Surviving Sarajevo

Dove eravamo rimasti?

Finora i fatti realmenti accaduti. Lascio a te, lettore, la scelta su una eventuale svolta romanzesca.La narrazione della vendetta di Eva: sarà la descrizione nuda e cruda di ciò che avvenne (70%)

[Sarabanda]

Quella che leggerai – della nuda verità che hai chiesto – è una versione completa, ma sincopata: come per i capitoli precedenti, narrerò solo ciò che è necessario e sufficiente. Per tutto il resto, se te ne rimane la curiosità, c’è questa versione integrale della mia testimonianza.
Se poi vorrai leggerla toccandola con mano, cioè sulla carta, puoi provare a sostenere votando e condividendo questo stralcio della testimonianza: il libro potrebbe sempre servirti per riscaldare il biberon di tuo figlio, se la tua città, un giorno, venisse assediata.

§

Era una bella donna, mia sorella. Lo era anche devastata dal lutto. Trovò conforto nella frequentazione di altre due madri, giovani e belle, a cui l’assedio aveva strappato i figli: Milka e la giovanissima Ana.
O almeno così credette mio padre. Che un giorno intravide Eva che parlava con Max. Non osò avvicinarsi ma provò a chiederle conto di quell’incontro. I suoi occhi lo supplicarono di lasciar perdere. Lui non insistette.
Dopo che aveva saputo di Betò, Max era tornato per chiedere il suo perdono. Le aveva detto «Uccidimi.» mettendole in mano una pistola. Lei gli aveva risposto, guardandolo dritto negli occhi, con tono gelido: «Mi servi.»
Max portò Eva sulle colline nel novembre del 1993. Tornò poi diverse altre volte, portando con sé anche Ana e Milka. Ogni volta, quando rincasavano abbracciate, vomitavano. Vomitavano ma non piangevano.
Eva imparò che la mente e il corpo possono essere tenuti divisi. Il suo corpo era lì, reattivo, pronto: sorrideva, sospirava, gemeva. La sua mente, no: era nel giardino di casa, con Betò che coglieva le margherite e gliele portava: per ogni petalo che sfogliava le dava un bacio e rideva. Era con Fabio, quando gli aveva insegnato ad andare in bicicletta, quando aveva staccato le mani dal sellino e aveva applaudito suo fratello che pedalava. Era con mamma, che sapeva sempre cosa fare. Con papà, fra le sue braccia, al sicuro, dove niente di brutto poteva mai accadere.

I tre mesi successivi richiesero un attento lavoro di pianificazione, ed era la specialità di mia sorella: aprirono un bordello, dove ben presto Eva individuò, tra tutti quei bifolchi delle colline che lo frequentavano, l’unico che non proveniva dal contado. Ne divenne l’amante abituale: era un uomo furbo e molto ben introdotto.
«Vorremmo andar via da Sarajevo» gli disse lei in un gelido mattino di febbraio, nuda nella luce dell’alba, di fronte alla finestra.
Lui rise: «Non ti basto? Vuoi diventare la puttana di un altro?»
Eva lo ignorò, ormai gli riusciva facilissimo; nel vetro appannato vedeva solo il riflesso di Betò che disegnava col dito: «Tu conosci tanta gente importante, no?» disse stiracchiandosi languidamente, come un felino.
«Cos’hai in mente?»
«Una festa. Se mi aiuti a invitare le persone giuste, potrei farci abbastanza soldi da andare via da qui. Io, e le ragazze.»
Lui capì subito le potenzialità dell’idea – la sua mente corse a Mladić, la cui lussuria era ben nota – che anche per lui poteva essere un’occasione di mettersi in luce.

Alla festa, il 24 marzo, dopo un mese di preparativi, si presentarono non meno di quaranta invitati: per lo più ufficiali dell’esercito.
Le tre donne apparvero loro come una visione botticelliana: tuniche discinte che ricadevano in pieghe morbide sui seni nudi, piedi scalzi, capelli sciolti colmi di boccoli. L’alcool scorreva a fiumi.
Nessuno sentì la serratura che scattava alle due porte.
Fu servita una rakjia speciale che quelle ninfe offrivano facendola scorrere sui loro stessi corpi.
Credettero fosse l’ubriachezza a impastar loro la lingua, a rendere i movimenti difficili e lenti. Quando si trovarono paralizzati dal veleno, ma pienamente senzienti, nei loro occhi si dipinse un misto di incomprensione e di terrore, come in un incubo.
Li evirarono tutti e ad ognuno dissero qualche parola, una dedica atroce da portarsi ben stretta all’inferno.
Poi furono le fiamme: la villa intera divenne un magnifico rogo.
Ratko Mladić, il boia dei Balcani, non arrivò mai: mentre un’auto di lusso lo portava all’appuntamento con la morte che Eva Boksic aveva predisposto per lui, una telefonata lo fermò: sua figlia Ana si era sparata un colpo in testa, dopo aver scoperto che razza d’uomo fosse il padre che amava devotamente.
Due degli angeli purificatori, Eva e Milka, sparirono nel fuoco, vittime consapevoli del loro stesso verdetto: d’altronde, la loro vita non aveva più alcun senso. Non permisero, invece, che la troppo giovane Ana le seguisse nella morte: oggi fa l’infermiera e ha accettato di dividere con me quei ricordi.
Le ho chiesto se, dopo tutti questi anni, la vendetta era valsa la pena. Mi ha risposto «Sì.» senza l’ombra di un’esitazione.
Poi ci ha pensato, ha guardato la foto incorniciata di una sé stessa giovane e bella, con una bimba deliziosa in braccio e un ragazzo sorridente che le stringe, e ha aggiunto: «Era giusto.»
La penso come lei, lettore, e come mia sorella, la cui mancanza mi tortura ogni giorno.
Era giusto.

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575 Commenti

  1. altri 2 capitoli; riflettevo con mia moglie di quanto siamo attirati dai racconti che raccontino di guerre e atrocità, noi che da 70 anni si vive fuori dalla guerra.Lei diceva giustamente che ad attirarci siano anche cinismo morbosità e cose di questo tipo. Personalmente, ingenuamente, mi attira l’idea di conoscere per prevenire; conoscere le trappole nelle quali già altri son caduti potrà mai servire ad evitarne qualcuna? Ci si prova , quotidianamente a partire dai nostri piccolissimi mondi, famiglia, amici, lavoro, sport e avanti. Grazie, ciao.

