La marionetta Jolly O’ Guinn

La sala giochi di Castlemaine

GAME OVER

«Argh…maledetto affare!»

Sferrò un calcio al macchinario. Il gioco rimase impassibile, con una beffarda aria di sfida. Possibile che non vincesse mai?! Quell’insolito ragazzo aveva provato così tante volte ad afferrare uno dei pupazzi col braccio meccanico. Non c’era mai riuscito. Il diabolico affare doveva detestarlo. 

Peter Murphy era un giovane volenteroso. Lavorava alla Jolly, la sala giochi di Castlemaine. Il suo era un ruolo di estrema importanza, lo dimostrava lo straccio maleodorante che gli avevano affidato già dal primo giorno. Una grossa responsabilità. 

Gli puntò un dito contro.

«Ti avverto. Mi prenderò ciò che mi spetta!» un altro calcio. Si fece male e prese a urlare, gesticolando come un folle «Maledetto aggeggio infernale! Possano i tuoi pupazzi marcire, diventare diavoli dell’inferno!»

Si fermò.

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.  

Peter Murphy era un giovane volenteroso. Aveva lasciato Dublino perché …uff…troppo da fare. Castlemaine era il posto per lui: poche persone e poco lavoro.

L’insolito ragazzo era una vecchia conoscenza della Jolly. Lo si attendeva con affetto come si attendono le sanguisughe di palude al primo tuffo dell’anno. A fine giornata Mr. Onion, il rispettabile proprietario, lo accompagnava all’uscita a bastonate. I clienti erano importanti: li si trattava coi guanti, nessuno lo negasse. Guanti che brandivano un bastone. Ma quella sera Mr. Onion non si era fatto vedere. La sala era deserta, come immersa in un sogno.

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.

Gli venne un’idea.

Alla Jolly, Peter bighellonava coi clienti. Se trovava una moneta (capitava spesso, i giochi restituivano qualche soldo di tanto in tanto), si faceva predire il futuro dalla veggente artificiale che osservava dalla sua teca. La vita gli sorrideva, a sentire quella melodiosa voce meccanica.

«Eh eh…» una sfregata di mani e l’insolito ragazzo passò all’azione. Il gioco era davvero grosso, come i pupazzi che ospitava. Un essere umano ci sarebbe stato all’interno senza troppi problemi. Sì, l’idea era geniale.

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.

L’insolito ragazzo si avvicinò allo sportello. Tirò. Uno spiraglio. Rise entusiasta. Tirò più forte, la lingua che fuoriusciva nello sforzo, gli occhi spiritati. 

A Peter bastava accarezzare qualcosa, quando se ne ricordava, col suo straccio umido e lo stipendio era bell’e guadagnato. Aveva sempre molto da fare. 

CLACK! Lo sportello si aprì ed entrare fu facile. Bastò infilare le braccia nello spiraglio, spingervi dentro la testa, sopportare quella pressione sul cranio (non si sfonderà per così poco!), inarcare la spina dorsale, ricordando che una posizione troppo innaturale avrebbe potuto…e poi, sì, poi il peggio era già passato. Poi era dentro.

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.  

La Jolly non era una sala giochi comune. La gente accorreva fin dall’altro lato della strada per farvi visita e nel fine settimana si contavano tra i tre e i cinque clienti. Sei, se la giornata era buona. 

«Ecco.» bofonchiò l’insolito ragazzo sollevando una melanzana peluche. Ne era valsa la pena.

Fece per uscire.

Lo sportello si era richiuso.

L’insolito ragazzo lo tempestò di calci, lanciando urla animalesche. Voleva uscire, e che diamine! Niente da fare. Era prigioniero.

«Maledetto!»

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.

Arrivava qualcuno. L’insolito ragazzo si nascose tra i pupazzi, fingendosi uno di loro.  

Certo, Mr. Onion poteva non essere il migliore dei capi. Qualche volta pretendeva addirittura che Peter lavorasse. Ma per fortuna non lo si vedeva in giro spesso. 

L’insolito ragazzo passò la notte tra i pupazzi e, al mattino, si ridestò nella morbidezza dei peluche. Voleva alzarsi, davvero, ma la rigidità del busto non gli concesse movimento. Braccia e gambe giacevano in angolature contro natura. Gli occhi fissi nel vuoto. L’imbottitura che si era sostituita al suo stomaco si contorse nel terrore. Mr. Onion andrà su tutte le furie!

