Quaderno di foglie

Dove eravamo rimasti?

Secondo voi, per chi ha scritto il ragazzo fino ad oggi? per sé (57%)

n-esima uscita

L’uomo orientale ride.

“Ci vediamo fuori” dice.

E scompare.

Come se fosse semplice, pensa di rimando il ragazzo.

Questo racconto non è ancora finito.

Aver capito cosa fare non significa che lo si abbia fatto.

Ha ragionato nel modo giusto,

ora deve agire.

Deve capire come uscire.

Procede per gradi; per prima cosa ultima il foglietto in cui ha scritto l’elenco delle caratteristiche della storia perfetta.

Nonostante se ne stia andando vuole lasciare questa stanza in ordine.

Sorride pensando al fatto che, durante gli anni in cui ha vissuto qua dentro, non l’ha mai messa in ordine.

Se ora la sta mettendo a posto, significa sul serio che la vuole lasciare.

Appende il foglietto ad una parete.

Troneggiano sulla minuscola stanza i pilastri del pensiero del ragazzo:

 

Protagonista

Amore, con la A maiuscola

Un sogno da realizzare

La storia di un uomo, la storia dell’umanità, la storia dell’universo

I compagni di viaggio

La realtà con un goccio di surreale

Vivere è scrivere

Uguaglianza degli opposti

Io sono tutto

La Fine è l’Inizio

 

Poi inizia a riordinare i fogli sparsi nella stanza,

quell’ammasso di carta che formerà il suo ultimo racconto.

E’ lento, ma risoluto.

Non deve farsi scoraggiare.

Mentre raccoglie i fogli, legge cosa ha scritto sopra.

In ordine casuale, gli capita di posare gli occhi su frasi che lo colpiscono.

 

“Ogni capitolo è un pezzo di vita,

le parole sono tempo che scorre”

 

Non tutti i fogli sono segnati dall’inchiostro; alcuni sono vuoti, apparentemente nuovi. Esperienze ancora intoccate, fragili situazioni mai avvenute.

La maggior parte sono freddi al contatto con le sue dita. Complicate riflessioni sull’essere, inutili ragionamenti su ragionamenti. Un gioco di specchi di pensieri.

Altri gridano in silenzio, memori di quello che per sempre sarà così.

Altri ancora sono accartocciati, tagliati, squarciati. Senza che sia espresso il motivo. Muti, lo fissano oggettivando l’insensatezza della vita.

Infine, ci sono alcuni rari fogli che ridono. Più leggeri degli altri, quasi volessero volare. Rari fogli di armonia.

 

“Basta teoria, voglio la pratica.

Voglio immergermi nel fiume, nel samsara, sporcarmi le mani.

Non voglio più leggere di fatti, guardare attori vivere, sognare avvenimenti o pensare situazioni. Non voglio essere spettatore della mia vita, osservare un film in cui un tizio uguale a me vive, guardare un filmato in cui mi tuffo nell’acqua.

Voglio sentire in prima persona le fredde alghe sulla mia pelle, rabbrividire, correre bagnato sull’erba, prendere

uno

due

tre malanni,

tagliarmi ferirmi curarmi.

Non ne posso più di non sentire male sulla pelle, non ne posso più di stare rintanato in una stanza a guardare il mondo all’esterno che esiste,

voglio cadere, cadere, cadere.

E poi rialzarmi.

Voglio vivere.

Vivere”

 

Ogni tanto si ferma e, invece di raccogliere fogli, guarda fuori dalla finestra.

Guarda gli alberi,

i rami,

il vento.

 

“Con che coraggio oso chiamarmi scrittore?

Io butto solo me fuori di me, non creo.

Sono il Dio del mio intestino”

 

Guarda le foglie

verdi

e immagina di essere una di loro.

Si sente una di loro.

Si rilassa.

 

“Diventerai ciò che non sei, ciò che odi, ciò che non vuoi diventare. Ti sporcherai i vestiti, le tue mani, i tuoi pensieri. Perderai ciò che ti caratterizza, ti distingue, ti fortifica. Diventerai uno tra i tanti, uno di quelli che non avresti mai voluto essere. Ti trasformerai fino ad odiarti, un giorno ti odierai per come sei diventato. Devi diventare il tuo negativo”

 

Mentre guarda le foglie, comprende che deve andare fuori e toccarle.

Renderle parte del suo racconto.

 

“Ho sempre visto tutto scorrermi davanti. Sono sempre stato poco sopra alla realtà, distaccato. Lettore di una storia già scritta, all’interno di un attore meccanico che riceve le battute tramite un auricolare, dall’esterno. Tutto accadeva con me non presente, presente ma non attivo, attivo ma senza successo. Un fiume di avvenimenti in cui annegare, a cui non partecipavo realmente, assistevo, comparivo”

 

Ha quasi finito di sistemare i fogli in ordinate pile,

è quasi pronto per uscire.

Anche se non sa ancora come.

Forse non si renderà conto del momento in cui uscirà dalla stanza; non lo capirà finchè non sarà avvenuto.

 

“La mia vita non è reale, questa stanza, il mondo che vedo alla finestra sono tutte bugie, apparizioni.

Tutto è allucinazione.

Sono sempre stato dentro al pensiero,

devo uscire dall’idea ed entrare nel reale”

 

Uno degli ultimi fogli lo incuriosisce.

C’è un titolo scritto al centro della pagina, in risalto.

 

FINALE

Sbatto lentamente gli occhi,

li chiudo e li riapro.

Non riesco a focalizzare ciò che ho davanti, è come se non utilizzassi gli occhi da troppo tempo.

Qualcosa mi acceca davanti a me,

è uno schermo.

Lo guardo. Guardo lo schermo dove è scritta la storia del racconto perfetto,

Guardo la tastiera che, essendo stata battuta, l’ha scritta.

Mi guardo le mani,

rifletto.

Sono seduto a gambe incrociate sul letto,

in camera mia.

Mi devo alzare, penso.

Scrivo le ultime frasi sul documento elettronico dell’ennesima storia.

Scrivo queste parole:

Mi alzo,

ed esco dalla stanza

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148 Commenti

  1. Ciao Bicchio, per scelta non prenderò parte alla gara con gli altri commentatori sulla lettura più brillante, arguta, intelligente del tuo non-racconto. A me è banalmente piaciuto. Finale compreso. E ora che sei finalmente uscito dal tuo utero di mattoni, ti attendo impaziente alla prova con una storia imperfetta. E ti ringrazio per aver condiviso il tuo viaggio con più modesti compagni… A presto.

