Elusive Sight of an Atomic Dawn

Only an Empty Shell

Mi svegliai faticosamente nell’afa di una giornata di metà agosto. I raggi del sole penetravano violentemente nella stanza, attraverso gli spiragli liberi tra le assi di legno inchiodate alle finestre senza vetri. Finsi di essere ancora addormentato quando Baba passò davanti al mio letto. Non volevo che quella mattina mi costringesse ad alzarmi e a seguirlo a lavoro. Oggi proprio no. Aspettai immobile, con gli occhi socchiusi, di sentire lo scricchiolio del pavimento sotto il suo peso non indifferente quando avesse deciso di oltrepassarmi. Che si portasse dietro Ahmed. Lo sentii sbuffare irritato e poi avviarsi verso il fondo della stanza. A Baba non piaceva Ahmed. A dire la verità, a Baba non piaceva nessuno.

Aspettai ancora di sentire i passi pesanti di Baba, seguiti da quelli strascinati di Ahmed prima di alzarmi. Corsi alla finestra e sbirciai tra le assi finché non li vidi passare sul marciapiede ingombro di sacchi della spazzatura e pezzi di elettrodomestici arrugginiti, facendo lo slalom tra le siringhe e i preservativi usati. Quando sparirono dietro l’angolo mi sbrigai a mettermi addosso qualcosa e corsi fuori dalla porta. Il caldo mi accolse, feroce e arido come al solito. Baba diceva sempre che alla lunga ci si abituava. Era una cazzata. Come ci si può abituare a un caldo così intenso da seccare i polmoni?

Mi inerpicai sullo scheletro annerito e divorato dal fuoco di quello che doveva essere stato un piccolo auditorium e fissai l’orizzonte. Baba mi aveva detto che un tempo quel prato riarso e punteggiato dai monconi anneriti degli alberi era stato una grande pineta. Concetto un po’ difficile da afferrare per uno che, come me, un pino non lo aveva mai visto. Ma l’oggetto della mia attenzione non era la desolata distesa d’erba stepposa e giallastra, quanto gli edifici che si vedevano al di là, il guscio quasi completamente svuotato di quello che era stato un ospedale.

Ci ero stato con Ahmed, qualche settimana prima. La strada era pericolosa, con almeno tre o quattro gang a contendersene il controllo, e più di una volta ci era sembrato di essere seguiti da qualcosa che si nascondeva dietro i resti degli alberi e le carcasse delle auto abbandonate. Eppure eravamo riusciti ad arrivarci. Cercavamo, senza troppa speranza in realtà, disinfettanti e garze, roba che può sempre tornare utile se vivi sul filo del rasoio un giorno si, e quello dopo pure. Ci eravamo aggirati per tre ore tra stanze e corsie, senza trovare nulla, e stavamo cominciando a decidere di andarcene, quando Ahmed mi chiamò da un lato all’altro di un grosso atrio. C’era una porta chiusa dall’interno che sembrava ancora integra. Forse al di là avremmo potuto trovare qualcosa. Il cartello metallico penzolante era quasi illeggibile, ma a intuito potevo dire che ci fosse scritto “Terapia Intensiva”. Prometteva bene.

Forzare la porta era stato difficile, ma alla fine ce l’avevo fatta. Era collegata a un allarme, ma quando finalmente la aprimmo quello non suonò. Probabilmente qualcun’altro aveva rubato i fili metallici che lo alimentavano un sacco di anni prima. Ahmed sgattaiolò dentro per primo. Lo sentii imprecare per la sorpresa. Lì il tempo sembrava non essere passato, tutto era pulito e in ordine, come se qualcuno avesse tentato di mantenere il reparto in efficienza. Le sofisticate e mai viste macchine mediche erano coperte soltanto da una sottile patina di polvere, e c’era un armadio sigillato pieno di medicinali. Rischiammo di metterci a piangere per la gioia.

Sfondammo il vetro e cominciammo a infilare nelle nostre lerce sacche di tela tutto quello che ci capitava per le mani, senza sottilizzare troppo. Flaconi di betadine, pacchi di garza, scatole su scatole di medicine dai nomi esotici mai sentiti, bisturi, siringhe, aghi ipodermici e pinze, tutto ancora imballato, sterilizzato e sottovuoto. Era la versione post-moderna del tesoro dell’isola dei pirati. Stavamo facendo una confusione del diavolo, non abbastanza però da non sentire quel rumore cupo e ronzante che all’improvviso invase il reparto.

Ci fermammo all’unisono, in un istante, guardandoci preoccupati l’un l’altro. La festa era evidentemente finita, bisognava tagliare la corda, e farlo in fretta. In corridoio il rumore era così intenso da far vibrare il diaframma. C’era una nota terrificante in quel brontolio cupo, un qualcosa di inumano. Spinsi Ahmed verso la porta, volevo uscire il prima possibile. Mi voltai a controllare un attimo prima di imboccare l’uscita. Fu allora che lo vidi. O che credetti di vederlo, non lo so. Scappai come se avessi il demonio in persona alle spalle.

Quella mattina, mentre guardavo il simulacro vuoto dell’ospedale Gemelli stagliarsi in lontananza contro il cielo azzurro intenso, decisi che avrei scoperto se si era trattato solo di immaginazione.

Cosa succederà al nostro protagonista?

  • Baba lo vede andare verso l'ospedale e torna a prenderlo per portarlo con sé (20%)
    20
  • Raggiunge l'ospedale, ma trova il reparto completamente in rovina (40%)
    40
  • Viene catturato da una delle gang lungo la strada per l'ospedale (40%)
    40

Voti totali: 5

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5 Commenti

  1. Ciao,
    Ho letto il tuo incipit e mi hai incuriosito, ho quindi deciso di fare catturare il tuo protagonista dalla gang e vediamo cosa succederà.
    Se posso permettermi, vorrei solo metterti in guardia dalle ripetizioni tipo questa:
    ” A Baba non piaceva Ahmed. A dire la verità, a Baba non piaceva nessuno.Aspettai ancora di sentire i passi pesanti di Baba’.
    Qualche virgola fuori posto ma per il resto, ti ho trovato scorrevole. Inoltre mi sono piaciuti i termini come “simulacro”.
    Qui invece, anziché utilizzare la parola “dire”, ti consiglierei di trovarne una più appropriata:
    “ma intuito potevo dire che ci fosse scritto “Terapia Intensiva”, non suona un po’ male?
    Per rendere la frase più armoniosa, pensa a “sostenere” “affermare”, “garantire”;
    “Ad intuito, avrei potuto anche garantire che ci fosse scritto….”
    O comunque qualcosa di simile insomma.
    Ovviamente i miei sono solo piccoli consigli e non vogliono essere assolutamente critiche.
    Ciao alla prossima
    Ilaria_S

    • Ciao Ilaria. Grazie mille per il feedback. Vedremo quale sarà l’esito della votazione, poi sceglierò di continuare come ha votato la maggioranza. Ti ringrazio anche per i graditi consigli. Solo una cosa: A prima ripetizione che hai portato come esempio era voluta. “A Baba non piaceva Ahmed. A dire la verità, a Baba non piaceva nessuno” l’usato per enfatizzare il concetto, in modo un po’ retorico. Per il resto però ho già preso nota degli accorgimenti.
      Ti ringrazio ancora, e spero che continuerai a leggermi.

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