Il risveglio del signor Morrazzi

Il risveglio

Si svegliò con la consapevolezza di essere un personaggio. Non aveva idea di che tipo di storia fosse la sua, a quale genere appartenesse e se lui ne fosse il protagonista o una semplice comparsa: la sua era una certezza priva di prove effettive, una sensazione certo, ma di quelle dalle quali è difficile sbarazzarsi.
E dire che giusto il giorno precedente il signor Morrazzi era ben convinto di essere una persona in carne ed ossa: un impiegato bancario per la precisione. Ne era stato certo per tutta la sua vita, fino al rientro a casa da lavoro della sera prima; ne era ancora sicuro quando sua moglie, la signora Morrazzi, gli aveva servito il suo solito piatto di minestra in brodo per cena e non ne aveva dubitato nel momento in cui aveva posato la testa sul cuscino, prima di addormentarsi.
Eppure eccolo lì! Se ne stava seduto sul bordo del letto, indeciso sul da farsi: avrebbe potuto fingere che tutto andasse bene, andare a lavoro come ogni giorno, dispensando parole gentili e sorrisi a vicini e colleghi ed attendere la sera per affrontare il problema ma d’altronde con chi avrebbe potuto parlarne? Con sua moglie? Figuriamoci! Lo avrebbe preso per un pazzo!
D’un tratto si rese conto che se lui era un personaggio, allora forse, anzi con ogni probabilità, tutti quelli che conosceva lo erano: chissà se altri lo sapevano già e tacevano disperati.

E restava immobile, indeciso se la sua prossima mossa sarebbe stata veramente sua: che decidesse di indossare le pantofole e scendere per fare colazione o al contrario di tornare sotto le coperte come poteva pensare che quella fosse veramente una sua scelta? Era ormai ovvio che era qualcun altro a guidare il suo corpo e subdolamente a influenzare la sua vita, muovendolo a suo piacimento alla stregua di un burattino.
Ma se era questa entità malefica a guidarlo, era logico pensare che fosse lui stesso a decidere persino cosa fargli pensare! Aveva quindi deciso volontariamente di renderlo conscio della sua situazione?
Forse in quel preciso momento il perfido Autore (che lui preferiva immaginare come un distinto uomo sulla sessantina, seduto alla scrivania a battere a macchina, nonostante qualcosa nel suo subconscio lo portasse a non escludere che potesse trattarsi di un ragazzino brufoloso che armeggiava con una app di scrittura sul suo smartphone durante l’ora di matematica) stava scrivendo proprio ciò che lui stava pensando, portandolo a pensare che ogni pensiero pensato dalla sua mente pensosa non fosse altro che il pensiero di qualcun altro, impostogli subdolamente dal vincolo della parola scritta.
Sua moglie lo chiamò con aria preoccupata: era comprensibile, poverina! Che poteva saperne lei di quello che stava accadendo dentro di lui? Tutto quello che lei sapeva era che suo marito era una persona mattiniera e sempre puntuale e che ora, alle sei e quarantacinque del mattino, se ne stava ancora in camera da letto, mentre la tazza di tè in cucina si stava raffreddando.
Stancamente Morrazzi, che di nome faceva Gino, scese dal letto, infilò le sue morbide ciabatte azzurre col disegno di un orsacchiotto e di una papera abbracciati e si avviò verso il piano di sotto. Mentre passava dalla finestra gettò un’occhiata fuori, verso la casa dei vicini, e si chiese se ci fosse realmente qualcuno là dentro. Se il mondo fuori dalla sua testa esistesse veramente o se venisse ricreato ogni volta secondo necessità quando Autore ne aveva bisogno.
Se fosse uscito di casa in quel momento, così com’era, in pigiama e pantofole, e fosse andato a bussare alla casa dei vicini, era certo che qualcuno avrebbe aperto la porta. Non importava quanto veloce avrebbe corso: non avrebbe potuto cogliere Autore in fallo.
Quello che si chiedeva era però se in quel preciso istante, mentre lui entrava in cucina per fare colazione, effettivamente ci fosse qualcuno in quella casa. Anzi, se ci fosse veramente una casa fuori dalla finestra o se fosse comparsa solo nel momento in cui aveva deciso di guardarla.
L’unica cosa che sapeva era che in quel preciso istante Autore stava scrivendo di lui. Non poteva essere altrimenti, dato che lui stava agendo e pensando. Che Autore fosse in grado di gestire e scrivere contemporaneamente le azioni di tutte le persone che conosceva lo riteneva fuori da ogni possibilità. A meno che il suo non fosse, Dio ce ne voglia, una sorta di racconto di gruppo, scritto a più mani!
Ma d’altronde cosa poteva saperne lui di Autore? Poteva realmente sapere come era fatto? Se aveva due occhi, un naso e una bocca come lui o se piuttosto non fosse un essere a dieci teste e ventotto braccia e dalla pelle violacea? Difficile dirlo, ma in fondo, valutò, quella di un’entità che scrive e decide il destino di tutti non è un’immagine poi così diversa da quella del Dio cristiano.
Era quindi quella la sensazione con la quale si era svegliato? Era solo la certezza di essere parte di un creato voluto da un essere superiore e ineffabile?
No, concluse, niente di tutto questo! Lui era proprio il personaggio di una storia!

