Il Principe dei vestiti

Principi

A Napoli c’erano ancora i Borboni quando il mio bisnonno, Raffaele Varriale, aprì una sartoria al numero 13 di Vico Belledonne a Chiaia. Siamo sarti per uomo da almeno quattro generazioni e più di tanto non so. Ricordo però che nonno Michele, quando ero piccolo, mi raccontava che la bisnonna trovava sconveniente che una sartoria per uomo fosse in una strada dedicata alle belle donne. A proposito, scusate, io mi chiamo Michele come mio nonno, Michele Varriale per servirvi.

Ai tempi del nonno la sartoria aveva cinque lavoranti e vestiva tutta la Napoli bene, mentre oggi sono rimasto io solo, a sessant’anni compiuti. Antica Sartoria Varriale c’è scritto sul citofono del civico 13, ma io qui ci vivo, perché la sartoria è grande e i clienti sono pochi. La casa della buonanima di papà in via Chiaia l’ho affittata. È l’unica entrata mensile sicura. Mi sono trasferito a Vico Belledonne quasi trent’anni fa, quando mio padre ancora veniva ogni giorno in sartoria e tutti quelli della zona lo chiamavano ‘O Rre de’ vestiti. All’epoca ero giovane, vestivo bene, piacevo alle femmine. ‘O signurino Michele, mi chiamavano, ‘O Principino aggiungevano, in tono di sfottò, appena voltavo le spalle. A Napoli ti parlano in faccia e pure alle spalle, e sanno tutto di tutti. Almeno così era. Poi è arrivato il turismo, la movida, e al posto di donna Regina, ‘a fruttaiola, hanno aperto uno di quei locali che fanno gli happy hour. Anche il negozio di ferramenta di don Vincenzo Esposito detto Semmenzella, che un tempo erano i chiodini da ciabattino, non c’è più e non c’è più nemmeno il ciabattino accanto, don Saverio ‘o scarparo. Al loro posto c’è un ristorantino indiano che apre solo la sera ed è gestito da una coppia di filippini che di giorno puliscono le scale nei condomini di Chiaia. Donna Filomena invece c’è sempre: la sua friggitoria non è passata mai di moda, ha solo dovuto aggiungere maionese e ketchup.

«Don Miche’, buongiorno…»

«Donna Filumena stimatissima…»

Ogni mattina lo stesso scambio di saluti, da trent’anni a questa parte. Filomena avrà almeno settantacinque anni, ma non le sfugge niente ed è la regina incontrastata del vico da quando ‘A fruttaiola, Semmenzella e ‘O scarparo non ci sono più. Stamattina il saluto è leggermente diverso.

«Don Miche’, bentornato…»

«Donna Filumena, bentrovata…»

«Tutto bene a Londra?»

«Come sempre.»

Ogni anno, nella seconda metà di agosto, vado in Inghilterra a comprare le stoffe. Facevano così anche mio padre e mio nonno. Il bisnonno non so. Solo che oggi è più facile arrivare a Londra e, soprattutto, faccio scalo a Milano dove compro almeno il novanta percento delle stoffe “inglesi”.

«Una di queste volte, don Miche’, vengo con voi, voglio vede’ Londra primm’ ‘e muri’

«Sarà un piacere per me, donna Filume’» tanto sono almeno vent’anni che me lo dice, ma non si è mai mossa da Vico Belledonne.

«Quando vi arrivano le stoffe, me le fate vedere?»

«A disposizione. Ma ora scusate vado al supermercato…» altrimenti è capace di farmi raccontare tutto: dove sono stato, cosa ho comprato e quanto ho pagato.

«Andate ‘o Carre Funebr?» e intende il Carrefour di via Vittorio Imbriani che non ho mai capito se non lo sa pronunciare o gioca consapevolmente con le assonanze.

Le faccio segno di sì e proseguo per la mia strada. Inizia una nuova giornata a Napoli, dove nessuno si fa i cazzi suoi. Scusate le parole scostumate, ma è così.

La sartoria ha uno stanzone all’ingresso, con una bella finestra che dà sul vico, e un grande tavolo al centro, lo stesso che usava mio nonno, dove si tagliano i modelli. Da qui si passa in un piccolo disimpegno con finestra e, a destra, un ampio camerino di prova. Un tempo nelle stanze oltre il disimpegno c’era il magazzino e un altro stanzone, dove i lavoranti del nonno cucivano gli abiti. Oggi queste due stanze le uso come soggiorno e camera da letto. Oltre ancora ci sono un cucinino e un bagno che ho fatto ristrutturare otto anni fa. Vabbè, a voi non interessa, ma era per farvi capire che tutto il mio mondo comincia e finisce qui: casa e bottega.

“Veniamo alle 17 per un nuovo abito di mezzi tempi”.

Sms del Principe Ferdinando Avarna di Gualtieri, antica nobiltà partenopea mai decaduta. Scapolo settantaduenne, completamente sordo, ma soprattutto ottimo cliente, ancor oggi il Principe è pieno di soldi. Fino a pochi anni fa cambiava amanti con la stessa frequenza con cui si faceva un vestito nuovo: almeno uno a stagione. Da un paio d’anni la sola donna che lo accompagna è Raissa, la russa. Credo sia solo una badante perché dura da troppo tempo. Però, chissà, le ultime amanti erano tutte di quelle parti. Comunichiamo sempre via sms, perché – ve l’ho già detto – è sordo. Usa sempre il plurale, non so se per pluralis maiestatis o perché non viene mai da solo.

Digito “A sua disposizione” e invio.

Scusatemi, ma stavolta vi faccio scegliere solo il colore del vestito nuovo del Principe Avarna. Allora, come lo facciamo 'sto vestito?

  • Blu (50%)
    50
  • Marrone (15%)
    15
  • Grigio (35%)
    35
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293 Commenti

  1. Ciao Napo e mi scuso anche con te per l’incolpevole (questa volta) ritardo.
    Una doppia mancata notifica, reale quanto incredibile. Mah!
    Finale perfetto. Niente da aggiungere a quanto già detto dagli altri.
    Un quadro riuscitissimo della nostra amata città, personaggi caratterizzati alla perfezione, credibili sia negli atteggiamenti che nelle scelte, una scrittura che non stanca mai, attenta ai dettagli così come al ritmo.
    Mi sono fatto un sacco di risate anche stavolta e ho trovato il finale davvero geniale.
    Sarò sincero (sperando che tu possa apprezzarlo), un racconto che ho preferito di gran lunga al tuo precedente (che pure avevo apprezzato) e a quello di Diego, rispetto al quale, trovo, possa funzionare benissimo anche da solo.
    Ora tu mi dirai che non è così e sciorinerai argomenti per smontare la mia opinione, ma rammenta però che si tratta di un’opinione e che è mia e solo mia e affatto condizionata dalla stima che nutro nei tuoi confronti.
    Davvero complimenti.

  2. Bravo Napo, il tuo racconto mi è piaciuto fino all’ultima riga. Sperimentazione riuscita per te e Diego. Il personaggio di Raissa mi ha affascinato tanto quanto quello di Michele. Complimenti per la copertina, spero davvero che tu sia fiero della tua storia 🙂
    A presto Napo, buona serata!

  3. Accidenti, ho capito perché ho i commenti in moderazione! Lo riscrivo depurato dal termine proibito:
    Rieccomi, Napo. Ah ah, un finale coi fiocchi, che mette pure il dubbio che Pasqualino, più che “esserci”, “ci faccia”.
    Mi è piaciuta l’atmosfera del tuo racconto, mi ha ricordato “Giallo napoletano”, un piccolo gioiellino cinematografico con Mas*****nni, dove tutto era drammatico, ma non serio 😀
    Ciao, complimenti, buona settimana

  4. Recuperato. La tua parte di storia è stata veramente bella. A costo di essere ripetitiva mi è piaciuta sotto tutti i punti di vista. Questi ultimi episodi, poi, mi hanno fatto morire dal ridere. Specialmente l’accoppiata Don Michele-Donna Filomena. Mi hanno fatto pensare al modo di dire “il diavolo e l’acqua santa”. Penso che Don Michele in Russia non ci andrà. Non sembra il tipo. Secondo me lo farebbe solo se lei lo trascinasse con sé in quel viaggio.
    Comunque, ti rinnovo i miei complimenti e te li faccio anche per la copertina (anche se in ritardo).

  5. Rieccomi, Napo. Ah ah, un finale coi fiocchi, che mette pure il dubbio che Pasqualino, più che “esserci”, “ci faccia”.
    Mi è piaciuta l’atmosfera del tuo racconto, mi ha ricordato “Giallo napoletano”, un piccolo gioiellino cinematografico con Mastroianni, dove tutto era drammatico, ma non serio 😀
    Ciao, complimenti, buona settimana

  6. Assai interessante questo esperimento di scrittura “sincronizzata”.
    Al di là del risultato, ossia costruire un racconto piacevole per i lettori, sicuramente il percorso vi ha divertito e arricchito.
    Per i lettori invece, seguire due racconti gemelli diversi in contemporanea, può risultare un po’ impegnativo.
    Riguardo al personaggio Michele, nonostante il dialetto e l’attaccamento al quartiere, lo vedo ed è rimasto per me, off label, estraneo, come un pesce fuori dall’acqua.
    Complimenti ad entrambi per la copertina.
    Ciao

  7. Bravo, bravo, bravissimo! Hai concluso nel migliore dei modi, con un colpo di scena, anzi anche con due…. e un finale ironico, così come hai saputo fare nel corso dei vari episodi, inculcandoci lo spirito napoletano e catapultandoci insieme ai protagonisti sui luoghi!
    Mi dispiace che il racconto finisca qui, spero che ci regalarai altre letture. Complimenti per l’esperimento, perfettamente riuscito, a te e ovviamente a Diego. A presto!!

  8. Ciao Napo,
    mi stavo giusto chiedendo quando avreste scritto l’ultimo capitolo ed eccovi qui.
    Il finale è stato morbido e hai fatto in modo che tutti i tasselli andassero a posto.
    Quel Pasqualino lì mi ha sempre destato sospetti, lo sapevo che alla fine ci sarebbe stata la sorpresa😀
    In bocca al lupo per i progetti futuri.
    Ilaria

  9. Bel finale Napo. In questo racconto le atmosfere napoletane sono descritte molto bene… Sarebbe bello leggere io seguito ambientato in Russia.
    I tuoi racconti e il tuo modo di scrivere mi piacciono sempre, quindi spero di rileggerti presto, o qui o altrove.
    Buona serata

  10. Bel finale, Napo! Molto divertente e con molto “nervo”.
    La vostra trama è stata ben congegnata, avete trovato il modo per riassumere in 5000 battute l’intero epilogo della storia, cosa non facile, avendo dovuto raccontare anche quel che è capitato in seguito.
    Pasqualino eredita tutto, Raissa ha la sua piccola rivincita sulla vita amara che le è toccata fino a qui, Michele se ne torna ai suoi vestiti e a quelli del Principe… e donna Filumé… be’, lei se ne farà una ragione.
    Bravi.
    Ora che farete? Un nuovo progetto insieme o lavori separati?
    comunque sia:
    Alla prossima!

