Il Principe dei vestiti

Dove eravamo rimasti?

La squadra investigativa di donna Filomena si farà Filomena arruolerà nella squadra un piccolo malavitoso (67%)

Quei bravi guaglioni

«Donna Filume’, ma che andate dicendo! ci mettiamo a fare i detective…»

Non ho nessuna intenzione di impicciarmi dei fatti del Principe e della sua badante. Ma poi perché? A me basta che il Principe mi paghi i vestiti che faccio per lui e per il nipote, per il resto, se si fa fottere i soldi da Raissa, non sono cazzi miei.

«Don Miche’, voi non potete fottervene» mi risponde Filomena, quasi avesse carpito il mio pensiero «Chella zoccola potrebbe commettere quel reato lì – come si chiama? – circoncisione d’incapace.»

«E pure se fosse?»

«E jamme! Facìte solo casa e putéca… Che noia!»

«Fino a prova contraria, di noia non è mai morto nessuno. A me la noia mi dà sicurezza: le mie giornate sono tutte uguali e, per fortuna, quando mi sveglio al mattino so già come finirà alla sera. Sono o non sono padrone del mio tempo?»

Filomena mi guarda minacciosa, si leva il mantesino, lo appallottola, lo lancia sulla sedia dietro la cassa e se ne va nel retrobottega.

«Donna Filume’» la chiamo, visto che non esce più. Non posso inimicarmi la regina di vico Belledonne a Chiaia: sarebbe capace di farmi il vuoto attorno, nessuno mi rivolgerebbe più la parola.

«Donna Filume’, sentiamo… che intenzione avete» grido più forte.

Lei si affaccia all’uscio della cucina, scostando a metà la tenda antimosche di fili di plastica multicolore. Mi indica con lo sguardo uno dei tavolini per i clienti e mi dice perentoria: «Assettàteve».

-o-

La trattativa è stata lunga e difficile. Donna Filomena si è subito proposta come la mente della squadra e su questo non c’è stata discussione, però voleva che io facessi il braccio e questo, lo capite bene, mi era impossibile. Ci siamo quindi accordati, non senza difficoltà, per un mio ruolo di coordinamento tra la mente e il braccio. «Abbiamo un mostro: doje cape, senza braccia» ha sintetizzato alla fine Filomena.

Ho proposto allora di rivolgerci al maresciallo Russo, un arzillo ottantenne con il quale sono in confidenza perché gli rifaccio gli orli dei pantaloni, ma Filomena ha sentenziato: «A parte che stava nella Polizia Ferroviaria, quello ormai si piscia sui piedi».

Voleva decidere lei. Ha fatto finta di pensarci su e poi, all’improvviso, si è data una manata sulla fronte e ha detto: «Rafiluccio è quello che fa per noi».

Raffaele Cacace – dovete sapere – è un diciasettenne dei Quartieri Spagnoli, un po’ troppo sveglio, che per qualche mese ha fatto il garzone di donna Regina ‘a fruttaiola prima che il negozio chiudesse.

«Ma il ragazzo ha avuto qualche problema con la Giustizia…» ho obiettato io.

«Ma quando mai! Semmai è la Giustizia che ha dato qualche problema a lui. Chill’è ‘nu buono guaglione

«Vabbuò, come lo contattate?»

«Io? Siete voi il “collegamento”. ‘Ncopp’e Quartieri tutti conoscono Raffaele: chiedete, collegatevi.»

-o-

Voi vedete cosa mi tocca fare. Avrò camminato già per più di un chilometro, da vico Belledonne fino alla fine di via Chiaia, in mezzo a una confusione esagerata. Erano pochi i napoletani che andavano a spasso, ora ci si sono messi pure i turisti. A piazza Trieste e Trento mi sento chiamare: «Don Miche’, don Miche’.»

Tra la folla si fa avanti Pasqualino, raggiante.

«Don Miche’, tengo i soldi.»

«Bravo, hai visto tuo zio?»

«No, me li ha dati la badante da dietro la porta.»

«’O zio nemmeno un ciao?»

«No, sta malato. Ve li do ora i soldi, don Miche’?»

«Miezz’a via? Poi me li porti in sartoria, qua non è il caso…»

Ci manca solo uno scippo in piena regola e poi sto a posto. Saluto in fretta Pasqualino, prima che metta mano al portafogli, e svolto per via Toledo, che mi sembra pure più affollata di Chiaia. Io perciò non voglio uscire dai miei pochi metri quadrati sotto casa. Qui non si può nemmeno camminare; ogni dieci metri c’è qualcuno che ti chiede l’elemosina o che ti vuole vendere qualcosa. A Napoli pure i mendicanti si sentono in obbligo di spiegarti tutti i guai che hanno passato e poi ti chiedono i soldi per un panino. Ma è possibile che questi qui mangiano solo panini? Se invece ti vogliono vendere qualcosa, ti devono per forza vantare i pregi della merce. Eccone un altro che mi sta venendo incontro.

«Capo, tre paia di calzini 5 Euro» esordisce.

«Grazie, non mi servono.»

«Ma questa è roba buona, spugna di puro cotone.»

«Non m’interessa» ripeto.

«Jate ‘e pressa? Che vi costa fermarvi un attimo? Io mi guadambio la giornata onestamente…»

«Sentite, giuvino’: io non porto né calze corte, né calze bianche, né calze di spugna. E cheste so’ corte, bianche e di spugna.»

«Ho capito: vuje site ‘nu signore e io sono un povero Cristo dei Quartieri…»

«Dei Quartieri? Conoscete Raffaele Cacace?»

«E certo!»

«Se mi dite dove trovarlo, vi do i 5 Euro…»

«Ve lo chiamo sul cellulare mò mò e vi do pure il numero. Però facciamo 10 Euro.»

-o-

Rafiluccio, che vuole essere chiamato Raf, ha accettato di venire domattina alle 10 nella friggitoria di donna Filomena per parlare.

«Dobbiamo studiare il piano» mi ha detto lei.

«E sì, c’iscriviamo al Conservatorio…» ho risposto, scherzando.

Mi ha guardato storto.

Anche se solo per in una breve apparizione, nel prossimo capitolo rivedremo

  • Carmela (52%)
    52
  • l'avvocato Monforte (14%)
    14
  • Pasqualino (33%)
    33
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222 Commenti

  1. Ciao Napo
    mi è piaciuto il capitolo e il modo in cui ai pensato e collegato le varie parti (restituire la borsa – telefonata all’avvocato – “furto” dei vestiti) che hanno portato Michele “a capire tutto” 🙂
    Last but not least… il nostro sarto sarà uno che si defila, ma è persino acculturato: “scritte in ciliaco.» «Cirillico, Filume’. ” ahah
    voto Raissa (Who else?)

  2. Rieccomi, Napo. Per me le tre opzioni sono del tutto equivalenti. Ho scelto Fuorigrotta, sperando che tu conosca già la zona e non debba farti una scarpinata per poi riportare fedelmente luoghi e umanità ivi presente 😀
    Di questo capitolo mi è piaciuto il “realismo”,incastra bene piani preconfezionati e imprevisti inevitabili, vedi Carmela. A proposito di Carmela e delle opzioni proposte: non sono proprio il massimo della scelta, sia quella che, ancor di più questa del settimo capitolo. Ma va bene così, immagino che il fatto di dover incastrare addirittura due storie insieme sia una complicazione ulteriore che ti vincola ancor più del solito.
    Ciao, buona serata.

    • Sì, Erri: scegliere le opzioni per due racconti che devono in questa fase necessariamente convergere, impone che non si possa dare la possibilità al lettore di incidere più di tanto sull’esito del singolo racconto.
      Un motivo – se vuoi – per non ripetere questo tipo d’esperimento.