  2. Ciao Locullo,
    vedo che sono un pò in ritardo sui tempi…Appena due anni dopo la tua pubblicazione.
    Ho da qualche minuto finito di leggere (tutto d’un fiato), la versione completa di Surviving Sarajevo acquistato su Amazon. Volevo ringraziarti per aver dato, attraverso il tuo racconto, un significato ancora più forte alla mia recentissima visita in Bosnia. Mi hai arricchita e, anche se ex post, hai reso la mia visita a Sarajevo e al “Tuneli” più completa, arrabbiata e consapevole di quanto già non lo fosse stata.
    Non so s leggerai mai questo commento, ma sentivo il bisogno di ringraziarti.

    • L’ho letto. Anche se purtroppo non ho più il tempo di frequentare questo bel sito, una e-mail automatica mi ha avvisato di questo tuo commento. Che mi ha fatto enormemente piacere: sono dunque io a ringraziarti, perché lo scopo di questo racconto era proprio di sensibilizzare chi avesse avuto l’avventura di leggerlo circa una guerra dimenticata – come tante altre – nell’Europa del Novecento.

      (Ora questo racconto è cresciuto ulteriormente rispetto alla versione che hai letto: un giorno forse uscirà dai cassetti. Ora invece, mi piacerebbe sentire la storia del tuo viaggio in Bosnia: se ha voglia di raccontarla mi trovi su gmail, alla voce chrisktab).

  3. Questo racconto mi ha riportato indietro di molti anni. Addirittura al 1989.
    Erano i primi di settembre, e con la mia squadra di basket presi parte ad un torneo giovanile in Emilia Romagna.
    Tra i partecipanti trovava posto il Bosna Sarajevo. Mi sembra ancora di vederli: un gruppo eterogeneo di giovani dal talento cristallino, capitanati da un allenatore grande come una montagna ma dall’aria bonaria, che esibiva con orgoglio un dente spezzato, lascito di uno scontro, parecchio tempo addietro, con una leggenda vivente come Dino Meneghin.
    Arrivammo in finale. Inutile dire contro chi e quale fu il risultato; perdere, in quell’occasione, onestamente, non mi pesò. Sia perchè la superiorità della squadra avversaria era palese, sia perchè durante la settimana di durata del torneo avevamo fatto amicizia, ed essere sconfitti da un amico, in fondo, non è mai così terribile.
    Terribile fu il pensiero, però, allo scoppio della guerra, di ciò che potesse essere stato di quei ragazzi.
    Ricordo ancora che rimasi allibito nel guardare, su una rivista, la foto delle strutture devastate che pochi anni prima avevano ospitato le olimpiadi.
    Se la città è ridotta così, mi dissi, che fine hanno fatto i giovani cestisti del Bosna Sarajevo?
    Non lo saprò mai.
    Grazie locullo per il tuo contributo nel tentativo di risvegliare le coscienze sopite della cosiddetta “società civile”, che dall’assedio di Sarajevo, mi duole dirlo, non ha imparato proprio nulla.

    • Grazie a te per aver condiviso su questa pagina un aneddoto così sentito: nel leggerlo, mi sembrava quasi di averci giocato anch’io coi ragazzi del Bosna Sarajevo.

      (Se racconti così bene gli aneddoti, chissà come sei bravo a scriver racconti: in effetti, mi aveva colpito il titolo del tuo LTI, ma non l’ho ancora letto, ché sto cercando di “disintossicarmi” dalla mia dipendenza incipitara. Tuttavia, noto che stanno venendo fuori diversi giocatori interessanti, come te, boostwriter e altri: dovrò tornare a intossicarmi!)

      • Hai ragione, questo sito tende ad assorbire un po’ troppo tempo.
        Credo che prossimamente cercherò anch’io di ridurne la frequentazione, per riprendere fiato.
        Grazie ancora locullo, e a presto!

        • Ehi ehi ehi! Locullo mi ha citato! Avete visto tutti! Locullo mi ha citato! Ne ho la prova… Ahah.

          Loc… LTI merita, non perdertelo! Massi, vedi che a fare pierraggio poi il karma ti ripaga. Cmq non sapevo fossi emiliano pure tu. Grande. Io ho letto la versione integrale (su Amazon) di SS… Non conosco questa su TI, non l’ho letta, ma se ti è piaciuta questa allora vai sul super sicuro.

          Locullo, 2 cose: era ora che tornassi a capitaneggiare la classifica assoluta, diciamocelo, ci contavo proprio. Seconda cosa: hai proprio ragione, TI crea dipendenza.

  4. Un lavoro egregio.
    La copertina e il titolo mi hanno spinto ad approfondire, e anche il fatto che fosse tra le prime posizioni praticamente da sempre. Ma mai avrei pensato ad un lavoro così impegnato e ben realizzato.
    Ho letto un po’ di commenti qui sotto: mi informeró su questa versione estesa!

  5. Mi hanno indicato il tuo racconto.
    L’ho letto col fiato sospeso, e in certi momenti con le lacrime agli occhi.
    Questo racconto dovrebbe essere esteso in un libro.
    Complimenti, aspetto altro tuo materiale!

