Cose che a volte capitano

Dove eravamo rimasti?

Signore e signori, stavolta abbiamo scherzato ma la fine di tutto è... Ci sarà un ultimo colpo di scena? riguarderà chi? Nonna Maria, ancora lei (53%)

Ogni cosa finisceIl padre e la madre di Sasà avevano deciso di regalarsi un viaggio in occasione del loro anniversario di matrimonio. L’ultimo sabato di novembre, di pomeriggio, Sasà si ritrovò insieme ai genitori nell’agenzia di viaggi di piazza delle Medaglie d’oro. Al ragazzo era stata offerta l’opzione di partecipare al viaggio se la meta prescelta fosse stata di suo gradimento.
La signora dell’agenzia era molto gentile e aveva messo sulla scrivania decine di dépliant. Sasà non partecipava alla discussione, pensava ad altro, a nulla di particolare ma, comunque, ad altro. All’improvviso sentì quel maledetto ‘clac’. Il varco nella sua mente si era aperto e quel pensiero non suo stava scacciando ogni altro pensiero.
Stavolta l’interferenza era fortissima, di origine indistinta eppure insopportabile. Si guardò intorno come a cercarne la causa. Aveva l’aria di chi si fosse appena reso conto di avere perso qualcosa d’importante e stesse disperatamente cercandola. Fuori era già buio. La piazza era animata come ogni sabato pomeriggio. Non stava accadendo niente, lì. Poi, all’improvviso, capì.
«Dobbiamo correre a casa» gridò.
«Non cominciare a dare di matto» gli disse di rimando il padre, a bassa voce.
«Ti dico che dobbiamo andare a casa» gridò Sasà più forte.
«Se hai tanta fretta, vacci da solo»
L’urlo di Sasà fu animalesco. Con uno scatto improvviso, con un braccio spazzò via dalla scrivania i dépliant, facendoli volare tutt’intorno, tra la sorpresa dei presenti.
«Scusatemi» disse il padre, calandosi a raccogliere le carte «Ho un figlio pazzo da legare».

Nonna Maria era riversa sul pavimento della cucina. Cadendo aveva battuto la tempia sull’angolo del piano in marmo del tavolo. Un rivolo di sangue ancora fresco stava allungandosi sul pavimento. L’ambulanza arrivò in dieci minuti.
«Menomale che siete rientrati» disse il dottore «Avete fatto appena in tempo».

Nonna Maria soffriva di osteoporosi e di diabete. Il femore sinistro si era fratturato, provocando la caduta. La ferita lacerocontusa alla tempia si rivelò, per fortuna, meno grave del previsto. Purtroppo, a seguito del trauma subentrò il coma glicemico, reversibile, a parere dei medici.
Sasà, all’uscita da scuola, andava sempre all’Ospedale Cardarelli dalla nonna. Quel giorno, lui era lì. Era appena arrivato e il padre aveva esclamato «Qui c’è pure Sasà».
In quel momento, come in risposta a quell’affermazione, nonna Maria aveva riaperto gli occhi.
«Sasà mio» aveva sussurrato e grosse lacrime le avevano solcato le guance.

Il “dono” non c’era più. Sasà non capiva come potesse essere accaduto ma era certo che non avrebbe mai più avuto quelle strane percezioni. Era come se il mondo intorno a lui fosse diventato all’improvviso più silenzioso. Si sentiva più libero, finalmente.

Il 7 dicembre, alla fine delle lezioni, Sasà chiese al professor Fornabaio se poteva dargli un passaggio in auto fino al Cardarelli. Pioveva a dirotto e non gli andava di aspettare l’autobus che, con quel tempaccio, avrebbe tardato chissà quanto. Fornabaio abitava ai Colli Aminei e doveva necessariamente passare davanti al Cardarelli per tornare a casa.
«Sali» gli disse semplicemente il professore, che era un tipo scorbutico.
Non scambiarono neanche una parola fino all’arrivo. Fornabaio, noncurante della pioggia battente, lasciò il ragazzo dal lato opposto del piazzale. Sasà tirò su il giubbotto, nel tentativo di ripararsi, mentre l’auto del professore si allontanava velocemente. Seguendola con la coda dell’occhio, attraversò la strada sovrappensiero.
L’autobus arancione della linea 109 era enorme. Almeno così sembrò a lui che, a quattordici anni, era ancora uno scricciolo. Lo vide solo all’ultimo momento, troppo tardi.

