Il paradosso dei gemelli

Relatività

Quando, per la prima volta, lessi che i razzi del CERN avessero raggiunto una velocità pari a 0,77c, equivalente a 0,77 volte la velocità della luce, mi ritrovai a sognare a occhi aperti, nel salotto di casa, un mondo in cui il raggiungimento di lontani corpi celesti fosse la normalità, un mondo in cui la realtà girasse intorno al tempo e alle sue leggi. Era sempre stato il mio sogno. Il giorno stesso, grazie a un servizio televisivo, venni anche a conoscenza del paradosso dei gemelli, un’ipotesi per cui un uomo coinvolto in un viaggio spaziale, idealmente a enormi velocità, una volta tornato sulla Terra sarebbe più giovane di un suo eventuale fratello gemello: il tempo, infatti, sull’astronave scorrerebbe più lentamente rispetto a come farebbe sulla Terra, a causa dell’alta velocità del veicolo stesso. Una simile affermazione, al tempo, mi pareva pura fantascienza; “state davvero dicendomi che se viaggiassi alla velocità della luce, fondamentalmente, per me il tempo smetterebbe quasi di scorrere? Cazzate.” Rimasi perciò stupito, quando venni a sapere che l’anno successivo venne presa la decisione di mettere in atto tale esperimento, poiché fu raggiunta la tecnologia necessaria per compiere tale prova in relativa sicurezza. Follia pura, non è vero? Ciò che ancora ignoravo, era che soltanto qualche tempo dopo mi sarebbe stato chiesto – dovrei dire ordinato? – di essere parte integrante di tale esperimento, sconvolgendo completamente la mia vita; in quanto astronauta certificato avente un fratello gemello, e poiché era il mio paese a chiamarmi a servizio, non potei rifiutare. 

Diciannove anni dopo mi trovavo sul V.T.S.-7, l’ultimo prototipo in fase di collaudo prima della diffusione delle cosmonavi spazio-temporali destinate a un pubblico non specializzato. Stavamo viaggiando a 231000 chilometri al secondo da ben quattordici anni e mezzo; lì dentro il tempo equivaleva al 63,8% di quello terrestre, e la riuscita dell’esperimento ruotava interamente intorno a questa premessa. Cento anni terrestri, sul V.T.S.-7, duravano sessantaquattro anni. L’essere umano medio mi avrebbe definito una tra le persone più fortunate dell’universo: mentre sul nostro pianeta, dal momento della mia partenza, erano trascorsi quattordici anni e mezzo, lì dentro, per effetto della contrazione relativistica delle lunghezze, ne erano passati soltanto poco più di nove. Ero il primo di una serie di viaggiatori temporali, l’iniziatore di un nuovo modo di concepire l’umanità. A bordo, tuttavia, la situazione era ben diversa. Quando, sei mesi dopo, saremmo tornati sulla Terra, tutti i nostri cari sarebbero stati quindici anni più vecchi rispetto a come li avevamo salutati, mentre noi saremmo invecchiati di soli nove anni e mezzo. Il giorno della mia partenza io e mio fratello avevamo entrambi ventisette anni; quando sarei tornato lui ne avrebbe avuti quarantadue, mentre io soltanto trentasei e mezzo. Non sapevo nemmeno se i miei genitori sarebbero stati ancora vivi al momento del mio ritorno, poiché i contatti con la Terra erano fondamentalmente assenti; tutti i dati raccolti sarebbero stati analizzati soltanto una volta tornati. Come se non fosse bastato, noi tutti eravamo perfettamente consci che tale viaggio temporale, di cinque anni e mezzo, ne stesse richiedendo, a sua volta, più di nove… nove anni di vita buttati al vento.

A bordo del V.T.S.-7 la mia famiglia era composta da Hyun e Valerie, rispettivamente una dottoressa sudcoreana addestrata alla vita nello spazio e un’astronauta francese. Le avrei definite “la pace e la tempesta”, se avessi dovuto descriverle in poche parole. Hyun aveva preso l’esperimento con filosofia, approfittando del tanto tempo libero a disposizione per scrivere e per prendersi una lunga vacanza dal pianeta Terra; “I felt suffocated down there” disse al momento della nostra partenza. Valerie, al contrario, era un concentrato di attacchi di panico, d’ira e di claustrofobia. Noi astronauti venivamo addestrati fino allo sfinimento, ma sul campo la mente poteva reagire in modi che non avremmo nemmeno lontanamente potuto immaginare durante una simulazione. 