  11. …e bravo Pasqualino. Oltre a dare il colpo di scena finale, è stato quello che ha avuto il guadagno maggiore in questa storia. Quasi lo eleverei a protagonista.
    Mi pento di averlo chiamato scimunito quando si è fatto incastrare da Michele al supermercato.
    Grazie a entrambi per averci regalato questo gioiellino dal sapore soviet-partenopeo. La trama è stata sviluppata in maniera molto accurata, si vede che avete studiato bene il percorso da seguire sin dai primi capitoli (cosa che dovrei iniziare a fare anche io prima o poi). Spero che questa implementazione della piattaforma avvenga, se non altro perché così possiamo continuare a leggere le tue (vostre) storie.
    Lieto di averti conosciuto in queste righe,

    a presto

  12. Complimenti Napo e Diego, siete riusciti a portare avanti questo esperimento senza contraddizioni e non era una cosa facile e scontata, visto che si tratta di un racconto interattivo. Nei primi capitoli cambiava solo il POV, poi avete osato di più e siete riusciti a viaggiare su due binari diversi, pur mantenendo la stessa rotta, le stesse coordinate.
    Il finale lo immaginavo diverso e il fatto di avermi spiazzata è un valore aggiunto. Mi piace pensare che Raissa abbia un’altra occasione nella vita e altre pagine da scrivere.
    Anzi, allargo il discorso a tutti noi con l’augurio che ci siano ancora tantissime (belle) pagine da scrivere e libri da completare e magari una buona occasione da cogliere al volo. Un caro saluto da Angela.
    PS = Commento a rete unificate 🙂

  13. Finisce qui questo esperimento fatto con il mio amico Diego in perfetta armonia. Ringrazio dapprima lui, di tutto cuore, e poi la redazione di TI che ci ha voluto gratificare col premio copertina, anch’esse in perfetta armonia. Ringrazio i lettori, gli attenti e i disattenti, quelli costanti ma anche gli occasionali, quelli che hanno voluto commentare ma anche quelli che hanno votato in silenzio facendo nascere in me e Diego un mare di domande.
    E ora? Cos’altro potrei sperimentare su TI?
    Di sicuro vorrei sperimentare le nuove regole del sito, quando saranno implementate. Quando spero non ci sarà più il malvezzo, sperimentato da tanti di noi, di vedere gli incipoints diminuire sul finale perché c’è chi toglie il “Segui la storia”.
    Potrei tornare allora, o potrei non tornare più come hanno fatto in tanti autori che scrivevano qui in passato. Alcuni di loro, ne siamo certi, ci hanno letto in silenzio.
    Potrei tornare domani, con un altro nickname e vedere l’effetto che fa.
    Di sicuro, se vorrete lasciare un commento, risponderò a tutti.
    Ciao

  14. Rieccomi, Napo. Ho votato al cimitero, sperando magari in una degna sepoltura per il Principe. Molto bello ed efficace come al solito, avrei evitato l’inciso “mi hanno detto poi”, mi pare pleonastico.
    Non posso essere più in disaccordo con chi sostiene che la coincidenza è un deus ex machina in questa storia. La coincidenza, l’imprevedibile, in termine più fisico “l’errore” è l’essenza stessa dell’esistenza. E questo è un mio parere, non una verità assoluta.
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend

  15. Nella chiesa di San Pasquale a Chiara.
    Ciao Napo, un episodio scritto benissimo (ma non è una novità), in cui trovano spazio sentimenti diversi.
    La sorpresa della rivelazione arriva (almeno a me è arrivata) quindi se era questo l’intento sin dall’inizio bene, anzi direi benissimo.
    Fatico a intromettermi nello scambio di battute sulla questione coincidenze, per un motivo molto banale: il racconto non è ancora finito e, peraltro, andrebbe anche considerato il fatto che resta un capitolo a testa per dissipare eventuali dubbi e rispondere a domande.
    Domande che non assillano me per la verità, che mi sono goduto dalla prima all’ultima riga di questo episodio. Forse perché a me interessano più altri aspetti, a partire dalla capacità di dare un’anima oltre che un’indole ai personaggi, persino a quelli secondari come Donna Filomena. E poi la rappresentazione di quello spaccato di mondo che mi è così familiare e proprio perché mi è così familiare riesco a riconoscere come reale.
    Cosa, riconosco, non facile per tutti, specie per quelli che a Napoli non ci hanno mai messo piede e che magari tendono a pensare che ci sia molto di pittoresco e di teatrale in un certo modo di raccontare e rappresentare Napoli e i napoletani.
    Un’ultima cosa: volevo farti i complimenti per come avevi reso l’odore di fritto che si sparge tra i vicoli nella scena in cui Michele passa da Donna Filomena, ma poi mi è venuto il dubbio è sono andato a controllare e… niente, non c’era nessuna descrizione, nemmeno un vago accenno… eppure quell’odore io ero sicuro di averlo ‘sentito’.
    Se questo non è talento… Senza parole. Bravissimo.

    • Grazie Lou.
      Non so se negli ultimi capitoli miei e di Diego dissiperemo dubbi o ne faremo nascere di nuovi. Posso solo dire che per gli ultimi due capitoli avevamo fin dall’inizio una idea di massima che stiamo in gran parte confermando. Non dico altro per non spoilerare le ulteriori rivelazioni nel finale.
      Dovete aspettare la pubblicazione martedì prossimo.

  16. Buonasera Napo, finalmente ho recuperato la tua, anzi la vostra, storia. Mi dispiace di non aver potuto votare di volta in volta, ma è stato bello leggere tutti gli ultimi capitoli uno dietro l’altro. La storia di Raissa è molto commovente. Avevo scritto a Diego che questo personaggio femminile mi ha affascinato sin dall’inizio. Sentivo in lei qualcosa di profondo e irrisolto. Che tragedia… vedi com’è a volte la vita? Una si spreme per capire le mille ragioni di un’assenza e poi scopri che…
    Ora vado a leggermi il nono capitolo di Diego…. e poi aspetto il finale 🙂
    A presto!

  17. Ah ecco, io non ci ero minimamente arrivato.
    Ma d’altra parte il fatto che fosse morto fa capire perché non sia mai stato citato in precedenza, se non in un sogno.
    Ho letto alcuni commenti; se aveste fatto comparire prima Ciro presentandolo come amico di Michele non ci sarebbe stato l’effetto sorpresa che a me è piaciuto molto.
    Per quanto riguarda le coincidenze, sarebbe forse stato meglio costruire la storia in modo che Raissa sapesse del legame tra Ciro e Michele (o qualche indizio, o cose del genere). Se non sbaglio, lei è venuta in Italia per vendicarsi senza sapere granché di Ciro (o mi sto scordando qualcosa?) a parte il fatto che abitasse a Napoli. Magari le coincidenze sarebbero sembrate meno forzate.
    Boh, alla fine questa vostra doppia fatica mi è piaciuta molto, specialmente per la costruzione dei personaggi.
    Aspetto il finale per fare qualche commento più costruttivo.
    Ho votato cimitero,

    a presto

    • Una volta Michele ne ha parlato (nel terzo), è stato una specie di compromesso ahahah scherzi a parte, sono contento che tu abbia apprezzato il mio modo di pensare (cioè di mantenere la sorpresa fino alla fine). Difficile trovare una persona morta.

      La tua è un’ottima idea. Però c’è qualcosa ancora di non detto e non voglio fare spoiler. Del perché Raissa bazzicasse proprio da quelle parti.

      Scusa se sono intervenuto in questo commento (sul racconto di Napo), ma ero stato chiamato in causa dal dubbio dire prima di Ciro o no e sono contento che a te sia piaciuto così.

    • Sia questa che l’altra che è nel mio capitolo sono farina del mio sacco ma non le ho scritte io, come dicevo a Napo le ha scritte Michele stesso. Napo è stato così bravo a tracciarlo che io nello scambio di battute l’ho visto prendere vita e parlare con Raissa. Questo è per me un grandissimo, seppur indiretto, complimento 🙂 grazie

  18. A casa del Principe.
    Mi ha commosso la storia di Ciro. Però scusate – te e Diego – ma perché ‘ste coincidenze? Nelle storie le coincidenze sono come il troppo aglio nei cibi. Spero che chiuderete il cerchio con l’ultimo episodio in modo da annullare la coincidenza e rendere tutto più naturale. (coincidenza: la sua amicizia “col Ciro” di Raissa)
    Ah, già, non rispondi ai commenti, inutile farti domande…

    • Ti rispondo io sulla coincidenza. In ogni modo sarebbe stata una coincidenza. Se fosse stato il papà del mimo incontrato per caso, sarebbe pure stata una coincidenza. Il filo conduttore del racconto non è il Principe, ma Ciro stesso. Quindi dall’inizio era Ciro che legava le nostre sue storie, nella mia in modo aperto, in quella di Roberto in modo più velato. Se Ciro fosse stato il figlio di Carmela, Roberto avrebbe potuto fare L.A storia dal punto di vista di Carmela e ne sarebbe risultata ancora una coincidenza. O se L.A storia fosse stata dal punto di vista di Monforte, sarebbe stato suo fratello, doppia coincidenza.
      Due utenti c’erano arrivati, Erri Porta a metà, Befana Profana lo scorso capitolo, segno che c’erano indizi. L.A coincidenza era che teneva la foto nella borsa rubata, ma tutto questo ha una soluzione logica dalla morte del Principe. Ma se Rossella non avesse incontrato Rett Butler non ci sarebbe stato via col vento. E se io non avessi conosciuto per pura coincidenza mia moglie, non avrei avuto Gaia e con tutta probabilità nemmeno conosciuto Roberto, visto che in italia ero zero social. Questo per dire che le coincidenze nella vita esistono. E quindi Raissa non avrebbe mai trovato il suo Ciro.