Camminava in un campo di piccoli fiori gialli, immenso. C’era un silenzio irreale e una luce intensa. Poi quella luce bianchissima, in fondo, cominciò a girare come in un gorgo. Girò sempre più veloce, per un po’.

‘Clac’. Buio.

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284 Commenti

      • Non l’ho lasciato, l’ho solo sospeso. O meglio rimandato: speravo in questi giorni di concludere, ma si sono aggiunti altri impegni più urgenti; allora per il momento mi limito a recuperare i racconti che intanto sono andati avanti (e che richiedono un po’ meno tempo) 😉
        Spero che quando pubblicherò l’ultimo capitolo vorrai darmi il tuo feed back 😀

  1. Di solito nelle vicende in cui il progonista riceve “il dono” alla fine, quando i fili si sono annodati, i poteri si dissolvono e chi ha vissuto questa particolare esperienza ripiomba inesorabilmente nella grigia quotidianità. Forse tu non hai voluto riportare il personaggio alla sua vita “normale” e hai preferito piuttosto porre fine alla sua esistenza… finale molto triste, ma è una delle soluzioni più plausibili, in contesti del genere. Ti aspettiamo per la prossima storia, nel frattempo spero continuerai con la tua opera censoria, che sicuramente ci renderà migliori! 😉

  2. Eccoci, non mi era comparsa la notifica dell’ultimo episodio. 🙁
    Questo finale me lo immaginavo, nel senso che sotto sotto speravo finisse così: è la conclusione migliore, non triste ma poetica e delicata, come Sasà. E coi “piccoli fiori gialli” scende la lacrimuccia.

  3. Complimenti davvero. Il finale più azzeccato, ma che nessuno pensava. Sei riuscito a spiazzare con la semplicità. Triste, molto triste, ma bello, molto bello.

    Non ti chiedo “a quando la prossima storia” perché mi scocciava quando tutti me lo chiedevano, nonostante io avessi detto stop per un po’. Spero che almeno in veste di lettore/commentatore resterai. Se poi ti tornerà la voglia, noi saremo contenti.

  4. Tu l’hai data a bere un po’ a tutti quanti. Tu sei un professionista assoldato da theincipit per farci credere che gli ingegneri quattrocchi scrivono meglio di noi.
    Ti farà un po’ male, ma è uno dei più bei racconti che ho letto su questo sito.
    In omaggio farò di te un eroe… viste le ultime proiezioni.

    • Che onore, maestro, ricevere un simile commento da parte tua. Mi costringi così a interrompere il silenzio… Smentisco la teoria complottista (anche THe iNCIPIT non sa chi sono).
      E grazie anche agli altri commentatori. Non vi perdo di vista, sarò solo più discreto e silenzioso.

  5. Mi chiedevo come avresti gestito la cesura fra le icone autobiografiche e i giochi letterari, che nel finale, doveva per forza emergere.
    Con delicatezza, con un po’ di stereotipo di luci e fiori, hai scelto la via semplice, una separazione netta. Del resto forse quel Sasà davvero non poteva sopravvivere alla fine del suo mondo “altro”.
    Il guaio con ciò che ci rende diversi (consentimi un po’ di filosofia prima del tuo pensionamento come autore 😉 ) è che, quando con fatica riusciamo a eliminarlo, di solito scopriamo che ci siamo menomati.

    Mi piace la piazza animata, con la folla frenetica eppure rallentata perchè i sensi di Sasà sono ostruiti dall’interferenza.
    Mi piace lo scorbutico Fornabaio, strumento inconsapevole del fato.
    Mi piace il gigantesco 109, che conduce nella sua mole tutta la dose di realtà che Sasà avrebbe preferito evitare.

    Bel racconto Mocher. Grazie 🙂

  6. Cavolo Roberto mi dispiace davvero tantissimo essermi perso i tuoi capitoli finali. tra lo studio e il viaggio di questa settimana appena passata mi sono perso completamente, spero tu possa perdonarmi. Non vedo l’ora di leggere un tuo nuovo racconto. E se posso esprimere una preferenza sul genere io un tuo giallo lo leggerei volentieri, molto volentieri. Gran finale, mi ha spiazzato, non pensavo, davvero.
    Complimenti!

