LA SOLITUDINE DELLE OSSA

Dove eravamo rimasti?

Parola d'ordine: RICORDI (60%)

LACRIME AMARE

Una man, dalle unghie laccate di un rosso intenso, ripulì lo specchio del bagno al piano superiore dalla spessa condensa formatasi dopo la doccia.

Laura analizzò il proprio riflesso: capelli a parte, non era poi così diversa dall’ omone ansioso al piano di sotto. Avevano lo stesso naso appuntito, le stesse labbra piccole dalla forma a cuore e gli stessi occhi color cielo.

Occhi che avevano visto tempi migliori, le venne da pensare mentre pettinava i lunghi capelli bagnati.

-Sbrigati o il tè diventa freddo!-, le gridò Michele dal piano di sotto.

In quel momento, le venne da immaginarselo affacciato alle scale con quel suo vecchio maglione a rombi rosso e blu, i capelli scuri a spazzola e dieci anni di meno: quando per lui diventare un poliziotto era ancora solo un sogno ed il padre un esempio da seguire.

-Arrivo!-, rispose, mentre si dirigeva verso la sua vecchia camera.

Attraversò il corridoio zeppo di vecchie foto, a piedi nudi avvolta in un asciugamano sbiadito, e per un attimo ebbe la sensazione di essere osservata: quel sogno l’aveva suggestionata più di quanto non credesse.

Entrò nella vecchia stanza congelata al tempo dei suoi quindici anni: vecchi poster e peluche regnavano indisturbati, l’anta della porta ammaccata a ricordarle vecchi dolori ed i mobili in ciliegio impolverati.

Aprì il grande trolley posto sul letto: indossò la prima biancheria intima che le capitò a tiro, dei vecchi jeans ed un maglione largo a righe. Frugò freneticamente fra gli abiti disordinati tirandone fuori un paio di pedalini dall’ improbabile tonalità rosa fluo e li infilò ai piedi. Poi, legò i capelli ancora umidi e si diresse al piano di sotto: solo un pacchetto di Marlboro in tasca e niente ciabatte.

Stare in casa a piedi nudi era sempre stato un suo vezzo, così come il fumo.

In cucina, ad attenderla, trovò suo fratello, il padre ed una tazza verde con il suo nome inciso su a lettere cubitali: l’uomo gliela porse e lei la afferrò titubante, mostrando un sorriso forzato.

Laura. Michele. Giorgio.

Tutti stringevano la tazza con il proprio nome fra le mani.

Tutti eccetto Ines: il suo corpo se ne stava a marcire nel cimitero di Coreto, sotto una lapide con l’effige di un lilium, mentre la sua tazza rossa se ne stava bellamente appesa per il manico sopra il luccicante lavello della cucina.

Dove mettere quelle tazze lo aveva scelto lei, lei gli aveva dato forma ad un corso di ceramica e, sempre lei, le aveva dipinte di quei colori sgargianti.

Laura si andò a sedere sul divano accanto alla porta e posò la tazza sul tavolino di fronte.

-Grazie per essere qui.-, esordì Giorgio, appollaiato su uno sgabello mentre si lisciava la barba nervoso.

Laura si accese una sigaretta fissandolo negli occhi.

Suo fratello la osservava sorseggiando tè seduto accanto al camino.

-So di non essere stato un buon padre. Volevo solo dirti che mi dispiace. Ti chiedo scusa.-, l’uomo volse lo sguardo a terra.

Mi dispiace.

Scusa.

A quelle parole la rabbia la assalì e, per un attimo, pensò di tirargli contro la tazza puntando a colpirlo su quel suo grasso faccione da avvinazzato. Poi, cercando di calmarsi, prese un sorso di tè ed una boccata di tabacco e catrame: niente da fare, la miccia era ormai accesa.

-Già, non sei stato un buon padre e non lo sei neanche ora. E poi “scusa”?! Tu non conosci neanche il significato di questa parola.-, sbottò.

Michele si voltò a fissarla con occhi severi: senza essersene resa conto era scattata in piedi e puntava il dito dritto verso il padre.

-Avrei dovuto farlo prima. So che avrei dovuto prendermi cura di te.-, disse l’uomo alzandosi in piedi cauto.

-Lo sapevi anche il giorno in cui sono andata via?! Eri steso sull’erba ubriaco come una spugna! Non riuscivi neanche ad alzarti.-, con sdegno buttò il mozzicone di sigaretta a terra.