      • Diego, per carità, non voglio fare la polemica maestrina del ciufolo, ma devo dirti che gli esempi che fai non sono calzanti e che il tuo intento di farmi digerire “la coincidenza” col “Ciro” protagonista cosmico del destino dei personaggi trova opposizione netta nella costruzione del plot e quindi andrebbe rivisto tutto l’impianto narrativo delle due storie parallele per far venire le cose come le citi tu. In Via col Vento – che tu citi – sarebbe come leggere la storia dal punto di vista della sorella di Rossella. E poi: Red Butler è l’elemento che cambia il corso degli eventi e le scelte di Rossella – la protagonista – e per cui non lo incontra per coincidenza ma nel punto di svolta. Cioè a dire che, se non lo avesse incontrato, la storia ci sarebbe stata lo stesso ma sarebbe stata un’altra storia. Anche tu, avresti avuto un’altra donna e invece di Roberto avresti conosciuto qualcun altro e così via. Il fatto è che le coincidenze nelle storie servono a cambiare il corso degli eventi non a farli incontrare e sbattere uno sull’altro, come direbbe C.J.Jung : “Le coincidenze sono stati soggettivi e fatti oggettivi che avvengono simultaneamente”, Ma non si incastrano tra loro, avvengono solo insieme, sincronicamente. Quando invece gli eventi si incastrano con troppa esplicitazione tanto da diventare la spiegazione agli eventi accaduti come per chiudere un cerchio, ci troviamo davanti a un Deus Ex Machina. Ed era ciò che vi facevo notare. Ma per carità, siete stati finora coinvolgenti e abili e vi apprezzo moltissimo.

    • Invece ti rispondo perché avete iniziato una strana polemica, tu e Diego. Tu sei stata intempestiva perché potevi aspettare l’ultimo episodio (e mi fermo qui, per evitare spoiler). Diego si merita una tiratina d’orecchi perché ha voluto farmi aspettare fino al nono capitolo (e oltre) per farmi parlare dell’identità dell’amico di Michele. Io ero dell’idea che questa informazione non avrebbe tolto nulla ai racconti, anzi avrebbe accentuato la distanza tra i punti di vista di Michele e Raissa. Diego invece – si sa – tiene molto ai colpi di scena e si era preoccupato che Massimiliano e Marezia avessero mostrato di avere già colto gli indizi che avevo seminato.
      Concordo anch’io che certe coincidenze, se ingenuamente fortuite, rendono poco credibile l’intero plot, ma qui non è del tutto così. E poi non stiamo scrivendo un testo con pretese letterarie, ci stiamo divertendo e basta (almeno Diego e io).

      • Ma la mia non voleva essere assolutamente una polemica, volevo spiegare un punto di vista che secondo me non coincideva con la considerazione fatta.
        E continuo a pensare che se tu avessi messo prima il personaggio di Ciro, il mio racconto si sarebbe subito sgonfiato perché tutta la frenesia sarebbe finita in un “ma tanto è già morto”. Gli indizi sono stati dati, al terzo capitolo mi pare, e qualcuno li ha pure colti.

        Io qui non lo vedo come un deus ex machina perché la situazione si è venuta a creare tassello dopo tassello, e pure io non voglio spoilerare, ma se Raissa lavorava dal Principe e ispezionava quella zona, un motivo doveva pur esserci…

      • Ma infatti, Roberto, io avevo lasciato due righe di commento solo per dire che speravo non si trattasse di coincidenza. Poi Diego mi ha lasciato una risposta al tuo posto, anche lunga, e ho dovuto per forza spiegare. Non è che volevo fare polemica né pretendevo voli pinadico-letterari da voi due, si è qui per giocare.

  19. Visto che Michele si trova a casa del Principe, ho preferito questa scelta.
    Avendo letto prima il racconto di Diego, ero già a conoscenza della morte di Ciro, ma non capivo come facesse Michele a sapere tante cose. Attraverso il feedback è tutto chiaro: Ciro e Michele erano amici ed erano insieme il giorno dell’incidente. Solo che uno ci ha rimesso la vita, mentre l’altro è riuscito a superare il coma.
    Le reazioni di Michele sono sempre misurate, controllate, certo non si aspettava il Principe bell’è morto. Finale coerente con il suo personaggio che vorrebbe uscirne, ma non sa come. Ci penserete tu e Diego 🙂

  20. Ciao Napo,
    Se devo essere sincera questo capitolo mi è piaciuto meno degli altri.
    Ha meno… verve, non saprei come altro dirlo.
    Poi, come ho scritto anche a Diego, non capisco una cosa:
    “Ciro è lì seduto. Lei lo riconosce subito, anche se il tempo con lui è stato inclemente. I capelli un tempo folti, caduti come soldati in guerra, sono tenuti insieme da un ridicolo riporto. Il fisico una volta asciutto e sportivo, è ora appesantito da una vita fin troppo comoda, fatta di lettere mai spedite.”
    Ma Ciro non era in un bar dopo anni, come raccontato nel capitolo 7? Mi sono persa qualcosa?
    Alla prossima!

    • Non è possibile! Il Ciro del bar era un sogno di Raissa! Un sogno, solo un sogno.
      Per quanto riguarda la verve, in un racconto in prima persona dove si rievoca la morte tragica di un amico e si scopre che il Principe è morto e “sepolto” in un congelatore, ho avuto una certa difficoltà metterci della verve. Spiacente.

      • Che ti devo dire? Il mio era un commento come ce ne sono tanti. Se si rende pubblico qualcosa ci si deve aspettate anche il commento poco perspicace del lettore poco attento o magari, sviato da un passaggio poco chiaro.
        Con la parola “verve” mi riferivo al “nervo” della storia, mi sono espressa male, ti chiedo scusa.
        Detto questo, sarò felice di leggere il finale e di commentarlo come riterrò opportuno, come ho fatto finora: nel rispetto di chi scrive e dedica del tempo a questa passione.
        Ti auguro una buona serata.

  21. Rieccomi, Napo. Ho votato per Raissa, se ha capito tutto a lei deve pensare 😀
    Suggestivo e scorrevole.
    Mi chiedo come mai riassumi il dialogo con l’avvocato, più “tell” che “show”, per usare termini a cui molte penne volontarie sono affezionate, mentre subito dopo espandi l’incontro con un piccolo Michele qualunque sulla funicolare.
    E allora mi rispondo che ci sono personaggi di cui non conosciamo ancora il nome…
    Ciao, ti auguro un’ottima serata.

  22. Michele pensa a Raissa, mi sembra naturale a questo punto. Solita maestria.
    Mi sforzo di trovare cose intelligenti da dire, appunti da farti (che so che apprezzi sempre) ma questa volta proprio non ne trovo. Scusa. E’ solo che mi è piaciuto tutto.
    ‘Ciliaco’ per ‘Cirillico’ è quasi allo stesso livello di ‘circoncisione di incapace’.
    ‘Vintage Fashion’ è proprio un nome orribile, a Napoli un viaggio in funicolare ha il sapore di un viaggio in comitiva… Tutto verissimo.

  23. Bravissimi! È un crescendo di emozioni e curiosità, suspense e intrighi.
    Il bandolo della matassa sta per essere trovato, ma ciò che succederà in quel momento rimane ancora un grande interrogativo.
    Non vedo l’ora di svelarlo!
    Complimenti e a presto!

  24. Ciao Napo
    La scelta ovvia sarebbe pensare a Raissa ma perchè invece non pensare al nipote del principe? Dopotutto è sempre a caccia di denaro, magari è stato lui a dare i vestiti al negozio vintage… non credo sia stata Raissa…lei è furba, non avrebbe mai potuto fare uno sbaglio simile…Pasqualino invece…
    Mah staremo a vedere.
    Ciao alla prossima.
    Ilaria_S

  25. Boh, penso Raissa? Comunque ho votato lei. Però mi pare strano che tu lo abbia chiesto a noi, dovrebbe far parte di ciò che lui ha scoperto, perciò lo sa lui a chi pensa… mah.
    Comunque un altro episodio perfetto, complimenti.
    (i commenti servono a crescere, per questo chi scrive tiene a essere commentato. Lo “scambio” è un diritto e un dovere dell’autore quando questi non è che un umile numero nel pallottoliere delle migliaia di scrittori o presunti tali; denigrare il voto di scambio è come privare del passaggio l’attaccante sotto porta). Buona notte mio maestro amato.

  26. La domanda è quasi superflua: ormai è tutto molto chiaro e secondo me, Michele ha “mangiato la foglia”. Il Principe non si sarebbe mai disfatto degli abiti e poi di indizi ne ha avuti a sufficiente per fare due più due.
    La posizione di Raissa è diventata molto difficile, non vedo come potrà riuscire a cavarsela dopo aver camminato sul filo così a lungo. Trovo che i dialoghi in napoletano sia la parte più viva del capitolo, mi sembrava quasi di sentirla parlare Filomena nella scena di un film.
    Fino ad ora siete riusciti a calibrare molto bene i capitoli, scopriamo cose diverse in entrambi, sono due puzzle che si concatenano. Forma al massimo della… forma se mi passi il gioco di parole. Dubito di poterti insegnare qualcosa… 😀
    Bravo.

  27. A Raissa, non vedo a chi altri.
    Mi è piaciuto immensamente questo capitolo anche se mi ha messo l’ orrendo sospetto che alla memoria di Ciro si tenga una messa in suffragio da diversi anni e che la povera Raissa abbia sprecato la vita in un odio immeritato e insensato. Ammesso che l’odio sia mai sensato.
    Ho due osservazioni, ne fai quel che vuoi.
    Nel primo paragrafo io avrei messo solo “quei due” o “Filomena e Raf”, entrambi secondo me sono di troppo.
    La parentesi con il bambino mi pare superflua, incollata lì e non apporta nulla, che Michele un po’ rimpianga di non avere famiglia lo si è già capito, secondo me se volevi proprio inserirci la Funicolare, poteva interrogarsi sulla storia dei vestiti rubati.
    Così, a sensazione… felpata 😉
    Ciao

  28. Il suo pensiero va a Raissa perché le deve rendere la borsa…
    mi piace molto il tuo stile, scorrevole come un piccolo corso d’acqua, trova sempre la strada giusta, rimane nel suo argine ed è pulito come lo sono i corsi d’acqua di montagna.
    Mi pare di camminarci a fianco a don Michele, mentre si destreggia tra le vie di Napoli, mentre le osserva dalla funicolare. Bravo, che ti devo dire?
    Alla prossima!

  29. Ciao Napo
    mi è piaciuto il capitolo e il modo in cui ai pensato e collegato le varie parti (restituire la borsa – telefonata all’avvocato – “furto” dei vestiti) che hanno portato Michele “a capire tutto” 🙂
    Last but not least… il nostro sarto sarà uno che si defila, ma è persino acculturato: “scritte in ciliaco.» «Cirillico, Filume’. ” ahah
    voto Raissa (Who else?)

  30. Rieccomi, Napo. Per me le tre opzioni sono del tutto equivalenti. Ho scelto Fuorigrotta, sperando che tu conosca già la zona e non debba farti una scarpinata per poi riportare fedelmente luoghi e umanità ivi presente 😀
    Di questo capitolo mi è piaciuto il “realismo”,incastra bene piani preconfezionati e imprevisti inevitabili, vedi Carmela. A proposito di Carmela e delle opzioni proposte: non sono proprio il massimo della scelta, sia quella che, ancor di più questa del settimo capitolo. Ma va bene così, immagino che il fatto di dover incastrare addirittura due storie insieme sia una complicazione ulteriore che ti vincola ancor più del solito.
    Ciao, buona serata.