  3. Non conoscendo le zone di Napoli ho scelto Fuorigrotta, mi dà l’idea che si trovi in periferia, in una zona poco battuta. Brano movimentato e di certo Raissa non riuscirà a farla franca con la banda alle calcagna. Qualcosa comincia a scricchiolare nel suo piano: gli SMS sono poco “aristocratici” e il pacco sembra che non sia stato neppure aperto. Il cerchio si sta stringendo, quasi mi dispiace per lei…

  4. Inutile dire che la scrittura sia impeccabile, è ovvio fin dalla prima frase. Mi è piaciuto il ritmo in crescendo e l’ironia, tutta partenopea. Da berselo in un sol colpo. Faccio una domanda, probabilmente fuori luogo e senza senso. Il riferimento al fatto che Raissa abbia ammazzato il Principe per metterlo nel nuovo congelatore, magari anche a pezzi, è per sviare da ciò che realmente è accaduto o erano indizi volutamente poco celati, forse perché, tutto sommato, l’omicidio non è la cosa più succulente del racconto?
    Chiedo scusa nuovamente se la domanda è inappropriata.
    Comunque ribadisco I complimenti!

    • Ma ciao! Un lettore puro è sempre benvenuto qui da me. Grazie per avere letto tutto il racconto fin qui.
      È un piacere avere un nuovo lettore che non è condizionato dalla posizione in classifica, proprio nel momento che qualche lettore/scrittore ha deciso di togliere il “segui la storia” sia a me sia a Diego.
      Questa storia parallela non è un giallo in piena regola. Gli accenni al congelatore e al principe fatto a pezzi non sono messi ad arte per sviare, sono reali. I due racconti stanno per ricongiungersi in un finale che riserverà – mi auguro – una piccola sorpresa ai lettori.

  5. A Fuorigrotta perché mi è sempre piaciuto il nome.
    È sempre più dettagliato il ritratto di Michele: pavido ma curioso, taccagno, uno che vuole stare per i fatti suoi ma poi non sopporta di essere escluso davvero.
    La scena del pedinamento sbagliato è davvero una bella idea, dipinge bene il piano strampalato dei “cospiratori”.
    Di solito me lo dici tu, ma stavolta non hai messo troppo corsivo? Anche per gli strafalcioni di “tagliano” di Raf: avevi paura che non capissimo che sono fatti apposta? Secondo me il corsivo è superfluo.
    Ciao

    • Beccato. Mi costringi a confessare che questa volta non mi fido molto dell’attenzione dei lettori, perché il doppio racconto ho l’impressione che venga letto più frettolosamente degli altri, e quindi metto in corsivo ciò che richiede un attimo in più di riflessione. Sai bene che non sopporto l’eccesso di corsivo (ma sto leggendo l’ultimo romanzo di Alice Basso che ne è pieno) e non tollero l’uso del grassetto e del tutto maiuscolo.
      Ho la sensazione che se c’è una cosa negativa di questo esperimento tra Diego e me, è il fatto che i lettori si sentano costretti a leggere due racconti per volta e diventino perciò più frettolosi del solito. Mi spiego solo così la differenza di punteggio tra Diego e me: alcuni dimenticano di votare e troppi si astengono dal commentare (che per un autore è molto peggio di un voto mancato). Non voglio considerare il caso di chi legge solo uno dei due racconti, perché sarebbe come leggere un romanzo saltando un capitolo per volta.
      Per inciso, aspetto con ansia che TI cambi le regole, dando più valore ai commenti e meno agli incipoints.

  6. Ciao Napo,
    c’aggia dì? Certo che un personaggio come Rafiluccio, mancava proprio in questa simpaticissima banda eh!
    Bello, bellissimo capitolo, mi sono molto divertita.
    Spero che Michele vada al Vomero.
    A presto
    Ilaria_S.

  7. Caspita Napo che bel capitolo. Mi sono proprio divertito. Personaggi così veri che sembra quasi di sentirli parlare. Lo scambio tra Filomena e Don Michele nel finale è degno di una commedia di Eduardo (non credo che per un napoletano esista complimento più bello).
    Facciamo che da Chiara c’è ne andiamo al Vomero.
    Ciao.

  8. Conosco piuttosto bene tutte e tre le zone, però al Vomero ci sono stato per un mese, quindi voto quello.
    Molto funzionale la descrizione di Rafiluccio, anche se secondo me i tatuaggi ce l’ha nascosti dal giubbino blu.
    Divertente, l’incomprensione dovuta allo scambio di persona e con il giusto pathos. L’ho immaginata con una leggera musica di tensione sul sottofondo.

  9. Ciao Napo,
    sono andata a cercare le tre opzioni su google e ho scelto Forìa. Mi pare di aver capito che è una strada elegante e antica di Napoli, dove si trovano diverse botteghe antiquarie. Penso che si adatti di più allo stile di Michele, spero di non aver detto stupidaggini.
    Il taglio che hai dato a questo racconto è troppo divertente. Mi pare di vedere e, soprattutto, di sentire l’indignazione nella voce del nostro Michele, mentre combatte con l’ignoranza di Rafiluccio. Immagino cosa direbbe a me 😉
    Aspetto il prossimo capitolo!

  10. Ciao, Napo. Ho votato per Carmela pensando che forse ti piacerebbe farci sapere qualcosa in più su di lei. Il capitolo mi è piaciuto molto, a partire dal titolo.
    Bellissimo come sei riuscito a non far abiurare Michele dalla sua indole pur coinvolgendolo nella pensata di donna Filomena. Molto coerente e tremendamente scorrevole. Complimenti!
    Ciao, ti aguro un’ottima settimana.

    • Erri,
      il titolo in verità prende spunto da un’idea di Diego (abbiamo un fitto e proficuo carteggio durante la settimana).
      Grazie per i complimenti che mi spingono ad andare avanti, mentre per mia natura sarei propenso a mollare tutto perché sono molto critico nei miei stessi confronti.
      Auguro anche a te una settimana piena di gratificazioni.

  11. Ehi Napo. Come va? Dal punto di vista letterario direi alla grande, visto l’esperimento in corso. Devo ammettere che ho fatto un po’ fatica a recuperare non una ma ben due storie che, nel complesso, direi assolutamente riuscite. Fermandomi un attimo invece su “Il Principe dei Vestiti” credo che sia un racconto perfettamente calato nel tuo stile e che mi riporta alla mente il tuo vecchio “A Parma non c’è il mare” – perdonami se non ricordo il titolo alla perfezione. Gli episodi sono ben calibrati, il mix tra giallo e humor è dosato col contagocce. Per dovere di cronaca, ho scelto Pasqualino.

      • Ho ripreso l’account di Eugenio perché collegato a una vecchia storia; probabilmente – qui ti e mi smentisco – potrei continuarla, dopo più di due anni. In ottocento giorni se ne cambiano di idee…
        Comunque spero di riuscire a leggere i tuoi nuovi episodi appena freschi di pubblicazione. Buona serata!

  12. Ciao Napo,
    i tuoi episodi sono esilaranti e perfettamente confezionati. Non è che posso farti complimenti e basta, ma non saprei che altro fare leggendoti.
    Aspetto il prossimo, dove spero che Pasqualino porti ancor più scompiglio!
    alla prossima!
    p.s. doje cape, significa senza braccia?