«A cosa stavavi pensando?». Hyun interruppe i miei pensieri.

«Si dice “stavi”!» dissi sorridendo. Dopo qualche mese trascorso parlando inglese, la noia ci portò a voler imparare l’uno la lingua dell’altro.

«Comunque stavo pensando a casa» aggiunsi. 

«Manca solo sei mese. Tra poco noi siamo usciti.» 

«Già.»

La giornata procedette come di consueto, e l’atmosfera rimase piacevole fino alla sera stessa, quando, ancora ignari ciò che stava per accadere, eravamo in procinto di coricarci. 

«Thomas, Hyun, venez!» urlò Valerie dalla stanza di controllo. 

«Un altro dei suoi attacchi d’ansia…» commentai. Quando arrivammo il suo viso era teso, di un colore violaceo. 

«Cosa significa questo?» disse indicando un piccolo schermo a lato del centro di controllo principale. «Cosa significa 0,99c?».

«Significa che stiamo praticamente viaggiando… alla velocità della lu… della l-luce…».

Contattare il pianeta Terra richiederebbe diverse settimane. I protagonisti…

  • Non riescono a rallentare, e nel tentativo di farlo la navicella viene danneggiata. (70%)
    70
  • Riescono a rallentare, ma la navicella viene danneggiata. (10%)
    10
  • Attendono la fine del tragitto, scoprendone le conseguenze una volta tornati. (20%)
    20
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34 Commenti

  1. Sono curiosa di scoprire cosa succederà… Come descriverai la terra? 😉
    Bel capitolo, coinvolgente e ben scritto.
    Ho votato per una guerra mondiale che abbia reso la superficie terrestre inabitabile… Anche l’opzione del disastro nucleare per un errore di manutenzione era interessante…
    Buona giornata!

  2. Ciao, la tua storia mi ha intrigato ma mi ha anche mandato in tilt. Purtroppo con tutti quei numeri e calcoli mi sono un po’ , come dire, distaccata dalla trama poi fortunatamente, nel terzo capitolo hai messo da parte il tuo lato “matematico” e hai continuato con il lato “scrittore”. Meno male😀.
    Volevo solo consigliarti di riguardare il condizionale. Per esempio:
    “lessi che i razzi del CERN avessero raggiunto una velocità’
    Te lo faccio notare perché i congiuntivi sbagliati sono un po’ bruttini da leggere.

    E poi i tempi verbali, stai scrivendo al presente o al passato?

    Scusami se ti faccio notare queste cose, ma le persone che commentano solitamente sono quelle che si accorgono delle imperfezioni, ovviamente non vogliono essere assolutamente critiche ma solo consigli e spero che li apprezzerai come io li ho apprezzati nella mia storia.
    Ciao a presto
    Ilaria

    • Ciao Ilaria, ti ringrazio per la lettura e per il tuo commento.
      Sì, “avessero raggiunto” effettivamente stona; non è grammaticalmente sbagliato come credi, però conferisce alla frase un senso di dubbio che non avrei voluto dare, dunque l’indicativo sarebbe stato più appropriato. Non si tratta però certamente di un problema di “condizionale” come hai scritto tu.
      Per quanto riguarda i tempi verbali, invece, l’intera storia è scritta al passato remoto e all’imperfetto, mentre i dialoghi sono naturalmente al presente. Sinceramente non vedo le incongruenze a cui alludi, se mi fornissi un esempio forse potrei capire meglio cosa, a detta tua, non funziona.
      A presto! 🙂

  3. Ciao Gabriele,
    ho letto i tre capitoli di seguito e li ho trovati interessanti. Non sono un’appassionata del genere, però non disdegno qualche lettura ogni tanto. Questo fa di me un lettore poco attento ai dettagli scientifici che, a mio parere, sottraggono alla narrazione sequenze descrittive che darebbero maggior copro e colore al racconto.
    Tuttavia, la tua idea è buona e per questo continuerò a seguirla.
    Io dico che una guerra ha reso la terra inabitabile, mi sembra lo scenario più adatto.
    alla prossima!

