RICALCOLO LA MIA VITA

Quante decisioni!

Molto tempo fa una ragazza marinò la scuola scappando verso il castello .Castello sì, ma solo perché grande, in realtà era una fabbrica abbandonata da molti anni. Vecchio, puzzolente, ma un buon passatempo se si vuol rimanere da soli.

Quel giorno la quotidianità le risultò noiosa e per una volta cambiare i piani,come marinare la scuola anche se prima della classe, le risultò l’opportuno sistema.

Quella mattina,essendo già stata diversa dalle altre,non bastava un solo inquietante e umido atrio della fabbrica,ma ritrovarci un tipo misterioso,giubbotto in pelle e dalle mani ricoperte da uno strato rosso,metabolizzò che forse sarebbe stato meglio entrare in classe e farsi i fatti suoi.Ma il tipo strano si voltò lentamente mostrandole i suoi occhi cupi e vuoti e per quel poco di luce che non le permise di vedere altro illuminò una parte del suo viso sbiadito forse dalla presenza di un ormai testimone.

E quelle mani insanguinate? Chi osa dubitare un tentato suicidio alzi la mano.

I due si fissarono,a lungo,fin quando lui non le diede le spalle lasciandola lì,senza alcuna parola o alcuna scusa.

Passarono giorni, ma quell’immagine nitida non andò via dalla mente della ragazza:un incappucciato e sangue.Già,sangue,il liquido del terrore.

Non lo disse a nessuno, se lo tenne fra se per mesi, fin quando non lo raccontò a mo’ di barzelletta una sera in spiaggia intorno all’ennesimo falò organizzato dalla sua migliore amica per dare un orgoglioso addio alla scuola e un glorioso inizio all’estate. Furono tutti presi dal racconto che la stessa narratrice si buttò in una fragorosa risata,permettendo agli altri di giudicarla ubriaca.

Forse lo era o era appunto una scusa per la confessione dell’avventuroso incontro?Ma la ragazza non lo avrebbe mai detto di proposito,infatti fu accompagnata a casa dal suo amico perché reggesse i suoi 48 chili,ma sapeva di essere ubriaca e sapeva anche che aver dato un bacio all’accompagnatore fu un errore grave.

Ma per fortuna lui era abbastanza sobrio da riportarla a casa sana e salva,più salva che sana,aveva le chiavi della ragazza,ma intravide il padre intento sulla porta ad accoglierla e dopo aver ringraziato l’amico,la rinchiuse nel suo caldo letto proprio come le piaceva fare la mamma,piaceva perché ormai incapace di fare sforzi. Una quarantenne bionda e trascurata per via della disabilità causata da un imprevisto incidente di 6 anni prima:la dissociazione psicologica e totale paralizzazione dell’intero corpo.La ragazza aveva già i suoi 18 anni e se la matematica non sbaglia sei anni prima era appunto una piccola donna di 12 anni che ha imparato da sola ad andare avanti, visto che il lavoro del padre non gli permetteva di dedicarle del tempo da passare insieme.

Il giorno seguente la ragazza ricordò tutto l’accaduto della sera prima,ricordò anche l’incontro con quel tizio,ma ricordò anche altro: che da quell’incontro non fece più ritorno al castello.Così dopo una breve sosta al Bar Caffeotta frequentato da tutti i suoi amici,riprese la retta via verso l’atteso luogo.Tornata sul posto,ovvero sul punto in cui trovò le spalle di quel tizio e poi subito dopo il suo sguardo,iniziò a sentire quell’ansia nostalgica che le turbò dalla schiena allo stomaco.Una sensazione che le ricordò il suo primo esame di ammissione per l’iscrizione al quarto anno scolastico.Vagò per l’intera area fin quando non sentì il clacson sonorizzato da una sirena, deduzione di un poliziotto, per timore di un qualcosa che neanche lei sapeva, si nascose dietro un pilastro all’altro lato del porticato, guardò sopra, sentì le frequenti goccioline d’acqua che le cadevano sulla sua fronte, sentì anche la muffa e l’umidità di quel posto che le ricordò quanto fosse vecchio e abbandonato.

Dopo brevi instanti decise di uscire visto che la sirena smise di suonare, ma vagando con lo sguardo per evitare altri incontri sobbalzò all’urlo di un poliziotto alle sue spalle che le puntò la torcia contro, “che ci fa lei qui?” disse l’uomo, ma la ragazza non osò rispondere, credeva che ,se avrebbe parlato, l’ansia l’avrebbe sopraffatta dicendo qualcosa di stupido o di incoscientemente sospettoso. Il poliziotto si avvicinò, il cuore della povera ragazza batteva così forte che persino una vecchietta sorda l’avrebbe sentito. Il poliziotto le porse varie domande del tipo:

Lei sa che questo luogo è succube di diversi attentati,droghe e forse omicidi?

Sa della gravità della cosa?

E sa che ora sono costretto a portarla in caserma come sospettata?

come reagirà la povera ragazza?

  • si suicida (ma dai!) (0%)
    0
  • prova a difendersi dicendo che la madre stava poco bene e che quello,per lei, era l'unico posto in cui sfogarsi (83%)
    83
  • scappa esponendosi come ricercatrice (17%)
    17
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

7 Commenti

  1. Umm umm umm….allora, devo ammettere che il racconto mi intriga, non è male.

    Hai una forma di scrittura molto particolare, mi interessa parecchio…per cui seguo incuriosito, vediamo dove mi porterai col tuo racconto 🙂
    Ovviamente se hai piacere di fare un salto nel mio racconto mi farebbe piacere;)

  2. Spero che questa storia riesca ad attirare la vostra attenzione. Commentate se avete dubbi. Ah!! Come avete ben notato, la ragazza non ha un nome in questione. Così vorrei fare un sondaggio qui sotto e sapere fra tre nomi quale crediate rispecchi di più l’autrice (per quel poco che ho raccontato di lei. )
    1. Loren
    2. Nadia
    3. Rosalba
    Aspetto i vostri commenti!!! Buona lettura

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Usando i nostri servizi dai acconsenti all'uso dei cookie Più informazioni | Chiudi