    • Sì, Erri: scegliere le opzioni per due racconti che devono in questa fase necessariamente convergere, impone che non si possa dare la possibilità al lettore di incidere più di tanto sull’esito del singolo racconto.
      Un motivo – se vuoi – per non ripetere questo tipo d’esperimento.

  31. Non conoscendo le zone di Napoli ho scelto Fuorigrotta, mi dà l’idea che si trovi in periferia, in una zona poco battuta. Brano movimentato e di certo Raissa non riuscirà a farla franca con la banda alle calcagna. Qualcosa comincia a scricchiolare nel suo piano: gli SMS sono poco “aristocratici” e il pacco sembra che non sia stato neppure aperto. Il cerchio si sta stringendo, quasi mi dispiace per lei…

  32. Inutile dire che la scrittura sia impeccabile, è ovvio fin dalla prima frase. Mi è piaciuto il ritmo in crescendo e l’ironia, tutta partenopea. Da berselo in un sol colpo. Faccio una domanda, probabilmente fuori luogo e senza senso. Il riferimento al fatto che Raissa abbia ammazzato il Principe per metterlo nel nuovo congelatore, magari anche a pezzi, è per sviare da ciò che realmente è accaduto o erano indizi volutamente poco celati, forse perché, tutto sommato, l’omicidio non è la cosa più succulente del racconto?
    Chiedo scusa nuovamente se la domanda è inappropriata.
    Comunque ribadisco I complimenti!

    • Ma ciao! Un lettore puro è sempre benvenuto qui da me. Grazie per avere letto tutto il racconto fin qui.
      È un piacere avere un nuovo lettore che non è condizionato dalla posizione in classifica, proprio nel momento che qualche lettore/scrittore ha deciso di togliere il “segui la storia” sia a me sia a Diego.
      Questa storia parallela non è un giallo in piena regola. Gli accenni al congelatore e al principe fatto a pezzi non sono messi ad arte per sviare, sono reali. I due racconti stanno per ricongiungersi in un finale che riserverà – mi auguro – una piccola sorpresa ai lettori.

  33. A Fuorigrotta perché mi è sempre piaciuto il nome.
    È sempre più dettagliato il ritratto di Michele: pavido ma curioso, taccagno, uno che vuole stare per i fatti suoi ma poi non sopporta di essere escluso davvero.
    La scena del pedinamento sbagliato è davvero una bella idea, dipinge bene il piano strampalato dei “cospiratori”.
    Di solito me lo dici tu, ma stavolta non hai messo troppo corsivo? Anche per gli strafalcioni di “tagliano” di Raf: avevi paura che non capissimo che sono fatti apposta? Secondo me il corsivo è superfluo.
    Ciao

    • Beccato. Mi costringi a confessare che questa volta non mi fido molto dell’attenzione dei lettori, perché il doppio racconto ho l’impressione che venga letto più frettolosamente degli altri, e quindi metto in corsivo ciò che richiede un attimo in più di riflessione. Sai bene che non sopporto l’eccesso di corsivo (ma sto leggendo l’ultimo romanzo di Alice Basso che ne è pieno) e non tollero l’uso del grassetto e del tutto maiuscolo.
      Ho la sensazione che se c’è una cosa negativa di questo esperimento tra Diego e me, è il fatto che i lettori si sentano costretti a leggere due racconti per volta e diventino perciò più frettolosi del solito. Mi spiego solo così la differenza di punteggio tra Diego e me: alcuni dimenticano di votare e troppi si astengono dal commentare (che per un autore è molto peggio di un voto mancato). Non voglio considerare il caso di chi legge solo uno dei due racconti, perché sarebbe come leggere un romanzo saltando un capitolo per volta.
      Per inciso, aspetto con ansia che TI cambi le regole, dando più valore ai commenti e meno agli incipoints.

  34. Ciao Napo,
    c’aggia dì? Certo che un personaggio come Rafiluccio, mancava proprio in questa simpaticissima banda eh!
    Bello, bellissimo capitolo, mi sono molto divertita.
    Spero che Michele vada al Vomero.
    A presto
    Ilaria_S.

  35. Caspita Napo che bel capitolo. Mi sono proprio divertito. Personaggi così veri che sembra quasi di sentirli parlare. Lo scambio tra Filomena e Don Michele nel finale è degno di una commedia di Eduardo (non credo che per un napoletano esista complimento più bello).
    Facciamo che da Chiara c’è ne andiamo al Vomero.
    Ciao.

  36. Conosco piuttosto bene tutte e tre le zone, però al Vomero ci sono stato per un mese, quindi voto quello.
    Molto funzionale la descrizione di Rafiluccio, anche se secondo me i tatuaggi ce l’ha nascosti dal giubbino blu.
    Divertente, l’incomprensione dovuta allo scambio di persona e con il giusto pathos. L’ho immaginata con una leggera musica di tensione sul sottofondo.

  37. Ciao Napo,
    sono andata a cercare le tre opzioni su google e ho scelto Forìa. Mi pare di aver capito che è una strada elegante e antica di Napoli, dove si trovano diverse botteghe antiquarie. Penso che si adatti di più allo stile di Michele, spero di non aver detto stupidaggini.
    Il taglio che hai dato a questo racconto è troppo divertente. Mi pare di vedere e, soprattutto, di sentire l’indignazione nella voce del nostro Michele, mentre combatte con l’ignoranza di Rafiluccio. Immagino cosa direbbe a me 😉
    Aspetto il prossimo capitolo!

  38. Ciao, Napo. Ho votato per Carmela pensando che forse ti piacerebbe farci sapere qualcosa in più su di lei. Il capitolo mi è piaciuto molto, a partire dal titolo.
    Bellissimo come sei riuscito a non far abiurare Michele dalla sua indole pur coinvolgendolo nella pensata di donna Filomena. Molto coerente e tremendamente scorrevole. Complimenti!
    Ciao, ti aguro un’ottima settimana.

    • Erri,
      il titolo in verità prende spunto da un’idea di Diego (abbiamo un fitto e proficuo carteggio durante la settimana).
      Grazie per i complimenti che mi spingono ad andare avanti, mentre per mia natura sarei propenso a mollare tutto perché sono molto critico nei miei stessi confronti.
      Auguro anche a te una settimana piena di gratificazioni.

  39. Ehi Napo. Come va? Dal punto di vista letterario direi alla grande, visto l’esperimento in corso. Devo ammettere che ho fatto un po’ fatica a recuperare non una ma ben due storie che, nel complesso, direi assolutamente riuscite. Fermandomi un attimo invece su “Il Principe dei Vestiti” credo che sia un racconto perfettamente calato nel tuo stile e che mi riporta alla mente il tuo vecchio “A Parma non c’è il mare” – perdonami se non ricordo il titolo alla perfezione. Gli episodi sono ben calibrati, il mix tra giallo e humor è dosato col contagocce. Per dovere di cronaca, ho scelto Pasqualino.

      • Ho ripreso l’account di Eugenio perché collegato a una vecchia storia; probabilmente – qui ti e mi smentisco – potrei continuarla, dopo più di due anni. In ottocento giorni se ne cambiano di idee…
        Comunque spero di riuscire a leggere i tuoi nuovi episodi appena freschi di pubblicazione. Buona serata!

  40. wow, sono impazzita per quella tenda di mosche multicolore! Neho viste a decine nella mia vita ma non ne avevo mai letto. Poi il vecchietto ottantenne mi ha fatto perdere in una risata di cuore. Lui che lo sceglie perché gli fa gli orli ai pantaloni e lei che gli ricorda che stava nella ferroviaria e poi ormai si piscia sotto ahahahaha
    E i dialoghi: brillanti e perfetti! Da vero artista! (però al diciassettenne dei quartieri spagnoli manca una esse; no, tanto per romperti le balle). Doje Cape, che significa?
    Poi i mendicanti che mangiano solo panini e il conservatorio sono stati la chicca!
    io ho votato avvocato… ma le altre due opzioni ti sono finite in parità… e vabbuò… (scommetto che l’ho scritto male ahahahah) quanto sei stato mitico su ‘st’episodio, ne vogliamo parlare? ah ne abbiamo già parlato ahahaha

    • Doje cape vuol dire due teste. Ho infilato due refusi anche stavolta: uno è il diciassettenne e l’altro è nella domanda finale.
      Sei troppo buona con me. In realtà io non ho nessun merito, ciò che scrivo è solo frutto di uno strano stato psicofisico del mio cervello che mi consente di vedere e sentire, in una specie di trance, i miei personaggi nei luoghi in cui vivono. La tenda antimosche, con i suoi fili a spirale multicolore, si è materializzata da sola, un po’ unta e appiccicosa.
      È per questo che non potrei mai scrivere un racconto horror o fantasy o di fantascienza.
      Credo non capiti solo a me, vabbuò

  41. A me Michele piace sempre di più.
    Insofferente e rassegnato a vivere in una realtà che non gli appartiene più di tanto. Una realtà in cui ci sta donna Filomena che gli rompe il ca##o e Pasqualino, che alla fine gli sta pure un po’ simpatico.
    E sta simpatico pure a me, infatti l’ho votato.

  42. Ciao Napo
    mamma mia che banda! ? Filomena è davvero un personaggio… Ne spara di tutti i colori ??
    Io vorrei rivedere quel chiacchierone dell’avvocato ma a quanto pare non tutti la pensano come me.
    Ciao Napo, alla prossima
    Ilaria_S.

  43. Ciao Napo
    Donna Filomena è un personaggio interessante, è la prova vivente di come i “piccoli poteri” possono esercitare il potere ?
    Prima quasi ordina a Don Miche’ di non defilarsi e poi decide di coinvolgere il malavitoso che, certamente, non lo farà gratis. Mi chiedo se sappia che la badante russa è imbranata con i soldi. Infatti, non è mai sicura di dare troppo (a Pasqualino) o troppo poco (acconto a Michele).
    Molto vivida e credibile la scena/dialogo nella via affollata. Tuttavia…(e adesso mi farò odiare) i commenti fuori campo del sarto sui suoi concittadini – quasi non sembrava la sua voce – mi hanno lasciato un po’ perplessa. Parla con il distacco di chi non si sente in sintonia con l’ambiente ma, dietro le quinte, non rifiuta la complicità.