  7. Appena ho iniziato a leggere il capitolo ho avuto una chiara immagine di Sasà… Me lo sono visto davanti… Avrò pure io le visioni? Di certo non commenterò la citazione, non vorrei sorgesse il dubbio che l’abbia digitata su Google per scoprirne l’autore, cosa che tu giustamente fai notare qui sotto… Posso invece commentare che il Muahuahuah è stato un finale sublime? Molti molti molti complimenti per averlo conciliato con Dostoevskij (ops!…).

    • Io amo i tuoi commenti come amo quelli Angela e di Alhena, le mitiche AAA. Non dimentico però Alessandra, Daniela, Elena, Giulia, Laura, Nunzia che sono tra le mie autrici preferite nonché attente lettrici. Qui ho trovato persone vere, disperse in un mare di gente fasulla.
      Lasciami dire, però, che ciò che mi sorprende di più sono i voti dei lettori anonimi che votano e non commentano. Sono tantissimi per uno come me che non ha avatar e che non ha detto a nessuno di avere scritto un racconto su questo sito, né ad amici e colleghi né a parenti. Lo sa mia moglie e disapprova questa ‘esposizione’.

  8. Chiunque inizi un episodio con una citazione di questa portata, dopo può scrivere anche solo risate sataniche approvate dalla Crusca e riscuotere comunque il mio plauso 🙂

    Complimenti per la classifica!!
    E’ bello vedere la setta che si ricongiunge, ed è bello vedere dei bei racconti in primo piano. Un regalino per la pensione, visto che sei determinato 🙂

    • Di quale setta parli?
      Grazie, Angela, per L’acuta osservazione sull’inizio che vola altissimo con la citazione da Dostoevskij e il finale con versacci da fumetto. Mi sarei aspettato che jaybaren mi rendesse pan per focaccia dopo che avevo scritto che il suo ultimo episodio si chiudeva con un siparietto d’avanspettacolo. Avrai capito che questo episodio è tutto gioco.
      Lasciami aggiungere però che nella citazione c’è traccia della mia vena autocritica e ipercritica. I fratelli Karamazov – come sicuramente sai – fu pubblicato a puntate su Il Messaggero Russo (THe iNCIPIT non c’era ancora), è la storia di una famiglia e fu l’ultimo romanzo del buon Fëdor. Qui molti si sentono dei novelli Dostoevskij (io no) senza mai averne letto una riga. Per fortuna, oggi chiunque con internet può scoprire la fonte delle citazioni.

      • Più che ipercritico ultimamente ti sento di umore calante, il che indice sulla tua vena caustico-polemica. Bizzoso, per citare Locullo, è un bell’aggettivo 🙂

        Chiunque non abbia letto il buon Fedor (help! non so come inserire la dieresi) si perde qualcosa nella vita, e chiunque l’abbia letto dubito possa mai pensare di avvicinarglisi. Spero non ti riferissi a me perchè sai bene che le mie ambizioni letterarie virano piuttosto verso Harmony 😛
        La letteratura russa è un argomento su cui è meglio non stuzzicarmi, potrei parlarne per eoni e uccidere di noia i miei interlocutori 😀

        Il gioco, crossmetawriting, mi è piaciuto molto, io stessa suggerivo a Jay di andarci giù pesante sul meta al prossimo episodio. Chiaramente, mi sono persa qualcosa dei vostri scambi (quale setta? :P), perchè ho faticato a seguire i riferimenti.
        Ma è divertente anche così.
        Aspetto il finale.

        • Io sono assolutamente bizzoso. E adoro distruggere i miei giocattoli (e le mie idee) se qualcuno dice che gli piacciono.
          Non mi riferivo né a te né a quelli con cui interagisco più frequentemente. Non mi sembra che tu abbia una sontuosa bio di tremila caratteri, scritta in terza persona, con l’elenco di tutte le opere pubblicate da fumosi editori. E, soprattutto, credo (perdonami) che tu non abbia un requisito essenziale: non sei minorenne.
          Devo essermi perso qualcosa anch’io: continuo a non capire di che setta parli.

