L’armadio di Miho

Una bravata

Miho si sveglia alle 17:30 al suono del cellulare. Le palpebre sono appesantite, il corpo immerso nel dormiveglia. Nella penombra scorge l’odiata uniforme scolastica stirata dalla madre la sera prima. Oggi niente scuola e niente uniforme.

“Pronto? No, mi spiace. Riprova domani” si scusa e riattacca.

Esaudire le richieste dei clienti nel suo giorno libero non rientra nelle sue prerogative. Miho vende il suo corpo per comprare vestiti e riempire l’armadio nuovo. Quello vecchio ha ceduto sotto il peso dei suoi recenti  acquisti. I clienti la chiamano per un drink e poi la invitano in un Love Hotel: quando è soddisfatta dei guadagni, si assenta per qualche giorno dal lavoro e dilapida le sue piccole fortune in capi di abbigliamento.

Questa sera c’è l’inaugurazione di una boutique a Shibuya. Deve assolutamente partecipare. Prepara un piccolo trolley infilando gli ultimi acquisti della settimana: scarpe col tacco e un abito da sera firmato.

Poi chiude l’armadio e infila la chiave nella borsetta per evitare che la madre provi ad indossare qualcuno dei suoi tesori. Si veste in modo scialbo ed esce di casa. Destinazione Karaoke.

Chiusa nella stanza insonorizzata, Miho si strappa i vestiti e li appallottola nel trolley. Indossa l’ abito da sera che gli ha regalato Satoshi in un momento di follia, si trucca gli occhi e si lucida le labbra. Si vede riflessa negli specchi appesi alle pareti della stanza che ha affittato per sé. Delirio di onnipotenza accompagnato da un’ultima interpretazione canora solitaria.

Si avvicina l’ora degli acquisti. Miho si infila fra la folla davanti alla boutique.  Entrata, si lascia guidare dai colori dei capi esposti. Progressivamente perde il controllo di sé ed inizia a sottrarre abiti ai manichini incurante degli sguardi dei commessi. Si dirige verso lo spogliatoio. Mette e toglie i vestiti. Conta i soldi nella borsetta e non sono abbastanza neppure per comprare due degli abiti che ha scelto. Allora le viene un’idea.

Decide di nascondersi nella toilette fino alla chiusura. Nessuno si è accorto del suo respiro, nessuno controlla il bagno. Finalmente sente le serrande abbassarsi. Miho esce con circospezione in un mondo inanimato di abiti e manichini e improvvisa una sfilata delirante.

I commessi il mattino la trovano addormentata in una pallottola di vestiti ridotti a brandelli . Colpi di forbice, nodi e fiocchi di tessuti diversi ritrovati a terra. Colli rotti per i manichini.

Spiegherà che se quei vestiti non possono essere suoi, allora non devono appartenere a nessuno. Chiamano una volante. Miho calcola i giorni di lavoro persi: questa bravata le costerà qualche migliaio di yen. 

Poi apre la borsa trafugata nel negozio e sorride soddisfatta: all’interno il vestito più bello, quello che non è riuscita a distruggere, quello che indosserà  per alleviare la monotonia dei prossimi giorni in cella.

In cella...

  • ...ha un confronto con la madre (29%)
    29
  • ...chiede aiuto a Satoshi (0%)
    0
  • ...fa la conoscenza di Ruri, una tossica minorenne (71%)
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89 Commenti

  1. Si avvierà al centro di smistamento dei vestiti; chiudersi nell’armadio non dovrebbe essere possibile, vista la sua distruzione, e comunque arrivata al 7’capitolo è necessario che Miho si muova verso un obiettivo.
    Bravo davvero , mi permetto di consigliarti una maggiore attenzione alla punteggiatura nei periodi più lunghi.
    Ciao

  2. Vedo che i tuoi followers hanno già richiamato la tua attenzione sul refuso nel titolo al capitolo 6, certamente una svista, ma attenzione!
    Mi piace molto il tuo stile, la narrazione al presente (che in genere non mi fa impazzire), in questo caso dà un bel ritmo alla storia, sempre incalzante. A volte quasi a costo di spaesare un po’ il lettore. Parlo dei personaggi e delle loro personalità: lasciano intravedere mille storie e avventure parallele, che potrebbero essere sviluppate in seguito e delle vicende che si susseguono veloci e parallele.