  6. Ciao locullo eccomi finalmente qui… ci ho messo un po’ perché nonostante tutto la lettura è molto impegnativa, e ha richiesto la giusta dose di attenzione e riflessione. Mi sembra inutile farti i complimenti, il racconto (che in fondo più che un racconto è una testimonianza storica) è eccezionale. Eccezionale come i personaggi, cioè il modo in cui hai dato loro forma. Vivi, come le loro sofferenze e come il loro coraggio. I loro pregi, le loro debolezze, i loro difetti e la loro forza. Sono tutte sensazioni estremamente tangibili nel tuo racconto, che ha soprattutto il pregio di portare alla luce il tema di un fatto che mentre accadeva (come racconta a ragione il narratore) era quasi totalmente ignorato dal resto del mondo, mentre oggi, al meglio, è appena conosciuto.
    Ho scoperto inoltre molte cose davvero geniali: sia nella struttura dei capitoli (dove riprendi i termini musicali), sia all’interno della narrazione. Bellissima la parte in cui il padre, come un testimone, viene chiamato a parlare in prima persona. Drammatica la descrizione dei cittadini che stanchi di nascondersi decidono di girare comunque per le strade, perché unica forma di difesa e protesta (trasformando i loro cecchini in “guardoni”, il loro mirino in un “buco della serratura”). Straziante la descrizione della morte di Betò (del quale mi vanto di aver intuito fin da subito la verità sul padre, ancora prima della rivelazione). Stupefacente questa verità: una madre che perde i genitori ha un nome, se perde il marito ha comunque un nome… quando perde un figlio, però, rimane comunque una “madre”. E tante, tante altre cose per le quali consiglierei a tutti, aspiranti scrittori e non, di leggere.
    In bocca al lupo ancora per il concorso (immagino quello su 20lines, colleghiamoci anche lì!), ora vado a lasciarti una piccola recensione anche su Amazon.

  7. Ci sono quasi, locullo. Tardo un poco perché la versione integrale è più… integrale, appunto. E bisogna gustarsela quando c’è pace e silenzio, l’ho capito fin dal primo capitolo. Ma ormai sono alla fine. Per adesso, non ho proprio parole. Spero che tu vinca il concorso che stai facendo. Il massimo che possa fare qui è seguirti come autore. A tra non molto!

    • Grazie Boost, che bello tu stia apprezzando la versione integrale (“che è più integrale appunto”: lol!). Se quando avrai finito mi farai la sorpresa di lasciarmi una piccola recensione su amazon ne sarei felicissimo.
      (Nel frattempo, mi leggerò il secondo capitolo dell’avventura di Mia, ché tanto lo sappiamo che lo hai già scritto. .. :-D)

      • ahah. Si aspetto ancora un po’ a pubblicarlo perché vorrei calare il ritmo… ma non troppo, intendiamoci, dopo si rischia di far perdere l’interesse. Adesso vorrei capire come pubblicizzare un po’ le mie storie, ora che ne ho una pronta. Anzi, se avessi dritte…

        Ma parliamo di te: hai una pagine di Facebook che usi per parlare dei tuoi scritti, per caso? Pensavo potessimo collegarci. Per la recensione contaci, non appena finisco (ho appena terminato il capitolo del tunnel, quindi ormai ci siamo), lo faccio più che volentieri.

  8. Ogni guerra è diversa.
    Tuttavia, quello che sta succedendo in Crimea brucia ferite ancora aperte sulla mia pelle. Dunque, qualche analogia ci deve essere.

    Speravo di non dover parlare al di fuori della testimonianza che ho reso e che avete letto. Lo faccio, perché sento di dover dire questo: che più della fame, del freddo e della paura, ciò che soffrivamo, a Sarajevo, era l’indifferenza del mondo.

    Solo questo, chiedo a voi che avete letto la mia storia, se mai vi ritroverete a passare di qui: di non commettere lo stesso errore dei vostri fratelli maggiori. Informatevi, leggete, approfondite. Cercate di capire.

    Conoscere. Ecco ciò che più di tutto temono i signori della guerra.

  9. E’ incredibile come su questo sito si trovino a convivere spazzatura e scrittori degni di questo nome. Non mi importa se la storia è davvero la tua, non mi importa se l’hai guardata realizzarsi da lontano o se stai dando un più o meno libero sfogo alla fantasia, ma lasciami dire che qui tu sei sprecato, dovresti stare in libreria su uno scaffale di legno con su scritto il tuo nome.

    La tua storia mi ha indotto a pensare. Tu affermi che esistano guerre giuste, ma nello stesso condanni il conflitto nel quale ti sei ritrovato. La tua personale battaglia era verso Max, ma se davvero avessi portato a termine i tuoi propositi Eva non avrebbe potuto vendicare il piccolo Betò.
    Vivo nella bambagia, non posso capire la guerra, non posso immaginare cosa io, o i miei cari, potremmo fare in una situazione del genere e forse proprio per questo affermo che non esiste guerra che si possa definire giusta. Da conflitto nasce conflitto e via in un circolo infinito, eppure rimanere inermi davanti a follie come l’olocausto sarebbe poco meno di un crimine.
    Davvero non lo so e spero di non dover decidere mai.

    • Sai che questo tuo commento – tu così giovane che all’epoca dell’assedio non eri ancora nato e di cui ho intravisto le qualità nel racconto che ho commentato ieri – mi ha fatto un enorme piacere?
      Non per i complimenti, dei quali ti ringrazio. Bensì per la lettura così attenta e carica di curiosità che vedo nelle tue parole.
      È proprio vero: se Fabio avesse attuato i suoi propositi contro Max, Eva non avrebbe potuto vendicarsi.
      Come mostri di intuire alla fine del tuo commento, la guerra giusta di cui parla Fabio è quella che non fece mai la Nato per fermare un assedio che somigliava a un olocausto e che tante volte, nella versione estesa del racconto, invocano i genitori di Eva e Fabio, intuendo infine che non sarebbe mai stata mossa. Almeno finché non si fosse trovato il petrolio in Bosnia, come chiosò il padre di Fabio a un certo punto.

      (Il racconto sta partecipando a un concorso volto proprio a fare ingresso in libreria. Trovi il link nell’ultimo capitolo. Anche lì si combatte una specie di guerra. Fatta di odiosi voti di scambio e brogli informatici. Boksic, che ha visto la guerra vera, ne sorride di uno dei suoi non frequenti sorrisi).

      • Leggere non è proprio questo? Un racconto che non trasmette nulla è poco più che un cinepanettone buono giusto per buttare via il tempo quando ne abbiamo troppo.
        A prescindere dal tema è lo scrittore che deve saper attrarre il pubblico pur senza rinnegare l’essenza della propria opera, non è facile, ma sono rimasto colpito dagli spunti che emergono dalle circostanze che hai descritto. Penso che sia la più grande realizzazione da entrambi i punti di vista. Forse sto divagando.