-Ero a pezzi!-, disse Giorgio tentando di giustificarsi, muovendo un passo verso la figlia.

-Anche io lo ero! Eppure non mi hai aiutata! -, lacrime sgorgavano dai suoi occhi come un fiume in piena, -E quando ho provato ad aiutarti io?! Mi hai chiamato troia perché avevo buttato via tutti gli alcolici che avevamo in casa, ricordi? E quando ho provato a toglierti di mano le chiavi dell’auto perché eri troppo ubriaco per guidare?! Dopo un mese potevo ancora vedere i lividi. Io non dimentico! Eravamo una famiglia… una volta!-, iniziava a girarle la testa.

– Noi siamo una famiglia!-, intervenne Michele.

-Allora perché non mi ha mai chiamata? Perché mi ha lasciata sola?!-, urlò.

Aveva il viso paonazzo ed il fiato corto: le immagini iniziavano ad apparirle meno nitide.

-Laura!-, Michele le stava andando incontro: lo vedeva muoversi a rallenty.

 I rumori erano attutiti e le gambe fragili. Barcollò all’indietro: Giorgio fece in tempo ad afferrarla prima che perdesse completamente i sensi.

-Laura!-, una voce ovattata.

Una figura la osservava facendo capolino da dietro la cornice della porta.

-Laura!-, quasi biascicando.

La ragazza in lacrime del sogno aveva i capelli impastati di sangue e fango.

-Laura…-, bisbiglò.

Poi il buio.

Laura si sveglierà (o forse no)....

  • NEL VIALE DI CASA (13%)
    13
  • IN PRONTO SOCCORSO (20%)
    20
  • IN CAMERA SUA (67%)
    67

Voti totali: 15

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95 Commenti

  1. Ho scelto anch’io la camera, anche se ero tentata dal pronto soccorso che però avrebbe fatto perdere troppo tempo prezioso e tutto sommato non era utile alla storia. Bella l’immagine della tazza di Ines ormai inservibile che pendeva sul lavello. Ho trovato qualcosa di struggente e qualcosa di macabro. Un bel mix. A rileggerti.

  2. Ciao Norah, è la prima volta che ti leggo e spero di farlo ancora, fino all’ultimo capitolo.
    Apprezzo molto il tuo stile oltre che il lessico che utilizzi, potresti limitare un po’ l’uso degli aggettivi, nonostante ciò trovo che tu sappia sceglierli con cura, le tue descrizioni sono tutt’altro che banali.
    Al momento mi sembra che la situazione sia ancora piuttosto tranquilla, nonostante l’escalation nel confronto verbale con il padre, attendo il capitolo successivo.

  3. Ciao Norah,
    questo capitolo mi è piaciuto davvero molto, sia per la scrittura scorrevole, che per quei particolari che hanno arricchito delle scene molto palpitanti (l’asciugamano sbiadito, la tazza della madre, il corpo a marcire. ..un vero colpo nello stomaco quello…) …per il prossimo ho votato vialetto di casa. ..l’opzione più singolare 🙂
    Ciao, Cinzia

    Ps: ma che sono i pedalini? Calzini?

  4. In camera sua…
    Wow, capitolo stupendo: la tensione tra padre e figlia cresce; i ricordi si mescolano alla realtà, sconvolgendola completamente; i rimorsi e i rimpianti si rincorrono in una folle corsa… e tu sai usare molto bene la tecnica dello show don’t tell 😉
    L’unica cosa che modificherei è quel “inciso su” con “inciso sopra”, penso suoni meglio.
    Ciao 🙂

  5. Ciao a tutti voi che capiterete da queste parti!
    Nello scorso episodio avevano vinto i ricordi ma dato che molti di voi spingevano per il possibile litigio ho provato a non deludere nessuno.
    Buona lettura e, come sempre, fatemi sapere quali sono le vostre impressioni e se il capitolo vi è piaciuto (o anche no)! 😉

  6. Parto questo commento facendoti i miei più sinceri complimenti.

    Il testo è scritto veramente bene, sintassi, grammatica, figure poetiche (vivisezionare il telefono…. è bellissima quella frase)…mi piace veramente molto questa storia, seguo interessato all’evoluzione di questi testo. Per ora tutto è calmo però non voglio perdermi nulla 🙂

