Sara dei morti

Una giornata speciale

Quando Sara uscì di casa erano da poco passate le nove. La mattinata si presentava radiosa con un cielo limpido e una temperatura gradevole. S’incamminò per raggiungere l’ufficio imboccando la strada che era solita fare tutti i giorni. Il rumore dei pneumatici che stridevano sull’asfalto attirò l’attenzione dei passanti che, udito il forte tonfo del corpo di Sara sul cofano, si precipitarono in soccorso dalla giovane. Sara giaceva a terra priva di conoscenza, era sdraiata a un metro dall’auto coi capelli intrisi di sangue. I danni sul veicolo rendevano evidente che l’impatto non era stato lieve. Nessuno tra i presenti si rivelò essere un medico, ma i soccorsi vennero chiamati immediatamente. L’ambulanza non tardò ad arrivare e prima che la piccola folla potesse disperdersi si trovava già in corsa verso l’ospedale. Sara era su una barella con il viso insanguinato e un respiratore che le copriva la bocca. Il paramedico rivolse uno sguardo preoccupato al collega.

Sara aprì gli occhi e vide sfocata la stanza dell’ospedale. Ci mise qualche secondo a mettere a fuoco e un po’ di più a capire dove si trovasse. Nel momento in cui si rese conto di essere ricoverata, un sussulto la fece muovere maldestramente rischiando di trascinare la flebo al braccio. Appoggiò la testa al cuscino sospirando e fissando il soffitto, cercò di fare mente locale. Non riusciva a ricordare nulla e nella sua mente tra il momento in cui attraversa la strada sotto casa e il risveglio nella stanza c’è solo un breve stacco nero. In lontananza udì delle voci conosciute. I suoi genitori stavano parlando con qualcuno dell’equipe medica. Sara si sentì in parte sollevata e decise di attenderli per chiedere loro cosa le fosse accaduto. Sua madre fu la prima a varcare la soglia della stanza cercando di dissimulare la preoccupazione sforzandosi in un accenno di sorriso. Non fecero in tempo a salutarla che furono interrotti da Sara in cerca di spiegazioni. I genitori cercarono di tranquillizzarla e cominciarono ad introdurre l’argomento con delicatezza. La loro leggera titubanza era giustificata dal fatto che non avevano ancora avuto un riscontro definitivo dal medico e le condizioni di Sara erano ancora incerte.

La prima notte cosciente in ospedale si rivelò essere peggio del previsto. Dopo una giornata confortante, resa tale dalla visita dei genitori, Sara si ritrovò da sola nella stanza, permeata da una strana inquietudine. Verso l’ora di cena cominciò a percepire un acuirsi del senso disagio, ma del quale non si preoccupò più di tanto. La giornata era stata lunga e le sue condizioni sarebbero migliorate a breve. Pensò che una dormita avrebbe aiutato ad arginare la situazione. Fissò il letto per un istante e si perse nei propri pensieri. Un rumore improvviso la riportò alla realtà. Si avvicinò alla porta della camera per cercare di capire cosa fosse. Accostò l’orecchio trattenendo il respiro. Le parve di sentire delle voci provenire da una delle stanze vicine. L’urlo di una donna la spaventò facendola indietreggiare e subito dopo sentì i paramedici correre verso la stanza, ma la scena divenne subito caotica e Sara riusciva a sentire solo poche frasi sconnesse. Quando il caos terminò e i rumori le sembrarono più distanti, Sara si fece coraggio e si diresse nuovamente verso la soglia. Cerco di guardare attraverso una piccola finestra posta nella parte superiore della porta e, sebbene non fosse possibile vedere il corridoio nella sua interezza, riuscì a scorgere il corpo di una persona a terra, mentre la parete di fronte sembrava essere sporca di sangue. Si assicurò che la porta fosse chiusa a chiave e indietreggiò incredula. Si guardò attorno e prese il coltello appoggiato sul vassoio della cena, anche se si sentiva stupida mentre lo faceva. Che motivo ci potrebbe mai essere per uscire dalla stanza di un ospedale con arma? Si diresse decisa verso la porta, la aprì e si affacciò. Quello che aveva appena visto era scomparso e si trovava nel corridoio di un ospedale brandendo un coltello da cucina. Fu in quel momento che un paramedico la sorprese alle spalle:

<<Cosa stai facendo con quell’arnese?>> esordì il l’uomo tradendo una certa preoccupazione.

<<Hai visto? C’era…>>

<<Visto cosa?>> chiese l’uomo.