        Nonostante tutto la ‘guerra giusta’ non mi convince. La NATO non è che un organo di potere in mano agli Stati Uniti, seguono le stesse logiche capitalistiche di chi ha creato quella guerra. I militari bruciati con quelle donne avranno avuto famiglia e chi potrebbe biasimare un nuovo Betò nella vendetta per il padre? Un uomo che magari lottava per ritagliarsi un pezzo di mondo beatamente inconscio delle vere ragioni che hanno spinto i poteri forti a sovvenzionare e creare da zero un conflitto?

        Nella pratica quale guerra può essere definita giusta?
        Anche quella condotta contro il nazismo dei lager, a parte che fu combattuta per ragioni economiche, portò alla morte di persone omologate dal regime che alla fine avevano la stessa responsabilità dell’esattore delle imposte che si adegua agli ordini del governo.
        Anche qui nascono nuove problematiche a cui non trovo risposta.

        Mi stavo quasi dimenticando, hai parlato di voti, è possibile aggiungere il mio agli altri?

  10. Non saprei cos’altro aggiungere per non risultare banale… 🙂 Questo racconto è veramente eccezionale, proprio nel senso di “eccezione”: di storie su fatti realmente accaduti se ne leggono tante, ma non avevo trovato una scrittura così scorrevole e coinvolgente nemmeno ne Il Pianista, che pure mi teneva gli occhi incollati alle pagine per ore.
    Chapeau.

    (A breve il mio voto su 20lines! 😀 )

  11. L’unica cosa che si può fare è aggiungersi ai complimenti di tutti gli altri. Questa storia è senza dubbio la migliore che ho letto su The Incipit, meritevole senza dubbio di diventare un gran bel libro. Credo che la tua sia una scrittura ed uno stile che in tanti dovrebbero leggere. Io intanto andrò a votarti su 20 lines e appena possibile leggerò la versione integrale su amazon.

  12. A parte il bellssimo incipit (la storia del biberon mi ha fatto ritornare alla cupa ironia di qualche capitolo fa) questa storia è… Non saprei nemmeno come dirlo, se non che è sconvolgentemente “vera”. Sembra veramente di vivere in prima persona le emozioni devastanti di quelli di cui parli! Bravo (alla francese)

  13. Ti aspettavo, non vedendoti più ho avuto paura ti fosse venuta la sindrome da primo posto, detta anche lucky red, dove quando uno è primo smette di pubblicare 🙂 ma finalmente eccoti in tutta la tua cruda poesia, nel tuo lirismo a raccontarci la fine di una storia, che purtroppo non è mai fine, perché tutto si ripeterà sempre, ci saranno vittime e carnefici, se non in Bosnia saranno in Uganda o in Venezuela, ma ci sarà sempre il più forte che cerca di fottersi il più debole e a rimetterci sono tutti i beto di questo mondo. Ho letto gli altri comnenti, hanno già detto tutto. Io ti ringrazio per averci resoprtecipi della tua storia. Su 20 lines bisogna registrarsi per votare?

  14. Ti aspettavo, non vedendoti più ho avuto paura ti fosse venuta la sindrome da primo posto, detta anche lucky red, dove quando uno è primo smette di pubblicare 🙂 ma finalmente eccoti in tutta la tua cruda poesia, nel tuo lirismo a raccontarci la fine di una storia, che purtroppo non è mai fine, perché tutto si ripeterà sempre, ci saranno vittime e carnefici, se non in Bosnia saranno in Uganda o in Venezuela, ma ci sarà sempre il più forte che cerca di fottersi il più debole e a rimetterci sono tutti i beto di questo mondo. Ho letto gli altri comnenti, hanno già detto tutto. Io ti ringrazio per averci resoprtecipi della tua storia. Su 20 lines bisogna registrarsi per votare?

  15. Locullo, Laura ha già detto ogni parola che penso anch’io 🙂
    Quindi a me rimangono ben poche parole che posso aggiungere, però ti posso dire che il tuo stile è qualcosa dal quale bisogna prendere esempio. E’ stata una storia meravigliosa nella sua crudezza, mi hai fatta ridere e piangere allo stesso tempo 🙂
    Cos’altro dirti? Bravo Locullo, davvero bravo 😀

    Ps: cosa stai scrivendo di bello su 20lines?!! 😀

  16. Avevo un po’ di timore, dopo aver letto la versione completa (che consiglio vivamente a tutti), di leggere questo episodio , consapevole del fatto che avresti dovuto sforbiciare qua e là. Temevo che non avrebbe reso allo stesso modo. Per questo mi sono presa un po’ di tempo, ho sgomberato la mente e ho provato a leggerlo senza pensare a quel che già sapevo e… Niente.
    Sei un dannato genio, continui a non considerati scrittore, ma sappi che lo sei, molto più della maggior parte dei presenti su questa piattaforma, ma anche di quelli universalmente acclamati come tali.
    Soltanto tu riesci, senza troppi orpelli, senza inutili e pesanti infiorettature, a raggiungere e trafiggere cuore e mente del lettore, coinvolgerlo, emozionarlo, appassionarlo con una storia tragica che non hai drammatizzato ma reso per quella che è (e per questo, dietro la predominante ed apparente freddezza lucida delle parole di Fabio, se ne sente ancor più la tragicità. ) Soltanto tu riesci a saziare la fame di lettura che abbiamo noi lettori dosando magistralmente ironia, serietà e puntualità storica.
    Grazie, perché hai deciso di condividere questa tua creazione con noi. È un dono prezioso che conserverò sempre.

  17. Non ho un Kindle – almeno per ora, ma è uno dei desideri di Marito, quindi chissà – e non potrò deliziarmi ancora di questa tua storia e dei tuoi racconti di una terra che ami profondamente come feci tanti anni fa.

    Hai un modo di giocare con le parole, con i pensieri e con le immagini che mi è sempre piaciuto e spero vorrai continuare a deliziar(mi)ci ancora qui o altrove, come vuoi tu.

    Grazie di avermi ritrovata, grazie di avermi fatto scoprire questo bellissimo posto, grazie di tutto.

    • L’ho presa, la decisione sul concorso. O meglio, l’ha presa per me la Setta, che ormai dispone dei miei destini. E’ la ragione di questo inescusabile ritardo.