          • Parlo del magico trio di puntigliosi/ipercritici/caustici/autoconsapevoli (ma grazie al cielo non autoreferenziali), incidentamente molto talentuosi autori e attualmente anche crossmetawriters: Jaybaren-Locullo-Mocher due su tre in top ten, il terzo secondo a buon punto 🙂

            Tutti e tre molto in alto nella mia classifica, direi nella top 5 😉

  9. Ahahah! Il Bracciale – capostipite – si è fermato alla licenza media (non è una premonizione, è la verità, anche se se la cava meglio di molti laureati che conosco) ma effettivamente il suo primogenito fu bocciato al primo anno di scientifico. Adesso, escludendo un improbabile scambio di ruoli e appurato che trattasi di omonimia, questo Sasà sarebbe anche in grado di darci i nomi delle vittime? Perché potrei mettere in salvo un sacco di persone.
    Questa storia sta per finire… sono profondamente commosso.
    Colpo di scena su nonna Maria (tanto uscirà Sasà).

      • Ciao Roberto, volevo vedere come te la cavavi da solo 🙂
        Grande atmosfera le tue storie di fantasmi, mi riportano alla memoria ricordi d’infanzia, da bambini i fantasmi non mi facevano paura, chissà perché. Andavo a cercarli in una casa abbandonata insieme a un mio amico, ma poi non siamo mai riusciti a entrare.
        Adesso i fantasmi mi fanno più paura.
        Nella ultime due settimane mi sono immerso in un altro contest letterario, ma stavolta è andata male (gli zombie mi hanno sbranato!).
        Aspetto con curiosità il gran finale.
        Mi mancherà Sasà.
        Angelo

        • Io ancora sto aspettando Giangio. In bocca al lupo per i futuri contest ma non trascurare il tuo racconto su questo sito. Dopo aver chiuso con Sasà rimarrò qui come lettore dei miei autori preferiti. Non farmi restare mesi in attesa della conclusione di Piede di porco.

  10. Ero per il piccolo genio antipatico ma è ultima 🙁

    Bel capitolo, a tratti molto ironico, una sottile ironia.
    Ero molto impegnato questa settimana e ho tardato nel commento, ma ce l’ho fatta prima del prossimo capitolo!!!

      • Bellissima metafora, e vedo che il sondaggio ti sta “pensionando” davvero, non ti stanno salvando 🙂 certo con l’ipotesi della pazzia dell’agente Laura…
        Scherzi a parte sono contento di avercela fatta a non trovare due capitoli nella mia casella di posta.

  11. Ecco un altro caso in cui stavo per perdermi le battute finali… Mannaggia.
    Bello questo Sasà, così sensibile, me lo abbraccerei forte forte. E quando la scena si sposta in casa, l’ambiente che descrivi è caldo e rassicurante, mi fa pensare ai biscotti della nonna (all’anice, magari) o ai caminetti accesi… Ok, sto divagando. Vorrei che arrivasse lo Zio Alfredo!

    🙂

  12. Piantala di dire che scompari. Ha ragione Angela C., non puoi smettere di giocare.
    Magari prenditi una pausa (ma solo dopo aver finito il mio racconto preferito!).
    Voglio conoscere zio Alfredo, già mi sono persa zia Ida, mannaggia.

    • Le voci girano? Devo dire che non ci avevo pensato. In effetti finora il racconto è stato tutto giocato sulla negazione del paranormale da parte di chi è vicino a Sasà. Lo stesso Sasà, a modo suo, sembra accettare certi eventi come normali, come ‘cose che a volte capitano’. Ma, come dici tu, può darsi che, nonostante tutto, le voci girino.

      • 🙂 Sai a cosa ho pensato? Alla commedia di De Filippo , “Questi fantasmi!”, l’hai mai vista? Il protagonista poteva permettersi di vivere gratuitamente in una casa bellissima, perché il proprietario aveva bisogno che fugasse le voci sui fantasmi che la abitavano mostrandosi allegro e spensierato. Le voci sui fantasmi girano sempre, anche senza bisogno di qualcuno che racconti fatti veri. A volte basta la semplice sensazione che si prova in un determinato posto.

  13. Hai cambiato la biografia! Per fortuna non hai tolto “pro e contro” dall’avatar quello mi sarebbe dispiaciuto.

    E’ sempre un piacere leggerti, ma questa volta per i miei gusti c’era molta “trama” e molto meno mondo interiore di Sasà, che poi è quello che rende il racconto sia inquietante che innocente. E io adoro gli ossimori.

    Toh, come vedi non sono condiscendente, anzi sono proprio rompiscatole come ormai tutti quelli che seguo sanno 🙂

    Scherzi a parte, la sfida è guardare oltre l’acquiescenza. E ricorda (te lo dice una che è malata per i giochi) che lo scopo di un gioco non è vincere ma divertirsi. Se smetti di divertirti, smetti di giocare, più che giusto. Ma finchè ci si diverte, non si smette di giocare perchè la partita è (o sembra) troppo facile o gli avversari troppo arrendevoli 😀
    Imho naturalmente.