Sara si rese conto che se avesse raccontato ciò che le era parso di vedere, l’uomo non l’avrebbe mai presa sul serio e piuttosto che passare per pazza, optò per un diplomatico:

<<Niente… credevo ci fosse qualcuno.>>

Cosa succede dopo?

  • Le condizioni di Sara peggiorano (50%)
    50
  • Sara viene trattenuta in ospedale per accertamenti (30%)
    30
  • Sara viene dimessa, ma la visione della sera precedente era solo un'anticipazione (20%)
    20

Voti totali: 10

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10 Commenti

  1. Lo spunto promette una trama interessante, ma se posso esprimere un parere sulla stesura del testo , la lettura tende ad essere troppo veloce con percorsi a balzi tra una
    descrizione e l’altra. Dato il tema dovrebbe crearsi un’atmosfera più lenta in modo da lasciare al lettore il tempo di ambientarsi in un clima con più tensione psicologica. Ma è una sensazione sicuramente personale. grazie dell’attenzione … ciao!

  2. Solo una sfumatura, se si può correggere il testo:
    corretto il tempo presente nel verbo essere in questa frase, considerando che l’incipit è tutto al passato/imperfetto?

    “Non riusciva a ricordare nulla e nella sua mente tra il momento in cui ATTRAVERSA la strada sotto casa e il risveglio nella stanza c’E’ solo un breve stacco nero.

    Complimenti per l’inizio! Intrigante!

  3. Ciao!
    Direi che le condizioni di Sara peggiorano!
    Mi hai trascinato in questa storia con la forza di un uragano, un incipit molto promettente!
    Mi piace l’atmosfera cupa che traspare dalle tue parole, così come il senso di trovarsi a un paio di centimetri dal precipizio: una leggera folata di vento, e cadiamo giù nel mondo di Sara, in quello che lei e solo lei vede (e cerca di trasmetterci con le parole)!
    Ti seguo!

  4. A mio parere:: rischiando di trascinare la flebo (attaccata?) al braccio. Tra il momento in cui attraversa la strada sotto casa e il risveglio nella stanza c’è (c’era)solo un breve stacco nero. Un senso di disagio, ma (il ma é di troppo) del quale non si preoccupò più di tanto. Uscire dalla stanza di un ospedale con (un’) arma.
    Ecco, direi questo. Intanto ti seguo e aspetto prox. 😃

    • Ti ringrazio moltissimo per il tempo che mi stai dedicando. 🙂 Ho utilizzato “c’è” invece di “c’era” probabilmente per indicare che lo “stacco nero” è nella sua testa in quel momento (quando si trova in ospedale), ma hai ragione. Andrebbe modificato il tempo. Di sicuro lo farò sul testo originale. Su “The Incipit” purtroppo non si possono apportare modifiche. -_- Il “ma” secondo me non è tecnicamente errato. Si tratta di un’avversativa e credo di averla inserita per creare contrasto con il fatto di “percepire un acuirsi”. Effettivamente sembra scorrere meglio senza. L’ultima cosa che hai citato mi è sfuggita, nonostante diverse riletture. I tuoi commenti sono molto utili per me. Grazie.
      Paolo

      • Mi riferivo alla mancanza di articolo in questa frase: uscire dalla stanza di un ospedale con arma? Io avrei scritto con UN’ARMA, 🙂
        Non devi ringraziarmi, leggere mi piace e se posso cerco di commentare Con onestà., Trovo che questa piattaforma sia ottima. Qui le persone si leggono, si scambiano consigli e critiche costruttive. Mi piace lo spirito che c’è qui e sono felicissima quando gli altri autori, leggendo la mia storia, commentano, perché il parere dei lettori é preziosissimo!
        Continua il racconto sono curiosa di sapere come va a finire la storia!

        • Si esatto intendevo proprio quello. Cioè nonostante l’abbia riletto più volte prima di pubblicarlo, mi è sfuggito. Infatti “…di un ospedale con arma” non si può proprio leggere. 😀 Mi sembra una bella piattaforma e la community sembra educata e capace di critiche costruttive. Non capita spesso sul web. Spero che la prima impressione sia quella giusta. Grazie. Ciao.

  5. Ciao, secondo me hai infilato troppi avvenimenti in un solo capitolo. Avresti potuto sviluppare meglio alcuni aspetti del personaggio e dell’incidente accorsole. C’è qualche refuso qua e là, forse figlio della fretta. Attenzione ai tempi verbali. Aspetto comunque prossimo capitolo per sapere cosa accade a Sara.
    🙂