  13. wow, sono impazzita per quella tenda di mosche multicolore! Neho viste a decine nella mia vita ma non ne avevo mai letto. Poi il vecchietto ottantenne mi ha fatto perdere in una risata di cuore. Lui che lo sceglie perché gli fa gli orli ai pantaloni e lei che gli ricorda che stava nella ferroviaria e poi ormai si piscia sotto ahahahaha
    E i dialoghi: brillanti e perfetti! Da vero artista! (però al diciassettenne dei quartieri spagnoli manca una esse; no, tanto per romperti le balle). Doje Cape, che significa?
    Poi i mendicanti che mangiano solo panini e il conservatorio sono stati la chicca!
    io ho votato avvocato… ma le altre due opzioni ti sono finite in parità… e vabbuò… (scommetto che l’ho scritto male ahahahah) quanto sei stato mitico su ‘st’episodio, ne vogliamo parlare? ah ne abbiamo già parlato ahahaha

    • Doje cape vuol dire due teste. Ho infilato due refusi anche stavolta: uno è il diciassettenne e l’altro è nella domanda finale.
      Sei troppo buona con me. In realtà io non ho nessun merito, ciò che scrivo è solo frutto di uno strano stato psicofisico del mio cervello che mi consente di vedere e sentire, in una specie di trance, i miei personaggi nei luoghi in cui vivono. La tenda antimosche, con i suoi fili a spirale multicolore, si è materializzata da sola, un po’ unta e appiccicosa.
      È per questo che non potrei mai scrivere un racconto horror o fantasy o di fantascienza.
      Credo non capiti solo a me, vabbuò

  14. A me Michele piace sempre di più.
    Insofferente e rassegnato a vivere in una realtà che non gli appartiene più di tanto. Una realtà in cui ci sta donna Filomena che gli rompe il ca##o e Pasqualino, che alla fine gli sta pure un po’ simpatico.
    E sta simpatico pure a me, infatti l’ho votato.

  15. Ciao Napo
    mamma mia che banda! 😀 Filomena è davvero un personaggio… Ne spara di tutti i colori 😂😂
    Io vorrei rivedere quel chiacchierone dell’avvocato ma a quanto pare non tutti la pensano come me.
    Ciao Napo, alla prossima
    Ilaria_S.

  16. Ciao Napo
    Donna Filomena è un personaggio interessante, è la prova vivente di come i “piccoli poteri” possono esercitare il potere 😊
    Prima quasi ordina a Don Miche’ di non defilarsi e poi decide di coinvolgere il malavitoso che, certamente, non lo farà gratis. Mi chiedo se sappia che la badante russa è imbranata con i soldi. Infatti, non è mai sicura di dare troppo (a Pasqualino) o troppo poco (acconto a Michele).
    Molto vivida e credibile la scena/dialogo nella via affollata. Tuttavia…(e adesso mi farò odiare) i commenti fuori campo del sarto sui suoi concittadini – quasi non sembrava la sua voce – mi hanno lasciato un po’ perplessa. Parla con il distacco di chi non si sente in sintonia con l’ambiente ma, dietro le quinte, non rifiuta la complicità.

    • Maria, non potrei mai odiarti.
      Michele non si allontana mai troppo da Vico Belledonne a Chiaia perché è un essere solitario e quelli come lui hanno vita difficile a Napoli.
      Napoli è una città impegnativa, va affrontata con decisione anche nella vita di ogni giorno. Michele prova fastidio, ma non ha né la voglia né la forza di reagire a questa prorompente realtà.

  17. Io farei riapparire Carmela, visto che è la sola che sembra risvegliare qualche blanda emozione nell’apatico Michele.

    Questo capitolo mi è piaciuto molto, ho trovato che ci fosse molto “colore” (non mi piace l’espressione, ma non ne trovo altre, ma vivo, frizzante, no so, vero.
    I miei HIghlits sono “si piscia sui piedi” e il “collegatevi”. Bellissimo, collegatevi.
    Ciao

    P.S. Ormai non so più con che profilo scrivo, styo perdendo completamente cognizione! 😉

  18. … E avvocato Monforte sia.
    Ho recuperato due capitoli (e ancora scusa per la mia alterna partecipazione).
    Due capitoli che mi hanno strappato qualche sorriso in più rispetto ai precedenti (circoncisione di incapace è fantastico, mi è scappato proprio da ridere: mia moglie mi ha guardato come se fossi un cretino qualunque a piede libero e io mi sono limitato a un ‘no, niente…’ che credo abbia aggravato la mia posizione perché poi lei ha rilanciato con un’occhiata di quelle ‘quindi ridi per niente?’… due volte cretino in pratica).
    Insomma tutto questo per dirti che la tua vena ironica non si limita a dare colore alla storia, ma funziona da calamita per chi ti legge; alcuni passaggi sono ami disseminati lungo le righe, che riagganciano il lettore distratto (o che facilmente si lascia distrarre) alla storia, recuperandolo alla sua funzione partecipativa.
    Bravo non te lo dico. Lo sei e lo sai.

  19. Rieccomi letteralmente catapultato a Napoli, sento e vivo la città leggendoti. Sai anche far sorridere senza troppo arzigogolare e questo è raro. L’episodio mi è piaciuto e sono curioso del proseguo!
    p. s. peccato per il buon principe che il taglio inciso da Raissa sia ben più tagliente della temuta “circoncisione di incapace”!
    Grande napo, complimenti e…. a presto!

  20. Ciao Napo 🙂
    Voglio leggere i tuoi vecchi racconti per capire se i tuoi protagonisti mi fanno lo stesso effetto di Michele e Fano (Caffè al vetro). Cercherai pure di renderli sgradevoli, come hai scritto nella risposta al mio commento precedente, ma io me li porterei a casa 🙂
    Sarà che ho un’attitudine per gli uomini “sgradevoli”?
    🙂

    Ti leggo a bocca aperta, come fanno i bambini quando ascoltano una bella storia.
    Bellissimo lo scambio tra Raissa e Michele. E donna Filomena? Così reale da materializzarsi sulla pagina.
    Bravo Napo… e sogni d’oro!

  21. Ho l’impressione che giocare coi cliché letterari sia parte integrante di questo vostro esperimento, ci avrei messo anche il maresciallo in pensione.
    Questo capitolo mi è piaciuto più del precedente (la scenetta dell’avvocato proprio non l’ho apprezzata, lunga…), il gioco dell’uomo morto era prevedibile ma davvero carino, e ho adorato il “a piede libero, ma cretino”. Forse perché è una situazione sempre più diffusa: ce ne sono tanti di cretini a piede libero.
    Però mo chiedo come farai per dare ancora vero spazio a Michele nella vicenda. Grazie a Filomena e basta?
    Ciao

    • Mare’, non mi fare spoilerare… Michele un suo spazio lo avrà anche se non vuole. Certo, Filomena per ora gli sta rubando la scena, ma a lui sta bene così. Quelli che tu (giustamente) etichetti come cliché sono, almeno a Napoli, la norma.
      Ho passato un fine settimana in quel di Napoli per “risciacquare i panni”, ma… niente da fare: i napoletani sono proprio così, aderiscono perfettamente ai cliché e allora, anche se non li sopporto (né i cliché né i miei concittadini), me li tengo stretti.
      Ciao

  22. Avrei detto che se anche l’idea era di donna Filomena, Don Michele avrebbe assoldato un maresciallo in pensione. Mi immaginavo già dei guai da ridere. Spero che il malavitoso di donna Filomena sia del genere imbranato. 😀
    Sempre belli i tuoi episodi. Anche se leggo cosa dicono i tuoi personaggi, mi sembra di sentirli parlare con la loro cadenza napoletana. E mi strappano dei sorrisi.

  23. Ciao
    Lettura piacevole.
    Uomo morto: bella trovata, il gioco di parole funziona. Narrativamente parlando condivido il commento di Alessandra, tuttavia potrebbe non essere affatto casuale.
    Donna Filume’ – che è anziana e forse la memoria della via/quartiere – avrà la sua motivazione per volere giocare agli investigatori, però… mi sfugge 🙂
    malavitoso

    • Grazie Maria per il commento che mi dà l’opportunità di ricordare come avevo presentato il personaggio di Filomena: […] avrà almeno settantacinque anni, ma non le sfugge niente ed è la regina incontrastata del vico […].
      A differenza di Michele che è disinteressato a tutto e a tutti, Filumena si sente addirittura investita dell’autorità di governare – e quindi conoscere – ogni evento della zona. Nulla le deve rimanere sconosciuto, specialmente se di mezzo c’è “chella zoccola”. Ti assicuro che di tipi come lei ce n’erano e ce ne sono ancora a Napoli.
      Da autore di stampo antico (anche per ragioni anagrafiche) ieri ho preso l’aero e sono volato a Napoli per una full immersion nei luoghi del racconto. Non puoi immaginare quanti Michele, Filomena e Principe ho già incrociato per strada.