  2. Ciao Bicchio, ho scoperto ora il tuo finale. Sicuramente la tua storia è una di quelle che va riletta con attenzione: i pensieri arzigogolati che hai espresso non hanno la scorrevolezza di una trama semplice e non sono trascinati da un certo movimento dei protagonisti, per cui non sono facili da assimilare. Il racconto, quindi, per quel che mi riguarda, va proprio letto con tanta concentrazione.
    Dopo dieci episodi, penso alla tua storia come a una prova tecnica… un giro di ricognizione prima della partenza.
    Il racconto perfetto probabilmente non esiste, ma se hai deciso di uscire da quella stanza, ecco, vedrai che “fuori” ci sono tante storie da raccontare. Storie difficili, divertenti, zoppe, faticose, delicate, violente… eppure ognuna sarà bella nel suo essere imperfetta.
    Imperfetta, ma vera. Sarai tu a scegliere la tua storia. O sarà lei a scegliere te, stanne certo!
    Ti aspetto con un nuovo racconto 🙂
    Alla prossima

  3. Be’ bicchio, è finita.
    Come forse hai capito, ho interpretato questa tua storia come una sorta di esperimento, un tentativo di mettere su carta l’eterno dilemma che riguarda la conoscibilità o l’esistenza stessa di un mondo esterno. Allora la domanda che mi devo fare al decimo è: sei riuscito a rappresentare bene la questione? Onestamente non so.

    Non ci crederai, ma ho riscritto più volte questo commento, cambiandolo completamente. Alla fine ho deciso di scrivere solo le mie impressioni, visto che comunque il fatto che senta necessità di commentarlo significa che in qualche modo mi ha colpito.
    Non sono d’accordo con molti altri, e non è un caso che te l’abbia già scritto: io penso che tu scriva per te stesso e non per noi. Ciò che non mi piace del tuo racconto è che avrebbe le potenzialità per diventare una riflessione su essere, non essere, fenomeno e noumeno, realtà soggettiva e oggettiva e invece rimane chiuso in una stanza. Con tutte queste categorie a disposizione si perde, ti esibisci in simpatici giochi di parole, non focalizzi, badi alla forma molto più che alla sostanza. Per questo dico che scrivi, assolutamente, per te. E infatti alla fine, ecco cosa mi rimane della tua storia, scusa se sarò gretta: un ragazzo chiuso dentro una stanza che passa il tempo a farsi s3gh3 mentali e a un certo punto, sfinito, decide di uscirne per vedere se il mondo corrisponde alle sue elucubrazioni. È un po’ poco per ciò che mi aspettavo. Se poi invece il tuo intento è avere un indizio che non sei solo dentro un Universo da te creato, che ci sono delle entità separate da te che sono in grado di commentare ciò che scrivi… Se questo è il caso, non posso proprio aiutarti. Non hai modo di saperlo, mi spiace.
    Spero che non mi odierai per questo commento. Del resto, come potresti odiarmi? Io non sono altro che una propaggine lontana nella quale la tua coscienza creatrice si è proiettata per osservarsi riflessa e sentirsi meno sola.
    Però sappi che io penso la stessa cosa di te!

    Ciao ciao

  4. Il titolo mi sembra assurdo (non in senso negativo, semplicemente mi da l’impressione di un pallino rosso su un foglio verde) dal momento che sarebbe la prima volta in cui lo scrittore esce, sicuro non la n-esima uscita.
    In ogni caso mi astengo dalle critiche, perché sono contenta, per te e per il protagonista, perché dubito che il distacco tra voi sia ampio, credo invece sia un’umanizzazione della tua mente. Credo che sarà bello per voi prendere una boccata d’aria. E non credere che il “fuori” renda omogenei, tutti uguali, e annulli i punti di forza. E’ soltanto una sfida per essi.
    Unica domanda: Amore con la A maiuscola, stai citando?
    Arrivederci,
    Itaca

    • Beh, è già uscito da una foresta, da una caverna e ora da una stanza. In effetti non è l’n-esima, ma iniziano ad essere numerose le sue uscite…
      Riguardo l’Amore, l’ho notato ora. Mi sa che è stata una citazione inconscia.
      Ci sentiamo presto nella prossima storia

  5. Questa storia ti fa pensare molto a cosa sia scrivere, a cosa debba essere, a come dovrebbe essere giusto scrivere, considerare la scrittura per ciò che è. È un de profundis per narratori, una chicca per chi ha questa passione, e succede con ogni tua storia: la chiave di lettura la dai al lettore, è tutto misto, indefinibile e metaforico. Filosofico, certo, ma non per questo meno vero.
    Rinnovo i miei complimenti e aspetto il finale , a presto 🙂

    • Grazie mille Ivan,
      sì, hai completamente ragione. Sicuramente a chi scrive questa storia risulta più interessante, in un primo momento. Però, come dici sempre te, la chiave di lettura è in mano al lettore ed è lui che dà il significato alla storia.
      E’ questo il bello, sapere che i lettori rendono la tua storia qualcosa di più di quello che è, la arricchiscono.
      A presto per il finale 😉

  6. Stavolta mi trovo con poco da criticare, ma vai tranquillo che qualcosa lo trovo. D’altra parte è il mio ruolo.
    1- verso la fine, “il suo ultimo se”. Ultimo? Se deve ancora immergersi nel fiume dubIto che sia nella sua forma completa. Magari ora è pronto per buttarsi, ma è lungi dall’essere il sé definitivo. La parte tosta comincia ora.
    2-Non so se mi stia prendendo la mano o se sia una coincidenza, ma le opzioni i degli ultimi episodi non mi garbano. Sono tutte vere come sono tutte insufficienti, come ne è vera nessuna. Non voterò.

    Finito. Avevo avvertito che sarebbe stato breve.
    Detto ciò, a presto.
    P.S.
    …le vent se lève, il faut tenter de vivre…

  7. Siamo alla vigilia di una fine e di un inizio.
    Cosa conserverai di questa avventura quando l’avrai superata? Spero il ricordo del confronto con i tuoi lettori… per i quali credo che, in fondo, tu abbia scritto.
    Hai dato una decisa accellerata al racconto in queste settimane, spero solo non ci farai aspettare troppo per il gran finale.
    Ancora complimenti.