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.

Quel giorno Peter Murphy si recò al lavoro con la solita calma. Fu con la solita calma che recuperò il vecchio lurido straccio e, con la solita calma, lo passò sui giochi. Iniziò dalla veggente artificiale che osservava dalla sua teca.

(Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere…*)

Un ricordo del liceo.

Sorrise, spalmando con lo straccio macchie di grasso sul vetro.

Ecco una moneta!

La raccolse, pronto a consegnarla alla veggente. Un presentimento lo fermò. No. Avrebbe speso quell’euro per qualcosa di importante. Perciò si avvicinò al gioco dei pupazzi. Infilò la moneta e il braccio meccanico prese vita. Le dita scheletriche oscillavano.

START

Il braccio si abbassò. Peter trattenne il fiato. Il freddo artiglio si chiuse e si sollevò di nuovo. Si tirava dietro qualcosa. Un pupazzo delle dimensioni di un piccolo uomo.

«Bingo!» esclamò Peter.

La veggente artificiale osservava dalla sua teca.

* The Waste Land, T.S. Eliot

Peter verrà avvicinato da un gruppo di loschi tizi...che arrivano da quale Paese?

  • Francia (15%)
    15
  • Germania (23%)
    23
  • Russia (62%)
    62
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

201 Commenti

  1. ERIKAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!! Che bello rivederti scrivere! 😀 Ero preoccupato sai? Ero persino tentato di contattarti su Facebook per sapere se andava tutto bene. Immagino che, come direbbe Jack Sparrow: “Complicazioni sono sopraggiunte, ma superate”.
    Nonostante la lunga assenza mi ricordavo ancora tutti i dettagli della trama, merito dei tuoi personaggi indimenticabili e del tuo sarcasmo davvero incisivo.
    Per quanto riguarda il binomio mammiferi-fiammiferi… Una volta uno, proprietario di una ditta che produce cartongesso, mi chiese di procurargli delle penne di cartone come gadget da regalare ai clienti. Quando gli chiesi “Come mai proprio di cartone?”, lui mi rispose: “Eh… cartongesso, cartone….”. Ormai non mi stupisco più di niente.
    Ripeto: sono davvero contento di leggerti di nuovo. Ero davvero curioso di sapere come finiva il tuo racconto.
    Ciao Erika, a presto! 😀

  2. Il grottesco non abbandona mai il racconto, ma questo episodio lo definirei soprattutto divertente. Lo stereotipo del viaggio low cost portato all’estremo.
    Tuttavia vedo come un blocco nella cattiveria di Jolly, sembra che non sbocci mai veramente. Spero quindi in un finale sconvolgente 🙂

    Voto: Collezionista di…marionette chiaramente ahah A presto!

  3. Ciao Erika,
    buffa la trovata della compagnia aerea, mi ha ricordato un po’ quel film di Villaggio dove parte per una vacanza salendo su un aereo tutto scarcassato (che devono anche spingere per far partire).
    L’unica cosa che ho trovato strana è: un posto per una marionetta?!?!?
    Meno male che in extremis hai salvato il bambino 🙂
    Secondo me Samantha Greenwood colleziona cose con le sue iniziali: piccolissime che iniziano per S, e grandissime che iniziano per G.
    Buona serata!

  4. Ahahah!
    Una volto ho avuto un dialogo simile a questo con degli amici, ma si parlava di sirene e kraken…non è finito molto bene.
    Bambino, mi mancano i bambini (dell’orfanotrofio) a terorizzarmi.
    In ammurica quindi eh? Ho paura della nipote della Pennyfly, avrà sicuramemte qualcosa di molto, molto strano
    Alla prossima Erika

  5. Ciao, ho letto gli episodi e li ho trovati ben scritti e con una vena ironica che alleggerisce l’ansia del genere horror. Io solitamente non amo le storie frenetiche, la tua lo è perché scritta con periodi molto brevi, ma sono arrivata sino alla fine e ciò significa che ho gradito.
    Ho votato bambino, a caso 🙂

  6. Ciao Erika,
    bello questo capitolo, mi è proprio piaciuto!
    Mi piacciono molto quelle osservazioni ironiche che lasci qua e là lungo il cammino come mollichine di pane, e che sai alternare così bene a momenti inquietanti come il finale di questo episodio.
    Da mamma mi sento un po’ disturbata dalla sofferenza dei bambini, perciò voto un/un’adolescente.
    Saluti,
    Cinzia