  24. Rieccomi, Napo. Ho votato per l’opzione del malavitoso, e penso che Michele non dovrebbe, o non vorrebbe, far parte della squadra investigativa: l’ha detto lui, si interessa al principe per i soldi che gli deve. Nota stranezze, ma gli dà realmente importanza solo in funzione del proprio tornaconto. O mi sbaglio?
    Esilarante lo scambio con Pachialone, dall’inizio alla fine.
    A questo proposito, l’unica cosa che non avrei messo nel capitolo sono queste tre parole:
    “come dice il soprannome”
    Ma che ti importa di spiegare il soprannome? Si capisce dal contesto, per tutto il resto c’è google, dove trovi l’esatta definizione 😀
    Scherzi a parte, una Penna Sopraffina, tempo fa mi diede un consiglio che non ho mai dimenticato e che quando dispenso a mia volta traduco con “Abbi fiducia nel lettore”.
    Se poi il lettore è un po’ capra, be’, peggio per lui!
    Questa Penna, però, era appassionata di doppie verità, quindi magari ne ha una alternativa anche in questo caso 😉
    Ciao. Ho un po’ smesso con i salutoni zuccherosi, ma visto che ho capito che ti piacciono con te faccio un’eccezione: ti auguro un fine settimana talmente bello da trovare un posto nell’enciclopedia treccani alla voce
    – Napomenica: Fine settimana entusiasmante al di là di ogni più rosea immaginazione. Cfr: “Weekend da Dio”.

    Ciao, vecio

  25. Buonasera, ho votato per l’arruolamento nella squadra di un piccolo malavitoso. Credo sia l’ipotesi più stuzzicante sia per l’autore sia per i lettori!
    Come al solito riesci a catapultarmi nella scena con questa grande naturalezza nei dialoghi e nelle descrizioni. ComplimenTi e… A presTo!

  26. Ciao Napo!
    Io voto per il maresciallo in pensione, un personaggio in più non guasta mai e poi non so perché ma già lo immagino …. Non ti dico però come… voglio vedere se riuscirò ad azzeccare il carattere della new entry. 😋
    Alla prossima!
    Ilaria_S

  27. ‘U maresciallo in pensione!
    Mi diverte molto il dialetto napoletano, sarà che i comici più grandi, o almeno quelli che ricordo con grande simpatia, erano napoletani. Come dice Danio, si impara sempre qualcosa, per esempio “la mano a cuppetiello”.
    Raissa ha la coscienza sporca e i nervi a pezzi, prima o poi farà un passo falso, è solo questione di tempo, in fondo non è una stratega. Mi sembra più una donna allo sbaraglio, che ‘na zoccola come la definisce Filomena.
    L’equivoco ha funzionato (l’attaccapanni-uomo morto) ed è stato un piacevole intermezzo. Passo dal tuo collega per il secondo 🙂

  28. Mi piace la coerenza narrativa dei due racconti. Ambedue intrisi di ironia amara, più drammatica nella parte di Diego e più “rilassata” qui da te.
    Io voto per loro due. Il qualunquismo di donna Filomena si sposa bene con l’indolenza di Michele (indolenza che dovrà mettere da parte quando avrà un ruolo attivo nella questione principe deceduto).

  29. Bel capitolo Napo.
    L’uomo morto non l’avevo sentito nemmeno io ahah..
    Mi piace la piega gialla che sta prendendo il racconto, ero un po’ indecisa tra il maresciallo in pensione e il piccolo malavitoso e alla fine ho votato per quest’ultimo. Per me se ne vedranno delle belle. Io faccio il tifo per Raissa che non venga scoperta… Chissà …
    Al prossimo capitolo!

  30. Piccolo malavitoso.
    (il discorso che segue è da intendersi in napoletano) :
    Gesù, Robé! Sei riuscito a mettere un refuso pure nelle opzioni.
    ahahahahahah
    ne ho trovati un po’… dovevi rileggere invece di pubblicare a quest’ora della notte, che a quest’ora si dorme, dai reta a me.
    (ora da intendersi in romano) :
    Mi piace molto l’idea dello sviluppo, la piega che da ora inavanti prenderà la storia, la squadra investigativa casereccia, bell’idea, bravissimo.
    (piccola finezza per un intenditore) :
    Nella scena in cui lui parla dell’uomo morto e lei spalanca gli occhi, la battuta doveva essere: se non fa attenzione si scuce… , senza “parlavo del vestito”, poiché lui non ha idea delle intenzioni e delle consapevolezze di lei. Per quanto ne sa Michele lei è solo una che non ha mai sentito il termine “uomo morto”.
    Però chebello il napoletano e che bello questo racconto e che bravo il mio maestro.

  31. Buonasera, l’esperimento prosegue molto bene! Per deformazione professionale devo tirarti un po’ le orecchie per aver “fatto indossare un vestito” da macchietta al buon Avv. Monforte! Troppo zelante nelle spiegazioni, cidicistiche, e anche un po’ troppo chiacchierone…. eheh
    Sono in attesa per i prossimi racconti ma per fortuna è già martedì!
    A presto Napo!

    • Ciao Maria.
      Sì, la trama – un po’ gialla e un po’ rosa, con sfumature horror per Diego e humor per me – è solo poco più che un pretesto. La vera ragione di questo ritorno su TI è la sperimentazione di due racconti dalle “convergenze parallele” (paradosso inventato dalla politica, decenni fa), non un racconto a quattro mani, ma due racconti autonomi con un’idea condivisa. Confesso che nel proporre a Diego questa idea avevo sottovalutato l’onere a carico dei lettori: leggere due capitoli per volta e tenere a mente gli eventi precedenti. Ora mi rendo conto che non è facile, soprattutto per chi segue più storie oltre queste nostre.
      Fammi dire che è un vero piacere averti qui tra i nostri lettori e conto sul fatto che ci dica la tua opinione su questo percorso e se ci porterà a sbattere o a convincervi che abbiamo fatto da apripista a un nuovo modello di collaborazione.

  32. Ho recuperato la storia di Diego tutto d’un fiato e sono davvero sorpreso: siete bravissimi. E nella tua parte l’atmosfera, il colore sono fortissimi, sembra proprio di entrare nella storia. Per me il prossimo dialogo parte da un equivoco, tra la storia del congelatore e quella di Pasqualino, mi sembra naturale che nasca. Poi Michè e Raissa non si intendono troppo…
    Ciao!

  33. Un equivoco.
    Ero rimasto un po’ indietro ma ho recuperato zigzagando piacevolmente tra le vostre due storie. Bel lavoro di squadra, intesa perfetta. Funziona.
    Nei tuoi forse c’è un po’ di colore in più, anche grazie a una maggiore dimestichezza con la lingua e, ovviamente, con lo spirito della città.
    A proposito di lingua.
    In passato mi hai spesso bacchettato per le mie sviste sul napoletano.
    E allora io mi sono messo a studiare…
    Un po’ per mia cultura personale e un po’ per risparmiarmi qualche tiratina d’orecchie.
    Di questa cosa te ne sono grato, credimi, perché mi ha spronato a migliorarmi.
    Fatta questa necessaria premessa ti dico che, a quanto ne so io, ‘o cafè si scrive senza raddoppio consonantico iniziale, nonostante l’evidente geminazione fonetica.
    Magari faccio la figura del precisino rompiscatole, ma ti assicuro che è solo un modo per confrontarsi. Magari tu sai diversamente e puoi spiegarmi.
    Al prossimo…

  34. Ciao Napo… e stavolta sei proprio tu, non Diego 🙂
    Questo Michele mi piace proprio… questo modo che ha di muoversi tra gli altri e questa insofferenza che gli sento addosso gli regalano un’aria imperfetta e speciale.