  8. Ha scritto per i lettori, ne sono sicura.
    Infatti, ho pensato di dedicarti una prosa poetica. Cioè, è prosa, ma vado a capo strano quindi la mia prof delle medie mi ha detto che si può chiamare poesia.
    L’ho intitolata ‘Pensa un po’ a te stesso’:

    Mi pare che
    Andando avanti col racconto

    Un dubbio sorga spontaneo:
    Non siamo forse
    Al limitare dell’inconoscibile?

    Per quale motivo ci ostiniamo a cercare l’ordine
    In una realtà che appare astrusa e piena di contraddizioni?
    Parole, lacrime, vita.
    Pensiero, azione, riflessione.
    Assurdo assunto a raziocinio.

    Ogni cosa ha un senso quando scopri
    Gli inevitabili contorcimenti di un Io che
    Non si rassegna alla propria non conoscibilità:
    Io scrivo dunque, forse, sono.

    Tutto ciò che possiamo dire,
    Anzi, scrivere, è:
    Non abbandoniamo comunque la lunga ricerca,
    Tanto aspro sarà il cammino per giungere infine a uno specchio e ad una domanda:
    Ora che sei giunto alla fine, quale n-simo titolo potrai inventarti
    ?

    Fammi sapere se ti piace
    Ciao ciao

    • Bellissima ahah
      Davvero, a partire dal titolo 😉
      Ho letto subito il tuo commento e mi aveva fatto molto piacere, però ho voluto aspettare un momento in cui fossi più rilassato e libero da impegni per rileggerlo meglio.
      Ed è bella la tua prosa poetica, sei più brava di me 🙂
      Sono curioso di sapere cosa penserai del finale, anche se forse già il nono capitolo concludeva in un certo modo il racconto.
      A presto,

      P.S. in effetti non è mai semplice idearmi l’n-esimo titolo… Ho anche pensato di mettere come titolo proprio “n-esimo titolo”

  9. Siamo all’ottavo e una svolta di questo genere un po’ me l’aspettavo (ma non è una critica , anche se ne ha l’aspetto). Ho fatto anch’io il giochino suggerito da Maria (ma solo per gli ultimi capoversi fino a Armonizzare). Non so se era voluto però ha un effetto.sorprendente. Per me è Tre… Ciao!

    • Ciao Lou,
      hai assolutamente ragione. Sicuramente questa non è una storia che sorprende per lo sviluppo della trama e ciò collide con la modalità ad uscita distaccata dei capitoli. Il tutto a discapito del piacere del lettore.
      Diciamo che è un aspetto a cui bisogna rassegnarsi per una storia del genere, almeno per come la riesco a formare io. Non sono però dispiaciuto dalla linearità degli avvenimenti che si contrappone al contorto sentiero che seguono i pensieri.
      Grazie come sempre per il commento ed il voto e vediamo se questo 3 riesce a trionfare 🙂
      A presto,

  10. Zero, che se indiviso ha l’indeterminatezza del tutto.
    Insomma, se ho ben capito, la divisione, o meglio, la ‘ratio’ che separa il Tutto indistinto dall’Essere che è spettatore del Cosmo che crea è la Scrittura: Scrivo ergo sum!
    Interessante. Più che il pensiero, la parola. Ma questo non è quello che qualche anonimo scrittore ispirato ha scritto qualche millennio fa?
    In principio era il Verbo.
    Mi sono letta i commenti esilaranti di VaiTra e… caspita, gli devo dare ragione: stai scopiazzando la Bibbia!
    O forse sei un nuovo profeta.
    Ciao ciao

    • Moneta, amo ufficialmente i tuoi commenti! ahahaha
      Hai ragione anche questa volta, se c’è un libro a cui mi sono ispirato maggiormente dalla mia bassa ed estremamente umile posizione quello è la Bibbia
      A presto,
      P.S. sì, ci sono commenti spassosi sotto a questa noiosa storia 😉

    • Ciao Fray, grazie mille per il commento!
      In effetti come dici te questo è un racconto che può essere vissuto meglio se si ha provato “la magia della scrittura”. E anche in quel caso non è facile ahah
      Il 3 è un’ottima scelta…
      A presto, spero possa continuare a piacerti!

  11. Perché quei tre numeri? Hanno troppo significato per poter scegliere.
    Zero, uroboros, infinito, il nulla, e lascio andare avanti chi ne conosce altri.
    Tre, la trinità, la completezza, il terzo gode, trentatré trentini ecc..e questi sono solo quelli per scherzare.
    Dieci, la perfezione, le dita delle mani, la fine.
    Perché non mettere numeri più semplici? Numeri che rappresentino le persone. Non si nasce tre o zero, si nasce 4, 12, 8. Numeri facili. Il resto si guadagna con le operazioni.
    Partire con le premesse di un dieci,un tre o uno zero non vale (non conta,haha), è già troppo.
    D’altro canto, ogni tuo episodio nasce da un troppo, infatti credo che ARMONIZZARE sia più un obbiettivo per lo scrittore, che un verbo già acquisito.
    Detto ciò, non si può dire che i tuoi racconti non facciano pensare, o irritare che dir si voglia.

  12. Ciao Bicchio
    il tuo racconto procede in modo interessante ma prolisso.
    Pubblicare un episodio ogni 10 gg per esempio avrebbe, secondo me, favorito la comprensione.
    Descriversi in negativo… mi piace, in poesia qualche nome eccellente lo ha fatto alla perfezione… e funziona.
    Visto che il tuo racconto mi sembra in un certo senso un esperimento, un esperimento l’ho fatto anch’io leggendo l’episodio al contrario – partendo da “Scrittura”, ti dirò… forse mi è piaciuto di più.
    ciao
    🙂

    • Ciao Maria,
      hai assolutamente ragione. La lentezza nel pubblicare gli episodi sicuramente non ha giovato alla lettura e alla comprensione di chi legge, ma, ahimè, non sono riuscito per un motivo e per un altro a fare in altro modo 🙁
      Sono comunque felice ti sia piaciuto il capitolo ed in effetti sembra molto interessante l’esperimento di leggerlo al contrario 😉
      A presto,