      (Oggi metto l’ultimo capitolo e potrai votare, condividere, leggere versioni estese. Spero ne avrai ancora voglia, visto il lungo tempo trascorso).

  18. Ho votato (penso inutilmente, a giudicare dalle percentuali) per la storia che contagia la Storia.

    Questo episodio ha avuto risvolti inaspettati, oltre che nella trama, a livello emotivo. Come si può rimanere incolumi davanti allo spettacolo delle lacrime di un assassino (inconsapevole)?

    Questa storia è proprio speciale.

  19. Ultimamente non frequento theincipit (sto preparando un esame molto impegnativo) ma sono tornata di proposito per leggere tutti gli episodi che mi ero persa, il tuo racconto davvero lo merita. Rileggerlo tutto d’un fiato è stato anche meglio, a volte si perde il filo, tra un episodio e l’altro. Mi colpisce ancora una volta la crudeltà e l’indifferenza di quelli che sono resi cechi dall’odio a tal punto di rinnegare gli amici e perfino la propria famiglia. Max ha avuto ciò che si meritava, anche se a volte il destino non chiede il conto a chi è dispensato solo male. Dato che si tratta di una storia vera, preferisco conoscere la verità nuda e cruda. La realtà storica ci racconta purtroppo che i mandanti rimangono quasi sempre impuniti… Tu comunque sei davvero un passo avanti… 🙂

  20. Hai fatto un piccolo refuso di proposito per il bene dell’Italia 🙂 scherzi a parte gran bella prova di scrittura nel raccontare una storia fin troppo recente e reale…
    Voglio restare nella realtà, mi è bastato bastardi senza gloria 🙂 per capire che mi piace che una storia segua il suo corso storico

  21. Dunque, devi sapere una cosa:
    ti odio.
    Con affetto.
    Però ti odio.
    MI hai fatta di nuovo piangere.
    (ma anche esultare, sia per aver visto che avevo ragione su Betò , sia per la vendetta ben architettata: la scelta a suo tempo di lasciare che Fabio attendesse per essa si è rivelata buona… Sì, ok, sei stato bravo tu, come sempre, a orchestrare il racconto in base alle nostre scelte, lo so. Come sei bravo a descrivere tutto quanto.)
    Voto per la via di mezzo, perché credo fortemente nella capacità di una donna ferita di ribaltare l’ordine delle cose.
    Non posso pensare che siamo già all’ultimo capitolo, spero in un approfondimento (nella sede che preferisci)
    E sono curiosa di capire come mai i tuoi racconti abbiano un carattere così diverso (intendo il font) 😀

  22. Incredibile come mi hai fatto commuovere nel capitolo precedente, e sorridere dello “scherzo” così liberatorio in quest’ultimo. Per questo ti faccio (di nuovo) tanti complimenti.

    Vorrei che padre e figlia stanassero Max, quindi opto per “Mia madre e io”, 🙂 .

  23. Peccato non c’era “mio padre ed io” : mi piaceva l’idea restassero le due “mamme” ad organizzare la vendetta! Quindi lascio ad Eva ed al suo papà il compito di sistemare Max per le feste (speriamo)
    Carino questo episodio a due mani : leggendo mi è venuto in mente Tim Robbins che seminava ,durante l’ora d’aria, i pezzi di muro del tunnel scavato per evadere !!!
    Ma nn si insospettivano con tutto quel viavai i cecchini?

  24. Faccio fuggire le donne…
    Questo episodio è tra i miei preferiti, l’immagine delle mani che si toccano nel tunnel e quella di Sarajevo illuminata all’improvviso sono fantastiche, toccanti; le parole di Pavao ci dicono tanto su di lui e sulla rabbia muta che ha dentro.
    Non vedevo l’ora di leggerti e non vedo l’ora di farlo ancora.

  25. Eva non sarebbe mai partita senza essersi prima vendicata e il padre non l’avrebbe mai abbandonata…..Voto per mamma e figlio. Forse la mamma aveva gravi problemi di salute e qualcuno doveva pur accompagnarla?

  26. Ho scelto la madre ed il protagonista…boh la sorella alla quale è morto il figlio che scappa non so…mi fido di quello che deciderai.
    Devo dire che questo è proprio un bel racconto, meravigliosamente scritto, credibile, coinvolgente, senza ombra di dubbio il migliore che ho letto da quanto seguo the incipit.

  27. Giunto in ritardo, anche stavolta, deve confessarti che è un piacere leggere i capitoli uno via l’altro senza tempi d’attesa.
    Molto bello questo racconto e scritto magnificamente : il capitolo precedente è molto forte ed anche questo colpisce molto…. allo stomaco. Mi ha molto emozionato. Sei anche bravo a calarti nei panni di una nonna sconvolta: molti sostengono che le nonne si sentono doppie mamme con i nipoti…..Eva sarà devastata ma Diletta ha due dolori da sopportare ….
    Calante…proprio per niente!!!

  28. Bravisssssssssimooooo!!!! L’episodio più bello!!!! Hai “pitturato” Nonna Diletta come una donna molto forte….ciò che mi aspettavo e ciò di cui c’era bisogno.
    Molto commovente ma (fortunatamente) non straziante come il precedente.

    E che bella copertina!!!!

  29. Lascio il punto di vista al padre stesso, mi piace questo continuo mutare di punti di vista. La storia mi piace tanto. Poi è un caso raro da quando leggo Incipit, tu racconti la verità. Non una verità fittizia, ma una verità dolente e reale.

    Complimenti per la copertina, meritatissima e bellissima, forse una delle migliori. all’altezza della storia. Bravo Locullo, bravi copertinisti di the Incipit 🙂

  30. Sapevo che, qualsiasi sguardo avessi indossato, l’avresti fatto con maestria. Però è bello, a leggere ora, che sia stata la nonna a raccontare.
    Una tristezza palese eppur segreta, che si confida di madre in figlia – di madre in madre.

    Adesso, però, voto di nuovo per il nonno. Se della perdita hanno parlato le donne, ascoltiamo la vendetta raccontata da un uomo.