  7. “… lavorare troppo senza mai divertirsi lo avrebbe reso una persona cattiva…”
    Ho visto in un cartoon qualcosa di simile: c’era Homer in un hotel isolato tra le montagne, privato di televisione e birra. Incideva tutta la stanza di un’unica frase:
    “No TV and no beer make Homer go CRAZY”
    Chissà se c’è qualche riferimento che mi sfugge.
    Bello come fondi la vena horror a quella ironica. Oddio, l’horror è ancora appena accennato, ma per gustare le lasagne devi prima prepararle, no? 🙂
    Opzione più strana: con gioia.
    Ciao a presto

  8. Ciao!
    Racconto molto coinvolgente, sia per la storia in se che per lo stile con cui è raccontata. Complimenti!
    Voto con gioia, per la prospettiva del viaggio. Anche se “conoscendo” la Pennyfly non credo se ne accorgerebbe.

    Inoltre, so che potrebbe sembrare insensato, ma il racconto mi fa venire in mente gli Street Sharks xD Forse a causa della metamorfosi indesiderata. Dev’essere terribile ritrovarsi trasformati in “qualcos’altro”.

    • Grazie, Christian! Attendevo con ansia il tuo commento, non avrei MAI pubblicato un nuovo capitolo prima di riceverlo… 😉 Sei stato l’unico ad aver colto il riferimento a Shining e la cosa non mi stupisce per niente! Sto lasciando a ruota libera la fantasia per scrivere questo racconto e, come già detto varie volte, mi diverto un mondo a scriverlo. Molti personaggi, come Vladimir, Anton e la Pennyfly sono ispirati a gente buffa che mi è capitato di vedere diverse volte in metropolitana (e che ora, quando rivedo, chiamo nella mia mente con questi nomi), Jolly è ispirato alla marionetta dei piccoli brividi, il nuovo Peter a una persona malvagia che ho avuto la sfortuna di conoscere. L’ironia penso farà sempre parte della mia scrittura (se ricordi saltava fuori anche nei Bambini di Schweigendorf). Grazie ancora…al prossimo! 😀

  9. Ciao Erika,
    avevo già letto con piacere il tuo “I bambini di Schweigendorf” (ti ho anche lasciato un commento postumo….), e ti ritrovo in questa storia “humorror”….accidenti che cambiamento il protagonista, adesso è davvero inquietante (oltre che kattivo…lo preferivo decisamente prima!)
    Mi piace il tuo stile e la storia si fa leggere molto volentieri, perciò ho votato e aspetto con ansia il prossimo capitolo 🙂
    ps: io dico che la Pennyfly non ci farà neanche caso…come potrebbe una che ha un’intera stanza per i liquori?!?!?

  10. Lo sai che ci tengo alla nostra salute…intanto vomita verde 🙂 decisamente tutto sbagliato cone sempre.
    Voto per l’indifferenza, figurati se la vecchia se ne accorge ahahahah.
    Molto cattivo Peter, forse il povero Tim non se lo meritava…ma mi fa paura e quindi se l’è meritato un pò 😉

  11. Ciao, ho da poco letto tutti i capitoli di fila. Scrivi in un modo molto particolare che mi piace. Il finale di quest’ ultimo capitolo poi è veramente inquietante! Per quanto riguarda il 5° capitolo voto per la morte di Timothy.

    PS: mi sono iscritto solo da ieri, se hai tempo e voglia di darmi una tua opinione sul mio racconto mi farebbe piacere, a presto!

  12. Ciao! Finalmente ho trovato un po’ di tempo per leggere un tuo racconto, prima di continuare il mio 😀

    Devo dire che scrivi benissimo, ho letto 5 capitoli d’un fiato e non me ne sono neanche reso conto. Ammetto però che il primo episodio mi è risultato un po’ pesante da leggere, forse perché era troppo “spezzettato”, ma nonostante ciò ha reso bene l’effetto.