  13. Bicchio un giorno (spero non troppo lontano) questa tua non storia giungerà a una non fine e quel giorno spero di non esserci. Episodio molto ben scritto, immagini efficaci, riflessioni filosofiche che si accavallano, si inseguono, si flettono, in un gioco riuscitissimo di contrasti voluti, di specchi, di echi, di cose dette, pensate, ripensate. Non so quanto e se ti ho influenzato coi miei commenti ma se l’ho fatto anche in minima parte ne sono strafelice perché il risultato è eccellente. Ora però io virerei sulla morale, giusto per introdurre un tema completamente nuovo e complicarti l’esistenza ancora un pizzico. Bravissimo. Io sono tornato con un nuovo racconto e sarei felice i sapete che ne pensi. Sempre se hai tempo e modo naturalmente. Ciao

    • Ciao Lou,
      parlare della morale sarebbe piaciuto anche a me, ma il popolo sovrano non ha deciso così. Sarà per un’altra volta.
      Sono molto lusingato dal commento che hai scritto, mi fa molto piacere e mi rende orgoglioso del lavoro finora svolto (con difficoltà). Spero di giungere degnamente al non finale 😉
      E comunque in generale ho ricevuto dai commenti e dalle persone su questo sito molto e in modi molto diversi. Critiche, elogi, consigli, punti di interesse grazie ai quali penso di essere progredito. Tra i più costruttivi ci sono sicuramente i tuoi commenti, quindi colgo l’occasione per ringraziarti e ringraziare anche tutti coloro che mi stanno seguendo in questo estenuante viaggio.
      Spero con la mia scrittura di aver dato tanto quanto avete dato voi a me.
      A presto,

  14. Non prenderla come un’offesa ma abbiamo molto in comune. Ché il punto è che si scrive di apparenze e di nient’altro ed è il mutismo l’assoluto: non lo so, ma il fatto di aver accettato ciò che dice la voce asiatica è essa stessa una apparenza, magari l’ultima, una delle ultime, ma pur sempre una apparenza e se rifiutarsi anche quella non avresti più di che scrivere. Sul serio (magari in fondo non è neanche quello che vuoi) ma ti auguro di riuscire a liberarti, un giorno (sempre che tu voglia scrivere nella vita) di questa attrazione morbosa per il significato oltre il significante. Progressivamente la letteratura si è ridotta a questa riflessione immobile intorno all’atto stesso di mettere un croce due parole. Davvero, tu non invidi chi non vuole scrivere una storia perfetta?

    • Ciao Calamaro,
      sì probabilmente abbiamo molto in comune, e comunque sarebbe un complimento per me.
      Il tuo commento colpisce al cuore il mio racconto, assolutamente.
      Citandoti, spero di riuscire a liberarmi “questa attrazione morbosa per il significato oltre il significante” che in effetti permea a fondo questo racconto. In pratica è quello che sto tentando di fare con il racconto stesso, che non è altro che una “riflessione immobile intorno all’atto stesso di mettere in croce due parole”
      Grazie per il commento così acuto e a presto,

        • Ahahah si capisco. Beh ti auguro di riuscire a scrivere una storia non-perfetta, allora, anche se di certo non è quello che vuoi adesso ma quello che vorrai quando avrai superato il desiderio di non volero ahah. Fossi in te però di Buddha ne avrei paura come fosse l’anticristo: è l’antiscrittore, in un certo senso.

  15. Beh, leggendo questo capitolo direi incontro.
    Sai come la penso, lo sforzo che stai affrontando è titanico, ma è sempre interessante leggerti. Leggo echi molto forti di una formazione matematico/scientifica, più che fisica quantistica qualcosa di più stringentemente logico/teorico. Le tue considerazioni mi ricordano quello che ritengo il più agghiacciante dei ragionamenti logici: il Teorema di incompletezza di Gödel.
    Ciao ciao

    • Beh, non posso far altro che darti ragione in quello che dici ahah
      In primis, sì è agghiacciante ma assolutamente affascinante il Teorema di Incompletezza.
      In secundis, sì lo sforzo è titanico, ma il finale inizia a vedersi in lontananza. Spero di giungerci tutto intero.
      Spero di giungerci anche insieme a te 😉
      A presto,

  16. Capitolo ipnotico. Ero un po’ indeciso sulle opzioni. Timore no, perché il tuo protagonista ha brillantemente vinto la paura ricorrendo ad una rivisitazione del cogito ergo sum cartesiano: ho paura dunque esisto. Per come me la sono immaginata io l’orrore potrebbe venire dalla consapevolezza di aver commesso un terribile errore… Ecco perché voto errore (la strada per la perfezione come quella per la verità non può che essere lastricata di errori).

  17. Errore, perché In principio non fu il Nulla, ma l’Errore.
    Ciao,
    Inutile dire che il tuo racconto è decisamente particolare.
    Per certi versi è affascinante, ma se dovessi usare una parola per definirlo fin qui userei ‘claustrofobico’. È un inviluppo che parte e termina dal protagonista. Penso sia rivelatrice la frase sulla parte che comprende il tutto (la crepa, la goccia): l’impressione che dai è esattamente questa, l’Universo “È” il tuo protagonista il quale non si limita ad esserne una sua parte ma in uno strano gioco di specchi frattali è solo una proiezione quadridimensionale delle infinite possibili per il Tutto. Queste mie frasi per cercare di esprimere alcuni concetti: il primo è che con la filosofia e termini vagamente scientifici si possono scrivere molte cose che paiono avere senso. Il secondo è che ammiro il tuo tentativo di rendere ‘universale’ il tuo protagonista (o addirittura, più propriamente, Universo) e lo considero un compito estremamente arduo: se parti dal presupposto più o meno esplicito che l’Universo sia una (sua) emanazione è poi difficile riuscire a coinvolgere il lettore e ciò che ne risulta rischia di essere una raccolta di riflessioni che, contraddicendoti, scrivi infine solo per te stesso. MI ricordi la me di alcuni anni fa: che tu ci creda o no, avevo e ho pensieri simili al tuo protagonista. Pensavo e penso ancora che ci deve essere un modo per esprimerli, per mostrarli al mondo senza apparire una pazza egocentrica. Non sono però mai riuscita a concretizzare niente, proprio perché non riuscivo ad andare oltre un folle, claustrofobico e sterile egocentrismo.
    In questo tu sei un passo avanti a me.
    Ti seguo perché mi hai incuriosita.
    Ciao Ciao