    Complimenti ancora

  7. Perdonami l’attesa, ero convinta di aver già commentato la tua storia, invece scorrendo la pagina mi rendo conto che non è così. Probabilmente ne ero convinta perchè l’avevo già letta. Mi riscatto subito: voto per i ricordi. Hanno sempre quel sapore vago di tristezza, e solitamente portano in due strade: armonia, per i bei momenti risvegliati dalla voce, oppure ai litigi, perchè spesso e volentieri i ricordi sono caratterizzati da rancori seppelliti e battaglie lasciate a metà, e sarebbero anche le altre due opzioni messe a disposizione. Quindi mi sento di stare nel mezzo scegliendo i ricordi. Detto questo, mi sono piaciuti moltissimo tutti e tre i capitoli, ed attendo con ansia il seguito 🙂

  8. Ciao Norah,
    io dico ricordi, in questo caso credo che saranno malinconicamente evocativi.
    Altro capitolo dalle descrizioni molto vivide: l’unico appunto che posso farti è l’uso del presente ad un certo punto della narrazione….a me stona sempre un pò il passaggio da un tempo ad un altro, sorry 😉
    Per il resto episodio coinvolgente e…grazie per la lezione di botanica 😉
    Condivido un pò l’osservazione di LittleRedOwl sul fatto che sia comprensibile che il padre abbia voluto abbattere una pianta legata ad un ricordo così doloroso.
    Comunque le dinamiche di questa famiglia sono ancora tutte da scoprire, e quindi…alla prossima!

    • Ciao Cinzia e grazie per essere tornata a trovarmi!
      Sul passaggio da un tempo all’altro devo darti ragione: non ero molto convinta neanche io di questa scelta ma ho voluto tentare. In ogni caso non accadrà più perché, come hai detto tu, stona!
      Questa faccenda dell’albero mi ucciderà, comunque giuro che ha una sua logica 😂

  9. Ciao Nora,
    Anche questo capitolo mi è piaciuto un sacco!
    Ho votato l’opzione “ricordi”, non ti nascondo che l’ho fatto anche nella speranza di saperne di più sulla madre di Laura, ma sono pronta a ogni risvolto che vorrai dare alla storia!
    A presto!

  10. Parola d’ordine… armonia! Il litigio, date le premesse, mi pare troppo scontato, i ricordi rallentano troppo il ritmo, almeno in questo stadio…
    Francamente la scelta del padre di abbattere l’albero a cui la moglie si è impiccata non mi pare proprio così folle. Voglio dire, mi pare comunque un simbolo sgradevole, qualcosa che difficilmente si potrebbe coltivare con amore. Non sono sicura che l’attaccamento che la nostra protagonista sembra provare per quella pianta non sia vagamente morboso…
    Sono curiosa di capire qualcosa di più delle logiche di questa famiglia.
    Ps. con che velocità cresce una pianta di limoni?

    • Il limone in questo caso a lei ricorda un momento felice in famiglia, mentre il padre, sopraffatto dall’alcol, lo demonizza: sono semplicemente diversi punti di vista. Proprio come identificare un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno!
      Comunque un albero di limone cresce 20 cm all’anno ed arriva a misurare anche 7 metri d’altezza (poi dipende dal tipo di limone: il mio quattrostagioni non arriva neanche a un metro e venti, ma è una sua caratteristica), solitamente vengono venduti già alti intorno al metro e mezzo per essere piantati in giardino. Se lo hanno piantato quando aveva cinque anni, ed in questo racconto la protagonista ne ha approssimativamente 28, quanto sarà alto il limone? Corso di giardinaggio gratuito!

  11. Ciao, direi a casa… Mi sembra il posto più naturale verso cui dirigersi.
    Non sono ben riuscita a raffigurarmi il posto in cui si svolge la storia, anche se le descrizioni sono indubbiamente ben fatte… Forse perché io stessa vivo in un paesino e mi viene automatico fare i confronti con la mia realtà e quella raccontata da te.
    L’ horror non è il mio genere prediletto, ma una storia ben scritta invoglia certamente alla lettura… Passerò ancora da queste parti! Alla prossima!

    • Ciao gufetto rosso, grazie per aver votato e commentato!
      Comunque il paesino ancora non lo abbiamo visto nei capitoli, stazione dei bus a parte, ma se ti sei persa fra le mie parole proverò a fare chiarezza: la storia si svolge in autobus per il primo capitolo, mentre per il secondo vediamo come scenario l’autogrill, di nuovo il bus ed infine si arriva alla stazione del paese. Mi dispiace se lo hai trovato confuso!
      Coreto ovviamente non esiste ma nei prossimi capitoli lo renderò il più vero possibile e vivendo in un piccolo paese anch’io credo di avere non pochi spunti per farlo 😄
      Alla prossima cara!