    • La bio l’ho cambiata già da un po’. Più che cambiata, l’ho tagliata. Mi sto… dissolvendo.
      Brava, Angela, hai detto esattamente ciò che penso di questo episodio buttato giù in mezz’ora: è un passaggio ‘tecnico’, costruito solo per approcciare rapidamente la fine del racconto. Non è evocativo, non ha atmosfera, non ha anima. È solo funzionale a recuperare spazio per gli ultimi due episodi quando Sasà avrà sedici anni e…
      Non dico altro.
      Ma ho fatto intendere che ero qui per vincere?! Vincere cosa? Boh.

      • No, non hai fatto intendere che sei qui per vincere.
        Ma hai detto che ti manca la sfida. Chi cerca la sfida, cerca un limite da superare, qualcosa da sconfiggere. Vincere, banalizzando un po’. A chi gioca basta divertirsi.
        Per questo diffido di tutti i giochi in cui “si vince” che, lo concedo, sono la maggioranza, ma non per questo nè i più divertenti nè i più educativi.

        • Non avrei mai pensato al trucco degli avatar. Poi me lo hai detto e ho cominciato a indagare… Ho scoperto strane cose come, per esempio, che alcuni lettori/non-autori seguono esattamente gli stessi autori.
          Quindi il sito non controlla se dallo stesso indirizzo ip si accede con identità diverse.

          • Il sito controlla attentamente che gli indirizzi di posta siano esistenti. Però non è vietato mandare più voti dal solito codice IP, per esempio io venivo votato da tanti miei ex colleghi di lavoro che quindi rispondevano al solito codice IP (se il computer è centralizzato), che però non era uguale al mio (essendo il mio codice IP identificabile come un russo). Mia moglie risultava con il mio stesso codice IP, quindi i suoi commenti risultavano dal mio computer. Poi c’è chi (in Italia, in Russia non si può) può nascondere il codice IP, oppure ogni entrata lo maschera, quindi questo non si può vedere per esempio. Diciamo che io avevo offerto, quando ci fu il cambiamento della votazione (perché prima ogni commento era un voto, ora invece il funzionamento dei voti lo sanno solo i gestori della piattaforma, ma segue parametri diversi), di far contare solo i voti di chi ha scritto almeno una storia completa, in modo che chiunque creasse dieci avatar, doveva però finire dieci storie. Gli altri commenti sarebbero stati di contorno e basta, ma quelli che contavano al fine degli incipoints sarebbero stati più “reali” a mio discapito, perché molti di quelli che mi seguivano non scrivono (diciamo una parte). Perché alla fine è primo non chi scrive meglio (eccezion fatta per alcuni casi), ma chi ha più amici (senza contare account doppi)…

    • Se fossi stato aspramente criticato, sarei rimasto, avrei scritto ancora. Ma così, tutti a dirmi ‘bene, bravo’ non ho motivo per continuare, rischierei di fare peggio. Ho sperimentato, ho giocato, ho capito che l’interattività può essere facilmente addomesticata, che qui ci sono tanti ‘scrittori’ autoreferenti che non sanno ‘leggere’ ma che vanno solo a caccia di punti (non seguo nessuno di questi). Dov’è la sfida? Non c’è. E senza sfide non mi diverto.

      • Il rischio di fare peggio, che tu paventi, mi pare in contraddizione con la lamentata assenza di sfida: la sfida potrebbe essere proprio quella di non scadere, e se mai migliorare, come in ogni gioco.

        (Quanto alla caccia ai voti di taluni, non so dire e soprattutto non mi interessa. Ciò che invece mi lascia assai perplesso è come sia possibile che gente che scrive anche molto bene si spertichi di complimenti per delle ciofeche illeggibili e sgrammaticate: mi chiedo se siano persone “buoniste” o pessimi lettori).

      • Beh, magari qualcuno sarebbe meno indulgente se ci fosse la possibilità di parlare in privato. Non è facile criticare gli altri, in pubblico, senza poter modificare quello che scrivo per giunta.

        Comunque, al di là della “caccia ai voti” io semplicemente non seguo e non commento quello che non mi piace, salvo qualche volta stupirmi di certi punteggi altissimi a mio avviso non esattamente coerenti con la qualità della faccenda.