  31. È la sua vendetta, deve raccontarcela lui (deve essere scritto in prima persona!)
    Che bell’episodio , sei riuscito ( nuovamente) a toccare sentimenti ed emozioni senza essere troppo scontato ed ampolloso:…avevo preparato i kleenex…non ne ho avuto bisogno, stavolta! ( il cap. n.6 è stato devastante)
    Incontro mamma e figlio in lavanderia…bell’idea, molto …casalingo e quotidiano.
    (Il sapone con la cenere lava che è uno spettacolo!!)

  32. Sentiamo il padre.
    Mi sono sentita con quel corpicino tra le braccia. Straziante il pianto misto al riso di Donna Diletta. Non ho mai amato il genere storico, ma il modo in cui l’affronti tu, con la tua amara ironia, lo rende nuovo e interessante. La storia di questa famiglia è la storia di tutti noi, ci rende testimoni, ci costringe a prenderci la nostra scheggia di disperazione, come fosse un dovere morale. Bravo davvero.

  33. Che possa “nonna” Diletta…..trovare le giuste parole per raccontarci: io personalmente nn riuscirei a leggerlo ricordato nella disperazione di una madre (è già stato troppo duro …leggere questo di episodio)
    Dovrebbe esistere un luogo , quando gli uomini decidono di iniziare una guerra, dove portare tutti i bambini , dove sia possibile rifugiarli ed allontanarli dalle violenze e dalla morte.
    Episodio tremendamente commovente

  34. Mi hai fatto piangere.
    E’ un capitolo bellissimo, intenso… La lapidaria frase “noi non abbiamo più un figlio”, il racconto al rallenty di una scena che è apparsa davanti ai miei occhi… Tremendamente cruda e intensa.

    Questo è l’ “iocullo” che ricordo e ammiro nello scrivere, bravo!

  35. Secondo me il punto di vista di una nonna può essere interessante (ma dalla tua penna sarebbe stato interessante anche il punto di vista del loro cane, se lo avevano) 🙂 tristissimo questo episodio, ci hai fatti attaccare a quel simpatico bambino per poi farlo morire, ma sono le atrocità di una guerra durata troppo… :(( come spesso accade anche in Africa…

    Bel capitolo, una verità (sanno del figlio che è cecchino) e una punizione che però colpisce l’altra famiglia.

    Sì, sono un bolscevico, scrivo anche a Natale 😛

  36. Ho scelto la madre, per un sacco di motivi, primo fra tutti perché sono mamma anch’io e, questo dolore atroce secondo me lo può descrivere solo un genitore. Mi hai fatto versare parecchie lacrime, ed è stato difficile per me leggere questo episodio. ( che è scritto divinamente come sempre :D)
    So già che anche il prossimo mi prenderà la bocca dello stomaco, e gli occhi si riempiranno di lacrime come oggi 🙂

  37. Quell’abbraccio così caldo da non poter essere dimenticato mi aveva fatto intuire qualcosa. Il ricordo di Eva secondo me non differisce molto dal tuo. Vorrei conoscere la versione della nonna, che in questo capitolo non ha parlato.

  38. Che dire. Sono senza parole. Bravo, superbo.
    La storia della morte di Betò è raccontata in modo da far provare tutta l’angoscia e il dolore di quei momenti e di una perdita inaccettabile, eppure con lucidità, di nuovo. Una lucidità frammentata in fotogrammi d’orrore.
    Il modo in cui descrivi tutto lo fa rivivere con tale realismo che non ho cuore di leggere la versione di Eva (sebbene sia convinta che si riprenderà per quanto possibile e sarà la più combattiva). Vigliaccamente preferisco quella del nonno ero indecisa fra lui e Diletta, a dire il vero)
    Ps bello anche il resto e la canzone è una delle mie preferite

  39. Vedo che stanno vincendo i “torno a casa”. Uffff…. Si può essere fermato solo e unicamente perché convinto da qualcuno che ama molto. E ciò nonostante se da una parte per i miei gusti “stona” sul personaggio, dall’altra in effetti è l’inizio di quella parte “cinica” che poi prenderà il sopravvento.
    O forse anche no.

  40. Torniamo a casa con Eva, tanto l’occasione non mancherà…

    Bel capitolo, sono felice di essere riuscito a leggerlo, non riesco a tenere i tempi di Mosca qui in Italia ahaha

    La prima strofa mi è piaciuta in modo particolare, la descrizione davvero viva e reale dello scoppio di una granata… complimenti

  41. Saggia Donna Diletta!!!!
    Se il mondo desse più ascolto alle donne! Quante cose si potrebbero risolvere semplicemente lasciando in un angolino ,ahimè talvolta è necessario, le proprie ideologie.
    Triste fine di un’amicizia, ma d’altra parte…come possiamo biasimare il Boksic: con calma in attesa dell’occasione giusta.

  42. Il fatto che io latiti nei commenti non significa che non ti legga, spero che questo sia chiaro. E’ che non mi piace molto fare la goccia nella pioggia di elogi.

    Però stavolta è dovuto: capitolo bello, molto equilibrato, emotivo senza scivoloni, icastico, pieno di spunti suggeriti e con, finalmente, qualche radice visibile del cinismo disilluso e sanguigno (molto balcanico) del Boksic.
    E mi piace particolarmente il titolo.
    Good job,…

  43. Beh…sono rimasta a bocca aperta! “Che fine ha fatto Max?”…e credevo di trovarlo mutilato da una granata !! (Ho saltato pure la cena…certa di assistere ad un episodio strappalacrime!)
    Ora scatta la vendetta……ovviamente servita fredda!

  44. Scelta difficile, sempre in funzione del dualismo fra il Fabio di adesso e quello di allora. Penso che al suo posto ii sarei andata subito sulla collina, ma io sono una Pilar. Fabio adulto forse avrebbe atteso l’occasione propizia. Fabio ventenne credo attenderà che Max scenda a valle.
    Mi è piaciuto molto come hai raccontato la loro amicizia. È un lato del mondo maschile che mi ha sempre affascinata 🙂

  45. Io sarò popolare, anzi nazionalpopolare!!
    Ogni nuovo capitolo è migliore del precedente; non ti sei fatto prendere troppo la mano dalla compassione e, anche se il resoconto della quotidianità che hai descritto ha (ovviamente) una nota di profonda tragedia, sei riuscito comunque a colorarlo di ironia, di un’amara ironia (“Lo shopping femminile seguiva le estrose rotte della distribuzione degli aiuti umanitari”…..deliziosa!)
    Il mio è un applauso!!! Bravissimo!
    Andiamo ora a cercare Max!