  4. Ciao,
    mi sono piaciuti molto questi due episodi anche se di solito non sono una grande amante di questo genere,
    hai una fantasia incredibile e nonostante sembri un po’ assurdo in realtà quando l’ho letta mi é davvero sembrato di vivere le vivende…
    P.S. quando ho letto la tua biografia sono scoppiata a ridere, penso che anche tu faccia parte dell’ “UCCS” come lo chiama la mia Prof di fisica, ossia l’Ufficio Complicazioni Cose Semplici…

  5. 100 anni, alla radio si capiscono senza problemi: ti immagini se parlassimo l’italiano di 500 anni fa? 😉
    Hai imbastito la storia sulla relatività, quindi mi sembra giusto farti osservare qualcosa che mi convince poco: se le comunicazioni impiegano qualche settimana a raggiungerli, nel sistema di riferimento della nave sono distanti qualche settimana luce dalla Terra. Non di più, di meno sì, ma non di più. Quindi non troppo lontano. Visto che non sono riusciti a rallentare e visto che viaggiano quasi alla velocità della luce, impiegheranno poco più di qualche settimana per raggiungere la Terra. Sempre ammesso che ci si stiano ancora avvicinando (immagino che il loro percorso fosse circolare, visto che dopo 14 anni dovevano tornare sulla Terra).
    Poi non so, io ho capito così, magari c’è qualcosa che mi è sfuggito, in questo caso ti prego di farmelo notare.
    Ti chiederai infastidito perché sto facendo ‘sto pistolotto. Solo per farti osservare quanto è pericoloso dare troppi numeri: poi trovi qualcuno pignolo a cui i conti non tornano e perde interesse nella storia. No, non ê vero, non per così poco. In realtà voglio dirti che penso che la tua storia funzionerebbe bene, probabilmente meglio, se evitassi di dare cifre: qual è il problema dei protagonisti? Provo a estrapolare In base a quanto ho letto sin qui: il vero problema non è che sono dispersi nello spazio, non lo sono, infatti contattano la Terra. Il problema è che per effetti relativistici (anche qui: di mezzo c’è la relatività generale, i calcoli sono di una complessità assurda) sulla Terra è passato molto più tempo di quanto immaginassero. Perché è successo? Il razzo è andato troppo veloce. A mio parere bastava mostrare questi elementi, la storia sarebbe risultata più pulita.
    Opinioni, ovviamente. Ti chedo ancora scusa se ti sembro troppo invadente. Però vorrei che considerassi questo: aggiungere troppi dettagli significa crearsi troppi vincoli nei quali prima o poi si inciampa.

    Ciao a presto

    • Ciao! Figurati, fai bene a dare consigli, le critiche costruttive sono sempre utili! Comunque sì, hai capito benissimo, non distano molto dalla Terra in realtà. Se ti immagini che la loro rotta sia stata deviata, e che loro in questo momento stiano oltrepassando la Terra, di fatto è verosimile che i messaggi arrivino in un tempo relativamente corto. Trovo dunque verosimile che, anche nel caso superino la Terra, un raggio magnetico possa far invertire la rotta alla navicella e riportarla sulla Terra.
      Comunque sì, più volte sono inciampato nei miei stessi errori, e sono sicuro che in tutta questa storia, se analizzata da un punto di vista seriamente scientifico, ci sia qualcosa che non vada. Tuttavia sono uno studente a cui non dispiace l’astronomia, e dunque ho basato la mia storia su di essa. Riconosco l’esagerazione nel mettere dati superflui, l’ho fatto per rendere la vicenda più credibile ma, naturalmente, a degli occhi attenti non può sfuggire l’imprecisione di quello che ho fatto.
      Ad ogni modo una volta che i protagonisti saranno tornati sulla Terra (perché naturalmente, se non si fosse capito, e lì che voglio andare a parare) la parentesi relativistica dovrebbe finire, per entrare nel vivo della parte puramente fantascientifica della storia.
      Grazie mille per l’aiuto, a presto!