    • Ciao,
      prima di tutto grazie mille per il commento e scusami per il ritardo con cui ti rispondo.
      Seconda premessa: penso che un racconto, come qualsiasi altra “opera d’arte”, venga arricchito dalle interpretazioni superando di fatto il valore inizialmente dato da chi lo scrive.
      In questo sito le interpretazioni sono i commenti e il tuo mi rende felice, perchè hai donato alla storia qualcosa che ancora non aveva, una lettura acuta e veritiera. Il tutto forse proprio grazie al fatto che anche tu hai avuti tali pensieri.
      E, come ultimo punto, hai ragione sul fatto che tale storia come tali pensieri non portano ad altro che a contraddizioni, è un punto fondamentale del tutto.
      Spero possa continuare a piacerti e a farti riflettere.
      Se ne hai voglia e tempo, ti consiglierei anche la mia precedente storia “Uscì dalla caverna un giorno di marzo”
      A presto,
      P.S. Bellissima la frase iniziale del tuo commento, oltre che vera!
      P.P.S. Visto che sembrava interessarmi, ho cliccato “segui” nella tua storia, appena riesco a leggere commento 😉

    • Ciao Maria,
      Hai ragione sono mancato per un po’, non so bene se per mia scelta o obbligato.
      L’uomo penso sia sia natura e anche parte della natura, per questo non so quanto sia auspicabile un manexit! Ahaha
      Pe ora state tutti votando Errore; bene mi fa piacere, non c’è momento più importante che un errore per procedere.
      A presto

    • Grazie per avermi letto, scusami se ti rispondo con tale ritardo ma il poco tempo che ho avuto l’ho utilizzato per scrivere il capitolo successivo. In queste settimane che arrivano dovrei avere più tempo, quindi potrebbe capitare che passi anche sotto la tua storia.
      In tutti i casi a presto 😉

    • Grazie anche a te per avermi recuperato e letto 🙂
      E bello il voto che hai scelto.
      Ripeto le scuse scritte sopra riguardo al ritardo del capitolo, come giustamente sottolineavi nel commento ehehe
      Spero comunque di riuscire ad essere regolare per i prossimi capitoli, avendo alcune settimane più o meno libere che si avvicinano.
      Quindi speriamo che qualche lettore sia rimasto e che la storia possa continuare a piacere, grazie ancora 😉

    • Ciao Trix,
      hai ragione sulla complessità dell’episodio. Come ho scritto sotto forse avrei dovuto spezzarlo, in quanto ho dovuto tagliare diverse parti per mantenere ciò che reputavo importante, però ho perso probabilmente in fluidità e chiarezza. Grazie per la critica 😉
      Per chi scrivo… complicato rispondere. Di sicuro non solo per me stesso, perchè in tal caso non pubblicherei su questo sito…
      A presto !

  18. Andiamo verso nastri colorati, fili e legami… Continuo a seguirti con grande interesse e piacere. Citi Cicerone e Mukarami e io continuo a pensare a Gaarder e, di conseguenza, a Wheeler, Meister Eckart, Shopenhauer, Berkeley. L’uomo come sistema sensoriale dell’universo. Cito “L’occhio che guarda l’universo è l’occhio stesso dell’universo” (Meister Eckart) o anche “L’universo acquisisce coscienza (di sé) attraverso di noi” (Wheeler)… Siamo appena a metà strada ma già si solleva un angolo di velo (di maya) sulla verità…

    • Ciao Lou,
      grazie mille del commento (e molto interessante anche la scelta nel tuo voto)
      Sono veramente felice di quei commenti che di fatto superano ciò che ho scritto e lo ampliano, perchè permettono a me e a chiunque altro di poter aumentare le proprie conoscenze (ho comprato anche se non ancora letto “Il mondo di Sofia” che proprio te mi avevi fatto conoscere)
      Quindi grazie Lou, anche perchè ciò che citi rispecchia alcuni pensieri che sto tentando (con difficoltà) di esprimere.
      Ad un prossimo commento 😉

  19. Avrei detto una boccata d’aria. Anzi l’ho fatto ma sono in minoranza.
    Mi sono piaciuti molto alcuni passaggi in particolare come l'”utero di mattoni”, la percezione della pioggia e i dubbi su cosa rappresenti la scrittura per il protagonista. Bravo, come sempre.

    • Ciao Trix, grazie per il commento
      Avere dei dubbi su cosa si fa è alla base della buona riuscita di qualsiasi attività e questo capitolo in un certo modo li condensa. Spero sia riuscito nel suo intento 🙂
      E forse una boccata d’aria può servire a cancellarli del tutto…
      A presto

  20. Ciao. Un richiamo a tutto ciò e a tutti coloro che non sono nella stanza. Non è sempre facile capire cosa veramente siam venuti a fare su questo pianeta. Ci identifichiamo troppo con la mente. Non lasciamo molto spazio al nostro essere. Al prossimo episodio. 🙂

  21. Anche questo capitolo è interessante… una carrellata di pensieri (discutibili ma comunque spunti di riflessione)…
    per esempio: “Il comprendersi, il capirsi è dato dalla capacità di parlare e, di conseguenza, di scrivere.” A mio avviso, non sempre. Per capire bisogna prima “sintonizzarsi” con l’interlocutore (come le stazioni di radio…, e poi ascoltarlo.
    E poi… un’idea non diventa immortale per il semplice fatto che passa dal cervello alla carta. Diciamo che esce allo scoperto, si materializza.
    Perfezione?
    Sto lavorando sodo per preparare il mio prossimo errore.
    (Bertolt Brecht)
    ciao
    al prossimo
    🙂

    • Amo i tuoi commenti Maria ahaha
      Non posso che quotate ogni tua frase…
      interessante quanto sia giusto (per quello che penso io) il termine “sincronizzarsi”, non solo luce e suono sono formati da onde ma anche la stessa vita si basa sul continuo vibrare delle nostre molecole e sui minuscoli circuiti di corrente che formano campi elettromagnetici. Immagino quindi possa avvenire una sincronizzazione fisica dei propri campi, almeno a livello teorico.
      Sul secondo punto, hai di nuovo ragione… È vero si materializza, fuoriesce da sé (permettendo poi di potersi vedere come oggetto di conoscenza)
      E poi molto bella la frase 🙂
      Grazie mille ancora per ogni tuo commento e per seguirmi, passerò presto nella tua storia, spero di recuperarti per l’ultimo voto 😉

  22. Ciao Bicchio e bentornato… Ti faccio subito i complimenti per come hai gestito (e raccontato) la tua latitanza… Non ti nascondo che prima ancora di aprire il link mi sono chiesto “che cosa è successo?” “che fine ha fatto in tutti questi mesi?”… Mi sarei anche potuto fermare qui perché creare una connessione con il lettore è alla base di ogni buon racconto e tu ci sei riuscito in due righe. Per fortuna però sono andato avanti… Benissimo la parte descrittiva (mi e piaciuta moltissino l’espressione “utero di mattoni”, evocativa ed efficace, prepara il lettore alla rinascita del protagonista, che trova nel proprio passato una possibile risposta alle domande che lo tormentano e lo aiutano ad acquisire una rinnovata consapevolezza)… Alcuni passaggi mi sono sembrati un po’ fumosi, ma, azzardo, è anche possibile che lo siano volutamente. Attendo con ansia il prossimo e, intanto, voto per una salutare boccata d’aria.