    Diciamo che fino ad ora più che horror è stato un po’ comico. La parte che più di tutte mi ha stupito è stata quella in cui Peter ha aggredito il ladro tutto d’un tratto, spinto da Jolly. La parte in cui Mrs Pennyfly racconta della morte del marito invece mi ha steso, ho immaginato la scena ed ho riso tantissimo. Interessante il finale di quest’ultimo capitolo, adesso che hai dato la svolta horror sono curioso di sapere come continuerà! Ho votato per il maggiordomo, seguo e attendo il prossimo episodio! 😀

  13. Ciao dottoressa Erika,
    magnifica come sempre 😀 la conclusione di questo capitolo è un pugno allo stomaco. Sei riuscita a inserire dell’umorismo slapstick nel tuo racconto… 92 minuti di applausi!
    Sono rimasto inquietato da una cosa in particolare: gli innaffiatoi. Gli innaffiatoi sono senza dubbio tra le cose più terrificanti che esistano… Anche gli scolapasta fanno paura. In ordine metterei innaffiatoi, cavalli e scolapasta. Anzi, gli scolapasta prima dei cavalli.
    Se poi un cavallo usasse un innaffiatoio come scolapasta allora morirei d’infarto sul posto. Che morte orribile.
    Bravissima. A presto 😀

    • Ciao, Christian. Ti aspettavo! 🙂 Spero di essere riuscita a darti la svolta horror che tanto aspettavi. Pensi ancora che abbia sbagliato genere? Forse no. O forse sì, e in questo caso dovrò impegnarmi al massimo affinché tu non riesca più a chiudere occhio e a entrare in una stanza buia. Ci sarà da divertirsi, sai, in questo momento sto leggendo “IT” e, dopo un passaggio particolarmente spaventoso, mi sono soffermata a riflettere su cosa creasse la vera paura e…l’ho capito. 🙂 Buona lettura e… lo vuoi un palloncino? Galleggiano tutti, Christian. E se vieni con me, galleggerai anche tu! 😉

    • Ho sognato di rimanere intrappolata in un gioco per prendere i pupazzi e di trasformarmi in uno di loro. Tutto qui. Il resto l’ho costruito sopra. Confesso di essere stata un po’ brilla mentre mettevo giù il secondo capitolo (quando compaiono i russi) e forse anche mentre scrivevo il terzo. Penso. Nasce quasi tutto dalla mia fantasia, comunque, e da tanta voglia di divertirsi scrivendo. 🙂 Ti ringrazio!

  14. Timothy
    Meno male che il marito, alla fine, è morto, cominciavo a pensare che l’avesse dovuto sparare, per finirlo! 😀
    La svolta horror, se non ho capito male.
    Su ‘può evitare quella parola…’ : ho capito che hai fatto una battuta, ma… non ho ben capito la battuta. Dalla risposta di Timothy direi che deve evitare la parola ‘gioia’, o almeno, così farebbe ridere. Ma perché evitarla? All’inizio avevo capito che dovesse evitare ‘Pennyfly’, l’ho pure cercato all’indietro senza trovarlo, e in ogni caso il ‘grazie gioia’ così non avrebbe senso.
    Divertente.
    Ciao!

    • Ciao! Quella battuta fa riferimento a una frase ricorrente di Anton, uno dei russi. “Guinn suo nuome di giuoia”, “lui non parla mai, lui uomo di giuoia!”, “Dorian Gray, opera di giuoia!” e forse qualche altra che ora non ricordo…è una parola che lo distingue, infatti la usa anche quando non ha alcun senso. Soprattutto quando non ha alcun senso. Lì, purtroppo ho dovuto tagliare un pezzo, in realtà Tim ha un debole per Peter, quindi forse è meno chiaro. Grazie per aver letto e commentato! 🙂

    • Il motivo è molto semplice. Se ci fai caso “innaffiatoi” fa rima con “avvoltoi” e, guarda un po’, entrambi hanno un collo lungo. Sarà un caso? Io non credo. Ci sarà una qualche associazione di cervelloni giapponesi a complottare sull’influenza degli innaffiatoi colorati sulla psiche umana. Altro che toni binaurali e videogiochi! Oh, ora sto pensando a Jolly mezzo ammuffito (più simile a Slappy di quanto speri) che balla sul tema di Lavandonia. 🙂 Brividi.

    • Sarebbe sicuramente stato un vizio più allegro, e ti dico che nella versione originale (nella mia mente) Frank Pennyfly passava a miglior vita in cucina, dopo aver provato a cucinare un’omelette al prosciutto per l’immensa moglie esigente. Anziché rotolarsi nel brandy si sarebbe rotolato nell’olio bollente, quando la moglie arriva e lo infilza con forchetta e coltello. Grazie per essere passato, magari stavolta l’avrai vinta.