  6. Ciao!
    Insieme ad un altro ragazzo, gestisco un programma di una radio universitaria (Rumoreweb.it), nel quale leggiamo storie brevi.
    Ci piacerebbe molto poter far conoscere la tua storia e invitarti a parlarne.
    E’ possibile contattarti in privato in qualche modo?
    Grazie per l’attenzione e tanti complimenti! :))

  7. Appena letto il tuo incipit ho capito che dovevo assolutamente leggere il primo episodio, ma soprattutto seguirti per vedere come la storia sarebbe andata a finire. Non mi piace la fantascienza che tratta di calcoli e terminologie complesse (ma ho già letto che dal prossimo episodio in poi saranno meno presenti), ma amo davvero tanto la tematica dei viaggi del tempo; è uno degli argomenti che più mi affascinano. Io ho votato per “non riescono a rallentare, e nel tentativo di farlo la navicella viene danneggiata”.
    Buon proseguimento 🙂

    • Paradossalmente, malgrado io sia autore di una storia fantascientifica, non uso leggere storie del genere, poiché sono più interessato ad altri generi in tutta sincerità. Tuttavia ultimamente avevo in mente questa cosa del viaggio nel tempo, e non ho potuto resistere, ho dovuto scriverci una storia a proposito 😀 è un argomento tanto diffuso quanto pieno di sfaccettature e possibili argomentazioni.
      A ogni modo grazie per il tuo voto e per il commento 😀

  8. Ciao, capitolo interessante.
    Ad attirarmi è stato soprattutto il nome del protagonista, Thomas, uguale a quello del mio. Ora, sarò sincera, sarò probabilmente la tua lettrice più problematica e rompiscatole. Questo non è un genere che mi piace (ma questi sono problemi miei 😀 ) e non sono “scientifica” come te.
    Le prime righe, ad esempio, le ho lette così: “Quando, per la prima volta, lessi che i ???????? del ?????? avessero raggiunto una velocità pari a ??????, equivalente a ????????? volte la velocità della luce”. Naturalmente il limite è mio, non appena sento parlare di cose matematiche penso a una scimmietta che batte i piatti nella mia testa. Il consiglio, pertanto, è quello di cercare di semplificare o ridurre la parte prettamente scientifica, o magari renderla più interessante facendola pronunciare da un personaggio in un dialogo, limitando anche la parte narrativa che è meno immediata. Altrimenti il rischio è quello di allontanare i lettori “umanistici” come me. Sottolineo che NON sono una scrittrice ( :'( ) e quindi il mio commento è solo un’opinione. Per il resto complimenti, buon proseguimento!

    • Ti ringrazio molto per il commento 😀
      Il “problema” relativo alla parte prettamente scientifica è fondamentalmente già risolto, perché mi era necessaria solamente in questo primo capitolo per illustrare le dinamiche in base cui si svolgerà la storia; la vicenda vera e propria, infatti, inizierà a prendere vita a partire dal prossimo capitolo.
      Spero che i prossimi capitoli risultino più scorrevoli e piacevoli 😀
      A presto!

  9. Non riescono a rallentare, e nel tentativo di farlo la navicella viene danneggiata. Aumenta di più il pathos, secondo me.

    A me il capitolo piace molto, ma a me l’hard sci-fi ha sempre attratto. Ovviamente, non essendo un testo di divulgazione fantascientifica ( 😉 ), ad un certo punto gli eventi prendono maggior piega alle spiegazioni fantascientifiche.

    Vabbé, ho detto le mie solite cavolate. Ti seguo.

    Ciao 🙂

  10. Attendono la fine del tragitto.
    Incipit interessante, idea interessante.
    Una cosa che ho imparato a mie spese qui sopra: fai tutti i ragionamenti o addirittura i calcoli scientifici che vuoi, ma falli trasparire il meno possibile. La maggior parte dei lettori, semplicemente, non li trova interessanti. Qui doveva passare il concetto della dilatazione del tempo. Le corrispondenze tra velocità e contrazione non sono fondamentali. I numeri si possono evitare. Lo so, a te interessa rendere il quadro coerente, ma non è un testo di divulgazione scientifica.
    Ciao a presto

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