    • Ciao Lou, grazie mille per il messaggio di accoglienza, mi ha fatto molto piacere dopo questo mio blackout… anche perché, come scrivi giustamente te, avevo paura si fosse rotto quel sottile legame col lettore.
      Sono quindi felice che questo capitolo riesca a riprenderlo (almeno il tuo), considerando comunque che la funzione principale della prima parte era una sorta di “catarsi” verso il mio stop che non riuscivo a interrompere
      Per i passaggi fumosi, ahimè, temo sia dovuto alla limitazione dei caratteri che mi ha impedito di scrivere i tanti pensieri che nella pausa si erano accumulati, ma ci sarà spazio nei prossimi capitoli.
      Grazie ancora per il commento così caloroso nonostante la lunga pausa e a presto
      P.S. sì, vero, “utero di mattoni” è piaciuta molto anche a me 😉

    • È vero.
      Autentico è la parola giusta, infatti la perfezione deve essere autentica, l’esistenza è un suo aggettivo imprescindibile. Però quel quaderno è molto di più, per problemi di spazio in questo capitolo non sono riuscito a spiegarlo. Nel prossimo capitolo si spiegherà meglio
      Comunque ottimo commento 😉

  23. Ricordo.
    Ho seguito subito e non mi sono smentita leggendoti. Bene i presupposti del racconto. Scrittura pulita e immediata, messaggio chiaro. Concetti sempre curati e perfettamente in linea con il tuo stile.
    E magari aiuti anche me a uscire dal “blocco”.
    Bravo, Bicchio.

    • Ciao Istinto,
      sono felice di rivederti qui sotto e di vedere che hai ripreso la tua storia (passerò tra poco anche lì sotto) 🙂
      Come vedi la mia storia ti ha aspettato ahahah
      Adesso riprenderò normalmente a pubblicare quindi aspetto nei prossimi capitoli un tuo commento.
      Visto che le feste sono passate, ti auguro un buon Gennaio 😉

  24. “Se chiudo gli occhi, non rimane nient’altro che il mio pensiero”

    È la frase che ho apprezzato di più, anche se non ne condivido le premesse filosofiche, smentibili e smentite in mille modi.
    Ma la letteratura è un altra cosa: è un effetto, un ritmo e un’evoluzione che con questo stile stai cogliendo molto bene. Sei riconoscibile, capirei che sei tu anche senza il tuo nick.
    La riflessione sull’amore è geniale. Il “dio debole del mio mondo” è una metafora-descrittiva di una precisione disarmante.

    Ecco, questo episodio mi ha lasciato a metà fra il disarmatamente contento e il perplesso. Perché in effetti, come suggeriscono qui sotto, la perfezione non esiste… ma sono certo ci farai comprendere anche questo aspetto.

    Voto per l’oscurità, alla prossima!

    • Ciao Ivan,
      scusa la lunga assenza, nei prossimi giorni passerò sicuramente dalla tua storia che mi interessava molto (voglio vedere in 7 capitoli come è evoluta)
      Grazie per questo tuo commento, rileggerlo oggi dopo oltre due mesi mi ha reso molto felice, rimarcando il motivo per cui scrivo qua su TI…
      A prestissimo 😉

  25. L’idea mi piace (benché come qualcuno ha fatto già notare non sia particolarmente originale ma non ho intenzione di tediarti con il mio punto di vista sulla questione della settimana: originalità sì/originalità no) e, devo dire, che mi piace anche il tuo stile, pulito, colloquiale, in una parola comprensibile, cosa che non si può dire di tutti gli autori che si approcciano a certi temi. Metaracconto di matrice esistenzialista che forse potrebbe apparire di scontato decorso a chi mastica di filosofia… Ma chissà? Senza arrivare al cinema di Malik o alle dottrine filosofiche di Heidegger, Jasper o Sartre mi domandavo se hai mai letto Jostein Gaarder (è solo una mia curiosità). Seguo.

    • Grazie Lou per aver commentato e per i complimenti sul mio stile (una parola che non penso di meritare); voglio che questo racconto in particolare sia il più semplice possibile a livello di scrittura, quindi sono ancora più felice del tuo commento.
      Rispetto al fatto che possa essere di decorso scontato può essere, non lo so neanche io bene come proseguirà la storia 😉
      No, non ho mai letto Jostein Gaarder. Mi sono un attimo documentato e sembra interessante il suo romanzo “Il mondo di Sofia”… devo procurarmelo
      A presto e spero di riuscire a mantenere vivo l’interesse anche nei prossimi capitoli.

  26. Il dramma esistenzialista dello scrittore, fatto di riflessioni a metà tra filosofia tedesca e velleità orientali (una moda americana di fine anni ’60 che poi è scemata piano piano). Le tre cose meno originali che posso pensare.

    Sono riuscito a trovare una sola frase interessante o quasi: “In principio ero il nulla”. Mi sembra una buona frase per una scrittura ironica.

    Se sei molto interessato a mischiare cultura occidentale e orientale, ti segnalo i Popol Vuh, un gruppo rock degli anni ’70 , e in particolare l’album Hosianna Mantra.

