L’armadio di Miho

Dove eravamo rimasti?

Finalmente Miho rientra a casa e trova... L'armadio scassinato (38%)

Distruzione in camera

Miho non ha un padre. O meglio lo aveva fino a quando non era terminato l’armadio, una delle sue creazioni. L’ultimo regalo per la figlia, o forse il solo- Miho non ricordava, era troppo piccola all’epoca- quando era sparito per sempre dalla loro vita.

 

Un’esistenza al femminile con la più difficile delle madri, che inizialmente, in preda all’angoscia e alla solitudine, usava il mobile per punire la bambina. Pomeriggi chiusa dentro quell’angusto spazio a fantasticare giorni che non sarebbero mai tornati, i momenti quando si fermava a osservare il genitore chino sulle assi di legno indeciso sul da farsi. Mentre costruiva l’armadio , già pensava a fuggire, ma questo lei non lo sapeva e attribuiva l’espressione accigliata del padre alla complessità del lavoro che stava cercando di portare a termine.

 

Il suo tempio, la sua consolazione, l’armadio aveva resistito tutti quegli anni solerte e accogliente fino a cedere un giorno e, a quel punto, non c’era più nessuno in grado di ripararlo. Ora giaceva sotto strati di polvere in uno dei magazzini che Mari, la madre, possedeva sparsi per la metropoli.

 

Per Miho era stato come dire addio al padre la prima volta. Indirettamente era stata proprio lei con i suoi acquisti compulsivi, la causa della distruzione del mobile capitolato sotto il peso dei vestiti. Non tutti i mali però venivano per nuocere e la ragazza ne aveva approfittato per acquistare un guardaroba nuovo di zecca.

 

Ricordava la madre, il volto seccato il giorno della consegna dell’oggetto, perchè le chiavi erano state consegnate direttamente a Miho- il suo nome sulla fattura a cinque zeri- e perchè il suo ruolo di carceriera era stato palesemente esautorato dopo tutti quegli anni in cui avevano tentato di dimenticare il periodo oscuro successivo alla scomparsa del padre. Sulla superficie di quell’armadio all’ultimo grido, quella fortezza di cui solo Miho possedeva il mezzo di accesso, venivano riflesse tutte le angherie subite dalla ragazza che si riflettevano sulle sue ante ogniqualvolta la donna si avvicinava alla camera della figlia.

 

Il nuovo armadio era la sua nuova vita ed ora Miho andava a rimirarne il contenuto dopo tutti quei giorni di lontananza che nemmeno bene si rendeva conto di come fosse stato possibile che fosse trascorso così tanto tempo dall’ultima volta.

 

La casa è silenziosa come al solito. La ragazza evita gli ambienti comuni, che di comune mantengono solo il nome, perchè nè la cucina nè il soggiorno la conoscono più, sono anni che consuma i suoi passi lungo un percorso alternativo che la conduce dalla camera, al bagno alla porta di casa e viceversa. Un’esistenza ritagliata dove le quattro mura sembravano assottigliarsi dinanzi all’imponenza dell’armadio che la stava chiamando a sé dopo tutti quei giorni di separazione.

 

Quello che Miho sente però è un lamento di disperazione; si affretta lungo le scale, afferra il manicotto e falcia le distanze che la separano dalla sua stanza per trovarsi d’innanzi il più terrificante degli scenari. Il suo cuore non regge squarciato in due mentre contempla la distruzione che la circonda. Il guardaroba scardinato e il contenuto depredato. Non si tratta di un ladro ma senz’altro è l’opera di uno degli scagnozzi della madre.

 

Una vera e propria dichiarazione di guerra tra le mura di casa. Le armi non si vedono ma sono taglienti e Miho vacilla spingendosi verso la carcassa della mobilia.

Poi pensa lucida: non è possibile sbarazzarsi di tutta quella mole di vestiti, a meno che non li si smaltisca al centro di smistamento abiti per i senzatetto.

 

Sospesa fra il dolore e la speranza la ragazza medita la sua prossima mossa.

