Agenzia Governativa per il Controllo dei Capitali Privati

Dove eravamo rimasti?

Gli Evans convocano immeditamente Mary per comunicarle il licenziamento? E' Mary stessa a tornare in soggiorno spontaneamente (50%)

Sorpresa

“Beh, non aspettiamo altro tempo, Oscar, chiamala e dille il fatto suo”, tagliò corto la signora Evans. Il signor Evans guardava pensieroso la moglie.

“È meglio non far passare troppo tempo fra decisione e azione in questi casi, non credi caro?”

“Sì, Milly, hai ragione in linea teorica, ma in questo caso… – le rispose lui, tenendo lo sguardo puntato in direzione della porta che metteva in comunicazione soggiorno e cucina – forse non è il caso di precipitare gli eventi, non vorrei suscitare altri comportamenti sgraditi. È meglio affidarsi alla burocrazia in questo momento. Entro domani sera le verrà in ogni caso notificato il licenziamento e noi non ci saremo rovinati la serata…”

“Beh, Oscar, ormai mi sembra più che rovinata! – lo interruppe lei – non vedo cosa potrebbe…”

“Che ne dici di una sorpresa?” la interruppe lui a sua volta.

Manfred non aveva mai visto un’espressione tanto stupita sul volto di mamma: “Una… una sorpresa?” balbettò lei.

“Sì, beh, avrei un regalo per noi. Per tutti noi” sentenziò papà attirando definitivamente nell’aura di meraviglia anche Manfred.

“Ma come, caro? Cosa significa…” la signora Evans era totalmente spiazzata.

“Oh, quante storie Milly, – disse papà ridendo – aspettate qui un attimo” e si alzò dalla tavola, scomparendo verso l’atrio d’ingresso. Si sentiva solo la sua voce: “Nella mia idea questo doveva essere l’unico argomento di discussione della serata, mah… Beh, insomma, ogni tanto un regalo ci vuole, una bella sorpresa per chi se la merita…”

Manfred guardò la mamma: teneva gli occhi incollati alla porta ed il suo viso tradiva preoccupazione.

Papà fece ritorno in sala da pranzo con un pacchetto avvolto in una carta rossa con sopra un grosso fiocco verde che stonava un po’: “Il pacchetto me l’hanno fatto al negozio – esordì orgoglioso – ma la carta e il fiocco li ho scelti io.”

“Ma Oscar cos’hai fatto? Ma come… noi, non credo che possiamo permettercelo…” disse la mamma.

“Ma sì, Milly, non ti preoccupare. Ho pensato che un regalo ogni tanto non può certo farci male: un regalo per te, per Manfred… per noi, ripeto” la rassicurò papà.

“Oscar, ma noi non possiamo. Cavolo, tu ci lavori lì! È stata una spesa autorizzata, almeno?” la mamma ora sembra più spaventata che stupita. E aveva detto “cavolo” al papà: una parola mica tanto educata, pensò Manfred.

“Ma sì, Milly! Per quello ti dico di stare tranquilla – ribatté papà – ho fatto e rifatto i conti. È perfettamente nelle nostre possibilità; ho chiesto anche all’Ufficio Acquisti Privati. Mi hanno dato l’autorizzazione per l’acquisto. Siamo in regola.”

“Oscar, ma cavolo, sai che le spese superflue non sono viste di buon occhio, potrebbero…” a papà tutti quei cavoli sembravano non fare troppo effetto, fece una risata e interruppe la mamma.

“Milly ora basta, calmati. Ti ripeto: siamo in regola” e la guardò come si guardano gli innamorati.

La mamma cercò di ricomporsi, Manfred non l’aveva mai vista così agitata: “Io… Oh, Oscar, mi hai davvero sorpresa, ecco tutto” e fece anche lei una risata. Poi si rivolse a Manfred: “Che sorpresa, eh?! La mamma si è presa un piccolo spavento.”

Manfred non capiva bene, sapeva che gli acquisti erano proibiti, e quindi lo erano ancora di più i regali; glielo aveva spiegato la mamma tante volte passando davanti alle vetrine al centro commerciale, fra i riflessi dei giocattoli dei personaggi dei suoi cartoni animati, quando lui gli chiedeva di comprare qualche gioco (il che lo avrebbe reso il bambino più felice del sistema solare).

“Un regalo… un regalo, questa sì che è bella…” ripeteva la mamma, quasi stesse sognando.

Papà la prese fra le braccia e la strinse forte: “Milly, su, è una sciocchezza. Dopo tante arrabbiature ci vuole un bel premio, no?”

Fu in quel momento che suonò il campanello di casa. Mamma e papà erano ancora abbracciati: “Chi può essere? – chiese la signora Evans – aspetti visite, Oscar?”

Mary passò rapida davanti all’ingresso della sala da pranzo per andare ad aprire; Manfred intravide i suoi tentacoli dileguarsi in direzione della porta di casa, prima di incollare nuovamente lo sguardo sul regalo che papà aveva ora appoggiato al centro della tavola, ancora avvolto nella sua carta lucida.