        Poi arriva il locullo della situazione, e come faccio a non dirgli che mi piace quello che scive?

        E mi piace quello che hai scritto tu, non posso dirti il contrario 🙂

        La sfida per me è arrivare in fondo a un racconto (non ancora vinta), essere soddisfatta di quello che scrivo (non la vincerò mai), cercare di migliorarmi (grazie al cielo sono perdutamente imperfetta e quindi migliorabile).
        E non dirmi che non riconosci un commento messo lì tanto per fare e uno che invece ha un senso.
        E posso leggere a scrocco un sacco di cose di qualità 😀

  14. Oh ma quanto scrivete? Siete assetati d’inchiostro.
    Io vorrei che a questo punto della storia ci fosse un flashback su “loro”. Insomma che fine hanno fatto? Non se n’è sentito più parlare e non mi sta per niente bene.

    • Scriviamo tanto? Parli degli episodi ravvicinati o dei botta e risposta nei commenti?
      Per quanto mi riguarda, gli episodi ravvicinati sono dovuti al fatto che voglio finire quanto prima questo racconto e tornare a fare il lettore.
      Quanto ai commenti, in effetti sono tantissimi perché rispondo a tutti. Farò così: d’ora in poi risponderò sulla pagina di chi mi scrive e non più qui.
      Spiacente, di “loro” non ne sentirai più parlare. Sono scomparsi come ‘visioni’ e, tra poco spariranno anche come ‘presenze’. Non ne sapremo più nulla, rimarrà un mistero.
      Più o meno quello che farò anch’io.

      • Mi riferivo agli episodi.
        Beh, torna pure a fare il lettore, comunque come scrittore non eri mica tanto male, anzi, insomma sicuramente molto meglio… Però, voglio dire, parli di bianco o nero e bla bla bla, e poi mi hai lasciato i “loro” nell’oblio delle 50 sfumature di grigio. Scelte personali, ma se “loro” ti hanno abbandonato è perché fondamentalmente hai smesso di crederci, con questo racconto avresti potuto darti un’altra chance.

  15. Interno notte nel salotto buono: i fantasmi, si sa, preferiscono il buio ; il salotto buono mi sa sempre un po’ d’antico, mi fa pensare a mia nonna che copriva il divano con il cellophane e guai se noi bambini ci salivamo sopra, tanto che c’era da chiedersi a cosa servisse , quel divano .
    Ogni volta che leggo un tuo episodio, non posso far a meno di pensare a un film di OzpeteK che ho amato molto: Magnifica presenza

  16. Voto il salotto “buono”!
    In ogni casa napoletana di una volta ce n’è uno, che odora leggermente di chiuso e la cui porta, rigorosamente chiusa a chiave, viene aperta solo per le “visite” (che non includono parenti, amici stretti e vicini di casa, i quali vengono ricevuti in “sala da pranzo”).
    Il salotto buono della mia famiglia aveva mobili di un ebanista genovese (il perchè è una storia lunga che forse prima o poi vi propinerò) e tappezzerie di velluto verde muschio….

    Splendido episodio partenopeo, tra l’altro impazzisco per quel torrone!
    Nelle memorie della mia prozia, la pasticceria icona è “Leone” dove, di ritorno dalla canasta, con indosso una gonna ampia di Dior, si fermava a chiacchierare con il signor Leone appunto e tornava con un ricco bottino di graffe e di prussiane 🙂

  17. Ho votato per la camera da letto, perché mi piace molto come ambientazione (fa più…paura) 😉

    Anche io avevo un Nonno Giovanni, il leggerlo mi ha procurato piacere… e a Livorno anche c’è il quartiere di Antignano!!

    Bravo, davvero un bel racconto!

  18. Che episodio bello, proprio sull’onda della memoria!
    Se dovessi scegliere fra le ambientazioni voterei quella diurna, perchè “certe cose” non hanno affatto bisogno delle cortine del buio ed anzi, senza le ombre notturne finiscono per essere ancora più impressive.

    Ma scelgo la terza opzione, perchè prima della fine della saga, mi piacerebbe molto che, in un capitolo di “stacco”, l’autore facesse parlare “loro”. Anche, o forse proprio perchè sono sempre stati silenziosi.

