La ragazza dagli occhi di ghiaccio – Parte 2

Scelta obbligataQuelle strade le sembravano tutte uguali, come se stessero girando in tondo.
«Potresti andare più veloce?» Rachel ruppe il silenzio, «Non rispettare il limite di velocità!»
«Non sto rispettando il limite.» ribatté A.J., «Sto spingendo questa carretta al massimo.»
«Sapevo che avrei dovuto guidare io.» Rachel sbuffò e guardò fuori dal finestrino. In quel momento, A.J. era l’ultima persona che voleva accanto a sé.
«Se non fosse stato per me, non saresti nemmeno qui.» le ricordò il detective come se le avesse letto nel pensiero, «Richard non voleva che venissi.»
«Me ne frego di quello che vuole Richard. Yvonne è la mia migliore amica.»
È la mia famiglia, aggiunse mentalmente.
«Proprio per questo, cerca di non fare nulla di avventato.» si raccomandò lui, «Richard vuole che lo prendiamo vivo… per interrogarlo.»
«Lo so. Credi che, dopo tutto questo tempo, non voglia anch’io delle risposte?»
Stavano per arrestare l’uomo che per tredici anni l’aveva perseguitata mandandole, il giorno del suo compleanno, un biglietto di auguri accompagnato da una rosa rossa, lo stesso uomo che aveva ucciso una ragazza che le somigliava e ne aveva aggredita un’altra, lo stesso uomo che aveva finto di corteggiare la sua migliore amica per portarla in quel cottage isolato.
Taylor Kingston, era questo il vero nome. L’aveva visto per la prima volta quella mattina, quando era passato a casa loro a prendere Yvonne. Aveva detto di chiamarsi John, mentre lei si era presentata come Rachel, anche se il suo vero nome era Phoebe.
Perché lo stava facendo? Cosa voleva da lei?
Rachel sapeva che difficilmente avrebbe avuto le risposte che stava cercando. Non era come nei film, gli assassini raramente confessavano il perché dei loro crimini e spesso i loro avvocati cercavano di giustificarne il comportamento accennando alle parole “malattia mentale” come se questo potesse bastare alle vittime per voltare pagina.
Io non sono una vittima, si disse la poliziotta. Avrebbe sentito ciò che Taylor Kingston aveva da dire, lo avrebbe ascoltato attentamente, dopo di che gli avrebbe sparato, proprio come aveva fatto con Oliver.

Phoebe continuava a girare i cereali nella tazza consapevole che, una volta terminata la colazione, sua madre l’avrebbe accompagnata a scuola e quello era l’ultimo posto in cui avrebbe voluto stare. Non sapeva se odiava di più gli sguardi di compassione o le risatine alle sue spalle.
«So come ti senti.» Julie si era seduta di fronte a lei, «Anche il padre di Leon è stato ucciso.»
«Ma non sei tu che gli hai sparato.» rispose Phoebe senza sollevare lo sguardo dai cereali.
«No,» ammise sua madre, «ma questo non ha alleviato il mio senso di colpa.»
«Io ho mirato alla testa e ho premuto il grilletto. Ho sparato a Oliver.»
«Ufficialmente è stato tuo padre a sparargli.» le ricordò Julie.
«Greg Arberg, il grande eroe.» la fissò con i suoi occhi grigi, «Mentre io… non sono che un’assassina.»
«Non sei un’assassina, Oliver è ancora vivo.» le fece notare sua madre.
«In prognosi riservata. Ray dice che non ci sono molte probabilità che si risvegli. E anche se dovesse succedere, il cervello è danneggiato.»
«Se non gli avessi sparato, avrebbe ucciso tuo padre e Matt… e, probabilmente, anche me e tua sorella.»
Julie era incinta quando Oliver l’aveva rapita. Phoebe aveva dovuto scegliere tra la sua famiglia e il ragazzo che amava.
Sua madre le mise una mano sulla sua, «Non hai avuto scelta.»
«C’è sempre una scelta» rispose Phoebe sottraendo la mano da quel contatto. Se non avesse sparato a Oliver, non avrebbero avuto quella conversazione quella mattina, non sarebbe dovuta tornare a scuola e non avrebbe dovuto indossare felpe a maniche lunghe per nascondere i tagli alle braccia.
Sarebbero stati loro due, contro tutto e contro tutti.
Phoebe scostò la tazza e si alzò dal tavolo, «A volte penso che non avrei dovuto fare proprio niente.»

