Piede di porco

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà a Luca adesso? Incontrerà uno strano personaggio (67%)

Giochi con me?Luca percorse un breve corridoio, accompagnato dagli sguardi malevoli che arrivavano dai ritratti affissi alle pareti. Come opere d’arte non gli sembrarono di grande valore economico. Al massimo potevano averne di affettivo, dato che le persone dipinte erano tutte anziane. Probabilmente avi del padrone di casa. Una tela, tra le altre, attirò la sua attenzione: un signore con la barba, stazza abbondante, che pareva Franchistano, però molto più vecchio. La somiglianza era impressionante.
Sarà il nonno?
Luca proseguì, e in fondo al corridoio vide una grande scalata, la ringhiera di legno intarsiato e i gradini che salivano fino al piano superiore.
E adesso, da dove inizio?
Decise che per il momento era meglio rimanere al piano terra.
Percorse un corridoio, e si ritrovò a passare accanto alla cucina. C’era un bagliore che proveniva dall’interno.
Si affacciò, incuriosito, e vide che il frigorifero era aperto.
“Certo che la moglie di Franchistano è proprio sbadata,” si disse.
Dato che si sentiva la gola secca e gli pareva di avere una cotoletta al posto della lingua, pensò di approfittare della situazione per bere un sorso d’acqua.
Giusto il tempo per riorganizzare le idee.
Puntò dritto verso il frigorifero. Ma quando fece per girare intorno allo sportello aperto, e vide quello che c’era dietro, rimase pietrificato.
Seduto per terra, proprio davanti al frigorifero spalancato, c’era un bambino gigante, con pannolone e una infinità di rotoli di ciccia. Un ciuffetto di capelli cresceva solitario sopra quella testa grossa come un cocomero. Una tale quantità di ciccia Luca non l’aveva mai vista in vita sua.
Il bambinone stava fagocitando del cibo tirandolo giù dai ripiani. Per terra c’erano confezioni di wurstel, maionese, sottaceti, qualcosa che pareva insalata russa solo molto più verde, sottilette e delle uova spiaccicate. Quello masticava beato, infilandosi le mani piene di roba dentro la bocca. Aveva le guance completamente impiastrate.
A un certo punto, accortosi della presenza di Luca, disse: “Io Giangio. Tu chi sei?”
Luca era rimasto con la bocca aperta e gli occhi sgranati. Non ci poteva credere. Quello che aveva di fronte era un fenomeno da baraccone, roba da guinness dei primati. Tra una piega di ciccia e l’altra notò delle cicatrici e dei punti di sutura. Gli sembrarono gli stessi segni che aveva visto sul corpo glabro del gatto in giardino. Anche il bambino gigante pareva assemblato allo stesso modo, come se la testa, le braccia e le gambe, fossero state cucite insieme in un blocco unico.
Luca indietreggiò, tenendo d’occhio i movimenti di Giangio, che pareva innocuo e interessato al cibo, ma rimaneva comunque un bestione enorme.
Un passo alla volta, senza fare gesti bruschi, uscì dalla cucina.
Marco era in pericolo, se lo sentiva. Doveva essergli successo qualcosa quando era andato da solo a cercare le chiavi nel capanno degli attrezzi.
Troppe coincidenze.
Luca si sentì in colpa: era stata sua l’idea di dividersi per risparmiare tempo. Così come era stata sua l’idea del colpo.
Quel posto era tutto tranne che una villa da sogno. Era un incubo.
Ma forse la spiegazione era proprio quella: si trattava soltanto di un brutto sogno. Tra poco si sarebbe svegliato nel suo letto, benedicendo per la prima volta la suoneria della sveglia, e avrebbe fatto colazione, godendosi una bella tazzina di caffè.
Si diede un pizzicotto sulla guancia, tanto per velocizzare il risveglio.
Ma non accadde nulla.
Era tutto vero.
“Giochi con me?” diceva Giangio dalla cucina, a ripetizione come un disco incantato.

La situazione incomincia a ingarbugliarsi. Cosa deciderà di fare Luca?

  • Verrà aggredito da qualcuno (33%)
    33
  • Andrà a cercare Marco (50%)
    50
  • Si metterà a giocare con Giangio (17%)
    17
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?

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