    • Cara Daniela, grazie del commento. Chi mi conosce sa che scrivo in treno fra un cambio e l’altro uploadando da iPhone e iPad (ps; grazie a TI per aver migliorato l’interfaccia). Da qui nasce Solievo con una elle. Fastidioso: veramente. Staff di TI, se leggete i commenti: me lo correggereste? Chiedo di più: perché non approntare un sistema per rieditare i nostri racconti? Cara Daniela, tornando a noi: anche il ritmo segue le rotaie di un treno, lo spostamento da un binario all’altro, la precarietà di stare in equilibrio su un treno strapieno. E ancora; i personaggi. Sono le stesse che vedo in treno: sonnecchiano, si truccano, si crogiolano sul sedile come se fossero nel divano di casa. Si scontrano senza dirsi una parola. E dai loro malumori io cerco di ricavarne una storia. Tutto qui.

  3. L’armadio scassinato.
    Ma al titolo manca una elle?
    Che fine hai fattoooooooo, ti aspetto da giorni!!!! Non puoi farmi questo!! Non ti voglio più bene! Proprio tu, poi, che quando scrivi mi fai vedere ogni immagine come in una sequenza montata ad arte, e in questo episodio è stato così. Inutile ribadirti la mia stima… però i tuoi commenti mi sono sempre utili e invece tendi a essere latitante… lo so che giri il mondo in mongolfiera… ma il telefono di ultima generazione ti prende anche in cielo, no?
    ahahahaha

  4. L’ho mandata a caccia di armadi. Mi sembra logico così.
    Episodio magistrale, come sempre, Gabriele. Hai tutta la mia stima, ma questo ormai lo sai.
    In quanto al Iphone, ho capito. Trovo giusto che ti aiuti a superare le lunghe corse metropolitane in solitaria. Spero un giorno di conoscerti. Tu, più dei tuoi personaggi immaginari, sei un pesonaggio interessantissimo. Al prossimo.

    • Ciao Ale:) Certo che ci conosceremo! Per Natale e dintorni sarò in Italia chissà che non ci incrociamo!! Magari i miei personaggi fossero immaginari!! Sono fin troppo reali e scalpitano per ritagliarsi uno spazio, almeno un invito a qualcuna delle mie festicciole. Io invece tendo a sparire, quando i sensori e le porte automatiche non si aprono al mio passaggio…Bah:( Vengo un po’ da te a trovare Sonia!

    • Ciao Alessandra! Un piacere ritrovarti: ti scrivo qui e sul tuo wall. Le tue parole mi hanno reso felice. Tutto qui. È una felicità vera come è altrettanto vero che vorrei dedicare la mia vita alla scrittura. È una strada in salita che dovrebbe essere intrapresa con la massima serietà. Io diviso fra il lavoro e il dottorato stento ad avere il tempo per sedermi ad un tavolo: questa la ragione del cellulare, che mi salva la vita durante i lunghi tragitti in treno. Il resto lo scrivo da te.

  5. Gabriele, bellissima l’immagine della vasca da bagno e le bolle…Wooow…. Tu che sei esperto di Giappone saprai che fino agli anni 80 si potevano comprare le mutandine usate dai dispencer dove mettevi le monetine ( chissà se funziona ancora così). L’università l’ho fatta in un posto dove mi è capitato di cucinare e mettere allo stesso tavolo tutte le razze del mondo. Per questo nulla mi spaventa più… Temo solo l’ignoranza e la chiusura mentale che il vero limite dell’essere umano. Grandissimo, bellissimo capitoli…Se vieni da me ti consiglio di leggere dal capitolo quattro, mi so svirgolata parecchio nei primi due e il tre non sono molto fiera…Ora sto sul binario giusto… Almeno procedo….. Mi vergogno come un cane dei primi capitoli, non per il contenuto e neanche per i buchi di trama ma per gli errori grammaticali… Ho sei incipit in cartella mi sono fatta tante e tante volte l’editing e ho postato quelli sbagliati…. L’impeto. Ormai mi leggono pure le pulci, i cani passano e non lasciano commenti per non essere individuati, c’è chi ha il cartaceo…. se lo passa da borsetta a borsetta senza farsi vedere come fosse qualcosa dell’era del proibizionismo nella prima Russia… Parcheggio davanti la caserma dei carabinieri per non farmi tagliare le gomme… Qua ci va la faccetta ma non la so fare… Baci…Giappone con furore!!! Ho votato la sonnambula da piccola lo ero anch’io!!!