    • Grazie per aver letto questo mio nuovo racconto, nonostante non ti sia particolarmente piaciuto lo scorso e grazie anche per questo consiglio musicale, proverò.
      Riguardo alla tua critica, ti pongo una domanda: è obbligatorio dello scrittore scrivere qualcosa di originale? Se sì, cosa ormai si può dire originale?
      Comunque concordo sul fatto che non sia originale estremamente ciò che scrivo, non per questo non può essere fonte di spunti, riflessioni o solo di una pausa da una giornata faticosa.
      A presto

      • Bicchio, non cadere anche tu nella trappola dell’originalità….
        Tutto è stato raccontato. Tutto è stato già detto. Tutto è stato scritto. Non potrai mai trovare originalità in questo.
        Originale è il modo di mostrare ciò che altri hanno già mostrato a modo loro.
        Non è quello che dici ma COME lo dici, che ti distingue.
        Lo stile, la personalità, il carattere, saranno sempre inediti. Il tema no, ma conta poco. Quante storie d’amore e di guerra sono state scritte finora? Dovremmo smettere perché ce ne sono abbastanza per riempire un continente? No, poichè di originale in ogni storia c’è il modo in cui noi la raccontiamo. Anche se parliamo di qualcosa che tutti conoscono…
        😉

        • Assolutamente d’accordo, hai espresso quello che penso in merito. Infatti la mia domanda voleva proprio giungere alla tua conclusione: nulla è più originale al giorno d’oggi (superato l’età dell’oro greca, ne era rimasto già ben poco, a mio punto di vista).
          Felice di sapere che la pensi nel mio modo, anche perché in effetti leggendo ciò che scrivi lo si può dedurre 😉

          • bicchio, a te che scimmiotti la filosofia tedesca (Malik è stato traduttore di Heidegger), The Three of Life (Terrence Malik) mi sembra più o meno originale: accostare visivamente i propri ricordi d’infanzia con delle immagini dell’universo e la musica classica.

            Personalmente non lo trovo chissà che grande pensata (sarebbero le prime tre cose più belle che mi vengono in mente se qualcuno me lo chiedesse, e penso che sia così per molte altre persone), ma diciamo che nessuno prima lo aveva fatto. (su questo tipo di frasi c’è da stare estremamente attenti; se mi sai citare un regista che aveva mixato le infanzia, universo e musica classica il discorso potrebbe proseguire alla grande).

            Pensare che al mondo non ci sia più niente di originale è una sindrome cugina o figlia della sindrome dell’epoca d’oro.

            Ti dirò una cosa: il mondo cresce in originalità ad un ritmo esponenziale.

            • Hai buon occhio VaiTra, conosco molto bene Terrence Malick e mi è piaciuto tantissimo “The tree of life”.
              E potresti avere ragione, l’originalità cresce con il mondo. Capisco il tuo punto di vista, ma sono di un altro pensiero (e in effetti sono un po’ figlio della sindrome dell’epoca d’oro)
              Grazie comunque per consigliarmi libri/musica/film che potrebbero interessarmi, sono sempre pronto per accogliere spunti.
              E mi piace anche quando sono criticato, soprattutto in modo fine e non grossolanamente, quindi grazie anche per questo

          • “Das Illustrierte Blatt” diThea von Harbou fu pubblicato a episodi su un periodico dei primi anni venti e trattava di intelligenza artificiale. Ispirò la sceneggiatura di METROPOLIS… uscito nel’27 ma concepito ovviamente molti anni prima. I primi scrittori di fantascienza furono ispirazione dei più grandi esperimenti nazzisti di trent’anni dopo…. per cui direi che si intelligenza artificiale si parla dall’800, per rispondere alla tua provocazione….
            tutto è stato scritto, se credi il contrario è per via della tua ignoranza. Nel senso che non puoi pretendere di sapere tutto.

            • Mai letto un romanzo sul poliamore tra un medico, un cavallo e un’intelligenza artificiale ambientato nella Russia degli anni ’90. Il medico in realtà vorrebbe ritornare al vecchio ordine comunista, è angosciosamente attaccato alla dottrina marxista originale, il cavallo è paurosamente intelligente (alle volte rasenta il quoziente intellettivo di un uomo estremamente stupido) e l’ IA è una tecnologia avanzatissima. Il medico ha cresciuto il cavallo, e i due intrattengono un rapporto ai limiti del rapporto umano. Nel frattempo, il medico cerca di convincere l’IA della bontà della dottrina marxista, e si mette in testa di cercare di tradurre capitalismo e comunismo in modo che anche il cavallo possa capirlo. Nel farlo trova dei punti di contatto tra… bla bla bla.

              Cercare di tradurre delle ideologia nel linguaggio animale e artificiale, in tono ironico ma scientifico. Penso di non rischiare troppo se dico che non è stato mai scritto. Poi chissà.

              Per il Nobel la strada è dura, mi farò dare dei trucchi da Dario Fo.

              • Scusa, Bicchio, ma devo spiegare a Raffaele che è un po’ di coccio 😉

                La storia del cavallo è una storia originale. Eh, sì. E lo è anche la storia di un robot transessuale che si innamora di un gatto che parla francese solo di domenica.
                Ma una storia così, a chi interessa?
                Lo scopo è scrivere cose mai scritte, o scrivere cose che diano intrattenimento e spunti di crescita?
                E poi, aspetta: la tua storia è davvero originale?
                Hm , ripensandoci forse no.
                Quando si guarda a una storia, non si devono andare a guardare gli elementi strutturali. Se c’è un cavallo, o se c’è un cane, non fa differenza. Nemmeno se c’è un robot transessuale.
                Mi spiego. Ogni volta si tratta di andare a verificare e individuare la natura più intima della tematica della storia, e considerare solo e soltanto quella. Solo così ci si rende conto che le storie non cambiano mai.
                Parli di un uomo che tenta di lavorare su una IA per educare un cavallo alla propria filosofia, nel tentativo di cambiarlo o migliorarlo. Perfetto.
                Cosa ci posso vedere dentro? Se vado al significato più profondo di tutto, cosa vedo?
                Be’, ci vedo ad esempio:
                – il rapporto tra essere umano e altre specie di esseri viventi;
                – Il confronto tra ragione e istinto;
                – la considerazione di cosa sia scentifico e cosa non;
                – il rapporto tra l’uomo e il divino, i limiti delle umane capacità;
                (c’è altro ma mi fermo).

                Ho già letto e visto queste cose altrove?
                Sì. Tante tante volte.

