Piede di porco

Dove eravamo rimasti?

La situazione incomincia a ingarbugliarsi. Cosa deciderà di fare Luca? Andrà a cercare Marco (50%)

No che non ci gioco con te!Per un momento a Luca passò per la testa l’idea di tornare dentro la cucina e domandare a quello strano personaggio cosa diavolo stesse succedendo. Ma poi pensò che era assurdo tentare di interagire con un bambino gigante che fagocitava ogni cosa gli capitasse a tiro, triturando persino la carta delle confezioni.
“Ci vuoi giocare con me?” continuava a chiedere Giangio, “Papà non ci gioca mai con me”
A quel punto a Luca venne un colpo. Papà? Vuoi vedere che quel coso è il figlio di Franchistano?
Giangio andava avanti con la lagna, senza soluzione di continuità, come un bambino che fa le bizze. Solo che non lo potevi mica consolare prendendolo in braccio a Giangio. Ci voleva un gru per sollevarlo.
E poi in quel momento i pensieri di Luca erano altri.
Che fine aveva fatto Marco? Era intrappolato in una stanza della villa?
Forse era il caso di chiamare la polizia. Ma cosa gli avrebbe raccontato a quelli? Si era introdotto lì dentro come un ladro, e quindi rischiava la prigione. Un bel casino.
Alla fine Luca decise di darsi mezz’ora, se non ci fosse riuscito da solo a trovare il suo amico, avrebbe chiamato le forze dell’ordine.
Da dove iniziare? Si ricordò della torcia e del mazzo di chiavi buttate per terra nel capanno degli attrezzi. Forse qualcuno aveva aggredito Marco proprio lì. Quello era il punto da cui cominciare a cercare.
All’ennesima lagna di Giangio, Luca perse la pazienza: “No che non ci gioco con te!” gridò, e scattò puntando dritto verso il portone dell’ingresso. Percorse il buio corridoio ignorando le parole del bambino gigante e gli sguardi minacciosi degli antenati di Franchistano che gli piovevano addosso dai ritratti appesi alle pareti. Uscì in giardino dove la notte pareva essersi fatta ancora ancora più buia, e un brivido freddo gli scivolò lungo la schiena quando sentì lo sciabordio dell’acqua della piscina. Accelerò il passo e quando arrivò al capanno si accorse che stava correndo. Si fermò davanti alla porta di legno, ansimante. Prese un lungo respiro, puntò la torcia ed entrò.
Non c’era molto spazio per muoversi lì dentro. L’ambiente era reso ancora più stretto dagli attrezzi per il giardino: un mucchio di roba accatastata addosso alle pareti. Pale, rastrelli, secchi di plastica, erano buttati lì alla rinfusa. L’odore acre di fertilizzanti saturava l’aria.
Guardò verso la parete in fondo e si accorse che c’era una finestrella chiusa. Pensò di aprirla per far circolare un po’ d’aria, e rendere meno asfissiante la sua ricerca di indizi. Ma spostandosi da quella parte si accorse che c’era qualcosa di strano.
Il pavimento, era come se…
Per controllare meglio ci diede un colpo con la scarpa: non si era sbagliato, in quel punto il pavimento suonava a vuoto. Fece luce con la torcia e vide un pannello di legno con una maniglia.
E adesso? E se Marco fosse là sotto?
Luca si fece coraggio e aprì il coperchio della botola. Era molto stretta, e da lì partiva una lunga serie di scalini, come un passaggio verso gli inferi. Luca si accucciò, e reggendosi con una mano iniziò a scendere, facendo molta attenzione a dove metteva i piedi.
I gradini erano bagnati, e c’era parecchia umidità là sotto. Gli tremavano le gambe.
Quando arrivò in fondo alla scalata, si trovò di fronte una porta di metallo con chiusura ermetica. Senza perdere tempo piegò il maniglione per aprirla, e uscì uno sbuffo d’aria fresca, come quando si apre lo sportello di un congelatore.
“Deve essere una cantina,” pensò Luca, “una cantina refrigerata per ricconi. Magari ci sono delle bottiglie di vino costosissime”.
Si infilò in un cunicolo largo appena quanto le spalle di una persona. Le pareti erano tappezzate di mattonelle bianche che riflettevano la luce al neon di una lampada appesa al soffitto. A Luca gli bruciarono gli occhi. A passare dal buio a quella luminosità, la differenza era notevole.
Avanzò, un passo dopo l’altro, e arrivò fino a una tenda di cellophane che occludeva tutto il cunicolo.

Cosa troverà Luca oltre la tenda di cellophane?

  • Una orrenda sorpresa. (57%)
    57
  • Uno strano personaggio. (14%)
    14
  • Ritroverà Marco, più o meno. (29%)
    29
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?

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