    • Maria, non potrei mai odiarti.
      Michele non si allontana mai troppo da Vico Belledonne a Chiaia perché è un essere solitario e quelli come lui hanno vita difficile a Napoli.
      Napoli è una città impegnativa, va affrontata con decisione anche nella vita di ogni giorno. Michele prova fastidio, ma non ha né la voglia né la forza di reagire a questa prorompente realtà.

  44. Io farei riapparire Carmela, visto che è la sola che sembra risvegliare qualche blanda emozione nell’apatico Michele.

    Questo capitolo mi è piaciuto molto, ho trovato che ci fosse molto “colore” (non mi piace l’espressione, ma non ne trovo altre, ma vivo, frizzante, no so, vero.
    I miei HIghlits sono “si piscia sui piedi” e il “collegatevi”. Bellissimo, collegatevi.
    Ciao

    P.S. Ormai non so più con che profilo scrivo, styo perdendo completamente cognizione! 😉

  45. … E avvocato Monforte sia.
    Ho recuperato due capitoli (e ancora scusa per la mia alterna partecipazione).
    Due capitoli che mi hanno strappato qualche sorriso in più rispetto ai precedenti (circoncisione di incapace è fantastico, mi è scappato proprio da ridere: mia moglie mi ha guardato come se fossi un cretino qualunque a piede libero e io mi sono limitato a un ‘no, niente…’ che credo abbia aggravato la mia posizione perché poi lei ha rilanciato con un’occhiata di quelle ‘quindi ridi per niente?’… due volte cretino in pratica).
    Insomma tutto questo per dirti che la tua vena ironica non si limita a dare colore alla storia, ma funziona da calamita per chi ti legge; alcuni passaggi sono ami disseminati lungo le righe, che riagganciano il lettore distratto (o che facilmente si lascia distrarre) alla storia, recuperandolo alla sua funzione partecipativa.
    Bravo non te lo dico. Lo sei e lo sai.

  46. Rieccomi letteralmente catapultato a Napoli, sento e vivo la città leggendoti. Sai anche far sorridere senza troppo arzigogolare e questo è raro. L’episodio mi è piaciuto e sono curioso del proseguo!
    p. s. peccato per il buon principe che il taglio inciso da Raissa sia ben più tagliente della temuta “circoncisione di incapace”!
    Grande napo, complimenti e…. a presto!

  47. Ciao Napo 🙂
    Voglio leggere i tuoi vecchi racconti per capire se i tuoi protagonisti mi fanno lo stesso effetto di Michele e Fano (Caffè al vetro). Cercherai pure di renderli sgradevoli, come hai scritto nella risposta al mio commento precedente, ma io me li porterei a casa 🙂
    Sarà che ho un’attitudine per gli uomini “sgradevoli”?
    🙂

    Ti leggo a bocca aperta, come fanno i bambini quando ascoltano una bella storia.
    Bellissimo lo scambio tra Raissa e Michele. E donna Filomena? Così reale da materializzarsi sulla pagina.
    Bravo Napo… e sogni d’oro!

  48. Ho l’impressione che giocare coi cliché letterari sia parte integrante di questo vostro esperimento, ci avrei messo anche il maresciallo in pensione.
    Questo capitolo mi è piaciuto più del precedente (la scenetta dell’avvocato proprio non l’ho apprezzata, lunga…), il gioco dell’uomo morto era prevedibile ma davvero carino, e ho adorato il “a piede libero, ma cretino”. Forse perché è una situazione sempre più diffusa: ce ne sono tanti di cretini a piede libero.
    Però mo chiedo come farai per dare ancora vero spazio a Michele nella vicenda. Grazie a Filomena e basta?
    Ciao

    • Mare’, non mi fare spoilerare… Michele un suo spazio lo avrà anche se non vuole. Certo, Filomena per ora gli sta rubando la scena, ma a lui sta bene così. Quelli che tu (giustamente) etichetti come cliché sono, almeno a Napoli, la norma.
      Ho passato un fine settimana in quel di Napoli per “risciacquare i panni”, ma… niente da fare: i napoletani sono proprio così, aderiscono perfettamente ai cliché e allora, anche se non li sopporto (né i cliché né i miei concittadini), me li tengo stretti.
      Ciao

  49. Avrei detto che se anche l’idea era di donna Filomena, Don Michele avrebbe assoldato un maresciallo in pensione. Mi immaginavo già dei guai da ridere. Spero che il malavitoso di donna Filomena sia del genere imbranato. 😀
    Sempre belli i tuoi episodi. Anche se leggo cosa dicono i tuoi personaggi, mi sembra di sentirli parlare con la loro cadenza napoletana. E mi strappano dei sorrisi.

  50. Ciao
    Lettura piacevole.
    Uomo morto: bella trovata, il gioco di parole funziona. Narrativamente parlando condivido il commento di Alessandra, tuttavia potrebbe non essere affatto casuale.
    Donna Filume’ – che è anziana e forse la memoria della via/quartiere – avrà la sua motivazione per volere giocare agli investigatori, però… mi sfugge 🙂
    malavitoso

    • Grazie Maria per il commento che mi dà l’opportunità di ricordare come avevo presentato il personaggio di Filomena: […] avrà almeno settantacinque anni, ma non le sfugge niente ed è la regina incontrastata del vico […].
      A differenza di Michele che è disinteressato a tutto e a tutti, Filumena si sente addirittura investita dell’autorità di governare – e quindi conoscere – ogni evento della zona. Nulla le deve rimanere sconosciuto, specialmente se di mezzo c’è “chella zoccola”. Ti assicuro che di tipi come lei ce n’erano e ce ne sono ancora a Napoli.
      Da autore di stampo antico (anche per ragioni anagrafiche) ieri ho preso l’aero e sono volato a Napoli per una full immersion nei luoghi del racconto. Non puoi immaginare quanti Michele, Filomena e Principe ho già incrociato per strada.

  51. Rieccomi, Napo. Ho votato per l’opzione del malavitoso, e penso che Michele non dovrebbe, o non vorrebbe, far parte della squadra investigativa: l’ha detto lui, si interessa al principe per i soldi che gli deve. Nota stranezze, ma gli dà realmente importanza solo in funzione del proprio tornaconto. O mi sbaglio?
    Esilarante lo scambio con Pachialone, dall’inizio alla fine.
    A questo proposito, l’unica cosa che non avrei messo nel capitolo sono queste tre parole:
    “come dice il soprannome”
    Ma che ti importa di spiegare il soprannome? Si capisce dal contesto, per tutto il resto c’è google, dove trovi l’esatta definizione 😀
    Scherzi a parte, una Penna Sopraffina, tempo fa mi diede un consiglio che non ho mai dimenticato e che quando dispenso a mia volta traduco con “Abbi fiducia nel lettore”.
    Se poi il lettore è un po’ capra, be’, peggio per lui!
    Questa Penna, però, era appassionata di doppie verità, quindi magari ne ha una alternativa anche in questo caso 😉
    Ciao. Ho un po’ smesso con i salutoni zuccherosi, ma visto che ho capito che ti piacciono con te faccio un’eccezione: ti auguro un fine settimana talmente bello da trovare un posto nell’enciclopedia treccani alla voce
    – Napomenica: Fine settimana entusiasmante al di là di ogni più rosea immaginazione. Cfr: “Weekend da Dio”.

    Ciao, vecio

  52. Buonasera, ho votato per l’arruolamento nella squadra di un piccolo malavitoso. Credo sia l’ipotesi più stuzzicante sia per l’autore sia per i lettori!
    Come al solito riesci a catapultarmi nella scena con questa grande naturalezza nei dialoghi e nelle descrizioni. ComplimenTi e… A presTo!

  53. Ciao Napo!
    Io voto per il maresciallo in pensione, un personaggio in più non guasta mai e poi non so perché ma già lo immagino …. Non ti dico però come… voglio vedere se riuscirò ad azzeccare il carattere della new entry. ?
    Alla prossima!
    Ilaria_S

  54. ‘U maresciallo in pensione!
    Mi diverte molto il dialetto napoletano, sarà che i comici più grandi, o almeno quelli che ricordo con grande simpatia, erano napoletani. Come dice Danio, si impara sempre qualcosa, per esempio “la mano a cuppetiello”.
    Raissa ha la coscienza sporca e i nervi a pezzi, prima o poi farà un passo falso, è solo questione di tempo, in fondo non è una stratega. Mi sembra più una donna allo sbaraglio, che ‘na zoccola come la definisce Filomena.
    L’equivoco ha funzionato (l’attaccapanni-uomo morto) ed è stato un piacevole intermezzo. Passo dal tuo collega per il secondo 🙂

  55. Mi piace la coerenza narrativa dei due racconti. Ambedue intrisi di ironia amara, più drammatica nella parte di Diego e più “rilassata” qui da te.
    Io voto per loro due. Il qualunquismo di donna Filomena si sposa bene con l’indolenza di Michele (indolenza che dovrà mettere da parte quando avrà un ruolo attivo nella questione principe deceduto).

  56. Bel capitolo Napo.
    L’uomo morto non l’avevo sentito nemmeno io ahah..
    Mi piace la piega gialla che sta prendendo il racconto, ero un po’ indecisa tra il maresciallo in pensione e il piccolo malavitoso e alla fine ho votato per quest’ultimo. Per me se ne vedranno delle belle. Io faccio il tifo per Raissa che non venga scoperta… Chissà …
    Al prossimo capitolo!

  57. Piccolo malavitoso.
    (il discorso che segue è da intendersi in napoletano) :
    Gesù, Robé! Sei riuscito a mettere un refuso pure nelle opzioni.
    ahahahahahah
    ne ho trovati un po’… dovevi rileggere invece di pubblicare a quest’ora della notte, che a quest’ora si dorme, dai reta a me.
    (ora da intendersi in romano) :
    Mi piace molto l’idea dello sviluppo, la piega che da ora inavanti prenderà la storia, la squadra investigativa casereccia, bell’idea, bravissimo.
    (piccola finezza per un intenditore) :
    Nella scena in cui lui parla dell’uomo morto e lei spalanca gli occhi, la battuta doveva essere: se non fa attenzione si scuce… , senza “parlavo del vestito”, poiché lui non ha idea delle intenzioni e delle consapevolezze di lei. Per quanto ne sa Michele lei è solo una che non ha mai sentito il termine “uomo morto”.
    Però chebello il napoletano e che bello questo racconto e che bravo il mio maestro.

  58. Buonasera, l’esperimento prosegue molto bene! Per deformazione professionale devo tirarti un po’ le orecchie per aver “fatto indossare un vestito” da macchietta al buon Avv. Monforte! Troppo zelante nelle spiegazioni, cidicistiche, e anche un po’ troppo chiacchierone…. eheh
    Sono in attesa per i prossimi racconti ma per fortuna è già martedì!
    A presto Napo!