Come verrà trovata Yvonne?

  • Morta (21%)
    21
  • Viva e inconsapevole di quello che è successo (43%)
    43
  • Viva, ma sotto shock (36%)
    36
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266 Commenti

  1. Me lo son riletto con calma, tipo quelle due-tre volte.
    Tanta roba, rossa. Tanta.
    Non facile, come dice Diego, accomiatarsi da un personaggio così, quindi bella scelta! (Detto poi da uno che ormai dal proprio personaggio è perseguitato… )
    Bella la scelta e bella la sua messa in scena… ma su questo c’eran poi pochi dubbi.

    Brava brava,
    D.

  2. Incredibile come tu sia riuscita a mettere così tante cose in un solo episodio… Non manca niente.
    Ci sono sorprese, tensioni, geometrie di cose che tornano al loro posto e strappi di cose che non tornano più.
    Un finale carico di emozioni, come sai fare tu. Uno dei tuoi finali dal sapore che rimane a lungo.
    Brava!

  3. Complimenti Giulia! Davvero un finale che sorprende e inaspettato. E il tuo stile, con frasi brevi ma chiare si sposa perfettamente con questo finale!
    “L’acqua era fredda. E c’era buio. E aveva paura.” Semplice ma efficace: dà veramente i brividi! Brava! 🙂

    E ora aspettiamo il tuo prossimo racconto… 😉

  4. Dopo lunga riflessione e non prima d’aver consultato il mio editor, ho deciso che l’opzione che più mi sfagiola (“sfagiola” l’ha detto proprio l’editor, quindi mi sento autorizzato a utilizzarlo, come termine) è: Non dice niente a A.J. e aspetta che il detective commetta un passo falso.

    Brava, rossa.
    Quoto Locullo, qui sotto, che centra la questione in maniera chiara e precisa: tratteggi, poche frasi, stare all’asciutto, bei dialoghi.

    D.

  5. Gli sto salvando la vita, ferito e incoscente ha raggiunto morto 🙂
    Capitolo molto interiore. Pensi di riuscire a finire questa storia in dieci capitoli (venti con la prima parte) o ti servirà anche la parte 3? 🙂

  6. Mi piace molto, questa condanna dell’assomigliarsi. Scatena in Rachel moti sotterranei della coscienza, e dà un sapore psicologico (che è sempre bello incontrare!) agli intrighi del giallo.

    Voto per il fratello, ma mi ispirano molto tutte e tre le possibilità!

    Brava sempre 🙂

  7. Bentornata cara mia,
    vorrei dirti innanzitutto che ci sono due punti di questo tuo primo episodio davvero belli, due tocchi alla Giulia degni di nota. Il primo è quel: è la mia famiglia, aggiunse mentalmente. L’altro è quello stacco che ci porta dritti a Phoebe che continuava a girare i cereali nella tazza consapevole. In entrambi i punti scorgo una spiccata capacità, resa del tutto naturale, di andare in profondità, velocemente, come un ricordo d’infanzia che ti assale su un autobus a causa di un dettaglio apparentemente insignificante che ti colpisce.
    Se non le hai mai lette, ti consiglio la Munro e Elizabeth Strout, ti piacerebbero.
    Insomma brava 🙂

    p.s. Viva, ma sotto shock.

  8. “Non era come nei film, gli assassini raramente confessavano il perché dei loro crimini”
    Un’intera infanzia a guardare Colombo, Derrick, Mason e Conan buttata al vento senza saperlo! D:

    Tornando seri, ti ho conosciuto con Lyla, e sto a poco a poco leggendomi tutti i tuoi racconti. Hai veramente talento, continua così!