I vivi e i morti

Lauren, la ribelleUno sguardo rapido alle teche: niente di nuovo. Tutto tace. Pensare che uno di loro avesse qualcosa da dire… assurdo. Di notte dormono come noi, pensò Norman Kendall ripetendo a memoria una cantilena vecchia come il mondo. Quel mondo. Attraversò il salotto ed entrò in cucina.
«Come sono felice di averli ancora qui» disse Lauren con l’aria di chi non crede a quello che sta dicendo. L’ingresso di Norman non la distolse da ciò che stava facendo, tenne lo sguardo fisso dentro la tazza del tè quasi a volerci trovare un tesoro nascosto. Il corpo qui, la mente lì. Normale.
«Il tuo sarcasmo mi nausea. E non gridare, se li svegli e ti sentono, soffrono, lo sai» la bacchettò Norman, il fratello maggiore. Aveva un’adorazione stravagante ed eccessiva per i morti.
«Cercavo di essere la sorella modello che vorresti! Non riesco nemmeno a fingere di pensarla come te, mi si legge in faccia che li detesto» bisbigliò sconsolata la figlia minore dei Kendall, la famiglia più in vista della città. Chissà perché la frase appena pronunciata nella sua mente assunse un’altra forma: Non riesco nemmeno a fingere di essere come te.
«Andiamo a dormire, è stata una giornata faticosa oggi» concluse Norman mentre spegneva le luci e si dirigeva verso la zona notte. O meglio tentò di concludere.
«Se ti riferisci al fatto che oggi nostra madre è passata a miglior vita, non è poi stato così stressante»; quando Lauren aveva voglia di litigare, non c’era niente che potesse fermarla, neanche una tromba d’aria.
«Quanto sei polemica».
«Polemica? Detesto parlare con quei… non so come definirli… senza avere la possibilità di staccare la spina…». Non le andava giù l’idea di avere quelle creature bizzarre rinchiuse in salotto, macabri trofei di una vita all’aria aperta finita da tempo indefinito. Avanzi di vita, niente più. Non era un vezzo da ragazza reazionaria.
Norman al contrario era il prototipo di uomo in voga a quel tempo: terribilmente moderno, all’avanguardia. L’inquietudine, lo smarrimento iniziali erano spariti, e una rassegnata felicità di poterli avere lì, con sé, in casa loro, lo rendeva vivo, giorno dopo giorno. Erano trascorsi ormai trent’anni. La scoperta grazie alla quale si era riusciti a mantenere in vita il cervello delle persone, e il periodo delle sperimentazioni e degli infiniti dibattiti sulla moralità di tale innovazione erano stati momenti difficili per l’umanità. Le questioni sollevate erano state molteplici e cavillose, ma niente aveva potuto impedire all’uomo di usufruire di quella scoperta, per l’umanità intera era la realizzazione di un sogno: poter sopravvivere alla morte. Certo, non era quello che ci si era aspettati e immaginati da secoli e secoli. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare di finire rinchiuso in una teca, con il solo cervello funzionante e il corpo rigido come un tronco senza alcuna possibilità di movimento. I sogni sono sempre più belli della loro attuazione, logico. Le prime persone che avevano rinchiuso i propri cari erano quasi impazziti, e sentimenti di odio, straniamento imbrigliavano le loro menti; ancorati com’erano all’idea della morte, non riuscivano a concepire l’immobilità di quei corpi nelle teche, avevano un terrore del diavolo. Incubi e allucinazioni grottesche popolate da cadaveri parlanti infestarono a lungo le notti della gente.
Norman rappresentava la contemporaneità, l’omologazione, la vittoria sulla morte, Lauren la sconfitta, il dubbio e l’inquietudine. Per lei le leggi di natura non andavano violate, la vita finiva e basta. Come un leggero alito di vento che trascina una foglia giù da un albero così l’esistenza un giorno deve finire, secondo natura, rassegnandosi alla scomparsa, alla fine, alle tenebre. Invece le avevano tolto anche quella possibilità. Tutte le domande che ci si era posti sul ‘dopo’, sulla morte, su dove si finiva non avevano più senso.
Si viveva e basta, per sempre.

Un grido dalle teche.
«Muovetevi!» fece il padre, dalla teca accanto a quella della madre.

Cos'è accaduto alla madre di Lauren e Norman?

  • Non è successo niente, la madre sta attraversando solo la fase di transizione tra la vita e la "vita sotto vetro" (25%)
    25
  • La madre è morta di morte violenta, ma Lauren non lo sa. E in questo caso il processo fallisce nella maggior parte dei casi. (38%)
    38
  • Lauren ha sabotato il processo attraverso il quale si passa a vita eterna (38%)
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51 Commenti

  1. mi è piaciuto molto questo concetto di “vita eterna”, una vita che, in questo caso, non credo valga la pena di vivere… me lo immagino già: “Un cervello in salotto”, comunque ho votato la morte violenta della madre, vediamo se Lauren la pensa ancora così sulla “vita nel barattolo” dopo che ha saputo che non potrà mai più interagire con la madre…
    stavo per scrivere vedere la madre, ma dato che si dovrebbe trattare di un cervello credo abbia più senso il termine “interagire”. avrai capito che ti seguo e molto volentieri…
    se vuoi puoi dare un’occhiata alla mia storia 😉
    ps: non amo molto la fantascienza ma questa storia mi ha incuriosita parecchio, se vincesse l’opzione che ho votato si trasformerebbe in una specie di giallo-fantascientifico…?

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