    • Ciao Maria.
      Sì, la trama – un po’ gialla e un po’ rosa, con sfumature horror per Diego e humor per me – è solo poco più che un pretesto. La vera ragione di questo ritorno su TI è la sperimentazione di due racconti dalle “convergenze parallele” (paradosso inventato dalla politica, decenni fa), non un racconto a quattro mani, ma due racconti autonomi con un’idea condivisa. Confesso che nel proporre a Diego questa idea avevo sottovalutato l’onere a carico dei lettori: leggere due capitoli per volta e tenere a mente gli eventi precedenti. Ora mi rendo conto che non è facile, soprattutto per chi segue più storie oltre queste nostre.
      Fammi dire che è un vero piacere averti qui tra i nostri lettori e conto sul fatto che ci dica la tua opinione su questo percorso e se ci porterà a sbattere o a convincervi che abbiamo fatto da apripista a un nuovo modello di collaborazione.

  59. Ho recuperato la storia di Diego tutto d’un fiato e sono davvero sorpreso: siete bravissimi. E nella tua parte l’atmosfera, il colore sono fortissimi, sembra proprio di entrare nella storia. Per me il prossimo dialogo parte da un equivoco, tra la storia del congelatore e quella di Pasqualino, mi sembra naturale che nasca. Poi Michè e Raissa non si intendono troppo…
    Ciao!

  60. Un equivoco.
    Ero rimasto un po’ indietro ma ho recuperato zigzagando piacevolmente tra le vostre due storie. Bel lavoro di squadra, intesa perfetta. Funziona.
    Nei tuoi forse c’è un po’ di colore in più, anche grazie a una maggiore dimestichezza con la lingua e, ovviamente, con lo spirito della città.
    A proposito di lingua.
    In passato mi hai spesso bacchettato per le mie sviste sul napoletano.
    E allora io mi sono messo a studiare…
    Un po’ per mia cultura personale e un po’ per risparmiarmi qualche tiratina d’orecchie.
    Di questa cosa te ne sono grato, credimi, perché mi ha spronato a migliorarmi.
    Fatta questa necessaria premessa ti dico che, a quanto ne so io, ‘o cafè si scrive senza raddoppio consonantico iniziale, nonostante l’evidente geminazione fonetica.
    Magari faccio la figura del precisino rompiscatole, ma ti assicuro che è solo un modo per confrontarsi. Magari tu sai diversamente e puoi spiegarmi.
    Al prossimo…

  61. Ciao Napo… e stavolta sei proprio tu, non Diego 🙂
    Questo Michele mi piace proprio… questo modo che ha di muoversi tra gli altri e questa insofferenza che gli sento addosso gli regalano un’aria imperfetta e speciale.

    Mmhh… il congelatore enorme e il principe che non si fa sentire… non sarà che…
    Vado a leggere Diego.
    Buon fine settimana 😉

  62. Rieccomi, Napo. Ho votato per uno scontro, mi pare ci sia proprio incompatibilità di caratteri tra i due. Continua a lasciarmi perplesso questa quarta parete molto permeabile, soprattutto all’inizio del capitolo, quando ci *racconti* informazioni che sono note di colore ma che non sembrano fondamentali nella storia. Allora immagino che forse mi sbaglio e che questo farci sapere del trauma giovanile di Michele avrà un ruolo nei capitoli successivi. Non avrei insistito sul carr’ funebr’.
    Ciao, e come è mia zuccherosa tradizione… sappi che il numero di granelli di sabbia nel mare sarebbe ancora niente, in confronto a quanti giorni superbellissimi che ti auguro 😀 😀 😀

  63. Ciao Napo,
    È sempre un piacere leggerti.
    Io scelgo l’equivoco e già immagino Michele e Raissa durante la discussione…. Ci sarà da ridere.
    Come già detto a Diego, questo esperimento dei due racconti è davvero sensazionale, mi piace, mi diverte.
    Continuerò a seguirvi con grande interesse e curiosità.
    Con voi c’è solo da imparare.
    A presto.
    Ilaria_S..

  64. Buongiorno Napo,
    come sempre ho letto prima questo, poi quello di Diego e poi di nuovo il tuo.
    Sì beh, sono abitudinario.
    Le considerazioni sulla trama della storia le ho già fatte dall’altra parte, inutile ripetermi.
    Michele è divorato dall’ansia per via del suo gesto che probabilmente ha portato alla morte del principe. Sinceramente me l’ero immaginato più tosto e menefreghista. Voglio dire, l’ansia che prova nel discorso con l’avvocato fa dedurre che si senta in colpa per aver “incastrato” Pasqualino. Non è una incongruenza, però non so, è come se mentalmente avesse “ritrattato” il suo gesto (non so se mi spiego). A meno che lui non sia legato a Pasqualino per altri motivi. Ma forse il mio è solo un superficiale pensiero razionale epurato da considerazioni psicologiche più profonde.
    Ho votato equivoco, sia per via del carro funebre, sia perché credo che il tono del racconto, seppur drammatico (specialmente quello di Diego), propenda nella direzione dei fraintendimenti.

    • Grazie FueGod.
      Quel che mi affascina della scrittura è che l’autore scrive solo metà della storia, l’altra metà l’aggiunge il lettore. Quando scrivo mi muovo sempre in quest’ottica: non raccontare il carattere di un personaggio ma fornire solo le tessere di un puzzle.
      Tu hai “letto” Michele così e non sarò io a contraddirti.
      Michele però non è, nel mio pensiero, uno che ha cercato d’incastrare Pasqualino. Michele è un abulico, non prende decisioni, non disegna strategie: ha fatto scivolare le lame nel carrello di Pasqualino per non farsi carico di pagarle lui. Se in fila dietro di lui ci fosse stato un altro e non Pasqualino, Michele si sarebbe comportato allo stesso modo. Non è preoccupato per Pasqualino, la sua ansia semmai è quella di essere stato visto e di poter essere coinvolto.
      Sul tono sei racconti hai ragione: quello di Diego è drammatico e ha la trama portante, il mio è di spalla e, come tale, giocato sulla psicologia, sul gioco delle parti con fraintendimenti tragicomici.

  65. Ciao Napo,
    assolutamente su un equivoco. E’ geniale la trovata dello spizzico di dialogo che Raissa mozzica passando vicino all’avvocato e a Michele: carro funebre – carre funebr. Ormai è assodato che il tuo stile è ineccepibile, ordinato e scorrevole, anche con l’uso di alcune parole in dialetto, magari non tutti le capiscono, ma dal contesto si riesce a dedurre l’intenzione.
    alla prossima!

    • Grazie keziarica.
      Grazie anche perché mi dai l’occasione di chiarire l’uso di alcune parole dialettali.
      Ho sempre usato termini napoletani facilmente comprensibili, tranne stavolta con quel “Chill’è ‘nzallanuto” che può essere ostico anche se -come dici – dal contesto si può capire il senso. ‘Nzallanuto è chi ha la testa tra le nuvole e non è presente a se stesso. Una parola che sembra abbia un’etimologia affascinante: deriverebbe da “inselenito” e quindi da Selene, ovvero la luna. Mappina invece credo che sia chiaro a tutti che è sinonimo di straccio.
      Alla prossima

  66. Bel capitolo. Mi sono piaciuti i dialoghi serrati senza i verbi dichiarativi (disse, rispose, esclamò etc); gli esordienti tendono a metterli come se piovesse, io cerco di centellinarli, ma non mi riesce così bene. Ho già letto il capitolo di Diego e vedo che i capitoli, come avevi anticipato, iniziano ad avere una propria autonomia. Non ritroviamo più la stessa scena da un differente POV, ma due trame che procedono in parallelo, e devo dire che lo preferisco.
    Se il Principe è morto e nessuno ne sa nulla, è evidente che Raissa ha deciso di occultare il cadavere e magari quei congelatori servono proprio a questo. L’intreccio è sempre più… intricato e quindi interessante. Avanti così. Bravo.

  67. Ciao Napo,
    ho letto attentamente il tuo racconto e sono rimasta molto come dire, impressionata dal tuo lessico, dalla tua grammatica, i tempi verbali ma soprattutto dalla trama che mi sembra molto ben strutturata e lineare.
    Non so che età tu abbia, ma nella scrittura sembri un veterano e penso che tu stia facendo un ottimo lavoro.
    Nel frattempo mi piace pensare che Raissa, ascolterà uno scambio di battute tra Michele e Carmela. Dopotutto c’è qualcosa da chiarire fra i due?
    Ciao, al prossimo episodio.
    Ilaria_S.

  68. Eccomi Napo, come promesso sono passato a farti un saluto qua. Ottima scrittura, bella caratterizzazione dei personaggi: mi sembra di vederli. Io ho votato per donna Filomena, perché tra pettegolezzi, chiacchiere e un buon fritto potrebbe saltar fuori un dialogo molto divertente. Ciao!

    • Grazie, ma in realtà la storia da seguire è quella di Diego Zucca perché altrimenti questo esperimento non funziona. In particolare dal prossimo capitolo, se non si legge anche il capitolo di Diego, il mio racconto sembrerà solo “colore”, una mera passerella di personaggi. Filomena entrerà comunque in scena, se ti fa piacere.
      Grazie per essere passato da queste parti.

  69. Rieccomi, Napo. Ho votato per Michele e donna Filomena, perché quando c’è di mezzo il fritto è buono tutto 😀
    Il capitolo mi è parso molto frammentato, almeno nella parte iniziale, se la tua idea era rendere i pensieri estemporanei di Michele, i quali giustamente non devono rispettare coerenza e filo logico, ma saltano dall’uno all’altro facendo leva su piccole suggestioni e associazioni, ci sei riuscito, ma a me personalmente non piace: non so quanti hanno piacere ad entrare nella confusione mentale di qualcun altro. Mi è piaciuta di più la seconda parte.
    Ciao, ti auguro un numero di ottime giornate pari al numero di caramelle zuccherosi presenti nello scaffale dei dolciumi del Carr’ Funebr’

  70. Ciao Napo… ho appena lasciato un commento a Diego, salutandolo con un “Ciao Napo” sul finale.
    🙂
    Raissa mi piace e per questo vorrei seguirla mentre ascolta uno scambio di battute tra Michele e Carmela. Forse immagino che Michele sarà molto spontaneo con Carmela… e forse Raissa scoprirà qualcosa di nuovo su di lui… per ora lo conosce come un sarto sfaticato… o chissà che altro.
    Buona serata e buona scrittura 🙂

  71. Ciao Napo,
    leggerti è sempre un piacere. I tuoi testi sono scorrevoli, lo so mi ripeto forse, ma è vero.
    A me piacerebbe sapere che cosa si diranno Michele e l’avvocato, gli avvocati conoscono sempre tanti segreti… Anche se non li possono rivelare. Staremo a vedere, io attendo con impazienza, ormai hai conquistato la mia curiosità.
    A presto!