  15. Non c’è niente da fare: adoro questo racconto! 😀
    Complimenti per i tempi comici. Sembra strano da dire per un racconto scritto, ma il botta e risposta di alcune scene, e le pause esplicitate di altre mi hanno fatto morire.
    Due cose che mi lasciano perplesso.
    La prima: Jolly fin’ora è quasi sempre stato in secondo piano. Nei prossimi capitoli sono sicuro che sarà più presente ma ho voluto farti sapere comunque come la penso 🙂
    La seconda: quando arriveremo ai risvolti horror? Miscelare horror e umorismo sicuramente non è facile… Fin’ora il tuo racconto è stato eccezionale sul piano comico, mi aspetto qualche dettaglio inquietante più avanti.
    Complimenti per la caratterizzazione dei personaggi: ognuno ha la sua voce e il suo stile. Ho adorato anche il mostro assemblato a caso.
    Ciao Erika, ci sentiamo presto! Ci vediamo mercoledì alla solita ora per la seduta settimanale del piccolo Timmy 😀

    • Ciao, Christian. Purtroppo una cosa che trovo veramente difficile e rendere Jolly un vero protagonista. Essendo (per la maggior parte del tempo) un oggetto inanimato, ogni volta che si sposta devo farlo muovere da qualcuno e quindi, per forza di cose, l’azione è trasferita a Peter. Però nella trama dei prossimi capitoli succederà qualcosa di veramente importante alla marionetta. Voglio continuare su questo paradosso: Jolly è la marionetta e Peter è il marionettista, ma è Peter a farsi guidare da Jolly. Da ora la storia prenderà un risvolto più dark, anche se la comicità (almeno nel prossimo) rimarrà. Posso solo confessare una piccola cosa: “Il ritratto di Dorian Gray” e “Frankenstein” NON sono opere scelte a caso! 😉 Non dico altro…ciao ciao!

  16. Cibo, il vizio più piacevole per chi le sta intorno.
    Bel capitolo, molto fantasioso. Quando hai scritto 300 euro ho pensato ‘è un refuso!’ perché per qualche motivo ero convinto che il racconto fosse ambientato nel passato. Poi ho ricordato la sala giochi, ovviamente, e mi sono dato del demente. Però è proprio l’atmosfera onirica che strappa la storia al presente per proiettarla in una realtà parallela. Sai chi mi ricorda questo stile? Neil Gaiman. Conosci? Penso di sì. Diciamo più Coraline che American Gods o Nessun Dove. A proposito, umorismo molto carino e dosato bene.

    Ciao a presto

  17. Ciao Erika, stupendo anche questo capitolo. Fa ridere l’immagine delle opere teatrali reinventate dai russi. Sei stata bravissima nell’introdurre la vedova prima che il protagonista la incontri dal vivo. Ho votato per alcol. Infatti immagino la scena di una vedova dal buon cuore ma irascibile a causa di questo vizio, così il povero Peter, scappato dai russi, si troverà in altri guai (anche se mi fa pena sinceramente). A presto

  18. Ciao Erika, bravissima, mi piace sempre di più questo racconto! (I russi meriterebbero qualche premio per le loro opere 🙂 )
    Hai introdotto bene l’opzione della donna ricca e non immagino cosa aspetti il povero Peter… anche perché voto alcol 😀

    Ho riconosciuto il King tra la folla 😉

    • Ciao Gabriele, ti ringrazio! Sapevo che te (come altri lettori che attendo) avresti riconosciuto l’alto signore dalla parlata americana! 😀 Cosa ci faceva a Ballyvaughan nel cuore della notte? Non ne ho idea, ma mi piace credere che sia lui a ridere delle battute di Jolly. Sto recuperando i capitoli del racconto (sono rimasta un po’ indietro, ai tempi del Pikachu, ma sto arrivando!) 😀

  19. Ciao 🙂
    Per poco non hai azzeccato la mia data di nascita, caspita, potevo vantarmi d’essere nata nello stesso giorno di Peter (l’anno no, mannaggia, magari…).
    Ho trovato questo capitolo divertente e grottesco, bravissima. Questo Peter mi piace tanto e la trovata della donna ricca credo che renderà ancora più surreale la storia.
    Ero proprio indecisa sul vizio… ma alla fine ho scelto il fumo 😉
    A presto!!!!

    • Ciao! 🙂 Quella è la mia data di nascita, solo un anno prima perché se non sbaglio ho scritto che Peter ha 25 anni (o l’ho scritto solo nella versione estesa e faccio confusione), mentre io ne ho 24. Ti ringrazio per la lettura tempestiva e per il commento! Mi fa piacere che ti piaccia, al prossimo! 🙂

  20. Ciao Erika.

    Una donna ricca.