Cosa farà Miho

  • Si avvierà al centro di smistamento dei vestiti (100%)
    100
  • Si chiuderà nell'armadio (0%)
    0
  • Raggiungerà Kaneko (0%)
    0

Voti totali: 3

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89 Commenti

  1. Si avvierà al centro di smistamento dei vestiti; chiudersi nell’armadio non dovrebbe essere possibile, vista la sua distruzione, e comunque arrivata al 7’capitolo è necessario che Miho si muova verso un obiettivo.
    Bravo davvero , mi permetto di consigliarti una maggiore attenzione alla punteggiatura nei periodi più lunghi.
    Ciao

  2. Vedo che i tuoi followers hanno già richiamato la tua attenzione sul refuso nel titolo al capitolo 6, certamente una svista, ma attenzione!
    Mi piace molto il tuo stile, la narrazione al presente (che in genere non mi fa impazzire), in questo caso dà un bel ritmo alla storia, sempre incalzante. A volte quasi a costo di spaesare un po’ il lettore. Parlo dei personaggi e delle loro personalità: lasciano intravedere mille storie e avventure parallele, che potrebbero essere sviluppate in seguito e delle vicende che si susseguono veloci e parallele.

    • Cara Daniela, grazie del commento. Chi mi conosce sa che scrivo in treno fra un cambio e l’altro uploadando da iPhone e iPad (ps; grazie a TI per aver migliorato l’interfaccia). Da qui nasce Solievo con una elle. Fastidioso: veramente. Staff di TI, se leggete i commenti: me lo correggereste? Chiedo di più: perché non approntare un sistema per rieditare i nostri racconti? Cara Daniela, tornando a noi: anche il ritmo segue le rotaie di un treno, lo spostamento da un binario all’altro, la precarietà di stare in equilibrio su un treno strapieno. E ancora; i personaggi. Sono le stesse che vedo in treno: sonnecchiano, si truccano, si crogiolano sul sedile come se fossero nel divano di casa. Si scontrano senza dirsi una parola. E dai loro malumori io cerco di ricavarne una storia. Tutto qui.

  3. L’armadio scassinato.
    Ma al titolo manca una elle?
    Che fine hai fattoooooooo, ti aspetto da giorni!!!! Non puoi farmi questo!! Non ti voglio più bene! Proprio tu, poi, che quando scrivi mi fai vedere ogni immagine come in una sequenza montata ad arte, e in questo episodio è stato così. Inutile ribadirti la mia stima… però i tuoi commenti mi sono sempre utili e invece tendi a essere latitante… lo so che giri il mondo in mongolfiera… ma il telefono di ultima generazione ti prende anche in cielo, no?
    ahahahaha

  4. L’ho mandata a caccia di armadi. Mi sembra logico così.
    Episodio magistrale, come sempre, Gabriele. Hai tutta la mia stima, ma questo ormai lo sai.
    In quanto al Iphone, ho capito. Trovo giusto che ti aiuti a superare le lunghe corse metropolitane in solitaria. Spero un giorno di conoscerti. Tu, più dei tuoi personaggi immaginari, sei un pesonaggio interessantissimo. Al prossimo.

    • Ciao Ale:) Certo che ci conosceremo! Per Natale e dintorni sarò in Italia chissà che non ci incrociamo!! Magari i miei personaggi fossero immaginari!! Sono fin troppo reali e scalpitano per ritagliarsi uno spazio, almeno un invito a qualcuna delle mie festicciole. Io invece tendo a sparire, quando i sensori e le porte automatiche non si aprono al mio passaggio…Bah:( Vengo un po’ da te a trovare Sonia!

    • Ciao Alessandra! Un piacere ritrovarti: ti scrivo qui e sul tuo wall. Le tue parole mi hanno reso felice. Tutto qui. È una felicità vera come è altrettanto vero che vorrei dedicare la mia vita alla scrittura. È una strada in salita che dovrebbe essere intrapresa con la massima serietà. Io diviso fra il lavoro e il dottorato stento ad avere il tempo per sedermi ad un tavolo: questa la ragione del cellulare, che mi salva la vita durante i lunghi tragitti in treno. Il resto lo scrivo da te.

  5. Gabriele, bellissima l’immagine della vasca da bagno e le bolle…Wooow…. Tu che sei esperto di Giappone saprai che fino agli anni 80 si potevano comprare le mutandine usate dai dispencer dove mettevi le monetine ( chissà se funziona ancora così). L’università l’ho fatta in un posto dove mi è capitato di cucinare e mettere allo stesso tavolo tutte le razze del mondo. Per questo nulla mi spaventa più… Temo solo l’ignoranza e la chiusura mentale che il vero limite dell’essere umano. Grandissimo, bellissimo capitoli…Se vieni da me ti consiglio di leggere dal capitolo quattro, mi so svirgolata parecchio nei primi due e il tre non sono molto fiera…Ora sto sul binario giusto… Almeno procedo….. Mi vergogno come un cane dei primi capitoli, non per il contenuto e neanche per i buchi di trama ma per gli errori grammaticali… Ho sei incipit in cartella mi sono fatta tante e tante volte l’editing e ho postato quelli sbagliati…. L’impeto. Ormai mi leggono pure le pulci, i cani passano e non lasciano commenti per non essere individuati, c’è chi ha il cartaceo…. se lo passa da borsetta a borsetta senza farsi vedere come fosse qualcosa dell’era del proibizionismo nella prima Russia… Parcheggio davanti la caserma dei carabinieri per non farmi tagliare le gomme… Qua ci va la faccetta ma non la so fare… Baci…Giappone con furore!!! Ho votato la sonnambula da piccola lo ero anch’io!!!

