine …speriamo bene?
    Quesito: la parola “Poliermax” , te la sei inventata? Grazie per la delucidazione.
    Ciao a presto.
    Ilaria_S.

    • Ciao Ilaria_S, grazie mille per essere passata 🙂
      Le tute sono 10, però non si sa mai cosa la paura possa fare alle persone, magari spaventati da questo ringhio, i coloni preferirebbero fuggire via attraverso il passo nella speranza che i soccorritori da New London arrivino prima della notte 🙂 Le scelte nei momenti di panico difficilmente sono lucide.

      Il Poliermax è un materiale che ho inventato io, la parola mi piace molto e l’ho utilizzata anche in un altro racconto di fantascienza mai pubblicato (in quel caso non si tratta di tute, bensì di una cupola protettiva). Se avessi avuto a disposizione più caratteri, magari avrei spiegato meglio di cosa si trattava, ma il limite dei 5000 ogni volta è un problema 🙂
      Grazie mille ancora,
      Luca.

  4. Mah, andrei con ordine e inizierei col rispettare il piano del capitano e così ho votato.

    Adoro la fantascienza, benedetto chi l’ha inventata 😉 !
    Devo dire che questo incipit mi è piaciuto, certo non negherai che ha molto del primo episodio di LOST, ma Lost sulle stelle penso che sia il TOP, quindi mi metto comoda e ti seguo fino alla fine! Ah, dimenticavo, benvenuto in The Incipit, la nuova frontiera della scrittura intergalattica, qui non si verificano allunaggi da un secolo, puoi stare tranquillo, il tuo viaggio sarà confortevole! ahahahahah Baci

    • Ciao Alessandra, grazie per essere passata 🙂
      Conoscevo già The Incipit, ho scritto qualche storia con un altro profilo molto tempo fa, poi a causa dell’inizio di un nuovo lavoro e di ritmi molto serrati, ho dovuto abbandonare!
      Adesso ho deciso di ritagliarmi un po’ di tempo e tornare a scrivere!
      In effetti l’inizio sembra proprio quello, tuttavia speravo più di farlo assomigliare a qualcosa di storico realmente avvenuto (ringhio disumano a parte) nelle coste del Nord America nel 1600 all’epoca del colonialismo! La mia avventura si basa in sostanza sull’analogia (ambientata nel futuro) tra i vecchi colonizzatori e questi novelli viaggiatori.
      In ogni caso, grazie mille per i complimenti e per essere passata 🙂 A presto, baci!!

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