Come deciderà di risolvere il problema il signor Morrazzi?

  • Fingerà che vada tutto bene e andrà a lavoro (50%)
    50
  • Cercherà un modo di comunicare con Autore (38%)
    38
  • Proverà a parlarne con la moglie (13%)
    13
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40 Commenti

  1. Ciao Michael,
    Bello anche questo capitolo. La faccenda diventa più intricata di quello che mi sarei immaginata, ma proprio per questo il racconto diventa più intrigante.
    Per adesso il personaggio di crimì mi sta simpatico spero sia degno di fiducia🙂
    Sono molto curiosa di conoscere l’autore di tutti questi personaggi.
    Buona giornata

    • Grazie mille 🙂
      Devo dirti la verità: la storia si sta evolvendo in modo molto diverso da quello che io stesso mi sarei aspettato quando ho iniziato a scrivere il primo capitolo e questo lo devo anche all’interazione coi lettori che solo una piattaforma come “The Incipit” riesce a dare.
      Prova ne è il fatto che ho deciso di passare dal genere comico a quello dell’avventura, molto più affine al tipo di racconto che sta pian piano nascendo.
      Ora ho un’idea molto chiara di dove vorrei andare a parare (in generale non mi piace scrivere a braccio, senza sapere dove sto andando) ma sono curioso io stesso di scoprire se la strada rimarrà questa o se i voti e i consigli che riceverò nei commenti mi porteranno a sviluppare altre vie 🙂

  2. Ciao Michael, quindi quando un Autore non scrive più i mondi vengono “resettati” ma i personaggi rimangono e devono cercarsi una nuova casa? Se ho capito bene però mi rimane un dubbio: il nuovo mondo narrativo che cercano deve essere scritto da qualcun altro, ma come possono dei personaggi inventati da un diverso autore inserirsi nella storia di un altro senza che questo li abbia inventati? È una domanda un po’ cervellotica… non so come mi sia venuta 😅
    Comunque bel capitolo, interessante il personaggio del bambino, ritengo ci si possa fidare di lui e quindi voto l’opzione a suo favore… a presto!

  3. Ciao! Solitamente non faccio questo genere di cose perchè credo che l’arte sia libera e che ognuno sia libero di esprimersi come vuole… solo che, leggendo i capitoli finora pubblicati e, soprattutto, la trama del racconto ho notato grandissime somiglianze con un mio racconto (pubblicato quasi un anno fa proprio qui – http://www.theincipit.com/2014/12/vitamorte-e-miracoli-di-nitto-bezzi-federico-bronzo-giunta/10/). Ovviamente si tratta di due storie completamente diverse, da quanto ho capito… solo che prendono le mosse dallo stesso concetto.

    • Ciao Federico,
      mi spiace per l’inconveniente ma ti assicuro che non conoscevo la tua storia.
      Mi piacerebbe leggerla, ma attenderò la fine della scrittura di questa, in modo da evitare ogni possibile somiglianza.
      Ho un’idea ben precisa di dove la mia storia andrà a parare (chiaramente la direzione dipenderà anche dai voti dei lettori) per cui manterrò la mia rotta che inizierà ad essere chiara già dal prossimo capitolo,
      A presto.