  46. Ecco, è proprio a questo che mi riferivo. Guardare le vite da vicino, passeggiare insieme agli smagriti che vanno in cerca di qualche commestibile verzura da mescolare al riso, pur senza perdere la forza di concedersi una battuta e il piacere di ascoltare un violino nel suo estatico assolo.
    E ora, andiamo a cercare Max!

  47. Immagino che il mio commento sarà tristemente fuori dal coro, ma, in quanto parte della Setta, mi arrogo il diritto di essere impopolare a mio piacere.

    A me il capitolo è piaciuto un po’ meno degli altri.
    Mi sembra che gli argomenti siano troppi e troppo compressi, col risultato che invece che un ventaglio di istantanee sembrano un po’ una lista di “fatterelli”. Anche l’ironia (sempre gradevole) manca un po’ di equilibrio.

    Invece è molto profonda l’idea dei gusti musicali che cambiano nell’urgenza di un mondo irriconoscibile e che, pure, bisogna vivere in pienezza, intensamente. L’amore per la città che soffre riflesso nell’amore per la sua musica.

  48. Già dico io. Dov’è Max? Questo capitolo mi è piaciuto moltissimo: la panoramica delle abitudini imposte dall’assedio, una situazione tragica e agghiacciante che nessuno di noi vorrebbe vivere, è al tempo stesso lucida ed ironica, quel tanto che basta a farti sopportare il nodo alla gola e il senso di angoscia per godere del racconto appieno.
    Ho adorato gli stralci fra i tentativi di condurre una vita normale senza lasciarsi sopraffare dalla paura, con Beto che gioisce per quelle che secondo lui sono patatine fritte, Boksic che decide di andare ugualmente al pub nonostante i pericoli e la musica che fa da collante terapeutico (bel pezzo, a proposito).
    Bravo 😉

  49. Avevo pensato alla cucina, perché quando c’è nelle opzioni mi ispira sempre. Però poi alla fine ho votato per la musica, perché per ascoltare quello che canticchiano le persone – anche e soprattutto in un momento come quello che racconti – bisogna stare molto molto vicino. E siccome di questo racconto mi piace proprio la vicinanza ai personaggi, vorrei continuare a tenere questa ravvicinata distanza.

    • Sì, ho letto moltissimo su questo argomento. E ho gironzolato a lungo – per lo più in estate, ma anche d’inverno – sulle strade della ex Jugoslavia con la mia vecchia Skoda.

      (E – chissà perché – mi sono sempre sentito a casa in quei luoghi. Senza contare l’emozione provata nel visitare Sarajevo, con gli sfregi della guerra ancora ben visibili sui muri delle case).

  50. ….Canone e poi …Fuga! Se parli di musica Signor Locullo …parliamo di musica e tempo libero!!

    ( ma il riferimento all’Irlanda del Nord…per non dimenticare i killers di Fuori Fuoco…?) 😀

  51. Se vivessi in una città sotto assedio non credo mi preoccuperei della moda. Probabilmente ciò che sarebbe più sconvolto sarebbe il tempo libero ( non tanto la musica): il tempo libero implica spensieratezza, leggerezza …no coi cecchini sui tetti degli hotels…

  52. Grazie per aver restituito la penna al Boksic nelle opzioni (molto cool-balcaniche stavolta)

    Capitolo volutamente didascalico e con punte di lessico gustosissime e croccanti.

    Scelgo la cucina. E’ un dato di fatto che, annaspando nell’assurdo, le persone considerino il cibo (e il condividerlo) una forma di attaccamento alla realtà, di regolamentazione, un fattore equilibrante laddove mancano i centri di gravità.

      • Sinceramente no, non ho chiesto loro dell’esperienza di guerra, un po’ perché non parlo molto bene la lingua (a parte qualche parola), ma principalmente a causa della mia estrema sensibilità all’argomento, che mi porta a risentire delle sofferenze subite da altri. Sono stata a Zagabria, ma purtroppo non ricordo quasi nulla del soggiorno. A Sarajevo invece non sono stata. In effetti vivo piuttosto vicino al confine con la Slovenia.

  53. Mr. Locullo , questo é il tuo genere! Senza con questo svalorizzare l’altro racconto , ho la sensazione, già dai primissimi capitoli, che darai meglio di te: d’altra parte sembri proprio a tuo agio nell’argomento specifico.

    In quanto a stile ed eleganza …beh…che dire! Hai descritto Sarajevo che sembra di avere un dipinto davanti agli occhi: poche ed essenziali parole sapientemente utilizzate. Complimenti!
    E quindi continuiamo questo interessante viaggio nel passato (non troppo passato, purtroppo, ma poco conosciuto) , incontriamo l’amico di Boksic anche se temo…questo tuo racconto ad un certo punto …ci spezzerà il cuore

  54. Molto efficace, la descrizione di Sarajevo. Mi sembra di aver visto le sue strade di minareti e chiese e, dietro i minareti e le chiese, l’abbraccio non giudicante della città che sta a guardare, senza imporsi.

    Altrettanto immersiva e piacevole l’atmosfera della cena, la gioia audace dei gesti piccoli.

    Ma d’altronde Locullo è Locullo…

    Voto per la ‘renda: come si comporterà il dirimpettaio?

  55. > “Mio padre ritenne opportuno finire la zuppa.”

    Io sono un pessimo lettore, qui, nella maggior parte dei casi silenzioso, in altri asciutto. Sui commenti narrativi non scherzo mai, e se devo scegliere tra andare per difetto o in eccesso nell’apprezzamento, scelgo la prima.
    La frase quotata vola. Alta. Alcune parole, legate insieme, bastano a connotare un vissuto intero; e ci sono chiavi e chiavi che aprono i Varchi dell’entro la storia. Questa è una chiave d’argento.