    • Che splendida idea, Angela. Mi piace moltissimo l’idea del capitolo di ‘stacco’ dove “loro” diventano protagonisti unici, magari capovolgendo il punto di vista come in “The Others”. Idea degna di un grande autore. Troppo per me che racconto una storia che conosco (con qualche minima variazione sul tema). Rivolgo però ad altri, a te o ad Alhena in primis, l’invito di raccogliere questo spunto per un futuro racconto.

    • Sei ancora fuori fase? “La guardò deluso” è – almeno ipotizzerei – riferita alla nonna, non alla foto. La frase è comunque equivoca, ognugno ci legge ciò che vuole. Se fosse deluso per non aver riconosciuto il nonno in foto, perché tornerebbe a guardarla? Se fosse rimasto deluso per l’affermazione della nonna di avere solo una foto vecchia e rovinata, cosa avrebbe poi visto nella foto sul settimino? Non lo sapremo mai.

      • Oh, io sarò anche fuori fase e fuori fuoco (lol!), ma mica avevo riferito quel pronome alla foto: bensì avevo ipotizzato che guardò la nonna deluso e la delusione gli fosse derivata dalla foto appena vista. Di questa eventualità mi chiedevo il perché.

        (Cosa alla quale hai comunque risposto, sia pure lasciando aperte tutte le porte :-D).

  19. Strani fenomeni diventano evidenti.
    Mi piace molto la tua cura per i particolari. Capitolo molto bello, non c’è che dire! Il titolo, se uno non sa la storia, potrebbe sembrare molto, ma mooolto, equivoco 🙂

    Bello il colpo di scena finale. Ora aspettiamo il seguito 😉

  20. Non posso fare a meno di considerare i gusti letterari della nonna di Sasà come un grazioso omaggio alla sottoscritta 🙂 Del resto è cosa nota che io sia terribilmente narcisista 😛

    Bell’episodio anche se secondo me risalta un po’ lo stacco fra una prima parte che proviene da memorie autentiche, con una radice profonda, e una seconda parte, più breve e meno accorata, che presumo sia finzione letteraria.

    Mi dispiace che non ti diverti più…vuol dire che non avremo il privilegio di leggere altre belle storie di tuo pugno?

  21. La cosa che mi piace di più di questo racconto è la Napoli di una volta. La stessa che la mia (ormai molto anziana) prozia descrive con la luce negli occhi, quando era appena diventata “signora”, appena sposata, in un bel palazzo antico su via chiaia.
    E’ proprio questa Napoli, dei ballatoi, dei capitoni, delle cicerchie e delle credenze tarlate.

  22. Lieto di essere l’incipoint numero 100 😉 gran bel racconto, ben scritto (anche se non sono nessuno per giudicare) e trama avvincente. Ogni parola usata con sapienza e tutto molto curato. Nulla è superfluo (anche perché con 4000 battute il superfluo è già stato eliminato) 🙂

    Contento di averti scoperto, ti continuo a seguire!! Complimenti!!

    • Grande, Laura. Da quello che ho scritto negli episodi precedenti ma anche nella replica ad Angela del 1° ottobre, è chiaro che Sasà difficilmente avrebbe potuto sapere perché “loro” non volevano.
      Ma il gioco dell’interattività è questo: gli altri (per ora) mi stanno portando lontano dalla storia vera.

  23. Dopo che ci hai incuriosito due capitoli con le “allergie” di Sasà, ora provi a negarci la spiegazione?
    Non sia mai 😀

    Comunque se c’è una cosa veramente inquietante, sono le vocine infantili nella notte, come ogni buon horror insegna *__*

  24. Statistica: finora i lettori (maschi) raramente hanno votato per l’opzione che alla fine è risultata vincente. Stavolta – sto imparando i trucchi dagli altri – la prima opzione è quella che dichiaratamente fornisce la chiave di lettura del ‘caso asilo’, le altre due chissà.

  25. Ahhh i dottori di una volta.
    No, no, adesso cerchiamo di capire per quale motivo “loro” non volevano.
    Non posso fare a meno di ripeterti che questo racconto è veramente bello.

  26. Vedo che sta vincendo nonna Maria…ha senso dopotutto…ma secondo me certe forme di sensibilità sono più profonde e più ambigue se sono isolate. Quando c’è qualcuno che le condivide cambia tutto.
    Per me, malattia sconosciuta, che può voler dire, nessuna malattia e quelle generiche “debolezze di costituzione” che andavano tanto di moda nel dopoguerra…

    Comunque, evviva l’inquietudine e abbasso l’asilo ^_^
    A quando un episodio completamente incentrato su “loro”?