    Mmhh… il congelatore enorme e il principe che non si fa sentire… non sarà che…
    Vado a leggere Diego.
    Buon fine settimana 😉

  35. Rieccomi, Napo. Ho votato per uno scontro, mi pare ci sia proprio incompatibilità di caratteri tra i due. Continua a lasciarmi perplesso questa quarta parete molto permeabile, soprattutto all’inizio del capitolo, quando ci *racconti* informazioni che sono note di colore ma che non sembrano fondamentali nella storia. Allora immagino che forse mi sbaglio e che questo farci sapere del trauma giovanile di Michele avrà un ruolo nei capitoli successivi. Non avrei insistito sul carr’ funebr’.
    Ciao, e come è mia zuccherosa tradizione… sappi che il numero di granelli di sabbia nel mare sarebbe ancora niente, in confronto a quanti giorni superbellissimi che ti auguro 😀 😀 😀

  36. Ciao Napo,
    È sempre un piacere leggerti.
    Io scelgo l’equivoco e già immagino Michele e Raissa durante la discussione…. Ci sarà da ridere.
    Come già detto a Diego, questo esperimento dei due racconti è davvero sensazionale, mi piace, mi diverte.
    Continuerò a seguirvi con grande interesse e curiosità.
    Con voi c’è solo da imparare.
    A presto.
    Ilaria_S..

  37. Buongiorno Napo,
    come sempre ho letto prima questo, poi quello di Diego e poi di nuovo il tuo.
    Sì beh, sono abitudinario.
    Le considerazioni sulla trama della storia le ho già fatte dall’altra parte, inutile ripetermi.
    Michele è divorato dall’ansia per via del suo gesto che probabilmente ha portato alla morte del principe. Sinceramente me l’ero immaginato più tosto e menefreghista. Voglio dire, l’ansia che prova nel discorso con l’avvocato fa dedurre che si senta in colpa per aver “incastrato” Pasqualino. Non è una incongruenza, però non so, è come se mentalmente avesse “ritrattato” il suo gesto (non so se mi spiego). A meno che lui non sia legato a Pasqualino per altri motivi. Ma forse il mio è solo un superficiale pensiero razionale epurato da considerazioni psicologiche più profonde.
    Ho votato equivoco, sia per via del carro funebre, sia perché credo che il tono del racconto, seppur drammatico (specialmente quello di Diego), propenda nella direzione dei fraintendimenti.

    • Grazie FueGod.
      Quel che mi affascina della scrittura è che l’autore scrive solo metà della storia, l’altra metà l’aggiunge il lettore. Quando scrivo mi muovo sempre in quest’ottica: non raccontare il carattere di un personaggio ma fornire solo le tessere di un puzzle.
      Tu hai “letto” Michele così e non sarò io a contraddirti.
      Michele però non è, nel mio pensiero, uno che ha cercato d’incastrare Pasqualino. Michele è un abulico, non prende decisioni, non disegna strategie: ha fatto scivolare le lame nel carrello di Pasqualino per non farsi carico di pagarle lui. Se in fila dietro di lui ci fosse stato un altro e non Pasqualino, Michele si sarebbe comportato allo stesso modo. Non è preoccupato per Pasqualino, la sua ansia semmai è quella di essere stato visto e di poter essere coinvolto.
      Sul tono sei racconti hai ragione: quello di Diego è drammatico e ha la trama portante, il mio è di spalla e, come tale, giocato sulla psicologia, sul gioco delle parti con fraintendimenti tragicomici.

  38. Ciao Napo,
    assolutamente su un equivoco. E’ geniale la trovata dello spizzico di dialogo che Raissa mozzica passando vicino all’avvocato e a Michele: carro funebre – carre funebr. Ormai è assodato che il tuo stile è ineccepibile, ordinato e scorrevole, anche con l’uso di alcune parole in dialetto, magari non tutti le capiscono, ma dal contesto si riesce a dedurre l’intenzione.
    alla prossima!

    • Grazie keziarica.
      Grazie anche perché mi dai l’occasione di chiarire l’uso di alcune parole dialettali.
      Ho sempre usato termini napoletani facilmente comprensibili, tranne stavolta con quel “Chill’è ‘nzallanuto” che può essere ostico anche se -come dici – dal contesto si può capire il senso. ‘Nzallanuto è chi ha la testa tra le nuvole e non è presente a se stesso. Una parola che sembra abbia un’etimologia affascinante: deriverebbe da “inselenito” e quindi da Selene, ovvero la luna. Mappina invece credo che sia chiaro a tutti che è sinonimo di straccio.
      Alla prossima

      • Il correttore ha colpito ancora: assolutamente nessun equivoco, ecco cosa volevo scrivere. Ma credo si sia capito dal contesto😜 Grazie per aver chiarito le origini della parola ‘nzallanuto, effettivamente molto affascinante, come del resto é la nostra lingua che, parlo per me, non si conosce mai abbastanza.

  39. Bel capitolo. Mi sono piaciuti i dialoghi serrati senza i verbi dichiarativi (disse, rispose, esclamò etc); gli esordienti tendono a metterli come se piovesse, io cerco di centellinarli, ma non mi riesce così bene. Ho già letto il capitolo di Diego e vedo che i capitoli, come avevi anticipato, iniziano ad avere una propria autonomia. Non ritroviamo più la stessa scena da un differente POV, ma due trame che procedono in parallelo, e devo dire che lo preferisco.
    Se il Principe è morto e nessuno ne sa nulla, è evidente che Raissa ha deciso di occultare il cadavere e magari quei congelatori servono proprio a questo. L’intreccio è sempre più… intricato e quindi interessante. Avanti così. Bravo.

  40. Ciao Napo,
    ho letto attentamente il tuo racconto e sono rimasta molto come dire, impressionata dal tuo lessico, dalla tua grammatica, i tempi verbali ma soprattutto dalla trama che mi sembra molto ben strutturata e lineare.
    Non so che età tu abbia, ma nella scrittura sembri un veterano e penso che tu stia facendo un ottimo lavoro.
    Nel frattempo mi piace pensare che Raissa, ascolterà uno scambio di battute tra Michele e Carmela. Dopotutto c’è qualcosa da chiarire fra i due😉
    Ciao, al prossimo episodio.
    Ilaria_S.

  41. Eccomi Napo, come promesso sono passato a farti un saluto qua. Ottima scrittura, bella caratterizzazione dei personaggi: mi sembra di vederli. Io ho votato per donna Filomena, perché tra pettegolezzi, chiacchiere e un buon fritto potrebbe saltar fuori un dialogo molto divertente. Ciao!

    • Grazie, ma in realtà la storia da seguire è quella di Diego Zucca perché altrimenti questo esperimento non funziona. In particolare dal prossimo capitolo, se non si legge anche il capitolo di Diego, il mio racconto sembrerà solo “colore”, una mera passerella di personaggi. Filomena entrerà comunque in scena, se ti fa piacere.
      Grazie per essere passato da queste parti.

