L’ultimo fondale

Joshua comincia a scrivere

Inizio dicendovi che non sono uno scrittore. Ciò che troverete in queste pagine è il resoconto di un qualcosa che mi è capitato e nulla più. Non pretendo di poter raccontare bene questa storia, non come qualcuno che scrive di professione potrebbe farlo, ma mi sforzerò. Il mio nome è Joshua Cook e ho 23 anni. Questo è l’anno 2015 e al momento mi trovo nell’istituto psichiatrico Randall Gray, Pennsylvania.
Sto scrivendo per due motivi.
Il primo è perché me l’ha consigliato il Dottor Farragut, lo psichiatra che mi ha in cura. Dice che in questo modo posso processare meglio ciò che mi è accaduto e, forse, riuscire a distinguere cosa nei miei ricordi sia reale oppure no. Dice che scrivere può aiutarmi ad elaborare la confusione emotiva (io preferisco definirlo chaos totale) che ho dentro e riuscire a superare il mio trauma. La cosa mi fa un po’ ridere, perché sono convinto che lui creda che io mi sia immaginato tutto. Non solo lui, ma l’intera nazione lo crede. In fondo anche io nutro dei dubbi sulla mia sanità mentale. Certo è, che se davvero tutto fosse un parto della mia mente, un’idea folle che è maturata nelle circonvoluzioni del mio cervello, allora sarei tra i più fantasiosi psicotici della storia. Ricordo che una volta al liceo ci parlarono di un libro pieno di casi psichiatrici eclatanti. C’era un uomo che scambiava sua moglie per un cappello e tentava di indossarla, e un marinaio di 50 anni che all’improvviso una mattina si era svegliato convinto di averne 19. Questo mi aveva colpito particolarmente, perché 30 anni della vita di quell’uomo si erano semplicemente cancellati dal suo cervello. Per lui non erano mai esistiti. Ecco, forse quello che è accaduto a me è simile, ma al contrario. Forse tutta questa storia si è aggiunta nella mia mente all’improvviso e io sono convinto che sia successa, mentre, come insistono a dirmi, non è mai accaduto nulla. Oppure è accaduto qualcosa, ma la mia mente l’ha modificata per rendermela accettabile, perché la verità non mi uccida. Potrebbe essere così, forse. Ma io non ci credo.
Il secondo motivo per cui scrivo è raccontare quello che è successo in modo che qualcuno sappia. Non so chi leggerà mai queste pagine. In teoria dovrei consegnarle al Dottor Farragut perché siano parte della terapia, ma non penso lo farò. Penso che conserverò tutto questo e lo posterò su internet, in qualche blog o forum dove la gente discute di misteri, orrori e tutte quelle cose che appassionano gli amanti del “c’è qualcosa di nascosto in questo mondo”. Anche se molti lo scambieranno per il frutto della fantasia di un giovane poco capace con la tastiera, non importa. L’importante è che venga letto da più persone possibile, in modo che se qualcuno si trovasse in mezzo a una situazione come la mia, sia preparato ad affrontarla. Perché di sicuro ce ne sono altri. Non so da dove mi derivi questa convinzione, ma lo so. Lo sento. Ce ne sono altri la fuori e voglio che muoiano tutti. Non so se avrei la forza io stesso di stanarli, e non saprei nemmeno bene come fare, ma forse un’altra persona potrebbe. È necessario che vengano uccisi tutti e quindi scrivo anche nella speranza che qualcuno, letta la mia storia, li trovi, li stermini, li distrugga. Perché di sicuro ce ne sono altri.
Ora forse è meglio che cominci a raccontare. Dopo le 9.30 spengono le luci, quindi meglio non perdere altro tempo:

Cominciò con la proposta di Kyle di andare a Tranton. La trovai strana perché non avevo mai sentito parlare di quella città e di solito non è un posto dove uno penserebbe di andare in vacanza dopo mesi e mesi di università.Quel giorno avevamo appena passato degli esami per i quali ci eravamo uccisi di studio come non mai e personalmente avevo fatto le scale del dormitorio con la ferma intenzione di vivere in pantaloncini fino a settembre. Invece quando aprii la porta trovai ad aspettarmi Kyle seduto sulla sua “branda”, come chiamavamo i nostri letti. Aveva un sorriso da beota stampato in faccia che lo faceva sembrare un marmocchio di 10 anni. Aveva spesso quell’espressione quando era fatto e infatti stava reggendo in mano una canna così carica da rasentare lo spessore di un sigaro.

