Le Porte

I Colori

Nell’anno 2106 ormai i primi alieni erano stati scoperti in alcuni crateri marziani. C’erano state tre grandi crisi energetiche, due delle quali sfociate in accesi conflitti. Con lo sbarco della prima sonda su Plutone anche l’esplorazione del sistema solare era cosa fatta. Sembrava che l’umanità avesse ormai vissuto tutto ciò che l’avvenire aveva da offrirgli.

Fu allora che apparvero.

Le porte sono tutto ciò che abbiamo sempre desiderato!

Affermò il primo scienziato che iniziò a studiarle, il giapponese Jairo Urikaki:

Negli ultimi tre secoli l’umanità ha sviluppato le proprie conoscenze come non era mai successo in tutta la sua storia. Sembrava che fossimo giunti ad un punto di stallo, e invece queste porte, questi portali ci daranno tutto ciò che ancora ci manca!

Scienziati di tutto il mondo, presi dall’entusiasmo, continuarono a studiare il fenomeno per mesi, cercando invano di svelarne il mistero. Le porte rappresentavano degli squarci nel tessuto della realtà, questa fu la conclusione più convincente che riuscirono a trovare alla fine.

Le porte collegavano, in maniera praticamente impossibile da spiegare per la logica e la fisica, due punti distinti della terra, rendendo a conti fatti possibile il teletrasporto, da tempo sogno dell’umanità.

Esse non erano dissimili dalle normali porte che si trovavano in qualunque casa, eppure erano indistruttibili. Inizialmente la paura portò le autorità e le forze dell’ordine a proibirne l’accesso ai civili, ma quando esse iniziarono ad apparire in sempre più punti del globo divenne difficile controllarle. 

Sussistevano dei problemi: alcune porte erano instabili. Nel primo caso un uomo ne valicò una e finì dall’altra parte praticamente in pezzi. Un altro, pur arrivando dall’altra parte senza alcuna ferita esterna, morì nel processo. Si parlò di arresto cardiaco, ma la causa della morte non fu mai accertata definitivamente.

Si decise di adottare quindi una soluzione diversa: colorarle. Le porte avevano la caratteristica in comune di essere completamente bianche, ma dato che potevano essere verniciate si decise di marchiare in rosso quelle pericolose e in verde quelle sicure. 

Alla fine dell’anno si contarono circa 578 coppie di porte sparse per il mondo, 200 delle quali perfettamente sicure e che continuavano ad essere utilizzate, in alcuni paesi anche a pagamento, per le loro proprietà di spostamento.

Jack aveva provato più volte  viaggiare attraverso le porte, ma per qualche motivo gli veniva sempre la nausea. Alla fine il suo entusiasmo di sedicenne aveva lasciato spazio all’assuefazione, un po’ come tutti gli altri. Ormai ci si era abituati alle porte, e al di là della comunità scientifica un po’ tutti avevano imparato a conviverci.

Il ragazzo stava uscendo da scuola, quando un messaggio vocale apparve sul suo visore. Il giovane cliccò il tasto sul suo auricolare.

Jack, quando ti deciderai a venire al campo? Ancora al college? Sbrigati che ci facciamo due partitine!

Jack abitava in un piccolo paesino norvegese, ma il campetto che intendeva il suo amico Borbaff si trovava a circa diecimila chilometri da lì: in Brasile.

Un gioco che non aveva mai perso di popolarità nel corso degli anni era il calcio e di certo era preferibile giocare nel caldo di un’estate di Rio, piuttosto che nella loro freddo paese.

Ho già rifiutato due volte di fila. Stavolta sono proprio costretto ad andarci.

Jack sospirò. Sapeva già che sarebbe andata così. Aveva addirittura già messo la t-shirt e i pantaloncini sotto i pesanti abiti invernali. Non vedeva l’ora di togliersi in particolar modo il cappotto, che era del padre e gli stava grande, nonostante i suoi 180 cm di altezza. Dopo una rapida ricerca su internet ritrovò la porta che faceva al caso suo. Si trovava non molto lontano dalla sua scuola, per cui decise di andarci a piedi.

Gli spostamenti sui treni a levitazione e i velocissimi e pratici jet avevano abbattuto in breve tempo le vecchie automobili, i cui consumi proibitivi sommati ai prezzi praticamente alle stelle dei vecchi carburanti fossili, avevano fatto sì che sempre più persone decidessero di usufruire dei trasporti offerti pubblicamente piuttosto che possedere una macchina tutta loro, ormai appannaggio di pochi ricconi. Come conseguenza le strade erano ormai sicure per i pedoni e molto più vivibili. 

Jack  raggiunse la porta, sorvegliata dal sempre vigile agente Waison, un uomo sulla quarantina che sonnecchiava beatamente nel suo gabbiotto.

La sicurezza prima di tutto.

Mormorò ridacchiando, mentre girando con forza il tondo pomello della porta, fu investito da una grossa ondata di calore. Al di là dell’uscio c’era quel vicolo di Rio che aveva imparato a conoscere e che portava giusto, giusto a pochi metri dal campetto. Il ragazzo si affrettò a passare e lasciò i suoi vestiti pesanti in un magazzino a poca distanza dal lato brasiliano della porta.