  42. Rieccomi, Napo. Ho votato per Michele e donna Filomena, perché quando c’è di mezzo il fritto è buono tutto 😀
    Il capitolo mi è parso molto frammentato, almeno nella parte iniziale, se la tua idea era rendere i pensieri estemporanei di Michele, i quali giustamente non devono rispettare coerenza e filo logico, ma saltano dall’uno all’altro facendo leva su piccole suggestioni e associazioni, ci sei riuscito, ma a me personalmente non piace: non so quanti hanno piacere ad entrare nella confusione mentale di qualcun altro. Mi è piaciuta di più la seconda parte.
    Ciao, ti auguro un numero di ottime giornate pari al numero di caramelle zuccherosi presenti nello scaffale dei dolciumi del Carr’ Funebr’

    • Che dirti? Non si può piacere a tutti.
      Ti ringrazio comunque del commento. Le tue domande sull’uso del narratore in prima persona mi hanno fatto riflettere e, in fondo, la risposta è: sì, volevo rendere l’estemporaneità dei pensieri di Michele nel suo lasciarsi vivere. Il prossimo capitolo si aprirà proprio con lo stato di confusione e abulia del protagonista.

  43. Ciao Napo… ho appena lasciato un commento a Diego, salutandolo con un “Ciao Napo” sul finale.
    🙂
    Raissa mi piace e per questo vorrei seguirla mentre ascolta uno scambio di battute tra Michele e Carmela. Forse immagino che Michele sarà molto spontaneo con Carmela… e forse Raissa scoprirà qualcosa di nuovo su di lui… per ora lo conosce come un sarto sfaticato… o chissà che altro.
    Buona serata e buona scrittura 🙂

  44. Ciao Napo,
    leggerti è sempre un piacere. I tuoi testi sono scorrevoli, lo so mi ripeto forse, ma è vero.
    A me piacerebbe sapere che cosa si diranno Michele e l’avvocato, gli avvocati conoscono sempre tanti segreti… Anche se non li possono rivelare. Staremo a vedere, io attendo con impazienza, ormai hai conquistato la mia curiosità.
    A presto!

  45. Carmela… Michele mi è sembrato molto interessato, tanto da far ricadere la colpa su Pasqualino che potrà pure essergli antipatico ma resta innocente. Michele è uno che vuole passare inosservato, ma forse non ha fatto i conti con la reazione un po’ tragicomica di Carmela che, tra pugni e calci, ha puntato il riflettore anche su di lui…
    Da spettatore è diventato attore il nostro Michele.

  46. I complimenti, come al solito, sono d’obbligo. Oltre alla bravura nello scrivere e nel raccontare riesci a trovare ogni volta un nuovo banco di prova sul quale testare e migliorare le tue doti e sperimentare.
    Questo episodio, forse, è un po’ di transizione.
    Mi è piaciuto il passaggio tra vari stati emotivi e di scena, culminati con il guaio al “pachialone” decritto davvero davvero bene anche nella sua sfaccettatura “comica”.
    Attendo il prossimo episodio e nell’attesa penso a cosa votare, sono indeciso….

    A presto!

    • Oh ecco di nuovo un mio lettore puro! Razza rara i lettori puri (che fine avrà fatto Ang, l’altro storico lettore puro? avrà cambiato nick per diventare un autore/lettore?) che apprezzo molto perché non leggono con il retropensiero di come avrebbero scritto loro quello stesso brano.
      Grazie per il commento. Un commento senza voto è meglio di un voto senza commento.

  47. Tra le scelte, direi senz’altro Michele e l’avvocato. In fondo, ha chiamato il Principe e non credo che i rinforzi si facciano attendere. Vedo che è stata la mia scelta ad avere la meglio, però il tragicomico ti ha costretto a forzare un po’ la mano e il capitolo mi è piaciuto di meno rispetto agli altri. Vediamo cosa si è inventato Diego 🙂

    • I gusti dei lettori sono i più vari, si sa. Ho ancora margini per peggiorare, questo è sicuro.
      Ammesso che vinca l’avvocato, anche lui uscirà di scena. Questo non è un legal thriller e nemmeno un vero e proprio giallo, ma fa da contraltare al thriller di Diego.
      Grazie e a presto.

  48. Carmela, visto che l’hai tirata in ballo.
    Questo capitolo mi è sembrato molto meno “manierato”, presenta meglio Michele: ma che uomo triste, mamma mia!
    Mi è piaciuto molto il passaggio sulla badante che lui non potrà permettersi. Ma la mia frase preferita è quella dell’Io strattono Carmela, lui strattona, l’altro ridacchia.
    Ciao

  49. Ok, se ho capito bene quelle lamette sono state gettate nel carrello dopo che Pachialone ha fatto passare la propria spesa alla cassa. Michele è stato molto veloce a pensare (e ad agire). Tanto Pachialone è “scimunito” e comunque ben coperto dal principe, quindi sarebbe stato il danno danno minore (oltre a motivi chiaramente personali) e Michele ha scelto di sacrificarlo.
    Ho faticato leggermente a capire la scena, ma d’altra parte si trattava di una situazione convulsa, non so se poteva essere scritta in un altro modo.
    Ho apprezzato molto l’elogio alla lentezza di Michele. A mio avviso una frase che caratterizza il personaggio meglio di mille descrizioni.
    Volevo l’avvocato, non lo nego. Però ho letto Donna Filomena e ho desiderato capire i retroscena di quella situazione in una friggitoria.
    Appena ho tempo vado a leggere la parte di Diego.
    Ciao Napo,

    a presto

  50. Ci ho ripensato… meglio votare “avvocato”, ma ormai ho votato Michele e Carmela…
    Molto bello questo viaggio al Carrefour. Il senso che hai dato alla possibilità di scambiare poche parole prima che diventino invadenti e per questo facciamo qualche metro fino al supermercato, mi è piaciuto. Soprattutto leggendo con attenzione la tua riflessione sul tempo che non sprechi ma che investi con la calma di chi non ha fretta né rimpianti, beato te… c’è chi non ne ha molto e lo usa pure male… ahahahah Però confuso e non ben mostrato come le lamette siano finite sotto gli occhi della guardia… hai detto che Pachialone aveva il carrello ormai vuoto perchè lo aveva svuotato per pagare sul nastro cassa, ho immaginato, per cui le lamette avrebbero potuto restare dentro al carrello senza essere acquistate. Invece dici che ha fatto saltare i campanelli? eheheheh, nel senso che lo hanno beccato? Boh, non lo hai spiegato bene e io sono diventata insofferente ai dettagli che non mi tornano perchè sono esaurita ahahahahahah, comunque, scherzi a parte, la mozzarella di bufala non è più quella di una volta e tu sei sempre il miglior autore che conosca.

    • Aspetta, aspetta… la riflessione di Michele (e non confondere me col personaggio) è esattamente il contrario: lui il tempo lo spreca senza rimpianti, non lo investe.
      Quanto alla confusione sul passaggio delle lamette, consentimi di dire che, ancora una volta, è il narratore in prima persona non ha cognizione di certi particolari. L’azione è convulsa e confusa e solo nel prossimo capitolo (piccolo spoiler) Michele avrà contezza di cosa è accaduto e perché. Non importa chi sarà l’interlocutore di Michele, i contenuti saranno più o meno gli stessi, cambierà solo il tono della conversazione, con una coloritura sempre più marcata passando dall’avvocato a donna Filomena.
      Grazie mille per i tuoi commenti che sono sempre uno spunto di riflessione e di chiarimento.

        • Assolutamente no, mia cara: i tuoi commenti non sono mai fuori tema. Il problema semmai è mio perché, sapendo che alcune cose si chiariranno nei capitoli successivi, le abbozzo soltanto, mentre chi legge un racconto a puntate tende giustamente a vedere ogni capitolo come un episodio autoconclusivo. La formula più adatta per i racconti su TI in effetti era quella che avevo adotto per “Caffè al vetro”: episodi autoconclusivi e un fil rouge che li univa.

  51. Buonasera Napo. Ho letto l’episodio di Diego e ora il tuo. Bellissimo l’alternarsi dei punti di vista dei protagonisti, particolarmente riuscito nel caso della domanda di Michele a Raissa: “… voi siete credente?”.
    Aspetto con curiosità il prossimo capitolo 🙂
    A presto.