    • Allora Lucia, ti definirei prorompente e esplosiva 🙂 grazie del commento! Appena chiudo la pagina ti vado a cercare e leggo dal quarto episodio, se mi dici di fare così! Il mio commento lo troverai fra le tue pagine! Se puoi poi raccontarmi qualche episodio simpatico sul sonnambulismo, nel caso lo adatto al racconto:) alla tua pagina allora!

    • Ciao Lucia!!! Finalmente posso risponderti! Sono molto contento di conoscerti! Sei una persona molto carismatica e mi pare tu ti sia inserita proprio bene in TI. Il tuo racconto lo conosco ora corro a recuperare il quarto episodio o forse sono di più? Mi piace la tua convivialità e la tua capacità di riportare un po’ di reale in questo spazio sospeso nella rete virtuale di internet. Quando ti leggo nei commenti sento una quotidianità tutta italiana… Il tuo armadio lo immagino peggio di quello di Miho ma non carico di vestiti quanto di esperienze… Benvenuta in questa storia!!!

      • Che bel commento. Grazie, mi ero quasi dimenticata che esisti! Una dolce sorpresa come quell’abito con il cartellino mai messo che scopri all’improvviso di avere nell’armadio. Si, mi sono inserita mannaggia a me ! Ho ispirato il racconto a Oskar e ora pure a Ilario…Ma che ho fatto per ispirarli ancora non lo so! Sono al capitolo 5, l’ho dedicato a un autore di qui… credo sia il mio miglior capitolo per adesso. Intanto, se non altro mi aiuta a vivere meglio una realtà che non apprezzo più e dove sogno un cambiamento. Era ora mi scrivessi….Ciao Smakette smak smak…

    • Grazie Nickleby, ci ho messo un po’ a rispondere perché mi sono allontanato un po’ da TI. Torno felice di trovarti fra i miei lettori:) Il Giappone non è il mio paese e per certi versi, rimane ancora un mistero. Sono pertanto felice di condividere questi punti oscuri con persone che condividono la mia stessa cultura!!! A presto:)

  6. Ciao Gabriele, dopo la tua missiva su altra sede, sono venuta a cercarti.
    Mi sono accorta di averti già letto due volte, non una. Questa è terza. Non ti seguivo poiché avevo già una dozzina di storie da seguire e, se si vuol essere presenti, non si possono seguire troppe storie contemporaneamente: tra i tempi di pubblicazione e le molte idee che si accavallano, si combina solo confusione. Ora molte di quelle storie si sono concluse e inserisco volentieri la tua tra quelle da seguire.
    Passiamo al commento:
    voto per qualcuno che la segue.
    Tu hai tracciato molto bene il fatal-flaw della protagonista ma non hai ancora delineato il PLOT A. Generalmente – e ti parlo così, perchè hai studiato scrittura – il fatal-flaw ha una stretta relazione col plot a e delinea il plot b, poi si risolvono insieme. Ma qual è il tuo plot A?
    Mi piace la tua scrittura, scorrevole, per immagini, ben calibrata. Solo la struttura, come sopra ti ho detto, mi è poco chiara, finora.
    A rileggerti. 🙂

    • Ciao Alessandra, sono felice di averti qui! Benvenuta! Per quanto riguarda il commento in merito alla struttura non posso anticiparti nulla ma la comparsa in scena di Ruri e la menzione ad altri personaggi non è casuale. Ho delineato le coordinate del racconto (almeno nella mia testa), ma, e non è la prima volta, la piattaforma è insidiosa e scompagina troppo spesso le mie aspettative. Il che di certo è anche un aspetto affascinante che interviene inevitabilmente sul processo di scrittura del racconto e sulla sua evoluzione. Vediamo cosa succede:) Accetto bacchettate!!

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