    • Nella realtà (anche se nessuno ci crede che finora oltre il 90% del racconto è basato su una storia vera) Sasà non condividerà mai con nessuno le sue percezioni e , proprio per questo, non saprà mai nulla su “loro”. Ne parlerà solo quando ormai saranno finite da un pezzo le “visioni” e anche le percezioni extrasensoriali.
      Approfitto per chiederti un consiglio: chiudo il racconto con Sasà bambino o preferiresti seguirlo fino ai primi anni dell’adolescenza quando “tutto” finisce traumaticamente?

      • Sai che stavo per chiederlo quanto c’era di storia vera e quanto di fantasia? Ma mi sembrava una domanda un po’ indiscreta…

        Io personalmente preferirei chiudere con Sasà adolescente, mi piace il senso di conclusione, in tutto quello che leggo. A meno che tu non abbia in mente di scrivere un’altra storia con lo stesso protagonista, e allora puoi spezzare in due “volumi” e io sarei molto contenta 🙂

        • No, no, un’altra storia no. Ho scritto questa solo per sperimentare in prima persona come funziona la scrittura interattiva. Se dovessi decidere di giocare ancora su THe iNCIPIT, cambierei completamente genere, mi metterei alla prova su qualcosa di molto più sfidante: il genere Humor che, a mio avviso, è il più difficile. E in effetti, a pensarci bene… chissà.

      • Essere ipercritico con sé stessi è una virtù, tuttavia l’insicurezza potrebbe non esserlo. Come sarebbe benevoli? Io esprimo solo le mie innocenti sensazioni (gli altri non so). Se poi scrivi di getto senza nemmeno rileggere, allora complimenti alla seconda. I complimenti non dovrebbero rappresentare un ostacolo, viceversa, un incentivo alla produzione artistica personale. Scusa non sto filosofeggiando, fondamentalmente credo sia così 🙂

  27. Voto la malattia sconosciuta, e spero di sapere qualcosa in più su di “loro” 🙂

    Questa storia mi piace molto. Trovo che bilanci ottimamente il piacere della descrizione con una narrazione pervasa di inquietudine.
    Temo soffra molto il vincolo di lunghezza, perchè i dialoghi sono un po’ tiratini, mentre penso che darebbero un bel colore al tutto.

  28. La tecnica del discorso indiretto libero rende la narrazione innocente, quanto profondamente inquietante. Devo dire che sto veramente apprezzando molto. Chapeau!

    “…grembiulino”.

    • Ho cominciato a leggere il tuo ‘Ferocia illuminata’ ieri notte. Sei già un bel pezzo avanti, però.Dammi tempo. Sono rimasto molto colpito: avevo saltato a pie’ pari il tuo racconto perché poco interessato al genere Fiaba. In realtà questo incasellamento nei generi di THe iNCIPIT è fuorviante, lo avevo capito già nel catalogare il mio racconto. La tua fiaba è horror, il mio horror è fiaba. Non sto confrontando i nostri stili, non mi permetterei mai. Ovviamente.

  29. Incipit interessantissimo, si sofferma nelle descrizioni per poi evolvere e caricarsi di mistero. Ero tentato di votare “Cose che capitano quando si è soli”, ma poi ho pensato che il bimbo non era solo quando ha assistito alla scena dei due, quindi ho riformulato e votato “Cose che capitano tra madri e figli.”, che parrebbe l’opzione meno scontata.
    Complimenti. Ti seguo anche io.

    • Interessante il tuo punto di vista. Ti ringrazio per l’analisi del testo. Hai “letto” cose alle quali non avrei minimamente pensato. È proprio vero che “ogni lettore, quando legge, legge sé stesso” come diceva Proust (anche se detesto le citazioni e chi le ripropone). Sono sinceramente stupito per i commenti positivi. Credo che pubblicherò molto presto il secondo episodio per vedere se reggo…

    • Grazie. A me il titolo sembrava un po’ debole ma volevo che fosse un titolo “aperto”. Poi l’ho scelto più che altro per come suona.
      M’incuriosisce molto l’interattività. Su una delle tre alternative sono più ferrato. Non ti dico se è quella che hai scelto tu. Non posso dire qual è. Non devo condizionare i lettori, sono loro che devono condizionare noi. La sfida è questa, no?

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