  52. Rieccomi, Napo. Ho votato tragico.
    Molto gustoso il capitolo, ma devo ammettere che ho dovuto rileggere la parte del nipotastro (uhm, mi ricorda zio Paperone e Paperino, o Paperino e Qui, Quo, Qua… non è che la tua storia è ambientata a Paperopoli?), perché in prima lettura mi ero perso un po’. Ciao, ti auguro un fantastiliardo di giorni felici.

  53. Eccomi, come promesso 🙂
    L’ambientazione è ben riuscita e divertente con delle sfumature di malinconia ben evidenti. Ho letto anche l’altro racconto e devo dire che fin’ora combaciano e si integrano alla grande completandosi molto bene l’uno con l’altro. Forse tragicomico è la scelta che preferirei adesso e per tutto il racconto.

    • Non volevo estorcerti la lettura dei racconti paralleli, ti avevo semplicemente consigliato di farti conoscere. Già che ci siamo, ne approfitto per invitare gli altri autori/lettori a leggere il tuo racconto perché merita davvero. E non si dica che siamo i campioni del voto di scambio.

  54. Ciao Napo,
    bello anche questo capitolo. Bella l’idea della stessa scena ripresa dai due diversi punti di vista. Devo dire che la parte riguardante Pasqualino me la sono dovuta rileggere, perché sulle prima non avevo ben capito di chi fosse il nipote, ma non ho altro da aggiungere, è scritto bene e aspetto nuovo capitolo.

    • Non sei la prima che dice che ha dovuto rileggere il passaggio relativo a Pasqualino. Questo è il motivo per il quale sono contrario a inserire troppi personaggi e troppi nomi nei racconti a puntante: è difficile tenere a mente le relazioni tra tutti gli attori.
      Grazie del commento che rafforza le mie convinzioni.

  55. Credo che il finale tragicomico sia il più congeniale. Ritengo che questo genere di storie, che risultano avere all’apparenza un registro comico-ironico, siano permeate da una profonda tragicità e anche da una diffusa malinconia. I personaggi, così sapientemente tratteggiati, sono gli esponenti di una società oramai in decadenza e dietro la tranquilla quotidianità dei gesti ripetuti, sempre uguali a se stessi, come una sorta di rituale, si nascondo nient’altro che il vano tentativo di ostacolare il tempo che passa e che inevitabilmente trasforma le persone e l’ambente circostante… bravo, bell’episodio!

  56. Non mi sarebbe dispiaciuto se l’introduzione di Pasqualino avesse anche coinciso con la fine del capitolo, per poi dedicargli l’intero prossimo capitolo. Per quanto contorto, avrei apprezzato molto una struttura a matrioska di questo tipo. Detto ciò, direi di rimanere coerente con il mood generale della storia e optare per una chiusura tragicomica.

  57. Stanotte ho letto e commentato, ma questo cellulare non era evidentemente d’accordo e poco prima di inviare s’è spento.
    Ci riprovo.
    Per rispondere al tuo precedente commento, è vero sono parecchio impegnata ma conto comunque di continuare a leggerti e tra l’altro, come mi succede quando non ho abbastanza tempo per farlo, ho anche una pazza voglia di scrivere, ma forte proprio.
    Ho votato tragicomico perché con questo episodio mi hai divertita e vorrei che continuassi a farlo, tuttavia come sai io propendo per il dramma 😀 e tutti abbiamo sempre qualcosa di difficile e pesante di cui raccontare, compreso questo Principe e la sua altezzosa nobiltà decaduta. O Raissa, ma nel suo caso tu, a quanto ho capito, non c’entri molto 😉
    Complimenti Napo, alla prossima.

  58. Sono d’accordo con Anna…eh beh…lo spirito giallista. Ma non ho resistito e ho votato tragicomico, proprio come mi sono immaginato sin dal primo minuto il principe(non me ne voglia)
    Ottima esposizione, vorrei scrivessi subito il terzo capitolo, ma so che non hai fretta, per cui attendo. A presto carissimo.

  59. Tragicomico.
    Stavolta mi è piaciuto tutto. Ho colto le sfumature, i dettagli, le battute, le cose messe lì per dire altro e quelle messe lì per dire quello che hanno detto e devo dire che ho trovato una buona tecnica alla base di un buon episodio, insoma quando vedo che paradigmi tecnici trasudano come oro mi riempio di gioia, è talmente raro leggerne…, ma rendono l’opera un gioiello.

  60. Tragico… se di giallo si tratta, abbiamo bisogno di un mistero da risolvere.
    Michele resta sempre al margine della storia, trasformando in protagonisti i vari personaggi che si avvicendano sulla scena; parlando di loro, esprime comunque pareri personali che ci rivelano pian piano che tipo di persona sia.
    Bel capitolo.

  61. Ok, visto che la caratterizzazione dei personaggi sta venendo fuori molto velocemente grazie al vostro lavoro congiunto, immagino che si passi “all’azione”.
    Mi stavo un po’ confondendo con la storia di Pasqualino, però dopo una veloce rilettura credo di aver compreso tutto.
    Tragicomico.

    Ossequi al principe

  62. Comico. Il tragicomico lo conserverei per il finale della storia.
    Proprio un bel ritmo Napo, l’ho letto tutto d’un fiato.
    Dialoghi sempre molto curati, specie nella personalizzazione (necessaria) del linguaggio.
    Pachialone mi sta già simpatico e la sua storia ha il sapore antico dei racconti d’ ‘e capere…
    Mi devi perdonare, o meglio mi dovete perdonare entrambi. Ho letto l’episodio di Diego per primo, ma ho fatto confusione credendo di star leggendo il tuo e così nel commentarlo ho scritto una cosa che era riferita a te, in realtà… Riflettendoci però forse è questo il punto di forza del vostro esperimento, avere delle capacità in comune, prima fra tutte (così lo riscrivo) quella di elaborare i suggerimenti, le osservazioni e le critiche di chi vi segue…
    Bravi. Davvero.

  63. Il Principe mi perdonerà se ho scelto il marrone? Un giovanotto come lui, mortifcato con un colore tanto serioso! Scherzi a parte, ho molto apprezzato sia il cappello iniziale che mi ha ricordato i migliori racconti di Vitale, sia la carrellata di personaggi caratteristici che il dialetto rende scanzonati e ironici. Questo racconto è complementare a quello di Diego oppure è una variante? Vediamo… 🙂

  64. Ciao, vedo che avete già scritto qui, vi cercherò. Mi piace l’idea dei due racconti paralleli, il tuo stile mi piace, trovo che tu abbia la capacità di essere sintetico e al tempo stesso molto esplicativo. MI piacciono gli ambienti e le descrizioni dei personaggi. bravo. attendo prossimo capitolo e ho votato per il vestito blu.

  65. Ciao Napo, era una vita che non aprivo questo sito… ma ho saputo del progetto che hai iniziato con Diego e sono troppo curiosa! L’incipit è davvero strepitoso… la descrizione mi ha ricordato le atmosfere partenopee delle commedie di Scarpetta… traspare la tua ironia e secondo me trovo che la scelta di utilizzare la prima persona sia la più indicata. Anche io amo i personaggi introversi, difficili e un po’ sfigati, e trovo che Michele sia un bel tipo… Ho votato per il colore blu… Ti seguo… (ora passo da Diego)

    • Squillino le trombe, rullino i tamburi: è tornata Nunzia 🙂 Strepitoso, non avrei mai sperato. La sacerdotessa del self-publishing è qui. Se l’esperimento dei racconti paralleli fosse servito solo a questo, già sarebbe un successo.
      Ci stai caricando di una bella responsabilità, a questo punto. Facci sapere sinceramente se deluderemo le tue aspettative.
      Grazie ancora per essere qui. A presto.