                Ti scrivo di getto, perciò gli esempi potranno sembrarti slegati:
                BLU PROFONDO: una scienziata si è messa in testa che con la ricerca bioingegneristica può accrescere l’intelligenza degli squali, così da poter sfruttare l’avvenuta crescita cerebrale degli animali per trovare una cura all’alzheimer;
                IL GIORNO DEGLI ZOMBI: lo scienziato Logan è convinto di poter usare le proprie conoscenze scientifiche per educare gli zombi, lavorare sulla loro intelligenza per spingerli alla civiltà umana, e si dedica assiduamente alla formazione intellettuale del morto-vivente che chiama “BUB”;
                GILGAMESH: il Re dell’antica mitologia usa le tecniche socio-culturali della sua epoca per educare e rendere civile il primitivo e selvaggio ENKIDU, stabilendo con lui un profondo legame d’amicizia;
                FRANKENSTEIN: ok, non credo di doverti dire la storia. E vale anche, e soprattutto, per il F. Junior, seconda parte.
                Mi fermo qui.
                Gli elementi essenziali del tuo spunto sul cavallo, i valori filosofici che poteva presentare, non sono forse perfettamente trattati anche nei racconti che ti ho elencato?
                Il rapporto con una specie differente e il bisogno di controllarla, educarla, cambiarla; il confronto tra uomo e Dio, laddove Dio è il solo che dovrebbe permettersi di mutare la natura di un essere vivente; la scienza, o comunque il confronto con una nuova e importante scoperta.
                Le storie sono sempre le stesse non perché hanno i medesimi elementi strutturali in termini di plot; sono sempre le stesse perché noi esseri umani ci confrontiamo sempre con gli stessi valori e lo stesso bisogno di capire il mondo.
                Perché mai la Bibba, per esempio, dovrebbe ancora essere un testo suggestivo?
                Perché lo è la Divina Commedia, o anche solo Cime Tempestose?
                Il Conte di Montecristo?
                SpiderMan?
                E bada bene, non è un limite! Anzi, è un punto di forza!
                E’ un vantaggio che ci siano sempre le stesse domande a guidarci. Perché il vero talento dello scrittore è trovare un modo originale di porre immortali domande, magari proponendo risposte nuove.
                E te lo dico anche da amica: tieni bene a mente queste considerazioni. Perché se al pubblico dài qualcosa che non lega con il bisogno e i valori primari dell’umanità, allora produrrai una storia che non attrae nessuno.
                Dagli Blu Profondo, dagli Gilgamesh, dagli Karate Kid e Romeo e Giulietta, ma con elementi nuovi.
                Però daglielo. Nei valori di base, nella filosofia più intima, daglielo.
                O il mio transessuale robot e il tuo cavallo comunista si troveranno a un bar, da soli, condividendo racconti di guerra e gloria mai vissuti veramente.

      • “Riguardo alla tua critica, ti pongo una domanda: è obbligatorio dello scrittore scrivere qualcosa di originale?”

        No, l’ho scritto descrizione del mio racconto: sto cercando di raggiungere il livello di una scrittura professionale o accettabile. Tu scimmiotti Osho, io nel primo racconto scimmiotto George R. R. Martin. Nel prossimo forse cercherò di imitare Joe R. Lansdale. Sto cercando deliberatamente di NON essere originale.

        • Tranne che per il fatto che non so chi sia Osho, anche io naturalmente scrivo prendendo di ispirazione ciò che leggo, vedo e ascolto. Il tutto avviene sia consciamente che a livello inconscio e di questo ne sono convinto anche io (e vedo anche te).
          Se anche tu ricerchi un racconto non originale, allora non capisco come mai sia un fatto criticabile quello di non essere originali?

  27. Mi sono piaciute le riflessioni sul foglio bianco, sul potere delle parole, sull’arte come mezzo per viaggiare nel tempo, e non solo.
    Come ha scritto bene Munch, “L’arte è il sangue del cuore”. Riguardo invece al foglio bianco, io penso che sia un po’ come il marmo, nel senso che lo scultore già “vede” la forma anche quando essa non c’è.
    Ciao
    🙂

    PS suggestiva la formattazione del testo.

    • Grazie mille maria,
      bellissima la frase di Munch, mi fa sempre piacere leggere il tuo commento perché aggiunge qualcosa a ciò su cui la storia riflette.
      Il foglio bianco come un tutto da plasmare invece che un nulla da riempire… interessante come ragionamento 🙂
      A presto, appena ho tempo passo da te che mi dovrebbe mancare l’ultimo capitolo

  28. Ci serve un piano di battaglia!

    “Anche io sono qui ed ora, eppure non esisto”
    Scelgo questo aforisma che forse racchiude buona parte dell’episodio. 😀

    Un episodio che a proposito è sorprendente, per molti aspetti… stai perfezionando uno stile molto di nicchia, al limite fra prosa, poesia e filosofia. A me piace molto, ma non so che futuro possa avere fuori di qui… posso chiederti perché scrivi?

    • Grazie per i complimenti Ivan,
      e interessante anche l’opzione che hai scelto, è un aspetto di cui desidero almeno accennare all’interno del racconto…
      Riguardo al come mai uno scrive, è una bella domanda. Prima di tutto scrivo per me stesso, per calmarmi, per buttare al di fuori di me ciò che sento, penso, immagino. Poi di sicuro scrivo anche per gli altri, se no non pubblicherei su theincipit.
      Però così non vale ahaha, hai anticipato una domanda che sarebbe arrivata in questa stessa storia. Mi anticipi sempre 😉
      Quindi di sicuro la risposta più esaustiva la leggerai prossimamente… e te, se ti fa piacere parlarne, perchè scrivi?

  29. Incipit molto interessante, il tuo stile è davvero molto particolare e si adatta benissimo ak contenuto del testo, senza dare l’impressione di un esercizio di stile fine a sé stesso.
    Secondo me è indispensabile partire dalla testa, quindi scelgo quella opzione.

  30. Prima di tutto nella testa, indubbiamente.

    Bene, sono contento di ritrovare questo stile che sul sito ti contraddistingue, almeno stavolta la “storia” potrò seguirla dall’inizio. 🙂

    “La storia perfetta”…hmmm, sai che mi hai rubato una cosa del mio prossimo episodio e adesso non potrò più usarla? xD Scherzi a parte sono proprio curioso di vedere il prosieguo. A presto! 😉

    • Grazie mille,
      Spero di non deludere le aspettative. In effetti sono curioso un po’ anche io di vedere come proseguirà la storia; nella scrittura mi piace buttarmi e muovermi di istinto quindi il racconto è pronto per essere plasmato dai lettori 🙂
      A presto, sotto una delle nostre storie 😉

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