Piede di porco

Dove eravamo rimasti?

Cosa troverà Luca oltre la tenda di cellophane? Una orrenda sorpresa. (57%)

Il supermarket degli orroriLuca scostò con una mano la tenda di cellophane, e la oltrepassò. Dietro trovò uno stanzone, anche questo con le luci al neon e le pareti che riflettevano un bianco accecante.
Entrò, brandendo la torcia che teneva in mano come fosse un’arma.
Aveva ancora i vestiti umidi per via dell’incidente in piscina, e batteva i denti per il freddo. Quella, più che una cantina, era una vera e propria cella frigorifera.
Luca si avvicinò a una parete dove era sistemato una specie di banco surgelati del supermercato, solo che guardandoci dentro non trovò i bastoncini di pesce del capitano. Quando Luca vide quello che conteneva il surgelatore, per poco non svenne.
Suddiviso in sezioni, c’era un campionario completo di parti di corpo umano: braccia, gambe, teste, e tutto il resto.
C’era persino il capoccione dell’ingegner Bertelli, che le voci al bar del quartiere dicevano essere scappato a Cuba con l’amante. E invece la sua testa era lì, surgelata, con un ghiacciolo sulla punta del naso, e gli occhi vitrei a guardare il nulla: pareva Jack Nicholson nel finale di Shining.
Luca rimase imbambolato di fronte a quell’orrore, poi indietreggiò, e non riuscì a trattenere un conato di vomito. D’un tratto sentì un rumore di passi alle sue spalle, e allora tentò di voltarsi. Ma non fece in tempo. Con la coda dell’occhio intravide una mano e una siringa. Poi sentì l’ago nel collo, la vista che si annebbiava, le gambe che cedevano, e infine qualcuno che lo afferrava, impedendogli di cadere a terra.
Poi buio.
Quando Luca riaprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il soffitto. Era sdraiato, e ci mise poco a capire che la superficie fredda e rigida su cui poggiava non era quella del suo letto di casa. Piegò la testa in avanti, e riconobbe i suoi piedi, le sue gambe, e salendo su anche tutto il resto. Era nudo, disteso su di un piano da obitorio. Però almeno era ancora vivo, e con tutti i pezzi al loro posto. Provò ad alzarsi, ma non ci riuscì perché i polsi e le caviglie erano bloccati con delle fascette di cuoio al piano di metallo.
Luca sentì di nuovo lo stesso rumore di passi. Girò la testa verso il punto da cui proveniva e vide un uomo che si avvicinava. Indossava degli stivali verdi, simili a quelli dei pescatori, e un camice che arrivava fino a terra, verde pure quello. Aveva la pelle cinerea da fare invidia a un cadavere, e ciuffi di capelli bianchi scompigliati come se avesse preso la scossa. Un paio di occhiali con la montatura nera, enormi, e con due lenti spesse come fondi di bottiglia. Non era Franchistano, altrimenti Luca lo avrebbe riconosciuto.
“Bene, bene. Sì è svegliato damerino,” disse il tipo, con la erre moscia e un leggero accento tedesco, “io sono Harry, assistente di Franchistano. Tu no conosce me, vero?”
Luca rimase in silenzio, terrorizzato dallo sguardo folle di quello che si spacciava per essere l’assistente di Franchistano, ma che a vederlo così sembrava un pazzo scappato con indosso gli indumenti di un macellaio.
“Franchistano sempre viaggiare, sempre in giro a vendere merce. E io sempre qui a tagliare merce per Franchistano,” aggiunse il tipo, concludendo la frase con una risata diabolica.
Harry teneva in mano una forbice chirurgica che apriva e chiudeva come fosse un passatempo.
A Luca quell’attrezzo non piaceva per niente.

Le cose si mettono male per Luca, o almeno così sembrerebbe. Chi tornerà in scena adesso?

  • Una vecchia fiamma di Luca (0%)
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  • Marco (100%)
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  • La piovra gigante (0%)
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?

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