      • Addirittura! già che ci sei allora metti anche il red carpet… scherzi a parte, credo che l’evento meriti davvero un’attenzione particolare e questo esperimento mi piace molto… anzi magari la prossima volta ci organizziamo e sperimentiamo qualcosa insieme, magari tre punti di vista! Non temete che se ho qualche dubbio da esprimere lo faccio sicuramente, come ho già detto a Diego riguardo la modalità utilizzata nel suo racconto, io avrei preferito un racconto in Prima Persona, ma è una questione di gusto… Allora, vi seguo con entusiasmo e buona scrittura!

  66. Blu…
    Quello che ho notato, leggendo l’incipit, è lo stesso distacco narrativo che ho colto nel tuo precedente racconto: una sorta di terza persona camuffata da una prima; ciò che manca a mio avviso è una maggiore partecipazione, maggior pathos nel raccontare per coinvolgere maggiormente il lettore. Sicuramente fa parte del tuo stile, ma se sei tornato per metterti alla prova potresti partire da questo: mettiti da parte e lascia vivere i tuoi personaggi.
    Bentornato Napo.

    • Ciao Anna.
      Accetto le critiche, addirittura le incoraggio perché servono a migliorarsi, ma a questo punto devo chiarire una cosa a te e gli altri, a iniziare da Alessandra. Michele Varriale – lo si capirà meglio nel seguito – è un uomo chiuso su se stesso, privo di prospettive e di entusiasmo, odia il suo lavoro e si lascia vivere senza reagire alla sua apatia. Nella narrazione in prima persona non posso trasmettere entusiasmo e pathos attraverso un narratore che non ne ha. Potresti obiettare: perché non scegliere allora un protagonista nettamente diverso da quello del precedente racconto? Perché sono ripetitivo e continuo a preferire i protagonisti senza qualità, i non eroi, gli uomini piccoli e meschini perché mi sembrano i più autentici. Nei miei scritti cerco sempre di attenermi alla realtà (i luoghi, per esempio, sono sempre reali) e non cerco di edulcorarla o idealizzarla, anzi cerco di renderla più amara. È la mia cifra, il mio gusto personale. Capisco che possa non piacere ai lettori, ma il punto è che quando scrivo non penso ai lettori, scrivo per mettermi alla prova (e quasi sempre non dico ai lettori in cosa consiste la prova).

  67. Ciao Roberto, felice di rivederti su questi schermi 😉
    Un incipit che cattura subito, ma su questo non c’erano dubbi, che te lo dico a fare. La tua atmosfera partenopea fa sempre centro, ed anche questa volta seguirò il buon Michele in questa avventura. Ho scelto il blu perché è quello che commissionerei io se solo avessi un sarto a mia disposizione, per ora mi accontento dei banchi del mercato, cari anche quelli.
    Al prossimo, carissimo.

    • Ciao Danio, lasciami dire che ero certo che saresti passato a trovarmi. Non ti aspettare però che questi due racconti paralleli siano dei gialli in piena regola come i tuoi. Fossi in te nemmeno definirei Varriale “il buon Michele”: non è né buono né cattivo, non è un eroe ma nemmeno un antieroe, è uno che tira a campare.
      Grazie della fiducia 😉

    • Ciao Gio, è un piacere rivederti qui (anche perché ho capito che sei impegnata in ben altro progetto, vero?).
      Devi necessariamente seguire anche Diego, altrimenti giochi solo a metà.
      Per quanto mi riguarda, spero di non deluderti (sempre che tu abbia tempo di seguirmi).
      😉

  68. In blu.
    Allora Napo, un giallo sperimentale a quanto leggo, una doppia storia che immagino abbia già un suo percorso piuttosto definito.
    Sono curioso di vedere come gestirai/gestirete la cosa.
    Per un giallo una piattaforma come TheIncipit mi sembra già sufficientemente ostica, anche senza l’ulteriore complicanza della storia parallela (i gialli necessitano più che di altri generi forse di un grosso lavoro di progettazione che spesso con le loro scelte i lettori mandano alle ortiche).
    Ma va beh, se qui dentro c’è uno che ce la può fare quello sei tu (e il compagno di viaggio che non casualmente ti sarai scelto).
    Venendo al racconto l’affresco iniziale mi è piaciuto molto.
    Quel ‘dove nessuno si fa i cazzi suoi’ mi è suonato un po’ fuori luogo, ma forse solo perché me l’ero figurato un po’ più raffinato il nostro sarto di via Belledonne a Chiaia (uno che ha a che fare con Principi e con Nobili lo immaginavo incapace di certe uscite, ma le persone, si sa, sono sempre più complesse di come ci piace immaginarle, perciò ci sta). Sulla necessità di metterci un po’ più anima in alcune descrizioni concordo con Alessandra…
    Che mi fa incazzare perché c’ha sempre ragione!
    Oh, mai una volta che dica una ca…ta! Che magari uno gliela potrebbe pure rinfacciare, no? Tipo: ti ricordi di quella volta che…
    E invece, no, puntuale e spietata come la Vezzali.
    Un’ultima cosa, il tono da commedia di Eduardo, evocato da Befana, potrebbe in realtà fare molto di più che calare il lettore nell’atmosfera napoletana.
    L’ironia è un’arma potente. Usala.

    • A dire la verità, Diego e io non abbiamo affatto concordato il plot giallo. Il gioco è scrivere la stessa storia da due punti di vista diversi, facendola combaciare in alcuni punti (i dialoghi, ad esempio) e divergere in altri, sperando che questo gioco piaccia anche ai lettori (che devono però necessariamente sobbarcarsi la lettura contemporanea di due racconti).
      Francamente quando scrivo su questa piattaforma è sempre per sperimentare qualcosa e il resto passa in secondo piano, finanche la trama. Per esempio con il precedente “Caffè al vetro” volevo cimentarmi con la narrazione in prima persona, che non mi era familiare. Questo nuovo racconto è invece gioco puro. Diego e io abbiamo in comune la velocità di scrittura e il non prenderci molto sul serio.
      Ciò detto, tutte le critiche e i suggerimenti sono più che bene accetti, tanto più che entrambi siamo disponibili a modificare la curvatura dei nostri racconti in qualunque momento, perché nella sperimentazione con è certo la coerenza a un plot predefinito l’obiettivo. L’importante – ripeto – è che leggiate entrambi i racconti.

  69. Bella questa idea delle storie parallele. È una cosa che mi è sempre piaciuta, molto intrigante.
    Non c’è bisogno di commentare la qualità tecnica, per il momento mi limiterò a dire il colore che ho scelto: marrone. Non so perché, ma lo vedo bene su un vecchio principe decaduto e rimbambito.
    Ciao Napo,

    a presto

  70. Vabbé, non vale. Blu.
    Comunque ho scritto un incipit anch’io, per questo sito… ma è simile al tuo… quindi adesso boh… come sarà stato possibile? Sospiro e me lo chiedo.
    Già ho letto entrambi, te e Diego, in balcone col cellulare. Ora sono in salone, col PC. Nel cellulare non ho la password del sito, solo da pc posso commentare e votare, per questo sono entrata in salone…. avrai capito che sto tergiversando?
    eheheheh il mio amore è tornato. Con un incipit straordinario.

      • Va bene… una critica te la faccio…
        mia madre era una capogruppo di alta sartoria, lavorava per le sorelle Fontana, per l’alta moda francese, persino per Valentino. Oggi è anziana ma quando osservo i cartamodelli che ha conservato lo faccio con occhi pieni di sensazioni contrastanti che potrei impiegare 5000 battute per raccontarti. Tu invece hai passato in rassegna un luogo pregno di ricordi compreso e non ultimo il tavolo in cui suo nonno tagliava i modelli e hai elencato tutto come si fa con una lista. Non ho trovato l’emozione del protagonista, ne ho sicuramente scorto la razionalità e l’ironia ( ti ho anche citato la battuta qua sopra) ma non il sentimento. Tutto qui… ora odiami.

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