    Che spettacolo meravigliuoso! Poi forse un giuorno mi spiegherai cuosa ci fa una bambina in pigiama e con i piedi nudi in giro per la nuotte più buia.

    Buon anno a tie (scritta così è agghiacciante… o nuo?) a rilieggerti priesto!

    • Ciao e grazie. Proprio ieri notte anziché dormire pensavo a questa donna ricca e a come l’avrei inventata…e, sì…penso che di follia ne vedremo ancora. Dovrei spiegare veramente tante cose su questo racconto, o forse una spiegazione non c’è neanche. Forse ho preso troppo alla lettera il consiglio di King “scrivi liberamente e lascia agire i personaggi. Lo scrittore deve solo descrivere ciò che vede accadere”. 🙂 A presto!

    • Buon anno, Gabriele! Ti ringrazio, sono veramente contenta che passi la sensazione del “surreale”. Mi sembrava difficile riuscire a trasmetterla nel modo giusto. Nel prossimo capitolo vedremo un altro spettacolo, con la differenza che ci sarà anche Peter a lavorarci ( )
      Scusami per l’interruzione.
      Che genere di corpi estranei saranno stati? Peli? Unghie? Sudore? Pelle umana? Meglio non sapere!
      Ciao, a presto!

  21. Ciao Erika,
    Peter che mette in fuga il serial killer… Wow, fantastico. Lo spettacolo muto, lo stand di salsicce… è tutto sbagliato. Magnifico! Il tuo stile mi ricorda quello di Sylvain Chomet in Appuntamento a Belleville. Se non hai mai visto quel film ti consigli caldamente la visione.
    Ho capito che da questo racconto non posso aspettarmi niente di banale. Complimenti ancora per il cambio di stile: per farlo ci vuole coraggio e voglia di sperimentare e ho notato che siamo in pochi a farlo 🙁 So che ti ho già fatto questo complimento ma mi sento in dovere di ribadire.
    Nei capitoli precedenti ti avevo chiesto se fosse corretto inserire un racconto del genere nella categoria horror, ora so che non ti sei sbagliata 😀
    Peter è un personaggio fantastico e ha un carattere che può generare una miriade di situazioni comiche. Anche i personaggi di contorno sono magnifici.
    Un giorno dovremmo fare un’uscita a sei io, te, Peter, Jolly, Timmy e Ahiga 😀 offro io 😉
    Ciao Erika, a presto e tanti auguri! 😀

  22. “Gestire la folla non era per niente facile. Fortuna che non c’era anima viva”.

    Ciao Erika! Bellissima apertura per questo capitolo che riesce a darmi i brividi e nello stesso tempo mi fa sorridere.
    Mi è piaciuta molto anche la scena in cui hai descritto le marionette…” allineate come corpi impiccati attendevano di entrare in scena”…. Brava, bella immagine e bella atmosfera 🙂
    A presto… e felice anno nuovo 😉

  23. Ciao Erika, racconto abbastanza folle… ottimo 🙂
    Ho preferito questo secondo all’incipit, che ho fatto fatica a seguire…
    “Ha detto “lavora”? Peter, all’improvviso, si sentì molto stanco”
    “Il pupazzo non aveva ordinato nulla e si era chiuso nel silenzio più totale di fronte al cameriere in attesa.”
    Giusto un paio di frasi che mi sono piaciute… ma tutto il capitolo ha una vena ironica che tende al grottesco…
    I tre russi, il loro modo di interagire, il loro “lavoro”… divertentissimi… e inquietanti 🙂
    Godot.. tanto adesso arriva… questione di minuti 😀

    • Ciao, ti ringrazio per i complimenti…la cosa bella è che quando ho pubblicato il primo capitolo ho pensato “o lo odieranno o lo adoreranno”, quindi sto tirando un grandissimo sospiro di sollievo! Spero che i prossimi capitoli non vi deluderanno. Chissà, magari nel terzo aspetteremo tutti Godot e magari, questa volta, arriverà. 🙂

  24. Ciao Erika.
    Da oggi dirò “mai na giuoia” 😀
    Un piccolo appunto sul finto accento russo: i dittonghi forzati dovrebbero essere solamente “uó” sulle “o” accentate e “ié” sulle “e” accentate. Quindi perfetti “giuoia”, “suopra”, “muolta”… “frueddo” no, dovrebbe essere “frieddo”; “puarla” nemmeno, resta “parla”; “cacchetta” diventerebbe “cacchietta”.
    Per il resto condivido quanto già scritto dagli altri. Spero che vinca Beckett.
    A rileggerti.