  56. Prosa un tantino meno ispirata (e molto meno balcanica) dell’episodio precedente.

    Il dialogo è splendido e valorizza al massimo la bella figura del padre-ingegnere-patriota.
    E intravedo una grande cura per le scelte lessicali, che alla fine si percepisce come armonia generale e ha un gusto tutto suo 🙂

    Certo che le opzioni sono un po’ truffa….dì la verità che hai rubato la penna a Boksic e le hai scritte tu….

      • Ecco, guarda dove mi fai arrivare, a confessare pubblicamente che, se le cose stanno così, preferisco il suo approccio goliardamente balcanico alla tua noiosa neutralità (mezza) elvetica.

        E poi è il suo racconto, non mi pare elegante da parte tua rubargli la scena (supponendo invero che vorrà vendicarsi prima o poi…sul serio vuoi inimicarti il Boksic?)

  57. Ho votato per la città.
    Sono stato a Belgrado qualche anno fa e ho passato delle piacevolissime serate con alcuni ragazzi serbi, che non “serbano”” davvero nessun rancore.
    Ho visto anche alcuni ricordini dei bombardamenti, mi sono sentito davvero strano visto che “noi” li abbiamo bombardati, noi in senso lato ma comunque la cosa mi ha dato una strana impressione.

  58. Ma che bella sorpresa! Vado, vedo un nuovo racconto, leggo, scorro, penso al Boksic (avendo appena finito di leggere episode X del Fuori Fuoco), ma, alla fine, scoprire sia proprio lui il narratore…bello! La seguo di gusto.

  59. La tua famiglia, Boksic, perché dal ritratto di una famiglia si capiscono tante cose.

    Incipit importante, in cui ogni cosa è chiamata per nome, non si nasconde né, tantomeno, permette al lettore di farlo. Mi aspetto grandi cose da lei, Locullo!

    Sono molto contenta di leggere la storia dal principio.
    (Che tra l’altro i miei desideri narrativi si realizzano in direttissima, wow!)

  60. Sì, scrivi un sacco bene.
    A sensazione, paragonerei il temperamento del protagonista a carta vetrata (solo una similitudine che sicuro lascia il tempo che trova, non avendo letto il tuo precedente giallo).
    Sarajevo.

    • Beh, non è che mi sia documentato per scrivere questo raccontino: non sono uno scrittore.
      Però sì, ho letto moltissimo sulla guerra dei dieci anni e sull’assedio di Sarajevo. Soprattutto, ho visitato questa città anni fa con enorme emozione (i segni dell’assedio c’erano ancòra tutti) e più volte ho gironzolato per la ex Jugoslavia.

  61. Oh, ma certo che sei proprio cca22uto!
    Ecco, conoscendoti mi aspettavo che prima o poi avessi affrontato un tema serio, che non parlasse delle solite cazzate e bla bla bla, ridicolizzandoci tutti quanti. Introdotto come spin-off tra l’altro, pateticamente geniale.
    Ovviamente l’amico serbo-bosniaco, sarebbe come ascoltare la voce di un soldato israeliano che ci racconta del sul suo migliore amico palestinese.

    In merito alla questione ci sarebbe anche un film molto interessante “Tiro al bersaglio” (1998), passato una sola volta in TV, dopodiché se ne sono perse, come era logico supporre, le tracce.
    Questa è l’ennesima cloaca maxima che i famosi alleati, coalizioni, e amici degli amici, hanno scaricato in giro per il mondo a braccia alzate… come continuano a fare tutt’ora. Gli pigliasse un cancro dove so io.

    L’inchino, doveroso, va ben oltre il semplice apprezzamento stilistico. Complimenti di cuore.

    • Benché io tenda a divorare tutta la pubblicistica, scritta e filmata, su quel periodo e quei luoghi, il film che citi mi era sfuggito del tutto. Ne ho appena letto la trama e… somiglia molto alla storia di Boksic…

      (Sbaglio o c’è un congiuntivo di troppo in seconda riga…? Mhm sarà stata l’ora: alle 21,53 è l’alba per te… probabilmente ti eri appena svegliato…).

  62. A parte il titolo anglofilo e cinefilo del racconto,
    a parte il titolo dell’episodio e gli altri richiami autoreferenziali all’opera prima,
    a parte il finale che parafrasa “Il mio nome e Bond, James Bond” (ma che ci sta tutto),
    sei davvero molto ma molto bravo.
    Pochi possono cimentarsi nel genere storico perchè, oltretutto, richiede una ricerca rigorosa delle fonti che presuppone un’attitudine da professionista della scrittura nonché, di conseguenza, tempo, passione e dedizione. Perciò è inutile che ti schermisci e continui a dire che sei solo un giocatore: il gioco ti ha preso la mano e pure la testa (per fortuna).

    • Anch’io non amo l’abuso che si fa dell’inglese, ma ho una spiegazione: volevo esprimere il concetto di “sopravvivere a Sarajevo” intendendo Sarajevo come sinonimo e simbolo di calamità, e così sopravvivvere a Sarajevo come sopravvivere a una calamità, a una catastrofe. Mettendolo in italiano, si prestava a essere inteso come stato in luogo: Sopravvivere a Sarajevo, cioè sopravvivere nella città di Sarajevo. In inglese invece (almeno credo), non mettendo “in” tra surviving e Sarajevo si rende il senso che avevo in mente.

      (Mi godo per ora il tuo apprezzamento, sapendo che presto tornerai a frustarmi. Ma tanto sai che mi piace anche quello…).

  63. Io inizierei dalla città, di solito dice tanto di noi. Poi passerei in rassegna le altre opzioni. Bravo Locullo, ti seguo volentieri. Comunque con il conto che mi hai detto di fare di notte, già ho difficoltà a dormire, penso che stanotte ne avrò molta di più…

    La stessa cosa che succede qui, nel sud, in Cecenia, Daghestan, Inguscezia ecc… e nella stessa Mosca c’è sempre il pericolo dei kamikaze…
    Storia seria, ma scritta davvero bene.

  64. E’ polemico e fastidioso finanche nelle opzioni, Boksic (oltre all’ironia molto balcanica sulle rivelazioni finali)

    Nice shot, Locullo.
    Ora potrò assistere (e ne sarò persino contenta) a come essere doppiata sui punti nel genere storico 🙂

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