“Allora, cosa vogliamo fare – disse papà – vogliamo stare a guardarlo, questo regalo, o vogliamo aprirlo?”e allungò una mano per recuperarlo dalla tavola.

Mary rientrò in sala da pranzo: “Dottor Evans, chiedono di lei.”

Chi è venuto a cercare il signor Evans?

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38 Commenti

  1. Il tutto è ben scritto, lo sai fare davvero bene; ma ho un dubbio sulla trama.
    Riprende temi epoca personaggi e ambienti di Omuncoli ma i due sono inconciliabili: là i bambini, accompagnati dalle balie aliene, compravano uno dopo l’altro i giocattoli alla moda, qui il minimo acquisto futile è passibile d una pena di prigione.
    Mi piace molto la seppur minima vittoria morale di Marie sul finale.
    Ciao

    • Ciao Befana e scusa l’attesa, grazie perché sollevi una critica molto utile al mio lavoro.
      Le idee mi vengono un po’ alla volta, quindi sì, sicuramente andando a lavorare sui racconti ci sarà da limare per renderli più coerenti fra loro (ho scritto, prima di conoscere TheIncipit, un primo racconto con questo stesso scenario e ora vorrei scriverne un quarto che chiuda il ciclo, vediamo se ce la faccio).
      In realtà nella mia mente le cose andrebbero così: gli acquisti sono regolati da permessi, quindi tutto passa sempre attraverso l’Agenzia. Ci sono acquisti concessi e acquisti negati. Nel pacchetto che il signor Evans porta a casa non sappiamo cosa c’è, non sappiamo come se l’è procurato… e soprattutto non sappiamo quanto ha rubato prima di quell’acquisto.
      Il prossimo racconto però, sarà qualcosa di completamente differente, quindi ci tornerò sopra fra qualche mese. Grazie ancora!

  2. Ciao,

    Ah ah, quindi Mary è una collaboratrice. Ben gli sta, imparano ad essere arroganti.
    Simpatico, anche se ti confesso che ad una prima lettura non avevo collegato l’arresto alla possibile delatrice, ed è piuttosto strano, visto che l’avevo pure supposto in anticipo.

    Ciao a presto

  3. Io dico che Mary annuncia le dimissioni e penso che non sia estranea al trappolone che ha inguaiato il signor Evans.
    Solo una cosa non mi è chiara: se ‘gli acquisti erano proibiti’ per quale motivo esistono ancora i centri commerciali?
    Ciao, aspetto il finale

    • Ecco l’ultima puntata! Il sondaggio alla fine della nona puntata non è andato come volevi tu, ma ho inserito un aggancio all’interno della storia: lo sguardo fra Mary e Manfred può voler dire molte cose. Spero ti piaccia!
      Riguardo agli “acquisti proibiti”, non sono proibiti in generale, sono proibiti se non autorizzati dall’Agenzia, quindi i centri commerciali servono per chi ha l’autorizzazione. Grazie di aver sollevato il dubbio però, è una cosa che devo raddrizzare in altre storie (vedi ad esempio il mio precedente “Omuncoli” qui su TheIncipit) che si svolgono nello stesso scenario.

  4. Avrei detto che i più avessero votato per l’aneddoto. E invece, ad occhio, mi pare di essere l’unico. Un po’ un peccato: poteva essere più rivelatore che tante altre cose. Però suppongo che l’aumento vada altrettanto bene, specialmente se può essere l’occasione per generare un po’ di conflitto.
    Come per Omuncoli, un’altra storia sulla vena del fantascientifico-quotidiano (passatemi il termine). E devo dire che apprezzo.

  5. Ciao,

    Interessante storia, originale e coinvolgente. Nell’atmosfera generale mi ha ricordato certa fantascienza ‘classica’ degli anni ’60, ma i fatti da cui prende spunto sono purtroppo molto attuali. Aspetto il seguito e nel frattempo voto per l’aumento. La marcata vena razzista di papà e mamma Evans non aspetta altro per esplodere.

  6. Ciao! Mi piacerebbe avere una descrizione di questi profughi alieni e della famiglia, perchè ancora non ho capito chi è l’alieno e chi il terrestre! Ed ho il forte dubbio che il terrestre sia Mary… 😀
    Ammetto che io sto con Manfred e preferisco i puffi (che penso sia da dove hai tratto spunto) ai telegiornali noiosi! 🙂 seguo per capire che mai succederà, e voto per il notiziario, anche se sono in minoranza, ma chissà!

    • Ciao e grazie, intanto!
      Gli alieni (e quindi anche questa Mary) sono proprio alieni immigrati sulla terra (magari trovo un punto in cui spiegarlo; l’avevo inserito nell’altro racconto che ho scritto, “Omuncoli”, che ha lo stesso scenario, ma qua effettivamente ancora non l’aveva scritto).
      I puffi sono l’ispirazione, perché mi serviva una comunità tipo la loro, un po’ “comunista” ma non troppo.
      Grazie ancora della lettura e del commento, ora vado a leggere la nuova puntata dei tuoi “detti”!

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