    • Ciao, Achillu. “Tuo consiglio è consiglio di giuoia”. Sono contenta che siano russi. Davvero. Ma una parte di me sperava che fossero tedeschi. Avendo studiato tedesco so bene come parlano italiano i tedeschi “cente di Cermania è cente di cioia che in qvezto modo parla”. Pregavo che non vincessero i francesi. Ho studiato francese, ma non lo sopporto. Invece, no. Hanno vinto i russi e del russo non so assolutamente nulla. Chiedo perdono, ma devo dire che Anton, Ivan e Vladimir, con la loro pronuncia artificiale mi hanno fatto morir dal ridere. Spero anche a qualcuno di voi.

  25. Molto bello il secondo capitolo. Ho votato per Waiting for Godot come rappresentazione muta di un’opera inglese.
    Inoltre, per come si svolgono i fatti della storia, ci vedo meglio quest’opera di Beckett, visto che è molto surrealista come questo racconto 😉
    Mi sembra di tornare tra i banchi di scuola e all’università leggendo questi titoli 🙂

    • Diciamo che il teatro dell’assurdo sarebbe perfetto e in linea col tono del racconto. Ricordano anche a me l’università (e gli esami…brr!). Sto pensando all’opera di Beckett in versione muta: due marionette che non dicono niente e non fanno niente…poi arrivano Pozzo e Lucky e anche loro…non fanno nulla. Di notte. Bello, direi! 😀 Quantomeno sarebbe l’opzione più grottesca, più ci penso e più spero che la storia vada in questa direzione. Grazie di tutto! A presto! 🙂

  26. Ciao Erika 😀
    Due cose mi sono piaciute di questo capitolo: l’ironia e la Guinness 😀
    Sulla Guinness niente da dire.
    La tua ironia invece è davvero interessante. Peter si ritrova a fare esattamente l’opposto di quello che gli dice il buon senso. Sembra quasi che sia lui la marionetta incapace di muoversi in modo autonomo 🙂
    Come già detto in precedenza è palese il cambio di stile (complimenti per questo). E’ ancora presto per parlare, ma siamo sicuri che appartenga alla categoria horror?Confido nell’arrivo di un sacco di dettagli macabri e inquietanti; a dire il vero la mia era un’osservazione più che altro retorica. Al primo capitolo ho tenuto questa osservazione per me, stavolta ho voluto esternarla 🙂
    Se riuscirai a creare una storia pregna di questa tua ironia e renderla comunque inquietante e paurosa diventerai la mia scrittrice preferita! 😀
    Scherzi a parte, ti sei scelta una bella sfida 🙂
    Ciao, a presto! 😀

  27. Ciao Erika, ho votato per la Russia, poiché per istinto i russi mi danno l’idea di tipi loschi.
    Bella storia, promettente e surrealista. Pensare che dopo aver letto la storia, proprio ieri ero ad una Luna Park e c’erano dei macchinari con i peluche dentro, quelli che si prendono con i bracci meccanici e mi è tornata in mente l’immagine dell’insolito ragazzo che entra dentro il macchinario 😉
    Confermo che scrivi molto bene e in maniera originale. A presto

  28. Francia. Preferisco la loro massoneria a quella tedesca.
    Interessante l’esperimento quasi cinematografico del continuo cambio di pdv. Non amo leggere horror ma mi sembra di capire che non lo sarà, quindi seguo.
    Ciao a rileggerti.

  29. Eccomi, letto 🙂
    Mi piace, mi piace moltissimo. Mi piace l’ambientazione, mi piace l’ironia del testo, mi piace la struttura particolare, mi piace lo stile fresco, originale. Ho votato Germania perchè il mio cervello ha collegato i loschi tizi a una remota regione sul confine tra Germania, Polonia ecc ecc sai quelle piccole regioni fredde e desolate ? Ecco XD ansiosa di leggere il resto, a presto!