< Ehi, Cavaliere! > Mi urlò mentre chiudevo la porta in fretta per non far uscire l’odore dell’erba, <Pensavo saresti uscito piangendo da quell’aula e invece eccoti qui tranquillo come un monaco tibetano in meditazione!>

<Certo mio camerata! Ne esco come un eroe>, declamai io, <Ho dominato, come si confà ad un uomo del mio rango.> Kyle mi guardò per un attimo, la faccia concentrata come se stesse radunando le idee per rispondere in maniera adeguata a quel mio “parlare aulico”.

Fu uno sforzo che durò solo un battito di ciglia, dopodiché scoppiò a ridere e io lo seguii a ruota. Ridemmo così forte che alla fine io ero rotolato sulla sua branda, mentre lui era quasi finito per terra. Fu l’ultima volta che ridemmo in quel modo. L’ultima prima che K mi parlasse di quell’argomento e la nostra vita cambiasse per sempre.

Di cosa vorrà parlare K a Joshua?

  • Di una fiera di paese. (50%)
    50
  • Di un suo parente con una bella casa. (38%)
    38
  • Di una ragazza conosciuta su internet. (13%)
    13
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33 Commenti

  1. Con un incipit così, come potevo non metterti un commento? In sei righe, hai creato le premesse per una grande storia: hai plasmato un protagonista che si dichiara oggettivo ma che intrinsecamente è inaffidabile perché scrive da un ospedale psichiatrico; ti sei inventato un amico, Kyle, che pare tutto meno che innocente e naive, e ci hai avvertito che a Tranton è successo qualcosa che ha stravolto la vita di Joshua. Il bello, però, è che non ti sei limitato a un super incipit, ma hai mantenuto le premesse negli episodi successivi: bella scrittura, allusioni messe al posto giusto nel momento giusto e descrizioni spaventose che sono molto da King. Il tuo è davvero un horror ben riuscito, sai il fatto tuo. Bravissimo, davvero. Non vedo l’ora di tornare a Tranton!

  2. Mi è piaciuto tanto il modo in cui hai descritto la comparsa della bocca e la reazione del protagonista. Mi ha ricordato molto “La nebbia” di Stephen King, con gli “insetti” attaccati ai vetri del supermarket. Non immaginavo niente del genere, avrei pensato piuttosto a una visita umana. Complimenti, ho votato per urlare e urlare…dovrà pur svegliarsi Big K, non potrà mica lasciarlo lì!

  3. Ho votato per la telefonata, anche se la visita notturna mi attirava e non poco. La storia si fa intrigante, sono bloccati lì…cosa faranno adesso? E poi quella ragazza col profumo alle more (bellissimo “un profumo che metteva nostalgia”), ho come l’impressione che ritornerà nei prossimi capitoli…complimenti, la tua storia mi sta piacendo sempre di più. 🙂

  4. Mi unisco ai complimenti, la situazione è stata descritta con il giusto numero di particolari, nè troppi nè troppo pochi, il giusto per far capire lo stato d’animo del protagonista e quanto gli intriga la ragazza 🙂
    Voto per la “visita notturna” che, si sa, è sempre qualcosa di misterioso 🙂

  5. Una stazione di benzina, una di quelle immerse nel nulla lungo una strada tutta dritta, magari. Sei stato molto bravo a presentare i personaggi descrivendo il tipo di relazione che c’è tra di loro, immergendoci totalmente nel punto di vista della voce narrante. Sono molto curioso di vedere cosa succede, cosa ci porterà a quello che ci hai fatto leggere all’inizio. Bravissimo!

  6. Ho votato per la tavola calda, mi piacerebbe vederli in un tipico Fast Food americano. Comincia a esserci qualcosa di misterioso nella vicenda, mi piace il tuo modo di preannunciare gli eventi che seguiranno senza però dire nulla di esplicito (Stephen King 🙂 ). Sappiamo già che il protagonista impazzirà o qualcosa di simile, ma quali saranno gli avvenimenti che ci porteranno lì? Lo scopriremo! Complimenti, bellissimo episodio.

  7. Molto bello l’incipit…dell’incipit ^_^ La presentazione del presunto pazzo è scritta veramente bene, sembra proprio di sentire il suo essere “senza speranza” nel momento in cui mette nero su bianco quelle parole.
    Ho votato per il parente con una bella cosa, un tipo così non mi sembra uno che conosce le ragazze su internet ^_^

  8. Sei veramente veramente bravo…è fantastico come nelle prime righe rendi tutto così verosimile. Inoltre scrivi benissimo e mi sembra di notare una leggera influenza da Stephen King (che adoro). Ho votato per la fiera. Se hai voglia e tempo ti invito a dare un’occhiata al mio racconto. È un horror, potrebbe piacerti. 🙂

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