    • Allora Lucia, ti definirei prorompente e esplosiva 🙂 grazie del commento! Appena chiudo la pagina ti vado a cercare e leggo dal quarto episodio, se mi dici di fare così! Il mio commento lo troverai fra le tue pagine! Se puoi poi raccontarmi qualche episodio simpatico sul sonnambulismo, nel caso lo adatto al racconto:) alla tua pagina allora!

    • Ciao Lucia!!! Finalmente posso risponderti! Sono molto contento di conoscerti! Sei una persona molto carismatica e mi pare tu ti sia inserita proprio bene in TI. Il tuo racconto lo conosco ora corro a recuperare il quarto episodio o forse sono di più? Mi piace la tua convivialità e la tua capacità di riportare un po’ di reale in questo spazio sospeso nella rete virtuale di internet. Quando ti leggo nei commenti sento una quotidianità tutta italiana… Il tuo armadio lo immagino peggio di quello di Miho ma non carico di vestiti quanto di esperienze… Benvenuta in questa storia!!!

      • Che bel commento. Grazie, mi ero quasi dimenticata che esisti! Una dolce sorpresa come quell’abito con il cartellino mai messo che scopri all’improvviso di avere nell’armadio. Si, mi sono inserita mannaggia a me ! Ho ispirato il racconto a Oskar e ora pure a Ilario…Ma che ho fatto per ispirarli ancora non lo so! Sono al capitolo 5, l’ho dedicato a un autore di qui… credo sia il mio miglior capitolo per adesso. Intanto, se non altro mi aiuta a vivere meglio una realtà che non apprezzo più e dove sogno un cambiamento. Era ora mi scrivessi….Ciao Smakette smak smak…

    • Grazie Nickleby, ci ho messo un po’ a rispondere perché mi sono allontanato un po’ da TI. Torno felice di trovarti fra i miei lettori:) Il Giappone non è il mio paese e per certi versi, rimane ancora un mistero. Sono pertanto felice di condividere questi punti oscuri con persone che condividono la mia stessa cultura!!! A presto:)

  6. Ciao Gabriele, dopo la tua missiva su altra sede, sono venuta a cercarti.
    Mi sono accorta di averti già letto due volte, non una. Questa è terza. Non ti seguivo poiché avevo già una dozzina di storie da seguire e, se si vuol essere presenti, non si possono seguire troppe storie contemporaneamente: tra i tempi di pubblicazione e le molte idee che si accavallano, si combina solo confusione. Ora molte di quelle storie si sono concluse e inserisco volentieri la tua tra quelle da seguire.
    Passiamo al commento:
    voto per qualcuno che la segue.
    Tu hai tracciato molto bene il fatal-flaw della protagonista ma non hai ancora delineato il PLOT A. Generalmente – e ti parlo così, perchè hai studiato scrittura – il fatal-flaw ha una stretta relazione col plot a e delinea il plot b, poi si risolvono insieme. Ma qual è il tuo plot A?
    Mi piace la tua scrittura, scorrevole, per immagini, ben calibrata. Solo la struttura, come sopra ti ho detto, mi è poco chiara, finora.
    A rileggerti. 🙂

    • Ciao Alessandra, sono felice di averti qui! Benvenuta! Per quanto riguarda il commento in merito alla struttura non posso anticiparti nulla ma la comparsa in scena di Ruri e la menzione ad altri personaggi non è casuale. Ho delineato le coordinate del racconto (almeno nella mia testa), ma, e non è la prima volta, la piattaforma è insidiosa e scompagina troppo spesso le mie aspettative. Il che di certo è anche un aspetto affascinante che interviene inevitabilmente sul processo di scrittura del racconto e sulla sua evoluzione. Vediamo cosa succede:) Accetto bacchettate!!

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