Fu allora che, per la prima volta, vide qualcosa di strano. In quel magazzino, in cui fino alla settimana prima non c’era nulla, era apparsa una porta. 

Di che colore è la porta?

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39 Commenti

  1. Innanzitutto ringrazio tutti per avermi seguito fino a qui con tanta pazienza e dedizione.
    Il sondaggio è rimasto in bilico fino all’ultimo, per cui ho deciso di adottare una soluzione di compromesso che accontentasse un po’ tutti: il finale è sì aperto, ma ho dato una sorta di chiusura alle vicende di Jack. Non dico che il personaggio non sarà più presente, ma molto semplicemente la storia non seguirà più le sue vicende.
    Grazie ancora a tutti e al prossimo Incipit 😉

  2. Ciao,
    Peccato che ti sia lasciato scappare qualche errorino… il finale quindi rimane aperto?
    É una bella idea, anche ben sviluppata, ma forse hai scritto questo finale direttamente qui, senza rileggerlo attentamente.
    Nel complesso é un racconto interessante, spero che avrai voglia di scriverne il seguito. Se posso permettermi: ti consiglio di scrivere e rileggere, cambiando il supporto su cui scrivi e provando la lettura a voce alta, per individuare i punti critici e poco scorrevoli. Gli errori di battitura si risolvono annientando la fretta, che è sempre cattiva consigliera.
    A presto!

    • Keziarca ti ringrazio dei consigli. Purtroppo al momento non ho programmi di scrittura adeguati per poter rivedere correttamente il testo, anche se ammetto che un altro paio di riletture avrebbero eliminato una buona parte degli errori di battitura o legati alla distrazione. Ti prometto in ogni caso che la prossima parte sarà sicuramente più curata e che riprenderò la storia quando sarò in grado di portare un intervallo di pubblicazione ed una qualità più che consona alla piattaforma. tu nel frattempo continua a seguirmi 🙂

    • Grazie del consiglio Keziarca. Hai ragione, utilizzerò le virgolette, ma a partire dal prossimo incipit, dato che continuità terminerò questo con la quote.
      Il finale aperto effettivamente è una cosa a cui avevo pensato sin dal primo capitolo data la mole di informazioni e l’ampio respiro delle vicende.
      Spero che continuerai a seguirmi in ogni caso.

  3. Ciao Emanuele,
    Sono arrivata un po’ tardi, ma come si dice…
    mi,piace il tuo racconto, gli spunti che trovi per creare tensione ma anche divertimento. I tuoi personaggi sono ben strutturati, nonostante il limite dei caratteri a disposizione. Un unico appunto: ho notato piccoli errori di battitura o parole di troppo, forse perché scrivi direttamente i tuoi capitoli, se sparisco quelli é tutto perfetto.
    Aspetto il prossimo.

    • Ciao Red, e grazie come al solito del commento! 😉
      Mi fa piacere che tu mi segua ancora con tutto questo entusiasmo.
      Per quanto riguarda i dialoghi hai ragione. Mi sono ritrovato a dover aggiungere molte spiegazioni e i discorsi alla fine sono risultati confusi.
      Con scambi di battute fin troppo rapidi e interlocutori poco chiari.
      Faccio ammenda per i miei errori e ti ringrazio per il preziosissimo consiglio. 🙂

  4. Forse non era nelle tue intenzioni, ma ho trovato alcune parti del racconto esilaranti, soprattutto quelle che riguardano Dennis. Verso la metà del racconto invece, ritroviamo i toni del giallo. Chi è questa donna misteriosa e cosa c’è scritto nel foglietto? Ho deciso per Dennis, anche se non mi sembra l’opzione più probabile. Anche il tuo racconto si sta avviando verso il termine, vedrai che dall’ottavo in poi ti scivolerà via dalle mani.
    PS = grazie per il bel commento nel finale del mio 🙂 A presto!

  5. Non ci sono molti testi di fantascienza su The Incipit, quindi non hai praticamente rivali :-))). Capitolo denso di avvenimenti, la figura di questo John Smith è variabile e nello stesso tempo inafferrabile, il che aumenta il mistero e la curiosità. Molto bello il finale, con i commenti di Blue 1 e Purple 5 che mi hanno ricordato “Men in black”. Complimenti per l’originalità con cui stai portando avanti il progetto e per riuscire a tenere alta la suspence. Per quanto riguarda la scelta, sono andata sul pesante: preparano un attentato!

  6. Sembra sia rimasto solo io… comunque, visto che siamo al quarto capitolo, voto che non è lui ma un impostore. Magari è davvero lui l’artefice delle porte, magari è davvero John Smith, nome tanto comune da essere falso anche per il creatore di visori, ma non è lui il creatre di visori. Suo fratello gemello? Un clone? Qualcuno che è in grado di assumere la sua identità? Od i due sono d’accordo: l’uno crea i visori e l’altro si mostra in pubblico?
    Ok, lascio le domande in sospeso perché mi piace ipotizzare ^_^
    Sei grande.

    Ciao 🙂

  7. Vi chiedo scusa per la lunga attesa, ma ho avuto diversi problemi nelle ultime settimane. Comunque ecco a voi il nuovo capitolo. Dato che i sondaggi erano pari ho optato per la soluzione che per ora mi sembrava più adatta per lo sviluppo della trama. Mi raccomando, fatemi sapere che ne pensate! 😉

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