  4. Il nocciolo della storia mi sembra molto interessante, ci tieni sospesi fra il flusso di coscienza e un terzo punto di vista, quello del lettore che in fondo siamo.
    Due riferimenti, sparsi, che mi sono venuti in mente e che possono magari ispirarti: le riflessioni cartesiane nella sua camera da letto sul cogito e sul Dio malvagio; the Truman show, con il personaggio che acquista consapevolezza del suo essere tale.
    Fagli rompere la quarta parete sul finale e….in bocca al lupo: ti seguo ! 🙂

    • Grazie per il tuo commento pieno di spunti interessanti.
      Il mio obiettivo attraverso questa storia e il cortocircuito narrativo che è alla sua base è in fondo anche quello di riflettere sui meccanismi della narrazione e al contempo su quelli della costruzione dell”identità. Cos’è che ci rende ciò che siamo? È più la nostra immagine a determinarci attraverso il modo in cui gli altri ci percepiscono o forse sono i nostri istinti interiori? E che succede quando quegli istinti a volte repressi fino al limite dell’inconscio si liberano improvvisamente?

  5. Ciao Michael
    Ho letto ora i tre episodi. La storia sembra interessante.
    Questo Gino/personaggio è certamente tutto da scoprire. Tu lo descrivi come uno dal fisico gracile, rispettato per la sua grande intelligenza ma, le sue “ciabatte azzurre col disegno di un orsacchiotto e di una papera abbracciati” molto alla Mr Bean, mi hanno fatto pensare ad un tipo decisamente un po’ bizzarro 😊
    Perciò non escludo che siano altrettanto curiose le sue mosse future.
    Un personaggio della sua storia lo sta seguendo…

  6. Ciao Michael,
    in una sola parola… bellissimo.
    Mi piace tantissimo come scrivi e soprattutto mi piacciono i termini che usi. Il terzo capitolo ha un inizio stupendo questa immagine della foglia che volteggia sospinta dal vento è molto realistica.
    Ti faccio i miei complimenti anche per le descrizioni che sono molto belle e realistiche anche se il mondo di cui parli non è reale. Ho votato per il sopravvissuto di un nuovo mondo narrativo.
    A presto

  7. Ciao Micheal,
    Praticamente si sta rendendo conto di essere in una sorta di Truman Show letterario! Povero Gino! oppure fortunato lui?! Chissà 🙂
    Interessante, diciamo che Autore è in stallo e il nostro protagonista ha capito che può “vivere” da sè nel mentre!
    Ben fatto 🙂

    Alla prossima, ciao!

    • Grazie per la fiducia 🙂
      Il secondo capitolo della storia è quasi pronto. La cosa bella e al contempo la difficoltà dello scrivere su “The Incipit” è quello di trovare la giusta via di mezzo tra l’idea iniziale su come dovrebbe andare la storia, le decisioni dei lettori e le intuizioni che ti balenano in testa proprio grazie ai voti.
      Sono curioso anch’io di scoprire il proseguo della storia 🙂

      • Effettivamente è stato un problema scegliere il genere nel quale far rientrare questo racconto e non sono certo di aver fatto la scelta giusta: l’idea di inserirlo nella sezione humor è dovuta al fatto che mancava per ovvie ragioni una categoria specificamente dedicata al racconto paradossale e al non-sense e volevo dare risalto a questo aspetto piuttosto che ad altri.
        La mia ragazza, leggendolo dopo la pubblicazione, ha detto che l’idea le ricorda certi racconti di Calvino e, per quanto inconsciamente, col senno di poi ci vedo anch’io una qualche influenza da certi racconti delle “Cosmicomiche” o di “Ti con zero”.
        Non ti nascondo però che la mia prima scelta tra le opzioni date era stata fantascienza, subito cambiata perché associo quel genere più ad autori come Dick e al suo tipo di racconto rispetto ad esempio a Douglas Adams.

  8. Fingerà che va tutto bene, magari per prendere tempo e cercare di trovare il modo di cogliere autore in fallo.
    Il quesito affascina da quando l’uomo riflette su se stesso: e se fossi solo la creazione mentale di qualcun altro? La mia realtà esiste o è finzione? Per di più prometti che seguendo Morrazzi e le sue tribolazioni si ride, io seguo.
    L’unico consiglio che mi sorge spontaneo è di andare un po’ più spesso a capo.
    Ciao