  12. Ciao Norah,
    mi fa piacere leggere un horror, mi piacciono gli horror, e trovo interessante il tuo titolo 🙂
    Ho apprezzato le tue descrizioni molto vivide e sono curiosa di sapere cosa ci riserverai…intanto dico casa..cosa c’è di meglio con un tempo da lupo, dopo un lungo viaggio e un incubo a occhi aperti?? A presto!!!

    • Ciao Cinzia e grazie per il voto, ma soprattutto grazie per aver commentato! Leggere le vostre idee e opinioni è motivante, sapere che il mio stile colpisce per le descrizioni lo è ancora di più😃
      L’opzione della casa momentaneamente vince su tutte, quindi non ti resta che attendere il prossimo capitolo per sapere se ci saranno altre apparizioni della nostra “amica”!
      A presto😄

  13. Dopo un simile viaggio, credo che Laura voglia solo andare a casa. Molto realistico il “rapporto” tra i due fratelli, punzecchiature a non finire ma un grande amore. Michele ha nominato la mamma parlando della macchina; c’è ancora? è morta? esiste anche un padre? E allora conosciamola questa famiglia.
    Ciao e a presto 🙂

  14. Bellissimo anche questo secondo capitolo. Descrivi in modo molto chiaro, mi piace molto il tuo stile. Sicuramente li dobbiamo conoscere meglio, però per me potrebbero passare dall’ufficio di Michele. Magari, mentre lui sale in ufficio, lei potrebbe rivedere la dolce ma terribile nonnetta dell’autobus 😉

  15. Rieccomi, NorahEmme. Ho votato per i fratelli, vorrei che rimanesse sull’autobus quindi niente autostop e la solitudine mi fa paura 😀 😀
    Proprio un bell’incipit: immagini vivide, rese molto bene, non hai aspettato una riga per entrare nel cuore dell’horror 😀
    Mi è piaciuto soprattutto il fatto che all’inizio hai descritto una situazione molto comune (almeno per i pendolari): la pioggia sui finestrini, la tappezzeria damascata (eh, sì, la conosco bene!), così che mi sono sentito in un ambiente familiare. A questo punto, l’orrore!
    Bello!
    Ciao, ti auguro un sacco di ottimi giorni

    • Ciao Erri, è davvero un piacere accoglierti fra i lettori del mio umile racconto!
      Ti ringrazio per aver votato, per il complimento e per aver apprezzato le descrizioni di questo primo “orrido” capitolo: facendo anche io parte del clan dei pendolari, non potevo fare a meno di descrivere la noiosa routine del viaggio e la lieve nostalgia che si ha per casa 😀
      Spero davvero di poterti sorprendere anche con il prossimo capitolo!
      A presto ed auguro un sacco di ottimi giorni anche a te! 😀

    • Ciao Danio,
      dopo aver letto la tua storia mi sento onorata di questo commento!
      Grazie per aver votato e soprattutto mi fa davvero piacere leggere la tua opinione su un personaggio che spero di caratterizzare al meglio: per ora non posso sbilanciarmi nè fare troppe promesse ma spero di non deluderti! 😉
      Alla prossima 😀

    • Ciao Basilissa,
      grazie per aver votato e grazie le belle parole! Leggere commenti come il tuo mi rende davvero felice anche se credo di avere ancora tanto da imparare: molte cose le ho capite solo grazie a questo sito, alle persone meravigliose e piene di fantasia che lo popolano, alle storie altrui e, soprattutto, alle critiche e penso di poter dare ancora di più col tempo!
      Tornando alla storia, di scheletri ne vedremo non pochi…fuori e dentro gli armadi! Spero di non deluderti…
      Alla prossima! 😀

    • Ciao Befana (spero non risulti come un’offesa XD)!
      Grazie per aver votato, comunque capisco che possa essere un inizio un po’ movimentato ma è solo il primo capitolo di una storia e non di un’antologia…
      Momentaneamente due opzioni sono alla pari quindi aspetterò ancora un po’ prima di scrivere il secondo capitolo 😀

  16. Impazzisco sempre per il tuo stile descrittivo, gli odori, i suoni, i colori, prendono tutti forma concreta nella mia mente. Mi incuriosisce la storia, perché laura sta facendo ritorno al suo paese? La signora anziana è stata davvero un brutto sogno? Ho votato fratelli.
    Spero di leggere subito un altro capitolo, a presto!

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