    • Ti ringrazio, ho appena finito di scrivere il secondo. Confesso di averlo scritto ascoltando musica e sorseggiando birra (non reggo bene l’alcol). Ora rileggendolo mi rendo conto della sua follia e…cancello tutto. No, scherzo. Mi piace da morire. E fa ridere. Tra pochi giorni sarà online! Grazie ancora… 😀

  30. Ciao Erika 😀
    Noto un certo cambio di stile 🙂 Personalmente mi piace 🙂 potrebbe creare un po’ di confusione ma mi sembra un buon metodo per dare tante informazioni al lettore 🙂
    Dopo aver letto il titolo ho pensato che tu fossi caduta nel cliché della bambola assassina posseduta da una qualche entità malvagia e bla bla bla… Ma mi sbagliavo 🙂
    Mi piace un sacco il tuo sarcasmo 😀
    Complimenti ancora per il fatto che, anche rimanendo nello stesso genere del tuo racconto precedente, hai cambiato stile e hai deciso di sperimentare qualcosa di nuovo 🙂
    Ciao, a presto! 😀

  31. Russia, sterminata, in parte gelida. Misteriosa.
    Ciao Erika,
    L’incipit è suggestivo, molto curato, la storia che comincia a tratteggiare ha tutte le carte in regola per essere bella e interessante.
    La struttura che hai scelto non mi convince particolarmente, avrei preferito vedere legate le due parti, invece rimangono su due piani totalmente distinti. Le riflessioni di Peter, mi pare di capire, non sono neppure contemporanee con quelle dell’altro ragazzo (A proposito, se c’è ancora qualcuno che spera che si possa vincere un pupazzo a quel gioco si merita davvero il destino peggiore immaginabile). Mi lascia disorientato, ma il mondo dei lettori è molto vario e io ne rappresento uno solo, al massimo due. Ci fai sapere da subito che il ragazzo è insolito, ma lo fai trasformare in un peluche prima di farci scoprire perché *prima* era insolito. In questo modo tutte le volte in cui ti ci sei rivolta con quell’epiteto diventano una scelta di cui non conosciamo le ragioni. Bella la metafora delle sanguisughe, ma la struttura impersonale della frase la rende a mio parere meno efficace di come potrebbe essere: di fatto sappiamo chi lo aspetta, Mastro Cipolla, perché non dichiararlo da subito?
    Scusa, ho scritto troppo, mi hai trovato in un momento ‘senza filtri’.

    Ciao a presto

    • Ciao, ti ringrazio per aver cominciato a leggere anche questa storia 🙂 in un certo senso ti aspettavo. Ho voluto sperimentare un po’ e questo mi dava un po’ d’ansia. Avevo paura di sperimentare troppo. Ho cercato di rendere le riflessioni di Peter generiche, non legate a un giorno in particolare. Questo perché avevo molto di più da dire sull’insolito ragazzo. A proposito, è una scelta che di lui non si sappia nulla, neppure il nome. Diciamo che potrebbe essere insolito per aver speso una fortuna per vincere pupazzi giorno dopo giorno quando avrebbe fatto prima a comprarselo? O per l’abitudine di urlare e prendere a calci il gioco e farsi venire in mente di intrufolarcisi all’interno (rischiando la vita)? Anche solo essere clienti di un tizio che ti prende a bastonate è sufficiente, per come la vedo io. Comunque questo è solo l’inizio… 😉

  32. Russia… i russi fanno sempre più paura dei francesi o dei tedeschi 😉
    Ciao Erika, sei stata molto brava nel descrivere l’uomo che entrava nella macchinetta, sono riuscita a figurarmi tutta la scena fino alla trasformazione finale in peluche. Che dire? Davvero inquietante. Seguo.

    • Pensa che una notte ho fatto un incubo…ho sognato di rimanere intrappolata in un gioco del genere e trasformarmi in un peluche. Il mio pensiero non è stato “oddio che cavolo mi è successo?!”, ma “ho un mucchio di cose da fare, non posso permettermi di diventare un pupazzo!” 😀 Poi mi sono svegliata col cuore che mi batteva a mille e ho pensato di costruirci su una storia. Ora che ci penso l’intera faccenda ricorda un po’ “La metamorfosi” di Kafka. Meglio i peluche degli insetti, però! 😀

  33. Ciao, ho letto, lo trovo interessante. Ho votato Russia.
    Ps ho appena scritto un episodio dello stesso genere ( il mio credo sia molto più grottesco però), mi farebbe piacere se lo leggessi. Ciao

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Usando i nostri servizi dai acconsenti all'uso dei cookie Più informazioni | Chiudi