  72. Carmela… Michele mi è sembrato molto interessato, tanto da far ricadere la colpa su Pasqualino che potrà pure essergli antipatico ma resta innocente. Michele è uno che vuole passare inosservato, ma forse non ha fatto i conti con la reazione un po’ tragicomica di Carmela che, tra pugni e calci, ha puntato il riflettore anche su di lui…
    Da spettatore è diventato attore il nostro Michele.

  73. I complimenti, come al solito, sono d’obbligo. Oltre alla bravura nello scrivere e nel raccontare riesci a trovare ogni volta un nuovo banco di prova sul quale testare e migliorare le tue doti e sperimentare.
    Questo episodio, forse, è un po’ di transizione.
    Mi è piaciuto il passaggio tra vari stati emotivi e di scena, culminati con il guaio al “pachialone” decritto davvero davvero bene anche nella sua sfaccettatura “comica”.
    Attendo il prossimo episodio e nell’attesa penso a cosa votare, sono indeciso….

    A presto!

    • Oh ecco di nuovo un mio lettore puro! Razza rara i lettori puri (che fine avrà fatto Ang, l’altro storico lettore puro? avrà cambiato nick per diventare un autore/lettore?) che apprezzo molto perché non leggono con il retropensiero di come avrebbero scritto loro quello stesso brano.
      Grazie per il commento. Un commento senza voto è meglio di un voto senza commento.

  74. Tra le scelte, direi senz’altro Michele e l’avvocato. In fondo, ha chiamato il Principe e non credo che i rinforzi si facciano attendere. Vedo che è stata la mia scelta ad avere la meglio, però il tragicomico ti ha costretto a forzare un po’ la mano e il capitolo mi è piaciuto di meno rispetto agli altri. Vediamo cosa si è inventato Diego 🙂

    • I gusti dei lettori sono i più vari, si sa. Ho ancora margini per peggiorare, questo è sicuro.
      Ammesso che vinca l’avvocato, anche lui uscirà di scena. Questo non è un legal thriller e nemmeno un vero e proprio giallo, ma fa da contraltare al thriller di Diego.
      Grazie e a presto.

  75. Carmela, visto che l’hai tirata in ballo.
    Questo capitolo mi è sembrato molto meno “manierato”, presenta meglio Michele: ma che uomo triste, mamma mia!
    Mi è piaciuto molto il passaggio sulla badante che lui non potrà permettersi. Ma la mia frase preferita è quella dell’Io strattono Carmela, lui strattona, l’altro ridacchia.
    Ciao

  76. Ok, se ho capito bene quelle lamette sono state gettate nel carrello dopo che Pachialone ha fatto passare la propria spesa alla cassa. Michele è stato molto veloce a pensare (e ad agire). Tanto Pachialone è “scimunito” e comunque ben coperto dal principe, quindi sarebbe stato il danno danno minore (oltre a motivi chiaramente personali) e Michele ha scelto di sacrificarlo.
    Ho faticato leggermente a capire la scena, ma d’altra parte si trattava di una situazione convulsa, non so se poteva essere scritta in un altro modo.
    Ho apprezzato molto l’elogio alla lentezza di Michele. A mio avviso una frase che caratterizza il personaggio meglio di mille descrizioni.
    Volevo l’avvocato, non lo nego. Però ho letto Donna Filomena e ho desiderato capire i retroscena di quella situazione in una friggitoria.
    Appena ho tempo vado a leggere la parte di Diego.
    Ciao Napo,

    a presto

  77. Ci ho ripensato… meglio votare “avvocato”, ma ormai ho votato Michele e Carmela…
    Molto bello questo viaggio al Carrefour. Il senso che hai dato alla possibilità di scambiare poche parole prima che diventino invadenti e per questo facciamo qualche metro fino al supermercato, mi è piaciuto. Soprattutto leggendo con attenzione la tua riflessione sul tempo che non sprechi ma che investi con la calma di chi non ha fretta né rimpianti, beato te… c’è chi non ne ha molto e lo usa pure male… ahahahah Però confuso e non ben mostrato come le lamette siano finite sotto gli occhi della guardia… hai detto che Pachialone aveva il carrello ormai vuoto perchè lo aveva svuotato per pagare sul nastro cassa, ho immaginato, per cui le lamette avrebbero potuto restare dentro al carrello senza essere acquistate. Invece dici che ha fatto saltare i campanelli? eheheheh, nel senso che lo hanno beccato? Boh, non lo hai spiegato bene e io sono diventata insofferente ai dettagli che non mi tornano perchè sono esaurita ahahahahahah, comunque, scherzi a parte, la mozzarella di bufala non è più quella di una volta e tu sei sempre il miglior autore che conosca.

    • Aspetta, aspetta… la riflessione di Michele (e non confondere me col personaggio) è esattamente il contrario: lui il tempo lo spreca senza rimpianti, non lo investe.
      Quanto alla confusione sul passaggio delle lamette, consentimi di dire che, ancora una volta, è il narratore in prima persona non ha cognizione di certi particolari. L’azione è convulsa e confusa e solo nel prossimo capitolo (piccolo spoiler) Michele avrà contezza di cosa è accaduto e perché. Non importa chi sarà l’interlocutore di Michele, i contenuti saranno più o meno gli stessi, cambierà solo il tono della conversazione, con una coloritura sempre più marcata passando dall’avvocato a donna Filomena.
      Grazie mille per i tuoi commenti che sono sempre uno spunto di riflessione e di chiarimento.

        • Assolutamente no, mia cara: i tuoi commenti non sono mai fuori tema. Il problema semmai è mio perché, sapendo che alcune cose si chiariranno nei capitoli successivi, le abbozzo soltanto, mentre chi legge un racconto a puntate tende giustamente a vedere ogni capitolo come un episodio autoconclusivo. La formula più adatta per i racconti su TI in effetti era quella che avevo adotto per “Caffè al vetro”: episodi autoconclusivi e un fil rouge che li univa.

  78. Buonasera Napo. Ho letto l’episodio di Diego e ora il tuo. Bellissimo l’alternarsi dei punti di vista dei protagonisti, particolarmente riuscito nel caso della domanda di Michele a Raissa: “… voi siete credente?”.
    Aspetto con curiosità il prossimo capitolo 🙂
    A presto.

  79. Rieccomi, Napo. Ho votato tragico.
    Molto gustoso il capitolo, ma devo ammettere che ho dovuto rileggere la parte del nipotastro (uhm, mi ricorda zio Paperone e Paperino, o Paperino e Qui, Quo, Qua… non è che la tua storia è ambientata a Paperopoli?), perché in prima lettura mi ero perso un po’. Ciao, ti auguro un fantastiliardo di giorni felici.

  80. Eccomi, come promesso 🙂
    L’ambientazione è ben riuscita e divertente con delle sfumature di malinconia ben evidenti. Ho letto anche l’altro racconto e devo dire che fin’ora combaciano e si integrano alla grande completandosi molto bene l’uno con l’altro. Forse tragicomico è la scelta che preferirei adesso e per tutto il racconto.

    • Non volevo estorcerti la lettura dei racconti paralleli, ti avevo semplicemente consigliato di farti conoscere. Già che ci siamo, ne approfitto per invitare gli altri autori/lettori a leggere il tuo racconto perché merita davvero. E non si dica che siamo i campioni del voto di scambio.

    • Non sei la prima che dice che ha dovuto rileggere il passaggio relativo a Pasqualino. Questo è il motivo per il quale sono contrario a inserire troppi personaggi e troppi nomi nei racconti a puntante: è difficile tenere a mente le relazioni tra tutti gli attori.
      Grazie del commento che rafforza le mie convinzioni.

  81. Credo che il finale tragicomico sia il più congeniale. Ritengo che questo genere di storie, che risultano avere all’apparenza un registro comico-ironico, siano permeate da una profonda tragicità e anche da una diffusa malinconia. I personaggi, così sapientemente tratteggiati, sono gli esponenti di una società oramai in decadenza e dietro la tranquilla quotidianità dei gesti ripetuti, sempre uguali a se stessi, come una sorta di rituale, si nascondo nient’altro che il vano tentativo di ostacolare il tempo che passa e che inevitabilmente trasforma le persone e l’ambente circostante… bravo, bell’episodio!

  82. Non mi sarebbe dispiaciuto se l’introduzione di Pasqualino avesse anche coinciso con la fine del capitolo, per poi dedicargli l’intero prossimo capitolo. Per quanto contorto, avrei apprezzato molto una struttura a matrioska di questo tipo. Detto ciò, direi di rimanere coerente con il mood generale della storia e optare per una chiusura tragicomica.

  83. Stanotte ho letto e commentato, ma questo cellulare non era evidentemente d’accordo e poco prima di inviare s’è spento.
    Ci riprovo.
    Per rispondere al tuo precedente commento, è vero sono parecchio impegnata ma conto comunque di continuare a leggerti e tra l’altro, come mi succede quando non ho abbastanza tempo per farlo, ho anche una pazza voglia di scrivere, ma forte proprio.
    Ho votato tragicomico perché con questo episodio mi hai divertita e vorrei che continuassi a farlo, tuttavia come sai io propendo per il dramma 😀 e tutti abbiamo sempre qualcosa di difficile e pesante di cui raccontare, compreso questo Principe e la sua altezzosa nobiltà decaduta. O Raissa, ma nel suo caso tu, a quanto ho capito, non c’entri molto 😉
    Complimenti Napo, alla prossima.

  84. Sono d’accordo con Anna…eh beh…lo spirito giallista. Ma non ho resistito e ho votato tragicomico, proprio come mi sono immaginato sin dal primo minuto il principe(non me ne voglia)
    Ottima esposizione, vorrei scrivessi subito il terzo capitolo, ma so che non hai fretta, per cui attendo. A presto carissimo.

  85. Tragicomico.
    Stavolta mi è piaciuto tutto. Ho colto le sfumature, i dettagli, le battute, le cose messe lì per dire altro e quelle messe lì per dire quello che hanno detto e devo dire che ho trovato una buona tecnica alla base di un buon episodio, insoma quando vedo che paradigmi tecnici trasudano come oro mi riempio di gioia, è talmente raro leggerne…, ma rendono l’opera un gioiello.

  86. Tragico… se di giallo si tratta, abbiamo bisogno di un mistero da risolvere.
    Michele resta sempre al margine della storia, trasformando in protagonisti i vari personaggi che si avvicendano sulla scena; parlando di loro, esprime comunque pareri personali che ci rivelano pian piano che tipo di persona sia.
    Bel capitolo.

  87. Ok, visto che la caratterizzazione dei personaggi sta venendo fuori molto velocemente grazie al vostro lavoro congiunto, immagino che si passi “all’azione”.
    Mi stavo un po’ confondendo con la storia di Pasqualino, però dopo una veloce rilettura credo di aver compreso tutto.
    Tragicomico.

    Ossequi al principe

  88. Comico. Il tragicomico lo conserverei per il finale della storia.
    Proprio un bel ritmo Napo, l’ho letto tutto d’un fiato.
    Dialoghi sempre molto curati, specie nella personalizzazione (necessaria) del linguaggio.
    Pachialone mi sta già simpatico e la sua storia ha il sapore antico dei racconti d’ ‘e capere…
    Mi devi perdonare, o meglio mi dovete perdonare entrambi. Ho letto l’episodio di Diego per primo, ma ho fatto confusione credendo di star leggendo il tuo e così nel commentarlo ho scritto una cosa che era riferita a te, in realtà… Riflettendoci però forse è questo il punto di forza del vostro esperimento, avere delle capacità in comune, prima fra tutte (così lo riscrivo) quella di elaborare i suggerimenti, le osservazioni e le critiche di chi vi segue…
    Bravi. Davvero.

  89. Il Principe mi perdonerà se ho scelto il marrone? Un giovanotto come lui, mortifcato con un colore tanto serioso! Scherzi a parte, ho molto apprezzato sia il cappello iniziale che mi ha ricordato i migliori racconti di Vitale, sia la carrellata di personaggi caratteristici che il dialetto rende scanzonati e ironici. Questo racconto è complementare a quello di Diego oppure è una variante? Vediamo… 🙂

  90. Ciao, vedo che avete già scritto qui, vi cercherò. Mi piace l’idea dei due racconti paralleli, il tuo stile mi piace, trovo che tu abbia la capacità di essere sintetico e al tempo stesso molto esplicativo. MI piacciono gli ambienti e le descrizioni dei personaggi. bravo. attendo prossimo capitolo e ho votato per il vestito blu.

  91. Ciao Napo, era una vita che non aprivo questo sito… ma ho saputo del progetto che hai iniziato con Diego e sono troppo curiosa! L’incipit è davvero strepitoso… la descrizione mi ha ricordato le atmosfere partenopee delle commedie di Scarpetta… traspare la tua ironia e secondo me trovo che la scelta di utilizzare la prima persona sia la più indicata. Anche io amo i personaggi introversi, difficili e un po’ sfigati, e trovo che Michele sia un bel tipo… Ho votato per il colore blu… Ti seguo… (ora passo da Diego)

    • Squillino le trombe, rullino i tamburi: è tornata Nunzia 🙂 Strepitoso, non avrei mai sperato. La sacerdotessa del self-publishing è qui. Se l’esperimento dei racconti paralleli fosse servito solo a questo, già sarebbe un successo.
      Ci stai caricando di una bella responsabilità, a questo punto. Facci sapere sinceramente se deluderemo le tue aspettative.
      Grazie ancora per essere qui. A presto.

      • Addirittura! già che ci sei allora metti anche il red carpet… scherzi a parte, credo che l’evento meriti davvero un’attenzione particolare e questo esperimento mi piace molto… anzi magari la prossima volta ci organizziamo e sperimentiamo qualcosa insieme, magari tre punti di vista! Non temete che se ho qualche dubbio da esprimere lo faccio sicuramente, come ho già detto a Diego riguardo la modalità utilizzata nel suo racconto, io avrei preferito un racconto in Prima Persona, ma è una questione di gusto… Allora, vi seguo con entusiasmo e buona scrittura!

  92. Blu…
    Quello che ho notato, leggendo l’incipit, è lo stesso distacco narrativo che ho colto nel tuo precedente racconto: una sorta di terza persona camuffata da una prima; ciò che manca a mio avviso è una maggiore partecipazione, maggior pathos nel raccontare per coinvolgere maggiormente il lettore. Sicuramente fa parte del tuo stile, ma se sei tornato per metterti alla prova potresti partire da questo: mettiti da parte e lascia vivere i tuoi personaggi.
    Bentornato Napo.

    • Ciao Anna.
      Accetto le critiche, addirittura le incoraggio perché servono a migliorarsi, ma a questo punto devo chiarire una cosa a te e gli altri, a iniziare da Alessandra. Michele Varriale – lo si capirà meglio nel seguito – è un uomo chiuso su se stesso, privo di prospettive e di entusiasmo, odia il suo lavoro e si lascia vivere senza reagire alla sua apatia. Nella narrazione in prima persona non posso trasmettere entusiasmo e pathos attraverso un narratore che non ne ha. Potresti obiettare: perché non scegliere allora un protagonista nettamente diverso da quello del precedente racconto? Perché sono ripetitivo e continuo a preferire i protagonisti senza qualità, i non eroi, gli uomini piccoli e meschini perché mi sembrano i più autentici. Nei miei scritti cerco sempre di attenermi alla realtà (i luoghi, per esempio, sono sempre reali) e non cerco di edulcorarla o idealizzarla, anzi cerco di renderla più amara. È la mia cifra, il mio gusto personale. Capisco che possa non piacere ai lettori, ma il punto è che quando scrivo non penso ai lettori, scrivo per mettermi alla prova (e quasi sempre non dico ai lettori in cosa consiste la prova).

  93. Ciao Roberto, felice di rivederti su questi schermi 😉
    Un incipit che cattura subito, ma su questo non c’erano dubbi, che te lo dico a fare. La tua atmosfera partenopea fa sempre centro, ed anche questa volta seguirò il buon Michele in questa avventura. Ho scelto il blu perché è quello che commissionerei io se solo avessi un sarto a mia disposizione, per ora mi accontento dei banchi del mercato, cari anche quelli.
    Al prossimo, carissimo.

    • Ciao Danio, lasciami dire che ero certo che saresti passato a trovarmi. Non ti aspettare però che questi due racconti paralleli siano dei gialli in piena regola come i tuoi. Fossi in te nemmeno definirei Varriale “il buon Michele”: non è né buono né cattivo, non è un eroe ma nemmeno un antieroe, è uno che tira a campare.
      Grazie della fiducia 😉

    • Ciao Gio, è un piacere rivederti qui (anche perché ho capito che sei impegnata in ben altro progetto, vero?).
      Devi necessariamente seguire anche Diego, altrimenti giochi solo a metà.
      Per quanto mi riguarda, spero di non deluderti (sempre che tu abbia tempo di seguirmi).
      😉

  94. In blu.
    Allora Napo, un giallo sperimentale a quanto leggo, una doppia storia che immagino abbia già un suo percorso piuttosto definito.
    Sono curioso di vedere come gestirai/gestirete la cosa.
    Per un giallo una piattaforma come TheIncipit mi sembra già sufficientemente ostica, anche senza l’ulteriore complicanza della storia parallela (i gialli necessitano più che di altri generi forse di un grosso lavoro di progettazione che spesso con le loro scelte i lettori mandano alle ortiche).
    Ma va beh, se qui dentro c’è uno che ce la può fare quello sei tu (e il compagno di viaggio che non casualmente ti sarai scelto).
    Venendo al racconto l’affresco iniziale mi è piaciuto molto.
    Quel ‘dove nessuno si fa i cazzi suoi’ mi è suonato un po’ fuori luogo, ma forse solo perché me l’ero figurato un po’ più raffinato il nostro sarto di via Belledonne a Chiaia (uno che ha a che fare con Principi e con Nobili lo immaginavo incapace di certe uscite, ma le persone, si sa, sono sempre più complesse di come ci piace immaginarle, perciò ci sta). Sulla necessità di metterci un po’ più anima in alcune descrizioni concordo con Alessandra…
    Che mi fa incazzare perché c’ha sempre ragione!
    Oh, mai una volta che dica una ca…ta! Che magari uno gliela potrebbe pure rinfacciare, no? Tipo: ti ricordi di quella volta che…
    E invece, no, puntuale e spietata come la Vezzali.
    Un’ultima cosa, il tono da commedia di Eduardo, evocato da Befana, potrebbe in realtà fare molto di più che calare il lettore nell’atmosfera napoletana.
    L’ironia è un’arma potente. Usala.

    • A dire la verità, Diego e io non abbiamo affatto concordato il plot giallo. Il gioco è scrivere la stessa storia da due punti di vista diversi, facendola combaciare in alcuni punti (i dialoghi, ad esempio) e divergere in altri, sperando che questo gioco piaccia anche ai lettori (che devono però necessariamente sobbarcarsi la lettura contemporanea di due racconti).
      Francamente quando scrivo su questa piattaforma è sempre per sperimentare qualcosa e il resto passa in secondo piano, finanche la trama. Per esempio con il precedente “Caffè al vetro” volevo cimentarmi con la narrazione in prima persona, che non mi era familiare. Questo nuovo racconto è invece gioco puro. Diego e io abbiamo in comune la velocità di scrittura e il non prenderci molto sul serio.
      Ciò detto, tutte le critiche e i suggerimenti sono più che bene accetti, tanto più che entrambi siamo disponibili a modificare la curvatura dei nostri racconti in qualunque momento, perché nella sperimentazione con è certo la coerenza a un plot predefinito l’obiettivo. L’importante – ripeto – è che leggiate entrambi i racconti.

  95. Bella questa idea delle storie parallele. È una cosa che mi è sempre piaciuta, molto intrigante.
    Non c’è bisogno di commentare la qualità tecnica, per il momento mi limiterò a dire il colore che ho scelto: marrone. Non so perché, ma lo vedo bene su un vecchio principe decaduto e rimbambito.
    Ciao Napo,

    a presto

  96. Vabbé, non vale. Blu.
    Comunque ho scritto un incipit anch’io, per questo sito… ma è simile al tuo… quindi adesso boh… come sarà stato possibile? Sospiro e me lo chiedo.
    Già ho letto entrambi, te e Diego, in balcone col cellulare. Ora sono in salone, col PC. Nel cellulare non ho la password del sito, solo da pc posso commentare e votare, per questo sono entrata in salone…. avrai capito che sto tergiversando?
    eheheheh il mio amore è tornato. Con un incipit straordinario.

      • Va bene… una critica te la faccio…
        mia madre era una capogruppo di alta sartoria, lavorava per le sorelle Fontana, per l’alta moda francese, persino per Valentino. Oggi è anziana ma quando osservo i cartamodelli che ha conservato lo faccio con occhi pieni di sensazioni contrastanti che potrei impiegare 5000 battute per raccontarti. Tu invece hai passato in rassegna un luogo pregno di ricordi compreso e non ultimo il tavolo in cui suo nonno tagliava i modelli e hai elencato tutto come si fa con una lista. Non ho trovato l’emozione del protagonista, ne ho sicuramente scorto la razionalità e l’ironia ( ti ho anche citato la battuta qua sopra) ma non il sentimento. Tutto qui… ora odiami.

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